17 dicembre 2019

LE "SCARPETTE" DEI SOGNI


Rhea e la sua fantasia nell’aver disegnato il baffo della Nike sulle bende





















Una stangata pesantissima e senza precedenti.E' la punizione più pesante nella storia dello sport comminata dalla Wada,l'Agenzia mondiale antidoping allo sport russo.Solo un passo indietro per meglio capire.Nell'autunno del 2015 era venuto alla luce il sistema malefico messo in atto da  ministri,dirigenti, allenatori e atleti,un "doping di stato" con l'aiuto(a quanto pare)perfino dei servizi segreti.La federazione internazionale aveva comunque concesso alla Russia l'opportunità di rivedere i propri illeciti comportamenti,a patto di consegnare tutti i dati di laboratorio riferiti agli eventi sportivi contestati.Dopo mesi e mesi,la Russia ha consegnato agli ispettori della Wada il materiale richiesto.Ma questo materiale si è rivelato falso:dati manipolati,file spariti e una serie di mail taroccate."Alla Russia è stata offerta ogni opportunità per mettere ordine in quanto accadeva e ricongiungersi alla comunità antidoping ma ha scelto di continuare nella sua posizione di inganno e negazione":questo il comunicato della WADA.Da qui la decisione di bandire la Russia:4 anni di stop tra divieti di partecipazione ai grandi eventi(Olimpiadi e Mondiali di calcio)e inibizioni di dirigenti e funzionari.
Vieni a sapere di notizie come queste e - grande - ti assale la delusione,lo sconforto,la disillusione,perché siamo ancora in tanti a guardare allo sport come una "ancora di salvezza",un anelito e una ricerca di certezze,un pezzo di mondo nel quale rifugiarsi per dimenticare,sia pure per poco,le ingiustizie e le tante bruttezze della vita.E invece un giorno vieni a sapere che lo sport,che così tante emozioni e passioni sa suscitare,che ti coinvolge e che ti fa esultare quando vedi una partita di calcio,di volley,di basket,o una corsa di ciclismo,oppure la continua sfida che l'Uomo ingaggia contro il Tempo o gli Spazi nelle piscine di nuoto o sulle piste di atletica leggera,ecco un giorno vieni a sapere che anche nello sport c'è l'inganno e l'imbroglio,che anche nello sport tutto è falso,che anche lo sport è assoggettato agli interessi economici o alle ideologie politiche di qualche dittatura del pianeta.Ma poi succede che in qualche altro posto del pianeta qualcosa ti commuove e ti ridà speranza.Perché un giorno capita di leggere di quella bambina filippina,Rhea Bullos,che di anni ne ha solo 11 e che però a quell'età ha già una incredibile passione per l'atletica leggera e già corre da qualche anno.Rhea è di Balasan e frequenta le scuole elementari di quel suo paesino così povero come povera è la sua famiglia,che non può certo permettersi di comprarle un paio di scarpe magari di ultima generazione,con i tacchetti che aderiscono alle piste di atletica senza traumi.Ma lei di certo non s'arrende,perchè troppo grande è la passione.E così è lei stessa che si fa le sue "scarpette":si fascia le dita e le piante dei piedi con delle normalissime bende che compatta con del gesso e poi,con la naturalezza dell'età,e per non sfigurare davanti alle sue amiche,prende un pennarello e disegna su quelle bende il "baffo" della Nike,anche se poi a 11 anni,neppure sa cosa sia il "baffetto" della Nike.Il finale è quasi un film,natalizio si potrebbe dire,considerato il periodo.Sì,perchè Rhea con quelle sue "scarpette" fai da te e fatte di bende,vince le finali dei 400,800 e 1500 metri della sua Regione.E subito le sue foto diventano virali con le immagini dei piedini della piccola fasciati con bende "Nike",per così dire.Chissà.Mi piace pensare che,tramite proprio il web,quelle immagini siano finite anche in Russia,in quei laboratori e in quei posti dove lo sport viene drogato e falsificato.Certo,nessuno è così ingenuo da non sapere quanti affari e affarismi ci siano oggi anche nel mondo dello sport,che è null'altro che il riflesso della nostra società così degenerata e priva di valori e ideali.Ma finché ci saranno tante altre Rhea lo sport continuerà ad essere quello che deve essere,cioè il posto per dare sogni a grandi e piccini e poter sperare che una vita diversa è ancora possibile.


La storia di Rhea mi ha fatto ricordare il film di Luigi Comencini:"Un ragazzo di Calabria",nel quale si racconta la storia di Mimì,un ragazzino figlio di poveri contadini di un paesino della Calabria,ma che sogna di diventare un atleta,nonostante la volontà contraria del padre(Diego Abatantuono)che vuole farlo studiare per sottrarlo alla miseria della sua condizione.Ma il ragazzo,appassionato per la corsa,per allenarsi e inseguire il suo sogno,arriva addirittura a correre scalzo per non rovinare le scarpe,aiutato da Felice(Gianmaria Volontè),un autista di corriera,che,intuite le sue qualità,diventa il suo "allenatore",con l'aiuto del quale vincerà poi i Giochi della Gioventù nazionali.

