26 ottobre 2023

LA FORZA DI MASHA ED ARMITA










La notizia era oramai attesa già da qualche giorno,da quando,cioé,era stata dichiarata la morte cerebrale di Armita.E purtroppo alla fine Armita Geravand è morta.Armita era una ragazzina iraniana,aveva 16 anni,ma la sua "colpa" agli occhi della  polizia morale di Teheran che l'ha pestata e massacrata di botte,era quella di voler essere libera come un qualsiasi suo coetaneo occidentale e di girare senza il velo.

E' bene scrivere di Armita,é bene ricordare Armita perché in questi tragici giorni che stanno sconvolgendo il Medioriente e il mondo intero,dopo gli orrori di quel 7 ottobre compiuti da Hamas,si rischia di dimenticare le altre tragedie del mondo.Ed é bene ricordarlo anche perché é proprio l'Iran  il Paese che finanzia i terroristi di Hamas ed Hezbollah ed é sempre l'Iran che fornisce droni alla Russia di Putin contro l'Ucraina.

Armita Geravand non è solo un nome.E la sua storia ci dice tanto,anche se era soltanto una ragazza di 16 anni.Quella di Armita è una morte simbolica,come lo era stata la morte di Mahsa Amini,la 22enne uccisa allo stesso modo.Anche Mahsa si era ribellata al velo islamico, anche lei era di origini curde, anche lei era stata picchiata a morte dalle milizie degli ayatollah perché non indossava bene il velo violando la legge islamica.Mahsa fu uccisa poco più di un anno fa,il 16 settembre,e da allora è diventata il simbolo delle contestazioni al sanguinario regime teocratico iraniano. 

In quest'anno dalla morte di Mahsa si sono scatenate in tutto l'Iran continue proteste antigovernative e questo nonostante la brutalità della repressione della polizia.Armita è stata massacrata in coincidenza con l’anniversario delle rivolte,quando la tensione nelle strade di Teheran era molto alta tra manifestanti e agenti.La ragazza non indossava il velo e per questo aveva avuto in metropolitana un diverbio con i militari,che l’avevano buttata a terra facendole sbattere il capo.Il video del suo corpo trascinato fuori dal vagone del metro e adagiato sul marciapiede,ha fatto il giro del mondo grazie agli attivisti per i diritti umani che lo hanno diffuso.E ancora una volta si é dovuto assistere al solito balletto di menzogne,con i genitori della ragazza costretti a mentire e dichiarare di fronte alla TV di Stato che Armita aveva avuto un malore e aveva battuto la testa.

Ma la verità é quella che hanno rivelato i gruppi di attivisti per i diritti umani che sono stati i primi a postare sui social le foto della ragazza attaccata a un supporto vitale,con il tubo della respirazione artificiale in bocca e la testa fasciata.E' stato il gruppo curdo per i diritti umani "Hengaw Organization for Human Rights",con sede in Norvegia,che ha confermato sul suo sito che la ragazza era deceduta e per ben altre ragioni rispetto a quelle addotte dal regime.Immagini che ricalcano l’orrore riservato a Mahsa.





Adesso il volto di Armita,come già quello di Mahsa,finirà sulle magliette e nei cartelli delle future manifestazioni.Adesso Armita,è diventata una nuova icona della lotta contro l’apartheid delle donne,vittime della stessa mostruosa repressione e di una duplice discriminazione:come donne e come appartenenti alla minoranza curda.

Eppure é proprio grazie a Masha Amini e  Armita Geravand e al loro sacrificio che le donne in Iran trovano il coraggio per battersi contro il regime sanguinario di Teheran.Molte si rifiutano oggi di coprirsi nei luoghi pubblici,vanno a testa scoperta nei negozi e si tagliano i capelli,pur sapendo cosa rischiano violando gli obblighi imposti  dopo il 1979,dai tempi della rivoluzione islamista di Khomeini,di quella rivoluzione che da 44 anni sta opprimendo quella splendida Terra,ricca di storia,cultura e tradizioni.Ed é perciò ancora più importante che all’attivista iraniana Narges Mohammadi sia stato assegnato il Nobel per la Pace.

