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17 dicembre 2024

L'ITALIA CHE "GALLEGGIA"




"Società del rancore","sovranismo psichico",«furore di vivere»,«società irrazionale»,«Italia malinconica» «Italia dei «sonnambuli»:sono solo alcune delle metafore usate dal Censis(Centro Studi Investimenti Sociali) nei suoi rapporti annuali sulla società italiana.Per il 2024 il Censis parla di una paralisi che intrappola gli italiani che non avanzano e non arretrano.Gli italiani è come se fossero affetti da una «sindrome di galleggiamento»,una sorta di immobilismo materiale e culturale.

Nel suo Rapporto per il 2024 il Censis segnala che l’85% degli italiani ha perso ogni fiducia di poter salire socialmente.E se si perde fiducia nell’ascensore sociale,si fanno meno figli(l'Italia  è un Paese molto vecchio anagraficamente)e se si fanno meno figli,minore è la propensione al rischio imprenditoriale;c'è solo un'attitudine ad una gestione della rendita.Gli italiani,per il Censis,hanno molte paure(dal cambiamento climatico alle guerre e non credono affatto nell'Unione Europea.Sono anche questi i motivi per cui la gente non va più a votare(alle ultime consultazioni europee si è raggiunto il record di astensionismo del 51%)e la democrazia così si indebolisce.

A conferma di questa pubblica percezione,il Censis rileva un sentimento di «frustrazione,un senso di impotenza,risentimento,sete di giustizia,una smania di vendetta ai danni di un presunto colpevole».E non c'è da sorprendersi se è la destra sovranista e populista,con le sue politiche egoistiche e xenofobe,ad aizzare la "caccia" a questo colpevole.E' facile,infatti,puntare il dito contro il nemico se quasi un terzo degli italiani si sente minacciato dai migranti e manifesta ostilità contro chi ha una concezione diversa della famiglia tradizionale.Una intolleranza che si manifesta contro chi appartiene a una etnia diversa,a un diverso colore della pelle o ha un orientamento sessuale diverso.E' questo,allora,che spiega perchè poi ci siano personaggi come tal Vannacci che raccolgono così grandi consensi,individuando essi quell'astratto concetto di «italianità» nella sola discendenza da progenitori italiani,dalla fede cattolica e dai caratteri somatici.

C'è un altro dato che emerge dal rapporto del Censis e che è quasi "raccapricciante" per una Stato moderno:l'Italia è un Paese di ignoranti.A partire dalle scuole.Quasi il 30% degli italiani non conosce l’anno dell’Unità d’Italia e quando è entrata in vigore la Costituzione.Il 50% non conosce l’anno della Rivoluzione francese, un terzo non sa chi sia Giuseppe Mazzini(per molti è stato un politico della prima Repubblica).Ma non solo le scuole:da noi l’ignoranza non è qualcosa di cui si possa dare la colpa ai docenti.L’ignoranza si esibisce in tv ed inorgoglisce i tanti leoni da tastiera nella giungla del web,alimenta gli "haters" nel dibattito pubblico e i demagoghi in quello politico e viene persino esaltato da una feroce polemica contro gli intellettuali e contro le élite.

La politica è lo specchio di questa società.Così si spiega quel disorientamento e quella paura del futuro della gente e dell'elettorato che negli ultimi 30 anni ha sbandato da un populismo all'altro:dal tycoon liberista come Berlusconi,con il suo farsi paladino di una società civile sana e produttiva("la trincea del lavoro",diceva il Cav.)opposta a una classe politica corrotta e marcia,a quello a un comico populista come Grillo,a una destra rancorosa e identitaria come quella di Salvini prima e di Meloni adesso.Ma questa politica populista che proclama di difendere quei sentimenti di spaesamento e timore(in realtà speculando elettoralmente su di essi)non può illudersi che questo basti ad arginare quella crisi di sfiducia segnalata dal Censis.Non può bastare la narrazione orgogliosamente populista fatta dalla Premier secondo la quale «il declino non è un destino».

In realtà per evitare quel declino servirebbe ben altro.Servirebbe,per esempio,una riduzione strutturale del nostro pauroso debito pubblico,che immobilizza risorse per gli interessi sottratte alla cura di tutti i mali che il Censis elenca.E servirebbe investire nella sanità,nella quale spendiamo di tasca nostra 44 miliardi di euro all’anno per sopperire a liste di attesa troppo lunghe, e chi non può permetterselo rinuncia al check up o alle cure.O proprio a quella scuola,che invece di essere sede di formazione e conoscenza della futura classe dirigente,si è impoverita culturalmente,diventando una(anche se non unica)causa di ignoranza delle giovani generazioni.

Eppure siamo ancora il secondo Paese esportatore d’Europa e quarto al mondo,tanto per confermare il "paradosso del calabrone",che è quell'insetto  che,con le sue ali così pesanti e piccole non dovrebbe volare,eppure vola. Però sarebbe un errore ignorare ciò che il Censis ricorda ogni anno.Abbiamo bisogno di uno scatto di volontà e coesione nazionale di maggioranza e opposizione.Con una vera e autorevole leadership che lo promuova.Una volta l'avevamo e si chiamava Mario Draghi.

19 agosto 2023

QUESTO DISGRAZIATO, BELLISSIMO PAESE




La matematica non é un'opinione e difronte a certi numeri non puoi girarci attorno.E se poi i numeri in materia di sbarchi e immigrazione sono quelli forniti direttamente dal Ministero dell'Interno,non si può nemmeno stare a fare chissà quali interpretazioni o a prendersela con le "speculazioni" da parte delle opposizioni.Difronte ai quei numeri é lampante che le politiche del governo Meloni in materia di immigrazione sono un clamoroso disastro e un fiasco totale.

I dati forniti dal Ministero dell'Interno dicono infatti che  dal primo gennaio di quest'anno a Ferragosto sono sbarcati nel nostro Paese oltre 100 mila migranti,con un aumento del 107% rispetto ai 49mila di tutto l'anno scorso.Ecco,questi sono i numeri che attestano il totale fallimento del governo Meloni in materia di flussi migratori.E i dati appaiono ancor più significativi se si pensa che proprio la questione migratoria era stata messa in cima alla lista di promesse fatte dalla destra in campagna elettorale con quei beceri slogan tipo "blocchi navali" oppure:attenta Europa che ora "la pacchia è finita".

Nessun governo,negli ultimi 6 anni,ha fatto peggio di Meloni in quanto a sbarchi.Né Gentiloni,né Conte,né Mario Draghi,il quale,nello stesso momento,ha dovuto fronteggiare anche qualche altro "problemino" come la pandemia,le vaccinazioni e la guerra in Ucraina.

