26 febbraio 2024

LA NORMALITA' DELL'ORRORE





"La banalità del male":questo il famoso libro nel quale la storica e filosofa tedesca Hannah Arendt descrisse la meschina dimensione umana del criminale di guerra nazista Adolf  Eichmann,uno dei capi della mostruosa organizzazione creata per la realizzazione pratica dell’Olocausto.Dopo la cattura di quest'ultimo da parte del Mossad,i servizi segreti israeliani,la Arendt andò in Israele per seguire il processo a questo gerarca nazista.Davanti a sé vide solo un uomo misero,ottuso, mediocre,capace soltanto di ripetere penosamente,macchinalmente:"ho eseguito ordini" .

Il libro della Arendt torna subito alla mente quando vai a vedere il film "La zona d'interesse" del  regista britannico Jonathan Glazer,da poco uscito nelle sale cinematografiche,il cui titolo si riferisce al nome che le SS diedero al territorio di 40 km  dove fu costruito il campo di concentramento e di sterminio di Auschwitz-Birkenau.Il film è tratto dall’omonimo romanzo  dello scrittore inglese Martin Amis,recentemente scomparso,ed è ispirato a personaggi realmente esistiti.

L'incipit del film,fatto di solo audio(composto dalla musicista, compositrice e cantautrice inglese Mica Levi )è di un impatto spaventoso:tutto un insieme di gemiti,lamenti,grida disperate e urla di dolore disumane;e questo sonoro diventa ancor più angoscioso perchè riprodotto su uno schermo nero per un tempo così prolungato da mettere a disagio lo spettatore.

L’oscurità dell’apertura del film cede poi improvvisamente il posto alla luce e al colore: un tranquillo picnic di famiglia lungo un fiume."La zona d’interesse" ricostruisce appunto la vita serena e felice  di una famiglia tedesca,marito,moglie e i loro cinque figli immersi in un bucolico Eden, fatto di tuffi in piscina, domeniche trascorse a pescare in riva al fiume, tazze di the degustate alle cinque del pomeriggio e giornate spese in ufficio tra carte e burocrazia.C'è solo un "particolare":il capo famiglia si chiama Rudolph Hoss,criminale di guerra tedesco e primo comandante del campo di sterminio di Auschwitz.E fu proprio Eichmann,poi processato e impiccato in Israele,ad incaricare Hoss di mettere in atto tutte le iniziative per attuare la "Soluzione Finale".

La deliziosa villetta in cui Hoss e la sua famiglia conducono quella vita spensierata,si trova a pochi passi da un indicibile orrore. Oltre il muro di quella villetta,infatti,c'è il campo di sterminio di Auschwitz,dove ogni giorno vengono sterminati centinaia di migliaia di prigionieri ebrei. I loro corpi bruciati si trasformano in altissime colonne di fumo che si levano dai camini sempre in funzione.Ma la sola preoccupazione della famiglia Hoss è continuare a vivere quella vita in quella villa.

Per tutta la durata del film l'angoscia di quello schermo nero e di quelle urla iniziali permangono insistentemente.E sono proprio quelle urla nel buio a dare il senso che si sta sprofondando verso un qualcosa di mostruoso e infernale, che non ha come simbolo solo la faccia esaltata di Adolf  Hitler,ma anche quella di un popolo che fingeva di ignorare quello che accadeva e viveva beatamente come la famiglia della villetta,quasi in una specie di Eden dove agiscono gli esecutori degli ordini del Fuher.

La cifra significativa del film di Glazer è quella di mostrare Auschwitz senza far vedere Auschwitz. Senza mai farci "entrare" dentro Auschwitz.Di quel campo e di quegli stermini che lì si consumavano viene dato solo qualche indizio: l’abbaiare dei cani da guardia, gli spari occasionali, il rombo di una canna fumaria che si vede incombere in lontananza e che erutta fuoco, fumo e cenere mentre vengono bruciati i corpi dei prigionieri uccisi. In casa Hoss,al contrario,l’atmosfera è serena e domestica:tutti si divertono in piscina con un’altra famiglia nazista mentre festeggiano il compleanno di Rudolf.Il tutto mentre i lavoratori della prigione portano via la cenere("quella" cenere!!!!)caduta nel giardino,mentre le cameriere si aggirano freneticamente per casa.Ma proprio la rappresentazione della tranquilla vita quotidiana di un assassino di massa sta a significare che non tutti gli attori della Soluzione Finale erano pazzi furiosi come il loro Führer. Qui sono tutti sani di mente il che rende ancora più grandi e gravi le responsabilità collettive di un popolo indifferente difronte all'indicibile orrore.

Come è stato facile per queste persone «normali» seguire la retorica fanatica e violenta di Hitler fino in fondo, accettare e assecondare ciò che accadeva al di là del muro come semplice realizzazione di una nazione migliore, più produttiva e più pura?E quanto sono lontani molti dei nostri contemporanei dal giardino degli Höss?

In fondo è questo il vero orrore.L'intuizione di Glazer(e Amis)è che non c'è bisogno di guardare oltre il muro,di entrare "dentro" Auschwitz.L’orrore è "qui",nella famiglia piccolo borghese ritratta nella propria tetra,cupa,orrenda ideologia.E quella famiglia sta a rappresentare un popolo,il popolo tedesco,e una civiltà,quella occidentale,nella quale ancora oggi tante volte,troppe volte accadono incredibili orrori nell'indifferenza generale.E quel film non vuol farci pensare al passato:chiede piuttosto molta attenzione al presente perchè annche nel presente c'è l'orrore.

19 febbraio 2024

LA VERGOGNA E' TACERE

 



 




E alla fine è successo quello che da tempo si sapeva che sarebbe successo.Aleksei Navalny,il giornalista dissidente,l'oppositore più implacabile di Vladimir Putin,è morto durante l’ora d’aria nel carcere duro  della Siberia del Nord,nel quale era detenuto per scontare la pena per i suoi "reati".Morto per cause "naturali",dicono ovviamente le autorità russe.Ma,altrettanto ovviamente,la realtà è ben diversa:Navalny è stato assassinato dentro il carcere,e comunque,anche se così non fosse,Navalny è stato "lasciar morire",ucciso per tutto quello che gli è stato fatto.Dapprima l’avvelenamento nel 2020 col Novichok,una sostanza nervina già usata per uccidere altri dissidenti russi.Poi la detenzione in molte altre carceri russe,fino a quest'ultima in Siberia in situazioni di durezza inimmaginabile.
Già nel 2020 era stato avvelenato ed era sopravvissuto grazie alle cure ricevute in Germania.Poteva  scegliere di restarvi in Germania,ma lui volle tornare in Russia e dall'interno del suo Paese,continuare a lottare,pur essendo consapevole di quello che rischiava e di come poteva andare a finire e di come,difatti,è finita.Per lui il destino era già scritto.Scritto da Putin,ovviamente.Come pure da Putin fu scritta la condanna a morte dell'altra sua grande oppositrice,la giornalista Anna Politkovskaja che denunciò tutti gli orrori
del suo regime. 

La morte di Navalny in carcere è una accusa per il criminale del Cremlino:ma è anche un atto di accusa per il mondo libero e l'Occidente.Perchè di Navalny l'Occidente sapeva tutto,ma nulla per lui ha fatto in questi anni,ed è restato solo ad  aspettare la data e l'ora in cui si sarebbe concretizzato ciò che da tempo era previsto.Così Aleksej Navalny ha continuato in questi anni la sua denuncia in totale solitudine,azzannato nelle carni dal regime che combatteva pur sapendo quale sarebbe stato il proprio futuro.

Navalny era consapevole che prima o poi,in un modo o nell'altro,Putin avrebbe fatto eseguire la sua condanna a morte;ed allora lui ha volutamente programmato la propria morte come testimonianza estrema della sua irriducibilità nella difesa dei principi violati e dei diritti calpestati e dell’accanimento del criminale del Cremlino nella persecuzione degli avversari, non solo negando loro la possibilità di una partecipazione elettorale,ma addirittura lo spazio fisico,materiale,civile per agire, protestare,parlare:e alla fine anche di vivere.Ed è perciò che adesso la morte di Navalny diventa politica, e svela le paure e i soprusi del potere.
L'autocrate russo non poteva permettere che Navalny potesse muoversi liberamente nella società russa,ponendosi come alternativa vera e democratica al regime,riconosciuta e rispettata dal popolo russo per il quale egli rappresentava l'alterità culturale e politica.
Putin temeva e continua   ancora oggi a temere Navalny anche da morto,tanto che il suo corpo ancora non è stato restituito alla famiglia.Putin,come Macbeth,è atterrito dal fantasma di Banquo-Navalny,che gli appare ovunque nelle stanze del Cremlino e nella sua mente malata.

