29 luglio 2026

ULISSE,L'UOMO OLTRE L'EROE





Dal 16 luglio è nelle sale cinematografiche italiane il film "Odissea" primo lungometraggio girato interamente con cineprese IMAX diretto dal regista inglese  Christopher Nolan,che ha già diretto altri film tutti di un grande successo mondiale con numerosi riconoscimenti tra cui anche Premi Oscar(per citarne solo alcuni ricordo Insomnia (2002),Batman Begins (2005),Il cavaliere oscuro (The Dark Knight, 2008),Inception (2010),Il cavaliere oscuro - Il ritorno (The Dark Knight Rises, 2012),Interstellar (2014),Dunkirk (2017)fino a Oppenheimer del 2023).La novità del film di questo nuovo Nolan è appunto anche tecnologica,perchè il regista londinese ha girato il film in tecnologia IMAX(contrazione di Image MAXimum)cioè quel sistema di proiezione cinematografica che ha la capacità di mostrare immagini e video con una grandezza e una risoluzione superiore rispetto ai sistemi di proiezione convenzionali.Il desiderio di aumentare l'impatto visivo del film c'è sempre stato nella storia del cinema.Già le tecnologie Cinemascope e VistaVision aumentarono le dimensioni della pellicola e ci furono sistemi multi-proiettore come il Cinerama per allargare ancora di più l'area di proiezione. 

Alla fine,dopo 3 ore di pellicola appassionante,esci dal cinema con la consapevolezza di aver visto un altro gran bel film di Nolan,perchè "Omero",con la maestosa interpretazione di Matt Demon nel ruolo di Ulisse,e un'eccellente Anne Hathaway in quello di Penelope,è un film che ti rimane addosso,al di là del racconto omerico,al di là degli studi che hai fatto a scuola e dei libri che poi negli anni hai letto.E  sei anche pressochè sicuro di aver visto il film che alla prossima edizione del Premio Oscar farà incetta di statuine come miglior film,miglior regista,migliori attori e migliore scenografia.

Certo,trasformare in linguaggio cinematografico un testo monumentale come l’Odissea non è mai cosa facile;il rischio principale è proprio quello di produrre,in nome di una presunta fedeltà,una copia incolore o ingessata in una dimensione storica e tradizionale che distorce il linguaggio dell’originale testo e tradisce allo stesso tempo le potenzialità del nuovo medium.Nolan modifica e reinventa il racconto dell’Odissea,rinnova i piani narrativi e li ricombina in una sequenza rapida e avvincente,scandita anche da una colonna sonora tambureggiante e incalzante.Ed il pubblico è presto rapito dalla narrazione di Nolan e dimentica le polemiche sulla mancata fedeltà storica(ma poi,a ben pensarci,il poema di Omero non è forse una storia fatta di finzioni?O qualcuno può credere a una guerra di dieci anni fatta per la bionda Elena?).

Questa nuova trasposizione cinematografica dell'Odissea è marcatamente segnata dalla rilettura che Nolan fa della figura del protagonista.In questo film Ulisse non è più l'eroe scaltro che riesce a far finire la guerra con la propria furbizia,ma è un uomo lacerato tra rimorsi e desiderio di ritorno.E forse questo è il film di Nolan meno cerebrale e più scopertamente emotivo:un’epopea intima sulla vulnerabilità, la memoria e la necessità di perdere il controllo.Sì,"Odissea" non è soltanto il kolossal dell’estate,né semplicemente il 13° film del regista di Oppenheimer. È, prima di tutto,un’odissea nella vulnerabilità e nella fragilità umana.Il racconto di un eroe lacerato tra rimorsi e rimpianti che,per tornare a casa,deve imparare l’arte più difficile di tutte: rinunciare al controllo e lasciarsi andare,quasi come in una seduta di psicanalisi:meno corazze, più ferite.

Perché l’Ulisse di Nolan,a differenza delle altre trasposizioni cinematografiche che lo hanno  proceduto,contrassegnate dalle interpretazioni di Kirk Douglas o Ralph Fiennes,Bekim Fehmiu e Irene Papas,non viene proposto più eroe soltanto per la propria furbizia.È costretto,al contrario,a fare i conti con l’arte dell’inganno che lo ha reso immortale. L’uomo che ha posto fine all’assedio di Troia nascondendo un esercito nel ventre di un cavallo è un reduce tormentato dai fantasmi della propria coscienza,dalla propria hybris(nel senso di arroganza di chi supera per orgoglio i limiti umani,sfidando financo le leggi degli dei).L'inganno del cavallo di Troia alla fine non è stato altro che una violazione della legge di Zeus,quel sacro patto di ospitalità e fiducia che impone il rispetto dell'ospite e la sincerità nei rapporti umani e divini,che è l'opposto di quello che Ulisse ha fatto,entrando nella città nemica nascosto dentro un dono.Un paradosso in carne, ossa e cicatrici e che poi vede,quasi come legge del contrappasso, violare quel patto dentro la sua stessa casa dai Proci che gli insidiano la moglie e vorrebbero portargli via il trono.