In verità la premier qualcosa  lo ha  fatto,usando le buone e le cattive.Dapprima ha usato le cattive,i toni duri,la faccia feroce,gli atteggiamenti,cioé,tipici della cultura e delle politiche della destra,tutta legge e ordine.Così arrivarono i decreti contro le navi Ong,a cui venne impedito il soccorso in mare ai migranti;poi ci fu la tragedia di Cutro,a cui seguì le polemiche con Macron con la falsa propaganda sul "cambio di passo" in Europa e la narrativa secondo cui adesso "finalmente l’Italia conta".

Come poi quella fase "cattivista" è andata a finire é ben noto.E' cominciata allora la fase "buonista" della Premier,quella dell'approccio più dialogante con l'Europa,della quale la Meloni,nonostante il suo becero sovranismo elettoralistico,ha capito bene di non poter fare a meno.

Son cominciati,così,i "piani Mattei" per blandire e compiacere le dittature nordafricane con paccottate di soldi elargiti dalla tanto detestata Europa.La Premier ha così cercato di concludere accordi in Nordafrica(soprattutto col dittatore tunisino Saied)per fermare le partenze.Ogni volta quegli accordi erano descritti come un trionfo diplomatico,ogni volta é seguito il niente più totale.Sono stati talmente un fallimento quei presunti accordi,che il governo italiano é stato costretto perfino a chiedere  una mano alle navi Ong per fermare la strage nel Mediterraneo.

Naturalmente il fenomeno migratorio é complesso e problematico da affrontare.Ma questa,più che un esimente é un aggravante nel comportamento della Meloni.Perché la colpa maggiore della presidente del Consiglio è stata quella di aver mentito agli elettori,proponendo soluzioni demagogiche,violente e populiste, cavalcandone gli umori peggiori,affermando che se la situazione dell'immigrazione in Italia era così grave era perché chi governava prima di lei era "complice" o amico degli scafisti.Alcune centinaia di migliaia di sbarchi dopo,la Meloni ha dovuto prendere atto(anche non dicendolo)che le cose stavano diversamente da come lei le raccontava quand'era all'opposizione.

La verità é che non si possono avere ruoli diversi a seconda se si sia al governo o all'opposizione.Bisogna avere,sempre e comunque,il senso dello Stato ed avere la responsabilità di "governare" il Paese anche stando all'opposizione.E' un percorso obbligato e nessuno può sottrarsi a questa prova.Nemmeno quelle forze che ora sono passate all'opposizione e inveiscono demagogicamente contro la destra di governo.Del resto c'erano già stati esempi in questo senso.Il più eclatante é stato quello dei Cinquestelle.Prima della loro vittoria alle politiche del 2018,avevano promesso la chiusura dell'Ilva e della Tav:una volta al governo,però,non hanno potuto più metter piede né a Taranto né in Val di Susa per il tradimento di quelle promesse.

E la verità é anche che l'Italia non ha(più)una classe politica e dirigente che sappia guardare ai reali bisogni della gente.Si vive di propaganda,proclami e sondaggi e la Politica(con la maiuscola)e il senso dello Stato sono oggi parole sconosciute in questo nostro disgraziato eppur bellissimo Paese.

22 luglio 2023

I FALSI AMICI DEL GARANTISMO





La scomparsa di Silvio Berlusconi aveva fatto credere ad una normalizzazione nei rapporti tra potere politico e magistratura,dopo lo scontro frontale degli ultimi 30 anni tra questi due corpi dello Stato.Invece negli ultimi tempi il conflitto é riesploso e di nuovo siamo difronte allo stesso violento conflitto politico-giudiziario.Ora se é vero che la magistratura continua ad effettuare indebiti sconfinamenti nel campo della politica,é pur vero l'uso strumentale della parola "garantismo",fatta da questo governo di destra per accreditare la propria azione sulla giustizia.

Il garantismo è il principio tutelato da norme costituzionali,che tutela le fondamentali libertà dei cittadini nei confronti di qualsiasi abuso,soprattutto del potere giudiziario.Rispetto a questo principio,é evidente la falsità della narrazione del garantismo della destra rispetto ad alcune regole fondamentali.Anzitutto il garantismo vale per tutti,amici e nemici,alleati e avversari.Il garantismo,poi,deve tutelare indistintamente ricchi e poveri,potenti e deboli,privilegiati e non garantiti.Ed infine:il garantismo si afferma a prescindere dal curriculum criminale;vale anche per un mafioso o un terrorista.

Invece,rispetto a questi principi,é fin troppo evidente quanto i partiti(e i media)di destra usino il garantismo solo secondo le proprie convenienze e per la propria parte politica.Non vale mai quando diritti e garanzie dovrebbero tutelare anche gli individui più deboli e in particolare gli stranieri e le persone private della libertà personale.

I decreti "sicurezza" del ministro Salvini hanno fatto scempio di ogni garanzia nei confronti degli immigrati.La pratica dei respingimenti collettivi,le limitazioni al diritto–dovere di soccorso in mare la criminalizzazione delle ONG,sono altrettanti colpi inferti al sistema delle garanzie.

E se poi la destra chiede,come ha fatto,l'abolizione del reato di tortura che punisce le forze dell'ordine,quando abusano della propria divisa,compiendo  violenze sui detenuti nelle caserme e nelle carceri,come si può credere che questo sia garantismo ?

Perché ancora questo accade in Italia.Accade che un arrestato o un detenuto può morire in una caserma della polizia,massacrato di botte dalle forze dell'ordine,come successo nel caso di Stefano Cucchi,senza che nessuna parola venga detta dalla destra c.d. garantista.E  sulla vicenda dello sciopero della fame di Alfredo Cospito,la destra ha addirittura esaltato l'art. 41-bis al quale l'anarchico é sottoposto.Un istituto,invece,inumano che andrebbe del tutto abolito perché rappresenta una vergogna per uno stato di diritto.E quando qualche anno fa ci fu la “mattanza” (parole della Procura)ai danni dei detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere,la destra seppe solo dare solidarietà agli aguzzini.

Al di là,comunque,delle profonde ferite che la destra sta infliggendo allo stato di diritto,il dibattito sul garantismo in Italia é più ampio.Già di per sè le battaglie da affrontare per l'affermazione del garantismo sono molto dure in Italia.Queste difficoltà aumentano negli stati "emergenziali",quando,cioé,per difendere la società da nemici che la minacciano,sembra inevitabile adottare durissime misure,che sacrificano diritti e garanzie degli individui.Questo vale per l’emergenza mafia:qui il dilemma é fra lotta alla mafia e garanzie penali da riconoscere perfino agli uomini di Cosa nostra(il tutto si può riassumere proprio nel dibattito sull'articolo 41-bis).E fu così negli anni Settanta per l’emergenza terrorismo.Ed é valso di recente per l’emergenza Covid-19,un campo nel quale si sono scontrati nodi cruciali del garantismo,come il conflitto fra libertà personali e restrizioni in nome della salute pubblica (lockdown, green pass, obblighi vaccinali).

