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01 agosto 2026

AGOSTO, LA LUCE CHE SI SPEGNE





Il mese di Agosto segna il culmine dell'estate,ma il suo nome non ha nulla a che fare con il sole o le spiagge o il caldo.Originariamente,nel calendario romano, questo mese era il sesto dell'anno e si chiamava semplicemente Sextilis.Il calendario romano originale,ideato da Romolo,iniziava a Marzo.Per questo motivo, l'attuale ottavo mese era in realtà il sesto, da cui derivava il nome Sextilis.Quando Giulio Cesare riformò il sistema introducendo il calendario giuliano, i mesi slittarono.Dopo la morte di Cesare, a cui fu dedicato il mese di Luglio (da Iulius),il Senato romano volle tributare un onore equivalente al suo grande successore.Nell'8 a.C.,così,venne approvata una legge che sancì ufficialmente il passaggio da Sextilis ad Agosto (Augustus), celebrando le straordinarie vittorie dell'Imperatore,in modo particolare la conquista dell'Egitto.

Nel tempo poi,il mese di Agosto ha.simboleggiato il culmine dell'estate,il mese delle vacanze,del relax e del dolce far niente.Negli ultimi anni,poi,i cambiamenti climatici,che hanno determinato l'innalzamento notevole delle temperature sul pianeta,con la Terra che si sta riscaldando molto in fretta,anche per opera dell'Uomo,che brucia carbone,petrolio e gas,liberando gas serra.Anche quest’anno Agosto si è aperto con l’ennesima ondata di calore e si suppone che le sue temperature medie saranno sempre più roventi.

In Agosto,si diceva,l'estate raggiunge il culmine,ma anche il suo termine, stemperandosi nell’aria dolce del successivo mese di Settembre,e questo sentimento di trasformazione ha sempre suscitato l'interesse di poeti e scrittori.Ho qui scelto la poesia dello scrittore tedesco  Hermann Hesse che ha come titolo proprio il nome di Agosto.Il testo,anzitutto:

 Fu il giorno più bello dell’estate,

Ora, di fronte alla casa silenziosa
Tra il profumo e il dolce canto degli uccelli
Suona perduto per sempre.

In quest’ora dal suo corno ricolmo
Versa con voluttà in rosso sfarzo
L’estate i suoi raggi d’oro
E festeggia l’ultima sua notte.

Hermann Hesse scrive “Agosto” nel 1899,e ci regala un piccolo gioiello che merita di essere annoverato fra le poesie più significative della letteratura tedesca del '900.Confluita nella raccolta “Gedichte”, pubblicata nel 1902 (le versione italiana è “Le stagioni”,edita da Guanda nel 2021), questa lirica tanto breve quanto intensa coincide con un momento importante nella vita dell'autore. Analizziamo il testo e scopriamo qual è il contesto biografico in cui esso nasce e si realizza.

Toccare il cielo con un dito, assaporare fino in fondo un momento di felicità ma sentirne già la fine imminente e struggersi per questo:ecco,in estrema sintesi,la tematica intorno alla quale si strutturano i versi di Agosto,questa breve e bellissima poesia di Hermann Hesse,che utilizza l’ottavo mese dell’anno come metafora per spiegare che il tempo, inesorabilmente, ci porta via ogni attimo che viviamo, anche e soprattutto i migliori.
In pratica,"Agosto" celebra la gioia che l’estate porta con sé un attimo prima che essa si perda negli iniziali, inconfondibili segnali d’autunno.Tale consapevolezza,che procura a Hesse una forte malinconia,diventa anche motivo per indagare il legame fra la bellezza, intesa principalmente come quella della natura, e la transitorietà della vita.
Nella poesia c'è il ricorso a figure retoriche che sono la personificazione:l’estate viene descritta come una creatura viva che "festeggia l’ultima sua notte" e "versa con voluttà in rosso sfarzo" i suoi doni;la simbologia: il "corno ricolmo", ovvero la cornucopia, simbolo di ricchezza e prosperità.Cioe' prima di esaurirsi, l’estate elargisce frutti e luce.In tutta la poesia si alternano immagini positive e cariche di pienezza,come i "raggi d’oro" e il "rosso sfarzo",ad altre che indicano un senso di perdita e di fine, come "perduto per sempre" e "ultima sua notte".Tutto un gioco di contrasti che serve a evidenziare il tema,molto sentito da Hesse,della caducità del tempo e della vita.

Ma non è possibile conoscere a fondo né capire pienamente il significato di "Agosto" se prima non si dà una breve occhiata al contesto biografico nel quale la poesia nasce,poiché essa va a incastrarsi in un momento assai significativo della vita di Hesse, che, specialmente durante la giovinezza, si caratterizzo' per la tensione costante fra costrizione e voglia di libertà.Originario di Calw e appartenente a una famiglia che gli impartisce un’educazione molto rigorosa e severa, Hesse è costretto fin dalla più tenera età a fare i conti con le ingenti aspettative del padre, che lo influenzano fino a spingerlo a fuggire e addirittura a tentare il suicidio nel 1882,mentre studia in seminario.

La prima svolta positiva arriva nel 1895, quando Hesse riesce a strappare il permesso di farsi le ossa come apprendista libraio a Tübingen, una circostanza che rappresenta il suo primo, vero atto di emancipazione. Tübingen, inoltre, è una città universitaria carica di fervore e di scambi culturali;e' qui che Hesse ha modo di conoscere e frequentare un gran numero di intellettuali, coltivando la propria innata vocazione letteraria.

