25 aprile 2022

LA PARTIGIANA ADA



Il 25 aprile per l’Italia è una giornata simbolo da ricordare,onorare e celebrare.In questo giorno il nostro Paese si liberò definitivamente dall’oppressione dei nazifascisti,che avevano fatto sprofondare l’Italia in un baratro di intolleranza,violenza, oppressione.Quella mattina del 25 aprile 1945,grazie al coraggio di tante donne e uomini,il nostro Paese rialzò la testa,liberandosi da quella durissima occupazione,da quella feroce tirannia.Il 25 aprile,come giorno in cui si ricorda la liberazione d'Italia dal governo fascista e dall'occupazione nazista del paese.Il 25 aprile,come anniversario della Resistenza, dedicata al valore dei partigiani,che con il loro coraggio e con la forza delle loro idee combatterono contro i nazifascisti;quei partigiani che furono ricordati da numerosi scrittori della nostra letteratura:da Pasolini a Quasimodo,da Cassola a Pavese,da Calvino a Fenoglio.Forse il più bel romanzo di quest'ultimo é "Il partigiano Johnny".Parafrasando quel titolo é così che si potrebbe chiamare "lei",la partigiana Ada,Ada Gobetti,cioé,nome di battaglia partigiano "Ulisse",già moglie di Piero,il giovane intellettuale liberale massacrato dai pestaggi delle squadracce fasciste di Mussolini.

Ada,assieme all’unico figlio diciottenne Paolo,combattè tra i partigiani di “Giustizia e Libertà” distinguendosi per le sue doti di coraggio e di comando che le valsero la medaglia d’argento al valor militare.Di questa esperienza nella Resistenza lascerà un’importante testimonianza storico-letteraria:"Diario partigiano",scritto su invito di Benedetto Croce




La sua vicenda umana,civile e intellettuale merita senz'altro una “narrazione” più approfondita.L’approdo di Ada alla Resistenza fu quasi naturale,considerato il suo antifascismo rigoroso,radicale,totale e indefettibile,che cominciò a maturare tra le aule dell’università di Torino accanto ad un gruppo di giovani democratici capeggiati da Piero Gobetti,altissima figura di intellettuale liberale destinato a lasciare un segno profondo nella cultura del Novecento.L’incontro con Piero è decisivo non solo sul piano sentimentale(i due,profondamente innamorati si sposeranno nel ’23)ma anche su quello ideologico.


Ada è inevitabilmente influenzata dalla forte personalità del marito,ne condivide il pensiero e l’azione,lo affianca in tutte le battaglie politiche,anche sacrificando alcune delle sue passioni,come lo studio del pianoforte e del canto,collaborando alle riviste culturali fondate dal marito("Energie Nove","Rivoluzione liberale").



Nel 1925 il fascismo si accanisce contro il giovane intellettuale torinese e Mussolini in persona ordina al prefetto di "rendere la vita difficile a Piero Gobetti,insulso oppositore del governo e del fascismo".Puntuali giungeranno gli arresti,le minacce e gli assalti,fino alla sera del 5 settembre 1924,quando sotto casa subisce un’aggressione violentissima da parte di una squadraccia fascista.Per le percosse subite trascorre molte settimane a letto.Il regime non gli dà tregua e Piero decide di andare in esilio a Parigi,dove troverà una folta comunità di fuorusciti antifascisti italiani tra cui Salvemini,Filippo Turati,Emanuele Modigliani,Prezzolini,Francesco Fausto Nitti.Ma le condizioni di salute,compromesse dal pestaggio di settembre,non miglioreranno e lo condurranno alla morte  il 15 febbraio del 1926.I democratici italiani e gli uomini di cultura sono profondamente scossi;eloquente è la testimonianza autorevole di Eugenio Montale(Piero fu il primo a pubblicare “Ossi di seppia”):"Eguale a noi,migliore di noi,l’uomo che fu cercato invano da una generazione perduta,l’uomo che ci ostiniamo ancora a cercare nella parte più profonda di noi stessi”.

Ada era rimasta momentaneamente a Torino,per accudire Paolo,nato appena 2 mesi prima della morte del padre.E' colpita profondamente dal dramma di Piero e tuttavia costretta a non arrendersi per occuparsi del neonato.Si trova un lavoro come insegnante d’inglese.Benedetto Croce, che le sarà molto vicino,le affiderà numerose traduzioni;intanto intraprende la lotta politica con maggiore risolutezza e incisività,ricevendo nella sua abitazione noti antifascisti di diversi orientamenti politici.