Più specificamente,in Italia,il garantismo deve affrontare un ulteriore grande avversario,e cioè quel populismo penale, proiezione e specificazione di quel populismo politico che riguarda proprio Fratelli d'Italia e la Lega.E' colpa proprio del populismo politico-giudiziario(usato come facile mezzo di conquista del consenso popolare)se il nostro ordinamento si pone in contrasto coi principi del garantismo.

Molti in Italia,si dicono garantisti:da Salvini alla Meloni e perfino i M5S,tutti si dicono garantisti a parole,ma alla fine sono garantisti solo per sé e per gli amici indagati ma poi diventano giustizialisti quando ad essere indagato é un avversario politico.

Per combattere veramente il giustizialismo è necessario per prima cosa ripudiare i falsi amici del garantismo e ricordarsi che chi difende le libertà a metà,non è parte di una soluzione:è lui stesso il problema.Il referendum del 2022 sulla giustizia,promosso dal  Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito fallito per mancanza del quorum perché tanti non andarono a votare anche su indicazione di alcuni partiti "garantisti",dovrebbe pur insegnare qualcosa.

28 giugno 2023

LA VITA MENO DI UN LIKE





Ha destato enorme scalpore nella pubblica opinione la vicenda dell'incidente a Casal Palocco a Roma.Un Suv,guidato dal gruppo di youtuber The Borderline,si è schiantato contro una Smart su cui viaggiavano una mamma e i due figli.Manuel,uno dei due bambini di soli 5 anni,ha perso la vita.I ragazzi sul SUV stavano partecipando ad una sfida sui social:stare 50 ore in auto senza mai scendere,alternandosi alla guida.Una ‘challenge’(una "sfida")effettuata per raccogliere più clic dai loro follower e riuscire a ‘monetizzare’ le loro performance,ottenendo visibilità e di conseguenza dei guadagni.

E' questo il tempo che stiamo vivendo.Un tempo di vuoto esistenziale,nel quale non parliamo più con gli altri,chiusi nelle nostre vite virtuali sempre col capo chino sui cellulari.

La morte di quel bambino pone molte domande.E se fosse venuto il tempo di ritrovare le parole per ricostruire rapporti reali con gli altri?Se alzassimo la testa dal cellulare per guardare dentro di noi?Nel video postato dai ragazzi prima dell’incidente in cui é morto Manuel,c'é tutta l'evidenza di cervelli mandati al macero con una serie di banalità e volgarità. 

Oramai i social ci hanno trasformato in merce.Si mostrano i corpi,i posti dove andiamo,ciò che mangiamo e indossiamo.E non pensiamo che così consegniamo le nostre vite  agli oscuri archivi del web,dove esse saranno analizzate ed esaminate per influire in maniera più o meno subdola sulle nostre scelte.E non soltanto sulle scelte commerciali per l'acquisto di un prodotto.La cosa più preoccupante é che i "big data" cercano ogni giorno di direzionare anche le nostre idee.

Oggi i ragazzi non cercano più il mondo reale fuori del mondo dei social,nelle relazioni umane,nei viaggi,nella scoperta dell’amicizia e dell'amore,nella natura.Il loro mondo finisce lì:nel conteggio dei follower.E' questa la misura della loro autostima:il giudizio degli altri su di te.Per i più spregiudicati,poi,i follower sono fonte di guadagno facile.Come é successo nella vicenda che ha causato la morte del piccolo Manuel.Esporre il proprio corpo o produrre delle performance oltre i confini conosciuti per acchiappare quanti più "like",e con i like le offerte di diventare testimonial,influencer e fare soldi.

Sul web tutto è gratis,o almeno così ci sembra.In realtà il prezzo che paghiamo siamo noi stessi.Il web appare come il regno sconfinato della libertà ed invece é proprio lungo le strade di internet che cediamo le nostre libertà e ci assoggettiamo al controllo di ogni aspetto della nostra esistenza.

Ci siamo piegati alla negazione delle competenze(lo scrittore americano Tom Nichols ne parla nel suo libro:"La conoscenza e i suoi nemici.L'era dell'incompetenza").Accettiamo la violenza del linguaggio(del resto usata anche da esponenti di governo che non a caso fanno molto uso dei social,come Meloni e Salvini).Ci siamo piegati alla dittatura delle minoranze,anche solo virtuali,come questo fantomatico "popolo della rete" che quasi vorrebbe imporre mode di fare e pensare.Nel frattempo abbiamo rimosso i valori,sostituendoli col culto e l'idolatria per se stessi.

Certo,con l'avvento di internet e dell'Intelligenza Artificiale la nostra vita si é fatta più facile(diffusione della conoscenza,abbattimento dei confini e dello spazio,relazioni commerciali e industriali più veloci).Ma sono gli stessi inventori dell’intelligenza artificiale a mettere in guardia sui pericoli che essa può avere sulla democrazia,la privacy e la diminuzione dell'occupazione in molti settori.

La scienza deve essere libera di cercare sempre nuove conoscenze,e la democrazia libera di regolare i rapporti sociali ed economici tutelando l'individuo evitando abusi o distorsioni.Ci sono infatti momenti in cui la democrazia deve "regolare" la scienza.Si pensi,ad esempio,al ciclista investito e ucciso negli Stati Uniti da una delle auto senza conducente di Uber.Il sistema di guida della vettura non era riuscito a classificare correttamente come “persona in bicicletta” la vittima:probabilmente aveva "scambiato" quell'ostacolo per un qualcosa di "innocuo" e quindi consapevolmente travolta.Un errore di programmazione dunque,che avrebbe potuto essere evitato con facilità.Ma chi verifica l’effettiva sicurezza dei sistemi di guida autonoma?Chi si deve prendere la responsabilità di dare la patente ai robot?Ecco perché viene fuori la necessità di regolare la materia.

Ma nel caso del piccolo Manuel c'é un qualcosa che ci dice che abbiamo già superato il limite.È la legge dei follower che sceglie,anche se non ce ne accorgiamo.La vita di Manuel è stata considerata meno importante di un like.