Navalny cominciò ad interessarsi di politica partecipando,come piccolo azionista,alle assemblee delle grandi aziende di Stato lasciate in mano agli oligarchi,si accorge dei bilanci truccati,constata la corruzione negli apparati statali.Crea un proprio sito web e su Youtube racconta le irregolarità scoperte su queste società russe e il denaro pubblico rubato dagli oligarchi.
E' sulla lotta alla corruzione che trova attenzione e appoggio da un numero crescente di persone,che aumentano il consenso alla sua azione e alla denuncia del malaffare.E poi i primi meeting contro la corruzione che presto diventano comizi.

Una volta una radio chiese a Navalny che cosa pensava di “Russia Unita”, il movimento politico di Putin.E lui rispose:"Semplice,è un partito di ladri e di malfattori". Fu questo l'inizio della sua fine. Il regime scioglie i comizi,arresta i militanti e Navalny comincia ad entrare ed uscire sempre più di frequente di prigione, ma la polizia fatica a inseguirlo nella “quarta dimensione”,come lui chiamava il mondo del web che moltiplicava e amplificava le sue accuse al regime corrotto di Putin.Navalny,cioè,aveva inventato un nuovo metodo per contrapporsi al regime.Prima di allora le critiche al potere venivano dal dissenso di singole testimonianze individuali di pur autorevolissimi ma isolati intellettuali che per le loro proteste, per gli scritti, per le denunce in Occidente finivano nel gulag dell’età staliniana, e poi nei lager sovietici.Come Aleksandr Solzenicyn,ad esempio;o come il Premio Nobel Andrej Sacharov.Vite spezzate, repressione,oppressione,persecuzioni che non finivano  mai, anche dopo la fine della carcerazione.

Con Navalny il dissenso esce dalla dimensione individuale e diventa progetto politico con un movimento,un leader, una prospettiva sia pure teorica di sfida elettorale a Putin. Il regime non poteva tollerare tutto questo. Così dapprima Navalny viene estromesso dalla corsa elettorale.Ma certo per Putin non bastava, bisognava cancellare fisicamente la figura del grande oppositore.

Navalny aveva capito che la sua era senza più sbocchi e allora ha scelto la strada del sacrificio personale.E' avvenuto tante volte nella storia:Giacomo Matteotti,Giovanni Amendola,Piero Gobetti,Martin Luther King ce lo ricordano con le loro morti.Allo stesso modo tutta l’azione politica di Navalny a questo punto si riassume nella testimonianza,si potrebbe dire ghandiana,dell'opposizione disarmata,nella resistenza all'oppressione con la disobbedienza civile.Non è questa accettazione al sopruso o resa o sottomissione, ma è diversa forma di denuncia.Navalny mostra il proprio corpo,come appariva dietro le sbarre,ogni volta sempre più depauperato di vita;quel corpo prigioniero si trasforma in simbolo,in strumento politico che vale da monito per tutti ed ognuno. 

La morte di Navalny in quel carcere in Siberia è un messaggio cui non  possiamo sfuggire:è un messaggio al boia del Cremlino, al suo Paese, ma anche a noi. Quel messaggio è scritto in quelle sue ultime parole che adesso suonano quasi come testamento di impegno morale e civile.Così egli diceva:

"Non manifestate solidarietà a me ripetendo che siamo tornati ai tempi di Stalin.Concentratevi su un solo pensiero,davvero importante:cosa posso fare personalmente per resistere? Ricordate: non c’è vergogna nella scelta di resistere: ma ce n’è molta nel non fare nulla".

15 febbraio 2024

CHE HO A CHE FARE IO CON GLI SCHIAVI ?






Nella notte tra il 15 e 16 febbraio 1926,a soli 25 anni,moriva esule a Parigi Piero Gobetti.Morì a seguito dei ripetuti pestaggi subiti dalle squadracce fasciste di Mussolini.Fu proprio lui,il Duce,a scrivere questo telegramma al Prefetto di Torino:"Mi si riferisce che noto Gobetti sia stato recentemente a Parigi e che oggi sia in Sicilia.Prego informarmi e vigilare per rendere nuovamente difficile vita questo insulso oppositore di Governo e fascismo.Firmato:Mussolini."Rendere difficile vita".E si capisce il perchè.La forza delle idee e dell’azione politico-culturale del giovane torinese erano veramente pericolose per il regime fascista perché penetravano nei ceti sociali che avrebbero dovuto essere oggetto di dominio assoluto attraverso la demagogia del nuovo potere autoritario,quello cioè dell’uomo solo al comando.