La seconda tappa di questo importante percorso formativo umano e artistico è Basilea, dove Hesse si trasferisce nel 1899 per impiegarsi presso la libreria Reich,finalmente libero e in condizione di lavorare proficuamente sulla propria identità e il proprio ruolo nel mondo.Il trasferimento avviene proprio nel mese di agosto e fu allora che l’omonima lirica vide la luce.
I versi di questa bellissima poesia sono il modo con cui Hesse ci comunica quanto sia struggente assaporare la felicità, specialmente la più autentica, avvertendone nel contempo la fine imminente quando essa è ancora in corso, poiché il poeta è ben consapevole che tutto finisce lasciando dietro di sé solo la nostalgia per ciò che è stato.

"Agosto" comincia all’insegna della malinconia:una casa silenziosa,simbolo di quiete ma anche di distanza temporale e fisica da ciò che ormai è soltanto un ricordo.Con questo riferimento Hesse si riferisce alla bella esperienza vissuta (il trasferimento a Basilea nel 1899) usando la metafora del giorno più bello dell’estate che ormai è "perduto per sempre". Eppure egli si trova immerso in un paesaggio ricco di suoni e colori, circondato com’è da piante profumate e canti di uccelli; però il giorno più bello dell’estate non c’è più e non lo si può più recuperare.E l’estate è come una dea buona e generosa che inonda il mondo di luce,calore e bellezza, traendoli fuori dalla sua cornucopia; è il momento più sensuale, quello che segna la vetta dell’esperienza emotiva che si sta attraversando;eppure,proprio adesso che è al suo apogeo,al suo culmine massimo,essa inizia inesorabilmente a scemare.
La conclusione di questa lirica non ha nulla di tragico né di cupo,è semplicemente,"l’ultima notte" che va vissuta con cognizione e con intensità,perché la gioia diventa addirittura più ardente e degna di memoria mentre sta per spegnersi.La bellezza non può fare a meno del suo stesso svanire, ci dice Hesse, e più e meglio lo dirà in seguito, ampliando un concetto che diverrà uno dei capisaldi della sua produzione letteraria.

22 febbraio 2026

I BUDDENBROOK

 



Ci sono opere d'arte che riescono a riassumere lo spirito storico e culturale che caratterizzano un'epoca:"I Buddenbrook",del grande scrittore tedesco Thomas Mann,del quale nel 2025 si sono ricordati contemporaneamente i 150 anni dalla nascita e i 70 dalla morte,è una di quete.In questo romanzo  è facile individuare tale peculiarità nell'ambito di quella sorta di calma inquieta che preparò il terreno per le catastrofi che avrebbero segnato irrimediabilmente il tramonto della civiltà borghese,del quale questo romanzo che segnò l'esordio di Thomas Mann,è profezia sconvolgente e allegoria anticipatrice.La "decadenza" di cui si parla nel sottotitolo non è solo quella di una famiglia ma di un intera società e di un intero mondo,"decadenza" di un'epoca come quella che del resto ci racconta un altro grande scrittore della cultura mitteleuropea,l'austriaco Stefan Zweig che di Mann era amico e ammiratore.Strano,chissà perchè fino ad oggi non avevo ancora letto quest'altro capolavoro di Mann.

Thomas Mann era nato nel 1875 a Lubecca, città anseatica retta da una borghesia affaristica che traeva ispirazione dalle corporazioni medievali e fondava la propria fiorente economia sull’etica del profitto.Anche durante il medioevo le libere città che aderirono proprio all'omonima Lega Anseatica,furono molto prospere,e la stessa Lubecca era un piccolo mondo autonomo,restio ad ogni senso di appartenenza statalistica e ad una politica di ingerenza dello stato nella sfera del privato;uno dei tanti centri del particolarismo tedesco,geloso della propria autonomia e orgoglioso della prosperità e della grandezza di quella borghesia il cui potere era basato sull’assoluta dedizione al lavoro con un fermo credo basato sull’onestà e sul prestigio sociale da essa conseguito nel tempo.Ed è proprio in questo contesto storico,politico ed economico che il romanzo viene ambientato.

Nella narrativa di Mann ritorna incessantemente la contrapposizione tra diverse coppie di contrari che si oppongono costantemente nella loro dialettica senza mai riuscire a raggiungere un compendio.Vita e spirito,arte e mondo borghese, natura e spirito,caos e forma(dionisiaco e apollineo a volerla dire con le parole del  connazionale di Mann,il grande filosofo Friedrich Nietzsche)


amore e morte,sono i ricorrenti poli di questa sua duplice visione:così,nelle sue opere,troviamo da una parte soggetti appagati e felici nell’immediatezza della vita,dall’altra anime complesse e tormentate(nei Buddenbrook impersonificata dal console Thomas Buddenbrook,da sua sorella Antonie e dal figlio di Thomas,il piccolo Hanno,diminutivo di  Johannes,il nome del nonno),ai quali sono negate queste gioie,che anzi si portano dentro aneliti di felicità,rimpianti e continua nostalgia.

Ne I Buddembrook,scritto nel 1901,il primo grande romanzo dello scrittore,per il quale Mann ottenne il Premio Nobel per la Letteratura nel 1929,quel contrasto trova piena espressione nei personaggi.Alcuni sono ancorati al rispetto delle norme repressive riguardanti la stabilità economica e la rispettabilità sociale(principi intrasgredibili nell’etica alto-borghese di fine Ottocento)mentre altri infrangono tranquillamente tali vincoli ed ogni limite e valore ad esse legato,finendo però in un’autodistruzione che,è sì individuale, ma pare estendersi all’intero sistema di valori politici, etici e sociali.

L’impianto del romanzo si svolge su un’ampia e accurata analisi e descrizione del quadro sociale e delle dinamiche che lo muovono.Una saga familiare che narra la storia di un’agiata famiglia di mercanti di Lubecca,e del loro declino negli anni che vanno dal 1835 al 1877,nel corso di quattro generazioni.Una narrazione che illustra il momento cruciale e le dinamiche psichiche e socio-economiche di una crisi e di un mutamento di visione che sintetizza la decadenza e il tramonto di quello spirito che per secoli aveva animato l’intera borghesia europea.