30 aprile 2023

IL GIORNO TURPE






30 anni da quel 30 aprile 1993."Tangentopoli"(il nome giornalistico dato alle inchieste giudiziarie sui finanziamenti illeciti ai partiti politici)era cominciata l'anno prima con l'arresto di Mario Chiesa,Presidente del "Pio Albergo Trivulzio".Una data storica per la politica italiana,ma non solo.Storica e anche riassuntiva per raccontare quello che é stata(ed é)la magistratura  e la giustizia italiana e di come essa é stata(ed é)amministrata.Ma una data storica anche perché racconta il modo di essere di un popolo,quello italiano,sempre sollecito al "servo encomio e al codardo oltraggio",a dirla con Manzoni,e dei media,prima proni e servi della politica potente,poi della magistratura che devasta vite.

Tante volte,in questi 30 anni,abbiamo visto le immagini di Bettino Craxi bersagliato dalle monetine all'uscita dall'Hotel Raphaël, sua residenza a Roma,quel 30 aprile 1993.Quel giorno una folla inferocita si ritrovò davanti l'albergo per protestare contro la decisione,presa dal Parlamento di negare l'autorizzazione a procedere contro Bettino Craxi.

Quello stesso Craxi  che aveva pronunciato a Montecitorio un aspro discorso sulla portata storica del finanziamento illecito alle forze politiche e della responsabilità di ognuna di esse.

Craxi,quella sera del 30 apile,poteva uscire(così come gli era stato consigliato)da una porta secondaria dell'albergo per evitare la folla inferocita,ma lui si rifiutò e uscì a testa alta,dalla porta principale,già sicuro di incappare nella contestazione.Si prese una pioggia di monetine scagliata da militanti del Pds,da ex missini e da passanti inferociti,catturati dall'odore bestiale del linciaggio.Quegli stessi passanti che,magari,fino al giorno prima,erano andati strisciando dal leader socialista a piatire prebende e favori.

C'é un prima e un dopo il 30 aprile 1993.I partiti, indubbiamente, si erano abbandonati al malcostume,approfittando del finanziamento illecito e della cosa pubblica.Ma era inutile fare gli struzzi e fingere di non sapere.Questo disse Craxi in quel suo discorso in Parlamento.Tutti sapevano,perché tutti i partiti vi avevano fatto ricorso a quei finanziamenti,con modalità diverse.La DC e il PCI ricevevano "risorse" dall'estero,come diretta conseguenza della Guerra fredda combattuta anche in Italia da Stati Uniti e Unione sovietica.

Dalle vicenda di Mario Chiesa fu un crescendo di giustizialismo che montava grazie a una alleanza di fatto tra magistratura,media(divenuti uffici-stampa e portavoce delle Procure)e la sinistra "miracolata" dalla magistratura milanese.I giudici occuparono il proscenio e misero in discussione la nozione stessa di diritto,riducendo le garanzie dell'imputato con un abuso della carcerazione preventiva che portò anche a suicidi in carcere,come Sergio Moroni e Gabriele Cagliari.I media si occuparono di assecondare i pregiudizi dei propri lettori,e se dimenticarono che lo Stato di diritto é altra cosa,beh,poco importa,tanto la gente era quello che voleva sentirsi raccontare.

La sinistra post comunista era tranquilla perché su di essa il Pool di Mani Pulite mai indagò,anche se era stato forte il flusso di denaro da Mosca.Berlinguer aveva agitato la questione morale e la c.d. "diversità" del PCI.E i suoi successori post-comunisti ne fecero il centro della loro nuova identità,visto che dopo il Muro di Berlino il socialismo reale non aveva nessuna credibilità.

Quel 30 aprile rimarrà come uno dei giorni più vergognosi dell'intera storia repubblicana.Fu tutto un osceno susseguirsi di dichiarazioni sanguinarie,con la bava alla bocca,di moralismi esasperati,di opportunismo svergognato.Un turpe,immondo giustizialismo che trovò il suo sfogo nel tiro alla monetina a Bettino Craxi.

Ma c'è anche un dopo 30 aprile 1993 e che giunge fino ai giorni nostri. La gogna in piazza,il popolo che emette sentenze con le monetine,i movimenti che entrano in Parlamento(la Lega con il cappio,la Rete e anni dopo i Stelle55)sono tratti di un'Italia in preda alla demagogia e alla tensione:non solo per Mani pulite,ma anche per tutto quel  filone forcarolo giudiziario-mediatico nato con i processi di Mafia che strumentalizzarono le morte di Falcone e Borsellino.

In fondo l'Italia del dopo 30 aprile 1993 è l'Italia di oggi,che da allora ha fatto piazza pulita di partiti,istituzioni,reputazioni,rispetto del diritto.Ciò che è venuto dopo non è stata più politica:solo la pan-penalizzazione e il giustizialismo ampliato e moltiplicato sul web e sui social.L'imbestialimento del vivere quotidiano.Il neopopulismo,mascherato sotto il nome ipocrita di "società civile",il restringimento delle libertà costituzionali.Tutto ancora sotto la spinta feroce di una magistratura obnubilata nel suo delirio di onnipotenza.

Sì,é ancora questa l'Italia del dopo 30 aprile 1993.Ma nel frattempo il debito pubblico è triplicato,la pandemia e la guerra hanno fatto precipitare il ceto medio in povertà,e le aziende delocalizzano o chiudono.La classe politica è drasticamente peggiorata e l'Italia è l'unico Paese a non avere più un partito liberale,socialista o democratico-cristiano.E se ne vedono le conseguenze.Se il 30 aprile 1993 è stato un giorno di rivoluzione,allora meglio farne a meno di rivoluzioni come queste.

13 aprile 2023

RITORNO ALLA REALTA'





L'idea di nazione,intesa come tendenza politico-culturale ad affermare il prestigio e la superiorità  della propria nazione rispetto ad altri organismi sovranazionali,sembra oggi tornata centrale nella politica italiana grazie alla narrazione che ne hanno fatto i partiti d’ispirazione populista e sovranista.E questa destra oggi al potere in Italia sembra volerlo ribadire ad ogni piè sospinto,anche nell'uso della terminologia posta a base delle proprie scelte politico-culturali:così avviene,ad esempio,con i terminì:"Patria e patrioti","interesse nazionale","appartenenza", "comunità nazionale".Ma anche in queste orgogliose rivendicazioni culturali non mancano contraddizioni e ambiguità che la destra politico-culturale italiana ha spesso manifestato nel corso della sua storia.Anzi,si ha l'impressione che la destra italiana soffra una sorta di frustrazione e un complesso di inferiorità culturale  difronte all'apparato culturale di sinistra,come ha dimostrato quella macchiettistica messa in scena degli "Stati Generali della Cultura di destra" svoltasi di recente a Roma.

La cosa che anzitutto colpisce nel sovranismo populista,è il suo carattere meramente "difensivo".Rispetto al nazionalismo storico sviluppatosi tra l'Ottocento e il Novecento,e al quale viene spesso erroneamente accostato,e che era culturalmente propositivo e dinamico e che politicamente puntava a proiettare fuori dai propri confini storici la potenza economico-politica delle rispettive Nazioni,il sovranismo nostrano è invece fortemente,per così dire,"conservativo" e "retrogrado".Dietro le sue critiche al rigorismo finanziario europeo o alle politiche di libero commercio mondiale,imprescindibili in un'economia globalizzata come quella dei tempi nostri,il nazional-sovranismo italiano sembra tradurre soprattutto le paure inconsce e i risentimenti che attraversano ormai da anni la società italiana.Il sovranismo,cioé,interpreta un umore collettivo,un sentimento di massa pieno di una sensazione di decadenza,debolezza e incertezza:la traduzione,sul piano elettorale e della comunicazione politica,dell’angoscia e dello smarrimento provocati dal mondo globalizzato soprattutto negli ultimi anni,segnati da eventi epocali,come le immigrazioni,la pandemia e la guerra.E' facile capire che questa é una retorica puramente difensiva,raccontata contro qualunque pericolo proveniente dall’esterno,che è stata applicata dai nazional-populisti,in una logica neo-autarchica,financo alla cucina e ai consumi alimentari,all’energia e al commercio:da qui l'emanazione di leggi per la consumazione solo di cibi e prodotti agricoli italiani e la preferenza sempre e comunque il made in Italy in ogni tipo di produzione,un atteggiamento funzionale all'altra proposta di legge con la quale si vuole addirittura vietare l'uso delle lingue straniere.

Questo tipo di approccio politico e culturale non ha ovviamente alcun senso pratico in un mondo segnato irreversibilmente dalla libera circolazione delle merci e da catene di produzione industriale altamente integrate su base globale.Essa può solo aumentare la sensazione di accerchiamento e l’allarmismo delle fasce sociali più disagiate.Il sovranismo,dunque,non spinge il proprio paese alla competizione,e di conseguenza alla crescita o all’innovazione.E' piuttosto un ripiegamento a difesa di ciò che si ha e di ciò che si presume di essere ma soprattutto di ciò che si teme di perdere.Il sovranismo é dunque una dottrina della decadenza e della debolezza di popoli stanchi culturalmente.

Il nazionalsovranismo nostrano mostra poi tutta la sua pochezza e mancanza di vedute anche nel campo della politica estera,della collocazione internazionale del paese per la difesa degli interessi vitali della nazione,che pure dovrebbe rappresentare,per il sovranismo,un aspetto fondamentale nell'autodefinizione della propria caratterizzazione culturale.E ciò sempre nel quadro dei vincoli di alleanza che la legano,a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale,all’Europa,agli Stati Uniti e al blocco occidentale.Ed invece,nel caso del sovranpopulismo italiano(soprattutto quello espresso dal governo tra Lega e M5S)ad una propaganda anti-europeista molto accesa si è sommata a un’ambigua vicinanza ideologica a Stati e potenze come il nazionalismo neo-imperiale di Putin,l’espansionismo commerciale cinese di Xi Jinping,che invece non sono mai stati alleati storici dell’Italia.

In realtà,con quel percorso politico-economico con la Cina(la cosiddetta "Via della Seta")si voleva contrastare il disegno unificatore europeo,considerato lesivo degli interessi italiani e frutto di un "disegno" globalista finalizzato ad annichilire i particolarismi nazionali attraverso le maglie della moneta unica e di una legislazione comunitaria centralizzata.Questo miope e ottuso atteggiamento politico ha comportato non solo un allentamento dei vincoli tra l’Italia e i suoi storici alleati europei, ma anche l'insorgere di sospetti rispetto alla sua tradizionale collocazione all’interno del sistema politico-militare euro-atlantico.Così in questi anni ne sono derivate incomprensioni diplomatiche con gli Stati Uniti e un crescente attrito con Bruxelles,che hanno finito per inficiare la credibilità e la lealtà del fronte populista italiano sulla sua reale volontà di difendere gli interessi strategici dell’Italia.Con il paradosso che la c.d. "amicizia" di Salvini e Meloni con gli altri sovranismi europei non si è mai tradotta in una forma di solidarietà o di collaborazione politica con l'Italia:sulla questione dell’immigrazione,ad esempio, l’Italia non ha mai trovato il sostegno degli altri paesi sovranisti europei(Austria, Polonia, Ungheria).

Alla fine il sovranismo si è rivelato un danno per l’Italia dal punto di vista politico e dell’immagine.Salvini e Meloni hanno solo declamato vuote e demagogiche formule verbali di sovranità e autonomia d’azione politica,del tipo:"la pacchia é finita",ma  come tale incapace di salvaguardare concretamente il tanto sbandierato,nei comizi e nei discorsi,"interesse nazionale".Come scriveva il grande scrittore tedesco Herman Hesse:"Col passare degli anni mi sono sentito ineluttabilmente spinto ad apprezzare maggiormente ciò che unisce uomini e nazioni piuttosto che ciò che li divide".

11 novembre 2022

CINISMO E REALTA'





E' finita com'era facile immaginare finisse.Alla fine tutti i 250 migranti raccolti in mare dalle navi delle ONG "Humanity 1" e "Geo Barents" sono scesi a terra.Tutto quel "carico residuale" di esseri umani è sbarcato  nel porto di Catania.E adesso è facile immaginare quello che dirà il governo sovranpopulista di destracentro Salvini-Meloni.Affermerà che si è imposta la "linea della fermezza",che l'Europa ha dovuto prendere atto che "l'aria è cambiata",e che comunque "loro",i sovranisti alle vongole di casa nostra,hanno fatto un "atto di umanità",facendo sbarcare i migranti fragili sul sacro suolo italiano.In realtà si tratta solo un atto di cedimento alle "raccomandazioni"(chiamiamole così,per carità di Patria)europee,con la Commissione europea che ha bacchettato palazzo Chigi ricordando che non aprire i porti ai soccorsi in mare è semplicemente "illegale".

Alla fine si è visto che lo spietato spettacolo e al tempo stesso la ridicola ed ipocrita messa in scena posta in essere dal governo con i medici saliti sulle navi ad ispezionare i corpi dei naufraghi decidendo chi è davvero fragile e chi no,è crollato miseramente.Il risultato è stato che,ad appena due settimane dal suo insediamento,il governo italiano è stato capace di inimicarsi i governi e le istituzioni europee.E' caduto così in un pomeriggio tutto il castello da azzeccagarbugli messo in piedi in maniera disordinata dal governo.La selezione tra gli arrivi,con la discriminazione tra i salvati e gli altri poveretti lasciati nella disperazione sui ponti delle navi,oltre a essere disumana e a ricordare orrende pratiche del passato,era illegale e anticostituzionale,oltre che violare i più elementari principi di umanità.

Sì,conosciamo già quello che succederà adesso,perchè è quello che è già successo ai tempi del governo gialloverde Conte-Salvini,quando quest'ultimo era Ministro dell'Interno.Adesso il governo ci racconterà che “abbiamo dimostrato che l’Italia non è un colabrodo,adesso diminuiranno le partenze” e che “le Ong la smetteranno di fare i taxi del mare tra l’Africa e il nostro Paese”.Ma la verità è che non si fermano migrazioni epocali con un insensato atto di forza di tre giorni consumato sulla pelle di 250 poveri diavoli.Non si cerca di costringere l’Europa a dimostrarsi più solidale con una violazione palese delle sue leggi.E le Ong non sono taxi,ma fanno semplicemente quello che l’Europa si rifiuta di fare:salvare esseri umani in un Mediterraneo che è diventato il cimitero di tante vite affogate dalla nostra indifferenza e dai nostri egoismi,come anche Papa Francesco ha ricordato.

Per l'attuale governo italiano,poi,c'è qualcosa di più:l'artificiosa creazione di un’emergenza migratoria serve come strumento di distrazione di massa.Serve a mascherare l'incapacità di affrontare le reali emergenze che ci sono:le bollette del gas,il caro-vita,il lavoro.I primi provvedimento adottati dal Governo non sono stati di natura economica,ma sui rave party,sui medici no vax e ora sui migranti.La faccia feroce serve a nascondere l'incapacità di affrontare una drammatica situazione economica,perché le promesse da campagna elettorale sono ben altra cosa rispetto al concreto governare quotidiano.Ma speculare sulla vita dei naufraghi non si può,non si deve.

Fare la voce grossa in maniera scomposta così come fanno Meloni e Salvini,consente a quella Francia che ora si dice disponibile ad accogliere parte di quei migranti,di far passare in second'ordine che si tratta sempre di quella Francia che respinge senza pietà i migranti che camminano scalzi nella neve a Ventimiglia.La redistribuzione “su base volontaria” dei Paesi Ue è un principio che non può funzionare e che perciò per l'Italia è assolutamente necessario ridiscutere il regolamento di Dublino,che sancisce che è il primo Paese di sbarco a doversi far carico della richiesta d’asilo.Ma intanto Meloni e Salvini,con il loro comportamento scellerato e contrario allo stesso interesse nazionale,fingono di ignorare che a frenare quelle modifiche alle regole europee che aiuterebbero l'Italia,sono proprio i loro amici e compari sovranisti europei del blocco di Visegrad.L’amico di Meloni,l'ungherese Orban che si è complimentato con la premier italiana non appena ha visto le navi ferme nei porti,si è sempre sempre opposto ad accogliere in terra magiara anche solo un migrante.Fare un post o un tweet di propaganda è semplice.Quello che i sovranisti di tutte le  latitudini non sanno e non vogliono fare è risolvere davvero i problemi.Perché alimentare le false emergenze come rave party o migranti serve,nella gretta visione sovranpopulista italiota,ad aumentare il consenso elettorale,così eludendo le reali e drammatiche urgenze economiche di questo Paese.

15 luglio 2022

LA RUSSIA NON E' PUTIN




Il sogno era rinato all'alba di quel 9 novembre 1989,all’indomani della caduta del Muro di Berlino.Fu da quel giorno che gli europei cominciarono a credere che il sogno di sempre,quello di un luminoso futuro di un solo grande popolo europeo che abitasse dalle rive dell'Atlantico fino alle catene degli Urali,potesse diventare finalmente realtà,con la Russia parte integrante dell'Europa.Fu in questo nuovo clima che cominciarono a realizzarsi quei progetti fino allora solo "in nuce":la moneta unica,l'allargamento dell’Unione a Paesi dell’ex Patto di Varsavia,il consolidamento del modello economico e sociale di "welfare" che prometteva sicurezza e prosperità per tutti.

L’euforia per quel sogno fu grande è proprio perciò,il risveglio fu più doloroso quando agli occhi apparvero altre tragiche realtà.Il conflitto nella ex Jugoslavia e poi l’11 settembre.La crisi finanziaria del 2008 e poi la bocciatura,sull’onda crescente dei populismi,del Trattato Costituzionale Europeo;la crisi economica greca,la Brexit.L’Europa,intanto,era arrivata ad essere un'Unione di 27 Stati:ma era solo una magnifica architettura ideale,cui mancavano,però,le colonne portanti della fiscalità e della difesa comuni,mentre la governance politica era condizionata da veti incrociati e da una eccessiva burocrazia,mentre i popoli erano esclusi dai concreti processi decisionali.Fu questo che fece risorgere populismi e nazionalismi contro l'Euro e l'Europa,che si scoprì debole e impreparata di fronte alle drammatiche emergenze del nuovo secolo.Soltanto la volontà e la determinazione di alcuni leader — Mario Draghi,Emmanuel Macron e Angela Merkel — riuscirono ad arginare i rischi di implosione,alimentati anche da spinte centrifughe(la Brexit)e da posizioni critiche di alcuni Paesi su temi fondamentali,quali la giustizia, l’immigrazione,il rapporto con gli Stati Uniti.

Di fronte alla nuova emergenza pandemica del 2020,l’Europa é stata capace di ritrovare coesione e una nuova consapevolezza della propria forza,dei propri valori,della propria capacità reattiva,dando concreta solidarietà sociale ed economica ai popoli con i Piani di Resilienza,su spinta decisiva di Parigi,Berlino,Roma e della Bce.Anche questa volta,però,l’euforia è durata lo spazio di un mattino. L’invasione russa dell’Ucraina sembra avere riportato indietro l’orologio della Storia.La guerra ha reciso,almeno per una generazione,i legami culturali ed economici con la Russia.Anzi,la divisione Europa e Russia é aumentata perché Finlandia e Svezia,Paesi con essa confinanti,per secoli gelosi del loro neutralismo,hanno richiesto,sull'onda di una grande richiesta popolare,l'ingresso nella Nato,perché timorose dell'aggressività di Mosca.

Oggi,però,l'Europa,dopo il forte sostegno politico e militare all'Ucraina,deve misurarsi con le conseguenze devastanti del conflitto: crisi economica ed energetica,divisioni politiche crescenti all’interno dei singoli Paesi,ricaduta sociale di nuovi flussi migratori,dipendenza energetica da Paesi poco affidabili sul piano dei diritti.Con la pandemia,oltretutto,che sembra rialzare la testa a seguito delle nuove varianti.Fino a che punto saranno sopportabili caro bollette,lampioni spenti,termosifoni più bassi e calo delle esportazioni in nome della guerra economica alla Russia?Tutti problemi,questi,che,come é facile prevedere,in autunno esploderanno con ricadute anche sociali e di ordine pubblico,ma che già oggi si riverberano sui governi.

Ed infatti in Francia si assiste alla clamorosa sconfitta di Emmanuel Macron alle legislative,ad opera di movimenti di estrema destra e di estrema sinistra i cui leader(Marine Le Pen e Jean Luc Mélenchon)sono contro la Nato e l'Europa,e non sarà un caso se alcuni di questi movimenti sono apertamente finanziati da Putin.In Gran Bretagna è caduto Boris Johnson,uno dei più forti sostenitori di Zelensky.E da ultimo anche qui in Italia l'indegno e irresponsabile "show" dei 5Stelle e di Giuseppe Conte sulla pelle degli italiani,rischia di far perdere i soldi del PNNR,proprio nel momento in cui aumentano le emergenze economiche,energetiche e sanitaria. 

Intanto la guerra continua e le stragi che giornalmente si consumano sulle popolazioni ucraine e le parole di odio di Putin,Medvedev e Kyrill verso l'Occidente e la cultura occidentale,che veramente credono di poter eliminare il decadente modello delle democrazie liberali,sostituendolo con  deliranti fantasie di una nuova Grande Madre Russia,allontanano al momento ogni possibilità di dialogo tra i due Mondi.

Ma basta volgerci al passato per capire che il futuro di Europa e Russia é tutt'altro e inevitabilmente diverso dalle speranze di Putin e dei suoi scherani.Non possiamo non ricordare,cioé,che Russia,Armenia e i Balcani sono da secoli territori coinvolti  negli scambi economici,culturali,religiosi con le altre popolazioni del continente europeo.Basti pensare al contributo,nel Settecento,di artisti e architetti italiani in città come S. Pietroburgo od Odessa;e come è grande l'influsso dei grandi romanzieri russi nella cultura delle nazioni europee.

Ed allora,quanto più la Russia sarà pensata come europea tanto più il regime putiniano potrà essere sconfitto e la società civile russa aprirsi agli ideali di libertà e alla complessità della modernità;e,viceversa,quanto più la Comunità Europea si aprirà alla Russia tanto più potrà imparare da quel popolo le sue doti di laboriosità,pazienza,tenacia e di una particolare religiosità.Perché la Russia non é Putin,e tantomeno Medvedev,vecchi arnesi di un mondo putrescente che non può più tornare. 

09 maggio 2022

UN POPOLO E LA SUA LIBERTA'






Avendo appreso la notizia di un suo necrologio,lo scrittore Mark Twain mandò un telegramma all'Agenzia che lo aveva pubblicato(l' "Associated Press")nel quale,con il suo solito sarcasmo,scriveva:"Spiacente deludervi,ma la notizia della mia morte è grossolonamente esagerata".Ecco,parafrasando questa frase del grande scrittore americano,si potrebbe dire a tutta quella bella compagnia di giro che Michele Santoro ha radunato al teatro Ghione di Roma e sulla piattaforma televisiva iperpopulista ByoBlu:"Spiacente di deludervi,ma la notizia della morte dell’informazione libera in Italia è grossolanamente esagerata".Perchè poi è questa la narrazione che vorrebbe accreditare tutta una certa "elite" culturale,giornalistica e universitaria:fino ai ieri sulla pandemia,oggi con la guerra dell'Ucraina.Ma una mente appena appena aperta e libera da pregiudizi non può non rilevare che in nessun paese occidentale come in Italia le tesi più ardite e strampalate sono presenti in ogni talk show,o meglio trash-show,che hanno come protagonisti i personaggi più narcisisti e mattoidi,i complottisti più esagitati,i conduttori più felici di fare caciara per qualche zerovirgola di ascolto in più piuttosto che di dare informazioni attendibili e verificate.

Il risultato è,com’è avvenuto già con la pandemia,che tutte le tesi risultano avere pari dignità,per cui ogni falso storico,che volumi di studi hanno ampiamente smentito,viene presentato come un’opinione legittima:il complotto ebraico mondiale,Hitler che era ebreo,la terra piatta,i Protocolli dei Savi di Sion,i vaccini che uccidono,il falso sbarco sulla luna.Sono questi i mali(ormai annosi)dell’informazione italiana,che comunque non ha bisogno di nuove regole,divieti e gabbie,ma "solamente" di un modo di informazione buona che scacci quella cattiva.Di questo ha bisogno l'informazione italiana più che di serate al teatro Ghione,di sguaiati cannoneggiamenti verbali di un Borgonovo o di un Orsini difronte ai bombardamenti(quelli drammaticamente veri)dei russi sull'Ucraina.

In occasione della guerra,come prima per il vaccino e il green pass,é così cresciuta una bolla mediatica che unisce intellettuali come Freccero,Canfora,Mattei,Cacciari con il M5S di Conte e del loro organo di stampa,il "Fatto Quotidiano" di Marco Travaglio e l’estrema sinistra con aree del pacifismo cattolico,come quella del direttore dell'Avvenire Marco Tarquinio.Il bello é che poi tutti costoro vengono a trovarsi in una oggettiva convergenza con il nemico per eccellenza Matteo Salvini,ma comunque tutti accomunati da un "idem sentire" antieuropeista,antioccidentale e antiamericano.

In questi giorni circolano in Italia  vari sondaggi che rilevano una spaccatura a metà del Paese sull’invio delle armi ai combattenti ucraini.Ciò significa che la linea di conflitto sul conflitto passa nelle famiglie,tra gli amici,i conoscenti:un déjà-vu già visto per vaccini e greenpass.In realtà la vera bussola d'orientamento dovrebbe sempre razionalmente riguardare i valori fondanti dell'Uomo:la vita e la morte,la libertà e l’oppressione,la pace.E sarebbe anche opportuno un richiamo di Storia,per ricordare che se è vero che le divisioni sul tema della guerra si sono già presentate nei tempi passati,è anche vero che se avessimo seguito Neville Chamberlain e non Winston Churchill,Charles Lindbergh e non Franklin Delano Roosevelt oggi il tanto vituperato occidente non vivrebbe in democrazia ma nella distopia raccontata da Philip Roth nel suo "Complotto contro l’America" o da Philip K. Dick  nel suo classico "La Svastica sul Sole" ,opere nelle quali a vincere erano i pacifisti di allora e a dominare il mondo erano nazisti e giapponesi.

E dunque il non fornire armi all'Ucraina,così come la tragicomica compagnia del Teatro Ghione pretenderebbe,sembra assomigliare ad una pax romana,quella pax,cioè imposta da un dittatore con la forza,come appunto la "Pax Augustea" era.La  sinistra intellettualità italiana non ha invece mai fatto sentire(tranne rare eccezioni)la propria indignazione sull'invasione sovietica della Cecoslovacchia nel '68,nemmeno davanti alla torcia umana di Ian Palach.E le richieste di non fornire le armi ad un  popolo sovrano che lotta per la propria libertà non pare siano mai state fatte dagli odierni pacifisti italiani,quando l'URSS riforniva di armi il popolo vietnamita che lottava per la propria libertà.All'epoca in tutto il mondo ogni giorno sì manifestava(giustamente)contro la guerra dell'America in Vietnam.Ed è proprio qui,per Santoro & Co. che é l'inghippo,come direbbe il Sommo Bardo:oggi come ieri un popolo ha diritto a difendere la propria Terra,la propria libertà e la propria indipendenza con le armi,come il Vietnam ieri e l’Ucraina oggi.Punto.

19 aprile 2022

PER LA SOCIETA' APERTA



Come nel 2017,il ballottaggio finale del 24 aprile 2022 per l'elezione del prossimo presidente della Repubblica francese vedrà protagonisti Emmanuel Macron e Marine Le Pen.Il partito della Le Pen è stato ampiamento finanziato,in tutti questi anni,dalla Russia di Putin,in funzione evidentemente,antioccidentale e antiatlantista.E dunque in Francia si profila il rischio che il partito di Putin(come potrebbe chiamarsi quello della Le Pen)conquisti l’Eliseo,con quali conseguenze sulla politica europea è facile immaginare.


Intanto in Ungheria Orban,il piccolo Putin fasciopopulista,guiderà le truppe sovraniste da dentro le istituzioni europee per almeno altri 4 anni,probabilmente con le stesse modalità repressive delle libertà democratiche come ha fatto in questi anni. 

Del resto in America il trumpismo,inteso come fenomeno politico e culturale,è tutt'altro che tramontato e le istituzioni liberali e democratiche continuano colpevolmente a sottovalutarlo,mentre in Italia ci apprestiamo ad arrenderci ai neo,ex,post fascisti di Giorgia Meloni,che nei sondaggi risultano essere primo partito italiano.



E dunque è questo  il panorama politico europeo ed occidentale.Nel frattempo Russia,Cina e India continuano a mantenere la loro alleanza  di regimi autoritari e illiberali,suscitando anche la simpatia di sceiccati ed emirati arabi,degli ayatollah iraniani e dei vassalli africani,oltre che del fascista brasiliano Bolsonaro.E in Italia,Paese da anni culturalmente e valorialmente "addormentato" negli agi della democrazia senza impegno,la cosa non sembra interessare nessuno,come fino a ieri non interessavano l’Ucraina e le denunce di Anna Politkovskaja,Aleksej Navalny e SviatlanaTsikhanouskaya sulle intenzioni russe.




Al contrario,alcuni cosiddetti "esperti" geopolitici(tanto per non far nomi Lucio Caracciolo,direttore di "Limes")hanno spiegato fino al giorno prima dell’invasione,che assolutamente mai i carri armati schierati da Putin ai confini con l’Ucraina avrebbero attaccato,salvo poi chiedersi,a Bucha ormai avvenuta e a cadaveri ucraini ancora caldi,come sia potuto accadere.

Il quadro,come si vede,è drammatico e noi italiani siamo tra i più esposti.Questo non solo per la dipendenza dal gas russo ma anche perché improvvidi firmatari del memorandum con la Cina per la "via della seta",in cambio del "famoso" carico di arance rosse della piana di Catania,ma perché fino a 3 anni fa il governo Conte è stato estimatore sia della Cina che della Russia,nonchè di Trump(vero "Giuseppi"?)prontissimi a consegnare l’Italia ai nemici del mondo libero oltre che a smontare la democrazia rappresentativa,in nome di una fantomatica,rousseauiana democrazia "diretta". 

L'eroica resistenza nazionalista degli ucraini e la loro ambizione europea, dettata dal rigetto radicale del modello medievale russo,è prima di tutto una battaglia militare e umanitaria per la sopravvivenza di uno Stato indipendente e di un popolo aggredito con ferocia e brutalità,minacciato dall’ennesimo tentativo di genocidio russo(già posto in essere da Stalin con l'Holomodor del 1932-33).Ma essa è anche una battaglia politica,culturale e globale in difesa di una SOCIETA' APERTA e della Democrazia.

L’Europa deve fermare la Russia,liberarsi dalla sua dipendenza energetica e ripensare la propria governance per tenere a bada l’antieuropeismo e l’illiberalismo di alcuni Stati membri che come l'Ungheria non rispettano lo Stato di diritto,reprimono il dissenso e non riconoscono i diritti civili:questi Stati non hanno niente a che fare con il concetto di Europa.Del pari in Italia va ricacciato indietro quell’antieuropeismo e antioccidentalismo,politico e culturale,di tanta parte dell'intellettualismo di destra e di sinistra.Chi non vuole starci,si accomodi pure alla porta e subito si accolga,invece,un Paese come l'Ucraina che dimostra con i fatti di voler essere europeo e antitotalitario e che proprio perciò è stato aggredito dalla Russia.

Per questo è importante che Putin non conquisti l'Eliseo al ballottaggio e che in Italia i fasciopopulisti Meloni,Salvini e Di Battista siano culturalmente emarginati  ed esclusi da ogni alleanza elettorale e politico-parlamentare con le forze autenticamente liberali ed europeiste,perchè in uno Stato di diritto e liberale sono inammissibili,i loro comportamenti e le loro simpatie orbaniane,lepeniane,maduriane e filoputiniane.Similmente,dopo i fatti del Campidoglio del 6 gennaio 2021,Trump va fermato per sedizione e tentato colpo di Stato."Non possiamo tollerare gli intolleranti",come diceva nella sua opera "La Società aperta e i suoi nemici",il grande filosofo Karl Popper,liberale,difensore della democrazia e dell'ideale di libertà e avversario di ogni forma di totalitarismo.

Tutto questo lo dobbiamo all'Ucraina che col suo esempio ha cacciato a pedate da Kiev le mire del despota autoritario russo.Perchè il mondo non può essere governato con chi non riconosce i principi base della liberaldemocrazia,della solidarietà interetnica e della convivenza civile.E' insomma arrivato il momento che il mondo dei diritti civili e della libertà respinga la barbarie e formi un’alleanza globale delle democrazie capace di contenere culturalmente e politicamente l’alleanza autoritaria contro l’Occidente che,pure con tutti i suoi difetti,rimane terra di Libertà.