27 luglio 2023

DENTRO IL BUIO DELLE NOSTRE COSCIENZE






Stanno facendo il giro del mondo le foto dei migranti africani morti di sete e di fame nel deserto al confine tra Tunisia e Libia.Nelle dune aride e soffocanti, i loro sogni hanno incontrato la loro fine.In particolare ha colpito e straziato quell'istantanea di quella mamma e della figlioletta,distese morte sulla sabbia rovente,i corpi riarsi dal sole.Grazie poi all'impegno e alle ricerche della giornalista Antonella Napoli,quei corpi hanno avuto almeno la dignità e il decoro di un riconoscimento:quella mamma si chiamava #DossoFati e fuggiva dalla Costa d'Avorio.con la piccola Marie(nella foto sopra DossoFati con la figlia ed il marito,del quale non si hanno più notizie).
Quell'immagine è atroce,paragonabile solo a quella del piccolo Alan Kurdi morto sulle coste turche nel 2015.



L’amore di una madre,il sogno irrealizzato di una bambina,che voleva andare a vivere la vita dei suoi coetanei europei.Quell'immagine  é diventata l’immagine-simbolo della tragedia dei subsahariani deportati dai tunisini nel deserto africano ma,come testimoniato da molti giornalisti,sono tanti altri i migranti(e i morti)respinti dalla Tunisia e abbandonati nel deserto al confine con la Libia.Tutto questo ricade come pesante responsabilità sul presidente tunisino Kais Saied che ha dichiarato guerra ai subsahariani in nome di una fantomatica "sostituzione etnica"(guarda un pò,pure da quelle parti usano lo stesso,spregevole linguaggio di alcuni sgradevolissimi personaggi del governo Meloni).
 
Questo è il risultato della feroce politica del presidente tunisino Saied,lo stesso Saied con il quale la presidente Giorgia Meloni si è detta "molto soddisfatta di aver siglato un Memorandum d'intesa insieme alla Ue,per le politiche di controllo della migrazione con i Paesi del Nordafrica".

Questo,ancora una volta,hanno fatto l'Europa e il governo Meloni:nessuna indignazione difronte alla tragedia dei subsahariani.Come sempre hanno finto di non vedere,anzi hanno fatto accomodare l'assassino Saied a un posto d’onore al tavolo europeo,con la firma di un memorandum,dandogli tanti soldi per gestire i migranti.Quei migranti che lui ha ammazzato come quella mamma e la sua bambina.

Ed invece dovrebbe farci vergognare e indignare quella foto.Quel viso affondato nella sabbia,le braccia aperte,come di chi crolla senza avere più la forza di proteggersi nella caduta:la donna è morta vicino a un cespuglio.La piccola accucciata accanto a lei,una mano infilata sotto il corpo della mamma,forse alla ricerca di un ultimo abbraccio che lei non le poteva più dare.

Quella mamma e la sua bambina non sono naufragate in mare,come tanti altri disperati che,scappando dalla fame e dalle guerre,sono poi morti affogati nelle acque del Mediterraneo.Loro,quella donna e la sua bambina,al mare nemmeno son riuscite ad arrivarci.Sono state ammazzate dalla fame,dalla sete,dal caldo torrido al confine fra la Libia e la Tunisia.Quei due poveri corpi sono il simbolo dell’ennesima crisi umanitaria.Ma per i governi sovranisti europei quei corpi sono poco più di cenci abbandonati nel deserto o,secondo il ministro Piantedosi,"un carico residuale".Cercava una nuova vita quella donna,un futuro migliore per sé e per la piccola Marie,perché potesse crescere in un Paese dove fame,povertà,risorse pressoché inesistenti,istruzione quasi impossibile,fossero solo un ricordo.Ma quelle speranze si sono infrante ancor prima di arrivare a metà strada,così come per tanti altri in questi anni.