Durò dunque appena otto anni l’esperienza culturale e politica del giovane intellettuale torinese. Ma in quegli otto anni il suo pensiero e la sua attività lasciarono un segno indelebile nella cultura politica dell’Italia contemporanea,soprattutto per il valore etico della sua rigorosa e intransigente opposizione al fascismo trionfante nei primi anni di Mussolini al potere.Anzi,proprio nel giudizio sul fascismo si può individuare la cifra del suo impegno militante di intellettuale e politico,esercitata nonostante la consapevolezza dei rischi che il suo antifascismo intransigente gli avrebbe comportato.

Dopo le altre sue esperienze editoriali("Energie Nove" e "Il Baretti")fu nella rivista "La Rivoluzione Liberale",da lui fondata ad appena 20 anni,che Gobetti espresse la necessità di una assoluta volontà di sacrificio, senza illusioni di vittoria, ma nella convinzione che la  testimonianza stessa del sacrificio fosse una affermazione di valore etico e politico in un Paese dove la grande maggioranza della gente era propensa al compromesso più che al rigore,al conformismo più che al coraggio della critica.

Fu in quella rivista che egli elaborò il famoso articolo intitolato:"Elogio della ghigliottina".Così in esso egli scriveva:

"Né Mussolini né Vittorio Emanuele hanno virtù da padroni, ma gli italiani hanno bene animo di schiavi".In Mussolini e nel fascismo non c'era “nulla di nuovo”:il primo era “un fatto d’ordinaria amministrazione”,mentre il fascismo era qualcosa di più.Esso è "l'autobiografia di una nazione"(...)esso “ci attesta inesorabilmente l’impudenza della nostra impotenza”: gli italiani sono “un popolo di dannunziani” al quale non si può chiedere spirito di sacrificio"(....)bisogna sperare che i tiranni siano tiranni,che ci sia chi avrà il coraggio di levare la ghigliottina(....) chiediamo le frustate perché qualcuno si svegli, chiediamo il boia perché si possa veder chiaro.

L'idea di Gobetti trovava del resto conferma nello stesso Mussolini che disse:"Io non ho creato il fascismo,l'ho trattc dall'inconscio degli italiani".E' questa frase che ci racconta quell'attitudine degli italiani ad essere comandati,a rinunciare ai propri diritti e alla propria dignità pur di non agire e pensare.Ad essere servi,cioè,come Gobetti diceva.

Agli occhi di Gobetti la storia italiana appare come una lunga storia di servi,di cui il fascismo è l’ultima ed estrema conseguenza. In una forma degenerativa il fascismo continua la politica diseducatrice e perpetua i vizi atavici e più diffusi della mentalità italiana:la retorica,la cortigianeria, la demagogia, il trasformismo,la fiducia verso il potere.La sua lotta al fascismo,allora,prima ancora che politica è di natura morale, ha un valore etico e religioso: “C’è un solo valore incrollabile al mondo: l’intransigenza e noi ne saremmo per un certo senso i disperati sacerdoti”.

Autonomia di pensiero,religiosità laica,disponibilità al sacrificio: erano questi i concetti e gli ideali fondamentali della rivoluzione liberale che Gobetti voleva trasfondere in una nuova classe dirigente costituita dalla borghesia e dall'imprenditoria illuminata;una nuova classe dirigente nelle quale quegli ideali fossero carattere distintivo.Una classe che avesse coscienza delle proprie tradizioni storiche ma che prendesse anche atto delle nuove esigenze sociali che allora stavano nascendo dalla partecipazione del popolo alla vita dello Stato.

“La Rivoluzione Liberale” fu uno straordinario punto di incontro che coinvolse politici e intellettuali di diverse scuole di pensiero,come Luigi Sturzo,Giovanni Amendola,Benedetto Croce,Luigi Einaudi,Gaetano Salvemini,Giuseppe Prezzolini e Giustino Fortunato.La straordinaria  sensibilità del giovane intellettuale torinese per la condizione sociale del mondo operaio, gli guadagnarono la stima anche  di un intellettuale lontano da idee liberali come Antonio Gramsci.

