31 gennaio 2023

E QUESTO E' IL PAESE DI BECCARIA ?




Il regime del 41-bis,il c.d. “carcere duro” introdotto originariamente in Italia  con lo scopo di impedire ai capi mafiosi qualsiasi contatto con le loro organizzazioni criminali dentro e fuori dal carcere,ha aperto negli ultimi mesi un dibattito sulla legittimità di tale strumento e della sua compatibilità con le disposizioni costituzionali e con lo stesso Stato di diritto.E lo ha aperto a seguito della sua applicazione nei confronti del detenuto anarchico Alfredo Cospito,in sciopero della fame da più di 100 giorni.In questo periodo Cospito ha perso 35 chili e i parametri vitali sono al limite,ed il timore di una sua morte in carcere aumentano di giorno in giorno.Egli,però,ha dichiarato che non si fermerà finché lo Stato non abolirà del tutto l'art. 41-bis,non solo per lui ma per tutti i detenuti ai quali esso é applicato.

Cospito è detenuto per le condanne per due attentati di cui è responsabile:il primo riguarda l’esplosione avvenuta in provincia di Cuneo,davanti alla scuola allievi ufficiali dei carabinieri.Un atto che è stato qualificato come tentata strage e per il quale Cospito era stato inizialmente condannato a 20 anni di carcere.Dopo le due condanne in primo e secondo grado,la Cassazione ha riqualificato l’episodio come attentato politico alla sicurezza dello Stato,reato punito con l’ergastolo,oltretutto quello c.d. "ostativo"(una tipologia specifica di pena detentiva,che oltre ad essere perpetua,rispetto all’ergastolo chiamiamolo così,“semplice” impedisce al condannato di accedere a misure alternative o ad altri benefici di legge).Nel caso di Alfredo Cospito,il 41-bis è stato motivato da alcuni scritti che il detenuto ha pubblicato on line con i quali esorta i compagni anarchici a non rinunciare alla violenza.Secondo i giudici,questi scritti proverebbero un collegamento tra Cospito e i sodàli anarchici fuori dal carcere,e per questo è stato considerato capo ed ispiratore di un’associazione eversiva,la FAI(Federazione Anarchica Informale)anche se è stato documentalmente dimostrato che tale organizzazione non esiste più dal 2012.E se non c'è alcuna organizzazione di cui Cospito è a capo,viene automaticamente meno  la condizione essenziale per l’applicazione del regime del 41-bis.

Ora, in base all’ordinamento penitenziario, il 41-bis è un regime che prevede l’isolamento totale dagli altri detenuti per ogni attività,compresa l’ora d’aria.Anche i colloqui con i familiari sono limitati per numero e durata e il detenuto non può fare nessuna telefonata,niente libri né giornali,niente fotografie appese al muro della cella di isolamento che contiene solo un letto,un tavolo e una sedia inchiodata al pavimento.La corrispondenza,sia in entrata che in uscita,è sottoposta ad un rigoroso visto di controllo.Praticamente un regime da carcere fascista.Perchè è facile capire che la durata prolungata di queste condizioni carcerarie provoca effetti dannosi capaci di alterare le facoltà sociali e mentali.

Nel 1995 il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (C.P.T.)ha visitato le carceri italiane per verificare le condizioni di detenzione dei soggetti sottoposti al regime del 41-bis.Il Comitato difronte all'orrore del regime del carcere duro,ha ritenuto che le restrizioni del 41-bis erano inumani e degradanti. 

E allora,se questo è,al di là dei tecnicismi giuridici,nel caso Cospito vengono a fondersi questioni fondamentali e basilari per uno Stato di diritto.E molteplici sono le domande che lo Stato e tutte le sue articolazioni istituzionali,Governo,Parlamento e Giudici devono obbligatoriamente porsi:fino a che punto può spingersi la risposta repressiva dello Stato contro le azioni,anche violente,dei suoi cittadini?E ancora:come può lo Stato accettare il fatto che un detenuto stia concretamente rischiando di morire per una protesta pacifica all’interno di un carcere,quando l’art. 27 della Costituzione italiana afferma che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”?