E' questa la forza della rivoluzione iraniana "Donna,Vita, Libertà",divampata dopo la morte di Mahsa Amini.Una rivoluzione che prende la sua linfa vitale dalla forza delle ragazze e delle donne che hanno combattuto e combattono contro il dominio dell’Islam politico e oscurantista sulla loro vita.Per la prima volta nella storia di un paese islamico, le donne rappresentano una forza umanistica,egualitaria,liberale e laica potentissima per stimolare un cambiamento fondamentale.

Di fatto le donne iraniane hanno già vinto,avendo scosso i pilastri del regime teocratico come una burrasca inaspettata.Appoggiate dalla stragrande maggioranza della popolazione,si sono riprese il loro lungo cammino verso un nuovo futuro.

20 ottobre 2023

LE FRONTIERE DELLA LIBERTA'



 

Nella sua famosa opera "Il nodo di Gordio",il filosofo tedesco Ernst Jünger riflette sulla grande questione tra Est ed Ovest del Mondo,tra Oriente e Occidente."Questo incontro-scrive Junger-é il filo conduttore della Storia,ma si é spesso trasformato in scontro".

Questo libro fu scritto giusto 70 anni fa,nel 1953,ma sembra scritto oggi,in questi tempi nei quali divampano i conflitti in Medio Oriente tra Hamas e Israele e al centro dell'Europa,con la guerra Russia-Ucraina.Ucraina e Israele segnano la linea di confine tra due diversi mondi:Oriente e Occidente.Una diversità,però,che non é etnica o geografica.Oriente e Occidente sono metafora di due atteggiamenti umani,di due civiltà fondate su concezioni politiche e ideali radicalmente diversi.Si tratta della contrapposizione tra l’Occidente liberaldemocratico e l’Oriente dello Stato totalitario con al centro il tema della libertà e del dispotismo. 

Ucraina e Israele fanno parte del mondo Occidentale,confinante con quello Orientale composto da realtà assai differenti tra loro(Russia e mondo Islamico)ma accomunate da una radicata attitudine anti-libertaria e da un atavico risentimento verso l'occidente. Ed è proprio ai confini del nostro mondo che torna a divampare oggi la lotta tra l'occidente della libertà e l'oriente del totalitarismo.

L'attacco all'Ucraina ha rappresentato un'offensiva globale contro l'Occidente,quell'Occidente che,per Putin é un "mondo decadente e declinante".Un'offensiva contro i diritti civili,le libertà democratiche e di ogni libertà di espressione(l'omicidio politico di Anna Politkovskaja e l'imprigionamento degli intellettuali dissidenti ne sono la più chiara evidenza).

Quanto all'attacco di Hamas e della Jihad islamica,in esso non c'é solo l'atavico odio arabo contro Israele,ma c'é tutto l'attacco ad una civiltà moderna e laica,al libero estrinsecarsi del pensiero.L'assalto,cioé,delle Teocrazie fanatiche ed integraliste contro la Democrazia occidentale liberale e tollerante.Le immagini raccapriccianti di questi giorni,con i bambini decapitati nei kibbutz israeliani,amplificano quanto già visto al Bataclan e testimoniano un odio viscerale e incontrollato,proprio del radicalismo e fanatismo integralista.

La crisi culturale americana,dovuta a molteplici cause che vanno dal razzismo alla c.d. "cancel culture",dalla lotta alle tasse fino all’epidemia dell'uso delle armi,ha facilitato la verve bellica tanto della Russia quanto di Hamas.C'é stata poi il prevalere di una volontà neo-isolazionista e di disimpegno dai vari scenari politici e militari del mondo,iniziata con Obama e proseguita con Trump,che ha favorito l'innalzamento dello scontro a livello planetario.Basti pensare alle drammatiche conseguenze del ritiro delle truppe occidentali dall'Afghanistan.Questa debolezza ha facilitato l'affermazione dei falchi russi e di quelli arabi.