E' un’opera profonda,dolorosa questo film di Nolan,e a prestare corpo e stanchezza al protagonista è un magnifico Matt Damon.Ad attenderlo dall’altra parte del Mediterraneo c’è Penelope interpretata da Anne Hathaway: una regina che nasconde una tempra d’acciaio e una furia latente.Non una vedova in attesa, ma una sovrana assediata da uomini che scambiano il desiderio per diritto di proprietà.È china su un telaio tessendo e disfacendo il tempo come il montaggio di un film.D’altronde, Penelope è la prima montatrice della cultura occidentale: allunga,accorcia,rimanda il finale e tiene in scacco i Proci con ago, filo e intelligenza.

Anche la caduta di Troia ha un suo significato:le fiamme che si propagano nella notte all'interno della città,dopo l'ingresso del Cavallo,non sono semplice gioco pirotecnico:servono a mostrare meglio,nel chiaroscuro notturno,il volto di Ulisse,i suoi dilemmi morali,la nostalgia che lo corrode.Ed anche il ritorno a casa non è soltanto una rotta di navigazione:è rinascita spirituale.Per approdare a Itaca e in certo qual modo rinascervi,bisogna prima sopravvivere a se stessi.E questo è più arduo che accecare un Ciclope ed è perciò che Nolan preferisce dedicarsi al racconto dell'uomo Ulisse,piuttosto che al racconto delle sue gesta.

E' perciò che Nolan cambia il poema.Lo smonta,lo contamina,lo rilegge.Le creature di Omero assumono forme nuove,radicate negli incubi del presente.Il Ciclope Polifemo non parla con Ulisse e i suoi compagni e il celeberrimo «Il mio nome è Nessuno» sparisce e rimane invece il silenzio di un gigante ferito. 

La maga Circe che trasforma gli uomini in maiali non è più una donna ammaliatrice e seduttrice ma diventa quasi "umana" dicendo ad Ulisse il male che lui e i suoi uomini hanno fatto.E la rilettura della figura di Ulisse comporta,come conseguenza,anche una diversa visione degli dei e del divino.Gli dei non agiscono come forze magiche esterne ma come proiezioni psicologiche ed espressioni della natura, focalizzandosi sulla percezione umana piuttosto che su interventi sovrannaturali espliciti;gli dei,cioè,appaiono,piuttosto,come una voce interiore:figure come Atena(interpretata dall'attrice americana Zendaya(pseudonimo di Zendaya Stoermer Coleman)funzionano come proiezione della coscienza di Ulisse,con tutti i suoi dubbi e le sue paure.

Atena,quindi,non è più,come nelle altre trasposizioni cinematografiche,l'aiuto nei momenti di pericolo,la condivisione del comune amore per l'astuzia e sua salvatrice a Itaca,dove lo trasforma in un vecchio mendicante per non farlo riconoscere,aiutandolo poi a sconfiggere i Proci.Nel film di Nolan,invece,Atena indica la strada ad Ulisse;gli ricorda chi è,cosa ha fatto e dove deve andare.Non una fatina provvidenziale, bensì la voce interiore che si manifesta quando non possiamo più permetterci di mentire.

E poi c’è Calipso(interpretata da Charlize Theron)nella quale Nolan fa confluire anche l’episodio dei Lotofagi. È lei a preparare il loto, l’ingrediente dell’oblio che serve a Ulisse per dimenticare la guerra, il viaggio e persino il desiderio di tornare.L'isola di Ogigia,dove Calipso vive,diventa una sorta di "resort" della smemoratezza,con sbarre invisibili e soggiorno potenzialmente eterno.Calipso è amante e carceriera,rifugio e prigione, promessa d’immortalità e gabbia dorata. Offre a Ulisse la pace, ma pretende come pagamento la memoria e,quindi,fargli dimenticare la famiglia e la sua stessa identità.Un prezzo troppo alto da pagare.

Questo forse è il film meno cerebrale e più scopertamente emotivo di Nolan: non rinuncia all'azione,ma lascia che sia una ferita interiore a dettarne i ritmi.Attorno alla coppia regale, Nolan dispone volti che sembrano appartenere al mito da sempre. Tom Holland lascia la maschera di Spider-Man per un Telemaco che è puro racconto di formazione: un ragazzo costretto a diventare uomo mentre il palazzo di famiglia pullula di predatori in tunica.

In definitiva, con Odissea,Christopher Nolan non ha firmato un semplice kolossal mitologico,ma un'indagine psicologica sul trauma del reduce.L'Ulisse di Matt Damon non è un eroe trionfante, ma un uomo spezzato dalla sua stessa superbia (hybris),condannato a navigare in un tempo dilatato e tirannico. Se il poema di Omero ci ha insegnato il valore del ritorno, il film di Nolan ci lascia con un dubbio più profondo e brutale: si può davvero tornare a casa uguali a prima dopo aver camminato nell'inferno? Forse Itaca, alla fine,non è solo un luogo geografico e meta di Ulisse, ma la difficile accettazione dei nosri errori e delle nostre cicatrici.Attraverso una gestione del tempo che si fa labirinto emotivo, il regista ci mostra che Itaca è lo spazio interiore in cui impariamo a riconoscere i nostri errori. Una visione potente che celebra la capacità dell’uomo di sopravvivere ai propri abissi personali per ritrovare la luce.Un capolavoro esistenziale che ci ricorda che,nonostante le tempeste della vita,il viaggio per riscoprire chi siamo vale sempre la pena di essere vissuto.

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