04 settembre 2026

100 GIORNI A PALERMO





La sera del 3 settembre 1982 Palermo fu teatro di uno degli attentati più feroci della storia repubblicana. In via Isidoro Carini, nel cuore della città, un commando mafioso assassinò il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente di scorta Domenico Russo.

Sono trascorsi 44 anni, ma quella strage resta uno dei simboli più dolorosi della lotta dello Stato contro la mafia e la criminalità organizzata.Un attentato che non colpì soltanto un uomo,ma un’intera istituzione:il generale dei Carabinieri che aveva riportato grandi successi nella lotta al terrorismo delle Brigate Rosse,chiamato a Palermo per affrontare una mafia sempre più potente e organizzata.Un uomo che veramente si era domostrato tale fin da giovane,quando,col rischio della vita,si impegnò in battaglie ideali,come nella Resistenza,per esempio:dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943,rifiutò di aderire alla Repubblica di Salò e si schierò nelle file della Resistenza operando in clandestinità tra le Marche e l'Abruzzo.

Dalla Chiesa era arrivato in Sicilia con un incarico speciale. Dopo una lunga carriera nell’Arma,dopo aver combattuto il terrorismo delle Brigate Rosse, era stato nominato prefetto di Palermo il 30 aprile 1982. La sua missione era chiara: applicare contro Cosa nostra la stessa determinazione utilizzata negli anni precedenti contro il terrorismo.Ma il suo arrivo in città avvenne in un momento estremamente delicato.Palermo era attraversata da una violenta guerra interna alla mafia, con le cosche dei Corleonesi impegnate a consolidare il proprio potere. In quel contesto Dalla Chiesa aveva intuito la necessità di colpire non soltanto gli esecutori materiali dei crimini, ma anche le reti di consenso, le complicità e gli intrecci economici che permettevano alla criminalità organizzata di prosperare.

Il generale rimase prefetto per appena 100 giorni e proprio perciò il film di Giuseppe Ferrara che anni dopo fu realizzato sul sacrificio del generale prese il nome di "100 giorni a Palermo",con Lino Ventura nel ruolo del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e Giuliana De Sio in quello di Emanuela Setti Carraro.



Fu un periodo brevissimo,ma sufficiente a far percepire alla mafia la portata della minaccia rappresentata dalla sua presenza.La sera del 3 settembre, poco dopo le ore 21, Dalla Chiesa viaggiava a bordo di una A112 insieme alla moglie Emanuela Setti Carraro, sposata pochi mesi prima. Dietro di loro seguiva l’auto di servizio con l’agente Domenico Russo. In via Isidoro Carini entrò in azione il commando mafioso: le vetture furono affiancate e partirono raffiche di Kalashnikov AK-47.Il generale e la moglie morirono sul colpo. Russo rimase gravemente ferito e morì dodici giorni dopo in ospedale a Palermo.

L’immagine dell’auto crivellata dai proiettili divenne immediatamente il simbolo della sfida lanciata da Cosa nostra allo Stato,così come anni dopo,divenne un simbolo quell'altra immagine dell'autostrada sventrata nei pressi dell'uscita di Capaci,dove fu massacrato il giudice Giovanni Falcone,la sua compagna e l'intera sua scorta.




















Dopo qualche ora dall’attentato a Dalla Chiesa comparve su un edificio un cartello lasciato da un anonimo cittadino con una frase destinata a restare nella memoria collettiva:“Qui è morta la speranza dei siciliani onesti”.


La reazione dell’opinione pubblica fu enorme.Ai funerali parteciparono migliaia e migliaia di persone e la rabbia dei cittadini si trasformò anche in una dura contestazione verso le istituzioni presenti.La strage rappresentò uno spartiacque nella percezione del fenomeno mafioso:mostrò con una forza senza precedenti la capacità di Cosa nostra di colpire direttamente un rappresentante dello Stato ai massimi livelli.

L’omicidio di Dalla Chiesa contribuì anche ad accelerare una risposta normativa e investigativa più incisiva contro la mafia.Pochi giorni dopo sarebbe stata infatti approvata la legge Rognoni-La Torre,che introdusse nel codice penale il reato di associazione mafiosa e lo strumento della confisca dei patrimoni illeciti.C'era voluto il sacrificio di Dalla Chiesa per arrivare a questo.

