È morta divorata da un tumore che la assediava da tempo.Un male che non ha mai nascosto e contro il quale ha combattuto come sempre ha fatto in tutta la sua esistenza,con il suo carattere forte e volitivo.Fino alla fine dei suoi giorni ha sempre combattuto per quei valori liberali e democratici in un Paese che ha sempre considerato questa ispirazione minoritaria;eppure lei e Marco Pannella e i radicali hanno fatto capire alla società italiana che quelle loro battaglie — l’aborto(una battaglia che Emma Bonino ha combattuto in prima persona e sulla sua pelle)e il divorzio,e la giustizia giusta—sono state battaglie che alla fine hanno cambiata la vita dei cittadini e delle donne in particolare,rompendo le catene,politico-ideologiche,che imprigionavano la libertà dei singoli,ridando agli individui,ed in ispecie alle donne,la dignità tolta loro dalle convenzioni e dai diktatat ideologici e religiosi.Con la forza dell’esempio i radicali hanno imposto all’agenda politica italiana temi che le culture dominanti avevano tralasciato.Perchè la cultura liberale,di cui i radicali sono stati sempre strenui sostenitori,è la cultura delle libertà personali e dei diritti individuali;la cultura liberale poneva e pone l’individuo al centro della società,ed è perciò del tutto estranea alle due grandi "chiese" politiche,la Dc,per la quale il credo è:“Soffrire in terra per poi andare in paradiso” e del Pci per il quale contavano solo le masse.Per Dc e PCI questi temi,la giustizia,il divorzio,l’aborto erano solo frivolezze da salotti bene.
Perciò i Radicali furono da subito diversi:ponevano al centro del loro impegno politico e civile l’individuo come protagonista e consideravano i diritti civili alla stessa stregua di quelli sociali.Una differenza d’impostazione culturale.I diritti delle persone,la bussola di una vita per Emma Bonino."Ho sempre tentato di spiegare - diceva lei - che i diritti civili sono questioni sociali perché se hai i soldi per divorziare trovi la Sacra Rota o vai a Londra.I diritti civili sono diritti sociali,sono problemi sociali,tasse umane e finanziarie.Dirette o indirette".Dalla condizione carceraria a quella delle vittime di una giustizia malata o di una vera malagiustizia,come quella che si accanì contro Enzo Tortora,fino all’impegno,anche come Commissaria Europea prima e come ministra nei governi Prodi e Letta dopo,a quello per promuovere il Tribunale penale internazionale e per salvaguardare sempre e ovunque i diritti umani,dall’Afghanistan ai diritti umani del popolo tibetano contro la dittatura e l'oppressione cinese,Emma Bonino c’era sempre.Non ebbe paura di sostenere l’intervento militare internazionale per fermare lo sterminio in Bosnia e in Kossovo,valutando sempre non un astratto pacifismo,ma la prevalenza morale della difesa dei diritti individuali e dei popoli rispetto alle logiche di aggressione e di potenza.Fu lei,come Commissaria europea,a fare indagini per accertare le responsabilità di Slobodan Milošević e Ratko Mladić per i crimini contro l'umanità compiuti contro i musulmani a Srebrenica.Lo stesso impegno e la stessa forza morale che in questi anni la Bonino ha posto nel difendere l'Ucraina aggredita dalla Russia di Putin.
Era una irregolare per definizione Emma Bonino,munita della magnifica capacità di sottrarsi alle certezze ideologiche come solo i grandi riescono a fare,Pier Paolo Pasolini,ad esempio.Bonino ha partecipato a governi di diverso colore,nel convincimento che certe battaglie non hanno colori di parte o schieramento.Fu Commissaria Europea proposta dal governo Berlusconi,con l’obiettivo di rappresentare istituzionalmente i suoi valori e le sue battaglie ovunque,sempre.Da anni il suo impegno era per rafforzare l’Europa e renderla più efficace e unita.Ad una domanda sul futuro dell'Europa come Federazione di Stati,Emma rispose: «E' l'unica possibilità,non conosco altro sistema che possa tenere insieme cinquecento milioni di abitanti rispettando le loro diversità. Stati Uniti d’Europa con poche competenze al centro, solo quelle che sono più efficaci e che vengano fatte insieme,con tanta sussidiarietà.Perché dobbiamo unire le persone, ma senza omologarle».Ecco così si potrebbe ricordare Emma Bonino,una persona che ha speso la propria vita per unire diversità senza omologarsi mai a nessuno.