E l'Europa? Sembra quasi che gli 80 anni di pace e benessere nei quali l'Europa ha vissuto,l'abbiano svuotata dell'orgoglio del proprio immenso patrimonio ideale e culturale.Una volta di più l'Europa é inesistente come soggetto politico unitario:non solo invecchiamo e soffriamo di una generalizzata crisi demografica, ma abbiamo smarrito lo spirito di sacrificio e ci rinchiudiamo nei nostri egoismi sovranisti e nazionalistici,incapaci,così,di comprendere il mondo nuovo,affrontandone cambiamenti sociali,economici e climatici.Ma c'é anche una specie di   incomprensibile “cupio dissolvi” che caratterizza la cultura europea contemporanea.L'Europa e l'Occidente in genere è autorappresentato da certo "intellettualismo" europeo ed americano,come causa di ogni male,autore principale di sfruttamento globale,di saccheggio e guerra.E’ attraverso questa narrazione che si fortifica un sentimento già esistente di ostilità verso di noi che non può che aggravare i rapporti internazionali,senza esaltare,invece quello che l’Occidente ha portato di buono nel mondo:la cultura dei diritti della persona umana, la difesa della libertà individuale,ecc.

Non ci sono dunque speranze? Fortunatamente per tutti noi, Israele e Ucraina sono Stati giovani,consapevoli che per sopravvivere hanno bisogno di lottare,quella voglia di lottare che l'Occidente ha smarrito.Sono loro la nuova frontiera delle libertà.

La capacità di far fronte alle avversità è dovuta agli stermini di massa(la shoah ebraica e l'holodomor ucraino)che ne hanno contraddistinto la storia e ai quali sono incredibilmente sopravvissuti,traendo anzi da questo la loro forza psicologica e culturale.Popoli con radici profonde che reagiscono alla paura con la forza,alla prevaricazione con la tenuta psicologica individuale e collettiva. 

Il sonno della Ragione (rappresentato nel magnifico dipinto di Francisco Goya)dell'Occidente,dunque, genera mostri e conflitti. Sono i giovani Stati di frontiera che si stanno facendo carico di salvare il nostro vecchio mondo.Stanno lottando per loro stessi ma in realtà stanno difendendo i valori di libertà e democrazia.

15 ottobre 2023

MA E' COLPA DI ISRAELE





Altre volte avevamo assistito ad attacchi dalla Striscia di Gaza dei terroristi di Hamas contro Israele e i kibbutz di confine,con molti morti tra i civili.E probabilmente anche in quella mattina del 7 ottobre 2023 in molti hanno creduto che fosse accaduto un qualcosa di simile alle altre volte.Invece quello che via via si veniva apprendendo era diverso,completamente,terribilmente diverso.Questa volta,per la prima volta,c'era stata anche l’infiltrazione in territorio ebraico di centinaia di miliziani armati di Hamas.Un attacco via terra,dal cielo su parapendii a motore,e dal mare.Un attacco premeditato e pianificato, condotto in modo coordinato e simultaneo da Hamas.Oltre 1200 le vittime tra gli israeliani,più di 150 gli ostaggi che i miliziani hanno portato con loro a Gaza.

Ma quello che ha colpito di più é l'orrore,la sanguinaria barbarie,la beluinità di quell'attacco e le brutalità inaudite inferte ai civili israeliani.Donne trascinate via e violentate.Bambini di pochi mesi o pochi anni sgozzati o decapitati.Intere famiglie bruciate vive nei loro letti,in una caccia feroce all'ebreo.

Non ci sono parole adeguate a raccontare il Male che Hamas ha incarnato quel sabato mattina.Un'apocalittica barbarie umana che rimarrà per sempre negli occhi di ciascuno di noi,che viviamo in quest'altro altro mondo,quello della civiltà e della tolleranza.

