14 febbraio 2026

HAMNET - NEL NOME DEL FIGLIO

 






Lei è una donna che si sente pienamente a casa nel bosco,nel mondo naturale, capace di raggomitolarsi sul suolo della campagna inglese,quasi a formar corpo unico con essa e dotata di un talento innato per la falconeria(non a caso è questa la prima scena del film).Lui è un giovane insegnante di latino,poco più che adolescente, che lavora duramente per pagare i debiti del padre.Si incontrano fuori da un giardino vicino alla scuola dove lui insegna:un giorno addirittura il ragazzo lascia una lezione pur di raggiungerla.La scintilla è immediata,incendiaria.Si sposano,hanno tre figli,e vivranno la peggior tragedia che un genitore possa immaginare,la morte del figlio maschio Hamnet,fratello gemello dell'altra figlia Judith.Ma da questo dolore nascerà un’opera d’arte che rimane, ancora oggi, un punto di riferimento assoluto.Il nome di quella ragazza era Anne,anche se tutti la chiamano Agnes. Il suo è William, e divenne presto uno dei più grandi drammaturghi di tutti i tempi.

Ecco,questa è la famiglia Shakespeare.E "Hamnet",il film da qualche giorno nelle sale,tratto dal romanzo della scrittrice irlandese Maggie O’Farrell "Nel nome del figlio – Hamnet" del 2020,è il racconto cinematografico che ne ha fatto la regista cinese Chloé Zhao.


che immagina la relazione tra il Bardo e sua moglie come una storia intima di desiderio,compromesso,gioia,risentimento,dolore. In una parola:un matrimonio. Il libro(come del resto il film)si concentrano sull'evento che più segnò le loro vite,la morte del figlio undicenne Hamnet,e su come quella perdita incolmabile spinga William a scrivere la storia di un principe malinconico in crisi esistenziale.L’opera porta il nome del ragazzo (Hamnet e Hamlet erano praticamente sinonimi,anzi lo si dice all'inizio del film)e consacra l’eredità di Shakespeare.
La O’Farrell ha scritto un romanzo che radica la storia di questa celebre coppia nel reale travaglio d’amore e nel peso del lutto.Persino l’uomo che ha scritto immortali monologhi romantici,che hanno attraversato i secoli,riusciva comunque a far infuriare sua moglie in maniera impressionante.

Il film è un fedele adattamento allo schermo del romanzo,tanto da essere capace di restituire la stessa intensità di dolore che si prova nel leggere il libro e non a caso la regista  Chloé Zhao  ("Nomadland" "Terra di nomadi" del 2020,"Eternals" del 2021,"The Rider" del 2017 alcuni fra i suoi film più conosciuti e premiati)ha voluto che Maggie O’Farrell stessa fosse coinvolta come co-sceneggiatrice.Eppure nonostante quell’interpretazione rigorosa e commovente,il film riceve una forza e un sentimento nuovo dal modo con cui Chloé Zhao racconta e incanala la sofferenza nel proprio lavoro,trovando,nel contempo,la forza di andare avanti nonostante la tragedia del bambino.E l'interpretazione di Jessie Buckley nei panni di Agnes,fà assumere alla narrazione livelli veramente elevati.

"Hamnet – Nel nome del figlio" di Chloé Zhao in Italia è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma e,a parere di alcuni critici,è destinato a essere sicuramente una delle esperienze più strazianti in questa stagione cinematografica ed anche uno dei film candidati all'Oscar.Ma esso,pur parlando di morte,ha molteplici slanci ed impeti di vita,di rinnovamento e rinascita.La stessa scomparsa del giovane Hamnet se è stata,per Shakespeare,un'esperienza drammatica è stata anche il seme da cui nacque un capolavoro.Allo stesso modo il film.

La regista e sceneggiatrice del film Chloé Zhao due volte premio Oscar nel 2021(miglior regista e miglior film per il citato "Nomadland")ha sempre avuto un istinto acuto per gli spazi aperti,i territori e il modo in cui le persone si muovono dentro i loro ambienti.Aveva già sviluppato queste tematiche in altri suoi film come "The Rider",ambientato nel South Dakota oppure nelle strade secondarie e nelle aree di sosta d’America ("Nomadland").Ed è proprio questo anche il vivere di Agnes,che sin dalle prime scene del film appare come una creatura della Terra,quasi fusa con il fogliame che la circonda; più avanti, darà alla luce la loro primogenita ai piedi di un albero,lontana da stanze claustrofobiche e da folle di corpi.

