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14 agosto 2024

LODE (E BELLEZZA) DEL DUBBIO



Il 14 agosto 1956 moriva a Berlino Bertolt Brecht.Troppo lungo a dire,troppe cose da dire ci sarebbero.Solo una sua poesia,che a me piace molto,voglio riportare


Lode del dubbio


Sia lode al dubbio!

Vi consiglio, salutate serenamente e con rispetto chi come moneta infida pesa la vostra parola!

Vorrei che foste accorti, che non deste
con troppa fiducia la vostra parola.

Leggete la storia e guardate
in fuga furiosa invincibili eserciti.
In ogni luogo
fortezze indistruttibili rovinano e
anche se innumerabile era l’Armada salpando,
le navi che tornarono
le si poté contare.

Fu così un giorno un uomo sull’inaccessibile vetta
e giunse una nave alla fine
dell’infinito mare.

Oh bello lo scuoter del capo
su verità incontestabili!
Oh il coraggioso medico che cura
l’ammalato senza speranza!

Ma d’ogni dubbio il più bello
è quando coloro che sono
senza fede, senza forza, levano il capo e
alla forza dei loro oppressori
non credono più!

Oh quanta fatica ci volle per conquistare il principio!
Quante vittime costò!
Com’era difficile accorgersi
Che fosse così e non diverso!
Con un respiro di sollievo un giorno un uomo nel libro del sapere lo scrisse.

Forse a lungo là dentro starà e più generazioni
ne vivranno e in quello vedranno un’eterna sapienza
e sprezzeranno i sapienti chi non lo conosce.
Ma può avvenire che spunti un sospetto, di nuove esperienze,
che quella tesi scuotano. Il dubbio si desta.
E un altro giorno un uomo dal libro del sapere
gravemente cancella quella tesi.


Intronato dagli ordini, passato alla visita
d’idoneità da barbuti medici, ispezionato
da esseri raggianti di fregi d’oro, edificato
da solennissimi preti, che gli sbattono alle orecchie un libro redatto da Iddio in persona,
erudito
da impazienti pedagoghi, sta il povero e ode
che questo mondo è il migliore dei mondi possibili e che il buco
nel tetto della sua stanza è stato proprio previsto da Dio.
Veramente gli è difficile
dubitare di questo mondo.
Madido di sudore si curva l’uomo che costruisce la casa dove non lui dovrà abitare.
Ma sgobba madido di sudore anche l’uomo che la propria casa si costruisce.
Sono coloro che non riflettono, a non dubitare mai.
Splendida è la loro digestione, infallibile il loro giudizio.
Non credono ai fatti, credono solo a se stessi. Se occorre,
tanto peggio per i fatti. La pazienza che han con se stessi
è sconfinata. Gli argomenti
li odono con l’orecchio della spia.

Con coloro che non riflettono e mai dubitano
si incontrano coloro che riflettono e mai agiscono.
Non dubitano per giungere alla decisione, bensì
per schivare la decisione. Le teste
le usano solo per scuoterle. Con aria grave
mettono in guardia dall’acqua i passeggeri di navi che affondano.
Sotto l’ascia dell’assassino
si chiedono se anch’egli non sia un uomo.
Dopo aver rilevato, mormorando,
che la questione non è ancora sviscerata, vanno a letto.
La loro attività consiste nell’oscillare.
Il loro motto preferito è: l’istruttoria continua.
Certo, se il dubbio lodate
non lodate però
quel dubbio che è disperazione!

Che giova poter dubitare, a colui
che non riesce a decidersi!
Può sbagliarsi ad agire
chi di motivi troppo scarsi si contenta,
ma inattivo rimane nel pericolo
chi di troppi ha bisogno.

Tu, tu che sei una guida, non dimenticare
che tale sei, perché hai dubitato
delle guide! E dunque a chi è guidato
permetti il dubbio!


