25 marzo 2023

I DIRITTI RIDOTTI





E' dall'inizio del suo insediamento che il Governo Meloni non perde occasione per mostrare(peraltro con argomentazioni rozze e troglodite)la ferocia e la disumanità degli obiettivi che vuole perseguire,soprattutto quando ci sono in gioco  diritti civili e della persona.

E' successo ancora l'altro giorno in Parlamento,dove si stava dicutendo del disegno di legge mirato ad evitare che i bambini da zero a 6 anni finissero nei penitenziari insieme alle loro madri detenute.Nel disegno di legge il carcere per le madri coi propri figli era previsto come ultima opzione,da utilizzare solo in caso di impossibilità di assegnazione ai domiciliari,a case protette o a Istituti a custodia attenuata(Icam).Il disegno di legge era stato ispirato dalla morte di due fratellini,uno di 4 mesi,l'altro di 2 anni,nel carcere di Rebibbia,dove una detenuta tedesca aveva ucciso i due figli gettandoli dalle scale.Sembrava che questa norma di elementare civiltà ed umanità dovesse passare senza intoppi ed invece é intervenuto un diverso disegno di legge della Lega,subito appoggiato da Fratelli d'Italia,che prevede che le detenute madri o incinte vadano in carcere di default,senza nemmeno che un magistrato possa valutare i singoli casi.

Così l'originario disegno di legge,immaginato per cancellare la vergogna dei bambini costretti a nascere e trascorrere la loro prima infanzia in carcere o in strutture para-carcerarie per la sola colpa di essere stati generati da madri condannate a pene detentive,é stato affossato,perché la coalizione di governo ha seguito ancora una volta una logica repressiva e punitiva.

Questa logica,del resto,é stata sempre perseguita in questi mesi con cinica coerenza da  questo esecutivo,ogni qual volta la discussione parlamentare ha incrociato il tema dei diritti della persona.Che si trattasse di migranti piuttosto che del regime carcerario del 41 bis,di bambini figli di coppie omogenitoriali,o, appunto,di figli minori di detenute.

Ed ogni volta,con volgari manipolazioni della realtà,FdI e Lega hanno cercato grottescamente di accusare l’opposizione di voler "proteggere",di volta in volta,"i mafiosi al 41 bis","gli scafisti e i trafficanti di esseri umani","il commercio di bambini comprati con uteri in affitto",tema sul quale,anzi,un ineffabile onorevole di Fratelli d'Italia,tal Mollicone,é arrivato perfino a dire che si tratta di un reato "peggiore della pedofilia".

Se non ci fosse da piangere difronte al livello di rozzezza culturale,umana e politica di questa destra,verrebbe da ridere pensando al fatto che in tutta Italia le madri detenute con i loro figli sono appena 21.Non proprio un dato capace di atterrire e che giustifichi un intervento legislativo per il quale il Paese dovrebbe difendersi dall’aggressione spregiudicata di donne che usano i loro figli come salvacondotto dalla galera.

Ma per questa destra non c'é sensibilità culturale,umana o civile che tenga.Per loro chi "sente" in modi diversi le problematiche in cui si articola la società complessa e moderna dei giorni nostri,é in pericolosa combutta con chi vuole assicurare l’impunità a madri "snaturate" per le quali, evidentemente,può e deve valere una sola regola,quella della repressione.Una regola contraria a qualsiasi principio etico,umano e civile per i quali un figlio,per giunta appena nato o in tenerissima età,non può e non deve pagare le colpe della madre.

L'azione brutale e insensibile di questo governo si é già manifestata nella tragedia di Cutro,dove circa 100 migranti sono affogati in mare,in una strage che si poteva e si doveva evitare.E' soprattutto lì,ma non solo lì,che si é vista l'arroganza e la rozzezza con cui la destra di governo italiana consuma il suo assalto ai diritti civili e,come il caso Cospito ha dimostrato,perfino ai diritti umani.E' nel suo stesso linguaggio violento e becero che questa destra italiana  dimostra quale idea retriva di società coltivi.Un'idea di intolleranza politica e culturale che si avverte nella sua idiosincrasia,nella sua avversione ad una società aperta,cioé a quella società aperta a più valori,più visioni del mondo,più proposte politiche e alle critiche incessanti e anche severe dei diversi punti di vista.