Will, invece – interpretato con grande sensibilità da Paul Mescal-è uno che si sente più a casa alla scrivania,con solo una candela a illuminarlo lungo il pericoloso processo creativo.Questo Shakespeare è cupo, irascibile, a tratti egocentrico, incline a bere troppo e a crogiolarsi nell’autocommiserazione.Will lotta contro la propria famiglia d'origine,in particolare contro un padre ingrato.Ed anche Agnes desidera liberarsi dalla propria condizione, nonostante il tenero attaccamento al fratello Bartholomew. Quando rimane incinta,i due sfidano la volontà delle rispettive famiglie diffidenti e si sposano.Nasce una figlia.Con il tempo, nonostante i lunghi soggiorni di Shakespeare a Londra per costruirsi una carriera,la coppia riesce a concepire di nuovo. Questa volta Agnes dà alla luce due gemelli. Il primo è un maschio, di nome Hamnet. La seconda è una femmina, di nome Judith. Sembra nata morta. Agnes, quasi con la pura forza di volontà, la richiama alla vita. Pare che l’amore di una madre possa abbia tenuto a bada la morte.Ma questo non accadrà con Hamnet.

I bambini crescono, con la primogenita Susanna che aiuta ad accudire i suoi turbolenti fratelli.Sia Hamnet che Judith sono fantasiosi,giocosi, dispettosi.Ma inseparabili:si divertono a scambiarsi i vestiti e a finire le frasi l’uno dell’altra. La famiglia è unita, nonostante le lunghe assenze del padre. E la promessa di trasferirli nella “casa più grande di Stratford” lascia intendere che l’Eden sia dietro l’angolo. Poi sarà il Tempo della peste in Europa che raggiungerà anche la loro abitazione. Judith sembra essere la vittima del morbo,Agnes le resta accanto, mentre il padre è assente.Ma è Hamnet che quasi va a staccare la Morte dalla sorella e ad andarle incontro lui,come per salvare la sorella.Le sussurra che inganneranno la morte,costringendola a scegliere il bambino sbagliato.“Sarò coraggioso”, ripete Hamnet.Ed il piano funziona fin troppo bene.

Ciò che accade dopo la morte del bambino fa parte della biografia di Shakespeare.Il risultato è comunque devastante, per i personaggi e per il pubblico.Nella sceneggiatura della rappresentazione dell'Amleto la regista fa assumere allo stesso Shakespeare le vesti dello spettro del vecchio Amleto,il Re morto.E nei panni del fantasma del padre di Amleto, durante la prima dell’opera – il volto e il corpo ricoperti di un ceruleo trucco gessoso – il suo Shakespeare attraversa lo specchio e diventa egli stesso un personaggio tragico, che “si agita e si pavoneggia” durante la sua ora sul palco. Anche il resto del cast restituisce l’idea di persone schiacciate dal peso degli eventi.

Di Hamnet si parlerà sicuramente molto nei prossimi mesi,anche per via dell'assegnazione del Premio Oscar,ma dell'interpretazione di Agnes da parte di Jessie Buckley si discuterà anche più a lungo.I suoi silenzi e le sue urla sono magistrali.L’ululato di dolore che lascia esplodere quando capisce che Hamnet è morto è devastante e lacerante.L’affetto che Agnes nutre per i suoi figli e la rabbia che rivolge al marito, per non parlare di un mondo abbastanza crudele da strapparle un bambino, sono misurati in modo da squarciare anche il cuore più duro.Quando poi scopre che il suo taciturno marito ha scritto un’opera che sfrutta il nome del loro bambino,entra al Globe Theatre in uno stato di incredula sospensione,come per opporsi e ribellarsi a quello che ha fatto il marito.Poi,osservando il dramma prendere forma,attraverso un Amleto che ricorda una versione adulta del suo Hamnet,la Buckley riesce a far vedere una luce che si riaccende anche dentro una madre che ha subito quello straziante dolore.

Anche la regista  Chloé Zhao concede nell'ultima scena un momento di liberazione collettiva al pubblico in sala che si immedesima con il pubblico che assiste alla prima dell' "Amleto".L’elevazione emotiva di quella sequenza è travolgente. Hamnet riesce a rendere le parole “buona notte,dolce principe” ancora più lancinanti del solito, e tuttavia ti lascia in uno stato di profondo abbandono emotivo.La morte è inevitabile, ci dice il film, ma l’arte può aiutarci a dare un senso all’assurdo: l’idea che siamo qui un secondo, e svaniti quello dopo.