Di Dosso Fati e Marie non conoscevamo il loro volto e nemmeno da quale inferno provenissero,abbandonate con i loro corpi con la faccia dentro la sabbia.E' morta sotto il sole torrido del deserto quella donna con la sua bambina;ma in realtà é morta dentro il buio pesto delle nostre coscienze,dentro la notte dove è morta l’umanità,nell’inferno di quel dolore che noi Paesi "civili" abbiamo deciso di infliggere a chi cerca solo di sopravvivere.Grazie all'opera meritoria di Antonella Napoli si é ricostruita l’identità di queste ultime vittime,ma ancora tanti,troppi sono i video e gli scatti dell’orrore che continuano a provenire dal deserto al confine tra Libia e Tunisia.Se queste due nazioni fanno violenza materiale a queste povere vittime,anche noi usiamo loro violenza:la violenza dell’indifferenza,il deserto arido delle nostre coscienze,che diventa una fossa comune uguale al mare mediterraneo.

Son trascorsi 8 anni dalla morte del piccolo Alan Kurdi a quella di Marie.In questi 8 anni l'emergenza migratoria non solo non si é fermata nonostante le facce "feroci" e i proclami di Salvini e Meloni,ma è aumentata a dismisura(più di 70.000 gli sbarchi solo nei primi 6 mesi dell'anno)ed é diventata sempre più drammatica:quante altre foto e video bisognerà vedere perché la nostra umanità e pietà venga risvegliata,senza parlare di ridicoli "blocchi navali" ?

Ma forse c'é anche dell'altro:ognuno di noi,singolarmente,ha perso ogni sentimento di pietà e partecipazione al dolore degli altri.E forse anche la solidarietà,l’empatia e l’umanità verso l'altro sono sentimenti "razzisti":sommergiamo di silenzio e disinteresse la tragedia umana che riguarda i migranti neri che fuggono da carestie e guerre e per loro non valgono gli stessi diritti e le stesse tutele che (giustamente)abbiamo fatto valere per altri disgraziati in fuga da un'altra tragedia e un'altra guerra come quella d'Ucraina:che però erano bianchi.

22 luglio 2023

I FALSI AMICI DEL GARANTISMO





La scomparsa di Silvio Berlusconi aveva fatto credere ad una normalizzazione nei rapporti tra potere politico e magistratura,dopo lo scontro frontale degli ultimi 30 anni tra questi due corpi dello Stato.Invece negli ultimi tempi il conflitto é riesploso e di nuovo siamo difronte allo stesso violento conflitto politico-giudiziario.Ora se é vero che la magistratura continua ad effettuare indebiti sconfinamenti nel campo della politica,é pur vero l'uso strumentale della parola "garantismo",fatta da questo governo di destra per accreditare la propria azione sulla giustizia.

Il garantismo è il principio tutelato da norme costituzionali,che tutela le fondamentali libertà dei cittadini nei confronti di qualsiasi abuso,soprattutto del potere giudiziario.Rispetto a questo principio,é evidente la falsità della narrazione del garantismo della destra rispetto ad alcune regole fondamentali.Anzitutto il garantismo vale per tutti,amici e nemici,alleati e avversari.Il garantismo,poi,deve tutelare indistintamente ricchi e poveri,potenti e deboli,privilegiati e non garantiti.Ed infine:il garantismo si afferma a prescindere dal curriculum criminale;vale anche per un mafioso o un terrorista.

Invece,rispetto a questi principi,é fin troppo evidente quanto i partiti(e i media)di destra usino il garantismo solo secondo le proprie convenienze e per la propria parte politica.Non vale mai quando diritti e garanzie dovrebbero tutelare anche gli individui più deboli e in particolare gli stranieri e le persone private della libertà personale.

I decreti "sicurezza" del ministro Salvini hanno fatto scempio di ogni garanzia nei confronti degli immigrati.La pratica dei respingimenti collettivi,le limitazioni al diritto–dovere di soccorso in mare la criminalizzazione delle ONG,sono altrettanti colpi inferti al sistema delle garanzie.

E se poi la destra chiede,come ha fatto,l'abolizione del reato di tortura che punisce le forze dell'ordine,quando abusano della propria divisa,compiendo  violenze sui detenuti nelle caserme e nelle carceri,come si può credere che questo sia garantismo ?