Quel sabato ci siamo svegliati con un autotentico pogrom nel sud di Israele,con gli squadroni terroristi che prelevavano dalle loro case i civili ebrei per assassinarli in strada e per mostrarne i cadaveri vilipesi all’obiettivo degli smartphone.Una selvaggia caccia all'ebreo,con i civili trucidati sul posto,le donne separate dagli uomini e trascinate a Gaza con i bambini,per poi offrire i loro corpi a un assatanato pubblico festante,con la folla che sputava sui prigionieri e profanava i cadaveri,e una fiumana di gente felice inneggiante ad Allah.Neanche nei film più orridi si sono mai viste scene così raccapriccianti e un’ostentazione di odio così assoluto.Peggio dei peggiori criminali nazisti.I nazisti pianificavano lo sterminio degli ebrei con una precisione scientifica,ma al loro arrivo ad Auschwitz non facevano scendere dai vagoni piombati i deportati per festeggiare tra calci,sputi e urla festanti.

Questi altri nazisti,invece,i nazisti islamici,festeggiano non solo nelle strade,ma perfino dentro il parlamento iraniano,distogliendosi per qualche tempo dal loro feroce impegno di incarcerare,uccidere e stuprare le giovani donne che hanno il coraggio di sciogliersi i capelli,oppure di quell'altro "impegno",di fornire droni al macellaio di Mosca per l'annientamento dei civili ucraini.

I nazisti islamici di Hamas e di Hezbollah rivendicano con orgoglio tale disumanità,giustificata anche dal Qatar(finanziatore di quelle organizzazioni del terrore)e questo dovremmo sbattere in faccia alle corrotte istituzioni dello sport mondiale che per danaro si prostrano e si prostituiscono agli emiri qatarioti assegnando loro i Mondiali di calcio 2022.

Ma nel nostro civilissimo occidente,dove viviamo agiatamente,pure c'é chi ha il coraggio di elogiare l'attacco e la strage di Hamas.E allora,per quanto orribile sia,ricordiamo ai "difensori" del popolo palestinese che cosa hanno fatto quel sabato mattina gli eroi di Hamas.Senza inventare nulla,guardando solo le immagini arrivate dal web e dai social.

C’è il video di una ragazza con i pantaloni zuppi di sangue che viene presa per i capelli e messa su un camion.E capiamo cosa le hanno fatto.

C’è il video di una ragazza con gambe e braccia rotte su un camion,seminuda,a faccia in giù,non si muove,la toccano,ridono, le tirano i capelli,e capiamo cosa le hanno fatto.

C’è il video di un bambino israeliano in mezzo a decine di adepti di Hamas,che viene umiliato e abusato da suoi coetanei palestinesi.

Ci sono quasi 300 morti a un rave party e i sopravvissuti raccontano delle ragazze stuprate vicino ai cadaveri dei loro amici,poi alcune le ammazzavano,altre le hanno lasciate vive,e chissà cosa sia peggio.

Eppure nonostante "quelle" immagini all'Università di Stantford c'é quell'insegnate,che,in un delirio totale,dichiara agli studenti ebrei che i massacri di Hamas sono pienamenti legittimi e che i 6 milioni di morti ebrei dell'Olocausto sono pure pochi.

E c'é Amnesty International che dice che Israele ha sempre imposto un sistema di oppressione e dominazione sui palestinesi.E in Italia c'é l'ineffabile ex ambasciatrice Elena Basile per la quale Israele é la potenza occupante.O c'é Moni Ovadiache condanna Israele per crimini contro l'umanità.

Nessuna parola,invece,da questi parolai antisemiti su quelle scene del 7 ottobre.Tutti in strada a sfilare contro Israele e per Hamas con le bandiere della Palestina e striscioni con il disegno di un parapendio.

Anche davanti a quelle prove di crimini di guerra,documentate con compiacimento in diretta dagli stessi assassini di Hamas,c'é gente che dice che,alla fine,é colpa di Israele.La verità è che le vittime di Hamas sono gli israeliani e sono anche i palestinesi dei quali ad Hamas nulla importa.La verità è che Hamas è un’organizzazione terroristica,non è un movimento di liberazione e non rappresenta i palestinesi.Ma qui in Occidente é sempre colpa di Israele.  

