Clem
10 marzo 2026
LA FINE DI UN MONDO
03 marzo 2026
BERNINI, IL GENIO DEL BAROCCO
L’intenzione della mostra è quella di approfondire il rapporto privilegiato fra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini,suo primo e più determinante mecenate,che poi diventerà Papa con il nome di Urbano VIII.Pare che lo stesso Urbano VIII affermò rivolgendosi al giovane Bernini:«È gran fortuna per voi,o cavaliere,di veder papa il cardinal Maffeo Barberino,ma assai maggiore è la nostra,che il cavalier Bernino viva nel nostro pontificato».Queste parole danno il senso della grande considerazione che il Barberini aveva dell'artista,considerato fondamentale per i programmi artistici e culturali del papato.
La mostra è anche un'occasione per rileggere le origini del Barocco attraverso lo speciale dialogo umano e intellettuale tra Bernini e Urbano VIII, figure fondamentali nello sviluppo dell’arte del Seicento.L’iniziativa si inserisce anche nel contesto delle celebrazioni per i 400 anni dalla consacrazione della nuova Basilica di San Pietro (1626),apice del Barocco romano e della produzione artistica dello stesso Bernini.Peraltro proprio San Pietro custodisce altre fondamentali opere del Bernini come il Baldacchino di San Pietro,una delle sue opere più famose(28,5 m. di altezza)
Il sostegno di Papa Urbano VIII Barberini fu determinante per la maturazione del linguaggio scultoreo berniniano e per le monumentali imprese realizzate in San Pietro durante il pontificato di Urbano VIII,come quellle innanzi ricordate. Nel vivace dibattito sulle origini del Barocco, tra chi le colloca attorno al 1600 con Carracci e Caravaggio, e chi invece vede il pieno affermarsi dello stile negli anni Trenta del Seicento con Bernini,Pietro da Cortona e Borromini,la mostra pone l’accento proprio sul legame tra Bernini e il cardinale Barberini,poi divenuto pontefice,considerandolo una chiave interpretativa essenziale per comprendere quel momento di svolta.
L’esposizione si inserisce nel solco delle recenti mostre di Palazzo Barberini dedicate alla famiglia Barberini e alla loro influenza artistica. Grazie ai contributi di importanti studiosi nazionali e internazionali e a prestiti provenienti da musei e collezioni private,molti dei quali mai presentati in Italia,la mostra restituisce tutta la complessità di questo snodo cruciale per la storia dell’arte.
Organizzato in sei sezioni, il percorso espositivo segue l’evoluzione dell’artista,dagli esordi alla piena maturità, mostrando il passaggio dal tardo manierismo del padre Pietro Bernini alla definizione di uno stile personale, caratterizzato da una straordinaria forza espressiva.Opere di grande rilievo come il "San Sebastiano" del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid e il "Putto con drago" del Getty Museum segnano la nascita della scultura barocca;prestiti eccezionali come "Le Quattro Stagioni" dalla collezione Aldobrandini permettono di approfondire il confronto di stili tra il padre Pietro e il figlio Gian Lorenzo Bernini.
La mostra riunisce inoltre,per la prima volta la galleria dei ritratti in marmo degli antenati Barberini,capolavori scolpiti da Bernini, Giuliano Finelli e Francesco Mochi,oggi dispersi in collezioni pubbliche e private.Particolare attenzione è dedicata alla figura e alla memoria di Urbano VIII, con busti in marmo e bronzo affiancati a uno dei rarissimi dipinti attribuiti con certezza a Gian Lorenzo Bernini.
Un’intera sezione è infine dedicata al Bernini pittore,attività che Maffeo Barberini incoraggiò con convinzione.
La mostra "Bernini e i Barberini" è poi accompagnata da un catalogo con contributi di illustri specialisti,con il quale si intende offrire una visione aggiornata di una fase fondamentale nella nascita dello stile Barocco.
Visitare “Bernini e i Barberini” significa entrare in un mondo dove l’arte e il potere erano facce della stessa medaglia. Urbano VIII non commissionava opere per puro mecenatismo:investiva nella bellezza come si investe in un esercito.Ogni statua, ogni fontana, ogni chiesa era un messaggio:Roma è il centro del mondo, il papa è il vicario di Cristo, la Chiesa cattolica è la vera custode della fede.E Bernini era certamente consapevole di essere strumento di questa visione politica.Ma questo non diminuisce certo la sua arte.Certo, c’erano vincoli. Non poteva fare ciò che voleva ma ciò che serviva alla gloria di Dio e dei Barberini (spesso sovrapposte nella retorica dell’epoca). Ma dentro questi vincoli ha trovato una libertà espressiva straordinaria, ha spinto i limiti del possibile, ha trasformato commissioni ufficiali in visioni personali.