Perché ancora questo accade in Italia.Accade che un arrestato o un detenuto può morire in una caserma della polizia,massacrato di botte dalle forze dell'ordine,come successo nel caso di Stefano Cucchi,senza che nessuna parola venga detta dalla destra c.d. garantista.E  sulla vicenda dello sciopero della fame di Alfredo Cospito,la destra ha addirittura esaltato l'art. 41-bis al quale l'anarchico é sottoposto.Un istituto,invece,inumano che andrebbe del tutto abolito perché rappresenta una vergogna per uno stato di diritto.E quando qualche anno fa ci fu la “mattanza” (parole della Procura)ai danni dei detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere,la destra seppe solo dare solidarietà agli aguzzini.

Al di là,comunque,delle profonde ferite che la destra sta infliggendo allo stato di diritto,il dibattito sul garantismo in Italia é più ampio.Già di per sè le battaglie da affrontare per l'affermazione del garantismo sono molto dure in Italia.Queste difficoltà aumentano negli stati "emergenziali",quando,cioé,per difendere la società da nemici che la minacciano,sembra inevitabile adottare durissime misure,che sacrificano diritti e garanzie degli individui.Questo vale per l’emergenza mafia:qui il dilemma é fra lotta alla mafia e garanzie penali da riconoscere perfino agli uomini di Cosa nostra(il tutto si può riassumere proprio nel dibattito sull'articolo 41-bis).E fu così negli anni Settanta per l’emergenza terrorismo.Ed é valso di recente per l’emergenza Covid-19,un campo nel quale si sono scontrati nodi cruciali del garantismo,come il conflitto fra libertà personali e restrizioni in nome della salute pubblica (lockdown, green pass, obblighi vaccinali).

Più specificamente,in Italia,il garantismo deve affrontare un ulteriore grande avversario,e cioè quel populismo penale, proiezione e specificazione di quel populismo politico che riguarda proprio Fratelli d'Italia e la Lega.E' colpa proprio del populismo politico-giudiziario(usato come facile mezzo di conquista del consenso popolare)se il nostro ordinamento si pone in contrasto coi principi del garantismo.

Molti in Italia,si dicono garantisti:da Salvini alla Meloni e perfino i M5S,tutti si dicono garantisti a parole,ma alla fine sono garantisti solo per sé e per gli amici indagati ma poi diventano giustizialisti quando ad essere indagato é un avversario politico.

Per combattere veramente il giustizialismo è necessario per prima cosa ripudiare i falsi amici del garantismo e ricordarsi che chi difende le libertà a metà,non è parte di una soluzione:è lui stesso il problema.Il referendum del 2022 sulla giustizia,promosso dal  Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito fallito per mancanza del quorum perché tanti non andarono a votare anche su indicazione di alcuni partiti "garantisti",dovrebbe pur insegnare qualcosa.

19 luglio 2023

AUTORITRATTI E SELFIE


SOPRA IL DIPINTO DI CARAVAGGIO "NARCISO"



Per la prima volta,dopo oltre un secolo,la celebre collezione degli autoritratti degli artisti,un tempo collocata nel Corridoio vasariano,viene ospitata  all’interno del percorso di visita del Museo degli Uffizi.Tra le oltre 250 opere esposte ci sono,per ricordarne solo alcune,gli autoritratti del Beato Angelico, Rubens,Rembrandt(si potrebbe dire il re dell'autoritratto,essendosi ritratto quasi 100 volte)Delacroix,Giuseppe Pellizza da Volpedo,fino all'autoritratto su specchio di Michelangelo Pistoletto,la cui opera "Venere degli stracci" proprio in questi giorni é andata distrutta  a Napoli per un incendio doloso.

Spesso da un autoritratto é possibile cogliere non solo le fattezze dell'autore ma anche il suo essere persona,il suo carattere,le sue emozioni,la sua visione del mondo,espressa dal suo stile,a volte preciso e misurato,altre impulsivo ed estroso.E' stato detto che nell'immagine dell'autoritratto si rinnova l'antico mito di Narciso. 
Ecco,l'immagine.Un tema che da sempre impegna gli artisti e,in questi "tempi moderni",anche molti di noi.Oggi,infatti,si passa gran parte del tempo con uno strumento che era stato inventato per connetterci sì agli altri,ma solo con qualche parte del nostro corpo e cioé bocca e orecchi,mentre adesso quello che ci importa é quello di relazionarci,mostrando l'immagine intera del corpo.Così ci preoccupiamo di quanto sia alta la qualità delle foto che ci permette di fare di noi stessi,i famigerati selfie,l’autoscatto,una fiction autocelebrativa.