11 febbraio 2026

CAPIRE LA SOFFERENZA

 





Era un giovedì,quell’11 febbraio 1858, e a Lourdes,quel piccolo paesino a piedi dei Pirenei,faceva molto freddo.Nella casa dei Soubirous era finita la legna da ardere.Così la giovane Bernadette,che aveva solo 14 anni,fu mandata dai genitori,due mugnai che gestivano il mulino di Boly a Lourdes,assieme alla sorella Toinette e a una compagna a cercar rami secchi da ardere nei dintorni del paese.Era verso mezzogiorno quando le tre bambine giunsero vicino alla rupe di Massabielle che formava, lungo il fiume Gave, una piccola grotta.Qui c’era un anfratto naturale che veniva usato come riparo per i maiali,un angolo dove l’acqua faceva depositare sempre legna e detriti per raccogliere i quali bisognava attraversare un canale d’acqua. Toinette e l’amica entrarono scalze nell’acqua fredda, mentre Bernadette,molto delicata e sofferente d’asma,rimase sola.Pensò anche lei di togliersi zoccoli e calze,ma mentre si accingeva a farlo, udì un gran rumore: alzando gli occhi, vide che una quercia si agitava violentemente, nonostante non ci fosse alcun cenno di vento. La grotta si riempì di una nube d’oro, e una splendida Signora apparve sulla roccia. Aveva l’aspetto di una giovane poco piu grande di lei, vestita di bianco, con una fascia azzurra che scendeva lungo l’abito, e portava sulla testa un velo bianco che lasciava di poco intravedere i capelli. Dal braccio pendeva un grande rosario dai grani bianchi,sui piedi nudi brillavano due rose d’oro lucente.D’istinto Bernadette s’inginocchiò e tirò fuori la sua coroncina del Rosario,quasi come per chiedere soccorso.La Signora si unì alla sua preghiera, recitando ad alta voce insieme a Bernadette il Gloria Patri. Quando la giovane terminò il Rosario, la bella Signora scomparve improvvisamente.Tre giorni dopo,il 14 febbraio, Bernadette si sentì chiamata interiormente verso la grotta di Massabielle, con una bottiglietta di acqua benedetta che gettò sulla Vergine durante la nuova apparizione perché, le era stato detto, avrebbe potuto anche essere stato il diavolo a farle uno scherzo.La Vergine si limitò a sorridere al gesto di Bernadette.Poi il 18 febbraio,la Signora parlò e disse alcune parole delicate e cortesi:“Non vi prometto di farvi felice in questo mondo,ma nell’altro.Volete farmi la cortesia di venire qui per quindici giorni”?


Così cominciarono le Apparizioni,che poi alla fine furono 18.La Madonna disse anche a Bernadette di scavare il terreno in quella zona e di bere alla sorgente che sarebbe sgorgata dal terreno.Bernadette lo fece fedelmente e, sebbene ciò la facesse apparire spettinata e sporca di fango, e sgomentasse alcuni dei suoi sostenitori,dando appigli a chi voleva screditare le Apparizioni,la sorgente che sgorgò nella grotta del luogo dell'Apparizione si guadagnò rapidamente una grande reputazione di guarigione,poiché le acque che sgorgavano dalla sorgente provocarono numerose guarigioni miracolose che scienziati e medici in seguito non riuscirono a spiegare con alcun mezzo, e che la Chiesa in seguito certificò come autentiche e di natura miracolosa. Fu l'inizio dei famosi miracoli di guarigione a Lourdes e l'inizio del popolare pellegrinaggio al luogo dell'Apparizione della Madonna,che attirava milioni e più pellegrini ogni anno.

Le apparizioni di Lourdes vennero ufficialmente riconosciute dal vescovo di Lourdes nel 1862 e fu eretta una grande chiesa così come la Vergine aveva richiesto.Ma Santa Bernadette dovette affrontare molti dubbi e contestazioni e accuse di dire il falso,ma alla fine la Chiesa riconobbe l'autenticità della visione e dell'Apparizione,celebrandole universalmente come Festa di Nostra Signora di Lourdes, e il sito di Lourdes stesso divenne uno dei luoghi di pellegrinaggio più popolari al mondo.Da allora ogni anno Lourdes è meta di circa 5 milioni di ammalati che invocano protezione e conforto.La Vergine le apparve per ben 18 volte nella grotta,e l’11 febbraio la Chiesa celebra la memoria della Madonna di Lourdes alla quale San Giovanni Paolo II volle associare la Giornata Mondiale del Malato.