Arriva poi l’8 settembre del ’43 e Ada non ha alcuna esitazione ad arruolarsi tra le fila dei partigiani,assumendo il nome di un eroe maschile, Ulisse.Anche il figlio Paolo,assieme a lei,diventerà partigiano.Ada è attivissima in Val di Susa,una valle strategica per le comunicazioni con la Francia;riveste incarichi organizzativi,si muove tra Torino e la valle portando armi,ordini,stampa,soldi,direttive militari.In Francia prende contatto con le donne della Resistenza.Viene nominata Ispettore del Comando militare della formazione “ Giustizia e Libertà”.Inoltre Ada Gobetti in veste di rappresentante del Partito d’Azione collabora con le partigiane di altre formazioni politiche,per la costituzione dei ”Gruppi Difesa della Donna”.Di lei così dirà Vittorio Foa:"Ada nella Resistenza non vedeva soltanto i partigiani,vedeva anche le donne. Pensava che anche per loro sarebbe venuto qualche cosa di forte e di nuovo".Dopo la Liberazione Ada continuerà il suo impegno politico per l’emancipazione femminile,militando nell'UDI   divenendo simbolo di una generazione di donne che dovettero lottare per i propri diritti in una società fortemente maschilista.La grandezza di Ada Gobetti risiede nel fatto che non si è fatta schiacciare dal passato,dal nome del grande Uomo che le era stato affianco,non si è piegata al terrore fascista,pur pagando un prezzo altissimo.Animata da un desiderio di libertà e di giustizia,spinta da un impegno etico e da un’alta coscienza civile,Ada Gobetti abbracciò la causa della lotta partigiana con coerenza e determinazione.Una bella maniera di onorare la memoria di Piero Gobetti,il giovane martire del primo antifascismo italiano.

20 aprile 2022

IL PACIFISMO CONNIVENTE






Ed ecco un altro 25 aprile.Un altro,"solito" 25 aprile,verrebbe da dire,ripensando agli altri che negli anni scorsi ci sono stati.Ed in questo "solito" 25 aprile in tanti,come sempre,saranno nei cortei in piazza con bandiere arcobaleno e inni alla pace,facili da intonare(e chi può essere contro la pace?)difficili da declinare soprattutto questa volta,nei giorni di questa guerra d'Ucraina.E proprio difronte alla brutale invasione dell'Ucraina da parte di Putin,il 25 aprile assume un valore diverso.Questa volta,il 25 aprile riassume alcuni dei caratteri,o dei vizi, nazionali.Questo venticinquesimo giorno d'aprile di cui ogni anno la sinistra politica e culturale italiana si appropria quasi come "Festa della Sinistra",come se non ci fossero stati partigiani liberali come Edgardo Sogno,medaglia d'oro al Valor Militare o Ferruccio Parri,il mitico "Maurizio" delle formazioni partigiane di Giustizia e Libertà.,o cattolici come Tina Anselmi,staffetta partigiana o Benigno Zaccagnini,poi segretario della DC o la stessa Ada Gobetti,moglie di Piero,tra le fondatrici del Partito d'Azione coraggiosa combattente contro i nazifascisti.

Quest'anno il 25 aprile ci dice qualcos'altro e di più sull’atteggiamento di una parte dell’Italia verso questa guerra in Ucraina.Un atteggiamento fatto di filoputinismo malamente mascherato,proprio nell'Anpi,l’Associazione Partigiani,il cui presidente Pagliarulo,ridicolo personaggio da avanspettacolo,dice che Bucha non c'è mai stata,che quella ucraina non è resistenza e che non bisogna dare armi a Kiev.Pagliarulo forse non ha visto la lettera che Liliana Segre ha mandato proprio all'Anpi. Sopravvissuta ad Auschwitz quando era una bambina,la Segre ha scritto:"Non è concepibile nessuna equidistanza;se vogliamo essere fedeli ai nostri valori,dobbiamo sostenere il popolo ucraino che lotta per non soccombere all’invasione,per non perdere la propria libertà".
E c'è il filoputinismo di certo cattolicesimo tipo quella di Marco Tarquinio(direttore di "Avvenire")secondo il quale,alla fine,le responsabilità della guerra sono quasi più dell'Occidente che di Putin.Oppure c'è quel filoputinismo cattocomunista iscritto di diritto a quel popolo nè-nèista(né con la Russia né con la Nato)che,senza dignità e senza onestà intellettuale,respinge l'obbligo morale di fare una scelta etica,prima ancora che politica.Per loro c'è solo una gran voglia di starsene tranquilli al calduccio del gas russo,mentre l’Europa brucia.