Accusato di essere la massima espressione del narcisismo isolazionista del nostro tempo,il selfie è forse anche un voler mostrare il proprio sé all'interno di una comunità.Una comunità divisa e chiusa al tempo della pandemia e che adesso vorremmo recuperare con l'esposizione del nostro sè e del vissuto quotidiano:ci scattiamo foto che indirizziamo ad hashtag precisi(#famiglia,#relax,#tramonto)per partecipare al diario collettivo dei social network,per segnarli con il nostro passaggio,per dire che siamo stati anche noi dove sono stati gli altri,quasi come un'incisione su un muro o un tronco di albero.Così ci ritraiamo con uno smartphone per entrare in relazione con l’altro,offrendo una parte di noi per essere accolti in quella comunità.

In realtà affidiamo al selfie una funzione terapeutica:lo facciamo per sedare l’angoscia dell’anonimato,per segnalare che(anche)noi ci siamo.L’identità è ormai affidata a follower e like:più nei hai,più pensi di esserci  e di essere.
Ed invece il selfie non é nemmeno una ricerca di relazionamento all'altro.Per cercare l’altro bisogna andare nel pubblico,incontrare le persone in carne e ossa.Col selfie,invece,si resta tragicamente soli.I ragazzi che si fotografano in bagno da soli,condividendo poi quella foto sui social,pensano di aver interagito con centinaia di persone.Senza capire che rimangono in una drammatica solitudine.Per scoprire la dimensione autentica dell’altro,lo devi incontrare.Non c’è niente di autentico in qualcuno che ti appare su uno schermo.

L'autoritratto é invece altro.Esso ha a che fare con la consapevolezza del Sè.Un modo di vedersi,specchiarsi,comprendersi.Un mezzo attraverso il quale si dà un volto alla propria identità.A volte esso é anche introspezione e autoanalisi con le angosce,le paure contenute nell'immagine di Sè.L'autoritrarsi,diventa così per molti un qualcosa di profondo e drammatico.Un documento psicologico che può rispecchiare incertezze,lacerazioni e angosce esistenziali dell’uomo contemporaneo.Questa tendenza si accentuò ai primi del '900 quando la nascita della psicoanalisi influenzò anche le correnti letterarie ed artistiche.Gli artisti vivono male con se stessi e con il loro tempo.L'autoritrarsi,diventa così per molti un qualcosa di profondo e drammatico.Un documento psicologico che può rispecchiare incertezze,lacerazioni e angosce esistenziali dell’uomo contemporaneo.Basti pensare agli autoritratti espressionisti di Edvard Munch,Vincent Van Gogh o Egon Schiele.

Autoritratto come ricerca di identità,dunque.L’identità te la dà il riconoscimento da parte della società.Noi usiamo la parola persona che viene dal latino,che viene dal latino "personare",cioè "per"(attraverso)e "sonare"(risuonare) che si riferiva agli attori che parlavano attraverso la maschera lignea che indossavano,sulla quale i tratti del viso erano esagerati,affinché il personaggio fosse meglio rilevato dal pubblico.
Persona,quindi,esprime la "singolarità" di ogni individuo,all'interno della società.

Oggi la crisi dei valori sociali e umani e un forte senso di smarrimento e solitudine esistenziale ripropongono questa necessità di visibilità presso gli altri e di una riaffermazione della propria individualità e utilità per l'esistenza.Forse é questo il senso del selfie.

14 luglio 2023

IL TEMPO RITROVATO




L’Organizzazione Mondiale della sanità ha ufficialmente dichiarata finita l’emergenza da Covid 19.Sono dunque passati 3 anni da quando tutto cominciò in Italia,da quel primo caso di Codogno,nel milanese,dopo lo scoppio nel focolaio originario di Wuhan.