23 febbraio 2023

GLI SPIRITI DELL' ISOLA









Ho visto il film e credo che la sua candidatura a 9 Premi Oscar e a quello di miglior film dell'anno siano più che giustificati.Perché é davvero uno splendido film "Gli spiriti dell'isola".

"Gli Spiriti dell’Isola"(il cui titolo originale è "The Banshees of Inisherin",dove le banshee sono creature spirituali del folklore irlandese,mentre Inisherin è la piccola isola immaginaria irlandese dove la storia è ambientata)narra dell’amicizia tra Pádraic Súilleabháin e Colm Doherty(interpretati rispettivamente e straordinariamente da Colin Farrell e Brendan Gleeson)verso la fine della guerra civile irlandese del 1923.Ma se la guerra civile sta per finire,un'altra guerra,tutta umana e personale,sta per cominciare tra i due vecchi amici(e qui c'é anche l'allegoria della guerra civile).Quella guerra personale comincia perché Colm,improvvisamente,inizia a ignorare ed evitare il suo amico di una vita.Un fatto straordinario nella calma piatta dell'isola ed infatti tutti sull’isola si domanderanno il perché di tale decisione.In particolare Pádraic,sconvolto da quel fatto,cercherà di ristabilire i rapporti,cosa che però farà inasprire ancor di più Colm,che minaccerà perfino di tagliarsi le dita di una mano se lui dovesse continuare a importunarlo.

Il motivo del "tradimento" dell'amicizia da parte di Colm è dovuto alla limitatezza mentale di Pedraic,ma in genere alla limitatezza esistenziale in cui si vive sull'isola.Colm(che é più anziano di Pádraic)avverte il vuoto dei riti quotidiani(la birra al pub)le solite,stanche abitudini della gente(i pettegolezzi e le chiacchiere)e sente che il Tempo scorre via senza che lui abbia concluso niente nella vita ora che questa è vicino alla sua fine.Colm è un violinista,e il suo desiderio è quello di comporre un brano musicale che rimanga nel tempo,che diventi immortale al contrario del suo corpo,e sente di non avere più tempo da sprecare con il suo vecchio amico,dal quale non riceve mai stimoli nuovi ed originali di discussione.

Pádraic è infatti un sempliciotto,un carattere buono e mite,uno scapolo benvoluto da tutti gli abitanti del villaggio ma relegato alla sua vita contadina e senza nutrire particolari aspirazioni,ed è proprio questo che lo rende ormai incompatibile con la nuova vita cui aspira il suo vecchio amico.
Sembra di rileggere Kafka,o Svevo o Pirandello o Brecht.Delle loro opere non manca nulla:la figura dell’inetto,l’impietoso ritratto della natura umana,gli egoismi personali,soprattutto una passione per l’assurdo.Perché nel film si arriva al punto estremo nel quale non c'é più nulla che abbia un senso razionale.

Colm é dunque il primo personaggio che vuole fuoriuscire dagli schemi mentali ed esistenziali dell'isola.Insieme a Colm sono altri due i personaggi che caratterizzano il film.Una é Siobhán Súilleabháin(bravissima l'attrice Kerry Condon nell'interpretazione),sorella di Pádraic;l'altro personaggio é Dominic Kearney(Barry Keoghan),

il figlio del poliziotto,additato come lo “scemo” del villaggio,in realtà un ragazzo sensibile,il quale subisce abusi da parte del padre ed é semplicemente alla ricerca d'amore;la sua dichiarazione alla sorella di Pedraic,la quale lo rifiuta,vista anche la differenza d'età,sarà solo l'ultimo fatto che lo segnerà tragicamente.Delicata e tenerissima é la sua frase al rifiuto di Siobhán di sposarlo("Ecco un altro sogno che svanisce").
Siobhán,insieme a Colm,è la persona più importante nella vita di Pádraic.