Insomma "questo" 25 aprile,al netto della disfida delle bandiere,manco si trattasse del Palio di Siena(quella della Ue va bene oppure no?Guai a sventolare quella dell’Alleanza Atlantica ma sì al fazzoletto palestinese,no al vessillo di Israele,mai quello degli USA,la bandiera ucraina vabbè sì,proprio perché non se ne può fare a meno,ma senza tanto entusiasmo)è lo specchio di una certa vecchia Italia che marcia e che canta ma non vuol vedere,sentire,parlare per non doversi schierarsi.

C’è una sorta di indifferenza spacciata per impegno pacifista.Ecco il 25 aprile "resistente" di quest'anno.Il 25 aprile della gente che scende in piazza col fazzoletto rosso al collo,per i quali la Resistenza,quella vera,é solo quella dei comunisti italiani,perchè mica vorrai mettere che quella ucraina sia resistenza.Tutta gente,questa,dopo aver celebrato le solite liturgie "democratiche,popolari e antifasciste",se ne torna  poi nei propri salotti "cool",nell'illusione che le tragedie della storia,come questa d'Ucraina,non toccano l’orticello italiano,specie quello della propria appartenenza politica.

La realtà è che l’Anpi si è ridotta a uno dei tanti movimentini della sinistra radicale anti-atlantista,nonchè parte del popolo nénéista:i partigianiche non parteggiano per nessuno,che non vogliono che si diano armi agli ucraini,come se poi inglesi e americani,durante la Resistenza,non avessero dato armi ai partigiani italiani.Ma se tutto riguardasse solo questo marginale reperto storico che é l'Anpi,non avrebbe grande peso.Il fatto é che c’è una larga parte dell’opinione pubblica,del mondo universitario,sui social,negli sguaiati talk show televisivi che continua a celebrare e cantare "Bella Ciao",ma che di fronte a un popolo che resiste strenuamente all’invasore,nega agli ucraini la patente di partigiani,nega che gli ucraini "una mattina si son svegliati e han trovato l'invasore".

Già."Loro",i partigiani dell'Anpi di Pagliarulo e tutto quel mondo intellettual-mondano italiano il 25 aprile marciano e cantano.Ma se avessero l'onestà intellettuale di dire quello che non si può non dire,dopo le fosse comuni e i massacri e gli stupri di Bucha,dovrebbero anche rileggere i versi di Salvatore Quasimodo:  
E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull'erba dura di ghiaccio, al lamento
d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

Intorno a questo strano 25 aprile,nella destra e nella sinistra italiana si avverte una sorta di pensiero unico imperante che è quello della negazione della realtà e del desiderio che tutto si risolva da sé.Una sorta di fideismo mistico della pace senza impegno e senza lotta per difendere la Libertà,che scontata non è,come invece pensiamo che sia.Un impegno personale e di popolo,come invece gli ucraini stanno facendo.

La festa dei partigiani  che non parteggiano fa parte del solito,grottesco teatrino italiano.Ed invece ci sono dei momenti nella storia nei quali non è consentita indifferenza,non è consentita equidistanza.Poiché diversa è la distanza tra chi aggredisce e chi è aggredito,tra chi commette crimini di guerra e chi li subisce.Il pacifismo che chiede la resa agli aggrediti,che cerca di dare ragioni a Putin per una trattativa indifferente a ogni valore in gioco è un pacifismo falso ed ipocrita.Un pacifismo che sa tanto di vigliaccheria e connivenza.


19 aprile 2022

PER LA SOCIETA' APERTA



Come nel 2017,il ballottaggio finale del 24 aprile 2022 per l'elezione del prossimo presidente della Repubblica francese vedrà protagonisti Emmanuel Macron e Marine Le Pen.Il partito della Le Pen è stato ampiamento finanziato,in tutti questi anni,dalla Russia di Putin,in funzione evidentemente,antioccidentale e antiatlantista.E dunque in Francia si profila il rischio che il partito di Putin(come potrebbe chiamarsi quello della Le Pen)conquisti l’Eliseo,con quali conseguenze sulla politica europea è facile immaginare.


Intanto in Ungheria Orban,il piccolo Putin fasciopopulista,guiderà le truppe sovraniste da dentro le istituzioni europee per almeno altri 4 anni,probabilmente con le stesse modalità repressive delle libertà democratiche come ha fatto in questi anni. 