3 anni e sembra ieri,da quel febbraio 2020 con quel carico di memoria che ci lascia così tanto smarriti e angosciati,comunque diversi:lutti,immagini impresse per sempre negli occhi,come quella lunga fila di camion militari con le bare a bordo;e poi tutti i comportamenti collettivi e individuali adottati,convinzioni e consuetudini messe a dura prova dallo spirito dei tempi,ci hanno segnato profondamente.E a stento riusciamo a fare  un  sorriso amaro su quell'ottimismo diffuso di allora,le note rassicuranti della canzone "Azzurro" di Celentano e gli striscioni con le scritte "andrà tutto bene" e "saremo tutti migliori".Ma si sa come poi é andata a finire.

No.Non sarà possibile cancellare il vissuto di questi anni,rimuovere dalle nostre vite una prova così coinvolgente e sconvolgente,che ci ha segnato nel profondo del corpo e dell'anima.

Dopo 3 anni la domanda.Cosa rimane di quel tempo di scelte individuali e personali e di pubbliche imposizioni,più o meno necessarie,più o meno condivise ? Dei tempi del lockdown e del green pass ?Quale era lo spazio davvero necessario per intervenire con restrizioni e limitazioni di diritti e libertà e sulla sussistenza di uno "stato di eccezione" di cui parlava Carl Schmitt ?

Adesso,in base all'esperienza fatta,si possono fare analisi più attente,che richiamano questioni essenziali:il rapporto tra politica e scienza,i confini delle libertà individuali e la possibilità della loro compressione,il peso delle capacità di organizzazione e reazione del sistema pubblico sanitario.Sotto questo aspetto,il virus ha evidenziato la necessità di una sanità pubblica di prossimità con un rapporto  diretto medico-paziente.

Abbiamo sentito il peso di un incubo e di nuove paure esistenziali.Eppure proprio in quelle paure di allora si sono affacciate nuove possibilità ed opportunità:rivedere l’organizzazione delle nostre giornate,la mobilità,l’ambiente,persino i rapporti interpersonali ed all’interno delle mura di casa.Così all’improvviso è esploso il tempo,o forse il tempo é stato ritrovato,a dirla con Proust,quel tempo che prima sembrava mancare.Sarebbe perciò un errore cancellare tutto,perché in quell'esperienza pur tanto drammatica abbiamo inaspettatamente recuperato altre cose e riscoperto altri valori. 

La straordinarietà e l'eccezionalità di quei giorni ha cambiato il nostro modo di vedere le cose ma proprio in questa straordinarietà abbiamo capito la necessità ed il valore di cose,come ad esempio il tempo da dare agli altri e il modo di essere con gli altri.

Certo,é del tutto legittimo pensare quel che si vuole dell’Unione europea;è legittimo parlare di Italexit,ma é indubbio che il Next Generation Eu è stato uno dei piani più ambiziosi dal Dopoguerra a oggi,con l'Europa che concretamente ha dimostrato di essere vicina all'Italia,con la volontà di non lasciare indietro nessuno.

Eppure,se alla fine di tutto si vuol trarre un bilancio,esso non può che essere in perdita.Il sovranismo populista europeo sta uccidendo quel "cigno nero" europeo,come é stato chiamato,cioè la possibilità di trasformare,ribaltandola,una situazione drammatica in evento positivo.

Stiamo gettando via le risorse economiche assegnateci,ma soprattutto stiamo bruciando energie e intelligenze,non facendo(non volendo fare)per le solite beghe politiche quelle riforme strutturali capaci di ammodernare finalmente questo Paese.Questi anni avrebbero dovuto insegnarci tanto,ma sembra essere ancora a Codogno.

07 luglio 2023

L'ALTRO E IL DIVERSO



Nell'ambito delle sue più ampie riflessioni di quella da lui definita "Società liquida",Zygmunt Bauman elaborò anche il concetto di "tempo liquido".

Il tempo liquido é quello nel quale dominano la "cultura dell’adesso e della fretta":due culture che negano la dimensione stessa dell'individuo,trasformandolo in semplice "consumatore",incapace di pensare liberamente,di prendere autonome decisioni e soprattutto di relazionarsi agli altri,per scambiare idee,culture e conoscenze.Questa cultura,nella sua dimensione pubblica,fà sì che la politica non si faccia più nelle sedi e con i soggetti istituzionali,ma sui social o nei salotti televisivi,spesso attraverso interviste-tappetino e compiacenti. 