13 dicembre 2019

PEL TRATTURO ANTICO AL PIANO



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Il comitato del patrimonio mondiale dell’Unesco,riunitosi a Bogotà,ha proclamato all'unanimità la transumanza patrimonio culturale immateriale dell’umanità.La transumanza rappresenta la migrazione stagionale delle greggi,delle mandrie e dei pastori che,insieme ai loro cani e ai loro cavalli,si spostano in differenti zone climatiche, percorrendo le vie semi-naturali dei "tratturi".

Dalla fine dell’estate  e sino ai primi rigori autunnali,si estende  il periodo della transumanza,(dal latino  “trans”,al di là e “humus”,terra)praticata  nelle aree montane della penisola e delle isole italiane sin dalla preistoria e che costituisce la forma di migrazione stagionale  e temporanea  delle greggi,delle mandrie e dei pastori,in transito  dai pascoli in quota verso quelli delle pianure,percorrendo le vie naturali dei tratturi.Questa attività,che nei secoli ha costituito occasione di contatto e di scambi commerciali,mantiene il ricordo,con l'organizzazione del viaggio e il raduno dei pastori,di antichi riti sociali  consolidati,rientrando tra gli eventi più significativi del calendario agro-pastorale.Ad oggi,per quanto sempre più sostituite da moderni mezzi di spostamento,dalla strada ferrata agli autocarri,le antiche consuetudini esistono ancora in diverse parti d'Italia.In Piemonte,lungo le pendici delle Alpi Marittime,la secolare transumanza ha unito le popolazioni delle montagne liguri e  cuneesi,mentre nel Trentino Alto Adige in numerose località viene festeggiata la desmontegada,la demonticazione.Le mucche,come i cavalli,le pecore e le capre,in segno di ringraziamento per una buona stagione estiva,vengono addobbati con  ghirlande di fiori e rami e immagini di santi per ricevere la protezione del Cielo.Nell’appennino tosco-emiliano,dal Medioevo agli anni ’50 del secolo scorso,dal versante emiliano e romagnolo,il flusso della transumanza si snodava verso la Maremma toscana,mentre nel sud Italia l’attività continua a persistere  principalmente tra l'Abruzzo e il Tavoliere delle Puglie,con diramazioni sia verso il Gargano che verso le Murge,passando per il Molise e la Basilicata.In Sardegna,le comunità pastorali coinvolte negli spostamenti   si muovono dal massiccio del Gennargentu,mentre in Sicilia l’attività è collocata  nelle Madonìe e sui monti Nebrodi.Indispensabili per conservare  una cultura identitaria  profondamente radicata,sono i cosiddetti "tratturi",sentieri  erbosi,pietrosi o in terra battuta di notevole ampiezza,derivanti  dal passaggio e dal calpestio delle mandrie e delle greggi sono individuabili  come una struttura di rete.La transumanza,che racchiude in sé una storia millenaria,ha ispirato nei  secoli scrittori e poeti,da Terenzio(nel "De re rustica,) a  Virgilio (nelle Georgiche)a  Plinio il Giovane,da Torquato Tasso a  Gabriele D’Annunzio(“Settembre, andiamo è tempo di migrare..” da “I pastori”).
E' proprio quest'ultima poesia,che mi è rimasta addosso,fin dai giorni nei quali la imparai sui banchi di scuola.Una poesia malinconica,eppure solare,che,attraverso le parole di D'Annunzio,ogni volta mi fa indugiare col pensiero,alla dura vita dei pastori e alla loro solitudine,spirituale e materiale;quella solitudine che,per altro verso,i fratelli Taviani raccontarono nel loro capolavoro cinematografico "Padre padrone".
Di seguito la poesia "I Pastori" di Gabriele D'Annunzio

Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.
Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natía
rimanga ne’ cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.
E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!
Ora lungh’esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l’aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.
Ah perché non son io co’ miei pastori?