Un altro punto di riferimento ideale fu per Gobetti ebbe un  in uno scrittore del suo Piemonte,quel Vittorio Alfieri,al quale si sentiva affine per l’odio verso la tirannide e l’amore per la libertà e al qule dedicò la sua tesi di laurea.E proprio dall'intellettuale piemontese mutuò il motto Che ho a che fare io con gli schiavi ? un motto che il pittore Felice Casorati riprodusse in un logo che fregerà le edizioni gobettiane. 

Piero Gobetti è attuale ancora oggi.Molti dei problemi che l'Italia aveva quasi 100 anni ci sono ancora oggi.Abbiamo constato l'incapacità della borghesia italiana a non volersi fare "nuova classe dirigente" per guidare il Paese,cosa avvenuta in altri paesi anglosassoni dove proprio quella classe sociale ha gestito la complessità del nuovo mondo con la democrazia e in libertà,portando principi e valori.Da noi gli imprenditori che allora si acconciarono col fascismo ,si sono poi sottomessi prima alla Democrazia Cristiana ed al berlusconismo poi al populismo giallo-nero-verde dei Salvini,Meloni e Grillo per ottenere prebende e risanamenti aziendali,mentre la sinistra si è chiusa nelle roccaforti della stampa e dell'editoria amica a rivendicare una propria presunta superiorità morale.

E' perciò che,a quasi 100 anni  dalla morte,la rivoluzione liberale di Gobetti resta un imperativo categorico per gli uomini liberi per un'Italia più giusta,civile e moderna per la quale uomini come Gobetti,Amendola e Matteotti hanno lottato fino al sacrificio estremo della propria vita.

10 febbraio 2024

LA FORZA DELLE IMMAGINI






Viviamo il tempo dell'immagine,della figurazione;dell'apparire più che dell'essere.E' perciò che ogni immagine,ogni foto,ogni "frame",vale più di mille discorsi,soprattutto per l'immediatezza con la quale le immagini riescono a parlare.

E' quello che è successo con Ilaria Salis,l'attivista italiana comparsa in catene in quell’aula di un tribunale di Budapest:le macchine dei fotografi hanno ritratto le restrizioni fisiche e materiali con cui è stata portata in aula.Chiunque ha potuto vedere le ferraglie medievali che stringevano le caviglie della ragazza e con le manette ai polsi e una catenella tenuta in mano da una poliziotta con due figuri incappucciati seduti di lato.

Quelle immagini hanno esplicitato subito il tutto:non c’era bisogno di nessun discorso per capire la feroce volontà punitiva cui era sottoposta quella ragazza con accuse ancora tutte da dimostrare,ma comunque con un trattamento del tutto al di fuori di qualsiasi civiltà giuridica e di Stato di diritto.E ci son volute quelle immagini per far aprire  finalmente in Italia un dibattito mediatico e politico,dopo che per un anno dall'inizio della vicenda,ci si cominciasse ad interessare  di Ilaria Salis,tenuta nelle carceri ungheresi in maniera indecorosa,tra topi,cimici e scarafaggi.

Ogni parte politica ha reagito a suo modo.Giorgia Meloni,Presidente del Consiglio,dopo un fragoroso silenzio protratto per giorni,ha detto che più o meno così fan tutti gli altri Stati(quali ?).Ma se pure così fosse,signora Premier,non è che questo possa rappresentare una esimente per il suo alleato-amico politico,il Presidente Orban,che ha instaurato in Ungheria un vero e proprio regime giudiziario privo di diritti e garanzie per l'imputato,oltre ad aver represso ogni forma di libertà di stampa e informazione.E non basta.Il Ministro-cognato d'Italia, Francesco Lollobrigida,se ne è addirittura uscito dicendo che "non poteva commentare,non avendo visto le immagini”.Ma come si può credere ad una scempiaggine del genere?Come si può ritenere vera un'affermazione del genere quando oggi i politici,come lui e la cognata,vivono sempre attaccati ai social in cerca di like e followers?

Ma al di là delle patetiche dichiarazioni dei cognati d'Italia,le immagini delle manette con catene hanno avuto un impatto forte sull’opinione pubblica italiana,che ha ben percepito quello che è il regime autocratico di Orban e il modo in cui viene trattata una persona accusata e in stato di detenzione da oltre un anno.