09 ottobre 2023

IL VAJONT, 60 ANNI DOPO




Ci sono giorni e ore che rimangono per sempre nella memoria individuale e collettiva.Sono i giorni del dolore causato dai disastri che negli anni hanno contrassegnato tante parti d'Italia.Rimarrà,ad esempio,sempre il ricordo delle ore 19,34 di quella domenica 23 novembre 1980:il giorno del terremoto in Irpinia.E si ricorderà per sempre il 17 maggio di quest'anno,con l'alluvione in Emilia Romagna.Un'altra data e un'altra ora di 60 anni fa non si potrà mai più dimenticare:le 22,39 del 9 ottobre 1963,il giorno e l'ora della frana del Vajont,nella valle del Piave.

Fino a quel giorno  a Longarone,Pirago,Faè,Villanova,Rivalta,quei paesini ai piedi del Monte Toc,nella valle del Piave,tra i quali scorreva il torrente Vajont,anche la vita scorreva come tutte le altre sere degli altri autunni precedenti.

In quelle terre era stata edificata una diga che fu considerata una grandiosa opera di ingegneria,orgoglio della tecnica italiana,che conteneva un'immensa massa d'acqua:150 milioni di metri cubi.La diga era stata costruita dalla Società Adriatica di Elettricità (SADE)per la produzione di energia idroelettrica,in previsione del guadagno di enormi quantità di denaro.

Nessuno poteva presagire cosa poi sarebbe accaduto in quella sera di ottobre di 60 anni fa.Certo,il monte Toc,la montagna che sovrastava la diga,aveva già dato qualche segnale di preoccupazione con qualche cedimento franoso,e la gente del posto conosceva bene la fragilità di quella montagna(non a caso "Toc" in friulano significa "marcio,sfatto").E c’erano state le continue,ripetute denunce della coraggiosa giornalista dell'Unità Tina Merlin,che aveva segnalato il rischio ambientale che quella diga poteva causare.Ma nessuno veramente immaginava cosa poteva accadere qualora si fosse verificato quello che pure si temeva:il cedimento della diga.C'era timore perché la diga era stata costruita in una zona che,per le sue caratteristiche geomorfologiche,era inidonea all'edificazione di una tale opera.

Nessuno poteva presagire cosa poi sarebbe accaduto.Ed invece tutto accadde! Accadde che una frana mostruosa di 270 milioni di metri cubi di roccia e terra,precipitò dal monte Toc nel bacino della diga del Vajont:nel cadere nell’invaso,la frana sollevò un'ondata enorme, alta più di 200 metri,che precipitò a valle travolgendo tutto ciò che incontrò sul suo percorso,con una potenza che poi gli scienziati calcolarono essere pari a quella delle esplosioni atomiche di Hiroshima e Nagasaki.In pochi attimi morirono quasi 2000 persone,travolte dal fango,dai massi e dall'acqua che sommersero e cancellarono Longarone e tutti i paesini intorno.

Corpi,nudi,straziati,dilaniati,polverizzati,rimasero intrappolati in un immenso mare di fango oppure trasportati giù a valle per chilometri e chilometri,accatastati,incastrati contro le griglie,sugli argini,tra i detriti,tra tonnellate di legname.

I (pochi)sopravvissuti  rammentarono poi un tremendo soffio d’aria che avanzava sempre più forte,tanto da denudarli,scaraventarli contro le case e gli alberi.L'indomani,alle prime luci dell'alba,si presentò un'allucinante scenario di morte.Dove prima c’erano case,strade,piazze,chiese,vita,non c'era altro che un'unica landa desolata di fango,macerie,distruzione.

Questo immane disastro non fu dunque un evento naturale:fu causato dall'avidità dell'uomo,che volle costruire una diga in un luogo inadatto,perchè esposto al forte rischio di frane.E tuttavia progettisti e dirigenti dell'azienda(con la complicità delle istituzioni nazionali interessate a "pompare" lo sviluppo industriale italiano per precisi interessi economici)occultarono tutto,mandando avanti il progetto.