Anche lei non è sposata,ma essendo un’avida lettrice ha un livello di cultura molto più alto rispetto al fratello e a tutti gli altri abitanti dell’isola.Perciò non può non avvertire l'insofferenza  per la grettezza mentale della vita sull'isola,per cui si deciderà finalmente ad abbandonare quell'angolo di ristretto vissuto,accettando un lavoro sulla terraferma.Così anche lei si allontanerà da Pádraic, il quale si sentirà ancora una volta tradito da una persona amata,di nuovo senza comprenderne le ragioni. “Cosa c’è lì che non hai qui?” le chiederà infatti prima della sua partenza.

Gli Spiriti dell’isola alla fine è soprattutto questo:un film sulla presa di consapevolezza del senso(o della mancanza di senso) dell’esistenza.E della necessità di ampliare il proprio sguardo costi quel che costi,smettendo di pensare di essere al sicuro,cominciando a sporgersi oltre sé stessi per rendersi conto,come fanno Col e Siobhán,della tragedia esistenziale che gli isolani vivono ogni giorno,vittime della loro ignavia,con la quale fanno del male anzitutto a sé stessi(le mutilazioni autoinflitte di Colm)agli altri,ed anche ai propri animali che pure rappresentano,oltre che fonte di sostentamento,anche un forte carico affettivo(come l'asinella di Padraic)e a quella stupenda natura irlandese che assiste straziata a quel dramma:il dramma dell'isolamento e della fragilità umana con un disperato bisogno di tenerezza.

27 maggio 2020

L'IMPOSSIBILITA' DELLA SOLITUDINE


Allarme stadi vuoti in Italia, le statistiche: San Paolo ...


