30 dicembre 2022

ADDIO PELE'




Purtroppo era una notizia che il Brasile e il mondo intero aspettavano  da giorni,e che è arrivata proprio a ridosso del Capodanno.Edson Arantes do Nascimento,"O Rey"(il Re) in arte Pelé,se ne é andato dopo un’agonia durata un mese presso il reparto oncologico dell’ospedale dove era entrato alla fine di novembre,per un tumore al colon che gli era stato asportato due anni fa.La morte di un personaggio dello spettacolo o dello sport colpisce sempre,per quella popolarità e notorietà che i palcoscenici conferiscono sempre a chi in essi agisce.Ma qui si tratta di Pelè,non di un campione qualsiasi e quindi logicamente tutto in Brasile si è fermato.I canali televisivi hanno interrotto la programmazione,molti conduttori in studio non hanno trattenuto le lacrime e sono partite tante dirette fiume dirette a raccontare la sua vita di uomo e di campione.Un lungo omaggio che ha viaggiato nei vari luoghi simboli della vita del Re,ad iniziare da Santos,la sua città e il suo club di sempre.

Quando il mondo cominciò ad accorgersi di Pelè,il calcio in tv era agli albori.Qualcosa si era cominciato a intravedere ai Mondiali svizzeri del ’54, qualcosa in più sbucò dai teleschermi in bianco e nero quattro anni più tardi,quelli che trasmettevano il Mondiale di calcio in Svezia ’58.E finì per coinvolgere tutti quanti,perché da quelle riprese d’antan,da quelle immagini sfocate e tremolanti,sbucò qualcosa di mai visto prima,di mai immaginato.Era lui,appunto.Era Edson Arantes do Nascimento,più semplicemente Pelé.E ancora gli mancavano 4 mesi a compiere diciott’anni.Certo,a quei tempi,che non erano i tempi del calcio di oggi,quelli del calcio in tv "on demand",trasmesso h24 a prezzi stratosferici,e tanto meno i tempi di internet,non era facile capire che sotto quelle fattezze di ragazzino stava germogliando il campione e il fuoriclasse.Epperò già in quei tempi dell’immediato dopoguerra c'era un qualcuno che i campioni in erba li aveva pur ammirati,segnalati e raccontati,con la sua alta professionalità giornalistica.Da Meazza a Di Stefano e Schiaffino.Era il grandissimo Gianni Brera,fuoriclasse del giornalismo,che di quel ragazzino brasiliano,di quel Pelè,così scriveva:"Ce ne vogliono molti di assi che conoscete per fare quel mostro di coordinazione,velocità, potenza,ritmo,sincronismo,scioltezza e precisione".

All'epoca Pelè era un’alternativa e una speranza,in quel formidabile Brasile degli anni '50.Era partito come riserva di Josè Altafini,a sua volta ventenne,a sua volta gran campione e che avrebbe poi deliziato gli occhi dei tifosi italiani quando venne a giocare in Italia con le maglie di Milan,Napoli e Juventus.Ma una volta entrato in campo,non ancora diciottenne,non ci furono occhi che per lui,per Pelè.Per la perfezione nella corsa,nello stacco,nel governo del pallone,nella battuta.Per un’armonia calcistica che era la cifra assoluta della sua unicità,del suo saper tradurre il calcio in arte,un arte popolare alla quale tutti potevano accedere.Già a quell’età appariva di un’altra categoria e non sfigurava accanto a due fuoriclasse come Didì e Garrincha insieme ai quali giocava nella "Selecao" brasilera.Si,perché di "O’Rey",come presto fu chiamato,non si poteva che ammirare quella stupefacente naturalezza che gli consentiva di camminare e muoversi con leggerezza su tutti  i campi di calcio che calcò.A 17 anni aveva già vinto il titolo di capocannoniere del campionato brasiliano:a nemmeno 18 trascinò per l’appunto il Brasile al primo Mondiale della sua storia.Il governo lo dichiarò "patrimonio nazionale" per impedirne il trasferimento all’estero.E forse fu questo ad impedire la creazione di una gerarchia per sempre tra i tre,tra i più grandi di tutti i tempi:perché gli altri due,Di Stefano e Maradona,in Europa vennero e con il calcio europeo si misurarono.Pelè no.Il quale dovette poi saltare quasi per intero i campionati del mondo in Cile nel '62 ed in Inghilterra nel '66,per le "attenzioni" dedicate alle sue gambe da 2-3 macellai del pallone di altre nazionali  che ne limitarono l'utilizzo in entrambe le competizioni.Ma Pelé tornò e rivinse il suo 3° mondiale a Mexico ’70,segnando 4 gol nella fase eliminatoria prima dell’indimenticabile testata in sospensione nella finale con l'Italia,quella finale che,dopo l'epica partita del 4 a 3 vinta contro la Germania ci aveva fatti sognare,ma in fondo soltanto illusi.Segnò di testa contro l'Italia,in quella finale del '70 in Messico.E per colpire di testa quel pallone,Pelé staccò a centroarea sul traversone volante di Rivelino e restò in aria prima di schiacciare in rete nonostante la marcatura del nostro Burnich.

L’anno dopo chiuse la sua epopea in Nazionale con 77 gol in 92 partite.Ha vinto tre Mondiali,come nessun altro nella storia del calcio.Ha segnato 1281 gol in 1363 partite,il 1000° su rigore,e poco importa quale fu il risultato finale di quella partita.Perchè tutti,i suoi compagni di squadra abbracciati a centrocampo ad aspettare che tirasse il rigore e gli spettatori sugli spalti e poi in una pacifica invasione di campo,erano in attesa di quella cifra tonda per esaltarne ancor di più la grandezza.Ma nemmeno i suoi primati,tutti questi suoi numeri stratosferici,rendono l’idea della felicità che ha regalato agli innamorati del gioco più bello del mondo.Ed é triste pensare che "o'Rey" se ne é andato qualche giorno dopo la conclusione degli ultimi campionati del mondo di calcio in Qatar.Perchè in Qatar di gioia di vivere il calcio proprio non ce n'era.Solo danaro,tanto danaro,sporco,oltretutto,di sangue e di diritti negati.

26 dicembre 2022

LA FORZA DELLE SOCIETA' APERTE





A guardare indietro,nei mesi e nei giorni di questo 2022 appena finito,ci si rende conto di come l’umanità sia del tutto incapace di evitare le tragedie da essa stessa causate.Siamo nel mezzo di una guerra scoppiata nel centro della civilissima Europa,con il carico delle infinite barbarie e degli inauditi crimini che Putin sta facendo.In Iran la ribellione popolare,divenuta ormai rivoluzione,vede le donne,protagoniste di quella rivoluzione,stuprate e uccise in nome di un velo liberticida.Venti di guerra tornano a soffiare tra Serbia e Kosovo e tra le due Coree,mentre la Cina volteggia come un avvoltoio su Taiwan.E se questi sono i conflitti aperti o latenti dei giorni nostri,forse ci siamo quasi dimenticati di altre immagini e altre tragedie.In Siria si combatte da 12 anni con 30 mila bambini uccisi in un genocidio senza fine.Altri 11mila bambini massacrati nello Yemen.Ed ancora dalla Nigeria al Maghreb,dal Medio Oriente al Pakistan è un susseguirsi di roghi,stupri,mutilazioni.Ed é anche il clima a pensarci(ma anche qui,ovviamente,la colpa é dell'uomo).In Somalia,per esempio,dove la siccità mette a rischio la vita di 8 milioni di persone.E l'elenco potrebbe continuare.E' come se il mondo fosse un'unica orribile e tragica Guernica dipinta in ogni angolo della Terra.