Del resto in America il trumpismo,inteso come fenomeno politico e culturale,è tutt'altro che tramontato e le istituzioni liberali e democratiche continuano colpevolmente a sottovalutarlo,mentre in Italia ci apprestiamo ad arrenderci ai neo,ex,post fascisti di Giorgia Meloni,che nei sondaggi risultano essere primo partito italiano.



E dunque è questo  il panorama politico europeo ed occidentale.Nel frattempo Russia,Cina e India continuano a mantenere la loro alleanza  di regimi autoritari e illiberali,suscitando anche la simpatia di sceiccati ed emirati arabi,degli ayatollah iraniani e dei vassalli africani,oltre che del fascista brasiliano Bolsonaro.E in Italia,Paese da anni culturalmente e valorialmente "addormentato" negli agi della democrazia senza impegno,la cosa non sembra interessare nessuno,come fino a ieri non interessavano l’Ucraina e le denunce di Anna Politkovskaja,Aleksej Navalny e SviatlanaTsikhanouskaya sulle intenzioni russe.




Al contrario,alcuni cosiddetti "esperti" geopolitici(tanto per non far nomi Lucio Caracciolo,direttore di "Limes")hanno spiegato fino al giorno prima dell’invasione,che assolutamente mai i carri armati schierati da Putin ai confini con l’Ucraina avrebbero attaccato,salvo poi chiedersi,a Bucha ormai avvenuta e a cadaveri ucraini ancora caldi,come sia potuto accadere.

Il quadro,come si vede,è drammatico e noi italiani siamo tra i più esposti.Questo non solo per la dipendenza dal gas russo ma anche perché improvvidi firmatari del memorandum con la Cina per la "via della seta",in cambio del "famoso" carico di arance rosse della piana di Catania,ma perché fino a 3 anni fa il governo Conte è stato estimatore sia della Cina che della Russia,nonchè di Trump(vero "Giuseppi"?)prontissimi a consegnare l’Italia ai nemici del mondo libero oltre che a smontare la democrazia rappresentativa,in nome di una fantomatica,rousseauiana democrazia "diretta". 

L'eroica resistenza nazionalista degli ucraini e la loro ambizione europea, dettata dal rigetto radicale del modello medievale russo,è prima di tutto una battaglia militare e umanitaria per la sopravvivenza di uno Stato indipendente e di un popolo aggredito con ferocia e brutalità,minacciato dall’ennesimo tentativo di genocidio russo(già posto in essere da Stalin con l'Holomodor del 1932-33).Ma essa è anche una battaglia politica,culturale e globale in difesa di una SOCIETA' APERTA e della Democrazia.

L’Europa deve fermare la Russia,liberarsi dalla sua dipendenza energetica e ripensare la propria governance per tenere a bada l’antieuropeismo e l’illiberalismo di alcuni Stati membri che come l'Ungheria non rispettano lo Stato di diritto,reprimono il dissenso e non riconoscono i diritti civili:questi Stati non hanno niente a che fare con il concetto di Europa.Del pari in Italia va ricacciato indietro quell’antieuropeismo e antioccidentalismo,politico e culturale,di tanta parte dell'intellettualismo di destra e di sinistra.Chi non vuole starci,si accomodi pure alla porta e subito si accolga,invece,un Paese come l'Ucraina che dimostra con i fatti di voler essere europeo e antitotalitario e che proprio perciò è stato aggredito dalla Russia.

Per questo è importante che Putin non conquisti l'Eliseo al ballottaggio e che in Italia i fasciopopulisti Meloni,Salvini e Di Battista siano culturalmente emarginati  ed esclusi da ogni alleanza elettorale e politico-parlamentare con le forze autenticamente liberali ed europeiste,perchè in uno Stato di diritto e liberale sono inammissibili,i loro comportamenti e le loro simpatie orbaniane,lepeniane,maduriane e filoputiniane.Similmente,dopo i fatti del Campidoglio del 6 gennaio 2021,Trump va fermato per sedizione e tentato colpo di Stato."Non possiamo tollerare gli intolleranti",come diceva nella sua opera "La Società aperta e i suoi nemici",il grande filosofo Karl Popper,liberale,difensore della democrazia e dell'ideale di libertà e avversario di ogni forma di totalitarismo.