Ed infatti parallelamente al tracollo della famiglia Buddembrook,con un sentimento che possiamo definire “decadente”,l’orizzonte della vicenda si dilata fino ad abbracciare la visione di un mutamento storico,economico e sociale.E la decadenza di una famiglia diviene emblema di quella di un’epoca.Un trapasso ben leggibile nella psicologia dei personaggi ormai intrisa dell’ideologia modernista e da una malattia corrosiva che frammenta l’anima in direzione di un’insanabile conflittualità interiore.

Il romanzo è retto da una lucida analisi delle dinamiche che risultano dalla focalizzazione sui personaggi cardine della storia, e mostrano la loro incisività di svolta nella rapidità con la quale la fortuna si muta in decadenza.Tra le figure emblematiche in questo senso c'è Thomas Buddembrook,personaggio che incarna l’ambivalenza e il conflitto interiore che si muove tra gli opposti e i poli esistenziali di cui si diceva. Personaggio centrale,denso di fascino,in cui è venuta meno l’unità organica tra mondo interiore e vita reale, e in cui si incarna quell'insieme di sentimento,pensieri e azioni, che da una stabilità iniziale condurranno al declino di una visione e di un intero mondo,e all’aprirsi di una nuova e tormentata dimensione,esplorata anche attraverso la lettura della filosofia di Arthur Schopenhauer.


Nella durata delle ultime tre generazioni il “Dominus Providebit”, il motto inciso sul frontone della casa della famiglia Buddenbrook,sembra poco alla volta sgretolarsi,ma,a differenza di altri suoi familiari, incapaci di cogliere quanto stia accadendo, Thomas è pienamente cosciente di quello che sta accadendo,e ciò nonostante rimane saldamente ancorato al suo ruolo, paladino di quel mondo che sembra franare,ma che egli strenuamente e fino all'ultimo si adopera a difendere.

Ma quella di Thom sembra essere la difesa puntigliosa di un privilegio astratto tesa alla difesa dell’onorabilità di un nome,ma vuota di contenuto,della rispettabilità di un passato che contro ogni avversità si vorrebbe perpetuare, dell’insegna illustre di una Ditta verso la quale Thomas sente imperioso il dovere di mantenersi fedele,adempiendo agli obblighi che ad essa lo legano.Una difesa ardua,la sua,in una strenua inflessibilità morale che però finisce col divenire la maschera di una situazione sempre più disperata,che consuma tutte le sue energie fino ad una morte prematura.Così nell'animo di Thomas,anche in seguito a ripetuti rovesci di fortuna,si fanno largo incertezza e scontento, e una logorante tensione, indice di una interiore spaccatura e problematicità, che diviene conflitto e malattia non più sanabile.Una malattia non solo fisica ma esistenziale che condurrà Thomas a una morte drammatica e improvvisa,tale da divenire immagine essa stessa della fine di una classe sociale e dell’ideologia che aveva sostenuto un’intera epoca.La psicologia tormentata di questo personaggio è pertanto centrale in questo problematico divenire verso la possibilità di orizzonti altri,in questo passaggio verso esigenze non orientate più alla materia e finalizzate all’affermazione del Sé.

La narrazione,tuttavia,non ha un unico protagonista.Si può dire che essa è incentrata su tre personaggi cardine che nell’economia del romanzo rivestono ruoli e caratteri ben definiti,esemplificanti gli stadi del declino della famiglia.In essi si condensa quel contrasto tra due mondi distinti, tra vita e spirito, in particolare tra la vita borghese,il mondo di una gretta società mercantile e la dimensione dello spirito e dell’arte.L'altro personaggio emblematico,così è Tonie,sorella dello stesso Thomas,che incarna l’essenza stessa di questo culto rivolto alla famiglia, per cui è pronta a sacrificare sentimenti e desideri per il bene di questa,purché ne sia preservato lo status sociale, la rispettabilità e i privilegi acquisiti nel tempo.In Tonie si esprime una vitalità ostinata e finanche eroica che non si discosta mai dall’osservanza alle regole che sostengono il prestigio della famiglia e dalla difesa indiscussa dei presupposti su cui questo poggia,anche attraverso dolorose rinunce e della propria sostanziale infelicità.

Infine,antitesi all'ancoraggio eroico di Thomas e Antonie,è il personaggio di Hanno(diminutivo di Johannes il nome del nonno),il  sensibile,timido e fragile figlio di Thomas, che apre e afferma una nuova visione,un nuovo percorso attraverso il suo totale diniego dell’ideologia borghese e della dimensione etica dei padri, e attraverso l’affermazione di una visione alternativa che passa per il suo amore per la musica,in cui, a trionfare è lo spirito sulla materialità dell’esistenza.

La nuova visione che si incarna nel personaggio di Hanno segna oramai il tramonto dell’ideologia borghese,ma la sua vita,schiacciata,oppressa e compressa ai margini da un sentire gretto e lontano dalle esigenze dello spirito e da sensibilità artistica, e infine la sua morte precoce, indicheranno, tuttavia, il sopravvivere del contrasto e delle opposizioni,dell’insanabile crisi spirituale che rimarranno fortemente presenti nella tematica dell’autore,il quale non giungerà mai a una positiva sintesi di tali antinomie né ad una conciliazione armonica adeguata dell’interiore conflittualità.

