24 agosto 2021

SENZA VERGOGNA E DIGNITA'




Le immagini trasmesse dalle tv di tutto il mondo delle mamme che all'aeroporto di Kabul danno  i loro bambini ai soldati stranieri  è qualcosa di straziante.Queste donne sono disperate nel momento in cui si staccano  dai loro figli ma sanno che solo così possono metterli in salvo,perchè sanno,altresì,cosa significa far vivere un figlio sotto i talebani:all'età di 11-12 anni i bambini diverrebbero già soldati,strumenti di morte e le bambine verrebbero date in moglie ai combattenti,così come tutte le donne non sposate.Nel vedere tutta quella gente in fuga all'aeroporto di Kabul,si capisce quanto sia spaventoso quello che sta accadendo in Afghanistan:la vita di migliaia di persone sconvolta in poche ore.Tutte le conquiste fatte negli ultimi 20 anni,come l'indipendenza,la scolarizzazione,la laicizzazione della società sono state spazzate via con l’avanzata dei talebani.Di fronte al triste epilogo della "avventura" occidentale in Afghanistan, si rimane allibiti.E' ormai chiaro che l'Occidente sta rinnegando quelle motivazioni che portarono le truppe in quelle terre:la cosiddetta "esportazione della Democrazia" e quel "nation building",la costruzione di uno Stato.Oggi,invece,si stanno abbandonando al loro destino decine di migliaia di afghani che l'Occidente ha prima "liberato",poi illuso,poi infine vigliaccamente tradito,e ai quali ora non sa offrire nemmeno semplice protezione.Il punto è che quella teoria della "esportazione della democrazia" che gli Usa hanno raccontato al mondo non esiste più,evaporata nella strategia di un disordinato e caotico ritiro.Il fatto è che senza quella narrazione,l’Occidente è nudo.La verità è quella di un Occidente che batte in ritirata,incapace di difendere i suoi valori democratici,sempre più accerchiato da regimi autoritari che non rispettano lo stato di diritto,dai taleban a Erdogan fino all’Egitto di al Sisi,senza parlare degli esempi europei,come l'ungherese Orban.Il fallimento di quella teoria,in fondo,è stato ammesso dallo stesso  Joe Biden,presidente di quegli USA dove l'11 settembre 2001 tutto è cominciato con l'attacco alle Torri Gemelle e la susseguente reazione degli Usa e dei loro alleati europei con l'occupazione dell'Iraq e dell'Afghanistan.Sarà difficile - ha detto Biden - affermare i valori occidentali  in Afghanistan.Le parole di Biden segnano la disfatta di oggi.Di più:gli USA,potenza egemone dell’Occidente,non evocano più valori democratici da "seminare" nel mondo,ma si rassegnano a trattare con un governo fondato sulla Sharia.Oltretutto Biden è stato anche vigliaccamente bugiardo quando ha affermato che il "nation building",la costruzione di uno Stato,non era mai stato un compito della missione in Afghanistan,offendendo,così,le migliaia di militari e civili,tra cui tanti italiani,che in quel paese sono andati(e anche morti)proprio per aiutare gli afghani a mettere su un sistema giuridico,una polizia,un esercito,una scuola per tutti,un apparato sanitario.E se non fossimo scappati,qualcosa di buono l’avremmo anche lasciata dietro di noi.Ma gli Stati Uniti non hanno perso la guerra di Afghanistan sotto l'aspetto militare.Ciò che l’America ha perso,e tutto l'Occidente con lei,è piuttosto la sfida politica,civile e morale,perchè adesso gli USA e l'Europa non sono più credibili e affidabili per qualsiasi altra operazione tesa a tutelare i diritti di libertà in altre parti del mondo,a partire da Taiwan.Adesso l'Occidente può fare adesso solo due cose:nascondere la faccia per la vergogna;oppure salvare il salvabile,per aiutare gli afghani.Innanzitutto portando via in queste ore da Kabul il maggior numero di profughi,dichiarando aperte per loro le porte dell’Europa.Perchè ora l'Occidente è in ritirata,ripiegato su se stesso,bisognoso del soccorso di autocrati come Erdogan per gestire l’immigrazione.Il sultano turco,infatti,si propone come mediatore con i talebani per gestire la crisi dei profughi afghani,sebbene non voglia accoglierli sul proprio territorio.Ma c’è di più.Da questa storia l’Occidente viene fuori diviso: di nuovo.La crisi afghana lascia una profonda cicatrice nei rapporti tra Ue e Usa,che,dopo la parentesi isolazionista trumpiana,sembravano recuperati quando,nel giugno scorso in Cornovaglia fu celebrata la rinascita dell’alleanza transatlantica.Agli europei resta il rancore per non essere stati messi a parte dei piani di ritiro americani,concordati con i talebani e non in sede Nato.A Biden resta il compito difficile di ricostruirsi l’immagine,danneggiata dalle polemiche in patria,per il "fiasco" afghano("il ritiro ci macchia di sangue" ha detto un parlamentare USA").L’Occidente è sotto assedio e non è nemmeno più autorizzato a parlare di democrazia:vera o finta che fosse la favola di 20 anni sui valori della democrazia,almeno essa veniva evocata.Ora vince l’etica emergenzenziale,vincono gli egoismi e i sovranismi nazionalistici("America first",e prima gli Stati nazionali,secondo la più bieca e vieta narrazione delle destre europee).Con la vergogna di Kabul vince  il pragmatismo senza strategia di lungo periodo,senza l’orgoglio che ogni identità democratica dovrebbe avere per convivere con le altre.Resta in piedi,invece,la barbarie talebana che costringe l’Occidente a obbedire alle sue leggi e a rinnegare i propri valori.