Tutto questo lo dobbiamo all'Ucraina che col suo esempio ha cacciato a pedate da Kiev le mire del despota autoritario russo.Perchè il mondo non può essere governato con chi non riconosce i principi base della liberaldemocrazia,della solidarietà interetnica e della convivenza civile.E' insomma arrivato il momento che il mondo dei diritti civili e della libertà respinga la barbarie e formi un’alleanza globale delle democrazie capace di contenere culturalmente e politicamente l’alleanza autoritaria contro l’Occidente che,pure con tutti i suoi difetti,rimane terra di Libertà.

15 aprile 2022

LA DEPOSIZIONE


Il Venerdì Santo è il giorno in cui si celebra la crocifissione e morte di Gesù.Sul significato profondo di questo giorno molti artisti,pittori e scultori hanno soffermato la loro riflessione e l'esecuzione delle loro opere sul momento della Crocefissione di Gesù Cristo.Molti altri,però,hanno invece guardato al Momento immediatamente successivo,a quello nel quale il Corpo straziato e martoriato di Gesù viene deposto dalla Croce e accolto dalla Madre,da Maria,circondata dalla Maddalena e da Maria di Magdala,da Giovanni,discepolo prediletto di Gesù,e da Giuseppe d’Arimatea,membro del Sinedrio che si incaricò di richiedere a Pilato il Corpo di Gesù,e Nicodemo,mentre,così come narrato nei Vangeli,i soldati si dividono la veste di Cristo tirandola a sorte con i dadi.
La deposizione di Gesù,discesa dalla croce,è il penultimo episodio della Passione di Gesù,dopo la Sua morte e prima della Sua sepoltura.A volte essa viene identificata anche con Gesù morto tra le braccia di Maria,Sua Madre,mentre questo è piuttosto un momento ulteriore e diverso rispetto alla Deposizione e che va sotto il nome di "Pietà",cioè del momento alto e intimo in cui la Madre ha sulle propria ginocchia il corpo straziato del Figlio morto per crocefissione.
Sicuramente il più alto e supremo interprete del momento iconografico della Pietà,fu Michelangelo Buonarroti,che appena ventiquattrenne,eseguì uno dei suoi sommi capolavori,l'opera senza tempo nota in tutto il mondo,appunto,come la "Pietà" 



Per quanto riguarda invece il momento vero e proprio della Deposizione,il cadavere di Cristo viene in genere rappresentato avvolto in alcuni tessuti(la sindone,cioè fasciature di lino)ed offre agli artisti la possibilità di mettere in mostra le loro abilità nella rappresentazione della corporeità e del nudo maschile parziale(in posizioni appositamente forzate)e nei drappeggi,nonché nell'uso del colore e del chiaroscuro.I volti e i gesti del gruppo della scena permettono di mettere in mostra espressioni come il dolore,la sofferenza,lo strazio.Spesso viene data anche grande importanza alla croce di Cristo e ad alcuni strumenti della Passione,come i chiodi,la corona di spine,l'iscrizione INRI o la lancia con cui venne trafitto il Suo costato.L'ambiente ed il paesaggio circostante le figure umane includono spesso la veduta di Gerusalemme e del Golgota.

Tra le tante ho scelto le più note opere della Deposizione e anzitutto quello del Caravaggio: 




e poi lDeposizione "Borghese" di Raffaello



e ancora il "Descent from the Cross" di Rembrandt 

 