Non si può essere indifferenti o,peggio,ottusamente di parte difronte a questioni dirimenti per uno Stato di diritto.Perchè Alfredo Cospito non ha fatto filtrare clandestinamente alcuna comunicazione all’esterno(e a chi poi?).I suoi sono proclami pubblici,diffusi attraverso il web o pubblicati da riviste anarchiche,firmati con nome e cognome e passati dal carcere all’esterno attraverso regolari canali postali.Ma lo Stato,ignorando tutto questo,accusa Alfredo Cospito di essere il capo di un’organizzazione terroristica che continuerebbe a dirigere dal carcere,estendendo così in maniera quantomeno discutibile la ratio di un regime che,già dal 2003, Amnesty International ha sostenuto equivalente in alcuni casi ad un trattamento del prigioniero "crudele,inumano e degradante".E c'è di più.Un giudice degli Stati Uniti ha negato all'Italia l’estradizione del boss mafioso Rosario Gambino,detenuto appunto negli USA,perchè,ad avviso dello stesso giudice,il 41-bis é addirittura assimilabile alla tortura.A tanto é arrivata la Patria di Cesare Beccaria.

Se Alfredo Cospito dovesse morire in carcere per l’eccessivo prolungarsi del suo sciopero della fame contro il regime del 41-bis per lo Stato italiano sarebbe un'immane tragedia,una sconfitta tremenda,perchè verrebbero meno i presupposti sui quali è fondata la nostra Costituzione che prevede diritti inalienabili ANCHE per il cittadino detenuto e aprirebbe inoltre un burrone nel quale precipiterebbero non solo il senso umano di rispetto della vita,di OGNI vita,tanto più se ristretta e costretta,ma anche il senso giuridico di uno Stato di diritto,con la negazione di tanti,troppi princìpi come la certezza della pena,del giusto processo e di una carcerazione "a misura d'uomo".Al contrario,riconoscendo che la vita del detenuto Alfredo Cospito è il bene supremo da perseguire,più importante di ogni disquisizione giuridica,si aprirebbe nel Paese un dibattito sulla reale efficacia dell’azione dello Stato per attuare quell’articolo 27 della Costituzione che  è proprio quello che maggiormente definisce il livello di civiltà di un Paese.

27 gennaio 2023

ALTRI GENOCIDI






Liliana Segre,una delle poche sopravvissute del campo di concentramento di Auschwitz,dove era stata deportata nel 1944,ha affermato:"Fra qualche anno della Shoah rimarrà una riga nei libri di storia,e poi nemmeno quella".Cosa allora é possibile,cosa si DEVE fare per impedire che ciò accada?Oggi,a 80 anni da quei fatti,possiamo avere la reale portata degli orrori compiuti dal nazismo solo se si comprende che cosa intendiamo con il termine di "Shoah".Alla fine della guerra si era ancora attoniti e muti davanti agli orrori di quello che ad Auschwitz,Dachau,Buchenwald,Treblinka,Mauthausen era stato fatto.Ma un nome a quei fatti ancora non si riusciva a dare.Non a caso Churchill parlava dello sterminio degli ebrei a opera dei nazisti come di un "crimine senza nome",con ciò volendo dire che quei fatti non avevano precedenti nella storia dell’umanità,per quanto sanguinosa pure essa sia stata.Poi però per svegliare la Ragione dal Sonno nel quale essa era piombata durante il tempo del nazismo,si sentì il bisogno di riassumere in un concetto,in una parola quell’ "EVENTO".E la parola fu "Shoah",termine ebraico che letteralmente significa "tempesta devastante",(Bibbia,Isaia,Es. 47,11)"distruzione".Con questo termine gli storici e gli studiosi intendevano un concetto preciso:"genocidio".La Shoah,quindi,è stata la sistematica eliminazione di un popolo e di una razza,perseguita nel silenzio e nell'indifferenza generale.Eppure prima della Shoah c'erano stati almeno altri due genocidi:quello degli armeni a opera della Turchia nel 1915-1916 con 1,5 milioni di vittime,e quello pianificato da Stalin contro gli ucraini con la grande carestia del 1933-34 detta Holodomor(che in ucraino significa "morte per fame")con 3,5 milioni di vittime.Difronte a quei crimini contro l'umanità,l'opinione pubblica mondiale non battè ciglio,non si indignò,si voltò dall'altra parte.Così Hitler nel 1939 si sentì autorizzato a dire:"Chi parla oggi dell’annientamento degli armeni?".Fu quindi il silenzio in cui era caduto il genocidio degli armeni che lo incoraggiò a programmare e poi realizzare il genocidio che stava immaginando per gli ebrei.