Difronte a tutto questo orrore c’è la domanda:serve ancora l’Onu?Fondata nel 1945,essa recava nella sua Carta costitutiva queste parole:"salvare le future generazioni dal flagello della guerra",dopo che questa,nel '900,aveva sconvolto per ben due volte l’Umanità.E parole altrettanto forti e chiare dettava la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948.Peccato però che tutte quelle belle parole siano rimaste sulla carta,come la storia di questi quasi 80 anni di esistenza dell'ONU hanno dimostrato,con conflitti estesi in varie parti del mondo,con stragi e genocidi e pulizie etniche consumatesi dalla Cambogia al Ruanda dei Tutsi,alla stessa "civilissima" Europa con le stragi di Srebrenica.Ed oggi,nietzschenamente,la Storia ripercorre la strada del suo eterno ritorno.La Russia,dopo Georgia e la Crimea,invade l’Ucraina con la lunga,orrenda,turpe scia di sangue che sta macchiando quella Terra.

E dunque il mondo appare oggi impotente davanti alle tante tragedie che lo attraversano.Ci siamo dati le regole giuste,ma esse restano solo sulla Carta,di fatto inapplicate e financo inapplicabili.Ma allora si deve per forza continuare così?Non ci sono proprio altre e diverse strade da percorrere?

E' vero.In definitiva,il mondo dal 1945 ad oggi è andato avanti senza avere un vero Organismo regolatore della pacifica coesistenza,visto quello che l'ONU é che,ancor più,non é stata.Un'assenza grave,quasi complice,ma che,dopo il febbraio 2022 non é ulteriormente ammissibile.Da qui ne discende la necessità che l'Onu sia profondamente riformata,per perseguire l'originaria visione wilsoniana della Società delle Nazioni,dalle cui ceneri essa nacque,ridefinendo anche le procedure decisionali che sono figlie di un’epoca storica ormai tramontata.Non potrà che essere lungo il percorso da intraprendere,ma pure esso va intrapreso.Nel frattempo,però,in tempi più brevi un altro obiettivo é concretamente perseguibile.Quello,per la precisione,che,in passato George W. Bush,e oggi Joe Biden,hanno definito:"l’Alleanza delle Democrazie".E’ giunto,cioé,il tempo che le democrazie liberali si uniscano in un’organizzazione politica multilaterale,agendo in modo coordinato(come del resto hanno dimostrato di saper fare difronte all'aggressione russa all'Ucraina)tra di loro.Con il coinvolgimento primario dell'Unione Europea.Negli scorsi decenni abbiamo pensato che la globalizzazione avrebbe agito positivamente anche sull'evoluzione democratica delle autocrazie.Così non è stato.E forse non può essere così,considerata l'essenza stessa delle autocrazie.Stanno nascendo,invece,nuove sfide che mutano la geopolitica del pianeta,dal cambiamento climatico fino alle problematiche relative alle fonti di approvigionamento.Alle democrazie liberali occidentali spetta,perciò,un compito simile a quello del secondo dopoguerra:la costruzione di una società nuova,capace di interpretare le nuove esigenze derivanti da un mondo radicalmente trasformato ed ancora oggi in continua trasformazione.Una società,dunque,che non può non essere che una società aperta secondo la concezione di Karl Popper,elaboratore di questo modello politico e sociale.Una società,cioè,che dia la massima libertà di espressione all'individuo e nella quale nessuno spazio venga concesso a nessuna forma di autoritarismo e di autocrazia.

Ma per far questo le democrazie liberali mondiali devono avere la consapevolezza della forza che ha una società aperta,avendo altresì la visione e il coraggio di aprire il proprio sguardo al futuro mettendo in campo le regole della Società aperta nelle quali ogni democrazia liberale ritrova la sua ragion d'essere.

14 dicembre 2022

LA RIVOLUZIONE DELLE DONNE








Sull'Iran,sul regime sanguinario degli Ayatollah,già si è scritto su questo blog in questi mesi e in questi anni.Ma difronte alle notizie che da quella Terra continuano ad arrivare,sempre quelle,sempre uguali,sempre tragiche e orribili,provi come nuova la necessità,senti forte il bisogno di scriverne ancora,perchè avverti netta e senti crescere dentro la rabbia per quello che da tanto,troppo tempo in quella splendida Terra sta accadendo.Che da più di 40 anni sta accadendo,da quando,in quell'anno 1979,Khomeini andò al potere.

Ma forse in questi giorni e in questi mesi qualcosa sta cambiando in Iran.Da 4 mesi,per la precisione,da quando,cioè,il pugno assassino del regime integralista iraniano ha schiacciato senza pietà la giovane vita di Mahsa Amini,una ragazza di soli 22 anni,ritenuta "colpevole" dalla famigerata "polizia morale",di non portare in modo "idoneo" quel velo,quell’hijab,ormai trasformato in camicia di forza dal sinedrio sanguinario degli ayatollah.In questi 4 mesi Masha é diventata il simbolo di un popolo che lotta contro le leggi assurde della teocrazia,ma anche il volto di una gioventù universale,che combatte in ogni luogo e in ogni tempo per la libertà e la modernità.Questa ragazza,con la sua morte violenta,ha ridato forza e coraggio a un’intera generazione prigioniera di quel velo,sotto il quale si nascondono leggi repressive,feroci e barbare di un regime assassino.

Dopo Masha ci sono state altre donne e altre ragazze e addirittura anche bambini,vittime della folle rabbia repressiva del regime contro le manifestazioni che ogni giorno si tengono nel Paese,i cui nomi abbiamo conosciuto dalla stampa.Altri nomi di donne,come quello di Fahimeh Karimi,insegnante e madre di tre figli,condannata a morte in attesa di giudizio per aver reagito a un arresto.O altri nomi di giovani,come quello di Moshen Shekari,già giustiziato a 23 anni,colpevole di aver bloccato il traffico,e dunque fatalmente del reato di "inimicizia contro Dio".E ancora chissà quanti degli oltre 30 mila ragazze e ragazzi e arrestati,dei 500 uccisi nelle strade o nelle carceri dai "Guardiani della Rivoluzione",che reprimono le proteste nel sangue.

L’Iran è ormai una polveriera.La ferocia delle "forze dell’ordine" non si ferma.Da 4 mesi il Paese è in rivolta,tra cortei e manifestazioni continue in 170 città e 31 regioni.Per giorni e giorni le fabbriche sono in sciopero,chiusi i centri commerciali,i bazar,caffè e ristoranti.Tutti segnali di una sollevazione popolare diffusa,che non ha precedenti se non nella Rivoluzione Khomeinista del 1979,che abbattè il bimillenario dominio imperiale persiano,costringendo lo Scià Reza Pahlavi all’esilio.E fu proprio da quell’anno che in Iran fu ripristinata la legge slamica,la Sharia con la reintroduzione della pena di morte e l’obbligo del velo per le donne.Perfino Farideh Muradkhani,nipote dell’Ayatollah Ali Khamenei,Guida Suprema dell'Iran,é stata condannata a 3 anni di carcere per aver sostenuto Mahsa.

Di fronte alla ribellione dei giovani e delle donne,il potere sciita sembra compatto,non arretra e mostra ancora di più il suo volto retrivo,intollerante,crudele,perfino contro i bambini.Eppure questo stesso potere sciita non si accorge di essere allo sbando,perché non capisce come sia possibile che le giovani donne iraniane ispirino una rivolta,che in realtà é una vera e propria contro-Rivoluzione dal basso e senza leader.Non comprende come sia possibile che le donne reclamino libertà occidentali e per questo siano pronte a morire.Che le stesse masse che negli Anni ’70 rovesciarono lo Scià oggi combattono contro gli Ayatollah,urlando tutta la loro rabbia dopo 43 anni di resistenza silenziosa all'ottusità sanguinaria del regime religioso.

La "Rivoluzione delle Donne",è impossibile da comprendere e tollerare per gli Ayatollah,proprio perché colpisce il cuore della teocrazia,che ha fatto del controllo sul corpo femminile uno dei principi fondamentali del suo dispotismo,del suo modello sociale.Per questo la protesta ora si allarga e investe fronti più vasti.Compreso proprio quello economico:l’Iran è una nazione ricca di petrolio e di gas,ha una popolazione con un tasso di istruzione elevato,ma dal 2012 patisce le sanzioni americane,ha un diffuso grado di corruzione endemica e un Pil bassissimo,rispetto alle sue ricchezze naturali.