In questo tempo "liquido",in questa negazione di interlocuzione con gli altri,si sta diffondendo in Europa la concezione che occorra sempre distinguere tra un "noi" e un "loro" in una logica divisiva che stabilisce che di qua c'é solo il bene e di là solo il male.

In questi giorni,per esempio,in Svezia(dove non a caso é in carica un governo di estrema destra),si è giunti ad autorizzare la richiesta di dare alle fiamme un Corano,incuranti dei rischi per la pubblica sicurezza e dimentichi del monito del poeta tedesco Heinrich Heine,il quale quasi profetizzò quello che 150 anni dopo sarebbe accaduto proprio nella sua terra,in Germania,dove il nazismo ordinò i Bücherverbrennungen ("roghi di libri")  e il successissivo orrore dei forni crematori nei campi di sterminio.Disse infatti Heine:"Laddove si bruciano i libri si finirà per bruciare gli uomini". 


In Francia,poi,é accaduto che il noto allenatore di calcio Christophe Galtier,è stato incriminato per aver dichiarato che:"non si possono avere così tanti neri e musulmani in squadra".

E l’Italia? In Italia accade che in Parlamento,il massimo luogo di esercizio della Democrazia,un deputato di colore è stato fatto oggetto di cori da stadio,schiamazzi,ululati,come il più vergognoso comportamento razzista.
E sempre in questi giorni l'ineffabile direttore di "Libero",Alessandro Sallusti,ha difeso,quasi rivendicato,il concetto stesso di discriminazione con queste parole sul suo giornale:"...nessuno dovrebbe poter impormi di non discriminare in base alle mie convinzioni.Per quanto odiosa(.....)la discriminazione in sé non è reato".Non é un reato? E' molto peggio,in effetti,perché il direttore dimentica l'articolo 3 della Costituzione che dispone che "Tutti i cittadini hanno pari dignità[…]e sono eguali […],senza distinzione di sesso,di razza,di lingua,di religione,di opinioni politiche,di condizioni personali e sociali".
La condanna della discriminazione è dunque un pilastro della nostra carta fondamentale,posto alla base della costruzione di un’Italia diversa da quella fascista,che,invece,basava la sua stessa natura sulla discriminazione,esercitata,per esempio,con l'emanazione delle c.d. "leggi fascistissime" o delle infami "leggi razziali".

Nella società italiana,dunque,si vanno allargando queste pulsioni discriminatorie,che danno luogo a manifestazioni di razzismo strisciante e a volte volutamente esibito  da questo esecutivo di destra-centro che governa il Paese.Pulsioni discriminatotarie basate proprio sulla logica del "noi" e "loro",che alimentano odio,intolleranza,pregiudizio verso l'altro e il diverso da sé.
Le motivazioni di queste pulsioni sono molteplici:l’acutizzarsi delle disuguaglianze economiche,l'atomizzazione degli individui,che secondo Hanna Arendt é il terreno fertile per la nascita del totalitarismo dovuta alla perdita del senso di socialità e solidarietà,e infine,ma non meno importante,la facilità con cui toni xenofobi si sono fatti largo anche grazie ai mass media.

I casi richiamati sono indicativi di questo diffuso clima culturale e sociale.Essi rappresentano un attentato ai valori fondanti della nostra civiltà.Messaggi di odio,di disprezzo,di irrimediabile alterità rispetto al "diverso" per razza,religione e idee,cercano di affermare in ogni modo l'identitarismo sovranista.Ed invece il benessere e la dignità di ognuno di noi sono strettamente legati a quelli di coloro che ci vivono accanto,chiunque essi siano.

Convivere con l’altro,con il diverso da me.Un "vivere con" che richiede impegno e capacità di comprensione:per vivere con gli altri bisogna sforzarsi di comprendere chi sono.Ad esempio occorre compenetrarsi nel dolore e nelle sofferenze dei migranti,comprendere le tragedie dalle quali vengono,e non certo rivendicare orgogliosamente chi siamo.E' nel superare la logica del "noi" contro "loro",che si combatte ogni forma di razzismo strisciante o manifesto.

