Anche se la Guerra d’Indipendenza proseguì ancora per diversi anni, il 4 luglio divenne ben presto il simbolo della nascita degli Stati Uniti.Con il tempo la ricorrenza si è trasformata nella principale festa civile del Paese.
Per comprendere l’importanza della Dichiarazione bisogna tornare agli anni precedenti la Rivoluzione americana.Le 13 colonie britanniche della costa orientale vivevano una crescente tensione con Londra.Infatti quando gli Stati Uniti d’America erano solo l'insieme di tredici piccole colonie inglesi situate nella parte nord-orientale del continente americano,l’Inghilterra, dissanguata economicamente dalla "Guerra dei sette anni",impose ai sudditi americani una serie di tasse per rimpinguare le casse statali.Intrise di cultura illuministica e consapevoli che il consenso dei contribuenti nella determinazione delle imposte era uno dei cardini tradizionali della libertà inglese fin dai tempi della Magna Charta,le colonie rifiutarono il pagamento delle tasse e posero l’alternativa di inviare i propri rappresentanti al Parlamento di Londra o di essere esonerati da ogni tassa non approvata dai loro rappresentanti.Il principio era uno:“No taxation without representation”,nessuna tassa senza rappresentanza.Per i coloni era inaccettabile essere tassati da un Parlamento nel quale non avevano propri rappresentanti.Le proteste aumentarono fino al celebre Boston Tea Party del 1773, quando alcuni coloni gettarono in mare un intero carico di tè della Compagnia delle Indie Orientali per protestare contro le politiche fiscali britanniche.Re Giorgio III rispose duramente chiudendo il porto di Boston e revocando l'autonomia del Massachusetts, inasprendo la repressione.A quel punto la ribellione fu inevitabile e i primi scontri armati si verificarono a Lexington e Concord,avendo Re Giorgio inviato anche mercenari tedeschi per sedare la ribellione.Si arrivò così al giugno 1776,quando il Congresso incaricò una commissione di redigere il documento che avrebbe sancito la separazione dalla Gran Bretagna.Il principale autore fu Thomas Jefferson,affiancato da John Adams,Benjamin Franklin,Roger Sherman e Robert Livingston.La Dichiarazione venne approvata il 4 luglio. Nel preambolo compare una delle frasi più famose della storia: “Riteniamo che queste verità siano evidenti:che tutti gli uomini sono creati uguali e siano dotati dal loro Creatore di diritti inalienabili, tra i quali la Vita,la Libertà e il perseguimento della Felicità”.Parole rivoluzionarie per l’epoca,destinate a influenzare il pensiero politico occidentale nei secoli successivi.Il documento elencava anche le accuse rivolte al sovrano britannico,ritenuto responsabile di aver violato i diritti dei coloni,proclamando il diritto delle colonie a diventare “Stati liberi e indipendenti”.
Forse per un europeo 250 anni sono un numero piccolo,ancor più se un numero così preciso.Le nazioni europee come l’Italia o la Francia o la Germania,la Spagna o l’Inghilterra hanno una storia che non solo è enormemente più lunga,ma,e questo conta ancora di più,è una storia della quale non è possibile indicare una data d’inizio.Come mai questo non vale per gli Stati Uniti?Perché gli Stati Uniti sono sin dalle loro origini un esperimento e per questo storicamente sono un’eccezione.E proprio i termini "esperimento" ed "eccezione" sono categorie che le scienze sociali sono state costrette ad impiegare per parlare degli USA.Gli esperimenti nascono da ragioni precise ed in circostanze altrettanto precise.
Mai la storia di una nazione è cominciata con un esperimento e invece appunto questo è quello che è successo negli USA e proprio per questo essi sono una eccezione.Così sarebbero 406 le candeline da spegnere invece di 250,se gli anni venissero contati dal 1620,quando alcuni esuli europei sbarcarono in quel lembo di terra chiamato Massachusetts.Questi esuli erano guidati dalla voglia di fare un esperimento che nell’Europa dalla quale fuggivano(quella della Guerra dei Trent’anni)non era possibile:costruire una società coerente con i principi cristiani.Così nel 1620,un gruppo di 102 esuli religiosi inglesi (i c.d. Padri Pellegrini o Pilgrim Fathers") salpò dall'Inghilterra sulla nave Mayflower.Fuggendo dalle persecuzioni della Chiesa anglicana,approdando appunto nell'attuale Massachusetts dove fondarono la Colonia di Plymouth.
E comunque lo sbarco dei "Padri Pellegrini" pose le basi dei principi di autogoverno e sovranità popolare,principi che i Padri Fondatori, guidati da Thomas Jefferson, avrebbero poi formalizzato nel documento el 4 luglio della rivoluzione americana.Il 4 luglio del 1776 i rappresentanti di quelle colonie nordamericane approvarono la Dichiarazione di Indipendenza (dall’Impero britannico)dando così avvio ad un altro esperimento:quello di una democrazia liberale che nasceva «dal basso».Il paradigma era stato cambiato, e non di poco. Pesò l’influenza della lezione di un certo John Locke,e con essa il modo in cui le isole britanniche avevano scelto di porre fine alle turbolenze politico-religiose del XVII secolo.