È ovvio che quelle migliaia di ragazze che ogni giorno corrono per le vie dell'Iran,facendo volare i loro foulard,chiedono la de-islamizzazione della Repubblica,una società più aperta,laica e plurale.Ma esse incarnano i diritti di tutte le donne,e in fondo di tutti noi.Mentre in Iran cadono Mahsa e le altre,in Afghanistan il leader supremo dei talebani dispone il divieto per le donne di frequentare palestre,parchi,bagni pubblici e la fustigazione pubblica per le "adultere".Di fronte a questo scempio,l’Europa osserva,balbettando ipocrite parole di sdegno e condanne di rito,senza arrivare a una vera mobilitazione.Pesa sicuramente la realpolitik,per via degli approvigionamenti energetici e perché l’Iran è una potenza regionale ormai anche nucleare,una minaccia per Israele ed è il principale alleato di Putin al quale fornisce armi in quantità nella guerra all’Ucraina.Ma probabilmente influisce anche un certo nostro accidioso relativismo culturale e morale:quella nostra idea di Occidente come mondo di disvalori e di cultura decadente,come vorrebbe Putin e come sostengono in tanti,secondo i quali la colpa é sempre dell'Occidente.Ma qualcosa,come singoli e come collettività possiamo e dobbiamo fare.Chiedere ai governi e alle istituzioni di tutto il mondo di raccogliere e sostenere il grido di battaglia delle donne iraniane:"Zan,Zendegi,Azadi".Donne,vita,libertà.

05 dicembre 2022

LA FORZA DELLA DEMOCRAZIA




Avevano entrambi scommesso  sulle debolezze dell’Occidente,sulla fragilità delle democrazie liberali e sull’efficienza delle (loro)autocrazie. E lo avevano fatto soprattutto dopo che l'Occidente e gli USA avevano abbandonato l'Afghanistan,lasciando nelle mani dei talebani quel popolo che,venuto a contatto con la cultura e la tolleranza occidentale,aveva acquisito livelli di democrazia ed istruzione,anche femminili,straordinari per il mondo islamico.Cina e Russia avevano scommesso per dimostrare al mondo l’inferiorità strutturale delle società aperte.Ed invece quello che pensavano essere debole e decadente,ovvero l’Occidente ispirato ai valori delle democrazie liberali("L'ideale liberale é diventato obsoleto",aveva detto Vladimir Putin in una intervista al "Financial Time")ha dimostrato di essere forte,resistente,reattivo.E l’autocrazia incarnata dai modelli di Cina e Russia che loro pensavano efficiente e vincente,ha mostrato tutta la sua fragilità e debolezza.Due elefanti dai piedi di argilla,insomma.Putin immaginava di poter inghiottire l’Ucraina in 3/4 giorni facendo leva su quei rammolliti dell’Occidente.Xi Jinping,a sua volta,sperava che l’occidente potesse uscire umiliato dal calvario ucraino,che la Nato potesse uscire fiaccata dal conflitto in Europa e che l'appropriazione di Taiwan era ormai cosa fatta.Ed invece oggi lo scenario é del tutto diverso.L’occidente ha resistito a Putin,mentre l’esercito russo è sfinito dopo 10 mesi di guerra.La Nato è rinvigorita e l'economia russa è disastrata.E la Cina si trova in una condizione economica difficile da gestire,alle prese,poi,con rivolte popolari partite dall'insopportabilità per la gestione repressiva ed opprimente della pandemia,dietro la quale,però,c'è anche una richiesta di democrazia e libertà.

Si può anzi dire che questa guerra ha rinsaldato i legami tra USA ed Europa che continuano a fornire armi e addestramento ai resistenti ucraini,grazie ai quali(oltre che all'incredibile orgoglio ed eroismo di quel popolo)si può dire che la guerra iniziata da Mosca il 24 febbraio è sostanzialmente fallita.Sul terreno,il Cremlino non solo non è riuscito ad annientare lo Stato ucraino,ma ha anzi perso più del 50% del terreno inizialmente conquistato.

Sul versante diplomatico,poi,Mosca è sempre più isolata.Persino quello che sembrava il più grande alleato della Russia,il leader cinese Xi Jinping,ne ha preso le distanze quando ha definito inaccettabili le minacce di ricorso alle armi nucleari,evocate da Putin.Xi Jinping si è accorto evidentemente di quel che stava accadendo e ha cominciato a moderare i toni nei confronti dell’Occidente.Anche perché l’autocrate tecnologico di Pechino si è ritrovato con una sorpresa parecchio sgradita in casa.Le manifestazioni di questi giorni in numerose città della Cina erano del tutto inattese,inimmaginabili fino a poco tempo fa.Proteste contro la politica oppressiva e insostenibile dello "Zero-Covid",dietro le quali,però,c'è anche un diffuso sentimento di ribellione contro l’impossibilità di espressione di pensiero e parola,tipico di ogni regime comunista.Naturalmente,come sempre capita in qualsiasi regime comunista,le proteste saranno presto represse con la forza ma,anche in questo caso,i movimenti sociali sottolineano l’incapacità dell’autocrazia di correggersi e ammettere gli errori di una politica fallimentare di contrasto alla pandemia.

Putin ha peccato di tracotanza,immaginando che l’occidente si sarebbe diviso nel decidere se sostenere o no l'Ucraina,pensando di far gioco sulla necessità di approvvigionamento energetico degli europei.Ed è invece i Paesi europei si sono trovati più uniti tra loro e con gli USA.E lo stesso peccato di arroganza lo ha commesso il regime cinese scegliendo,nella gestione della pandemia,la strada pericolosa dell'autarchia scientifica,riducendo il tutto ad una scelta ideologica:rifiutarsi di acquistare dall’occidente i vaccini con tecnologia mRna,più efficaci contro il Covid rispetto ai vaccini prodotti dalla Cina (Sinovac e Sinopharm).Salvo poi dover ricorrere,appunto nuovamente a lockdown totali e generalizzati.

Russia e Cina,insomma,hanno dunque immaginato che le loro autocrazie avessero la forza di far esplodere le contraddizioni dell’occidente.Ma quello che i fatti hanno dimostrato è che un anno dopo,sia sulla pandemia sia sulla guerra,sono le società aperte ad aver mostrato quello che né Putin né Xi Jinping potranno mai ammettere:le autocrazie non sono un modello più efficace delle democrazie liberali e che anzi quando commettono errori grossi(come sul Covid)hanno loro bisogno dell'Occidente per tirarsi fuori dai guai.

La crisi ucraina e le rivolte popolari cinesi fanno dunque sperare in un cambiamento geopolitico dello scenario mondiale.Questo certo non significa che ci sarà senz'altro un mondo di pace e di prosperità garantita.Le repressioni sono continue.Le sfide alle società libere restano enormi.L’egemonia di Europa e Usa non sarà più quella di prima.Molti Paesi emergenti,dall’India all’Indonesia alla Turchia,vogliono avere una voce più forte in un ordine internazionale non più unipolare.L’anno 2022,però,ha cambiato il paradigma e ha mostrato che le autocrazie sono inefficienti.E più deboli delle democrazie.


