26 luglio 2019

QUANDO C'ERA IL PARLAMENTO



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Fino a qualche anno fa accadeva che il Governo italiano,quando c'era una questione importante,si presentava nelle Aule Parlamentari e riferiva sulle vicende di politica interna o internazionale che erano in discussione e poi c'era l'opposizione che interveniva nel dibattito parlamentare che ne seguiva.Sì,più o meno così,funzionava la dinamica parlamentare,era così che l'aveva prevista quel pezzo di carta straccia che oggi è diventata la Costituzione italiana.E invece l'altro giorno nel Parlamento italiano è avvenuta una roba tutt'affatto diversa.E' avvenuto che tal Giuseppe Conte,che pare che sia il Premier italiano,è andato in Parlamento a riferire sulla vicenda "Moscopoli" nella quale sembrerebbe coinvolto il vicepremier Salvini,per dei presunti finanziamenti illeciti della Russia alla Lega.Piccolo particolare:in Aula riferiva Conte e non Salvini,vicepremier e capo della Lega,il quale era proprio il referente politico e istituzionale diretto di quella vicenda.Salvini,invece,in Parlamento nemmeno si è sognato di andarci.Ed è accaduta anche un'altra cosa curiosa:mentre il premier parlava,i vicepremier parlavano a loro volta;però da un'altra parte.Poi,mentre Conte prendeva la parola al Senato su "Moscopoli" e dintorni,i senatori a 5 Stelle alzavano i tacchi e se ne sono andati.E, come se non bastasse,Salvini,richiesto di un commento sulle parole di Conte,rispondeva che a lui interessano "meno di zero".Ora non so se un giorno si farà anche con Conte quello che si "faceva" ai tempi di Spadolini,Moro e Craxi e si pubblicheranno anche per lui i suoi(pochi,invero)discorsi parlamentari.E chissà se il curatore del volume vorrà riportare, per definire il momento storico,il giudizio del Capitano leghista:"meno di zero".Ma come!Era in Parlamento,parlava dai banchi del governo!Niente,per Salvini,Conte vale meno di zero.Perché è così che funziona la storia oggi in Italia.Salvini può ben dire che tutta questa storiaccia di Savoini al Metropol non lo riguarda né poco né punto.Ma impressiona il fatto che lui,per rispondere alle interrogazioni delle opposizioni,non ritenga di dover portare la sua tesi in Parlamento.Piuttosto,va sui social e comunica quello che vuole lui,come vuole lui e quando dice lui,tanto lì,sui social,non c'è dibattito parlamentare e lui può straparlare senza paura di essere contestato.E Di Maio?Certo,e mica lui poteva tacere nel giorno in cui parlano gli altri due,e così fa la stessa cosa:dice la sua,per mettere insieme un abbozzo di spiegazione sul perchè i senatori grillini hanno abbandonato l'aula quando Conte cominciava a parlare.Ma la spiegazione anche lui non la dà in parlamento,ma si affida alle risorse che gli mette a disposizione Mark Zuckerberg.Eh sì,dovrò aggiornare il mio Manuale di Diritto Costituzionale:dovrò appuntarmi che,invece della centralità del Parlamento,ora c'è la centralità di Facebook e di Twitter.Pare niente,ma le cose cambieranno anche per tutti noi che deputati o senatori non siamo:invece di elettori saremo follower,cioè seguaci e magari adoratori del Capo/Capitano.Perchè è questo che sta accadendo:è in atto il declino del Parlamento,che sta diventando sempre più aula sorda e grigia come ai tempi "suoi",i tempi del Duce.Se si pensa al modo in cui si è giunti a definire gli equilibri di una democrazia costituzionale,alla funzione dei suoi organismi rappresentativi,a quel sistema di pesi e contrappesi costituzionali(checks and balances)si comprende cosa sta accadendo.Ci sono voluti decenni di battaglie politiche e culturali per assorbire le tante diffidenze nei confronti della democrazia rappresentativa(è divenuta famosa la frase Churchill:"la democrazia è la peggior forma di governo,eccezion fatta per tutte quelle che si son sperimentate finora").Ma la democrazia e l'azione di governo vanno innervate con un processo di formazione delle ragioni,che la libertà non è compromessa ma anzi rafforzata dal confronto reciproco delle opinioni.Se, in nome dell'uguaglianza,togli di mezzo il Parlamento,perdi tutta la sostanza razionale della decisione politica(e non si può non richiamare qui la famosa osservazione di Alexis de Tocqueville sulla "dittatura della democrazia").Oggi,invece,ogni leader politico se ne sta con il suo gregge di follower,che invece che usare il cervello sa cliccare solo like,cuoricini e faccine.Nessuno risponde agli altri.Certo non si può tornare indietro e i social sono parte integrante del nuovo mondo del consenso e dell'espressione politica.Il problema sarà come inventare nuove articolazioni della sfera pubblica che arricchiscano e non impoveriscano i tradizionali luoghi della democrazia.Ma gli ultimi giorni mostrano purtroppo un'altra cosa,e cioè che sono gli stessi leader politici a costruire questa contrapposizione,a scegliere di connettersi alla Rete invece che alle istituzioni repubblicane.Si discute in questi giorni della riduzione del numero dei parlamentari.Poi,però,arrivano momenti come quelle dell'altro giorno e ti vien fatto di pensare che la riduzione è ancora poco,perchè con quello che è successo,saranno ancora tanti,troppi gli onorevoli,se già quelli che contano in Parlamento non ci vanno.Ed in più fanno anche la guerra a quelli che ci vanno.Salvini, insomma,non c'era,e più che con l'opposizione,se l'è presa con Conte,che aveva scelto di esserci proprio in nome e per conto di Salvini stesso.Ma davvero siamo a questo punto,che si può scegliere di tener conto o meno del Parlamento?E qual è il punto successivo?Oggi è:io non c'ero.E se domani fosse il Parlamento a non esserci più,perchè nel frattempo è arrivato qualcuno che ha detto:"questa è solo un'Aula sorda e grigia buona per un bivacco di manipoli"?