14 agosto 2021

L'ITALIA CHE CAMBIA

 




Le recenti Olimpiadi di Tokio saranno ricordate a lungo nella storia sportiva nazionale,perchè mai l'Italia aveva vinto un così gran numero di medaglie.Quelle medaglie ci hanno fatto vedere che in Italia non c'è solo il calcio e gli strapagati suoi campioni,ma che ci sono ragazzi che fanno ogni giorno sacrifici e rinunce solo per passione.Si è creato così tra i giovani,un pò in tutti gli altri sport,un movimento di base di grandi e belle prospettive per le future generazioni.Ma quelle Olimpiadi ci raccontano anche qualcos'altro:ci raccontano di come sta cambiando la società italiana.Alle Olimpiadi di Tokio hanno  partecipato e anche vinto ragazzi con nomi non propriamente italiani,come ad esempio Eseosa Fostine Desalu,Marcell Jacobs,Dalia Kaddari,Raphaela Boaheng Lukudo,Yassine Rachik,Ala Zoghlami,la pallavolista della Nazionale Paola Ogechi Egonu(portabandiera italiana)sotto nella foto


e Sarah Luisa Fahr,Raphaela Folie,Miriam Fatime Sylla,Abraham Conyedo Ruano e tant'altri ancora.Tutti con le loro vicende;tutti con le loro storie.Storie di povertà e di famiglie in fuga da altre terre,dove ci sono fame,siccità e dittature.Famiglie in fuga i cui figli poi diventano italiani.Ed anzi orgogliosamente italiani,lì sul podio a cantare l'inno di Mameli.Ecco,la verità è che,come sempre,lo sport ha saputo anticipare la politica.Nello sport,come nella vita,dietro una vittoria c'è sempre qualcos'altro:la programmazione,che è esattamente quello che manca al nostro Paese e ai politici di questo paese,troppo impegnati in una schizofrenica e mediocre politica che si concentra sul breve periodo,preoccupata a dare solo un senso elettorale alle proprie azioni.Così Salvini o Meloni con il loro sovranismo d'accatto sguaiano sulle piazze contro l'immigrazione per qualche voto in più,non accorgendosi di quanto il Paese sia già cambiato,anche grazie a quegli immigrati di seconda generazione che oggi salgono sul podio e cantano l'Inno di Mameli.Le Olimpiadi stanno lì a ricordarci che nello sport questa programmazione c'è stata e che questo dovrebbe avvenire anche nella nostra società:ogni  intervento di politica economica(dal mercato del lavoro alla scuola,alla sanità,alla ricerca scientifica).L'Italia sportiva conosce bene la parola "programmazione",mentre l'altra Italia,quella politica ed economica,assai meno.C'è poi un altro aspetto,una domanda da farsi:senza il contributo degli atleti di origine straniera quante medaglie avrebbe preso l'Italia?Molto meno,è la ovvia risposta.E così si parla spesso di "fuga di cervelli" e non abbastanza di quanto sarebbe importante,così come sta facendo lo sport,poter contare nell'economia,nel mercato del lavoro e della ricerca scientifica su una forza lavoro multietnica anche nelle posizioni di medio alto livello.La "Silicon Valley" sarebbe diventata quella che è,ad esempio,anche senza l'apporto di migliaia di ingegneri indiani?