21 novembre 2022

IL MONDIALE DELLA VERGOGNA




Il 20 novembre sono cominciati in Qatar i Campionati Mondiali di calcio 2022.Per la prima volta essi si svolgono in un Paese arabo e per la prima volta tra novembre e dicembre.Ma già prima di cominciare questa edizione dei Mondiali  ha dato luogo ad innumerevoli polemiche e discussioni.Un’edizione in cui lo sport passa quasi in secondo piano,visto che questo Paese è accusato da più parti di non garantire diritti umani a migranti,omosessuali,transgender e alle donne.Secondo informazioni diffuse da Amnesty International e Human Rights Watch,la donna in Qatar è sottoposta a un regime sistemico e maschilista che ne preclude l’autonomia personale e lavorativa.Anche se in Qatar non esiste una specifica legge che ne limita i diritti,le donne sono sottoposte a un sistema strutturale di pratiche che le richiudono sotto una "tutela" maschile:quasi tutte le scelte di vita devono essere approvate dalla figura maschile della famiglia.Tutte queste oppressioni e restrizioni delle libertà e dei diritti individuali e collettive erano note già da prima che i Mondiali venissero assegnati al Qatar.Si poteva perciò dire "NO" ai Mondiali al Qatar.12 anni per dire "NO".Tanti sono infatti gli anni  passati da quel folle 2010 in cui i plenipotenziari del calcio,in accordo con i potenti della Terra decidesero di assegnare i Mondiali di calcio a Doha.Adesso,12 anni dopo,sono in tanti che,più o meno ipocritamente,si stracciano le vesti e chiedono il boicottaggio di quei Mondiali,dalla Norvegia alla Germania.Perfino qui da noi in Italia,c'è stata qualche sparuta voce di protesta.Quella di Fiorello,per esempio,che ha criticato la Rai per aver speso 200 milioni per un Mondiale in un Paese dove si calpestano i diritti umani".Oppure quella del "Fatto Quotidiano",che,come il giornale tedesco "Die Zeit",ha deciso di non pubblicare una sola riga dedicata all'evento calcistico dell'anno.

Ma intanto il Qatar ha avuto il Mondiale.Come ha fatto per averlo?Semplice,con il mezzo più forte e potente di sempre:"Money".Nient'altro che tantissimo "money",mettendo cioè in tasca alla corruttibilissima cricca di potere politico-calcistica di Fifa e Uefa paccate di milioni di petrodollari,prelevati dall'infinito tesoro della famiglia Al-Thani,l'emiro del Qatar.E siccome la fame vien mangiando,Gianni Infantino,Presidente della Fifa,non ancora sazio di un Mondiale con 32 nazionali in gara in Qatar sta già organizzando un Mondiale a 48 squadre per la prossima edizione del 2026 che si disputerà nel triangolo Usa-Canada-Messico.Ecco cosa oggi i vertici mondiali calcistici.Una banda affamata di potere e danaro che governa il calcio in modo cinico e spietato e sai che gliene sbatte a questa gente delle violazioni dei diritti umani che avvengono in Qatar.Hanno voglia i poveri militanti di Amnesty International a denunciare che il Qatar non ha alcun rispetto dei diritti umani,che è sospettato di finanziare i guerriglieri dell’Isis e che ha violato ogni norma di sicurezza sul lavoro,causando tantissime "morti bianche" tra i lavoratori impegnati nei cantieri degli stadi del Mondiale,vittime di sfruttamento estremo,turni di lavoro massacranti e divieto di riposi.Sono più di 6.500 le vittime nei cantieri dei Mondiali,censite dal giornale britannico Guardian in un’inchiesta del Febbraio 2021.Ma tanto in Qatar la vita e la dignità dei lavoratori conta meno che zero.Agli emiri interessava che i lavori fossero fatti in fretta per affermare il dominio planetario dello showbusiness per allestire il quale hanno costruito un circo pallonaro da 300 miliardi di dollari.

Ma tutto si dimentica in fretta.Così,adesso che i Mondiali sono cominciati,il popolo degli indignati si è già tramutato nel festante popolo degli stadi.Come già accaduto,del resto,in altri posti e in altri tempi.I tanti milioni di tifosi di calcio di tutta la terra faranno quello che già si è fatto quando si è accesa la torcia olimpica di Pechino 2006,quando anche lì si denunciava il regime in Cina,le repressioni delle libertà e delle minoranze,ma poi gli affari anzitutto perchè lo "show must go on",come raccomandava il Comitato Olimpico Mondiale.Lo stesso accadde al Mundial del ’78 in Argentina,quando i carnefici del generale Videla torturavano i giovani argentini in carcere e poi li facevano sparire per sempre gettandoli in mare.Ed anche lì dopo un pò di indignazione passeggera,tutti allo stadio o davanti alle tv a tifare.

In Qatar,almeno,si è "sentito" il silenzio dei calciatori iraniani che,prima della partita con l'Inghilterra,non hanno cantato l'inno nazionale del loro Paese.Con quel silenzio sono riecheggiate così le grida delle donne e dei ragazzi che da mesi,dalla morte di quella ragazza,di Masha Amini ad opera della "polizia morale" iraniana,si stanno ribellando al regime degli Ayatollah che li ammazza senza pietà mentre gridano "women,life and freedom".Quel regime assassino degli Āyatollāh che intanto fornisce droni al criminale Putin per massacrare il popolo ucraino.

Così,adesso che tutto è cominciato,chi ama il vero calcio,che non è quello degli Infantino,si sente truffato da questo Mondiale farsa,e nessuno più pensa alle morti che ci sono state e alla repressione dei diritti delle donne.Ma di tutto questo alla Fifa e ai suoi sponsor(tra gli altri Adidas,Coca-Cola,McDonalds,Visa,Hyundai-Kia,nomi di cui bisognerebbe ricordarsi quando si va fare la spesa)non frega assolutamente nulla.E cresce dentro la rabbia e la tristezza pensando che un altro Mondiale o un'altra Olimpiade sempre si disputerà in un altro stato-canaglia:basti pensare che prima del Qatar gli ultimi Mondiali si son tenuti proprio nella Russia del criminale Putin.Ma forse questo in pochi lo ricordano e Infantino potrà organizzarsi un altro Mondiale come dice lui.Grazie anche al nostro silenzio.

18 novembre 2022

FINE PENA MAI





Da circa 1 mese Alfredo Cospito,un anarchico condannato per reati di terrorismo,detenuto nel carcere di Sassari,ha iniziato uno sciopero della fame contro il regime di "carcere duro",cui è sottoposto ai sensi dell' 41-bis Legge sull'ordinamento penitenziario,introdotto per combattere le associazioni mafiose.Inizialmente Cospito era stato condannato in primo e secondo grado a 20 anni di carcere,per  un attentato contro la Scuola allievi carabinieri di Fossano del 2006,in cui fortunatamente non vi furono né morti né feriti.Per questo tipo di reato(strage)il Codice Penale non prevede la comminazione dell'ergastolo,salvo che non sia stata cagionata la morte di persone.La Corte di Cassazione,però,ha deciso di riqualificare tale atto non come strage,ma come strage contro la sicurezza dello Stato,reato,peraltro,non applicato neppure per le stragi di Piazza Fontana e della Stazione di Bologna.Con questa  ridefinizione del reato,Cospito sarà condannato non solo all’ergastolo ma a quella particolare fattispecie,tutta italiana,dell'ergastolo ostativo .Quest'ultimo,come si sa,non permette al condannato di fruire di alcun tipo di beneficio,come semilibertà,permessi premio o libertà condizionale.La "ratio" di tale norma risiede nel fatto che i soggetti ai quali la pena è inflitta sono ritenuti altamente pericolosi per aver commesso delitti particolarmente gravi,come sequestro di persona a scopo di estorsione o associazione di tipo mafioso.Ed è per questo che l'ergastolo ostativo è definito "fine pena mai".

Ora è indubbio che uno degli indici per misurare la civiltà di un Paese è rappresentato anche da come è trattato l'individuo in stato di restrizione(la nostra Costituzione stabilisce,all'art. 27,che "le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato")e alla proporzionalità tra reato commesso e pena inflitta.Perciò i magistrati,nel giudicare e condannare l'imputato,hanno una responsabilità tremenda,per la quale il grande giurista,Piero Calamandrei ammoniva:"Non disdice all'austerità delle aule giudiziarie il Crocifisso:soltanto non vorrei che fosse collocato,come è,dietro le spalle dei giudici(....)ma si vorrebbe che fosse collocato proprio in faccia a loro,ben visibile nella parete di fronte,perché lo considerassero con umiltà mentre giudicano,e non dimenticassero mai che incombe su di loro il terribile pericolo di condannare un innocente".