ed infine Rubens, Deposizione dalla Croce 









03 aprile 2022

QUELLE IMMAGINI DI BUCHA







Cadaveri di civili in strada,disarmati,alcuni con le mani legate dietro alla schiena,altri decapitati.Civili innocenti torturati nelle cantine degli stabili,massacrati dagli occupanti russi,uccisi a sangue freddo e abbandonati nelle strade come sacchi di spazzatura.Donne e addirittura bambini stuprati,trucidati e bruciati vivi.Fosse comuni.Questo hanno lasciato alle loro spalle le truppe russe in ritirata dalla città di Bucha,quella cittadina vicino Kiev finora ignota agli occhi del mondo.E già arrivano altre notizie di altri orrori in altri posti d'Ucraina:arrivano da Irpin,Makariv,Borodyanka,Mariupol.Le immagini di Bucha stanno facendo il giro del mondo e scuotono,sconvolgono,inorridiscono le coscienze.Non si aveva memoria di tali indicibili orrori,di così tante mostruosità dai tempi di Auschiwitz oppure dalle più recenti immani catastrofi umanitarie della Cecenia o della Siria,di Grozny,Aleppo o di Srebrenica.Ma oggi le coscienze sono ancora più sconvolte perchè le tracce dell'Orco sono state riprese e trasmesse dalle centinaia di giornalisti e operatori  della stampa e delle tv di tutto il mondo e perché,ai tempi dei social,la viralità multimediale fa assumere a ogni singolo fotogramma una forza ancora più invasiva rispetto al passato.Ed è per questo che è difficile pensare che crimini di tale portata ed efferatezza,possano lasciare indifferenti.Al contrario.Queste immagini possono cambiare il segno del conflitto.Questa volta veramente si può andare verso un embargo totale,che colpisca anche l’energia,con la sospensione degli acquisti di gas e petrolio da parte dei Paesi europei.E se è comprensibile che finora l'Italia e la Germania hanno frenato,perchè più dipendenti dal gas russo,l’orrore di questi giorni in quella strada e tra le case di Bucha,rafforza l'idea che alla fine è proprio l'Occidente a finanziare la guerra e i crimini di Putin comprando gas e petrolio russo ed è per questo che all'embargo si deve andare.

Certo,un embargo totale significa economia di guerra.Significa avere le conseguenze dirette del conflitto nelle proprie abitazioni,nei propri stili di vita,che già così tanto erano cambiati a seguito della pandemia.Adesso,con una prospettiva di vita con meno energia,con razionamenti e ricerca di fonti alternative di riscaldamento,vedremo passare quella guerra nel nostro quotidiano.

Ma è proprio ora che dovremo essere capaci di convivere con questa nuova realtà,non essere più spettatori angosciati,ma lontani,ma comunità coinvolta direttamente e materialmente.Perchè non si possono vedere le immagini di Bucha,di quegli scantinati pieni di cadaveri torturati e straziati e far dinta di niente;dobbiamo renderci conto veramente di che cosa sta soffrendo il popolo ucraino e "compatire" con esso,cioè,nell'accezione latina del verbo,soffrire "con" e insieme ad esso e fare qualche rinuncia e qualche sacrificio;assumere su di noi anche una minima parte delle immani sofferenze che soffrono gli ucraini,anche per riscoprire noi stessi il significato e il valore della parola "Libertà".

Le immagini strazianti di Bucha,però,avranno conseguenze devastanti anche per Putin.Questa guerra che il dittatore russo ha voluto,sicuro di vincerla in pochi giorni,contiene,nei modi bestiali con la quale è stata condotta,un effetto boomerang,e i gerarchi del Cremlino stanno ora cercando di ricorrere disperatamente ai ripari anche se è impossibile spacciare per "disinformatia" gli eccidi commessi.Magari qui in Italia si troverà ancora qualche Freccero o Orsini o Capuozzo o Borgonovo che negherà la realtà oltre ogni limite di decenza,ma nulla potrà cancellare quello che veramente a Bucha è successo.Si tratta di immagini che radicalizzano i Paesi europei nella loro determinazione di isolare la Russia in tutto il mondo,di metterla difronte alla sua colpa e alla sua vergogna.

Putin voleva una guerra sporca ma "veloce",come quella in Cecenia,per immobilizzare l’avversario nel terrore e per avvertire il resto del mondo che non si sarebbe fermato davanti a niente.Ma il massacro di Bucha manda all'aria questa strategia e può,anzi dovrebbe,far capire a chi pontifica dai salotti pacifisti italiani,a quali rischi è esposta la libertà quando la si dà per scontata,quando ci si chiude nei propri egoistici "chemenefrega",quando non si è moralmente capaci di combattere,quando si ha,come diceva Gobetti,un "animo di schiavi",mentre una volta - egli diceva -  "c'era della gente che si faceva ammazzare per un'idea".Ecco.E' una "tensione" etica e ideale,quella che manca a tanta parte dell'intellettualità italiana. 

C’è n'è una,tra le tante foto terribili,che forse dice più delle altre.È quella che ritrae la mano di una donna,riversa senza vita tre le erbacce di una stradina,che sembra ancora voler afferrare le chiavi di casa che erano cadute affianco a lei mentre veniva uccisa.Sul portachiavi c’è lo stemmino blu con le 12 stelle.È la bandiera dell’Europa a cui quel cadavere aspirava a a cui adesso chiede aiuto.Non più per sé ma per i suoi connazionali.E' questa l'immagine alla quale l'Europa deve guardare come propria ragion d'essere.Alla quale ognuno di noi deve guardare come un’ulteriore spinta ad agire.