Nell’Italia di Giorgia Meloni e Matteo Salvini,al contrario,i diritti degli "altri" e dei "diversi" sono diritti ridotti.Nella loro visione di mondo non c’è spazio per nessuna forma di diversità o fragilità,perché la regola,propria di ogni società chiusa,è quella del "qui comando io".Nel mondo di Meloni e Salvini non c'é il diritto a vivere diversamente la propria sessualità,di fuggire dalle guerre o dalla persecuzione,di essere figli "omogenitoriali",di non far pagare ai figli gli errori delle madri.

Eppure c’è un dato che deve confortare.Il Paese,la sua coscienza,la sua gente,il suo modo di guardare la persona e le sue libertà è infinitamente più avanti sul tema dei diritti della classe politica che oggi la governa e che ha la presunzione di rappresentarla.Forse Giorgia Meloni e Matteo Salvini si illudono di riportare indietro nel tempo le lancette dei diritti,parlando il linguaggio troglodita della propaganda,scaricando cinicamente anche sui bambini(siano essi i figli delle coppie omogenitoriali,o quelli delle detenute)la violenza delle loro parole.Eppure verrà il tempo.Il tempo in cui Giorgia Meloni e Matteo Salvini scopriranno di essere solo due vecchi arnesi di un tempo che non c’è più. 

23 marzo 2023

LA SALVEZZA DEI SOVRANISTI E' L'EUROPA





Il fallimento della banca americana SVB(Silicon Valley Bank) e il successivo tonfo in borsa  del "Credit Suisse",acquisita poi dall'altro grande istituto bancario elvetico UBS(Unione delle Banche Svizzere)sono stati due momenti che hanno fatto tremare le Borse mondiali per la paura del contagio nel sistema bancario.La paura del contagio derivava,ovviamente,dal ricordo della bancarotta della Lehaman Brothers,e dal crollo della Borsa di Wall Street,avvenuta nel 2008.

Tra i soggetti che maggiormente hanno temuto il rischio del contagio finanziario sistemico c'era ovviamente l'apparato politico-finanziario italiano,per via della endemica fragilità del debito pubblico del nostro Paese ed é anche per questo che il Governo italiano ha tirato un grande sospiro di sollievo quando sono arrivate le notizie dei relativi salvataggi da parte degli organismi internazionali.Un Governo,quello italiano,i cui principali componenti(Lega e Fratelli d'Italia)si dichiarano orgogliosamente "sovranisti" e che nel passato non hanno mai mancato di demonizzare lo stesso vigilante sul sistema bancario europeo che oggi sta permettendo alle banche italiane di osservare con un certo ottimismo l’evolversi di due crisi finanziarie importanti,come quella di Credit Suisse e della Silicon Valley Bank.

Quel vigilante,ovviamente,è la "cattivissima" Unione europea,proprio quella per la quale "la pacchia era finita",per dirla con le parole della campagna elettorale della Meloni.Proprio l'Unione europea delle regole,della vigilanza,degli "stress test",della cessione di sovranità.La stessa Europa che per una vita i sovranisti hanno descritto come e forse peggio di un virus e che ora invece permette ai populisti di un tempo di osservare con sguardo rassicurato una crisi bancaria che,senza la vigilanza europea,avrebbe potuto essere qualcosa di simile a uno sfascio finanziario,perché qui si trattava di fiducia nel sistema bancario italiano e quando le crisi intaccano la fiducia,si sa dove cominciano ma non si sa dove finiscono.Bisogna dunque ringraziare l’Europa,perché essa,dopo il crollo di Wall Street del 2008 ed in accordo con le istituzioni americane,ha istituito organismi e creato regole certe per ridurre il rischio sistemico e regolare il sistema bancario mondiale.

E’ grazie a quei meccanismi che le istituzioni statali non si sono lasciate intimorire dalle ondate populiste ed é grazie ad essi che anche i governi sovranisti internazionali si sono sentite rassicurate anche di fronte al collasso di banche come la Silicon Valley Bank e ancor più la Credit Suisse.