15 aprile 2025

UN GIORNO LO RINGRAZIEREMO

 





Parafrasando l' "Amleto" di Shakespeare si potrebbe dire che c'è qualcosa di positivo nella schizofrenia con la quale Donald Trump ha imposto cambiamenti economici e geopolitici nello scenario internazionale da quando,appena 2 mesi e mezzo fa,si è insediato alla Casa Bianca.Soprattutto l'Europa sta constatando come le politiche di Trump stanno avendo effetti positivi a proprio favore.Trump,cioè,ha fatto riscoprire al Vecchio Continente l'importanza e il valore delle ragioni che furono alla base della sua nascita.Sì,se l'Europa sta rinascendo il "merito" è di quel truculento personaggio di Donald Trump che con il suo stile gangsteristico si accorda con gli altri boss mafiosi del pianeta,da Putin a Orban,dai neonazisti tedeschi di AFD a Nethaniau e ricatta gli ucraini,dà mano libera alle stragi Nethanyau a Gaza,minaccia gli alleati,ma alla fine lede gli stessi interessi economici dei piccoli risparmiatori americani.Sì,l'Europa dovrà un giorno ringraziare Trump per aver costretto l’Europa a ritrovare le ragioni dell'unità,la riscoperta della propria identità e dei propri valori.Volenti o nolenti ora ci sentiamo più europei.Stiamo prendendo atto che questo(fortunatamente)è il nostro destino e che non è certo roba di poco conto.Stiamo insomma cominciando a capire che l’Europa ci protegge meglio e di più delle singole nazioni,anche se l'avremmo già dovuto imparare dalla lezione della pandemia e del PNNR.

Ma i veri europeisti questo lo sanno.Sanno bene che cosa significhi il fatto che Paesi che si sono scannati per secoli,da 80 anni,invece,hanno scoperto l'importanza della pace e l'utilità della collobazione.Sì,da 80 anni l'Europa fa la fatica quotidiana di discutere e di comprendere le ragioni di tutti su tutto,anche dei famosi tappi delle bottigliette,perché anche nelle cose apparentemente marginali c’è il senso dell’Europa:stare insieme,perchè insieme ci si protegge meglio.

Quella fatica di discutere,quella volontà di capire le ragioni dell'altro anche nelle divergenze tra nazione e nazione(che del resto ci sono anche all'interno dei singoli Stati)è stata all’improvviso cancellata da Trump.L'America,l’amico di sempre ha cominciato a trattarci da nemici,a sbeffeggiarci,a dirci addirittura che qui da noi,in Europa,non c'è democrazia e che siamo solo "parassiti".Ed è qui che è scattato l'orgoglio europeo,la rivendicazione della nostra identità,della nostra comune grande,millenaria cultura;è stata questa la spinta che ci ha costretti a reagire.E nel farlo, abbiamo constatato che l’Europa non è solo un’istituzione ma anche un poderoso movimento politico,economico e culturale che si muove grazie ad alcune avanguardie più coraggiose e più lucide.Chi invece rimane chiuso in gretti e rozzi nazionalismi rimane indietro,nella sua incapacità di capire il mondo globalizzato che cambia.

Queste avanguardie più aperte e lungimiranti oggi in Europa sono la Francia,l'Inghilterra e la Germania,ed è grazie a loro se l'Europa fa altri passi avanti sulle due "D":Difesa e Debito,nel momento in cui il vecchio amico americano tradisce gli alleati europei,privilegiando il rapporto con le dittature e le autocrazie del resto del mondo.Proprio questo fa (ri)scoprire l'importanza dello stare insieme di popoli e di Stati come l'avevano pensata i Grandi Padri europei.E le due D diventano una nel momento in cui la Commissione Ue programma di fare debito comune per riarmare l’Europa,nome sul quale tante anime pure  si scandalizzano ma che dà il senso della gravità del momento.

Del resto la necessità di una difesa e un esercito europeo appare tanto più necessaria proprio ora,per non accettare passivamente le nefandezze della nuova amministrazione americana.E infatti quei leader lungimiranti di Francia,Inghilterra e Germania hanno risposto agli insulti del vicepresidente USA Vance e dello stesso Trump che tradisce la martoriata ed eroica Terra d'Ucraina,aggredendo personalmente Zelensky,privilegiando il rapporto col criminale del Cremlino.Difendere l’Ucraina significa proteggere noi stessi,ma anche riaffermare i nostri valori.

I leader di Francia,Inghilterra e Germania hanno accolto alla lettera l’appello accorato dei più importanti e prestigiosi statisti europei,Mario Draghi,che con quel suo "do something" quasi gridato davanti all’Europarlamento ha come imposto all'Europa di "svegliarsi".Così Macron, Starmer e Merz hanno preso iniziative dall’enorme significato,con i primi progetti di un contingente militare europeo,per ora solo franco-britannico,mentre la Germania rompeva lo storico tabù del debito per riarmarsi.

Questo nuovo,sconcertante scenario mondiale fa saltare ogni modello di sovranismo e nazionalismo,con la straniante scoperta che l’unica vera entità proponibile è quella europea:si potrebbe quasi parlare di un "sovranismo europeo",un ossimoro che supera e va oltre il becero sovranismo nazionalistico,capace solo di ripetere all'infinito i soliti slogan di "Europa dei burocrati che misura le vongole e il diametro delle zucchine.Ed invece proprio il nazionalismo di Trump,il suo "America First",ha squassato il "sovranismo doc",che adesso si trova davanti un'Europa più salda e dal forte orgoglio identitario.Non foss'altro che per questo a Trump bisognerebbe dare il "Premio Carlo Magno", che ogni anno viene assegnato  alla persona che ha dato il maggior contributo all'unità europea.

E l'Italia?L'Italia è la solita italietta,che traccheggia e galleggia,che assume i soliti atteggiamenti cerchiobottisti e opportunistici,aspettando di capire da che parte buttarsi.Così questa svolta dell’Europa ha evidenziato le difficoltà dei due campi politici italiani.Da un lato Meloni è stata letteralmente spiazzata dalle posizioni trumpiane.Contava di avere un ruolo(peraltro auto-assegnatosi)di «ponte» tra Europa e l'America del suo "amico" Trump.Ma proprio per compiacere le nuove posture antieuropeiste di Trump,la Meloni rischia di compremettere il suo europeismo,dimostrato col sostegno all’Ucraina.Adesso ha scelto di non scegliere,e trova sempre qualcosa che non va nelle iniziative degli alleati europei:sì a truppe in Ucraina ma con l’egida dell’Onu;riarmo sì,però,debito comune si,forse,ma.Così,mentre ai tempi di Biden la Premier italiana era centrale nello scacchiere internazionale ,oggi Merz, Macron e Starmer contano molto più di lei,nello stesso rapporto con Trump.