“Se avessimo fede,vedremmo il buon Dio in ogni cosa”.Questo pensiero semplice,ma profondo è di Bernadette Soubirous,l’umile fanciulla che l'11 febbraio 1858 affermò di aver visto una “Signora vestita di bianco”. Quella visione segnò l’inizio delle 18 apparizioni che ci sarebbero state nei mesi successivi.

Ricordare Lourdes e Bernadette a quasi 170 anni da quella prima Apparizione vuol dire tornare con il pensiero a quella cittadina nel sud-ovest della Francia,ai piedi dei Pirenei,che ogni anno riceve la vista di milioni di pellegrini,diventata famosa in tutto il mondo, per le apparizioni della Vergine Maria.Apparizioni che iniziarono 4 anni dopo la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione, proclamato l’8 dicembre del 1854 da Pio IX.

Bernadette chiamava la Madonna “la Signora”;e proprio la “Signora”,che in seguito si sarebbe identificata come l’Immacolata Concezione, affidò alla giovane dei messaggi rivolti a tutti:inviti alla preghiera,alla penitenza e alla conversione. La Madonna non scelse una persona potente o colta, ma una ragazza povera,e quasi analfabeta come Bernadette Soubirous.Questa scelta ci fa capire quanto sia importante la semplicità e la volontà ad ascoltare e ad accogliere anche i messaggi più grandi.

Quella sorgente d’acqua che la Vergine Maria chiese a Bernadette di scavare a mani nude dalla quale scaturirono nella grotta acque gorgogliose,è diventata un segno forte e ricco di significato.L’acqua richiama la purificazione,la vita nuova,la speranza.Non è solo un simbolo di guarigione fisica, ma soprattutto di guarigione interiore: la possibilità di ricominciare, di affidarsi.Non si va a Lourdes solo per chiedere la guarigione da malattie, ma anche per cercare e iniziare da questo luogo così particolare, un cammino di conversione, per ritrovare quella fede che talvolta si perde o si abbandona,presi dalle troppe preoccupazioni materiali. “Non vi prometto di rendervi felice in questo mondo, ma nell’altro.” disse la Bella Signora ai ragazzi.La frase della Vergine sottolinea come la fede non sia una “assicurazione sulla vita” terrena,ma una prospettiva più ampia.Le apparizioni di Lourdes ci portano a riflettere sulla sofferenza,perchè Lourdes è meta di tanti malati portatori di dolore.Lourdes nel tempo è diventato il luogo dei malati, di chi porta nel corpo o nell’anima una ferita.Ma Lourdes non avvengono sempre i miracoli,non c'è la promessa sicura della fine di ogni dolore, ma di sicuro c'è la presenza di una Madre che accompagna, consola e dona senso anche alla prova.La grotta è diventato un luogo dove la sofferenza non viene eliminata,ma condivisa e nobilitata.Come diceva un celebre aforisma:“A Lourdes si va per chiedere la salute, si torna con la forza di sopportare la malattia”. 

Lourdes rimane un luogo di domande aperte. Che si creda o meno al soprannaturale, non si può restare indifferenti davanti alla dignità con cui il dolore umano viene trattato in quella grotta. È un richiamo alla cura dell’altro e alla riscoperta dell’essenziale.A distanza di anni le apparizioni avvenute a Lourdes, non ci raccontano di un evento misterioso del lontano passato,ma continuano a interrogare l’uomo dei nostri tempi,ma soprattutto sembrano dopo più di un secolo e mezzo, a ricordarci che la fede nasce dall’umiltà,cresce nella preghiera e si manifesta nella carità e nella speranza, soprattutto verso chi soffre.

01 febbraio 2026

FEBBRAIO,IL TEMPO DEL RISVEGLIO




Ogni anno, mentre mi accorgo che Febbraio

è pieno di pulsioni e che per pudore cerca di nasconderle,

spuntano i primi fiori gialli della mimosa.

Essa sembra dipinta nella cornice della finestra

di quella della casa in cui abitavo da giovane

e di questa dove vivo la vecchiaia.