Ma tante cose ancora si potrebbero dire di Emma Bonino e del mondo radicale nel quale chi ci entrava non poteva non respirare una fresca aria di diversità e libertà.Ma è anche difficile raccontarla perchè era un carattere rigido e coerente e perciò era inutile cercare di stemperarla o ammorbidirla.Patetico blandirla,velleitario e ridicolo cercare di intimidirla,figuriamoci minacciarla,o negli ultimi faticosi anni,pietirla.Era fiera.Mai sprezzante,arrogante o presuntuosa,e anche con la voce spezzata e i singhiozzi attutiti nel parlare del suo tumore a Radio Radicale, ma fiera anche davanti alla morte.Ed anche unica. Unica perché non era una Pasionaria, anche se la passione l'ha animata per tutta la sua esistenza.C’è qualcosa di non laico,un qualcosa estraneo alla realtà e alla coscienza,nel dedicare,come Emma Bonino ha fatto,tutta la propria esistenza a una causa:una forma quasi ascetica,una religione laica,la religione della libertà.
Nel professare quotidianamente la sua religione della libertà,Emma Bonino visse in prima persona quella che è una grande battaglia di civiltà ma per una donna un dramma esistenziale: l’aborto.Un ginecologo,chissà perché,le aveva detto che era sterile.Eppure quella giovane donna rimase incinta e decise di abortire.L’aborto in Italia allora era solo clandestino.Un medico le chiede 500 mila lire,ma lei non le aveva.Ne trova uno,a Firenze,che si accontenta di 50 mila.Da allora cominciò ad accompagnare le donne che volevano abortire.Si chiamava "disobbedienza civile",e la faceva con gli altri grandi leader radicali Adele Faccio e Gianfranco Spadaccia.Il giornale "Il Borghese",però, fa esplodere lo scandalo e lei provocatoriamente si autodenuncia:«Arrestatemi».L’arresto è inevitabile,rimane tre settimane in carcere.Una sfida che diventerà una battaglia di civiltà,non priva di contorni cruenti.Ma fu da quelle battaglie sue e di Adele Faccio che arriverà poi la legge 194 del 1978 sull'aborto.
E poi l'incontro con "lui",con Marco Pannella.Pannella non ascoltava nessuno,raccontava Bonino,ma era proprio questo il suo tratto distintivo e la sua forza.Era un vulcano di idee,un turbine in tutte le battaglie che conduceva,dalla legalizzazione della cannabis agli scioperi della fame e della sete,quegli scioperi che li provarono entrambi pesantemente nel fisico.E i 67 milioni di firme raccolte per 122 referendum,di cui 35 vinti,e le battaglie sull’eutanasia,quelle sulle carceri,con la creazione dell'Associazione "Nessuno tocchi Caino" e le battaglie sullo sterminio per fame,con la raccolta di firme dei Premi Nobel e la battaglia per una giustizia giusta e il processo Tortora che,grazie a Pannella,divenne caso nazionale.
Tante le missioni di Emma nel mondo,da Commissaria Europea,da ministra o semplicemente per quella sua sensibilità radicale.La Bosnia,il Kosovo,la Somalia,l’Afghanistan e tanti altri Paesi,martoriati da guerre e oppressione,e il suo impegno fu soprattutto per le donne,a partire dalle mutilazioni genitali.Tra tutte queste missioni si ricorda ancora il suo arresto in Afghanistan,da parte della "Milizia talebana per la repressione del vizio".Ma lei apposta per questo s'era recata a Kabul:per testimoniare e denunciare le condizioni di vita e le gravi discriminazioni imposte dal regime fondamentalista contro la popolazione e i diritti umani e le donne in particolare.Il fermo sollevò forti proteste in Europa:il Consiglio d'Europa e diversi ministri degli Esteri condannarono apertamente l'atto.Al suo rientro,la leader radicale lanciò l'iniziativa "Un fiore per le donne di Kabul" per mantenere alta l'attenzione sulle persecuzioni subite dalle donne afghane.
Certo,Emma fu anticlericale e come non ricordare i cartelli con cui sfilava:"No Vatican,no taliban".Il contrasto con la Chiesa fu politico e personale,e non solo sull’aborto.Né sarebbe corretto dire che poi il tempo cancella le contrapposizioni.Eppure con Papa Bergoglio ci fu un sentire comune,e non soltanto alla fine,quando i due,sulle loro carrozzelle,si incontrarono sul terrazzo della casa di Emma.Il pontefice,anche sollevando un certo scandalo in Vaticano,l'aveva inclusa,in un'intervista "tra i grandi dell’Italia di oggi".
Oggi che se ne è andata rimane l'amarezza della sua rottura con Pannella e le cose non dette tra loro due.Marco Pannella è morto senza che con Emma si parlasse più,si chiarissero,si spiegassero.Un cruccio al quale Bonino aveva per forza dovuto rassegnarsi.Disse lui una volta: "La signora Bonino lavora molto e mai da noi.Che c....faccia davvero non si sa".Emma,risentita,rispose:"Ma sei scemo?Io sono iscritta al partito a 2.500 euro al mese".Da allora basta,più niente,non si sentirono più.Un dolore,probabilmente reciproco,dopo una vita di battaglie radicali che le loro morti lasciano irrisolto.Ma che ci fanno capire,al di là delle appartenenze partitiche,come Marco ed Emma siano stati qualcosa di speciale e di unico nella vita politica di questo Paese.