Paradossalmente proprio la cessione di sovranità,tanto vituperata dalla becera ideologia sovranpopulista planetaria,ha permesso ai paesi sovrani di proteggere la propria sovranità e di proteggersi dalle speculazioni dei mercati finanziari.Così,la lezione per i vecchi populisti è sempre la stessa:di fronte alle crisi globali e sistemiche,la miglior difesa dell’interesse nazionale risiede proprio negli organismi sovranazionali ed internazionali.

Così é già avvenuto durante la pandemia.E’ stato grazie alle istituzioni europee,ai contratti europei che il nostro continente ha potuto muoversi efficacemente nell’acquisto dei vaccini.E dopo la pandemia e per far fronte alle drammatiche conseguenze economiche  della pandemia é stato grazie all'Europa e al debito comune creato dall’Ue e mediante il ricorso al PNRR(contro il quale,per inciso,votarono proprio i sovranpopulisti)che alcuni paesi europei sono riusciti a far risalire la crescita nazionale,come é successo con l'Italia grazie a Mario Draghi al quale l'Europa diede fiducia incondizionata.E’ stato grazie alle istituzioni europee,e al lavoro dell’Ue,che i nostri paesi hanno potuto combattere le interruzioni di approvvigionamenti energetici imposti dal ricatto della Russia dopo l'invasione dell'Ucraina.E,infine,se un domani l’Italia,rifuggendo da ogni pulsione sovranista,potrà governare gli enormi flussi migratori degli ultimi tempi,sarà solo grazie alle istituzioni europee.

E dunque se l’Italia,nonostante il suo altissimo debito pubblico può osservare con una relativa serenità crisi bancarie come quella di Credit Suisse e di SVB,questo lo si deve al sistema costruito in questi anni in Europa e nel mondo.

Senza dimenticare,poi,che la volontà sovranpopulista di piantare bandierine ideologiche come quella del rifiuto della ratifica del MES(ed invece proprio la ratifica del MES è un pezzo essenziale del completamento dell’unione bancaria)lascia il nostro Paese sola in Europa,impedendo all'Italia di utilizzare gli aiuti dell’Europa per proteggere la nostra economia;bisogna,al contrario,smetterla di considerare le richieste dell’Europa come qualcosa da cui proteggersi per tutelare l’interesse nazionale.

E’ dura da ammettere per un sovranista,é facile da comprendere per un europeista.Se oggi i sovranisti possono proteggere le banche italiane dalla speculazione internazionale lo devono a tutto ciò che in passato hanno sempre combattuto:la cessione di sovranità,le regole dell’Europa,la vigilanza dei burocrati di Bruxelles,la sorveglianza di Francoforte.Più difesa dell’Europa uguale più sovranità.Guarda un pò tu che deve capitar loro nella vita.E' la realtà,bellezza.

 


18 marzo 2023

QUEI PUPAZZI DI PEZZA






Senza false ipocrisie e buonismi a tutti i costi,é comprensibile la paura che prende noi italiani,nel vedere intere zone delle nostre città ormai non più nostre ma dominio di altre etnie di immigrati.Di questa paura se ne sono appropriati e su di essa vi hanno speculato i partiti sovranisti e populisti(Lega o Fratelli d'Italia in particolare)per costruirci sopra le proprie fortune elettorali,facendo ricorso allo slogan di stampo razzistico:"Prima gli Italiani".

Ma le vicende della pandemia prima,della guerra in Ucraina poi,e la conseguente crisi economica,hanno forse cambiato il "sentire" degli italiani,facendo ritrovar loro l'autentica e specifica identità,storica e culturale.Che non é quella e soltanto di "essere" e sentirsi italiani ma di essere e sentirsi anzitutto "umani".A che serve infatti essere italiani,se, essendolo,non si è anche e prima di tutto umani?Anzi.A ben vedere il concetto stesso di italianità è un modo specifico di "essere" umano.Certo,c’è di sicuro un bel po’ di retorica nel detto "italiani brava gente",perché non è per nulla vero che noi siamo sempre brava gente.Però generosi sì.Magari imprecisi,indisciplinati,arruffoni,opportunisti,comunque generosi.Perciò essere "solo" italiani o dire "prima gli italiani" senza essere anzitutto "umani",sarebbe una radicale contraddizione con la nostra natura e le nostre radici.
Sì,le radici;perché noi siamo un popolo che viene da lontano e i nostri valori derivano dai nostri antichi "padri" latini,quei valori che essi chiamavano i "mos maiorum",cioé "il costume degli antenati",che rappresentavano lo specifico della civiltà romana.Per una società come quella romana,le tradizioni sono il fondamento dell'etica:l'austerità dei comportamenti,il senso civico,la pietas e l' humanitas
Ecco,l'"h'umanitas",cioé l'attenzione e la cura reciproca tra gli uomini.E poi la "pietas",che é qualcosa di più della nostra semplice pietà:pietas è la capacità di empatia verso chi soffre,é il saper far propria la sofferenza altrui.Forse é il commediografo romano Terenzio a rappresentare la migliore sintesi dei "costumi degli antichi padri" e della pietas che tra tutti é quello più alto."Homo sum,nihil humani a me alienum puto"."Sono un uomo,nulla di ciò che è umano mi è estraneo",é la celebre frase di Terenzio,che esprimeva il valore della "pietas".
Oggi,nell'unico villaggio globale nel quale viviamo,non possiamo non partecipare alle vicende degli "altri":dalla guerra ai cambiamenti climatici alle migrazioni di massa.Ma ancora di più é un italiano a non potersi "permettere" di sentirsi estraneo,eredi come siamo,oltretutto,anche di quella cultura e formazione cristiana.Perché ognuno di noi può essere credente o non-credente,ma,come diceva il laicissimo Benedetto Croce,"non possiamo non definirci cristiani"
Essere italiani,allora,nel senso morale del termine,significa essere il contrario di indifferenti.Significa prendere parte,aiutare.Anzi,di più.Riprendendo le parole di  don Milani,non solo non essere estranei,ma,al contrario,preoccuparsi,prendersi cura degli altri.Così,infatti,egli scriveva:"I care" é il motto intraducibile dei giovani americani migliori che significa:"Me ne importa,mi sta a cuore".Proprio l'opposto del motto fascista “Me ne frego”.

La tragedia di Cutro ha destato emozione e commozione nella pubblica opinione italiana.Eppure nella classe politica italiana c'é chi,chiuso nel suo ottuso egoismo e nelle sue squallide e misere speculazioni elettorali,non capisce tutto questo.Questi politici non capiscono che la morte in mare di un migrante e dei loro bambini é anche la nostra morte,di una parte di noi.Perché muore la pietas.Per questo alcuni l’altro giorno hanno tirato dei peluche contro le auto dei politici:per protestare,nel nome della politica migliore,quella che sa trasmettere emozioni e sentimenti positivi, e soprattutto nel nome dei cento e più morti annegati,dei loro familiari,e anche di chi estraneo non vuole essere. 