E' questa la prerogativa e la forza dell'immagine di una foto,ancor più delle immagini in movimento:la capacità di riprendere un momento della realtà e di mostrarla in modo stabile,sì da fissarla in maniera stabile nella mente.Perchè,se a volte delle manipolazioni pure possono esserci,certe immagini rimangono ben salde nella memoria.Come dimenticare,ad esempio,quella foto che colpì l’Europa intera?La foto di quel corpicino senza vita di Aylan Kurdi,quel bambino siriano di 3 anni sulla spiaggia dell’isola greca di Kos.Quella foto raffigurava un bambino riverso a faccia in giù sul bagnasciuga, come se dormisse in una culla, mentre invece era morto e lambito dalle onde del Mare Egeo.Quel piccolo migrante era annegato nei pressi di un lembo di quell’Europa dove anelava d’approdare vivo con la sua famiglia.

Quella foto,come altre ci ricorda l’effetto che alcune immagini iconiche hanno avuto nel creare quel sentimento di turbamento profondo nell’animo di milioni di persone in genere distanti ed indifferenti a questi problemi. 

E c'è un'altra foto impressa da mezzo secolo nell'immaginario collettivo e che non si potrà mai più rimuovere dalla memoria:quella celebre foto,scattata nel 1972 durante la guerra del Vietnam,della bambina vietnamita,che corre nuda e urlando dopo un attacco col napalm al suo villaggio (Napalm Girl, il titolo dello scatto), mentre alle sue spalle quattro soldati americani paiono indifferenti a quanto accade.

Certo le fotografie non cambiano il mondo, ma ce lo fanno vedere e percepire in un altro modo e da un altro angolo visuale. Se è vero che la morte del bambino siriano non ha mutato la condizione dei migranti che ancora attraversano(e spesso vi affogano)le acque del Mediterraneo,tuttavia qualcosa nella sensibilità d’una parte significativa della popolazione europea è cambiata.Allo stesso modo in USA la foto della bambina suscitò un’ondata di ripulsa verso la guerra allora in corso in Vietnam.

Le foto di Ilaria Salis in catene non muteranno la storia dell’Europa e neppure dell’Ungheria,in cui vige un regime politico dallo spiccato tratto autoritario, se non proprio “fascista”. Però qualcosa hanno rivelato anche a chi fingeva di non conoscere la vera natura del regime di Orban.E hanno anche fatto comprendere come si sono comportati la Premier Meloni e il suo cognato-Ministro-Fratello d'Italia Lollobrigida difronte a questa vicenda,loro così "amici" del feroce autocrate con il quale condividono l'idea di società repressiva,reazionaria e retrograda.

In un mondo nel quale l'immagine è il tutto o quasi,quelle catene e quei ceppi segnano non solo i polsi e le caviglie di Ilaria Salis ma anche la coscienza di tutti noi.Quelle immagini hanno funzionato come un segnale perchè la gente s'è chiesta:e se capitasse anche a me?Quelle immagini hanno "costretto" tutta quella bella compagnia di gente oggi al governo in Italia,ad interessarsi di una vicenda della quale per un anno hanno finto di non sapere. 

A voler fare un paragone si potrebbe dire che le foto suscitano un impatto emotivo come succede con le parole della poesia,che con il loro linguaggio toccano qualcosa di immateriale e irrazionale,suscitando sentimenti e sensibilità profonde.

Perciò guai al Potere a sottovalutare il potere delle immagini,perchè se gli uomini (e le donne)di governo credono di aver consensi con le immagini di una foto o di un selfie,ci saranno sempre altre immagini e altre foto,quelle della cruda realtà,pronte a distruggerli.

05 febbraio 2024

IL MONDO IMPOSSIBILE DI ESCHER

 






Inaugurata nell'ottobre 2023,e aperta fino al 1° aprile 2024,si sta svolgendo a Roma una mostra su Cornelius Escher a 100 anni dalla sua prima visita nella Capitale italiana,avvenuta nel 1923.


Discreto e molto riservato, Escher è stato l’artista che, con le sue incisioni e litografie, ha avuto la capacità di trasfondere in un unco mondo arte,matematica,scienza,fisica e design.
A Escher si rivolse Mick Jagger per chiedergli di acquisire un suo lavoro da apporre sulla copertina di un LP(con sprezzo Escher rispose:"Non posso perdere tempo per la pubblicità").L'arte di Escher non impressionò solo Jagger,ma alcune sue opere(ad esempio "Relatività" o "Salita e discesa")ispirarono i registi di diversi film come "Harry Potter e la pietra filosofale", "Il nome della rosa",nel quale Guglielmo da Baskerville sale nella biblioteca insieme ad Adso,attraverso una enigmatica e misteriosa scalinata.E ancora il film "Labyrinth" nel quale David Bowie percorre le scale e pavimenti invertiti dell’opera di Escher "Relatività". o ancora il film "Suspiria" di Dario Argento nel quale il regista dà proprio il nome di Escher a una delle vie delle streghe del film.