Negli anni successivi le indagini giudiziarie ricostruirono le responsabilità della mafia.Per la strage vennero condannati diversi capi di Cosa nostra,tra cui Totò Riina,Bernardo Provenzano,Pippo Calò e Bernardo Brusca.

Oggi il nome di Carlo Alberto Dalla Chiesa continua a rappresentare un modello di rigore,coraggio e fedeltà alle istituzioni. La sua figura è ricordata non soltanto per il sacrificio finale,ma soprattutto per il metodo con cui affrontò le emergenze più difficili della storia italiana:la convinzione che lo Stato dovesse essere presente, organizzato e più forte della paura.Accanto a lui restano il ricordo di Emanuela Setti Carraro,giovane moglie che quella sera condivise il suo destino,e di Domenico Russo,servitore dello Stato rimasto accanto al prefetto fino all’ultimo. Tre vittime di una stessa violenza, tre nomi che ancora oggi rappresentano la battaglia per la legalità.A 44 anni di distanza, la strage di via Carini non è soltanto una pagina della storia italiana:è un monito sulla necessità di difendere ogni giorno gli ideali e i valori della giustizia e della democrazia.Anche perciò rimangono valide le parole di qualche anno fa del Presidente Sergio Mattarella,che ebbe anche lui il fratello Piersanti assassinato dalla mafia."Il Generale Dalla Chiesa - disse Sergio Mattarella - fu un eroe del nostro tempo e l'atto criminale del suo assassinio si ritorse contro chi lo volle",per gli effetti legislativi e organizzativi che lo Stato seppe adottare dopo l'omicidio.

Strumenti più incisivi di azione,di indagine e coordinamento vennero messi in campo,proprio facendo tesoro delle esperienze di Dalla Chiesa e rendendo più efficace la strategia di contrasto alle organizzazioni mafiose.E soprattutto e ancor più quello sforzo fu sostenuto e accompagnato da un crescente sentimento civico di rigetto e insofferenza verso la mafia,che pretendeva di amministrare indisturbata i suoi traffici, seminando morte e intimidazione.Perchè il sentimento dei siciliani onesti,difronte a quella orrenda strage fu di commozione e sdegno che rafforzarono il rifiuto della prepotenza criminale.

03 settembre 2026

SETTEMBRE, IL TEMPO DEL PASSAGGIO




Settembre, primo mese d’autunno o ultimo d’estate?La domanda è legittima, non fosse altro che la risposta è cambiata spesso nel corso dei secoli e dei millenni.Che sia un momento di passaggio è chiaro.Ce lo dicono gli astronomi, innanzitutto.La terra è una specie di trottola storta. Impiega ventiquattro ore per ruotare sul suo asse. Circa trecentosessantacinque giorni per fare il giro completo attorno al sole.E per due volte all’anno questa danza obliqua fa sì che il sole si trovi esattamente allo zenit dell’equatore e la notte ha esattamente la stessa durata del  giorno. Equa nox, appunto, notte uguale: equinozio.Capita a marzo e capita – appunto - attorno al venti settembre. Da quel giorno in poi l'abbreviazione della fase di luce del giorno si accentua e il buio si impossesserà già delle ore del pomeriggio.

Che settembre sia un momento di passaggio lo sanno da sempre i pastori, che attendono questo mese per la transumanza,per lasciare,cioè,i pascoli di montagna e cominciare il viaggio che li riporterà in pianura a passare l’inverno: uomini e animali incamminati tra larghi sentieri ghiaiosi, rocce e boschi, con il sapore del formaggio mangiato alla partenza, il suono dei canti che segnano il passo lento delle pecore e dei buoi.Come non rcordare a tal proposito la poesia di Gabriele D'Annunzio,intitolata "Settembre" appunto e dedicata proprio alla transumanza.