20 luglio 2019

SULLA LUNA

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50 anni fa,alle 4,57 del 20 luglio 1969(ma sull'ora dell'effettivo allunaggio sorse una disputa oramai famosa tra i giornalisti RAI,Tito Stagno e il corrispondente dagli Stati Uniti,Ruggero Orlando)l'Uomo,per la prima volta nella Storia,mise piede sulla Luna.Al di là di tutte le celebrazioni che in questi giorni si stanno facendo, forse aveva ragione il poeta Gianni Rodari : la luna lasciamola ai poeti e ai sognatori.Per sognare i più bei sogni, per sperare l'impossibile.

SULLA LUNA
di Gianni Rodari

Sulla luna, per piacere,
non mandate un generale:
ne farebbe una caserma
con la tromba e il caporale.
Non mandateci un banchiere
sul satellite d’argento,
o lo mette in cassaforte
per mostrarlo a pagamento.
Non mandateci un ministro
col suo seguito di uscieri:
empirebbe di scartoffie
i lunatici crateri.
Ha da essere un poeta
sulla Luna ad allunare:
con la testa nella luna
lui da un pezzo ci sa stare…
A sognar i più bei sogni
è da un pezzo abituato:
sa sperare l’impossibile
anche quando è disperato.
Or che i sogni e le speranze
si fan veri come fiori,
sulla luna e sulla terra
fate largo ai sognatori!