A Roma Escher visse per 12 anni;la lascerà, a malincuore,per allontanarsi dal fanatismo del regime fascista.

Il periodo romano influenzerà il suo lavoro successivo,con le sue litografie e incisioni soprattutto di paesaggi,architetture e vedute di quella città antica e barocca che lui amava indagare nella sua dimensione notturna,alla luce fioca di una lanterna.Passava infatti le notti a disegnare, seduto su una sedia pieghevole,dinanzi ai tanti monumenti della Capitale.Una sezione della Mostra è perciò proprio intitolata:"Notturni romani",nella quale ci sono,tra l'altro,opere come:"Colonnato di San Pietro","Piccole chiese","Piazza Venezia" e "Tra San Pietro e la Cappella Sistina".

Il percorso espositivo è suddiviso in varie e successive sezioni.Una sezione è dedicata alle c.d. "Tassellature",con le elaborate decorazioni geometriche in stile moresco.Infatti, lasciata l’Italia,Escher viaggiò in Spagna dove visitò i celebri monumenti dell’Alhambra di Granada e la Mezquita di Cordoba,da cui trasse ispirazione per uno studio dei motivi decorativi di muri e archi nelle architetture moresche.Decorazioni geometriche basate su triangoli, quadrati o esagoni che si ripetono, come piastrelle, per coprire un piano senza lasciare spazi vuoti.Qui viene mostrato come Escher modificò le forme puramente geometriche,di derivazione mora,con figure animate come animali o figure umane:un tratto che divenne distintivo della sua arte,dove si combinano fantasia, geometria e arti figurative.



Altra sezione è dedicata alle Metamorfosi,nella quale si mostra è possibile rendersi conto della capacità dell'artista di cogliere le trasformazioni di un essere o di un oggetto in un altro di natura diversa.Diverse figure danno vita a vortici di trasformazioni da forme astratte a forme animate e viceversa. A questo tema Escher dedicò tre opere. Metamorfosi II e Metamorfosi III, in particolare, sono universi circolari in cui una lucertola può progressivamente diventare la cella di un alveare o un pesce tramutarsi in uccello, che a sua volta si trasforma in un cubo e poi in un tetto,e così via.



Segue una sezione dedicata alla Struttura dello spazio. Disegnare è un inganno.Percepiamo il mondo come qualcosa di tridimensionale, il disegno invece ha solo due dimensioni. Escher considerava questa come una situazione di conflitto che,portata alle sue estreme conseguenze, generava illusioni e situazioni paradossali.Egli illustrò l’inganno che nasceva dalla rappresentazione del tridimensionale sul foglio bidimensionale in alcune sue stampe. In Mani che disegnano la mano che spunta dal foglio disegna la mano che la sta disegnando.

A partire dalla metà degli anni ‘30,poi,il suo interesse per la matematica e la geometria passa attraverso lo studio e il fascino che esercitano su di lui sfere,superfici riflettenti,solidi geometrici o ancora superfici falsate come "Il nastro di Möbius",dal nome del matematico che elaborò la teoria.Escher disegnò una xilografia che raffigura nove formiche in fila sui due lati di un nastro chiuso ad anello. A prima vista nulla di particolare. Però, seguendo con lo sguardo il percorso delle formiche,ci si accorge di qualcosa di sorprendente:ogni formica percorre contemporaneamente ambedue i lati del nastro:il nastro ha un solo lato continuo, invece di due opposti.





Un'altra opera di Escher che colpisce molto l'immaginario e il fantastico è quella denominata:"Mano con sfera riflettente"


Essa è una sfera percepita come superficie a due facce ma che, a una più attenta osservazione,ne dimostra una sola.La sfera,cioè,grazie alla deformazione della realtà circostante,racchiude in sé tutto lo spazio circostante,al cui centro si staglia proprio chi la guarda.