12 dicembre 2019

DOPO QUEL 12 DICEMBRE

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Erano le 16,37 di "quel" 12 dicembre 1969,di quel dicembre di 50 anni,quando dentro la Banca Nazionale dell'Agricoltura di Milano,scoppiò una bomba che fece 17 morti e 88 feriti:la scena che videro i primi soccoritori fu raccapricciante:un enorme buco al centro della sala,devastazione dappertutto,morti e corpi orrendamente mutilati,grida e lamenti da ogni parte.Seguirono poi le indagini,indirizzate verso gli ambienti anarchici milanesi.E ci fu la morte dell'anarchico Pinelli(suicidio?Omicidio?)nella questura dii Milano.E ci fu l'omicidio del Commissario Calabresi.E ci furono poi una serie incredibile di processi con i coinvolgimenti dei personaggi più disparati.Il Tribunale di Milano che trasmette gli atti a quello di Catanzaro mentre nel Veneto si aprivano indagini e processi nei confronti di una cellula neonazista,con l'incriminazione di Franco Freda,un avvocato che aveva acquistato a Padova la borsa dove era stata nascosta la bomba.Decenni e decenni di processi che mai hanno chiarito completamente i fatti e i responsabili di quel giorno.Ma quel 12 dicembre fu anche qualcosa di più.Quel giorno segnò,infatti,anche un pezzo importante della storia di questo Paese.Perchè quel giorno fu una fine e un inizio.Fu la fine di un periodo di pace sociale e di sviluppo economico di cui la giovane Repubblica aveva goduto per oltre vent'anni.E fu l'inizio.L'inizio di un diffuso malessere sociale,di una voglia di cambiamento manifestata dapprima con le contestazioni studentesche del '68,gli scioperi selvaggi,lo spontaneismo sindacale incontrollato e anarcoide,la stessa creazione di gruppuscoli rivoluzionari erano stati sintomi di un'insofferenza verso i difetti di un regime di governo ingessato nella sua verbosità vescovile.I rituali della politica italiana,le soporifere omelie dei premier DC come Moro,Rumor,Fanfani e altri notabili democristiani sembravano surreali a un mondo,soprattutto quello giovanile,eccitato dalle novità di Berkeley e della Sorbona.E l'Italia si ritrovò in un tempo nuovo e in una nuova dimensione mentre si avviava verso una trasformazione civile,sociale e culturale.Eppure il c.d. "establishement" ancora pensava che tutto questo subbuglio ideologico,tutte queste nuove istanze che salivano dalla società,potevano essere contenute e governate,nell'ambito di una difficile ma sostanzialmente pacifica evoluzione civile,senza degenerare nella lotta violenta.In fondo l'elezione di Nixon negli USA e la plebiscitaria riconferma di De Gaulle in Francia,avevano dimostrato che le maggioranze silenziose nelle democrazie potevano efficacemente farsi sentire attraverso gli strumenti elettorali. Invece l'Italia conobbe il triste primato di veder convertire una parte minima,ma attivissima,di queste opposizioni in movimenti armati.E questo fu l'inizio di un decennio di delitti che flagellarono il Paese."La strategia della tensione" la chiamò il giornale britannico "The Obervator".Dalla bomba di Piazza Fontana l'estremismo leninista trasse la convinzione che,a quella che considerava una strage di Stato,si dovesse rispondere solo imbracciando le armi.Questo velleitario militarismo trovò vari stimoli che ne incrementarono i programmi eversivi: le lotte di liberazione dell'America Latina,le imprese guerrigliere di Mao e seguaci e,soprattutto il mito della Resistenza tradita,che portò alla costituzione delle prime cellule delle Brigate Rosse.Il decennio dell'eversione rossa e nera,debuttò con gli espropri proletari,proseguì con i sequestri di persona e si alzò di livello,con una serie interminabile di omicidi,culminati nell'uccisione di Moro e della sua scorta.Ma le vittime furono tante anche tra i politici,i magistrati,i giornalisti,gli avvocati,le forze dell'ordine.Mai, nemmeno durante la guerra civile,l'Italia aveva assistito a esecuzioni quasi giornaliere di persone diversissime per estrazione sociale e convinzioni politiche,unite,nell'ottica perversa dei terroristi,dalla funzione di strumenti del Capitale.E se il terrorismo rosso era contrassegnato dall'estrema accuratezza nella scelta delle vittime, evitando di colpire individui estranei agli obiettivi simbolici,quello nero era indistinto e impersonale,essendo diretto contro bersagli casuali con lo scopo di sollevare il panico e provocare un intervento dittatoriale.Da destra si voleva forse replicare quello che era successo in Grecia,dove 2 anni prima,i militari avevano preso il potere con la forza sopprimendo libertà e democrazia.In tutto ciò Piazza Fontana rappresenta il simbolo di un travagliato periodo che costò all'Italia lacrime e sangue.Quando agli inizi degli anni 80,dopo l'orrenda strage della stazione di Bologna e la liberazione del generale americano Dozier,entrambi gli estremismi furono duramente colpiti fino a dissolversi,l'Italia ritrovò quella via intrapresa nell'immediato dopoguerra,con nuove energie.Ma non ci fu del pari un nuovo buongoverno.Ci fu,anzi,malgoverno, perché il cancro del terrorismo fu sostituito dalla corruzione,altrettanto grave e di ancor più difficile sradicamento.Quest'ultimo compito fu affidato alla magistratura che sulla corruzione e sul malcontento dei cittadini verso un sistema corrotto dei partiti costruì le proprie fortune,coltivando però ad un certo punto,l'intento di affievolire e sostituire il ruolo della politica in una sorta di devoluzione alle toghe della gestione degli interessi collettivi.E anche questa è una debolezza di cui soffre la Democrazia italiana.