Nacque così,nel 1776 dall'altra parte dell’Atlantico,qualcosa che non si era mai visto e che si riteneva impossibile. L’esatto opposto di quello che poco dopo si sarebbe affermato nell’Europa continentale con il totalitarismo giacobino e la Rivoluzione francese del 1789.Solo pochi decenni dopo,nei primi anni ’20 dell’Ottocento,questa fu l’impressione del primo europeo che studiò gli Stati Uniti,Alexis de Tocqueville.Egli,che negli USA ci andò per studiare da vicino quel nuovo modello di democrazia,rimase sbalordito: «mai si era vista una conciliazione del genere tra spirito di libertà e spirito di religione».
In America era stato rifiutato il modello dello Stato ed era stato scelto invece l’assetto federale proprio della repubblica (federalismo non solo orizzontale,ma anche verticale:non solo autonomie territoriali, ma anche funzionali). Era stata mantenuta la tradizione romana del diritto al di sopra della legge.I poteri politici e quelli religiosi erano separati e senza alcuna subordinazione reciproca,mantenendo entrambi entro lo spazio pubblico:in questo modo politica e religione,anzi,si rafforzavano nella competizione e nel controllo reciproco.Il cristianesimo era fondamento della libertà anche dei non credenti, i quali (Thomas Jefferson per primo) volevano la presenza pubblica delle Chiese e dei credenti («free exercise») e di ogni tipo di opera che la fede ispirasse esattamente al fine di evitare che la politica dominasse la società e si facesse Stato.
Eppure nella storia degli Stati Uniti più volte l’esperimento del 1776 è stato messo seriamente in discussione.Per noi percepirlo è difficile. Nella memoria abbiamo impresso il Novecento quando, clamorosamente e per due volte a distanza di poco più di venti anni, nel 1917 e nel 1941, gli Stati Uniti hanno mostrato al mondo,innanzitutto a vantaggio di noi europei,un punto elevatissimo di combinazione tra spirito di libertà e spirito di religione (ebraico-cristiana).Hanno unito ragioni e forza in difesa della libertà anche se certamente non gratis.
Nel Novecento l’eccezione americana ha soccorso l’Europa libera e ha forgiato l’«Occidente» per come lo abbiamo conosciuto sino a oggi (o forse sarebbe meglio dire,per chiarezza,fino all'"Era Trump"). Certo un Occidente non innocente e con gravi limiti, ma anche un Occidente che ha combinato ad un livello prima ignoto e su una scala globale una sintesi di fattori virtuosi producendo un risultato di grande qualità civile e culturale.La inclusività,la solidarietà(nonostante i sempre più forti populismi e sovranismi) e la capacità attrattiva di questo modello ne costituiscono testimonianze incontrovertibili.
Oggi,tuttavia,abbiamo sotto gli occhi una realtà completamente diversa.Ciò che abbiamo sotto gli occhi oggi sono prima ancora gli effetti di almeno mezzo secolo nel quale sono state erose in maniera profonda le condizioni e poi anche molte delle intenzioni dell’esperimento USA nella sua versione originale. Si pensi solo al venir meno o al drastico ridimensionarsi della emigrazione europeo-occidentale ed ebraica negli USA. Furono gli immigrati cattolici (irlandesi, polacchi, italiani) a mutare molto del DNA della politiche USA. Furono gli intellettuali di formazione europea a dare un contributo decisivo ai successi delle università e della ricerca USA.Se oggi gli USA confermano la volontà di diventare un’altra cosa (quella che vuole Trump oppure quella che vogliono Sanders e Mamdani e i «woke»),se gli USA cambiano esperimento,non avremo più questo Occidente né forse alcun Occidente.
Non si può dire come andrà a finire.Cina, Russia, Iran, Corea del Nord,cioè gli Stati canaglia per eccellenza,che si pongono agli antipodi dei principi della Dichiarazione del 1776,hanno dimostrato,a dir così,di saperci fare,ma cercano di imporre qualcosa che nulla ha che vedere con quell'esperimento di Democrazia e che semmai ci ricorda quello da cui siamo fuggiti:le dittature e la Ragione sottomessa alla forza bruta.Quello che è certo è che solo i nostri esperimenti non proseguiranno per inerzia, perché gli esperimenti richiedono intenzioni precise e volontà.Perciò celebrare il 4 luglio è anche l'occasione per interrogarci sul futuro che possiamo e che vogliamo.Come diceva Kant,la modernità è l’età adulta dell’umanità.E gli adulti si riconoscono perché pensano e scelgono.