Dai tempi di Caino e Abele c'é dunque nella Storia e nelle varie Epoche una sorta di continuità tra le forme del Male e di violenza che l'Uomo é capace di fare sull'Uomo.Ed é qui che acquista senso e significato la Shoah e la "Giornata della Memoria".La lezione che da essa deve venire é duplice:per il passato ricordare i nomi e le storie di coloro che furono uccisi nei campi di sterminio.Ma questa Giornata non deve essere solo un volgersi indietro a guardare ciò che é stato,ma un agire OGGI per prevenire in futuro ogni possibile nuovo genocidio.Estendere,cioé,il concetto di Memoria della Shoah a quella di tutti i genocidi e crimini contro l'Umanità che dopo di essa pure ci sono stati.Alcuni studiosi americani hanno infatti accertato che da dopo la Shoah a tutt'oggi si sono avuti più di 55 stermini definibili "genocidio" con 70 milioni di vittime.Il tutto nell'indifferenza di una società dei consumi e degli affari e perciò senza valori dei giorni nostri che già Pasolini raccontava.Dalla Cambogia ai Curdi,dal Ruanda dei Tutsi(secondo Human Rights Watch,nel 1994 in Ruanda vennero massacrate almeno 500.000 persone)al massacro di Srebrenica del 1995 chi si é più scandalizzato di questi altri genocidi?E dunque la Shoah non deve essere considerata come un "unicum" irripetibile nella storia,ma deve piuttosto essere considerata come il genocidio "paradigmatico" del Novecento.La Shoah come genocidio "paradigmatico",cioé la rappresentazione della forma che un giorno l'Orrore e il Terrore hanno assunto,attraverso cui poter poi riconoscere tutte le altre forme possibili dell'orrore e dell’odio esercitato in maniera così perversa dall'Uomo contro l'Uomo.

E dunque definire la Shoah genocidio "senza precedenti" o come "unicità assoluta" incomparabile a ogni altro genocidio equivale a non comprendere il senso stesso di Giornata della Memoria.Come ha scritto Primo Levi,"è avvenuto,quindi può accadere di nuovo".E difatti é accaduto ancora in Cambogia,Ruanda,nel Kurdistan,in Siria e oggi sta accadendo di nuovo:in Ucraina,nel cuore della civilissima Europa,dove ogni giorno si trovano nuove fosse comuni e si ha notizia di altre turpitudini,violenze,stupri,sevizie e assassini di donne e bambini.

Per evitare,allora,quello che Liliana Segre teme proprio questo bisogna fare.L’unico modo di tener viva la memoria della Shoah è quella di capacitarsi che Auschwitz non é finita e che anche il Novecento ha avuto nuovi genocidi e che altri continuano a realizzarsi,in questo nostro terzo millennio,nel resto del mondo.E forse cambiare il concetto di Giorno della Memoria.Forse oggi è più opportuno parlare di:"Giornata della Shoah e della prevenzione dei genocidi".Trasformare la Giornata della Memoria in "Giornata della Shoah e di tutti i genocidi" aprirebbe ad una Memoria più consapevole,evitando,come dice Liliana Segre,che la Shoah si riduca a una riga nei libri di storia e poi neppure a quella. 