Le Olimpiadi sono l'espressione dei tempi,e questa volta ancora di più,i tempi del covid,con quegli stadi e quelle piscine e quelle palestre e quelle strade vuote.Le Olimpiadi sono anche il simbolo di una globalizzazione sempre più accentuata.La globalizzazione e i crescenti movimenti migratori creano occasioni di intrecci culturali,etnici,linguistici e religiosi tra persone provenienti da realtà diverse.È in questo contesto che lo sport gioca un ruolo decisivo come soggetto attivo del processo di integrazione sociale e culturale.Una vera e piena integrazione interreligiosa l'hanno trovata Massimo Stano,medaglia d'oro nella 20 km. di marcia e sua moglie Fatimh,di origini tunisine.Stano,per sposare Fatimh,si è convertito alla religione islamica.Ecco,in tempi nei quali i populismi nazionalistici soffiano sul fuoco delle divisioni etniche,razziali e religiose,sfruttando anche il periodo di preessitenti difficoltà economiche accentuate ora dalla pandemia,Stano e Fatim hanno dato senso alla parola "integrazione" che letteralmente significa proprio "completamento",cioè rendere intero,pieno,perfetto ciò che è incompleto o insufficiente.Proprio quello che i nazionalismi ottusi ed egoistici cercano di impedire:disponibilità all'ascolto,convinzione di potersi comprendere l'un l'altro,abbattendo ogni tipo di integralismo,pur restando saldi nella propria identità etnica e culturale.Di un'altra cosa le Olimpiadi sono state lo specchio del cambiamento della società italiana:la famiglia coniugale ha smesso di essere il punto di riferimento della morale sessuale nazionale per lasciare spazio a un pluralismo di modelli culturali.Lo abbiamo capito quando Lucilla Boari,medaglia di bronzo nel tiro con l'arco,ha rivelato,con estrema naturalezza,di avere una ragazza come compagna di vita.Anche da qui ci accorgiamo come nella società italiana si siano sviluppati e stanno trovando legittimazione nelle culture istituzionali.nuovi tipi sociali con una sessualità lontana dal vecchio standard.Tra questi i single,le coppie di fatto,etero od omosessuali maschi e femminile,transessuali.L’identità sessuale,infatti,si è sempre più legata alla questione della cittadinanza,portando alla ribalta temi come quello del riconoscimento del diritto al matrimonio per coppie dello stesso sesso e sistemi alternativi di convivenza civile.La sessualità si è profilata sempre di più come terreno di espressione dell’individuo e della sua identità.Ciò che è riconosciuto valido per un eterosessuale ora è considerato legittimo anche per un omosessuale.Anche nell’ambito della cultura cattolica si è registrato un profondo cambiamento e una graduale accettazione di opzioni comportamentali in chiara contraddizione con il modello della famiglia tradizionale.Fu proprio Papa Francesco,qualche anno fa,che,rispondendo ad una domanda dei giornalisti sul fenomeno dell'omosessualità,disse:"chi siamo noi per poter giudicare?I gay non vanno discriminati,anzi vanno rispettati".Sessualità,unioni omosessuali,coppie di fatto,nuovi modelli di famiglia,sono argomenti spinosi ma anche la Chiesa cattolica ha compreso di dover mettere necessariamente al centro della propria attenzione.Ecco,anche a questo son servite le Olimpiadi:a farci capire come cambia l'Italia dei giorni nostri.

09 agosto 2021

NON SIAMO TUTTI UGUALI.PER FORTUNA

 