09 novembre 2019

ALTRI MURI




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Il 9 novembre di 30 anni fa ci fu un altro cielo sopra Berlino,perchè quel giorno cadeva il Muro di Berlino.Ma dopo il crollo del muro sono stati negli anni costruiti nuovi muri da parte di dittaure di ogni colore,con impoverimenti economici e di libertà.30 fa un Muro divideva una città.Oggi i Muri sono dappertutto.Tra le persone,i quartieri,i paesi,i popoli.Ma tanti muri si stanno edificando anche nelle menti e nei cuori.Pensavamo di vivere in quella che Popper chiamava "La società aperta"e oggi,invece,ci ritroviamo in un immenso reticolato di muri e barriere di ogni tipo.Dobbiamo affrontare problemi che non conoscono confini continentali e sfide complesse nel villaggio globale.E invece ci ritroviamo a sbattere contro i nuovi muri sovranisti e nazionalisti.Nell'era della Rete abbiamo sviluppato tecnologie che non conoscono barriere né confini,ma siamo costretti a fare i conti con governi e nuove forze politiche reazionarie e oscurantiste che continuano a innalzare muri di ogni genere,sfruttando le paure della gente.Il Muro di Berlino è stato il paradigma del mondo.La divisione di una città,la divisione del mondo in due blocchi.E oggi c'è il Muro di Trump a rappresentare la divisione più grande del mondo,quella tra ricchi e poveri.Il Muro di Trump è contro i migranti,che fuggono dalla povertà in cerca di salvezza e futuro.Ed insieme a quello di Trump,uno dei muri più micidiali del mondo è quello vicino casa nostra,nel Mediterraneo.E’ un muro costruito sull’acqua,fatto di indifferenza,cinismo,ostilità,respingimenti,parole e politiche violente.Contro questo muro si sono infranti in questi anni i sogni e le vite di più di 30.000 donne,uomini e bambini affogati in quelle acque.La realtà dei muri è una vera e propria ideologia politica che specula sulla paura dell'altro e dello sconosciuto.In Europa e in Italia il discorso degli ideologi dei muri è semplice:"Fuori c’è un mondo minaccioso.Difendiamoci con un muro".In realtà i costruttori di muri sono "imprenditori della paura":persone spregiudicate,come Orban,Erdogan,Le Pen,Salvini,che utilizzano le paure della gente,usando parole cariche di odio e di violenza.I fautori dei muri sono "terroristi",perché terrorizzano le persone ignare,a cominciare dai più poveri e vulnerabili come tanti operai e pensionati.Vogliono costruire muri.Culturali e mentali prima ancora che di cemento.I muri crescono perché nel mondo cresce il caos e l’incertezza.I muri sono il risultato della paura e della rabbia di processi economici e politici che hanno distrutto sogni,speranza e vita di tante persone.Ma i muri non vanno cercati solo sulle nelle cartine geografiche.In questi anni i muri sono cresciuti dappertutto.Lungo i confini,nei paesi,nelle città,nei quartieri,tra le persone e financo dentro di noi.Perchè ogni volta che ci sentiamo vulnerabili,che sentiamo la solitudine,che ci sale la paura,siamo incapaci di capire e induriamo il cuore e innalziamo un nuovo muro.Così,a forza di murare la nostra vita,corriamo a rassicurarci nell'uomo forte che promette certezze,e che è così bravo perché mangia pane e nutella proprio come fa uno di noi.Ma sono anche le parole che costruiscono muri.Le parole peggiori sono quelle rabbiose,ostili,anche se dette magari con il Rosario in mano.Altri muri sono quelli edificati nei social con parole di odio che alimentano altro odio fino al punto che poi Liliana Segre,una donna ebrea scampata ai campi di sterminio nazisti,è costretta a camminare per la strade di un paese che si dice civile con tanto di scorta.I muri sono fondati sull'odio e sulla paura.Ma i muri non cancellano la paura.La anestetizzano.I muri ti chiudono lo sguardo e poi ti accecano.I muri sono chiusura contro apertura,esclusione contro inclusione,prigione contro libertà,pietra contro cuore.Dobbiamo capire che i muri ci rubano vita e  che i muri ci stanno impedendo di risolvere i problemi che più ci minacciano.Dall’impoverimento al cambiamento climatico,al dramma della disoccupazione o del lavoro schiavizzato,alle guerre, alle migrazioni.La ricerca di soluzioni esige la cooperazione a tutti i livelli.Tra governi,le istituzioni,e i cittadini con altri cittadini e le istituzioni.Dal quartiere,alle città e alle Nazioni in cui viviamo dobbiamo fare un unico NOI INSIEME,non c'è qualcuno che viene prima degli altri("Prima gli Italiani" o "America First").I muri stanno distruggendo la nostra umanità.Il Muro ci sta rubando le nostre esistenze,le nostre relazioni con gli altri.E allora bisogna abbattere mure e costruire ponti.Ma i muri non cadono da soli.Serve la pressione di tanti.Per abbattere i muri,visibili e invisibili,dobbiamo combattere le nuove solitudini,aiutare le parti più deboli della società,bambini,donne e anziani.Combattere le disuguaglianze,costruite anche dagli ideologi sovranisti,le ingiustizie create,come in Italia,anche dalle violenze di una  giustizia ingiusta.Controllare con il voto e con gandhiane azioni non violente,le violenze e le guerre,fatte anche con le armi che l'Occidente vende alle dittature di tutto il mondo.E impegnarci per riunire la famiglia umana,costruire una Europa solidale,dove non comandino le banche e la grande finanza.E bisogna partire proprio dai luoghi che abitiamo,le città dove viviamo.Aiutiamo l'abbandonato,l'emarginato,l'anziano e chi vive in povertà e solitudine.E’ qui che i nostri diritti e le nostre responsabilità si mettono in gioco.E’ da qui che possiamo ri-costruire comunità dense di umanità.Intorno ai campi di concentramento di Auschwitz,Dachau,Buchenvald,non c'erano muri ma fili spinati elettrificati.Ma la sostanza non cambia,perchè dentro quei campi di sterminio c'erano ebrei e sinti e rom e "altri" e "diversi".Ma in quei giorni il mondo girò la testa dall'altra parte.E fu così che le vite e le speranze di un mondo migliore finirono in fumo dentro il cielo buio dell'odio e dell'indifferenza.