Il modo di amministrare la giustizia in Italia è invece l'esatto opposto.Essa,infatti,è esercitata senza tener conto delle sofferenze che produce e finisce col contraddire fondamentali diritti umani.Non a caso il nostro Paese è stato più volte condannato a livello internazionale per il nostro regime carcerario,trasformatosi ormai in crudele giustizialismo.
Eppure l’opinione pubblica appare del tutto insensibile a tali questioni,senza rendersi conto di come esse facciano invece parte di una civiltà giuridica appartenente a tutti e ad ognuno e che non sono certamente democratiche le logiche "sicuritarie" con le quali sono state affrontate in questi anni le emergenze di questi anni,dall’immigrazione,all'ordine pubblico,alla crisi economica.
Ora,con la sentenza emessa nei confronti di Alfredo Cospito,pare quasi che ci sia una nuova emergenza,un nuovo pericolo democratico.Quello,incredibile a dirsi,dell'anarchia.
Che c’entrano infatti l'art. 41 bis e il carcere ostativo con Alfredo Cospito e quindi con gli anarchici?Già,perchè a nessuno risulta che il movimento anarchico abbia mai compiuto reati tali da poterlo parificare a Cosa Nostra,per combattere la quale l'art.41 bis era stato creato.L'Anarchia non pare mai essere stata una associazione malavitosa,dedita al commercio di droga,capace di infiltrarsi nella politica e negli apparati pubblici per la gestione "sporca" del pubblico danaro.L'Anarchia è "semplicemente" una diversa filosofia della politica,una tipologia di organizzazione sociale basata sull'ideale libertario di un ordine politico e sociale fondato sull'autonomia degli individui,contrapposto a ogni forma di potere costituito,compreso quello statale.Questa è l'Anarchia,nata dal pensiero dei Proudhon,Bakunin e dello stesso Lev Tolstoji.

E allora proprio l'ergastolo ostativo ci dice quale sia il livello di civiltà giuridica di questo Paese.Quando si toglie a una persona ogni libertà di muoversi e comunicare,ogni possibilità di vita di relazione,ciò è sintomo di una pauroso imbarbarimento della nostra civiltà giuridica.

Difronte a pene come quelle inflitte agli anarchici c’è da chiedersi una volta di più come sia ammissibile un sistema carcerario come quello italiano,la cui insostenibilità ha causato così tanti suicidi tra i detenuti(nel solo 2022 sono già 77).E vien da chiedersi,altresì,quale sia ancora il significato e il fine della stessa detenzione.E' forse applicato,nel caso dell'ergastolo ostativo,il disposto dell'articolo 27 della Costituzione sullo scopo rieducativo della pena?E' proprio in un caso come questo,nel quale un accusato di reati di natura essenzialmente politica viene trattato da criminale mafioso,che si può misurare la distanza tra l’ideologia del reinserimento sociale predicata dalla Costituzione,e la realtà dei fatti.Sembra quasi che chiudendo l’anarchico in una prigione senza porte o finestre si possa nascondere l’anarchia sociale e politica nella quale vive oggi l'Italia,nella quale ogni volta si "tamponano" i nostri atavici malanni.Il sistema politico-partitico italiano tira avanti senza sapere affrontare problemi e contraddizioni,se non passando da una emergenza all'altra inventando sempre nuovi capri espiatori.
Ma il Paese che per sentirsi più "sicuro" riduce ambiti di libertà e diritti individuali e non sa far altro che ricorrere alla prigione aggravandone anzi il regime,corre il rischio di trovarsi un giorno "prigioniero" della propria richiesta di sicurezza,e trovarsi ad essere "detenuto" da quell'uomo forte che la Storia talvolta impone.Come accadde 100 anni fa,con quella Marcia dell'ottobre 1922.  

12 novembre 2022

L'EUROPA CHE "LORO" NON POSSONO CAPIRE




Quello che è accaduto tra Italia e Francia sulla vicenda dell'approdo delle navi ONG con a bordo qualche centinaio di migranti,è un qualcosa di sconcertante.Dopo che il Presidente Macron si era detto disposto ad accogliere una parte dei migranti arrivati in Italia dall'Africa,la Premier italiana Meloni e il suo ministro Salvini hanno fatto a gara sui social a rivendicare la "nerboruta" gestione della vicenda dei migranti,esaltando il dirottamento della nave delle Ong verso la Francia come un successo italiano,un cedimento francese e una svolta risoluta nei rapporti con l'Europa sulla gestione dei migranti.Queste bellicose dichiarazioni di Meloni e Salvini,però,hanno comportato dure reazioni da parte del governo francese,anche se forse nessuno poteva immaginare che esse fossero così pesanti.In particolare il Ministro dell'Interno francese Darmanin ha accusato l’Italia di "irresponsabilità",annunciando la sospensione di 3500 ricollocamenti di profughi provenienti dall'Italia,richiedendo addirittura a tutta l'Europa di fare altrettanto.

Così,in appena due settimane dal suo insediamento,Giorgia Meloni ha compiuto errori gravissimi nel rapporto con un alleato storico come la Francia in particolare ma anche,più in generale,con l'Europa tutta.Tali errori rappresentano il modo peggiore per difendere l’interesse nazionale,al contrario di quanto assume la logora narrazione sovranpopulista.In questo modo l'Italia diventa "parva res" agli occhi dell'Europa ed il peso politico del nostro Paese è del tutto insignificante.

Se qualcuno in questo governo invocava una discontinuità con Mario Draghi,di certo l’ha avuta.Ma si tratta di una discontinuità che ci espelle dai centri decisionali e che ci isola dal contesto europeo,a causa di tutta la leggerezza e l’irresponsabilità dimostrata da questo governo.C'è tutta una puerilità identitaria nei tweet trionfalistici di Meloni e Salvini perché causare una rottura tra Italia e Francia vuol dire non essere consapevoli e coscienti della situazione.La nostra Patria,per usare il linguaggio caro alla Premier,non è assolutamente forte per fare da sola e per imporsi.Basta controllare i dati sul debito pubblico e sull’esposizione energetica per capire la drammaticità dei conti economici italiani.La "pacchia è finita",lo slogan usato dalla Meloni in campagna elettorale,è appunto solo uno slogan che va bene in alcune piazze di esaltati o in qualche trasmissione tv,soprattutto quelle condotte dai vari Porro,Giordano o Del Debbio.

Si son voluti mostrare i muscoli sulla vicenda migranti,una questione peraltro poco sentita in questo momento dalla gente,preoccupata piuttosto dall'aumento dei prezzi e dal caro bollette,senza capire le conseguenze gravissime che ne deriveranno,a partire proprio dalla questione migranti.L’Italia rischia l’isolamento totale.L’accordo della scorsa primavera per la redistribuzione volontaria è stata disdetto dalla Francia e difficilmente verrà rispettato dagli altri partner europei.Con il bel risultato che il problema migranti resterà a totale carico dell'Italia.

Ma non è finita,perchè ci saranno,inevitabilmente,ricadute anche sul piano economico.L’Europa a gennaio dovrà verificare il raggiungimento,da parte dell'Italia,degli obiettivi del PNNR per poter poi stanziare nuovi fondi.E si può forse pensare,in un contesto di generale isolamento  di questo governo che Bruxelles possa essere indulgente?Ma c'è di più.Davvero si può credere che il Consiglio europeo,di cui fa parte Macron,sarà disponibile a ridiscutere il PNRR,così come richiesto dalla Meloni in campagna elettorale?E ancora.Questa crisi politico-diplomatica avviene mentre in Europa si dibatte sulla riforma del Patto di Stabilità,la cui revisione consentirebbe al governo italiano più ampi margini di manovra finanziaria pur nel quadro dell'immenso debito pubblico che grava sui nostri conti pubblici.Lo consentirà l'Europa ad un Paese isolato e senza voce come l'Italia?.Con tutte queste variabili,dipendenti dal rapporto con l'Europa,anche la legge di Bilancio italiana,già tanto piena di deficit,è destinata a variare,con una previsione di crescita del PIL per il 2023,quasi pari allo zero.