Mentre mi avvicino alla morte,

sarà il segno che nessuna cosa muore davvero

Se poi ritorna sotto altra forma?

O finalmente scoprirò che la morte

esiste solo in apparenza (è solo fisica)?

“Febbraio” è una poesia di Giuseppe Ungaretti che fa parte di un racconto più lungo,una sorta di bilancio esistenziale in versi dove dominano i temi dell'inverno,del senso della vita e della morte,della capacità della natura di auto rigenerarsi e dell'innocenza perduta.

Così il secondo mese dell'anno offre all'autore lo spunto ideale per riflettere sulle questioni che lo presero e lo coinvolsero sempre nella sua speculazione intellettuale,questioni che rimasero sempre in una tensione tra il filosofico e il religioso."Febbraio" di Giuseppe Ungaretti è la poesia perfetta per celebrare il mese appena cominciato, non solo perché infonde un grande senso di pace, ma soprattutto per il messaggio di speranza che trasmette,e cioè che no,la morte non è solo la conclusione di un percorso esistenziale e la fine di tutto.

Infatti in un testo piuttosto breve ma più discorsivo,il poeta originario di Alessandria d’Egitto affronta la tematica che gli è più cara,ovvero la caducità della vita e la certezza della morte; quest’ultima,tuttavia,non è vista in maniera del tutto negativa e che non dà senso all'esistere umano come può sembrare e come di solito la riteniamo,bensì l’inizio di un’altra parte dell’esistenza, misteriosa ma forse addirittura migliore dell’altra.

Febbraio è Il culmine dell’inverno già foriero però della primavera prossima a venire;febbraio,che poi è anche il mese di nascita del poeta, è per Ungaretti il momento ideale per chiudersi nei propri pensieri e abbandonarsi alle considerazioni esistenziali intorno a cui si incentra la sua produzione letteraria.

La poesia "Febbraio",contrariamente a quella che fu tutta la sua produzione poetica,è uno dei componimenti meno ermetici di Ungaretti e fra i più positivi per quanto riguarda la sostanza di ciò che comunica al lettore.La struttura compositiva è chiaramente classica,ed è strettamente funzionale al ragionamento filosofico/religioso che vi si espone.Tutto il brano supporta le considerazioni del poeta,ponendo in risalto le conclusioni che l’autore trae,cioè che la vita è più forte della morte.

Il mese di febbraio  viene paragonato nella poesia ad un adolescente che,vergognandosi delle proprie pulsioni vitali (sensitivo),reagisce cercando di nasconderlo in continui e repentini cambiamenti del clima (torbido); la mimosa che inonda di giallo,quindi con colori vivaci e solari,l’ambiente ancora immerso nel grigiore invernale,rappresenta uno sprazzo di vita che squarcia le tenebre della morte,mentre il fatto che proprio questo piccolo,umile fiore fiorisca sempre uguale, nella casa della giovinezza come in quella della vecchiaia,quasi negli anni rimanesse la stessa,acuisce il senso di perpetuità e ciclicità proprio di tutto ciò che è naturale.

Il poeta interpreta questa evidenza come il segno che nessuna cosa muore veramente e, forse, neanche gli esseri umani,che pure alla natura appartengono.Oppure la morte riguarda solo la parte fisica e materiale (apparenza), ma non intacca la sostanza di persone e cose, che invece continua a vivere.Perchè è qui il messaggio di positività e speranza di "Febbraio":la morte non uccide l’anima e non è la fine della vita.

E non a caso Ungaretti scrive Febbraio in età matura, quando il suo lungo e tortuoso viaggio interiore alla scoperta dell’autenticità della vita si è da tempo concluso trovando nel Dio cristiano l’agognato approdo dell’anima.Nel cattolicesimo il poeta coglie non solo il dissolvimento dei mille dubbi che lo assillavano da sempre,ma vi riconosce anche l’unico balsamo capace di lenire la sua radicata inquietudine caratteriale.

Nell’ultimo Ungaretti,infatti,la tematica esistenziale continua ad essere dominante,ma è più serena,pacata,priva dell’angoscia che invece pervade le opere precedenti.Una nuova e consapevole maturità compensa la fragilità dovuta agli anni che avanzano e dona all’artista una pace in passato sconosciuta.In prossimità della vecchiaia il pensiero della morte si fa più insistente, ma trova anche risposte inattese, cariche di speranza e positività, come prima non sarebbe stato possibile.