LA GIARA CIVITAQUANA - Ristorante Recensioni, Numero di Telefono ...
Ed alla fine,dopo questo  lungo,interminabile tempo di quarantena pandemica,"uscimmo a riveder le "stelle,a girar per strade e negozi,alla ricerca di nuove e diverse forme di normalità."Distanziamento",ci hanno detto che era necessario fare per sconfiggere il coronavirus.E lo abbiamo fatto,ci siamo "distanziati",anche se questo ci ha ricacciato in nuove e diverse solitudini.Solitudini più "leggere",che hanno pesato di meno,come quelle passate in casa coi nostri familiari;ma anche quelle più "pesanti" e gravi da sopportare,come quelle degli anziani,per esempio,che già prima soli,soli son rimasti ancora di più in questo tempo infinito e sospeso.In questi 3 mesi di quarantena abbiamo acquisito nuove consapevolezze,abbiamo meglio capito quello che ci è mancato in questi mesi.Quello che davamo per scontato e che mai avremmo pensato ci sarebbe stato sottratto.Lo abbiamo capito non potendo andare allo stadio,al cinema o al teatro,nei bar o al ristorante.E adesso che lentamente cerchiamo di scrollarci di dosso la "vita agra" che abbiamo vissuto in questa quarantena,adesso che andiamo "alla ricerca di quel tempo perduto",ci accorgiamo che niente sarà come prima e che dovremo reinventarci altre forme di vita,un diverso modo di essere.Sì,abbiamo perduto tanto,indubitabilmente.Ma forse abbiamo anche trovato altre cose.Abbiamo forse  capito il vero significato dell'appartenenza ad una comunità.Abbiamo capito che siamo qualcuno perché con qualcuno siamo.Siamo andati oltre quella falsa illusione di essere perché si hanno "amici" nell'Agorà virtuale dei social.Abbiamo capito che siamo "unici" perché non siamo uno solo,che siamo singolari perché appartenenti ad un tutto.Abbiamo capito,perché abbiamo "sentito" la necessità di "partecipare" di un tutto più ampio e globale.Perché appartenere vuol dire far parte di un gruppo che condivide con noi determinati sentimenti,intesi appunto come "sentire",insieme ad altri,le stesse sensazioni,le stesse emozioni.Perché la consapevolezza di "appartenere" aumenta la nostra resilienza,la nostra capacità di fronteggiare le avversità,trovare più forza per affrontare i problemi come quelli che la pandemia ci ha posto innanzi.E allora,adesso che si ricomincia a "vivere",bisogna ripartire come collettività,per raggiungere obiettivi che al singolo restano preclusi.Abbiamo la necessità,sentiamo l'indispensabilità di stare insieme e di appartenere.Si appartiene per vicinanza,fisica o geografica,perché quando siamo lontani dai nostri gruppi familiari,dalle terre dove giocavamo bambini,proviamo ancor più forte quella "carità per lo natio loco" e non è certo Skype a ridurre o eliminare le distanze.Oppure senti l'appartenenza "per somiglianza",a dir così:somiglianza di idee,credi politici o religiosi,valori,stili di vita e bisogni.Ma il vero e più grande senso di appartenenza è il parlare plurale di ogni singolo che pure mantiene la propria specificità e individualità e la singolarità delle proprie idee.E' così che nasce un popolo e una Nazione,ma non certo populismi o nazionalismi.E' importante declinare al plurale certi verbi:giocare,vincere,andare,ascoltare,vedere.Anzi.Certi verbi non è nemmeno possibile declinarli al singolare:vedersi,e con chi se non hai un altro con cui vederti?Vincere.E quando la tua squadra vince,che emozioni puoi provare se non hai la possibilità di condividere con migliaia di altri "io",che con te esultano e cantano in uno stadio,che poi è quel catino di cemento fatto proprio per contenere decine di migliaia di persone tutt'insieme tra loro?Puoi forse visitare un museo,andare a cinema o a teatro senza un gruppo di amici con i quali poi dire quello che hai "sentito" davanti al quadro della Mostra di Raffaello o Caravaggio,ad una prima di Brecht o Pirandello,di Shakespeare o Eduardo o all'ultimo rifacimento di un film di Fellini?Di certo non è la stessa cosa fare una visita "virtuale" in 3d all'Hermitage o agli Uffizi.E vuoi mettere le allegre tavolate con amici al ristorante il sabato sera?E puoi dire che sia una vera acquisizione del "conoscere" una DAD(Didattica a distanza)la lezione di scuola o di università fatta a distanza col pc,quando poi i più svantaggiati il computer nemmeno ce l'hanno?
Alla fine comprendi,allora,quanto aveva ragione Aristotele,quando diceva che l'Uomo è un animale sociale,che sente la necessità di stare insieme e non solo per convenienza;se anche l'Uomo avesse tutto di cui ha bisogno e fosse autonomo,ugualmente tenderebbe a vivere insieme ad altri.C'è una spontanea voglia di stare insieme.L’unico che potrebbe riuscire nell’impresa di arroccarsi nella propria solitudine,senza provare la sensazione di sentirsi una nullità,un essere senza senso,o è Dio sceso in Terra o un pazzo.

17 aprile 2020

UNA CASA COMUNE


L'Unione Europea sta discutendo in questi giorni sugli aiuti da concedere all'Italia per l'emergenza del coronavirus.Riunioni,contese,dispute,trattative infinite su formule e sigle complicate,MES,Eurobond,Recovery Fund,Sure,tutte cose così distanti dai problemi veri della gente.E intanto in Italia la gente continua a morire,e intanto i camion militari continuano a riempirsi di bare.Neanche difronte ad un dramma epocale come questo,l'Europa riesce ad avere sensibilità e offrire solidarietà ad un popolo in sofferenza.Sono in particolare due Nazioni,la Germania e l'Olanda,ad opporsi a qualsiasi forma di aiuti economici agevolati all'Italia.Ed anzi in questi due Paesi sembrano riformarsi vecchi (pre)giudizi e ricostuirsi nuovi razzismi.Culturali e finanziari.Così,anche nei giorni in cui in Italia si contano più di 22.000 morti per il coronavirus,il giornale tedesco "Die Welt",proposito degli aiuti economici all'Italia,è uscito con questo titolo:"La mafia italiana non aspetta altro che i soldi di Bruxelles".Un film già visto.Era infatti il 1977,quando un altro giornale tedesco,il "Der Spiegel",pubblicava la famosa copertina di una pistola sopra un piatto di spaghetti con le parole:"Urlaubsland italien"