Quei pupazzi di pezza lanciati contro le auto blu dei ministri del governo più a destra della storia italiana hanno avuto proprio questo significato.La Premier Meloni non ha avuto la sensibilità di andare innanzi alle bare dei bambini morti a 10 metri dalla spiaggia di Cutro,ma ha poi fatto una conferenza stampa a dir poco surreale.Con lei al tavolo c'erano dei ministri(Salvini e Piantedosi soprattutto)con dei volti già maldisposti,esitanti,imbarazzati.La pioggia di quei peluche non ferisce,è inoffensiva,ma forse turberà anche loro,perché ricorderà per sempre l’innocenza dei bambini morti in mare.Resterà comunque uno schiaffo morale per una classe politica irresponsabile e insensibile.
Un giorno qualcuno ci chiederà dove eravamo quel 26 febbraio,l giorno della strage,e bisognerà rispondere.Certo,qualcuno potrà dire:"ho lanciato un peluche" e sarà di certo troppo poco.Ma chi ha lanciato quei peluche anche da lontano,anche solo idealmente dalle proprie case potrà dire almeno di non essersi sentito "estraneo".Perché quei peluche erano un simbolo come quelli di tante altre parti del mondo.Simboli dall’enorme valore allegorico che scuotono la disattenzione.Come gli ombrelli aperti a Hong Kong,o le scarpe economiche legate al collo dei manifestanti russi dalla parte di Navalny contro le scarpe costose di Medvedev;o i capelli delle donne iraniane tagliati per additare la morte della libertà ad opera dei sanguinari ayatollah.
Insieme a quei simboli occorre,però,anche pensare,perché l'esercizio del Pensiero é sempre la salvezza dell'Uomo.Pensiamo,ad esempio,alle case lasciate dai bambini afgani che si sono messi in viaggio per mare insieme a quegli "irresponsabili"(vero ministro Piantedosi?)dei loro genitori. Quelli che "non dovevano partire".Pensiamo all’angolo dei loro giochi,e a quei peluche con i quali mai hanno potuto giocare.Adesso attorno a quelle bare bianche ci sono tanti  peluche inservibili e attoniti,che adesso son diventati un atto di accusa contro i falsi alibi di leader di tutti i governi europei insensibili e inadempienti.

10 marzo 2023

LA FORZA DI UNA IMMAGINE




Nemmeno ce ne accorgiamo più,nemmeno attribuiamo più valore a quelle parole che per noi europei,sprofondati in una a-valoriale vita edonistica,appaiono ovvie e scontate.Parole come libertà,democrazia,uguaglianza,solidarietà,diritti umani,ci sembrano cose acquisite e garantite,indiscusse e sicure,senza possibilità alcuna di revoca o messa in discussione.

Oggi,nei confronti di quei valori,che poi sono gli stessi a fondamento dell’Unione Europea,c'é la tendenza,da parte di noi europei di una sottovalutazione della loro importanza.Perciò,nel guardare le immagini dei TG,quasi ci meravigliamo che in questi giorni c'é gente che scende in piazza contro gli idranti della polizia,i gas lacrimogeni e che addirittura quasi se ne infischia dei colpi di fucile dell'esercito come accade nel sanguinario regime degli Ayatollah iraniani.

A scendere in piazza per quei valori e per quei diritti oggi sono quei popoli che di essi non godono o che vogliono difendere contro le violenze di invasori od oppressori.Oggi sono soprattutto le lotte delle ragazze iraniane contro il barbaro regime oscurantista di quel Paese a ricordarceli,quei valori.Ed é il popolo ucraino che ci ricorda il valore e la forza di quei valori che noi diamo per scontati.Con il proprio eroismo e le proprie indicibili sofferenze,l'Ucraina sta combattendo da più di un anno contro la Russia di Putin una guerra di libertà,proprio perché comprende quale forza e significato abbiano valori come la democrazia,la dignità e l'indipendenza contro la perversa logica di violenza e morte del sanguinario regime russo.

Adesso é anche in Georgia che per quei diritti e quei valori si scende in piazza e si lotta.Alle idi di marzo sono state tante le persone che si sono riversate per le strade di Tbilisi,per protestare contro un disegno di legge del governo filoputiniano sugli "agenti stranieri",che è poi l'ipocrita denominazione con cui le autocrazie designano ogni tentativo di restringere la libertà di associazione e di stampa.Ed in Georgia é' stata talmente forte ed appassionata quella protesta che il governo é stato costretto a fare un passo indietro.

Delle proteste di piazza dei georgiani rimarrà per sempre nell'immaginario collettivo,la foto di quella donna che,durante i violenti scontri tra manifestanti e polizia,sventolava una bandiera dell’Unione Europea;immagine diventata virale,perché poi è questo che succede:il coraggio è contagioso,e il desiderio di difendere la libertà e la dignità umana commuove.Rimarrà come un "meme" dei tempi nostri quella foto.Come un "meme",cioè come un fenomeno culturale che si propaga da individuo a individuo,assumendo la forma e la forza di un'ideale da imitare.La donna georgiana come quelle ucraine infangate nelle trincee,o le iraniane che scendono in strada a tagliarsi i capelli.Oppure come "lui",come quel ragazzo di Piazza Tienanmen difronte ai tank della dittatura cinese .