Anche le stimolazioni dei sensi giocano un ruolo fondamentale in "Febbraio" e stimolano il raccoglimento e la meditazione.Nel secondo mese dell’anno, infatti, l’inverno raggiunge il suo picco massimo,ma già si prepara l’arrivo della primavera,che con la sua luce e i suoi colori è vista classicamente come il tempo della speranza.Proprio al culmine del buio,dunque,la luce comincia lentamente a farsi strada.E allora ecco che nella desolazione del paesaggio circostante quel fiore,la mimosa,fiorisce ancora e come un lampo la vita di nuovo rinasce,l’albero non è più spoglio, l’oscurità si rischiara.

E allora il poeta si chiede:e se la morte non esistesse? Se tutto fosse, anche noi, un’eterna rinascita?Come la mimosa, che ogni anno rifiorisce sempre uguale a se stessa.Oppure, prosegue Ungaretti, la morte potrebbe riguardare solo l’apparenza, non la sostanza, creata per essere eterna.La morte è naturale e inevitabile,ma potrebbe non essere la fine di tutto come temiamo, mentre la risposta su cosa ci sia dopo di essa, potremmo trovarla semplicemente guardandoci intorno, scoprendo al contempo che non è affatto negativa o terribile come pensiamo.

Ovviamente nessun uomo, neppure Ungaretti, ha la risposta ai grandi dilemmi che ci accompagnano fin dalla notte dei tempi, ma il messaggio di speranza racchiuso in Febbraio è potente e bellissimo.

20 gennaio 2026

LA DEMOCRAZIA DI PULCINELLA





Crans-Montana è una delle più note ed esclusive località sciistiche in Svizzera,ed ogni anno centinaia di migliaia di turisti,molti provenienti dall'estero,trascorrono le proprie vacanze su quelle piste.È considerata una meta turistica di lusso e negli anni è stata frequentata da numerosi personaggi famosi,come gli attori Roger Moore e Gina Lollobrigida.

Ma il 31 dicembre 2025 Crans Montana è stata sede di un'immane tragedia.La notte di Capodanno all'interno di un locale di quel paesino elvetico si è sviluppato un incendio,causato dall'uso di candele pirotecniche,che hanno dato fuoco al rivestimento del soffitto,innescando un pauroso incendio che ha causato la morte di 40 persone e quasi 120 feriti,in gran parte giovani e giovanissimi.Una serata di festa che si trasforma in incubo per decine di giovanissimi,la maggior parte dei quali ancora oggi in condizioni gravissime per le ustioni riportate.L'orrore si è materializzato poche ore dopo l’arrivo del nuovo anno nel locale Le Constellation,di proprietà di una coppia francese,i coniugi Moretti,e ha spezzato le vite di decine di adolescenti,riuniti a festeggiare l'arrivo del nuovo anno.

L’incendio di Crans-Montana ha destato un'attenzione mediatica internazionale senza precedenti per la Svizzera.A livello di opinione pubblica e di stampa estera lo sconcerto è cresciuto giorno dopo giorno,ovviamente anche per la giovanissima età delle vittime(alcune tra esse avevano tra i 15 e i 17 anni).Questa attenzione mediatica e questa sensibilità della pubblica opinione si è accentuata con l'inizio delle indagini che hanno visti al centro delle attenzioni dei giudici svizzeri anzitutto i coniugi Moretti,proprietari del locale,e il Comune di Crans-Montana,per la probabile mancata effettuazione di controlli su "Le Constellation",il locale andato a fuoco.

Ma proprio questa emotività,questa attenzione quasi angosciata dell'opinione pubblica ha scatenato un'autentica bufera mediatica quando il Tribunale delle misure coercitive di Sion ha disposto la scarcerazione di Jacques Moretti(che era in carcerazione preventiva),dietro versamento di una cauzione di 200.000 franchi versata da un amico stretto della coppia dei proprietari del "Constellation",e che però allo stato rimane indagato con la moglie Jessica Maric per omicidio,lesioni e incendio colposi.