Quello che questi "fratelli e sorelle" d'Italia,questi "patrioti" all'amatriciana non hanno capito,nella loro grettezza e nei loro tweet sovranisti,è che  tutelare veramente gli interessi degli italiani si fa condividendo con gli alleati la comune strada europea,così come invece i Padri della comune Casa Europea,da Spinelli a Schumann,da Adenauer a De Gasperi avevano capito.Da soli non si può che perdere. 

Lo scorso giugno Draghi,Macron e Scholz viaggiarono insieme in treno verso Kiev.Era la prova plastica che la locomotiva europea poteva essere composta da tre motori.La Germania e la Francia vollero insieme a loro il premier italiano per la sua autorevolezza.Anche perché capivano che senza l’Italia sarebbero stati più deboli.L’attuale governo ci sta facendo compiere un salto indietro,verso un’Italia emarginata,residuale,periferica rispetto alle decisioni importanti. Esattamente il risultato opposto della propaganda nazionalista autoreferenziale di questa destra.Ma queste cose "loro",i "fratelli e le sorelle" d'Italia,gli statisti da tastiera,non possono capirlo,non avendo alcun "sentire" e ideale europeo.

11 novembre 2022

CINISMO E REALTA'





E' finita com'era facile immaginare finisse.Alla fine tutti i 250 migranti raccolti in mare dalle navi delle ONG "Humanity 1" e "Geo Barents" sono scesi a terra.Tutto quel "carico residuale" di esseri umani è sbarcato  nel porto di Catania.E adesso è facile immaginare quello che dirà il governo sovranpopulista di destracentro Salvini-Meloni.Affermerà che si è imposta la "linea della fermezza",che l'Europa ha dovuto prendere atto che "l'aria è cambiata",e che comunque "loro",i sovranisti alle vongole di casa nostra,hanno fatto un "atto di umanità",facendo sbarcare i migranti fragili sul sacro suolo italiano.In realtà si tratta solo un atto di cedimento alle "raccomandazioni"(chiamiamole così,per carità di Patria)europee,con la Commissione europea che ha bacchettato palazzo Chigi ricordando che non aprire i porti ai soccorsi in mare è semplicemente "illegale".

Alla fine si è visto che lo spietato spettacolo e al tempo stesso la ridicola ed ipocrita messa in scena posta in essere dal governo con i medici saliti sulle navi ad ispezionare i corpi dei naufraghi decidendo chi è davvero fragile e chi no,è crollato miseramente.Il risultato è stato che,ad appena due settimane dal suo insediamento,il governo italiano è stato capace di inimicarsi i governi e le istituzioni europee.E' caduto così in un pomeriggio tutto il castello da azzeccagarbugli messo in piedi in maniera disordinata dal governo.La selezione tra gli arrivi,con la discriminazione tra i salvati e gli altri poveretti lasciati nella disperazione sui ponti delle navi,oltre a essere disumana e a ricordare orrende pratiche del passato,era illegale e anticostituzionale,oltre che violare i più elementari principi di umanità.

Sì,conosciamo già quello che succederà adesso,perchè è quello che è già successo ai tempi del governo gialloverde Conte-Salvini,quando quest'ultimo era Ministro dell'Interno.Adesso il governo ci racconterà che “abbiamo dimostrato che l’Italia non è un colabrodo,adesso diminuiranno le partenze” e che “le Ong la smetteranno di fare i taxi del mare tra l’Africa e il nostro Paese”.Ma la verità è che non si fermano migrazioni epocali con un insensato atto di forza di tre giorni consumato sulla pelle di 250 poveri diavoli.Non si cerca di costringere l’Europa a dimostrarsi più solidale con una violazione palese delle sue leggi.E le Ong non sono taxi,ma fanno semplicemente quello che l’Europa si rifiuta di fare:salvare esseri umani in un Mediterraneo che è diventato il cimitero di tante vite affogate dalla nostra indifferenza e dai nostri egoismi,come anche Papa Francesco ha ricordato.

Per l'attuale governo italiano,poi,c'è qualcosa di più:l'artificiosa creazione di un’emergenza migratoria serve come strumento di distrazione di massa.Serve a mascherare l'incapacità di affrontare le reali emergenze che ci sono:le bollette del gas,il caro-vita,il lavoro.I primi provvedimento adottati dal Governo non sono stati di natura economica,ma sui rave party,sui medici no vax e ora sui migranti.La faccia feroce serve a nascondere l'incapacità di affrontare una drammatica situazione economica,perché le promesse da campagna elettorale sono ben altra cosa rispetto al concreto governare quotidiano.Ma speculare sulla vita dei naufraghi non si può,non si deve.

Fare la voce grossa in maniera scomposta così come fanno Meloni e Salvini,consente a quella Francia che ora si dice disponibile ad accogliere parte di quei migranti,di far passare in second'ordine che si tratta sempre di quella Francia che respinge senza pietà i migranti che camminano scalzi nella neve a Ventimiglia.La redistribuzione “su base volontaria” dei Paesi Ue è un principio che non può funzionare e che perciò per l'Italia è assolutamente necessario ridiscutere il regolamento di Dublino,che sancisce che è il primo Paese di sbarco a doversi far carico della richiesta d’asilo.Ma intanto Meloni e Salvini,con il loro comportamento scellerato e contrario allo stesso interesse nazionale,fingono di ignorare che a frenare quelle modifiche alle regole europee che aiuterebbero l'Italia,sono proprio i loro amici e compari sovranisti europei del blocco di Visegrad.L’amico di Meloni,l'ungherese Orban che si è complimentato con la premier italiana non appena ha visto le navi ferme nei porti,si è sempre sempre opposto ad accogliere in terra magiara anche solo un migrante.Fare un post o un tweet di propaganda è semplice.Quello che i sovranisti di tutte le  latitudini non sanno e non vogliono fare è risolvere davvero i problemi.Perché alimentare le false emergenze come rave party o migranti serve,nella gretta visione sovranpopulista italiota,ad aumentare il consenso elettorale,così eludendo le reali e drammatiche urgenze economiche di questo Paese.

08 novembre 2022

UMANITA' RESIDUALE





Per il neo ministro  Piantedosi,attuale titolare del Ministero degli Interni del Governo Meloni,sono solo un "carico residuale".Così ha chiamati il Ministro quei migranti che,salvati in mare dalle navi delle Organizzazioni Non Governative,non possono però scendere sul suolo italiano.No,non possono,perché il governo italiano ha disposto che a terra possono scendere solo donne,bambini e soggetti "fragili".Gli altri no,sono un "carico residuale",appunto;per loro nessuna fragilità e quindi nessuna accoglienza:sono senz'altro "abili e arruolati",pronti a essere  rispediti a casa,nei porti di provenienza,magari in quei campi libici di supposta raccolta e assistenza profughi,in realtà autentici lager di tortura,dai quali quel "carico residuale" era riuscito a scappare per partire per l'Italia,con la speranza di giorni migliori.E invece sul suolo italiano non possono scendere perchè essi non sono fragili.Come se poi essere stati in quei campi non abbia comportato una fragilità psichica e fisica.Come se poi,quando un migrante "non fragile" vede scendere dalla nave la propria donna e i propri bambini mentre a lui,invece,è imposto di tornare nei porti africani,questo non comporti una fragilità ed un dramma interiore.