Dall'altro lato c'è il solito ondivago atteggiamento del PD,con Elly Schlein che ha perso clamorosamente l'occasione per ribadire l’europeismo del Pdà.E allora frasi come «noi non siamo con Trump e il suo falso pacifismo e non siamo con l’Europa per continuare la guerra»è solo un compromesso tra le varie anime del PD,come pure la critica al piano di riarmo di Ursula von der Leyen,votato da tutti gli altri Partiti Socialisti Europei.E non a caso un "padre nobile" del PD,Romano Prodi ha marchiato come "pacifismo imbelle" le posizioni assunte dalla Schlein sul piano di riarmo europeo.Piano che si può migliorare ma non si può bocciare come ha fatto il Pd, unico tra i partiti socialisti europei.

Con questa classe politica,allora,il rischio di un’Italia marginale è forte.Attualmente,infatti,il Paese degli europeisti De Gasperi e Spinelli,di Einaudi ed Ernesto Rossi si ritrova ad essere umiliato dal vergognoso sovranismo italiota.La "fortuna" è che adesso c'è Trump che ha tolto ogni alibi,che con la sue posizioni antieuropeiste costringe tutti a scegliere dove stare.Il resto d'Europa l'ha fatto e noi?

14 gennaio 2025

I NEMICI DELLA DEMOCRAZIA




Tutta l'opinione pubblica italiana ha vissuto momenti di sentita partecipazione alla vicenda del sequestro,da parte del regime iraniano,della giornalista Cecilia Sala.E c'è stato un sentimento collettivo di sollievo ed entusiasmo alla notizia della sua liberazione.

Epperò la liberazione di Cecilia Sala rischia di far perdere di vista la problematicità del contesto in cui tale liberazione è maturata.E' certamente innegabile il successo ottenuto dalla premier Meloni con il blitz negli USA e l'incontro con Donald Trump ed Elon Musk.Con questa operazione la Meloni ha inteso rafforzare la narrazione secondo la quale,grazie a lei e al suo governo,l’Italia sta riacquistando il prestigio e l'autorevolezza che,a suo dire, aveva perduto a livello internazionale.Ma va detto che la questione richiede una visione più ampia,per le implicazioni che emergono dall’incontro di Meloni con Donald Trump ed Elon Musk.Infatti l'agenzia di stampa Bloomberg News,dopo quell'incontro ha riportato alcune informazioni secondo cui in questa occasione sarebbe stato  stretto un accordo con Elon Musk per l'adesione,da parte dell'Italia,al sistema satellitare di SpaceX,di proprietà dello stesso Musk,per la fornitura di un servizio di connettività internet per la copertura nelle località più remote del pianeta.Dunque ciò che è in gioco è qualcosa che va ben oltre la questione del sequestro della giornalista italiana,e riguarda la posizione dell’Italia di fronte alla rivoluzione che si è verificata nello scenario mondiale con l’ascesa di Trump al vertice del paese guida dell’Occidente e del ruolo assunto dal suo partner Musk.

Questo nuovo ruolo lo si può comprendere già dalle prime dichiarazioni di Trump fatte ancor prima di entrare in carica;dichiarazioni che non rientrano di certo nell'ambito della prassi delle democrazie occidentali.In particolare hanno colpito quelle sue affermazioni sul suo progetto di annessione agli USA della Groenlandia(che fa parte della Danimarca)e la riconquista del canale di Panama,in ordine alle quali egli non ha affatto escluso l’uso della forza militare.Un"pensiero" Trump lo ha fatto anche al Canada,nei confronti del quale ha detto di voler usare qui,però,"solo"(bontà sua)la "forza economica"(applicando cioè dazi)perchè il Canada prima o poi dovrà essere il 51° Stato americano.

I suoi strali sono andati anche agli alleati della NATO,ai quali ha "intimato" di aumentare le spese militari portandole al 5% del PIL,minacciando altrimenti la fuoriuscita degli Stati Uniti dalla NATO stessa.Perche' poi questa è la logica dei sovranisti:Orban in Ungheria,Wilders in Olanda,Trump negli Stati Uniti,ognuno fà gli interessi del proprio Paese e questo dovrebbero capirlo,al di ogni "trombonismo",i sovranisti italioti.

Come si vede siamo davanti a una visione che rinnega il concetto stesso di Occidente,così come costruito nella cultura e nella Storia dei rapporti tra Nuovo e Vecchio Continente.Parole come quelle di Trump cancellano il diritto internazionale e le sue fondamenta etiche,in nome di una «sicurezza nazionale» americana e dei suoi interessi economici.

Di questo sovranismo senza regole e senza morale,Musk è il profeta, con la sua rete di comunicazione di 70.000 satelliti di SpaceX e la sua onnipresenza mediatica su X(e probabilmente tra poco anche Tik Tok che vuole comprare  dai cinesi)e a lui si è ultimamente allineato anche l’altro grande padrone del mondo mediatico,Mark Zuckerberg,che ha capito che è meglio sottomettersi ai nuovi padroni d'America,per curare i propri(enormi)interessi.