Questa decisione dei giudici svizzeri ha suscitato forti reazioni negative comprensibilmente nelle famiglie delle vittime,ma anche in grande parte dell'opinione pubblica italiana,che ancora vive il dramma di Capodanno.Quello che era meno,anzi per niente,scontato era la furiosa reazione del governo italiano alla decisisione di scarcerazione dei giudici svizzeri.La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha definito la decisione “un oltraggio alla memoria delle vittime della tragedia di Capodanno e un insulto alle loro famiglie”.Anche il vicepremier e ministro degli Esteri,Antonio Tajani,ha condannato l’atto definendolo un oltraggio alla sensibilità delle famiglie e poi ovviamente è arrivato,"lui",il solito fenomeno,il leader della Lega, Matteo Salvini,che ha commentato la decisione sui social con un secco “Vergogna!”.Di lì a qualche ora il governo italiano ha ritirato per protesta l'ambasciatore italiano in Svizzera.

Risulta evidente come l'esecutivo italiano abbia voluto strumentalizzare in maniera ignobile la tragedia di Capodanno per un miserabile e becero calcolo di accattonaggio di qualche consenso mediatico ed elettorale.Eppure anche la Francia ha avuto dei ragazzi morti nel rogo di Crans-Montana,ma non si è certo sognata di adottare decisioni come quella del governo italiano.Ma per il governo populista italiano non esiste lo stato di diritto:anzi,questi demagoghi al potere oggi in Italia dimostrano un totale analfabetismo dei principi cardine del costituzionalismo liberale classicamente risalenti a Montesquieu e poi realizzati storicamente nelle grandi Rivoluzioni dell’età moderna e nei documenti costituzionali contemporanei.Senza voler dire poi niente dell'indebita intromissione nella giurisdizione di uno Stato straniero.

Fosse stato per il Governo italiano tanto valeva procedere ad impiccarli subito e senza processo i coniugi Moretti al primo albero che capitava.Massì,una cosa spiccia,agile,semplice,corrispondente a quel sentimento generale corrente nella pubblica opinione italiana  verso il capro espiatorio prima e al di là dell'accertamento di responsabilità.

La verità è che il comportamento del governo ha descritto questo Paese.Siamo un Paese costruito sulla gogna pubblica per i presunti colpevoli,i quali ,invece,comunque hanno diritto a un legittimo processo e a tutte le garanzie di difesa.Del resto di che meravigliarsi?Sull'italica terra si aggira ancora un giudice,tal Piercamillo Davigo,secondo il quale "non esistono innocenti,ma solo furbi che l'hanno fatta franca".Un Paese dove tutto si risolve nel più feroce panpenalismo,mettendo in carcere in via preventiva,prima del processo la gente(che poi magari risulta innocente chissenefrega)e buttando la chiave,sempre nel culto dell'eterno sospetto:"però qualcosa avrà pur fatto".E se l’abominio del carcere non basta,mettiamoci pure l'introduzione di nuove pene e l'aumento di pene già esistenti anche per reati bagattelari.E mentre è in pieno svolgimento la campagna referendaria su una riforma della giustizia voluta proprio dal governo per riformare la giustizia sommaria,ecco che proprio il governo si improvvisa sceriffo.

Certo è singolare.Il capo del Governo italiano,Giorgia Meloni,e il ministro degli Esteri,Antonio Tajani,continuatore(a sentir lui)della battaglia sulla divisione delle carriere che Silvio Berlusconi propugnava già 30 anni fa contro le esondazioni della giustizia e il penalismo politico vendicativo,oggi muovono bellamente guerra diplomatica e morale alla Svizzera perché un tribunale del riesame fissa una cauzione per la libertà personale dei due indagati per l’incendio e la strage dei ragazzi a Capodanno.Si grida all’oltraggio per la memoria delle vittime e per il dolore dei sopravvissuti. Come si faccia a passare con tanta disinvoltura dal garantismo sussiegoso alla bestialità demagogica giustizialista è un qualcosa di veramente inspiegabile.

Lo scandalo vero,in realtà,non è la rimessione in libertà dell'imputato secondo la legge del paese elvetico,ma sarebbe,eventualmente,la conduzione omissiva delle indagini, la mancata puntuale ricostruzione dei fatti e delle cause, la messa in questione del rispetto di quei controlli che, lo si è visto dopo il caso tragico di Crans, non si fanno con rigore non solo in Svizzera il 31 dicembre ma nemmeno nell’ordinaria vita notturna del Piper Club a Roma,e in chissà quanti altri luoghi di svago di questo nostro scassatissimo Paese. Il dolore per le vittime del fuoco divoratore e dei sopravvissuti non ha niente a che vedere con la pretesa invocata di mettere in catene due presunti(sì,presunti:in una democrazia liberale non ci si deve mai stancare di ripeterla questa parola)colpevoli.Un governo non può sbattersene della divisione dei poteri,dei controlli e delle garanzie di un processo giusto per elevare una forca in piazza,inventarsi un sistema di complicità ambientale e processare in modo sommario i presunti(presunti,Presidente Meloni,ministri Tajani e Salvini)colpevoli,perché si possa soddisfare la rabbia della pubblica opinione,garantendo nel contempo un consenso facile,truce e immediato a chi la spara più grossa,a chi per primo fornisce la corda per appendere alla corda i delinquenti e anche le classi dirigenti della Svizzera presunta colpevole.

