05 ottobre 2026

FRANCESCO, UNA FORMA DI LIBERTA'



Nella notte tra sabato 3 e domenica 4 ottobre 1226 si spegneva nella piccola chiesa della Porziuncola,San Francesco d'Assisi,quel piccolo immenso frate che tanto cambiò la storia della Chiesa e dell'umanità.Morì in quella piccola chiesa,in quel luogo così particolare dove Lui soleva pregare,oggi situata all'interno della  basilica di Santa Maria degli Angeli di Assisi,e che è annoverata tra i luoghi francescani più importanti:qui infatti Francesco comprese la sua vocazione, accolse santa Chiara e i primi frati,e ricevette quella particolare indulgenza che va sotto il nome di Perdono di Assisi,divenendo uno dei luoghi prediletti dal santo.Quest'anno ricorrono,dunque gli 800 anni dalla morte del poverello di Assisi.E dopo 800 anni anche quest'anno il 4 ottobre cade di domenica come in quell'anno 1226.


E' perciò che il 4 ottobre la Chiesa cattolica celebra la solennità di San Francesco,Patrono d'Italia.Ma quel giorno,più che indicare il momento della morte intesa come fine,è da sempre visto come "Transito"(dal latino transitus,cioè "passaggio")termine coniato e tramandato dai suoi biografi ufficiali(come Tommaso da Celano e San Bonaventura)per descrivere la sua morte pasquale come un sereno passaggio dal mondo terreno alla gloria del Cielo e per ricordare quello che Francesco scrisse nel suo "Cantico delle Creature",a proposito di "sorella Morte"("Laudato si',mi' Signore,per sora nostra Morte corporale")scritto due anni prima di morire,un testo che è anzitutto un'autentica opera poetica.

Quando pensiamo a San Francesco, la nostra mente evoca un’immagine quasi istintiva: quella del frate in saio povero che parla agli uccelli, circondato da un’aura di miracoli e serenità. È il Francesco che ci è stato consegnato da secoli di agiografia che ne restituiscono un’icona rassicurante, capace di lodare il Creato persino nel dolore.Epperò questa visione rischia di confinarlo in una narrazione limitata,oscurando la forza dell'uomo che è stato, prima di tutto,vale a dire quella di un rivoluzionario scomodo del Medioevo.Per rintracciare il vero Francesco è necessario fare una distinzione netta tra piano della devozione e quello della ricostruzione storico-documentaria.Solo liberandolo dalla fissità atemporale delle fonti della Chiesa possiamo comprenderlo come figlio della sua epoca: un uomo nuovo della borghesia .


Francesco è figlio di un’epoca rivoluzionaria.Il passaggio tra il XII e il XIII secolo non fu solo una fase di grande fervore e rinnovamento religioso,ma rappresentò una vera e propria frattura strutturale dell’Europa.Dopo secoli di depressione economica altomedievale,il motore della storia accelerò bruscamente grazie a tre fattori:la crescita della produzione agricola,lo sviluppo degli scambi commerciali e il ritorno massiccio della circolazione monetaria.Questa ripresa portò alla nascita di una nuova classe sociale, intraprendente e sempre più ricca:la borghesia.Questa nuova ricchezza a volte ostentata creò,però,un paradosso:mentre i mercanti accumulavano fortune, la povertà urbana diventava un fenomeno ben visibile e percepito e al tempo stesso intollerabile.Un altro aspetto fondamentale riguardò la cultura,perchè la nuova classe sociale della borghesia doveva per necessità  saper leggere, scrivere e contare.Questo portò alla rottura del monopolio culturale della Chiesa, permettendo ai laici di accedere ai Vangeli in volgare senza la mediazione del clero. Questo mise in luce la discrepanza tra la vita degli apostoli e quella delle gerarchie ecclesiastiche,che vivevano nell'opulenza.