E così come 4 anni fa,quando al Ministro dell'Interno era Salvini,adesso anche nel porto di Catania la legge,giuridica e morale,si è arresa alla volontà politica,le norme del diritto internazionale e dell'interna etica,hanno perso valore in nome di una crudele prova di forza tra governo e ONG.Ma al secondo giorno di blocco della "Geo Barents" e della "Humanity 1"(questo il nome delle due navi delle ONG)il "carico residuale" ha scelto di rifiutare il trattamento da scarto da rispedire al mittente deciso dal governo italiano.Sono iniziate le proteste,le urla della disperazione per chiedere aiuto,le fughe,il tuffarsi in mare.

Nessuno ha tradotto l’infelice espressione del Ministro Piantedosi "carico residuale" agli oltre 240 migranti rimasti a bordo ma ogni ora che passa è chiaro che nulla sta funzionando come avrebbe dovuto.Su quelle 2 navi ci sono adesso complessivamenti quasi 250 migranti.Arrivano da Egitto,Siria,Bangladesh,Pakistan e sono esasperati.L’Italia è lì,davanti ai loro occhi dopo mesi di viaggio,angosce e sofferenze,ma non riescono a compiere l’ultimo metro,quello decisivo.È già stato difficile vedere andare via le persone con cui avevano diviso la traversata dalla Libia e che poi erano le loro mogli e i loro figli.Gli oltre 200 migranti che per il governo italiano sono "carico residuale" sono stanchi,sfiniti,disperati. 

Agli occhi di chi è salito su quelle navi,tra cui alcuni parlamentari italiani,è apparso uno spettacolo allucinante.Cartoni stesi per terra su cui quei migranti dormono,fagotti di tela da usare come coperte,occhi lucidi di chi ha da poco smesso di piangere.In troppi si grattano di continuo le braccia,le gambe,il torace.E quando cominciano a fidarsi del personale di "Medici senza frontiere" e dei parlamentari saliti a bordo,accettano di mostrare in quali condizioni di fragilità si trovano,loro che non fragili sono stati dichiarati.Si sono denudati,ha raccontato qualcuno di quei parlamentari,e sono apparse ferite,segni di percosse,di una lama di coltello che ha colpito le parti intime,di un’infezione di scabbia che sta provocando gonfiori ovunque.In un angolo un uomo era disteso,gli avevano appena praticato un’iniezione con un sedativo per calmarlo.Il carico residuale è stato lasciato abbandonato lì,per ore senza acqua e con i bagni chiusi.

È questo il trattamento riservato dal governo italiano a quel "carico residuale",ai migranti scartati dalle 2 navi delle ONG.Costretti a rimanere a bordo perché non abbastanza fragili sulla base dei controlli medici condotti domenica sera,e invece divorati da infezioni e disturbi mentali.Probabilmente sono stati dei controlli medici-farsa.Basta fare un calcolo.Il controllo è durato 4 ore e ha permesso di sbarcare 357 persone, meno di un minuto a persona.Come fai a valutare in un minuto la complessità delle fragilità fisiche e psichiche di un soggetto?

Più tardi arriva la notizia che in tre di quel carico residuale si son lanciati in mare dal ponte di una delle navi.Un disperato tentativo di conquistare la libertà.Han nuotato fino al molo,ma la loro fuga è finita lì,perchè bloccati dalla polizia.Da loro si viene a sapere che la situazione a bordo è molto tesa."C'è una babele di lingue e di etnie,non si comprendono tra loro  e litigano",spiega un portavoce delle ONG.Ma intanto quelle navi adesso non ripartono perché i loro capitani non vogliono disattendere gli obblighi dei codici internazionali.E quelle vite,quel "carico residuale" rimane lì su quelle navi,con il proprio destino e il proprio futuro sospeso in attesa di decisioni dell'Italia,dell'Europa.E magari di un residuo di umanità che almeno sostituisca la negazione dei loro diritti negati.Di esseri umani e non residui o scarti dell'Umanità.

30 ottobre 2022

C'E' UN SOGNO ANCHE IN IRAN






Sabato 22 ottobre centomila iraniani  hanno sfilato a Berlino,per testimoniare la loro opposizione alla Repubblica islamica per unirsi virtualmente ai manifestanti che da sei settimane scendono nelle vie delle città iraniane contro la repressione,voluta dal regime,delle manifestazioni che si stanno svolgendo in tutto il Paese dopo il feroce assassinio della 22enne Masha Amini,massacrata di botte fino alla morte dalla c.d. "polizia morale",perché non portava il velo secondo le leggi islamiche.

Colui intorno al quale si é raccolta a Berlino la protesta contro il regime degli ayatollah iraniani é Hamed Esmaeilion importante scrittore e medico iraniano,attivista per i diritti umani nel suo Paese 




Esmaeilion sembra ormai essere assunto a leader internazionale del movimento di protesta. “Noi iraniani abbiamo un sogno”, ha spiegato nel suo intervento a Berlino nel quale ha letto un suo scritto col quale esprimeva il sogno suo e di tanti iraniani per un futuro di libertà e di nuove speranze anche in quella bellissima Terra dalla cultura millenaria e per l'abbattimento della feroce e sanguinaria dittatura degli ayatollah.Ecco il testo del discorso:

"Tutti noi abbiamo dei sogni. Nei nostri sogni, nessuno viene giustiziato dopo un processo farsa di tre minuti. Nei nostri sogni, i poeti non vengono ammanettati; nessuno si azzarda a perseguitare le minoranze; nessuno si azzarda a imprigionare e uccidere dopo aver torturato un lavoratore perché ha espresso la sua opinione. Nei nostri sogni, insegnanti e registi, attivisti civili e lavoratori non sono in prigione. Nei nostri sogni, nessuno ha il coraggio di lanciare missili contro un aereo civile o di rapire un giornalista. No, nei nostri sogni, migliaia di manifestanti pacifici non sono sotto il tiro di colpi indiscriminati nelle strade. Nei nostri sogni, i bambini non vengono indottrinati a scuola con ideologie di epoche oscure. Nei nostri sogni, nessuno spara gas lacrimogeni nelle aule dove studiano le ragazze; nessuno lancia i bambini dai tetti né sbatte le loro teste contro i marciapiedi; nessuno, mai nessuno, spara loro proiettili in testa alle spalle. Nei nostri sogni, il vento della libertà soffia tra i capelli delle donne. I paesi vicini sono lasciati in pace; la Siria e il Libano non bruciano nel fuoco della guerra e della distruzione; nessuno vende armi a Putin perché uccida gli ucraini. E nei nostri sogni,le ricchezze naturali come il petrolio non sono la causa della sofferenza, ma un mezzo per la prosperità. Nei nostri sogni, essere iraniani non è un motivo di tristezza, ma un segno di orgoglio e di gioia. E no, amici miei, nel sogno di cui parlo non ci sono fiumi di sangue che scorrono per le strade. Tutti noi abbiamo dei sogni e i nostri sogni diventano realtà solo se l’Iran è libero dalle catene della Repubblica islamica. I nostri sogni prevedono il crollo di questo impero della paura, dei suoi crimini contro l’umanità e della corruzione: i pilastri che sorreggono Ali Khamenei. Mentre marciamo su queste strade, lontani dai nostri fratelli e sorelle che sono sotto assedio in Iran, guardiamo negli occhi i leader del mondo libero e diciamo loro smettete di negoziare con lo stato criminale chiamato Repubblica islamica, che non rappresenta l’Iran. Cacciate i loro ambasciatori dai vostri paesi e mostrate loro la vostra posizione in materia di giustizia e diritti umani. Smettete di collaborare con i loro agenti e chiedetene conto, proprio come come fate con i sostenitori di Putin. Confiscate le ricchezze che hanno rubato al popolo iraniano che soffre di povertà, persecuzione e oppressione. Nessuno vi chiede di interferire, o di fare una guerra. Nessuno vi chiede di sanzionare il popolo iraniano. Quello che vi chiediamo è di imporre sanzioni mirate ai leader, gli operatori e i lobbisti della Repubblica islamica. Marciamo qui oggi a nome del nostro popolo per chiedervi di stare dalla parte giusta della storia e di mandare un chiaro messaggio alla Repubblica islamica: che state finalmente credendo alle donne, alle ragazze, agli studenti, ai lavoratori, alle minoranze e ai genitori in lutto; che riconoscete la rivoluzione guidata dai coraggiosi giovani iraniani. Vi chiediamo di aprire i vostri cuori e di gettare lo sguardo verso la rivoluzione più progressista e lungimirante nella storia del medio oriente. Vi chiediamo di rispettare la volontà del popolo iraniano e la voce della società civile iraniana. Noi, il popolo iraniano, siamo le vittime del regime della Repubblica islamica e non lo dimenticheremo mai, né perdoneremo mai coloro che hanno ammansito i nostri oppressori, e hanno collaborato con loro".