31 ottobre 2019

ALLA RICERCA DI DEMOCRAZIA

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Sono tante le rivolte e le manifestazioni di piazza che si stanno svolgendo da parecchi mesi in ogni angolo del mondo.Nessuna area del mondo si può dire immune da questi sommovimenti.E adesso tante crisi divampano anche in quei luoghi che si consideravano stabili e sicuri  o per via di salde democrazie o,al contrario,per la presenza di regimi o governi autoritari.E' come se ci fosse un’unica grande crisi di carattere globale ed internazionale in cui è difficile districarsi ma in cui è comune il denominatore:la popolazione è in rivolta e i governi si stanno lentamente indebolendo e le loro politiche sono insufficienti a governare un mondo che cambia.Una miscela esplosiva da cui discende un’instabilità ed una debolezza dell'intero assetto globale.Le immagini delle tv e di internet parlano chiaro.Il Cile vive una delle sue crisi politiche,sociali ed economiche più profonde,mentre la capitale,Santiago,ha visto tornare i blindati per le strade come non accadeva dai tempi della dittatura di Augusto Pinochet.E non è stato certo un aumento del biglietto dei mezzi pubblici a scatenare la rabbia di un intero popolo.Rabbia che ha caratterizzato anche pochi giorni prima l'Ecuador,dove le rivolte hanno costretto il governo a fermare un nuovo aumento delle tasse.E sempre in Sud America c'è l'Argentina sull'orlo del collasso economico con una inflazione al 54%.E poi ancora un Venezuela che vive sull’orlo del precipizio sotto il regime di Nicolas Maduro,e il Brasile sotto il governo populista e illiberale di Bolsonaro.Venti di protesta,fiamme di rivolte e ribellioni esplose anche a Hong Kong,iniziate a seguito della legge sull'estradizione forzata in Cina,con la protesta(la rivolta degli ombrelli,come è stata chiamata)che da mesi si svolge contro l'oppressivo regime cinese di Xi Jinping e che non accenna a placarsi.E in questi giorni, alla guerra e alla debolezza politica endemica del Medio Oriente si è unito anche il fattore Libano,un Paese crocevia di interessi internazionali che adesso si è scoperto di nuovo in grado di esplodere.Anche qui, come in Cile,non si può certamente credere che sia stata una piccola sovrattassa su Whatapps a portare migliaia di persone in piazza e i blindati a presidiare le strade di Beirut e di Tripoli.C’è qualcosa di più profondo,un malessere diffuso al pari di una crisi politica dai contorni oscuri e in cui si incrociano interessi nazionali e internazionali,etnici e confessionali.Anche l'Europa vive giorni delicati in un contesto di estrema debolezza delle istituzioni europee e nazionali.Mai come in questi anni l’Europa ha subito un tracollo delle sue strutture politiche,della loro credibilità e della capacità dei governanti di raccogliere il malessere diffuso dei governati,con l'espandersi inevitabile di sovranismi e demagogie populiste.Un sentimento strisciante che ribolle in ogni angolo del Vecchio continente.Così in Catalogna,dove i gruppi indipendentisti più radicali hanno messo a ferro e fuoco Barcellona,devastando il centro della città e riportando la Spagna ai giorni del referendum secessionista.Una violenza cui si unisce una debolezza del Paese iberico,incapace di uscire da ogni crisi:da quella politica nazionale a quella delle regioni separatiste.Questo vento di instabilità e di incapacità di uscire dalla crisi è lo stesso che sta attraversando il Regno Unito,mai così debole e fermo come in questi mesi di negoziato e di voti sulla Brexit e che si è dimostrato ferito e spaccato come mai lo era stato nella sua storia,mentre i movimenti separatisti provano di nuovo ad alzare le pretese e il governo a cercare disperatamente una soluzione prima che sia la piazza a imporre il cambio di passo.Quella stessa piazza che si è vista diventare così violenta in Francia nella protesta dei gilet gialli.
E' ovvio che ogni crisi ha la sua specificità e diverse sono le ragioni politiche,economiche e sociali che ne sono alla base.Ma un filo rosso di certo c’è.La globalizzazione facilita la creazione di modelli unici per il mondo con proteste che si somigliano per simbologie e per idee di fondo.C’è un senso di insofferenza diffuso in ogni Paese,così come c’è il senso di frustrazione verso la perdita di certezze di un intero sistema internazionale.Ma sono anche battaglie di libertà.Ad Hong Kong come in Libano,in Catalogna,in Cile,in Russia,in Egitto si scende in piazza per rivendicare quell'insopprimibile esigenza di libertà di pensiero ed espressione politica.Quello che poi unisce i contestatori nelle varie parti del mondo è la lotta contro le disuguaglianze e i privilegi delle classi dominanti del tutto incuranti delle gravissime condizioni economiche e sociali delle popolazioni.L'altra faccia della disuguaglianze è poi la corruzione dei governanti.Molti cortei si muovono anche contro quei leaders politici che troppo spesso usano le loro posizioni di potere per arricchirsi più che per aiutare il Paese.E ci sono poi le manifestazioni in migliaia di piazze nel mondo sul tema del cambiamento climatico,sull'onda del movimento "Friday for Future" guidate dalla sedicenne svedese Greta Thunberg. 
In Europa c'è un ulteriore elemento che accomuna le varie proteste di piazza.E' la crisi dello strumento della democrazia parlamentare.Difronte a questa debolezza del parlamentarismo nelle sue forme classiche e tradizionali e al contemporaneo rigorismo delle istituzioni finanziarie europee finanza si inserisce la protesta scomposta di movimenti sovranisti che,giocando sulle paure della gente sui problemi del lavoro e della sicurezza, guardano all'immediato e al contingente senza capacità di analizzare i problemi nella loro globalità con uno sguardo prospettico del futuro.E così si costruiscono miraggi di visioni nazionali,di indipendentismi e piccole patrie,distorte e controproducenti rispetto alla necessità di una superiore democrazia sovranazionale  e vite degli umani.Ci troviamo di fronte ad una transizione internazionale.Ma l’urgenza che resta scoperta è quella di trasformare l’istanza sociale in un programma di cambiamento della politica e delle istituzioni,recuperando le categorie della protesta e della rivolta come costitutive di quella bella parola che è Democrazia,che significa coinvolgimento e partecipazione e controllo di ogni cittadino sull'esercizio del potere.E quando parli di Democrazia,quella vera e partecipata,non puoi non ricordare le parole che Alexis di Tocqueville proprio su questo tema scrisse quasi 2 secoli fa nella sua famosa opera."La Democrazia in America":