14 gennaio 2023

CONTRO LO STATO DI DIRITTO






Tutti gli atti e le scelte del neonato governo di destra populista di Giorgia Meloni sono stati fin qui caratterizzati da una grande preoccupazione identitaria,più che da una reale volontà di procedere ad un cambiamento del Paese,così come promesso in campagna elettorale,con scelte coraggiose politiche ed economiche.Così é stato con il decreto Rave,la gestione dei migranti,la ratifica del Mes,l'uso del Pos,le modifiche al Pnrr,la strategia di sostegno all’Ucraina,la lotta al Covid.Insomma tutte cose per le quali la "pacchia" doveva finire con l'Europa,Europa con la quale invece la Meloni è dovuta venire a patti.Ed ora la questione del taglio alle accise sulla benzina.Tutto all’insegna di un azzardo sovranista poi ritrattato,difronte alla inesorabile realtà dei fatti e dell'economia.
Su alcune questioni,però,il governo Meloni ha mostrato ancor più il suo cinismo e la sua disumanità,oltre che un profondo disprezzo per la nostra Carta Costituzionale.Sulla sorte dei migranti,ad esempio,o sul c.d. "caso Cospito",l'anarchico detenuto in sciopero della fame contro l'infame bestialità dell'art. 41 bis,o sulle proteste ambientaliste di giovani attivisti.Sembrano,queste,a prima vista,cose del tutto distanti e distinte tra loro.E invece no.C'é un unico filo che le collega e le unisce nella logica di una perversa volontà repressiva.
Così,ad esempio,per i salvataggi in mare.Il primo decreto legge del 2023 li ha resi impervi,difficili se non proprio impossibili.Siccome le navi ONG che soccorrono i migranti in mare vengono viste da questo governo quasi come IL problema,quasi la causa delle migrazioni,ecco che vien fatto loro obbligo di dirigersi verso un "porto sicuro",individuato dall’autorità governativa lontano anche centinaia di miglia dal primo soccorso in mare.Così quelle navi sono costrette ad andare dalle acque del Mediterraneo dove i salvataggi sono avvenuti,a Ravenna o Ancona o a Genova,con ulteriori travagli e problemi per quei poveri cristi che fuggono dalla fame,dalle guerre e dai campi di concentramento della Libia,dove hanno già subito violenze,sevizie e torture.In questo modo i costi per le Ong salgono,la loro presenza in mare si riduce e i migrati,secondo questo governo,non arrivano più,quando invece,la realtà dei fatti ci dice che il numero maggiore di migranti arrivano su piccoli barchini o motoscafi oppure sono quelli salvati dalle motovedette della Guardia Costiera italiana.Con cinismo e disumanità,appunto,agisce questo governo.In violazione della stessa Costituzione,oltretutto,che prevede,all'art. 118:"l’autonoma iniziativa dei cittadini,singoli o associati,per lo svolgimento di attività di interesse generale".Ma forse la salvezza dei migranti non é considerato "interesse generale".

C’è poi il caso di Alfredo Cospito,militante anarchico in regime di carcere duro(quello previsto dall'art. 41 bis)che,sebbene non abbia mai ucciso nessuno(presupposto per il quale é applicabile tale articolo).Cospito ora è in sciopero della fame da 3 mesi,ha già perso 35 chili,e comunque non smette.E non per se stesso,egli dice,ma per tutti gli altri 1000 detenuti sottoposti alla barbarie del 41 bis.

Il 41 bis,é a tutti gli effetti una forma di carcerazione medievale che vieta ogni contatto persino con i figli che abbiano più di 12 anni,e che lascia il recluso in isolamento totale,senza libri né giornali,senza nemmeno l'ora d'aria che spetta a tutti i detenuti. E anche qui il governo Meloni ha orgogliosamente affermato che non pensa minimamente ad eliminare l'abominio del carcere duro,nonostante pronunce della Corte di Cassazione e quella dei Diritti europea.Ed anche qui,oltre all'inciviltà e alla disumanità delle scelte governative,c'é una violazione della Costituzione,il cui articolo 27 stabilisce che:"Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato".E quale clemenza si può trovare nel carcere duro?Quale speranza di recupero sociale per chi subisce l’ergastolo ostativo,che equivale a un "fine pena mai"?.
C'é poi stato il caso dei ragazzi colpevoli d’avere imbrattato con della vernice la facciata del Senato,per protesta contro le istituzioni che non intervengono sull'inquinamento ambientale.Anche qui si é intervenuti con mano durissima:denunce,arresti,un processo per direttissima.Ora l'azione di quei ragazzi é certamente riprovevole.Ma se le istituzioni sono insensibili difronte a ogni richiesta di intervento sul problema dell'emergenza climatica che mette a repentaglio la sopravvivenza stessa del pianeta,é normale che le giovani generazioni si sentono in dovere di farsi sentire in qualche modo,con iniziative provocatorie ma certamente non violente.Anche perché i politici che oggi sono al governo sono gli stessi che l’anno scorso riscrissero,insieme all'ex maggioranza Draghi,l’articolo 9 della Costituzione,imponendo al nostro Stato di tutelare "l’ambiente,la biodiversità e gli ecosistemi,anche nell’interesse delle future generazioni".Ecco,allora che il vero nemico dello Stato diventano,paradossalmente,le proprie istituzioni,il proprio esecutivo quando questi sconfessano i principi basilari di ogni civiltà giuridica e dello stesso Stato di diritto le cui basi fondative sono prima di tutto quelle del rispetto dei diritti dell'individuo.