Un altro aspetto fondamentale in Francesco è il cammino di abbandono della violenza materiale e verbale,e della guerra, per vivere e predicare il messaggio di pace.Francesco, infatti, come molti giovani del suo tempo, aveva ricevuto un addestramento militare: il santo non nasce pacifista, ma aspira ai modelli di vita dei cavalieri e dei nobili, per avvicinarsi alla classe aristocratica, che però gli è preclusa per nascita in quanto figlio di un borghese.Nel clima di tensione di quei tempi tra Guelfi e Ghibellini, anche la città di Assisi dovette scontrarsi con alcune città avversarie, tra cui Perugia. Nel 1202 Francesco partecipò alla guerra tra le due città e nella battaglia di Collestrada venne fatto prigioniero.La prigionia di più di un anno,conclusa con il pagamento del riscatto da parte del padre,Bernardone,segnò profondamente il giovane, sia fisicamente per le dure condizioni che gravarono sul suo corpo, sia spiritualmente.Fu da lì che cominciò l’inizio del cambiamento che stava germogliando in lui.

In realtà, Francesco non fu il primo “folle” a farsi venire queste idee "pacifiste",di adesione più radicale e coerente con il messaggio evangelico.30 anni prima di lui, un altro ricco mercante aveva tentato la stessa strada, finendo però contro un muro.Fu Valdo di Lione un uomo che, come Francesco, aveva capito che guadagnare denaro non corrispondeva esattamente al comando di Cristo.Valdo donò tutto ai poveri e fondò i «Poveri di Lione». Tuttavia, quando andò a Roma per chiedere il permesso di predicare, si scontrò con una gerarchia che vedeva in lui solo un laico presuntuoso.Cacciato,Valdo continuò a predicare di nascosto,considerando la Chiesa corrotta e diventando eretico.Nel 1209,una generazione dopo,anche Francesco andò a Roma per lo stesso motivo e la sfida era identica a quella di Valdo,ma la risposta che arrivò fu radicalmente diversa.

Francesco,a differenza di Valdo,ebbe un'intuizione geniale,diplomatica prima ancora che spirituale.Egli capì che per influenzare la cristianità doveva, a ogni costo, stare dentro di essa.Gli altri movimenti contestavano l’autorità,Francesco,invece,scelse la via della sottomissione assoluta. Egli visse una radicalità che potremmo definire violenta: arrivò a demolire personalmente una casa di pietra ad Assisi perché i frati non dovevano avere stabilità né proprietà. Eppure, quello stesso uomo insegnava ai suoi confratelli che bisognava baciare le mani ai sacerdoti,anche se corrotti, perché quelle mani amministravano i sacramenti.La sua rivoluzione non cercava la critica a tutti i costi,ma si fondava sull’esempio e sull’obbedienza. Francesco dimostrò che si può essere gli ultimi degli ultimi senza mai smettere di ubbidire alla Chiesa,trasformandola così dall’interno anziché attaccarla dall’esterno.

Quando nel 1228 venne ordinata la canonizzazione di Francesco,il frate Tommaso da Celano ricevette l’ordine da papa Gregorio IX di scrivere una Vita del futuro santo.In questo enorme lavoro di ricostruzione dei momenti della vita di Francesco e di preparazione alla santità, l’autore non trascurò di narrare anche gli aspetti più spigolosi e ruvidi del frate. Infatti, l’immagine che ne emerge è molto diversa dall’umile poverello di Assisi della tradizione successiva: è per molti versi un ritratto scomodo, fatto di radicalità nell’abbracciare il messaggio evangelico, di privazioni e critiche aspre verso i confratelli più deboli o dediti alla vita contemplativa e non a quella del servizio.

Spesso la figura di Francesco è stata ridotta a quella di una specie di anticipatore degli hippy o di un moderno ecologista; in realtà Francesco fu un uomo molto più complesso e radicale, attraversato da un conflitto interiore profondo nel tentativo di rimanere fedele al messaggio evangelico in cui credeva, pur vivendo all’interno di un’istituzione imperfetta come la Chiesa.Per molti versi Francesco, nella sua complessità,continua ancora oggi a parlare attraverso il tempo.La sua lezione risiede soprattutto nella scelta di restare dentro la realtà che voleva trasformare: per incidere nella storia non basta protestare dall’esterno,ma occorre abitare le contraddizioni del proprio tempo, restando fedeli a un messaggio e a una visione del mondo.Francesco ci ha dato un insegnamento radicale:la povertà può diventare una forma di libertà assoluta,una rinuncia al potere e alle sue logiche,non una fuga dal mondo ma un modo diverso di starci dentro.

Nessun commento: