22 marzo 2019

IL CORAGGIO SCONOSCIUTO






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E' arrivato in Italia il Premier cinese Xi Jinping per siglare con il Governo italiano un accordo commerciale per un faraonico progetto denominato "Nuova Via della Seta (One Belt,One Road)che prevede la creazione,anche sul territorio italiano,di due corridoi per connettere la Cina all’Europa:un corridoio terrestre(One Belt)e un corridoio marittimo (One Road).La "Via della Seta" ricorda i percorsi del famoso tessuto prodotto in Oriente che arrivava in Europa via mare diversi secoli fa.Una tratta che adesso Xi Jinping vuole trasformare in un grande progetto industriale,commerciale e di infrastrutture per poter ampliare la forza economica della Cina in Europa.Una occasione di ricche commissioni e grossi affari per le industrie e per il rilancio strategico di infrastrutture come i porti di Trieste e Genova oltre che l'apertura,per il governo,di un discorso privilegiato per l'acquisizione di capitali necessari a fronteggiare l'immensa voragine dei conti pubblici.Ma,al di là del fatto meramente commerciale,il governo italiano avrebbe il dovere di fare anche qualche altro e diverso discorso.Xi Jinping,infatti,arriva in Italia a 30 anni esatti dai fatti che sono poi passati alla storia come "La Primavera di Piazza Tienanmen".Nel 1989,infatti,operai e studenti,e tanta gente comune,scesero proprio in quella piazza per chiedere diritti,per avere libertà.Libertà di esprimersi,di spostarsi,di pianificare la propria vita scolastica e lavorativa,la vita della propria famiglia,il numero dei propri figli,la possibilità di fare quello che centinaia di milioni di persone fanno ogni giorno in tutto il mondo:scrivere al mondo intero le proprie idee,leggere liberamente ogni scritto che l’uomo produce.In quei mesi tra l’aprile e il giugno 1989,decine di migliaia di giovani affluirono dalle campagne,uscirono dalle università,senza armi,con i fiori in mano,senza esercitare alcun tipo di violenza,riunendosi nella piazza simbolo della Cina e del suo regime:Piazza Tienanmen.La sterminata piazza si riempì di decine di migliaia di studenti,che avevano visto quello che stava accadendo in Europa,dove il vento della libertà soffiava anche tra i giovani dei regimi comunisti europei e dove qualche mese dopo sarebbe crollato il Muro di Berlino,simbolo dell'oppressione comunista.Ma negli ultimi giorni di maggio il governo cinese diede ordine all'esercito di stroncare la rivolta con la forza.Così nella notte tra il 3 e il 4 Giugno,le truppe si aprirono la strada verso piazza Tienanmen sparando ad altezza d’uomo con i fucili e le mitragliatrici dei blindati,schiacciando con i cingoli dei carri armati decine e decine di ragazzi e ragazze.Fu una carneficina.Alcune fonti affermarono che ci furono più di 15.000 morti.Piazza Tienanmen,la porta della pace celeste(questo il significato di Tienanmen in cinese)si ricoprì di migliaia di cadaveri stritolati dai cingoli dei carri armati T-72.Oggi di quell’episodio in Cina non si può parlare,non si può scrivere,non lo si può ricordare,nè,peraltro,lo hanno più ricordato o lo ricordano i governi democratici d'occidente,la cui cultura di libertà e tolleranza maturata nei secoli,pure imporrebbe loro di parlare.In Italia solo Marco Pannella che da solo e nel silenzio di tutto l'Occidente,ebbe il coraggio di battersi per il rispetto dei diritti umani in Cina,sostenendo il Dalai Lama,Premio Nobel per la Pace,e la causa per la libertà del Tibet.Sui diritti umani e sui sogni dei ragazzi cinesi dell'89,che sfidarono la dittatura comunista,prevalse e ancora oggi prevale nell'Occidente democratico,il linguaggio degli interessi economici.E anche oggi,anche in Italia,con l'accordo sulla "Nuova Via della Seta" prevale quel linguaggio.Anche per il governo italiano del "cambiamento",è "Il colore dei soldi" quello che conta.Ed è certo ed è sicuro che,per pavidità o interesse,nessuna parola,dirà il "Governo del popolo" italiano per chiedere a Xi Jinping il rispetto dei diritti del popolo cinese.Sì,perchè ancora oggi le cose non sono cambiate in Cina,dal punto di vista del rispetto dei diritti umani.L'Onu e Amnesty International hanno accertato e denunciato continue e sistematiche violazioni dei diritti umani da parte del regime comunista cinese:violazioni delle disposizioni internazionali,atti di tortura,pena di morte,repressione della libertà di informazione,chiusura dei siti internet e dei social,minoranze etniche e religiose perseguitate,il Tibet ancora e sempre oppresso,negazione totale del ruolo della donna nella società.E' e sarà sempre così.Ogni regime,ogni dittatura resiste solo grazie alla forza,alla violenza e al terrore.Perciò dove non esiste la democrazia per rovesciare un regime non è sufficiente protestare,bisogna necessariamente che gli uomini liberi che vivono,come noi,in società libere e aperte,abbiano la capacità di denunciare l'azione violenta dei regimi sanguinari e delle dittature in ogni parte del mondo,qualsiasi sia il colore delle dittature.Non si può ipocritamente far finta di niente e girarsi dall'altra parte,dalla parte degli affari e della moneta.Bisogna che gli uomini che vivono liberi in altri paesi,dove la libertà è già stata conquistata,aiutino con il coraggio della parola e delle idee ed anche con i mezzi materiali ed economici chi lotta a rischio della vita per quella parola che oggi in molti paesi del mondo e nella stessa Cina è ancora proibita.Ci vuole il coraggio delle menti libere per sostenere anche coloro cui la libertà è negata per via delle proprie idee.Il coraggio che ebbe,per esempio,il "Rivoltoso Sconosciuto".Fece scalpore,quale simbolo della Privamera di Tienanmen,una scena che è ormai  diventata un simbolo di ogni forma di ribellione alle tirannie,e che  è entrata nelle coscienze collettive.Uno studente,soprannominato poi il "Rivoltoso Sconosciuto",armato di giacca e buste della spesa,interruppe l’avanzare dei carri armati in Piazza Tienanmen,mettendosi davanti ad essi lungo il tragitto.Alcuni testimoni ricordano che il giovane chiedeva ai militari di non continuare a far del male al suo popolo.Un’immagine molto forte che fece il giro del mondo. Le rivolte di piazza Tienanmen oggi sono ricordate come il martirio di migliaia di sognatori.A distanza di 30 anni, queste immagini sono ancora di una forte attualità.In Cina la libertà è ancora utopia.Il governo,nel nome del grande Partito Comunista,continua a imporre sanzioni e censure pesanti,condanne a morte e pene esemplari a chi infrange la legge.O meglio "quella" legge,la legge violenta della dittatura.La situazione cinese è ben nota a tutti quelli che oggi sottoscrivono trattati e contratti d'affari sulla Via della Seta.Eppure nessuno di essi dirà una parola su quello che accade al popolo cinese.Ma quando qualcuno in Occidente avrà il coraggio che ebbe quel ragazzo sconosciuto davanti ai carri armati

04 marzo 2019

I RAGAZZI DI QUEL MARZO







Avevano lo stesso nome.Erano nati nello stesso mese e nello stesso anno,il marzo del 1943 e quasi nello stesso giorno.Quasi.Perchè Lucio Dalla era nato il 4 e Lucio Battisti il 5 di quel marzo.Lucio Dalla,anzi,fece della propria data di nascita il titolo di una delle sue prime canzoni(4 marzo 1943)mentre Battisti mise il nome del mese in una delle più splendide canzoni:"I giardini di marzo".


   
Ma in realtà la cosa vera che li accomuna è quella di essere stati tra i più grandi artisti e cantanti di tutta la musica moderna italiana,e credo che abbiano davvero ragione quelli che hanno definito le loro canzoni come autentica poesia.Forse perché  fu il loro modo di essere e di sentire il mondo che li portò ad interpretare i sentimenti,le speranze,i desideri della gente.Senza essere coinvolti mai in nessun discorso di partito o di appartenenza politica.Lucio Dalla,per esempio.Nella sua canzone "Anna e Marco", raccontava il disagio,il malessere dei giovani,ai quali comunque con le sue canzoni diceva di avere speranza.
 

 
E così pure l'altra sua canzone "Futura",scritta nel 1979,quando era a Berlino,seduto su una panchina davanti al famoso muro.Era l'epoca della guerra fredda con l'Europa divisa in 2,tra il blocco capitalista e quello comunista.E la divisione era rappresentata anche fisicamente dal Muro.Egli si immaginò(o forse vide realmente)2 giovani innamorati,ma allo stesso tempo un po' insicuri ed ebbe l'intuito di costruire una canzone sulle paure che potevano avere i 2 giovani di fronte a futuro incerto:"Non esser così seria,rimani... I russi,gli americani No lacrime non fermarti fino a domani". E i due innamorati progettano un futuro assieme e addirittura hanno l'idea e il cuore di avere un figlio che "nascerà e non avrà paura" e se è una femmina si chiamerà Futura"(…) E intanto "aspettiamo che ritorni la luce e sentire una voce e aspettiamo, senza avere paura,domani"



 

E' difficile fare una,diciamo così,"graduatoria" tra le canzoni di Dalla.Ma di certo una del suo repertorio che divenne subito un "cult" fu "Come è profondo il mare".


Siamo noi, siamo in tanti, ci nascondiamo di notte per paura degli automobilisti, dei linotipisti siamo gatti neri,siamo pessimisti,siamo i cattivi pensieri, e non abbiamo da mangiare,  come è profondo il mare,canta Dalla dopo l'ormai noto fischio con cui dà il via alla canzone.Scritta nel 1977,la canzone probabilmente risente dell'attualità dell'epoca che vedeva un'Italia colpita dal terrorismo(pochi mesi dopo Aldo Moro sarebbe stato rapito e poi ucciso dalle BR)e nelle varie strofe si sente la ricerca storica che pervade tutto il brano.Strofe intere a ricostruire eventi storici,come la rivoluzione russa del 1917,la seconda guerra mondiale,i campi di concentramento,lo sgancio della bomba nucleare.Scritto alle Isole Tremiti, il testo lungo di questa canzone,è una sorta di percorso storico che parla di deboli e di lotta di classe ("È inutile non c'è più lavoro,non c'è più decoro,Dio o chi per lui sta cercando di dividerci,di farci del male,di farci annegare")e un finale che definisce chiaramente ciò di cui stiamo parlando, ovvero di un "dramma collettivo":"Frattanto i pesci,dai quali discendiamo tutti,assistettero curiosi,al dramma collettivo di questo mondo che a loro indubbiamente doveva sembrare cattivo".
E ancora la speranza di un domani migliore continuò sempre ad averla e a darla,pur difronte alle difficoltà esistenziali dei giorni nostri,come ad esempio nella "lettera all'amico" di "Caro amico ti scrivo":


 
 
Ed il giorno dopo quello di Dalla,il 5 marzo del 1943,nacque l'altro grande Lucio,Lucio Battisti.Chissà come sarebbe veramente Lucio Battisti oggi.Nessuno può dirlo,anche perché di lui già quando era in vita,non esistevano foto aggiornate,a causa del volontario esilio dal circo Barnum dello spettacolo. Ma lo stesso di lui ne parlò il più importante giornale al mondo,il "New York Times” che lo descrisse come "Il più famoso cantante pop italiano che è stato la voce degli italiani divenuti adulti alla fine degli anni '60 e all'inizio dei '70.Alcuni lo hanno paragonato a Bob Dylan,non per il contenuto politico delle sue canzoni,ma per come ha definito un'era".Ed in effetti è così.Perché Lucio Battisti è stato ed è un mito assoluto della nostra musica,un grande protagonista della scena artistica del Novecento,un talento assoluto,capace di cantare il quotidiano e il privato senza mai cadere nel banale o nella retorica,con i testi dell’amico e compagno di viaggi Mogol("di Battisti-Mogol" era l'annuncio dei presentatori di quei tempi quando annunciavano una canzone a Sanremo o altrove).Rivoluzionò nella sostanza la solita,stanca melodia italiana grazie alle sue passioni per il rhythm ‘n bluses(da cui aveva preso in prestito “le discese ardite e le risalite”)per Bob Dylan,Otis Reding,Jimi Hendrix.Un artista al di fuori dagli schemi,sia dal punto di vista personale perché diceva "no" alla mondanità e all’apparire,sia da quello creativo,perché stravolgeva con la sua produzione la canzone tradizionale che dettava legge.Lucio Battisti è stato un po' per la nostra musica quello che i Beatles sono stati nel mondo a livello musicale.Un genio delle sette note,con quella voce particolare,così leggermente rauca,così sottile,quasi un sibilo in alcuni brani,unica,a tratti triste,a tratti ammaliante.Appunto con Mogol(al secolo Giulio Rapetti)nacque un sodalizio che dal 1966 al 1980 regalerà a un pubblico trasversale,brani destinati a restare nella storia del pop dopo aver dominato per settimane e settimane(ricordo ancora adesso la trasmissione radio degli anni '70 "Dischi Caldi")emozionando generazioni e generazioni,arrivando ai giorni nostri con il loro fascino immutato e con la freschezza del primo ascolto.
"Non è Francesca”,per esempio




 “Acqua azzurra, acqua chiara”,




 “Mi ritorni in mente”,


Fiori rosa fiori di pesco”,

La stupenda e splendida “Emozioni”,


 “E penso a te”,


"Il mio canto libero”



E tantissime altre ancora,tutte belle,tutte indimenticabili:"La luce dell’Est”,“Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi”,"Il nostro caro Angelo","Anche per te","Ancora tu","Amarsi un po’","Una donna per amico","Sì viaggiare","Una giornata uggiosa",un repertorio immenso a cui si devono aggiungere le canzoni scritte per altri artisti,come ad esempio “Insieme” ed “Amor mio” per Mina,“Il paradiso” per Patty Pravo,"29 settembre" per l'Equipe 84 e “Vendo casa” per i Dik Dik.Tante gemme preziose e ognuno di noi ha il "suo" Lucio,la "sua" canzone di Lucio canzone alla quale è legato per una storia vissuta,un momento della propria esistenza,un avvenimento da ricordare.Poi venne il Battisti col culto dell’assenza,del non esserci,lontano dai giri e dai clamori del mondo dello spettacolo,delle case discografiche,proprio come aveva detto lui stesso in una intervista,rilasciata prima di chiudersi in un mutismo creativo:"Devo distruggere l'immagine squallida e consumistica che mi hanno cucito addosso.Non parlerò mai più, perché un artista deve comunicare solo per mezzo del suo lavoro.L'artista non esiste.Esiste la sua arte".E la sua arte esiste ed è continuata ad esistere in tutti questi anni.E se ancora oggi su tante riviste specializzate,ma anche su tanti quotidiani generalisti e on line,se anche sul più piccolo dei blog(come questo)si sente la necessità di ricordare e di parlare di Lucio Dalla e Lucio Battisti,di ricordare quei due "ragazzi" del marzo '43,significa proprio che qualcosa di profondo essi hanno lasciato,che le loro canzoni,le loro parole,i loro sentimenti hanno dato modo a tanti di cantare,di sognare,di sperare che qualcosa potesse essere,anche se poi,magari,così non è stato.E ancora di più senti la necessità di ricordare quei due ragazzi del marzo '43,se guardi a questi attuali giorni d'Italia,a questo Paese divenuto così egoista e cattivo,sempre più povero di idee e di ideali, incapace di avere "pensieri e parole",di sentire "un canto libero",di provare sentimenti ed "emozioni".