04 luglio 2023

RICOSTRUIRE IL PENSIERO



Prima l'assassinio del povero Friedkin a Pomigliano d'Arco da parte di due ragazzi che riprendono la scena per pubblicarla su Tik Tok.Poi la morte del piccolo Manuel,travolto da un Suv guidato da un gruppo di "youtuber" a caccia di follower e di facili guadagni.E adesso l'omicidio di quella ragazza di 17 anni al quartiere Primavalle di Roma,assassinata con 20 coltellate da un coetaneo per gelosia o per vendetta,o per droga.

Vicende diverse tra loro,ma  con una cosa in comune:tutte hanno come protagonisti dei minorenni o comunque dei giovanissimi,e tutte hanno un unico denominatore,la mancanza del pensiero.In tutte un grande vuoto di pensiero,di idee,di cultura.Ma anche vuoto di sentimenti,di passioni.E di impegno nel civile e nel sociale.Colpa,certo,anche di noi "grandi",presi e persi nel nostro egotismo prevaricatore che ci porta a parlarci addosso,senza saper ascoltare gli altri e gli stessi nostri ragazzi.

Ci siamo scordati di "loro",di questi ragazzi,ormai pieni di niente.Non sappiamo più educare i ragazzi a pensare,a riflettere sulle conseguenze delle loro azioni.Questo é il dramma dei ragazzi di oggi.Non pensano più.Non lo sanno più fare e riversano la loro vita in una realtà astratta.Per loro lo stacco tra virtuale e reale appare sempre più esile.Pensano di vivere in uno show,in un reality infinito in cui finzione e realtà si intrecciano continuamente.E non riescono più a individuarne il confine,in un vuoto educativo che fa paura.

Certo,questi ragazzi vengono spesso da  situazioni di grave degrado sociale.Spesso sono ragazzi abbandonati perché i genitori sono alle prese con difficoltà gravi,malattie,conflitti familiari con relazioni affettive deteriorate.Eppure dal punto di vista materiale non manca loro niente.Hanno tutto, anzi troppo:cellulare,computer,motorino,auto anche di grossa cilindrata,come gli "youtuber" di Roma.Ma se viene loro chiesto "con chi parli durante il giorno ?",la risposta é sempre quella:“con nessuno”.Quando si siedono a tavola con i familiari,ciascuno guarda il proprio cellulare,e nessuno parla più con nessuno in famiglia.Assoluta mancanza di comunicazione.

Si parlano sui social e non nella vita reale.Eppure si sa che senza una rete sociale di relazioni,senza una scuola che funziona anche dal punto di vista del confronto e dell’integrazione,le difficoltà aumentano,la rabbia si accumula,le illusioni si trasformano in desideri irrealizzati.Il disagio aumenta e il gesto violento ne consegue inevitabile.

Si pensa(giustamente)che la scuola,le attività sociali,lo sport siano canali importanti per la formazione del carattere e per costruire obiettivi di vita.Ma sono tutte attività in cui è richiesto impegno,costanza, sudore.Se vuoi andare avanti a scuola o nello sport devi fare fatica.Ma queste parole,impegno e fatica,a questi ragazzi nessuno le ha insegnate.

Loro,invece,vedono gli "influencer" sui social e i facili guadagni che questi fanno,e quella allora diventa la loro prospettiva di vita.Nessuno ha loro spiegato che non è così,che per prepararsi alla vita,al lavoro,al mondo esterno c’è bisogno di studio e di fatica.E senza studio non si forma il pensiero.

La situazione,ovviamente,peggiora nelle grandi aree urbane.Esistono aree di periferia in cui c’è un degrado sociale ed economico diffuso.Il quartiere di Primavalle a Roma,dove la 17enne é stata ammazzata é uno di questi.Realtà in cui manca tutto,dove sarebbero necessari investimenti importanti nelle strutture sociali,sportive, ricreative.

Anche la pandemia ha influito.Il periodo del Covid è stato pesante soprattutto per i ragazzi.Ora però,dopo i disastri esistenziali fatti dalla didattica a distanza,è arrivato il momento di voltare pagina.Ci sono troppi ragazzi che crescono senza un progetto di vita,senza obiettivi,senza riferimenti educativi.Così non si costruisce alcun futuro,né per loro,né per società che sarà.Servirebbe una grande alleanza educativa tra famiglie,scuola,istituzioni,oratori,società sportive e culturali.Un grande laboratorio di idee dove ricostruire il pensiero per un altro futuro.