E che settembre sia tempo di passaggio lo sanno bene i contadini, che attendono questo mese sia per la vendemmia che per la semina: un tempo e una maturazione che si compiono e un tempo che ricomincia, lentamente, sottoterra.È anche per tutto questo che una volta, girando per le campagne all’inizio di questo mese capitava di scorgere nuvole di fumo azzurro tra le colline, di roghi che bruciavano stoppie e rami vecchi.Con quel profumo di legna arsa che si spandeva ovunque, sui pianori, nei borghi, tra le strade dei villaggi e dei paesi...

E dunque settembre è un inizio o è una fine?Per i greci, sul finire dell’estate, quando la stella brillante Sirio riempiva la maggior parte della notte, cominciava l’anno agricolo.Era quello il tempo di tagliare la legna e di prepararsi all’aratura.Poi sarebbe arrivata la vendemmia: quando verso il mattino Orione e Sirio fossero giunti ormai alla metà del cielo, allora sarebbe stato tempo di raccogliere e portare a casa tutti i grappoli, esporli al sole per dieci giorni e dieci notti, per poi tenerli all’ombra cinque giorni, che il sesto infine sarebbero stati posti nei vasi.Ma per tanti versi, Opora, come i greci chiamavano  l’autunno,rimaneva legato più al caldo della stagione passata che al freddo dell’inverno in arrivo. Soprattutto il primo periodo, quello che per noi oscilla tra settembre e ottobre: momento dei frutti maturi, dei doni giunti alla loro pienezza:pere,mele,fichi e,sopra tutti,l’uva naturalmente.

Settembre per secoli è rimasto il mese che in un certo senso portava a compimento l’estate.Un’ultima grande esplosione di gioia, prima di cominciare il lento percorso verso il buio, la morte e il gelo.Nella meteorologia,ma anche nell'animo umano.Nel medioevo, il cristianesimo siglò questo tempo di passaggio mettendolo sotto la protezione dell'Arcangelo Michele(che si festeggia,appunto il 29 settembre)legandosi, come sempre, a feste ancora più antiche.Così,dopo le grandi festività dedicate a Maria al termine dell’estate, l’equinozio d’autunno, la fine della stagione calda e luminosa, venne celebrato sotto il segno della festa dedicata a San Michele.Alle origini c’erano probabilmente culti antichi dedicati al dio solare Mitra, ma in pieno medioevo questo ovviamente non lo sapeva più nessuno.Il successo di quel santo fu enorme in tutta Europa, a cominciare da quello che è forse il suo santuario  più celebre:quella famosa isoletta montuosa sulle coste della Normandia che si collega a terra solo quando giunge la bassa marea… Mont-Saint-Michel,appunto.

Così il 29 settembre la sua era ormai la festa della vendemmia. Un vero e proprio Capodanno d’autunno, tanto che lo usavano tutti pure come data fissata per la scadenza dei contratti agrari. Tempo per i contadini di pagare le rendite al signore; tempo per le vendite a credito di vino…Vendemmia e semina: è così che settembre sarebbe stato raffigurato per secoli nei bassorilievi delle cattedrali e nei manoscritti.E verrebbe da chiedersi cosa sia rimasto di tutto questo ora. Forse più di quello che si pensa. Il vino non ha certo perso di importanza e la vendemmia rimane un momento cruciale dell’anno agricolo.Poi certo,il mondo è cambiato.

Adesso settembre è il momento del ritorno agli impegni,della fine delle vacanze. Per chi ama il caldo e i tempi rallentati, questo ritorno agli obblighi e alla quotidianità suona sempre un po’ faticoso; per chi l’estate la vive più come una parentesi, talvolta forzata, settembre suona come una specie di Capodanno.E forse in questo senso c’è qualcosa di antico e di profondo, persino quando facciamo i conti con la fine delle ferie: c’è una stagione che muore e una che comincia in questo passaggio che, ad ascoltarlo bene, ci dice di quanto la natura e il cosmo stesso segnino la nostra vita.Sono queste le impressioni,le mie impressioni,almeno,che settembre ci consegna ed è perciò che voglio ricordare l'arrivo di questo nuovo tempo dell'anno e dello spirito con la splendida e ormai celebre canzone della Premiata Forneria Marconi(per noi ragazzi dell'epoca bastava pronunciare solo quelle tre lettere,PFM)"Impressioni di Settembre".