Ormai è chiaro che Musk non è solo un imprenditore,ma un soggetto politico che interferisce, col suo potere economico e mediatico, nella vita interna degi Stati. Lo si è visto nelle critiche da lui mosse sui rilievi dei magistrati italiani al progetto del governo italiano per i centri migranti in Albania.Più di recente,poi,Musk si è espresso in favore di Alternative für Deutchland (AFD)il partito tedesco di ispirazione neonaziste,"allontanato" perfino dalla leader di estrema destra francese Le Pen.Anzi Musk ha fatto anche di più.Ha intervistato sulla propria piattaforma X la candidata di Afd alla Cancelleria, Alice Weidel,affermando poi che «I tedeschi devono votare nelle prossime elezioni di febbraio per il cambiamento,e quindi per la Afd.Solo Afd può salvare la Germania.Sempre in questa stessa logica neofascista,poi,Musk ha deciso di sostenere con ingenti finanziamenti l’estrema destra britannica.

E' chiaro,insomma,che si è davanti a un dichiarato progetto politico-ideologico, di cui Trump, negli Stati Uniti, è l’espressione istituzionale e Musk,a livello planetario,quella,diciamo così, culturale e finanziaria («la mente» e il «portafoglio»).

In questo contesto si è svolta la «missione» della Meloni,sulla quale Trump ha detto:«La premier Meloni è volata fin qui per poche ore solo per vedermi».Parole non proprio lusinghiere per la Meloni,perchè denotano più che un rapporto di collaborazione,un vero e proprio vassallaggio.Uno Stato sovrano non dovrebbe avere mai bisogno di chiedere il permesso a per negare l’estradizione chiesta da un altro Stato.Ma sono le leggi del sovranismo,bellezza:il sovranismo del Paese più potente coesiste con gli altri sovranismi solo sottomettendoli,che è l'esatto contrario del concetto di sovranismo.

Non è certo un caso che la premier,tanto osannata per il caso Sala, non si sia azzardata a dire una sola parola di critica al discorso di Trump nella sua conferenza stampa di inizio d’anno.Nè per la parte dell’eventuale attacco militare alla Danimarca,nè per la richiesta di investire il 5% del PIL in spese militari.E dopo il solito,infinito bla,bla,bla in favore dell'Ucraina e le dichiarazioni di appoggio incondizionato all’aggredito,la Premier niente ha detto sul fatto che gli USA di Trump non forniranno più armi all'Ucraina.Anzi,ha definito il presidente americano «una persona che quando fa una cosa,la fa per una ragione» e ha ripreso quasi alla lettera le sue argomentazioni,sul canale di Panama,dicendo che fu costruito a inizi del Novecento dagli USA.E in merito alla Groenlandia,ha detto che essa «è un territorio particolarmente strategico, ricco di materie prime strategiche. Per il Canada si potrebbe fare un ragionamento simile».Praticamente un altoparlante di Trump.Se questa è tutela di dignità nazionale.

E ovviamente grandi elogi della Meloni per Musk,nuovo "idolo" della destra nostrana e nessun pericolo può derivare per la nostra democrazia,a detta della Premier,per l’eventuale affidamento della sicurezza delle nostre comunicazioni militari alla rete satellitare Starlink del tecnopopulista americano.Quanto al sostegno ai neonazisti tedeschi di AFD,la Meloni ha risposto che ognuno è libero di esprimere il proprio pensiero.Come se poi Musk fosse un qualunque privato cittadino,e non il detentore di un potere immenso,deciso ora a sfruttarlo senza scrupoli per un progetto politico in sintonia con quello ex nazista.

Difronte a questo quadro è d'obbligo chiedersi allora quale sia il futuro dell’Occidente e, in particolare,quello del nostro paese.Non si accresce il proprio prestigio riducendosi ad essere il valletto di un arrogante padrone come Trump o mettendosi sotto il controllo di Musk.E soprattutto in questo contesto e con questi soggetti non può sopravvivere tutto quello che chiamiamo democrazia.

10 gennaio 2024

UN PAESE SENZA FUTURO






Anno nuovo,problema vecchio.Ed irrisolto.Irrisolto "perfino" da questa destra di governo italiana,nonostante tutti i roboanti proclami fatti in campagna elettorale.Il problema dell’emigrazione ha messo in crisi e sta sempre più mettendo in crisi la politica di tutti i paesi democratici ed in particolare del nostro Paese nel quale gli sbarchi di immigrati nel 2023 sono stati 155.000,il 50% in più rispetto al 2022(dati del Ministero dell'Interno)con le relative problematiche di gestione di un fenomeno indubbiamente complesso.

Ma se c'è una costante nella storia dell’umanità,questa è proprio il fenomeno migratorio.Anche i numeri di oggi non sono molto diversi rispetto a quelli di 50 o 60 anni fa.Basti ricordare che la sola emigrazione italiana nel mondo,dal 1861 al 1970,coinvolse complessivamente oltre 27 milioni di cittadini,una cifra davvero impressionante.In soli 5 anni,poi,dal 1958 al 1963,l'Italia "esportò" in Europa oltre 1 milione e mezzo di migranti,molti di questi meridionali.Le classi politiche dell'epoca,infatti,credevano,come sottolinea lo storico Rosario Villari,che questo fosse un modo per fornire una soluzione "spontanea" alla questione meridionale.

Tuttavia,in qualsiasi paese democratico del mondo avanzato,dagli Stati Uniti all'Europa,avviene che le elezioni sono vinte da quelle forze politiche che si schierano contro l’immigrazione.In ogni campagna elettorale tutte le negatività della vita politica e sociale,dalla mancanza di alloggi, agli episodi di violenza,alla crisi della sanità e della scuola sono imputate,soprattutto dalle classi economicamente più deboli,al fenomeno migratorio.Ed il paradosso consiste nel fatto che questo sentimento ostile verso le migrazioni si accentua proprio mentre la crisi demografica e l'evoluzione del mondo del lavoro moltiplicano la richiesta di lavoratori stranieri.

Oltre,quindi,alle esigenze etiche e umanitarie,che sono fondamentali per l’accoglienza di minori,donne, persone fragili e profughi in fuga da guerre,crisi climatiche e carestie,bisogna seriamente porsi difronte al fenomeno migratorio.Non ci si può limitare ad uno scontro puramente ideologico ed elettoralistico tra “accoglienza ad ogni costo”o “nessuna accoglienza”,tra  “frontiere aperte” o “porti chiusi”.

Governare il fenomeno migratorio,infatti,significa avere chiare visioni che partono dai dati oggettivi del sistema sociale ed economico italiano(calo demografico,invecchiamento della popolazione,mancanza di manodopera)per poter programmare una integrazione conveniente sia per gli immigrati che per i paesi di accoglienza.Ad oggi,invece,è diffusa,da una parte e dall'altra,una sorta di radicalismo culturale con cui il problema viene affrontato.Questo radicalismo mette in difficoltà i partiti moderati e conservatori.Accade in Italia,con le politiche anti immigrati dei partiti sovranisti di Salvini e Meloni.Ma accade anche in Germania dove il partito neonazista Afd ha conquistato notevoli suffragi elettorali con la sua campagna antimigratoria.O in Olanda dove il partito dell’ex Primo Ministro Rutte è crollato a vantaggio dei partiti propugnanti politiche contro le migrazioni.

Sarebbe quindi interesse comune per l'Europa trovare tra tutti gli Stati politiche condivise al problema migratorio,ed invece nessun progetto comune è stato posto in essere.E questo nemmeno in vista ed anzi proprio perchè tra pochi mesi ci saranno le elezioni europee,nelle quali le migrazioni saranno al centro della campagna elettorale.Così ogni singolo Paese procede per suo conto,con politiche nazionali,del resto velleitarie e inefficaci,ma sempre più ostili al fenomeno migratorio.Basti pensare all'iniziativa del governo Meloni di trasferire verso l'Albania il flusso dei richiedenti asilo,con l'intenzione di trasmettere agli elettori un segnale di durezza.Ma,a parte i dubbi di legalità giuridica e di rispetto dei diritti umani, è evidente che si tratta di un provvedimento economicamente non conveniente per il nostro Paese.L'Italia,infatti,dovrebbe costruire a proprie spese nuove infrastrutture portuali e strutture edilizie oltre a dover affrontare onerosi costi economici per l'espletamento delle procedure burocratiche.

Continuare con l’estremismo della politica anti immigrazione, unita alla becera comunicazione della stampa di destra(un disgusto i titoli di "Libero","La Verità" ed "Il Giornale")non fa che alimentare sentimenti razzisti anti migranti,senza minimamente riflettere sulle opportunità e le possibili risorse che l’immigrazione ci offre,e valutare in modo oggettivo i costi e i benefici che l’immigrazione è in grado di portare alla nostra economia.Le dichiarazioni di Meloni e del ministro-cognato Lollobrigida che farneticano addirittura di "sostituzione etnica",delineano l'ottusa visione ideologica e l'incapacità del governo  di vedere le opportunità che i migranti possono fornire all’economia italiana e alla tenuta del sistema previdenziale.Senza i migranti,infatti,tra soli 20 anni i conti Inps saranno critici. Il minimo storico di nascite è un numero pericoloso per la sostenibilità delle pensioni. In prospettiva, con questa demografia, avremo più o meno lo stesso numero di persone che vanno in pensione e che entrano nel mercato del lavoro.Un rapporto di uno a uno.

Le economie ricche occidentali hanno invece tutte molti migranti. Anche noi abbiamo l’esigenza di coprire la domanda di lavori con gli stranieri.La soluzione non può che essere l’accesso di un’immigrazione regolare e fluida. Anche perché, chi arriva in Italia è per lo più giovane e contribuirebbe perciò alla sostenibilità del welfare italiano.Con le ottuse politiche  di questo governo,invece,non solo non siamo rispettosi dei nostri doveri morali e giuridici verso i migranti,ma nemmeno si farebbero gli interessi di un Paese destinato a restare senza futuro.

17 aprile 2020

UNA CASA COMUNE


L'Unione Europea sta discutendo in questi giorni sugli aiuti da concedere all'Italia per l'emergenza del coronavirus.Riunioni,contese,dispute,trattative infinite su formule e sigle complicate,MES,Eurobond,Recovery Fund,Sure,tutte cose così distanti dai problemi veri della gente.E intanto in Italia la gente continua a morire,e intanto i camion militari continuano a riempirsi di bare.Neanche difronte ad un dramma epocale come questo,l'Europa riesce ad avere sensibilità e offrire solidarietà ad un popolo in sofferenza.Sono in particolare due Nazioni,la Germania e l'Olanda,ad opporsi a qualsiasi forma di aiuti economici agevolati all'Italia.Ed anzi in questi due Paesi sembrano riformarsi vecchi (pre)giudizi e ricostuirsi nuovi razzismi.Culturali e finanziari.Così,anche nei giorni in cui in Italia si contano più di 22.000 morti per il coronavirus,il giornale tedesco "Die Welt",a proposito degli aiuti economici all'Italia,è uscito con questo titolo:"La mafia italiana non aspetta altro che i soldi di Bruxelles".Un film già visto.Era infatti il 1977,quando un altro giornale tedesco,il "Der Spiegel",pubblicava la famosa copertina di una pistola sopra un piatto di spaghetti con le parole:"Urlaubsland italien"

,il cui senso era,più o meno:"Italia,Paese a vocazione mafiosa".Per fortuna che questa non è la vera Germania;questa è la più volgare,becera e razzista Germania,quella che neanche conosce la grande cultura tedesca.La vera Germania è quella di Goethe(che tanto amò l'Italia)e Thomas Mann,di Bertolt Brecht ed Hermann Hesse,di Johann Sebastian Bach e di Beethoven,di Immanuel Kant e  Friedrich Hegel.I titoli razzisti di quei giornali offendono quel grande pensiero tedesco,prima ancora che noi italiani.Ma forse la Germania pensa di sottomettere l'Italia con strumenti di controllo finanziario(il famigerato MES)così come già fece con la Grecia.E magari pensa di poter giocare "uber alles",facendo a meno dell'Europa,penalizzando proprio quei Paesi europei come la Francia,l'Italia,la Spagna e il Belgio,che nel dopoguerra acconsentirono a dimezzare il debito pubblico tedesco,evitandole il default(nel 1945 quel debito era di 30 miliardi di marchi di allora,che mai la Germania avrebbe potuto pagare).Di questo è consapevole un grande uomo di Stato come l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder che ha detto:"La Germania è stata aiutata molto dopo la seconda guerra mondiale ed è arrivato il momento di restituire quanto ricevuto".Ma i tedeschi evidentemente fingono di non ricordare tutto questo,preferendo gemellarsi con i neo-razzisti olandesi.Anche loro,anche i giornali olandesi,hanno infatti parlato "della sporcizia degli italiani che spiega perché abbiano dovuto chiudere le scuole";oppure degli "italiani che si prendono una siesta,che è poi la cosa che sanno fare meglio".Ma già.L'Olanda,è tutta un'altra cosa.L'Olanda è un Paradiso.Un "paradiso fiscale" per la precisione,perchè,l'Olanda offre ai più grandi gruppi industriali del mondo agevolazioni fiscali che rendono i loro oneri risibili.A farne le spese sono i sistemi di welfare(in primo luogo i Sistemi Sanitari)e i cittadini europei ed italiani che oggi sono più colpiti dalla pandemia.Ecco,questa è "la civile Olanda".Difronte a queste miserie,meglio ricordare le parole di Jurgen Habermas,il più grande filosofo tedesco vivente,che ha affermato:"Se il Nord non aiutasse il Sud Europa,perderebbe non solo sé stesso,ma anche l’Europa".Ed allora è meglio per i tedeschi tenersela questa Europa,che  già l'ha aiutata nel dopoguerra e al momento della riunificazione delle due Germanie.Quanto all’Italia,c’è da rilevare quanto male hanno fatto sovranismi e i nazionalismi nostrani che hanno isolato l'Italia agli occhi dell'Europa.Il "sovranismo",quale cancro del nostro tempo,sviluppa egoismi e sovranismi uguali e contrari.Perchè nell’Europa del Nord ci sono quelli che vedono Bruxelles troppo cedevole alle pretese dei sudisti e degli italiani spendaccioni e mafiosi e quaggiù ci sono quelli che accusano la Ue di taccagneria ai nostri danni.Ecco.Se una cosa ci stanno dolorosamente insegnando queste settimane di vita sospesa è che,nonostante tutto,l'Europa,è l'unica salvezza per tutti i popoli europei.Era quello che diceva in quel formidabile,profetico scritto del 1950,"Appello all'unità europea",il grande intellettuale Piero Calamandrei.Ne riporto qualche passo,rimanendo ancora oggi estasiato difronte all'attualità delle parole scritte addirittura 70 anni fa:


L’Europa dimostrerà di non esser finita solo se riuscirà ad aver fiducia nella sua unità;solo se riuscirà, con un supremo gesto di decisione,a spezzare quest’incubo disgregatore e a risvegliarsi unita.Bisogna che i popoli divisi,per tornare ad essere una forza che conti,sentano la unità della patria europea,e in essa ricompongano ad armonia questa meravigliosa varietà di vocazioni diverse e complementari,dalla quale è sbocciata in questo continente la civiltà del mondo.(....)
Tutti i problemi dei popoli europei,oggi disorientati e sfiduciati,sono problemi di unificazione:per mettere in valore le immense risorse di questo continente è indispensabile il crollo delle barriere doganali, omogeneità monetarie e coordinazione di economie;per correggere gli squilibri demografici,le frontiere debbono aprirsi alla libera emigrazione(....)    L’unità dev’essere costruita dal didentro,per volontà dei popoli:unità vuol dire federazione di libere democrazie,che osino finalmente rompere il mito della sovranità nazionale,e,rinunciando a una parte di essa,cooperino a creare una sovranità europea più alta e più vasta,alla quale tutti i popoli possano partecipare ascendendo in condizioni di parità,come un unico popolo.(....).Chi si pone contro questa speranza è al servizio di vecchi incorreggibili nazionalismi o di nuovi imperialismi che considerano l’Europa come una vile pedina del loro giuoco mondiale(...).Solo nella solidarietà europea,primo passo verso la solidarietà mondiale,è la salvezza. Bisogna volere,basta volere:l’ora è questa o non più.
Quando la casa del vicino brucia,anche la mia casa sta per bruciare; perché uno si salvi,bisogna salvarsi tutti insieme.Il mondo, in virtù delle grandi scoperte che hanno annullato le distanze,è diventato veramente una piccola aiuola;(....)L’Italia non si salva,se non si salva l’Europa.



01 gennaio 2019

IL DONO DEL TEMPO



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Quante cose tutti augurano a tutti il primo giorno dell'anno. Serenità, gioia, felicità, salute e magari anche danaro.Ma forse quello che davvero ci manca è IL TEMPO,un tempo di vita ed il tempo di avere tempo per fare le cose vere, essenziali, quelle che davvero danno senso a tutte le altre cose.
Di questo  s'era accorta la poetessa tedesca Elli Michler , questo lei riteneva il migliore augurio che si potesse fare. Un augurio che vale soprattutto all'inizio del nuovo anno.
 
 
  Ti auguro tempo (di Elli Michler)

Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti e non soltanto per guadarlo sull’orologio.
Ti auguro tempo per guardare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.



BUON ANNO A TUTTI