28 ottobre 2022

UN'ITALIA DIVERSA





Ricorrono quest'anno 100 anni,da quel 28 ottobre 1922,da quando,con la Marcia su Roma,il Fascismo andò al potere in Italia.In quel giorno la democrazia morì in Italia.Il Paese,anche con la complicità della Monarchia,degli industriali e dell'alta borghesia,si consegnò a un regime totalitario che per 20 lunghi anni la privò di libertà e che anzi consumò violenze brutali e omicidi orribili,come quelli di Giacomo Matteotti,Piero Gobetti e Giovanni Amendola.È una data nefasta quella del 28 ottobre,ma proprio perciò DEVE essere ricordata e il silenzio delle nostre nuove autorità politiche,da poco al governo(quello della Premier,in particolare,la cui storia politica proviene da un partito postfascista come l'MSI)è così assordante,imbarazzante e ambiguo da dimostrare,da parte loro,un grosso imbarazzo.

La "Marcia su Roma" svelò un’Italia preda di una sorta di ubriacatura collettiva,con Mussolini che ebbe la capacità di incarnare sia il rivoluzionario che prometteva un futuro radioso,sia il restauratore che avrebbe ristabilito l’ordine e la legalità,sgominando i sovversivi e i "professionisti del disordine" in quell'Italia nella quale si agitavano i primi malcontenti popolari e i disagi economici e sociali del dopoguerra.Pochi anni più tardi,nel 1925,dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti e il varo di quelle leggi emanate dal Ministro della Giustizia Alfredo Rocco,definite "Le leggi fascistissime" Mussolini aveva pienamente svelato la natura liberticida e sanguinaria della sua dittatura.E intanto onorificenze,omaggi,dediche,piovevano addosso al nuovo eroe e  salvatore della Patria,lasciando affiorare una folla di italiani servili e compiaciuti di esserlo,così deferenti,ossequiosi,pronti a barattare la propria sovranità individuale e la propria autonomia in cambio di protezione e sicurezza.Proprio il contrario della personalità di uno dei "Padri morali" della vera Italia,Dante.L'indole del grande fiorentino,è infatti improntata alla "severitas",all’intransigenza rocciosa,alla coerenza vissuta fino in fondo,senza compromessi o trasformismi che Dante orgogliosamente rifiutava.La sua intransigenza morale é perfettamente agli antipodi rispetto alla furbizia e alla versatilità opportunistica che connota da sempre un certo carattere nazionale.E del resto un altro grande italiano,Piero Gobetti,anche lui,non a caso,massacrato dal regime mussoliniano,scrisse che il fascismo era nient'altro che l'autobiografia di una nazione. 

Oggi,storicamente,sono chiare le ragioni complessive del successo del fascismo:la guerra,la crisi dello stato liberale,la paura dei ceti medi,i forti disagi economici e sociali della gente.Eppure molti liberali,cattolici e financo socialisti come Anna Kuliscioff(amica e collaboratrice di Turati)erano convinti che il fascismo avrebbe avuto vita breve,destinato a declinare subito dopo che il nuovo governo avesse restaurato la "pace sociale".E fu così che per 20 anni ci si disabituò alla libertà fino ad averne paura,si esaltarono valori come la disciplina, l’obbedienza,la gerarchia,che finirono per avvelenare le coscienze degli italiani,seppellendo sotto una cappa di servilismo ogni tentativo di rottura con il conformismo dominante.

L’obbedienza al potere,il tirare a campare,l’individualismo esasperato,il classico modello esistenziale del "tengo famiglia",applicato a tutti i livelli della scala professionale,sociale e politica,si imposero come i valori caratterizzanti di un popolo,che il fascismo enfatizzò.Fu proprio da questo che ne derivò quella che Piero Calamandrei definì:"un’atmosfera di prepotenza e viltà,di compromesso e di corruzione,nella quale si impose un costume che già serpeggiava e fermentava,alimentando altre ruberie e tracotanze e suscitando oppressioni".

Le conseguenze di questa desertificazione morale emergono nitidamente dalle immagini della folla osannante e plaudente che inneggia a Mussolini il 10 giugno 1940,la data della dichiarazione della guerra,ma anche la data dell’inizio della rovina del regime. Nato nelle trincee della Prima guerra mondiale,il Fascismo fu infatti travolto dalle macerie della Seconda e l’Italia che aveva plaudito al Duce visse l’inedita esperienza di una guerra combattuta sull’uscio di casa,con conseguenze devastanti:70.000 morti sotto i bombardamenti,l’unità nazionale in frantumi,gli eserciti alleati e quelli tedeschi che spadroneggiavano sul nostro territorio.Sul nostro suolo vennero a combattere eserciti da tante parti del mondo,dai nepalesi ai senegalesi,in una babele linguistica che alterò profondamente le coordinate della nostra esistenza collettiva,costringendoci a vivere il disagio di tutte le malattie morali e materiali innescate dalla guerra,raccontate poi nella grande letteratura e nel grande cinema,come ad esempio nei capolavori assoluti del film "La ciociara" di Vittorio De Sica,o il libro "La pelle" di Curzio Malaparte.Macerie,lutti,devastazioni materiali e ferite morali  di una sanguinosa guerra civile,anch'essa narrata nei capolavori di Fenoglio,Pavese,Calvino:questo fu il lascito del fascismo all’Italia repubblicana.

Eppure la neopremier Giorgia Meloni si é chiusa in un assordante silenzio.Avrebbe invece potuto dire che rinunciare alla libertà e alla democrazia comporta la rovina di un popolo.Oppure,dopo aver riconosciuto che l’Italia di Mussolini è stata(come lei ha detto)una dittatura,"forse" avrebbe  potuto omaggiare quegli italiani che nel nome dell’antifascismo sacrificarono se stessi per riscattare la vergogna di essere precipitati nell’abisso totalitario.Avrebbe dovuto rendere onore a Matteotti,Gobetti,Amendola,ai fratelli Rosselli e a Gramsci,al cui cervello,come dichiarò nel processo il PM fascista,"bisognava impedire di funzionare".Pochi quegli eroi italiani di quel tempo,del tempo del regime fascista.Probabilmente per i tanti italiani che erano corsi a fare per opportunismo e convenienza la tessera del PNF,quei pochi più che eroi erano dei "folli".Ma,come aveva detto Pietro Verri,"se la mia è una follia,(.....)la società sarebbe migliore se ci fossero meno saggi".E,per l'appunto,furono proprio quei pochi italiani "folli"  a riscattare l’ignavia di quegli altri tanti italiani "saggi".

Se oggi Giorgia Meloni é Presidente del Consiglio deve ringraziare l’antifascismo che seppe riconsegnare all’Italia quella democrazia che la "marcia su Roma",avvelenando il tessuto morale della società italiana,aveva annientato.L'antifascismo intellettuale di chi non volle firmare "Manifesti" fascisti o quello dei partigiani,quello degli operai e quello delle donne come lei:tutti insieme quegli italiani hanno lottato per realizzare il sogno di un'altra Italia,un'Italia diversa da quella fascista,per consentire di dire a voce alta le proprie idee e di essere a ognuno quello che vuole essere.