"Tra le novità che attirarono la mia attenzione(.....)nessuna mi ha maggiormente colpito dell’uguaglianza delle condizioni.Senza fatica constatai la prodigiosa influenza che essa esercita sull’andamento della società:essa dà allo spirito pubblico una determinata direzione,alle leggi un determinato indirizzo,ai governanti dei nuovi princìpi,ai governati abitudini particolari.Subito mi accorsi che questo fatto estende la sua influenza assai oltre la vita politica e le leggi,e che domina non meno la società civile che il governo:infatti crea opinioni,fa sorgere sentimenti,suggerisce usanze e modifica tutto ciò che non crea direttamente.

20 ottobre 2019

SE POI ESITI

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A chi esita 
Dici:
per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando
si era appena cominciato.
E il nemico ci sta innanzi
più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze. Ha preso
una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può negarlo.
Siamo sempre di meno. Le nostre
parole d’ordine sono confuse. Una parte
delle nostre parole
le ha stravolte il nemico fino a renderle
irriconoscibili.
Che cosa è errato ora, falso, di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto? Su chi
contiamo ancora? Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
comprendere più nessuno e da nessuno compresi?
O contare sulla buona sorte?
Questo tu chiedi. Non aspettarti
nessuna risposta
oltre la tua.

(BERTOLT BRECHT, 1933)



DALLE PAROLE DI BRECHT UNA LEZIONE. QUANDO NON PARLI PIU', QUANDO NON PENSI PIU', QUANDO NON HAI IL CORAGGIO O LA VOGLIA DI DIRE CHE CERTE COSE NON TI PIACCIONO COSI' COME SONO E COSI' COME VANNO,ALLORA NON HAI IL DIRITTO DI CHIEDERE RISPOSTE. PERCHE' NON SI PUO' SEMPRE DIRE CHE TANTO C'E' UN LUI. QUEL LUI PENSA AL TUO POSTO MA ALLA FINE PENSA PER SE'.INVECE SI HA IL "DOVERE" DI PENSARE,DI DIRE E DI FARE, PERCHE' SOLO LA TUA VOCE, SOLO LA TUA RAGIONE E POI LA TUA AZIONE E' QUELLO CHE VERAMENTE CONTA.



IN ALTO LA SCENA FINALE DEL FILM "VIVA LA LIBERTA' " NELLA QUALE L'ATTORE TONI SERVILLO, NELLA PARTE DI SEGRETARIO DEL PARTITO DI OPPOSIZIONE RECITA AL POPOLO DEL SUO PARTITO I VERSI DELLA POESIA DI BERTOLT BRECHT.