02 luglio 2019

QUANDO MUORE LA RAGIONE





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Ma come siamo potuti arrivare fino a questo punto ? Come è successo che nel civilissimo e solidale popolo italiano si siano instillati questi sentimenti di odio,rancore,intolleranza,repulsione verso l'altro e il diverso, soprattutto se poi l'altro è un immigrato che arriva in Italia per sfuggire a guerre,fame, carestie e violenze subite anche nei campi libici di raccolta profughi(in realtà dei veri e propri lager,dove uomini e bambini subiscono soprusi e le donne sono sistematicamente violentate)?E così,mentre ogni volta quei 4 poveri diavoli sono lì,in mare,su una nave alla quale il Ministro col Rosario vieta di entrare in porto,non ci si indigna più,non ci si ribella più e anzi talora taluni entusiasticamente plaudono quando ad una famiglia di etnia rom,ma italiana a tutti gli effetti,viene impedito di entrare in una casa popolare,LEGITTIMAMENTE loro spettante.E non diciamo niente quando bambini,figli di extracomunitari che frequentano le scuole materne ed elementari italiane,vengono allontanati dalla mensa scolastica o viene loro negato il diritto a fruire del servizio di scuolabus,così come è accaduto a Lodi.Questo odio contro gli immigrati trascende e diventa un sentimento di più diffusa intolleranza anche tra gli stessi italiani,solo perché,magari,in qualcuno c'è un altro e diverso sentire ideale e culturale,rispetto al "mainstream" dominante.E' doloroso ammetterlo,ma siamo difronte ad una specie di guerra civile verbale,nella quale si cerca il soffocamento e non il confronto delle idee.Su ogni social,in ogni talk show,in ogni occasione che potrebbe essere luogo di confronto e di dibattito si cerca la degradazione di quello che viene visto come il nemico,non l'avversario politico,in un ottuso, e cieco sentimento di furore antagonista.Quali altre e alte parole usava,invece,a proposito del confronto delle idee,il liberale Luigi Einaudi:"sentire la gioia,una delle più pure che cuore umano possa provare,la gioia di essere costretti a poco a poco dalle argomentazioni altrui a confessare a se stessi di avere,in tutto od in parte,torto e ad accedere,facendola propria,alla opinione di uomini più saggi di noi......
Forse può aiutare a comprendere quello che sta accadendo oggi in Italia,il libro di Siegmund Ginzberg"Sindrome 1933,.Nel suo libro Ginzberg  indaga su un clima culturale,un ambiente politico cupo e oppressivo esistente nella Germania del 1933.Da questo contesto l'autore rileva impressionanti similitudini con la situazione oggi esistente in Italia.Certo,non si tratta di paragonare Salvini a Hitler,quella sarebbe davvero una sciocchezza.Ginzberg,invece,fa una ricostruzione di un clima sociale e culturale attraverso la rilettura dei quotidiani dell’epoca,trovando analogie nel panorama di testate di allora che somigliano così tanto a quelle attuali fascio-trash italiane,tipo "Libero","La Verità" di Maurizio Belpietro e altre.Era sulle pagine dei giornali tedeschi del '33 che si specchiavano i sentimenti peggiori della gente e li si legittimava,li si alimentava e aizzava all'odio,riempendo la testa ed il cuore di rancore e odio,invece che di ragionamenti e sentimenti.Era proprio lì,su quel tipo di stampa che si attaccavano ogni giorno gli immigrati,che allora erano ebrei in fuga dai pogrom nell’Europa orientale:ogni fatto di cronaca nera che avesse come protagonista uno di loro veniva urlato ed enfatizzato,per stimolare il rancore e il furore contro l'altro,appunto.Era su quei fogli che ci si indignava o si sghignazzava per i comportamenti degli ebrei,i loro cibi,i loro presunti privilegi.Gli ebrei di allora svolgevano esattamente la funzione degli immigrati di oggi:trovare allora come oggi,un colpevole verso cui indirizzare la rabbia per la crisi economica che aveva devastato la Repubblica di Weimar allora,gli Stati europei oggi,in seguito alla crisi finanziaria internazionale.Di qui la narrazione alla quale milioni di tedeschi credettero senza obiettare o dubitare:da un lato gli ebrei,i politici,i socialdemocratici,le élite degli stati europei;dall’altro il popolo,la Nazione,lo Stato sovrano.Il popolo:parola nobile rapidamente rapinata dal partito di Hitler,che iniziò a usarla a dismisura autorappresentandosi come portatore dei suoi interessi in contrasto con ebrei,élite,casta dei politici,intellettuali e i governi europei democratici.E poi ci fu il riduzionismo.In fondo,pensarono i  tedeschi,Hitler non era poi così brutto come gli avversari lo dipingevano,si va beh strilla in piazza,ma alla fine ci libera di quelli lì,degli ebrei brutti e cattivi.Così come oggi "ci pensa lui",il ministro col Rosario,a mandar via gli immigrati.Alla fine,però,la parte più interessante della ricerca di Ginzburg sul 1933 sono i “segnali deboli”,quelli che provenivano dalla società e che legittimavano la dittatura hitleriana.Piccoli fatti di cronaca appena riportati,di solito insulti per strada a ebrei,un tizio che rifiuta di farsi tagliare i capelli da un barbiere quando scopre che è ebreo,lettere ai giornali perché la negoziante ebrea fa i prezzi troppo alti,altra gente che scrive arrabbiata perché gli ebrei rubano loro i sussidi sociali.Proprio come oggi:devono venire #primagliitaliani ed è perciò che si nega la casa ai rom e il divieto della mensa e dello scuolabus ai bambini extracomunitari e il ministro col Rosario chiude i porti e vieta lo sbarco a bambini di pochi anni e a donne violentate,che sono stati per giorni e giorni sulla nave della Ong.Sono questi infiniti segnali deboli a farci rivivere il clima,oggi come allora.E oggi,come allora,chi si opponeva al mainstream antiebraico era un pappamolle,un membro dell’élite,un pietista.Questo libro può insegnarci che ciclicamente c'è una fase impazzita che evidentemente l’umanità ciclicamente attraversa,nei momenti di paura e di crisi economica e sociale.In fondo, ce l’aveva già spiegato bene Manzoni,con la sua "Storia della colonna infame",nella quale viene narrata la storia di iniquità e violenza del potere fondato sul pregiudizio,l'intolleranza e l'odio dell'uomo contro l'uomo.Ma ogni volta siamo sempre lì,al buon senso che cede al senso comune.