La sezione sulle Costruzioni impossibili raccoglie infine le illusioni ottiche e la rappresentazione dell’infinito.In queste opere Escher cerca di forzare oltre ogni limite la rappresentazione di situazioni impossibili, ma che all’apparenza sembrano coerenti, attraverso una selezione di alcune delle sue opere più famose:"Relatività" nel quale,a un certo punto,nel percorrere le scale non ci si accorge più se le si sta salendo o scendendo
 

oppure l'altra,intitolata "Scendere e salire"(sotto)nella quale si perde la cognizione della realtà perchè gli scalini continuano a scendere(o salire dipende dal punto prospettico di visione)e sembrano non terminare mai.



o ancora Cascata,


Alla fine si potrebbe quasi dire che l'opera di Escher è uno sforzo di unire il mondo dell’arte a quello della scienza e della filosofia.Quanti matematici,pittori e filosofi si sono infatti intrattenuti nei secoli su temi sempieterni come lo Spazio e il Tempo!E già Pitagora o Platone avevano visto lo strettissimo legame che tiene insieme numeri e bellezza,proporzioni geometriche e armonia del cosmo.E ancora viene in mente Friedrich Nietzsche,con il suo discorso su "Apollineo e Dionisiaco".

E dunque una Mostra su Escher è doppiamente interessante. Da una parte si ha il piacere di assistere a opere esteticamente geniali, dall’altra viene l’invito a mettere in discussione e dubitare di quella logica razionale che normalmente utilizziamo per interpretare il mondo e i suoi linguaggi.

ED E' FEBBRAIO

 








Febbraio. Prender l’inchiostro e piangere!
Scrivere di Febbraio a singhiozzi,
finché il tempo piovoso scrosciante
brucia come una fosca primavera.

Prendere una carrozza. Per sei soldi
fra scampanio e stridere di ruote
recarsi là dove la pioggia torrenziale
strepita più che lacrime ed inchiostro.

Dove, come pere incenerite,
dagli alberi mille cornacchie
cadranno nelle pozze rovesciando
una secca mestizia sul fondo degli occhi.

Nereggiano di sotto gli spazi disgelati,
e il vento e solcato dai gridi,
e quanto più a caso, tanto più esattamente
si compongono i versi a singhiozzi.


Sembra ieri Natale,ed invece è già febbraio.E a febbraio nacque a Mosca,il giorno 10 dell'anno 1890,il grande poeta russo Boris Pasternak,Premio Nobel per la Letteratura nel 1958.Forse oggi ricordiamo Pasternak per il suo immenso romanzo "Il Dottor Zivago",capolavoro della letteratura mondiale di ogni tempo.Eppure e nonostante la grandezza di "Zivago",Pasternak rimane soprattutto un poeta,il poeta del quale l'altra grande scrittrice russa Anna Achmatova(sopra nella foto e nel dipinto che ne fece il pittore ebreo russo Nathan Altman)diceva essere:"un poeta magico, un poeta divino,uno dei grandi poeti della terra russa".

Proprio sul mese di febbraio Pasternak compose la poesia che prese,il nome di “Febbraio”,il cui testo è sopra riportato.

Leggendola sembra sentirsi la pioggia cadere addosso, con il lento sgocciolio che cade dal cielo senza sosta e penetra nell’anima,tramutandosi in singhiozzo e pianto.Così come la pioggia trasfigura i contorni delle cose,sbiadendoli, offuscandoli o rendendoli più cupi,allo stesso modo Pasternak conduce il lettore in un’alterata visione del vero dove il mondo diviene specchio riflesso della realtà interiore, estrema sintesi di una pena dell’anima.

“Febbraio” racconta di come il cambiare delle stagioni influisca sulle emozioni dell'Uomo.In questo caso febbraio,in pieno inverno,con quella pioggia incessante e quel freddo che è freddo corporeo ma anche dell'anima,che incupisce il cuore e infonde nello scrittore tristezza che si rispecchia poi anche nell’attività stessa della scrittura che risulta più difficile e tormentata:“si compongono i versi a singhiozzi”.

La poetica di Pasternak è molto particolare perché mescola emozioni e natura, elementi molto sentiti dallo scrittore che riesce a comporre poesie incredibilmente coinvolgenti. Nella poesia “Febbraio” ci si può immergere nello stato psicofisico che si crea quando le emozioni si uniscono all’ambiente esterno. Un connubio fatto di sensazioni che entrano o meno in sintonia con le stagioni condizionando la nostra vita quotidiana.

La tormentata scrittura del poeta in questa poesia non è soltanto nella tristezza del poeta sul quale influisce la cupezza del clima della stagione ma è,più in generale,l'espressione del sentimento di una umanità confusa e angosciata che non sa dare un senso a ciò che sta facendo.