07 gennaio 2023

E IL 2023 ARRIVO'




Con l'arrivo di questo ventitreesimo anno del secondo millennio,quella canzone,"Nel 2023" è tornata virale,richiamata su tante pagine e siti del web.Il brano era americano,cantato da Zager & Evans e in origine si chiamava “In The Year 2525”.Rick Evans la scrisse nel 1964,ma,chissà perchè,rimase chiusa in un cassetto fino al 1968,quando all'inizio di giugno,il duo la incise.Andò subito al n.95 delle classifiche musicali in America e il 12 luglio era al n.1,scalzando dal podio(roba da non credere)addirittura Elvis Presley,i Beatles e Stevie Wonder.
In Italia il brano fu inciso da Dalida e da Caterina Caselli,e anche qui ebbe un grande successo,tanto che raggiunse la 1° posizione nelle classifiche musicali nel luglio 1969,negli stessi giorni in cui Neil Armstrong scese dall'Apollo 11 per fare la sua passeggiata sulla Luna.
Nel testo italiano della canzone si accennava al misterioso futuro di un mondo a venire.Una canzone che ipotizza una specie di viaggio nel tempo.Dal 2023(prima data della canzone)si passa al 2033 e poi al 3023 dove ci sarà forse un futuro in cui “Le mie braccia non serviranno più e nessuno più lavorerà“,immaginando,probabilmente,un mondo completamente automatizzato,incapace di accorgersi che la bellezza sta nelle cose semplici del passato.

Appariva lontano il 2023 in quella canzone.Ed ecco che oggi ci siamo.Dal 1969 ad oggi di cose ne son successe,tanto grandi e tanto gravi e ancora tante ne stanno accadendo.In Italia e nel mondo.Alcune epocali ed inimmaginabili,quasi appartenenti ad un mondo distopico.Dall'Era del Web,con il realizzarsi della visionaria frase di Bill Gates:"Nel futuro vedo un computer su ogni scrivania e in ogni casa",alla prima crisi energetica globale,agli anni di piombo e al delitto Moro in Italia,all'elezione del primo Papa straniero,al Disastro di Černobyl ,alla  caduta del muro di Berlino e il crollo del Comunismo,dagli attentati dell'11 settembre 2001 alle Torri Gemelle,al crollo della borsa americana fino a questi ultimi,tragici anni di pandemia e di guerra in Ucraina.
Ecco,da quel 1969,da quando quella canzone,"Nel 2023" conquistò i primi posti delle classifiche musicali mondiali e italiane,questi e tant'altri fatti ancora son successi.Oggi il 2023 lo abbiamo appena cominciato a vivere.E come tutti gli anni ci si aspetta che l'anno nuovo porti qualcosa "Altro" e un nuovo e "Diverso" vivere.Ma quell' "altro" e quel "diverso" che l'Uomo incessantemente e angosciosamente cerca,l'Uomo non riesce a dire,a sapere,a capire,restando chiuso nella finitezza e limitatezza della sua esistenza.E allora torna il Poeta,torna Montale che quella finitezza nella sua poesia ha raccontato,consapevole come era che parole sul destino e sull'esistenza umana non se ne possono trovare.

"Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
(...........).Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo"



GRAN BEL MALE LA DEMOCRAZIA




È impressionante constatare come,a 3 anni dall'insorgere della pandemia,sia tanto clamoroso il fallimento del governo cinese nella gestione del Covid.È impressionante perché quel fallimento sta facendo ammalare milioni di cinesi con migliaia di morti al giorno(pur nell'omertà del regime,c'é chi parla di addirittura 8000-9000 morti al giorno)mettendo il mondo a rischio di una nuova ondata di infezioni.

Questo fallimento,però,serve a mettere in luce alcuni aspetti.Anzitutto i teorici dell’inevitabile "declino dell’Occidente" non hanno compreso un dato fondamentale.La Cina non diventerà mai una superpotenza tanto forte da tener testa agli Stati Uniti.Perché l’autocrazia ha un prezzo che è quello che pagano tutti i regimi e le dittature:l’eccesso di rigidità,di vincoli e restrizioni che impedisce ai governanti di fronteggiare sfide impreviste(come appunto quella del Covid)con concretezza,rimediando anche ai propri errori.Anche l'Occidente,soprattutto nella prima fase di approccio alla pandemia ha commesso innumerevoli errori,sapendo però ad essi rimediare con gli strumenti che le istituzioni democratiche sono capaci di darsi.