La tragedia suscitò una forte ondata emotiva in tutto il Paese,e sul posto arrivarono le più grandi firme dei giornali.Ci andò Indro Montanelli.E ci andò Dino Buzzati che sul "Corriere",disegnò un’immagine restata famosa:"Un sasso è caduto in un bicchiere colmo d’acqua e l’acqua è traboccata sulla tovaglia.Tutto qui.Solo che il bicchiere era alto centinaia di metri e il sasso era grande come una montagna e di sotto,sulla tovaglia,stavano migliaia di creature umane".In quei posti andarono anche i grandi inviati del giornalismo italiano,come Giampaolo Pansa e Alberto Cavallari.Pansa scrisse un pezzo restato memorabile:"Scrivo da un paese che non esiste più:spazzato in pochi istanti da una gigantesca valanga d’acqua,massi e terra piombata dalla diga".Cavallari,sul "Corriere",parlò delle vittime,raccontando che esse "non sono sepolti vivi.Sono sepolti morti.Un colonnello batte i piedi sulla ghiaia e dice nel buio:stiamo camminando su uno strato di almeno 1.500 morti.A dir poco”.

Da quel 9 ottobre di 60 anni tante altre sciagure hanno sconvolto il suolo italiano con terremoti,frane e alluvioni.Eppure,a 60 anni dal Vajont,la politica non ha fatto niente per la prevenzione del rischio idrogeologico,la messa in sicurezza e la corretta gestione del territorio,nonostante la fragilità idreogologica del nostro Paese(si potrebbe estendere a tutta Italia la definizione "sfasciume pendulo sul mare",che Giustino Fortunato,uno dei più prestigiosi meridionalisti,usò per definire la Calabria,per la sua instabilità idreogologica e l'incuria della classe dirigente).Questa fragilità idrogeologica necessita di interventi solleciti;eppure,nonostante gli ammonimenti anche di Papa Francesco,ancora pullula tutto un mondo "negazionista".

C'é bisogno di leggi contro l'uso indiscriminato del suolo e contro l’abusivismo edilizio.Invece ancora oggi si continua ad avere una visione ottusa e irresponsabile del problema.Ancora si continua,per interessi economici e per consensi elettoralistici,una sciagurata politica di sanatorie e "condoni" edilizi,salvo poi piangere i morti e levare il solito,miserevole,inutile grido:MAI PIU'.L'uomo non può pretendere di sottomettere la natura perché essa,prima o poi,si riprende gli spazi che le sono stati violentemente rubati.Solo preservando e conservando il pianeta,l'Uomo avrà la possibilità di scrivere la parola FUTURO per le generazioni che verranno dopo di noi.

01 ottobre 2023

D' OTTOBRE E D'AUTUNNO

Secondo il calendario Gregoriano,Ottobre è il decimo mese dell’anno.Nell’antico calendario romano,invece,Ottobre(dal latino octo)era l’ottavo mese,poiché l’anno aveva inizio con il mese di Marzo.Da qui,perciò,il mese prende il nome.

Ottobre è il mese dell’autunno,il mese della vendemmia,un mese dove i colori cambiano.Le strade delle città diventano color rame,rossiccie,per via delle foglie cadute dagli alberi,i cieli non hanno più colori accesi ma diventano velati.In ottobre tutto sembra spegnersi,per il sopraggiungere più rapido delle ore della sera.

Ottobre é anche il principiare di una nuova stagione,l'autunno.E con ottobre e con l'autunno i colori cambiano:non più i colori accesi,splendenti,infuocati dell'estate ma colori più pacati;dal giallo all'arancione al rosso al viola e infine il marrone.Una molteplicità di tinte calde,che ha coinvolto i più grandi maestri della Pittura.

Così scriveva Van Gogh:"finché ci sarà l'Autunno non avrò abbastanza mani,tele e colori per dipingere la bellezza che vedo".

Di seguito alcuni capolavori della pittura sull'Autunno

Claude Monet, Autunno sulla Senna


Vincent Van Gogh, Vicolo di pioppi in autunno


Gustav Klimt, Bosco di betulle in autunno


Vassily Kandinsky, Autunno in Baviera


Paul Gauguin Autunno a Pont-Aven





Claude Monet, Covoni alla fine della giornata, Autunno