29 settembre 2019

LA STANZA ROSSA

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Qualche tempo fa scrissi su questo blog qualcosa sulla Libreria Guida,una delle più famose e antiche librerie di Napoli,dichiarata addirittura "Patrimonio culturale di interesse nazionale" (Sito: www.guida.it )la cui sede si trova nel centro del centro di Napoli,in una stradina dietro Port'Alba,una delle antiche porte di Napoli,una zona conosciuta per le sue tante librerie.Ne scrissi perchè quella libreria,gravata da una ormai insostenibile situazione economica debitoria,era costretta a chiudere.Per me,che dopo le lezioni all'Università ci andavo spesso in quella libreria a respirare l'odore dei libri freschi di stampa,a sfogliare i libri delle ultime uscite editoriali,a leggere critiche letterarie sulla produzione classica e moderna,italiana e straniera,fu come un colpo al cuore,pensando a quello che era stata la Libreria Guida,pensando a chi c'era stato nelle stanze(soprattutto nella famosissima "Saletta Rossa",così chiamata dal colore delle poltroncine)di quella Libreria.Guida era la rivendita di fiducia di "Don" Benedetto Croce.Era tappa imprescindibile dei viaggi napoletani di Giuseppe Ungaretti ed Eugenio Montale;fu palcoscenico delle provocazioni intellettuali del "Gruppo '63",con i giovani Edoardo Sanguineti,Umberto Eco e Pier Paolo Pasolini,teatro dei proclami beat di Allen Ginsberg,Jack Kerouac e Fernanda Pivano.E poi ancora Roland Barthes,Umberto Eco,Giorgio Bassani,Alberto Moravia e Georges Simenon(il "papà" del Commissario Maigret).Ma ora chiudeva quella libreria,sotto i colpi dell'editoria digitale degli e-book e degli audiolibri e soprattutto perché l'Italia non è(più)un Paese per librai e di lettori,ma questa è un'altra storia.La mia angoscia e la mia tristezza aumentavano nel sapere che quei locali ricchi di storia e cultura,di idee e di sapere,forse sarebbe stata acquistata da un negozio di abbigliamento o forse addirittura da una catena di fast food.Ma dopo un calvario giudiziario e fallimentare durato oltre 6 anni,dopo questa notte senza fine della cultura napoletana,alla fine s'è accesa una luce,è ripresa la speranza.In questi giorni,infatti,in occasione della 5 asta fallimentare per la vendita dei locali dell’ex libreria Guida,è finalmente arrivata un’offerta concreta per rilevare gli storici locali della mitica Saletta Rossa.Si tratta della prima proposta ufficiale arrivata dal 2013(anno del fallimento della storica libreria).La manifestazione di interesse è stata presentata al Tribunale Fallimentare per rilevare gli 850 metri quadri nel cuore del centro storico.Dopo gli anni dell’abbandono,nella busta d'asta,come ha specificato il giudice,c’è l’offerta "di un imprenditore legato al mondo della cultura e dei libri"(che per il momento resta anonimo,così come prevede la legge).Così nasce una nuova speranza nella “via delle lettere”,come un tempo veniva definita Port’Alba,centro della vita culturale cittadina e sede anche della Libreria Guida.In questi anni tante le polemiche e le traversie giudiziarie attraversate.Quasi come un simbolo di tutta la vicenda,il crollo,3 mesi fa,di calcinacci che si erano staccati proprio dal balcone della “Saletta Rossa”,il locale più noto e affascinante dell’immobile situato al primo piano del palazzo.Stavolta,però,dopo 6 anni di attesa,pare sia arrivata l'offerta giusta,l'offerta di qualcuno legato al mondo della cultura e dell'editoria,di qualcuno che sa il significato che ha la "Saletta Rossa" e gli altri locali della Libreria Guida,usati come set del film “L’Amica Geniale”(dall'omonimo romanzo di Elena Ferrante)in occasione delle riprese realizzate a Port’Alba durante la scorsa primavera.In attesa di capire quale tipo di attività sorgerà nell’ex libreria Guida,se una libreria o un centro culturale di diversa natura,a Port’Alba,zona di tante altre librerie,si respira già un’aria più fresca e sollevata.E in effetti questa notizia potrebbe costituire un punto di partenza per la rinascita della via dei libri.Con gli storici locali dell’ex Guida finalmente riabilitati,si potrebbe finalmente ricominciare a parlare di una strada che rinasce piuttosto che di una strada al tramonto.Il fatto che si tratti di un imprenditore legato al mondo della cultura,poi,permetterebbe anche di far rivivere la cultura in centro storico,e magari permetterà di organizzare eventi culturali in grado coinvolgere i grandi personaggi della letteratura.Proprio come succedeva nella Saletta Rossa nei decenni passati.Forse,finalmente,la Saletta Rossa riaprirà.Forse davvero l'inferno della cultura napoletana è finito.Forse davvero "uscimmo a riveder le stelle".


Nella foto in alto Mario Guida,che se ne andò nel 2017,nel pieno della crisi aziendale della Libreria.Nipote di Alfredo Guida che fondò la Libreria nel 1920,per tutti era l'editore "gentile" oltre che il decano dei librai napoletani.Chissà.Forse alle notizie di questi giorni,lui,da lassù,guardando verso Port'Alba,avrà disteso il suo dolce,discreto sorriso sapendo che la Saletta Rossa,la "sua" Saletta Rossa,che proprio lui aveva creato,riaprirà le porte,facendolo,così,continuare a vivere.