Ancora una volta,quindi,le democrazie liberali nel loro modello di società aperte,si sono dimostrate superiori alle autocrazie.E' veramente imbarazzante,per queste ultime,il confronto con l'Occidente.Dopo il primo momento di disorientamento difronte all'ignoto e al non conosciuto,l'Occidente ha saputo fronteggiare la pandemia rispetto al totale fallimento cinese.Fallimento che ancora oggi i cinesi,a dispetto di ogni evidenza,si ostinano a negare.Oltre al rifiuto,tutto ideologico,di accettare gratis i vaccini occidentali offerti dalla Ue,pur sapendo che i vaccini cinesi si sono dimostrati del tutto inefficaci.

Il totale fallimento cinese nella gestione del Covid ha qualcosa in comune con la conclamata incapacità russa di sconfiggere l’Ucraina.Pur con le dovute differenze le autocrazie cinese e russa trovano il loro comune denominatore nella incapacità/impossibilità di comprensione della potente risorsa della libertà individuale,della forza che essa é capace di sprigionare e dei benefici effetti prodotti per l'individuo e per tutte i gruppi umani nei quali l'individuo stesso agisce.

Putin ha commesso un errore,per lui esiziale,e cioé aver sottovalutato quanta energia e quanta forza possa sprigionare chi si batte per la propria libertà,come,nella fattispecie,gli ucraini.Ma Putin ha sottovalutato anche gli occidentali,la cui civiltà lui ritiene putrescente e decadente.Perchè quegli stessi europei sono stati consapevoli,fin dal primo momento,che sostenere l’Ucraina significa proteggere le proprie libertà.

Eppure in questo stesso Occidente vive gente che,pur da sempre abituata a godere di tutte quelle libertà che le nostre società assicurano anche a loro,tuttavia le disprezzano o le criticano rancorosamente.Per loro il "male" supremo è sempre il mercato.Come se,senza mercato,possano sussistere società aperta,democrazia,libertà individuali.Essi si stracciano le vesti e puntano il dito contro i fallimenti del mercato(che pure,talora,ci sono)ma vorrebbero porre loro rimedio con il solito ritorno ad una espansione dello Stato sempre più ampia ed estesa,senza capire che i "fallimenti dello Stato",da Pechino a Mosca,da Teheran a Instanbul,provocano conseguenze infinitamente più devastanti.Ma senza andare oltre confine,gli esempi li troviamo già a casa nostra.A cosa è servito,ad esempio,l’enorme ricorso alle risorse pubbliche per curare gli eterni mali che affliggono il Mezzogiorno d’Italia?In realtà dietro l’ostilità per il mercato si intravvede la diffidenza per la libertà individuale e la libera iniziativa vista come portatrice di "caos sociale".Un caos da curare, secondo certi dotti medici nostrani,con dosi massicce di statalismo, sostituendo il comando del Leviatano(e quindi di pochi gruppi di interesse)alla libertà di azione dei tanti.

Proprio la pandemia è stato il paradigma dei vantaggi derivanti dall'essere in una società aperta e dal mercato che ne è una conseguenza naturale.Proprio grazie alla libertà di impresa si é potuto disporre in poco tempo,di vaccini in grado di combattere la malattia.Dove non c’è società aperta,dove lo Stato pretende di sostituirsi al mercato e alla libera iniziativa dell'individuo,niente del genere può accadere.La Cina ne è stata l'esempio più lampante.La "cura" usata a dalle autorità cinesi,cioè la chiusura totale e feroce di intere città, l’imprigionamento dei propri sudditi,è servita a generare sofferenza nella popolazione ma non a debellare la malattia,causando anzi la morte di migliaia e migliaia di persone.Queste misure sono praticabili solo ove non esistono cittadini ma sudditi,dove la libertà individuale è inesistente. Misure impraticabili nelle società democratiche.Basti pensare che qui in Italia sono bastate solo alcune,blande,ma necessarie,misure emergenziali per fare gridare alcuni allo scandalo:chi non ricorda tutte le sciocchezze dette e scritte a proposito del green pass e sulla "dittatura sanitaria"?Si doveva andare in Cina per sapere cosa fosse davvero una vera dittatura sanitaria.Giusto a proposito di fallimenti dello Stato.

Il conflitto fra democrazie e autocrazie resterà a lungo aperto e la vittoria finale delle prime sarà sempre irta di ostacoli e problemi.Ma sappiamo sin da adesso che il nostro mondo possiede risorse(morali prima ancora che materiali)che autocrazie e regimi illiberali non hanno e che "la democrazia è la peggior forma di governo,eccezion fatta per tutte quelle altre sperimentate finora",come diceva il buon vecchio Churchill.