Un'icona quella donna.Nella notte della democrazia della Georgia un’icona è apparsa di colpo con la bandiera stellata che sventolava più forte e più coraggiosa di tutte.Resistendo agli idranti,rimanendo in piedi alle cariche della polizia.Gridando disperata,finché non l’hanno sostenuta tutta l'altra gente in rivolta.L’hanno fotografata,l’hanno pubblicata,l’hanno ammirata in tutto il mondo:una donna ostinata,che sventolava una bandiera dell’Unione Europea.

Ma allora perché proprio qui,perchè proprio in Europa,pochi sembrano dare peso a questi valori cardini dell’Ue?Perché c’è bisogno che qualcuno,dall'Iran all'Ucraina alla Georgia,debba ricordarci quanto importanti siano la libertà e l’eguaglianza?I valori che proprio in Francia si affermarono davanti alla Bastiglia nel 1789 ?

Nella cultura del "tutto é uguale a tutto",non si dà il giusto peso alle cose,soprattutto a quelle importanti;ci si lascia abbindolare dalla propaganda.Così talvolta, ci si illude che le libertà cadano dal cielo,e non ci rende conto che ci vuole poco per perdere ciò che si ha,e che i diritti umani vanno difesi e (ri)conquistati giorno per giorno e guai a ritenerli acquisiti una volta per sempre. 

Guardiamo il dito e non la luna e non capiamo che anche ciò che non ci tocca nell’immediato può avere pesanti conseguenze a medio o a lungo termine per ognuno di noi.Tanto,che ci importa di chi muore in mare o di chi è straniero o nelle trincee ucraine?Ma in questa logica prima o poi rischiamo di essere noi i prossimi a veder disconoscere le nostre libertà e i nostri diritti.Ed  é proprio perciò che quella donna georgiana,scesa in strada a Tbilisi,sventolava l’emblema di quei valori che noi (che in Europa ci siamo)diamo ormai per scontati,ma cui altri anelano, perché necessari all’esistenza tanto quanto i beni materiali.Quella immagine,allora,dopo aver fatto il giro del mondo,dovrebbe allora conservata,e servirci ogni giorno da monito.