15 settembre 2019

MATER DOLOROSA





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La memoria della Vergine Addolorata,che la Chiesa cattolica celebra il 15 settembre,rappresenta per i fedeli di questa religione,uno dei momenti decisivi della Storia della Salvezza.Con esso,infatti,la Chiesa cattolica venera la Madre addolorata per la morte del Figlio,insieme con la Passione del Figlio e vicina a Lui,nell'innalzamento sulla Croce e alla deposizione da essa.Questa ricorrenza fu introdotta da Papa Pio VII.Il nome Addolorata,in latino Mater Dolorosa,trae origine dai passi del Vangelo,dove si parla della presenza della Vergine Maria sul Calvario.Testimonianza di questa devozione è il famosissimo "Stabat Mater" in latino,che la tradizione attribuisce a Jacopone da Todi.Le espressioni artistiche per tale ricorrenza furono diverse e molteplici.Al testo del celebre “Stabat Mater”,si sono ispirati musicisti di ogni epoca;tra i più illustri figurano Palestrina,Pergolesi,Vivaldi,Rossini,Verdi,Dvorak.La Vergine Addolorata,poi,è stata raffigurata lungo i secoli in tante espressioni dell’arte,specie pittura e scultura,frutto dell’opera dei più grandi artisti che,ciascuno secondo il proprio estro e sensibilità,hanno voluto esprimere in primo luogo la sofferenza di Maria.
Nei vari dipinti di solito è vestita di nero per la perdita del Figlio,con sette spade che le trafiggono il cuore.Altro soggetto molto rappresentato è la Pietà,penultimo atto della Passione,che sta fra la deposizione e la sepoltura di Gesù.Il termine “Pietà” sta ad indicare nell’arte, la raffigurazione dei due personaggi principali Maria e Gesù,la madre e il figlio;Maria lo sorregge adagiato sulle sue ginocchia,oppure sul bordo del sepolcro insieme a s. Giovanni apostolo.Tra le altre sono famosissime le "Pietà" di Michelangelo e quella di Giovanni Bellini).Capolavoro dell’intensità del dolore dei presenti,è sicuramente una delle prime che furono rappresentate e cioè il “Compianto sul Cristo morto” di Giotto.

Dall'alto verso il basso :

- "Compianto sul Cristo morto" di Giotto

- La "Pietà" di Michelangelo

- La "Pietà" di Giovanni Bellini

- Lo "Stabat Mater" di Vivaldi 

 





 
 

10 settembre 2019

QUEST'ARIA DI SETTEMBRE











Chissà perchè tanti cantanti e cantautori,da Luca Carboni a Peppino Gagliardi,dalla Premiata Forneria Marconi ad Alberto Fortis,da Andrea Bocelli a Lucio Battisti e tanti altri ancora,hanno dedicato alcune delle loro(a volte delle loro più belle)canzoni al mese di settembre.A pensarci bene,forse settembre è un pò come l'ultimo dell'anno. Finisce una stagione e un tempo,il tempo dell'estate,nel quale erano state riposte speranze di sole,di luce,di un tempo migliore. Ora arriva,invece,un tempo più freddo e più buio,anche dentro l'anima.Ed allora si comincia ad aspettare un tempo nuovo,un tempo cambiato.Si fa il riassunto di ciò che è stato fino a quel punto dell'anno e si costruiscono sogni,si sperano speranze per i giorni che verranno.E' come se si venisse colti da un nuovo entusiasmo,come quello che si provava quando si tornava a scuola,con i diari e il profumo dei libri freschi di stampa.E come allora c'era la curiosità di conoscere compagni nuovi,ora c'è la voglia di conoscere persone nuove,imparare nuove cose e posti nuovi da mettere dentro l'anima. E questo cambiamento lo respiri anche nel profumo dell'aria dei campi,nel profumo dell'uva che,appena vendemmiata,si trasforma in mosto e poi ancora in vino.
Settembre, con la fine dell'estate, non si porta via solo una stagione,ma anche una parte di noi.Ci invita a cambiare,ad aggiungere o lasciar andare qualcosa,ma comunque a cambiare.A settembre non si fà solo un cambio di abiti perchè cambia la stagione,ma si fa anche un cambio di intenzioni,perchè vogliamo,"dobbiamo" credere fermamente di meritarci una pagella migliore,dei voti più alti.A settembre rientriamo nella nostra regolarità quotidiana con un senso di stordimento, perché sentivamo molto più umano e naturale il nostro ritmo vacanziero,sentivamo spontaneo il nostro aprirci verso gli altri.Adesso,insieme a noi cambia la natura,con la sua terra e il suo cielo.Le foglie,i frutti,gli alberi,si dipingono di colori più caldi,quasi a volerci anticipare il calore delle nostre case d’inverno e lo scoppiettare della fiamma nel camino. Le giornate si accorciano e quanto è odioso,al mattino,quel suonare della sveglia,che richiama al dovere,agli impegni con gli altri,ma in fondo anche con noi stessi.E così ci si alza ancora nella penombra del buio della notte.E al rientro dal lavoro,dopo essersi sbattuti su metro,pullman e scassatissime ferrovie regionali,per la stanchezza accumulata nella giornata non hai nemmeno la forza e la voglia di stare a giocare per un pò con i tuoi bambini.E così perdi pezzi di vita e di cuore. Bisogna approfittarne,allora, di questa spinta vitale che la natura ci regala a settembre,di questi cambi di stagione che gridano ad alta voce "ciak,si gira",non sentirsi già ai titoli di coda di una esistenza che non va. Bisogna trovarla la forza e l’ispirazione di cambiare,per avvicinarci sempre di più alla versione migliore di noi stessi,con quest'aria di settembre che dà voglia e senso di cambiare.Ognuno la deve trovare la propria forza e la propria dimensione di spirito nei posti desiderati del cuore e della mente. Per questo settembre è un mese speciale e diverso dagli altri.Sulla porta del cuore un cartello:"Non disturbare.Lavori in corso.Lavori di cambiamento,lavori di ricerca felicità".