No,non siamo tutti uguali,per fortuna.Uno non vale uno.Uno vale per quello che fa,per come lo sa fare.Lo hanno dimostrato quei ragazzi,laggiù in Giappone,alle Olimpiadi di Tokio,in questo mese di agosto 2021 che rimarrà storico per lo sport olimpico italiano e per l'atletica leggera in particolare:Gianmarco "Gimbo" Tamberi e Marcell Jacobs sono stati il simbolo e l'icona delle vittorie italiane alle Olimpiadi.L'uno che sfida la legge di gravità e vola al di sopra dell'assicella del salto in alto,l'altro che corre  dentro al vento e contro il tempo  nella gara regina dell'atletica leggera,i 100 metri piani.Uno che alza i centimentri,l'altro che abbassa i centesimi.E alla fine entrambi con la medaglia d'oro al collo,i più forti al mondo nelle loro discipline.Hanno superato e battuto gli avversari ma anche fragilità fisiche e mentali.Infortuni,situazioni familiari complicate,e da ultimo anche Covid.Allenamenti e sforzi e fatiche e rinunce ed impegno  ce ne hanno messo tanto quei due ragazzi d'oro in questi anni di preparazione alle Olimpiadi,in vista di quel sogno che forse neanche loro avevano sognato.Sono questi i valori e i requisiti per "vincere",nello sport come nella vita:una cultura del lavoro,del dovere e una selezione dei meritevoli.Ed è qui il punto.Nel nostro Paese c'è la difficoltà a riconoscere una cultura del dovere rispetto a una cultura dei diritti che ha caratterizzato gli ultimi 50 anni.Nella rivoluzione culturale cominciata coi movimenti del '68,è stata impostata una cultura egemonica nelle scuole,nelle università,nei media,tesa ad affermare il diritto di tutti a ottenere una società più equa e più attenta alle istanze delle classi più deboli.La genesi di questa cultura e queste istanze,assolutamente giuste e fondamentali per una società veramente democratica,fu quella di evitare ineguaglianze e disparità assolutamente inaccettabili.Il problema però,fu che la difesa dei diritti dei più deboli e meno abbienti fu la cancellazione della cultura del dovere e della selezione dei più meritevoli.Chi non ricorda i "principi" del Movimento Studentesco sessantotino?Tutto a tutti,tutti uguali a tutti,il 6 politico,il 18 politico,i compiti in classe di gruppo,l’egualitarismo,il collettivismo,il mondialismo,l’antagonismo,il pansindacalismo.La conseguenza di questa "cultura dei diritti" sono poi state una scuola e una politica nelle quali,in conseguenza della cancellazione di ogni necessaria selezione,abbiamo assistito alla perdita di importanza delle competenze in qualsiasi ambito,alla cancellazione della selezione della classe dirigente sublimata dal recente e folle “uno vale uno”.La scuola e l'università sono state trasformate in diplomifici sotto la falsa tesi che bisognava assicurare a tutti un titolo o una laurea,senza invece privilegiare la selezione dei migliori e senza un reale aiuto a chi non poteva avere un supporto familiare adeguato.Così,di fatto,le classi economicamente più abbienti spediscono i figli all’estero nelle università migliori che selezionano in entrata e definiscono un rigore da noi sconosciuto perpetuando una nuova disparità delle possibilità dei nostri ragazzi secondo il censo.E' vero,invece,proprio il contrario.La selezione dei migliori non è espressione di una cultura classista,ma soltanto il meccanismo di funzionamento dell’ascensore sociale,necessario per migliorare costantemente la nostra società,in un contesto mondiale globalizzato,che ha costantemente "alzato l’asticella".Si ha la sensazione che tutto questo sia stato quasi impedito da una classe dirigente a dir poco mediocre,composta da persone del tutto incapaci,timorose dell'arrivo di una classe politica e dirigente di competenti.Sentir parlare tal Laura Castelli,o Fabiana Dadone,o Danilo Toninelli rafforza questa sensazione di difesa del privilegio dell’ignorante assurto al potere.In economia,poi,l'errore è stato ancora più drammatico.Concepire il debito pubblico come "equilibratore dei diritti",senza porsi il problema di chi dovrà poi ripargarlo,resterà il lascito più criminale di una società senza più giovani e con una crisi demografica senza precedenti,che comporterà l'obbligo di ripagare il debito creato già prima della pandemia.Oggi,insomma,il sistema dominante è quello della "mediocrazia",cioè la scelta dei mediocri,a scapito degli eccellenti che di "amici" non ne hanno ed è questa la cifra costante della nostra società.Così le persone scelte nella politica, nelle università e altrove non sono mai le migliori o le più competenti,ma solo e semplicemente i mediocri che hanno saputo baciare la pantofola del politico in auge.Mario Draghi,per fortuna,costituisce una rottura di questo schema e i risultati si sono visti da subito,mella gestione della pandemia e più in generale dello Stato dopo i 3 drammatici/comici anni di reality show di Giuseppe Conte e Rocco Casalino.Ma Mario Draghi non può e non deve essere un'eccezione.Per ottenere risultati duraturi serve che nelle famiglie si insegni innanzitutto che esistono doveri oltre che diritti,che il lavoro è un dovere per dare ai giovani la possibilità di imparare e crescere in una società che richiede anni di formazione per svolgere compiti qualificati,e che perciò il merito va riconosciuto e premiato.Dunque una cultura dei doveri,del sapere e della competenza,con il riconoscimento dei migliori e pìù bravi.Non si vincono le Olimpiadi,come hanno fatto Jacobs o Tamberi e tutti gli altri atleti italiani,per diritto ma solo con sacrificio e impegno continuo e costante nel tempo,oltre alle doti conferite da madre natura.Dobbiamo essere orgogliosi per le vittorie di questa nuova comunità sportiva multietnica,ma dobbiamo altresì pretendere lo stesso criterio di selezione dei migliori nella scuola e nella politica,tenendo conto dell’impegno dimostrato nella vita.Non siamo tutti uguali(per fortuna).Perciò non possiamo pretendere diritti senza corrispondenti doveri.Se ciò non fosse,ci ritroveremo con molti meno diritti e con molta più disuguaglianza,come dimostra la storia della Russia,di Cuba e di tutti i luoghi dove si è creata la tecnocrazia del burocrate di partito.E i nostri ragazzi continueranno tristemente,ad emigrare in massa per crescere professionalmente nelle società dove la cultura del dovere esiste e il merito viene premiato.