06 marzo 2023

ESSERCI O NON ESSERCI







Lui, il Presidente Sergio Mattarella a Crotone c'era.C'é andato per rendere omaggio alle vittime della strage dei migranti avvenuta vicino le coste della Calabria.Davanti alle bare bianche di quei corpicini con le targhette dei loro nomi o con i macabri codici di esseri umani non identificati,il Presidente,per l’ennesima volta ha dovuto porre rimedio,con il suo carisma,a uno Stato ridicolo,che si vanta di essere la 7° potenza industriale del mondo ma che poi non riesce a salvare una barca con quel suo carico di umanità.
Sì,a Crotone,davanti a quelle bare,Mattarella c'era ed in lui si è stagliata la solitudine di una istituzione,che ha ancora la consapevolezza di rappresentare uno Stato civile e solidale.Ma se quell'Istituzione a Crotone era l'unica ad esserci,intorno a essa,intorno al Presidente la gente si é riconosciuta,perché ha capito il valore dell'esserci e del non esserci in certe circostanze.Mattarella a Crotone c'era ed é perciò che solo a lui sono andati gli applausi e le richieste di "giustizia" della gente.A non esserci,invece,sono state le altre Istituzioni dello Stato,come i Presidenti delle Camere,per esempio,e tantomeno il Governo che a Crotone non ha avuto la sensibilità o il coraggio di andarci. 
Come in altri momenti,il Capo dello Stato ha avvertito la necessità di colmare quel vuoto.E' stato in silenzio il Presidente davanti a quelle bare.Eppure quel silenzio tante parole ha saputo dire.I Ministri,invece,hanno balbettato qualcosa o hanno taciuto,e se hanno parlato hanno detto cose vergognose ed indecenti come quelle che ha detto il Ministro Piantedosi("la disperazione non giustifica le partenze dei migranti").Questo oggi accade perché c'é un Governo che vive solo sui proclami e sull'ideologia,soprattutto sulla questione dei migranti,come già s'é visto con il decreto contro le ONG.
Ora,come sempre,nessuno ammette le proprie responsabilità,sperando poi che il passar del tempo e il dilatarsi della memoria tutto copra e soffochi,anche "quelle" grida disperate che venivano da quella barca spezzata nel mare in tempesta.Questa é la tattica del governo:evitare autocritiche,non ammettere colpe e nemmeno interrogarsi su cosa sia successo quella notte,come invece avverrebbe in qualsiasi Stato civile.Da quella maledetta domenica,invece,ogni giorno crescono nuovi dubbi e domande sulle responsabilità di chi doveva agire per salvare quelle vite.La verità,però,é molto più semplice.Quel dramma c'é stato perché le regole d'intervento sono state cambiate dal governo gialloverde del 2018 con i c.d. "decreti-sicurezza".Con quei decreti,cioé,si è distinto tra "interventi di polizia" e "interventi di soccorso" e così la Guardia Costiera(competente per il soccorso e con navi più potenti)non é uscita per salvare quei poveracci.Ma in un Paese civile un “pasticcio” di  questo tipo semplicemente non è ammissibile. Sul perché non sia intervenuta la Guardia costiera ha senz'altro ragione l'ammiraglio Vittorio Alessandro, ex portavoce del Comando generale della Guardia Costiera,il quale,con amara ironia ha detto:(prima erano le ONG...)"a un certo punto le nostre motovedette sono diventate i taxi del mare,i nostri uomini da eroi sono diventati la cinghia di trasmissione,le nostre navi,come la "Diciotti" e la "Gregoretti"(che l'allora Ministro degli Interni Salvini aveva bloccato nei porti)dopo aver salvato i migranti in pericolo,sono state lasciate fuori dai porti".
Con il governo Conte 1(ministri Matteo Salvini e Luigi Di Maio)sono cambiate le regole ma é cambiato anche il clima politico che ora,con un governo di destracentro,é arrivato ad una esasperazione ulteriore del problema dell'immigrazione,entrando oltretutto in profonda rottura con l'Europa.Come si fa a non vedere che il problema è politico?
Ecco allora che Mattarella  viene percepito dalla gente come il simbolo dello Stato vero contro lo Stato ridicolo.E' inutile girarci intorno,il governo è oggettivamente sul banco degli imputati.Si dice che queste tragedie sono accadute anche in passato.Certo,ma che significa? La strage di Cutro è avvenuta adesso,ed è il governo di adesso che deve spiegare e chiarire cosa si è fatto e cosa non si è fatto senza trincerarsi nel burocratese e nell'ipocrisia.E' anche per questo che il governo doveva esserci a Crotone,da dove,invece,é scappato. 
Quello che questo governo non ha capito é che dimenticare Crotone non sarà mai più possibile.Ancora di più dopo aver visto quell’immagine del Presidente davanti a quella fila di bare.Perché andare o non andare a Crotone,esserci o non esserci davanti a quelle bare significa anche questo:saper ESSERE o NON ESSERE Stato,saper interpretare o no i veri sentimenti della gente.

03 marzo 2023

VOLEVANO "SOLO" VIVERE







Definirla una strage é poco.E' successo il 26 febbraio,un giorno che dovrem(m)o ricordare per molto tempo.E'successo a Steccato di Cutro,vicino Crotone.Una barca in balia delle onde,un pezzo di legno che si spezza in due nel mare in tempesta,che affonda davanti alle coste calabresi.Era stracarica di migranti quella barca.Volevano la vita e hanno trovato la morte.La morte per decine di persone che venivano dall'Afghanistan,dalla Siria,dall'Iran e dall'Iraq.E c'erano tanti bambini,alcuni nati appena da qualche giorno.I corpicini di 14 bambini allineati sulla spiaggia.Una strage di dimensioni inaudite,e che si poteva evitare.La barca,infatti,era stata avvistata alle 21 del giorno prima da un aereo a 40 miglia dalla costa calabrese.Le autorità italiane sono state avvertite ma hanno deciso di non muovere a soccorso ma semplicemente di aspettare il barcone a terra.La barca è arrivata sulla costa calabrese alle 4 del lunedì mattina successivo,dopo 7 ore di navigazione nel mare in tempesta e lì si è schiantata contro uno scoglio.