,il cui senso era,più o meno:"Italia,Paese a vocazione mafiosa".Per fortuna che questa non è la vera Germania;questa è la più volgare,becera e razzista Germania,quella che neanche conosce la grande cultura tedesca.La vera Germania è quella di Goethe(che tanto amò l'Italia)e Thomas Mann,di Bertolt Brecht ed Hermann Hesse,di Johann Sebastian Bach e di Beethoven,di Immanuel Kant e  Friedrich Hegel.I titoli razzisti di quei giornali offendono quel grande pensiero tedesco,prima ancora che noi italiani.Ma forse la Germania pensa di sottomettere l'Italia con strumenti di controllo finanziario(il famigerato MES)così come già fece con la Grecia.E magari pensa di poter giocare "uber alles",facendo a meno dell'Europa,penalizzando proprio quei Paesi europei come la Francia,l'Italia,la Spagna e il Belgio,che nel dopoguerra acconsentirono a dimezzare il debito pubblico tedesco,evitandole il default(nel 1945 quel debito era di 30 miliardi di marchi di allora,che mai la Germania avrebbe potuto pagare).Di questo è consapevole un grande uomo di Stato come l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder che ha detto:"La Germania è stata aiutata molto dopo la seconda guerra mondiale ed è arrivato il momento di restituire quanto ricevuto".Ma i tedeschi evidentemente fingono di non ricordare tutto questo,preferendo gemellarsi con i neo-razzisti olandesi.Anche loro,anche i giornali olandesi,hanno infatti parlato "della sporcizia degli italiani che spiega perché abbiano dovuto chiudere le scuole";oppure degli "italiani che si prendono una siesta,che è poi la cosa che sanno fare meglio".Ma già.L'Olanda,è tutta un'altra cosa.L'Olanda è un Paradiso.Un "paradiso fiscale" per la precisione,perchè,l'Olanda offre ai più grandi gruppi industriali del mondo agevolazioni fiscali che rendono i loro oneri risibili.A farne le spese sono i sistemi di welfare(in primo luogo i Sistemi Sanitari)e i cittadini europei ed italiani che oggi sono più colpiti dalla pandemia.Ecco,questa è "la civile Olanda".Difronte a queste miserie,meglio ricordare le parole di Jurgen Habermas,il più grande filosofo tedesco vivente,che ha affermato:"Se il Nord non aiutasse il Sud Europa,perderebbe non solo sé stesso,ma anche l’Europa".Ed allora è meglio per i tedeschi tenersela questa Europa,che  già l'ha aiutata nel dopoguerra e al momento della riunificazione delle due Germanie.Quanto all’Italia,c’è da rilevare quanto male hanno fatto sovranismi e i nazionalismi nostrani che hanno isolato l'Italia agli occhi dell'Europa.Il "sovranismo",quale cancro del nostro tempo,sviluppa egoismi e sovranismi uguali e contrari.Perchè nell’Europa del Nord ci sono quelli che vedono Bruxelles troppo cedevole alle pretese dei sudisti e degli italiani spendaccioni e mafiosi e quaggiù ci sono quelli che accusano la Ue di taccagneria ai nostri danni.Ecco.Se una cosa ci stanno dolorosamente insegnando queste settimane di vita sospesa è che,nonostante tutto,l'Europa,è l'unica salvezza per tutti i popoli europei.Era quello che diceva in quel formidabile,profetico scritto del 1950,"Appello all'unità europea",il grande intellettuale Piero Calamandrei.Ne riporto qualche passo,rimanendo ancora oggi estasiato difronte all'attualità delle parole scritte addirittura 70 anni fa:


L’Europa dimostrerà di non esser finita solo se riuscirà ad aver fiducia nella sua unità;solo se riuscirà, con un supremo gesto di decisione,a spezzare quest’incubo disgregatore e a risvegliarsi unita.Bisogna che i popoli divisi,per tornare ad essere una forza che conti,sentano la unità della patria europea,e in essa ricompongano ad armonia questa meravigliosa varietà di vocazioni diverse e complementari,dalla quale è sbocciata in questo continente la civiltà del mondo.(....)
Tutti i problemi dei popoli europei,oggi disorientati e sfiduciati,sono problemi di unificazione:per mettere in valore le immense risorse di questo continente è indispensabile il crollo delle barriere doganali, omogeneità monetarie e coordinazione di economie;per correggere gli squilibri demografici,le frontiere debbono aprirsi alla libera emigrazione(....)    L’unità dev’essere costruita dal didentro,per volontà dei popoli:unità vuol dire federazione di libere democrazie,che osino finalmente rompere il mito della sovranità nazionale,e,rinunciando a una parte di essa,cooperino a creare una sovranità europea più alta e più vasta,alla quale tutti i popoli possano partecipare ascendendo in condizioni di parità,come un unico popolo.(....).Chi si pone contro questa speranza è al servizio di vecchi incorreggibili nazionalismi o di nuovi imperialismi che considerano l’Europa come una vile pedina del loro giuoco mondiale(...).Solo nella solidarietà europea,primo passo verso la solidarietà mondiale,è la salvezza. Bisogna volere,basta volere:l’ora è questa o non più.
Quando la casa del vicino brucia,anche la mia casa sta per bruciare; perché uno si salvi,bisogna salvarsi tutti insieme.Il mondo, in virtù delle grandi scoperte che hanno annullato le distanze,è diventato veramente una piccola aiuola;(....)L’Italia non si salva,se non si salva l’Europa.



20 ottobre 2019

SE POI ESITI

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A chi esita 
Dici:
per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato tanti anni
noi siamo ora in una condizione
più difficile di quando
si era appena cominciato.
E il nemico ci sta innanzi
più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute le forze. Ha preso
una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso degli errori,
non si può negarlo.
Siamo sempre di meno. Le nostre
parole d’ordine sono confuse. Una parte
delle nostre parole
le ha stravolte il nemico fino a renderle
irriconoscibili.
Che cosa è errato ora, falso, di quel che abbiamo detto?
Qualcosa o tutto? Su chi
contiamo ancora? Siamo dei sopravvissuti, respinti
via dalla corrente? Resteremo indietro, senza
comprendere più nessuno e da nessuno compresi?
O contare sulla buona sorte?
Questo tu chiedi. Non aspettarti
nessuna risposta
oltre la tua.

(BERTOLT BRECHT, 1933)



DALLE PAROLE DI BRECHT UNA LEZIONE. QUANDO NON PARLI PIU', QUANDO NON PENSI PIU', QUANDO NON HAI IL CORAGGIO O LA VOGLIA DI DIRE CHE CERTE COSE NON TI PIACCIONO COSI' COME SONO E COSI' COME VANNO,ALLORA NON HAI IL DIRITTO DI CHIEDERE RISPOSTE. PERCHE' NON SI PUO' SEMPRE DIRE CHE TANTO C'E' UN LUI. QUEL LUI PENSA AL TUO POSTO MA ALLA FINE PENSA PER SE'.INVECE SI HA IL "DOVERE" DI PENSARE,DI DIRE E DI FARE, PERCHE' SOLO LA TUA VOCE, SOLO LA TUA RAGIONE E POI LA TUA AZIONE E' QUELLO CHE VERAMENTE CONTA.



IN ALTO LA SCENA FINALE DEL FILM "VIVA LA LIBERTA' " NELLA QUALE L'ATTORE TONI SERVILLO, NELLA PARTE DI SEGRETARIO DEL PARTITO DI OPPOSIZIONE RECITA AL POPOLO DEL SUO PARTITO I VERSI DELLA POESIA DI BERTOLT BRECHT.