Il dramma nel dramma è il comportamento della stampa(indecente la trasmissione di Gianluigi Nuzzi su Mediaset)perversamente orientata a insinuare invece che accertare,con quel dilagare di frasi ed immagini a effetto sicuro, la diffusione del sospetto come anticamera della ghigliottina.I feriti sono ancora in situazioni di emergenza, il numero di vite rovinate e tuttora in pericolo è altissimo,ma il rispetto per tutto questo dolore è praticamente pari a zero.

Perchè poi con il richiamo dell’ambasciatore italiano in Svizzera,il governo italiano ha dimostrato pure un'altra cosa e cioè di essere sovranista all’amatriciana,perché il sovranismo preclude l’ingerenza nelle leggi e nei costumi di ogni altra nazione.Forse qualcuno ha dimenticato quando Giorgia Meloni sosteneva l'impossibilità,per il governo italiano,di intervenire direttamente sulla magistratura ungherese(del suo bel compare sovranista ungherese Orban)nel caso di Ilaria Salis,propro nel rispetto dell'indipendenza giudiziaria della magistratura ungherese,non potendo interferire con i processi in uno Stato sovrano.

Per fare i liberali "veri" e quindi i garantisti autentici e non a giorni alterni bisogna avere coraggio:il coraggio,per esempio,di chiedere il rispetto di regole e diritti anzitutto per gli accusati più odiosi e indifendibili, protagonisti dei crimini più orrendi.Anche di Totò Riina,anche di Renato Curcio.A difendere Madre Teresa di Calcutta son tutti bravi e si prendono solo applausi;ma se non si affermano i principi della democrazia liberale e del garantismo a ogni costo è da lì che comincia l’erosione dei diritti di tutti.Basta guardare i due cittadini bianchi americani ammazzati in mezzo alla strada dalle squadracce trumpiane dell'ICE("Immigration and Customs Enforcement")le squadracce neonaziste di Donald Trump,che in teoria dovrebbero dar la caccia ai cosiddetti "clandestini".Chiedendo le maniere spicce (a dir così)per gli altri non ci accorgiamo di allestire la forca per noi stessi.Indebolendo regole e garanzie universali, rendiamo sempre più facile che per quei metodi spicci passino sempre più innocenti.

Questo è il motivo perché tutti gli italiani,per quanto giustamente indignati dal comportamento dei proprietari del Crans-Montana, dovrebbero vergognarsi per l'indegna sceneggiata messa su dalla Premier Giorgia Meloni e dal ministro Antonio Tajani,arrivati a richiamare l’ambasciatore semplicemente perché in Svizzera un tribunale ha rimesso in libertà dietro cauzione Jacques Moretti,non essendo stati,lui e la moglie  ancora condannati con un giusto processo.Lui o chi per lui quella cauzione l’ha pagata ed è tornato a casa,restando comunque sotto sorveglianza,sottoposto alle stesse misure restrittive già applicate per sua moglie Jessica.

Il rispetto per il dolore delle vittime invocato dagli stessi esponenti del governo,dovrebbe risolversi nell’accanita e puntigliosa ricerca della verità,niente che dipenda dalla decisione giurisdizionale sulla libertà personale di due indagati, che può essere in sé, giuridicamente giusta o sbagliata,ma che non è giusto combattere con argomenti da "tricoteuse".Questa vicenda e lo scomposto agitarsi del governo italiano fà porre,inevitabilmente una domanda.Se con il referendum sulla giustizia si vuole davvero una giustizia più garantista,il governo Meloni,che questa riforma ha promosso,fa' dubitare che con questo osceno spettacolo forcaiolo offerto sia veramente capace di sfruttare una eventuale vittoria del Sì per una riforma del sistema giudiziario.