Ma c'é qualcosa di ancor più agghiacciante.Ed indecente.Sono le parole del ministro dell'Interno Piantedosi (sì,sempre lui,sempre quello che definì i migranti:"carico residuale")ad essere indecenti.Il ministro dell'Interno ha rimproverato le mamme che hanno portato su quella barca i propri figli."La disperazione non giustifica i viaggi a rischio",ha detto.E poi,citando(non si capisce a che titolo)J.F. Kennedy,quasi a mò di lezioncina moralistica:"Io non partirei se fossi disperato perché sono stato educato alla responsabilità di non chiedermi cosa devo chiedere io al luogo in cui vivo ma cosa posso fare io per il Paese in cui vivo per il riscatto dello stesso".Praticamente nella logica del ministro chi fugge da quei paesi dovrebbe invece restare lì e chiedersi cosa può fare per il suo paese.I naufraghi,cioé,avrebbero dovuto mettersi al servizio dei governi dei talebani o degli Āyatollāh,quei regimi sanguinari e repressivi dai quali essi fuggono per cercare una vita degna e migliore.

Invece per il ministro se poi quella gente annega la colpa é loro.Quella gente scappa da situazioni invivibili per sé e i propri figli,pagando trafficanti senza scrupoli che li trasportano su barchini insicuri verso le nostre coste.Come se non sapesse,il ministro,che quella gente scappa da guerre,carestie e siccità.E partono anche mettendo in conto tutti i rischi di quei viaggi in mare,pur di non morire ogni giorno nei loro Paesi per la fame,la guerra o per un velo mal messo.

Steccato di Cutro è il luogo della tragedia.Un nome che sembra scritto dal destino.Quegli esseri umani(perché sono esseri umani),quei bambini morti sulla spiaggia sono andati a sbattere proprio contro un alto steccato,un muro enorme:quello costruito dall'Europa e dall'Italia,con i mattoni dell’ipocrisia,dell'egoismo,dell'odio e dell'intolleranza di un sovranismo dilagante in tutto il Continente.

"La disperazione non giustifica i viaggi a rischio";"Io non partirei se fossi disperato",é la lezioncina del ministro.Ma  se il suo appartamento andasse a fuoco,se la sua famiglia fosse a rischio, cosa farebbe lui?Non si getterebbe magari anche dalla finestra, pur di tentare una via di salvezza ?

E' questo che bisogna chiedersi:cos'è la vita nei paesi da dove quei poveracci scappavano.I morti di Cutro venivano da Afghanistan,Iran,Iraq,Siria.Da quell’Afghanistan abbandonato dall’Occidente nelle mani dei sanguinari assassini Talebani di cui nessuno parla più.Un Paese senza più diritti,che per le donne è una non vita,dove metà della popolazione non ha di che mangiare.Oppure scappavano da quell’Iran soggiogato dalla dittatura degli Ayatollah,dove si muore per un velo,e dove il Pensiero viene represso in un mare di sangue.Oppure dall’Iraq che é sull’orlo di una nuova guerra civile.O fuggivano dalla Siria quelli che dai gas di Assad era riuscito a salvarsi.Come crede si possa vivere in quei posti,signor ministro ?

Il naufragio di Steccato di Cutro e le parole del ministro sono la morte dell'Umanità.Di fronte a quei legni restituiti dal mare,a quelle piccole bare bianche allineate nel Palazzetto dello Sport,si rimane allibiti,angosciati ma anche con una grande rabbia dentro.Perché questa cosa é avvenuta in Italia,in un Paese che si definisce civile,umano e solidale.

Sono morte tante persone e quell'assurda e delirante lezione di vita se la poteva proprio risparmiare,signor ministro.E anzi,faccia uno sforzo,signor Ministro Piantedosi,li perdoni quei migranti così maleducati e irresponsabili,che scappavano dai loro Paesi perché volevano "solo" vivere.