La mostra non nasconde le ombre: le rivalità spietate (la celebre inimicizia con Borromini), gli errori (il campanile di San Pietro che dovette essere demolito perché minacciava di crollare), le accuse di nepotismo (tutti i Barberini arricchiti dalle commissioni papali). Ma queste ombre rendono la storia soltanto più umana e quindi più vera.
22 febbraio 2026
I BUDDENBROOK
Ci sono opere d'arte che riescono a riassumere lo spirito storico e culturale che caratterizzano un'epoca:"I Buddenbrook",del grande scrittore tedesco Thomas Mann,del quale nel 2025 si sono ricordati contemporaneamente i 150 anni dalla nascita e i 70 dalla morte,è una di quete.In questo romanzo è facile individuare tale peculiarità nell'ambito di quella sorta di calma inquieta che preparò il terreno per le catastrofi che avrebbero segnato irrimediabilmente il tramonto della civiltà borghese,del quale questo romanzo che segnò l'esordio di Thomas Mann,è profezia sconvolgente e allegoria anticipatrice.La "decadenza" di cui si parla nel sottotitolo non è solo quella di una famiglia ma di un intera società e di un intero mondo,"decadenza" di un'epoca come quella che del resto ci racconta un altro grande scrittore della cultura mitteleuropea,l'austriaco Stefan Zweig che di Mann era amico e ammiratore.Strano,chissà perchè fino ad oggi non avevo ancora letto quest'altro capolavoro di Mann.
Thomas Mann era nato nel 1875 a Lubecca, città anseatica retta da una borghesia affaristica che traeva ispirazione dalle corporazioni medievali e fondava la propria fiorente economia sull’etica del profitto.Anche durante il medioevo le libere città che aderirono proprio all'omonima Lega Anseatica,furono molto prospere,e la stessa Lubecca era un piccolo mondo autonomo,restio ad ogni senso di appartenenza statalistica e ad una politica di ingerenza dello stato nella sfera del privato;uno dei tanti centri del particolarismo tedesco,geloso della propria autonomia e orgoglioso della prosperità e della grandezza di quella borghesia il cui potere era basato sull’assoluta dedizione al lavoro con un fermo credo basato sull’onestà e sul prestigio sociale da essa conseguito nel tempo.Ed è proprio in questo contesto storico,politico ed economico che il romanzo viene ambientato.
Nella narrativa di Mann ritorna incessantemente la contrapposizione tra diverse coppie di contrari che si oppongono costantemente nella loro dialettica senza mai riuscire a raggiungere un compendio.Vita e spirito,arte e mondo borghese, natura e spirito,caos e forma(dionisiaco e apollineo a volerla dire con le parole del connazionale di Mann,il grande filosofo Friedrich Nietzsche)
Ne I Buddembrook,scritto nel 1901,il primo grande romanzo dello scrittore,per il quale Mann ottenne il Premio Nobel per la Letteratura nel 1929,quel contrasto trova piena espressione nei personaggi.Alcuni sono ancorati al rispetto delle norme repressive riguardanti la stabilità economica e la rispettabilità sociale(principi intrasgredibili nell’etica alto-borghese di fine Ottocento)mentre altri infrangono tranquillamente tali vincoli ed ogni limite e valore ad esse legato,finendo però in un’autodistruzione che,è sì individuale, ma pare estendersi all’intero sistema di valori politici, etici e sociali.
L’impianto del romanzo si svolge su un’ampia e accurata analisi e descrizione del quadro sociale e delle dinamiche che lo muovono.Una saga familiare che narra la storia di un’agiata famiglia di mercanti di Lubecca,e del loro declino negli anni che vanno dal 1835 al 1877,nel corso di quattro generazioni.Una narrazione che illustra il momento cruciale e le dinamiche psichiche e socio-economiche di una crisi e di un mutamento di visione che sintetizza la decadenza e il tramonto di quello spirito che per secoli aveva animato l’intera borghesia europea.
Ed infatti parallelamente al tracollo della famiglia Buddembrook,con un sentimento che possiamo definire “decadente”,l’orizzonte della vicenda si dilata fino ad abbracciare la visione di un mutamento storico,economico e sociale.E la decadenza di una famiglia diviene emblema di quella di un’epoca.Un trapasso ben leggibile nella psicologia dei personaggi ormai intrisa dell’ideologia modernista e da una malattia corrosiva che frammenta l’anima in direzione di un’insanabile conflittualità interiore.
Il romanzo è retto da una lucida analisi delle dinamiche che risultano dalla focalizzazione sui personaggi cardine della storia, e mostrano la loro incisività di svolta nella rapidità con la quale la fortuna si muta in decadenza.Tra le figure emblematiche in questo senso c'è Thomas Buddembrook,personaggio che incarna l’ambivalenza e il conflitto interiore che si muove tra gli opposti e i poli esistenziali di cui si diceva. Personaggio centrale,denso di fascino,in cui è venuta meno l’unità organica tra mondo interiore e vita reale, e in cui si incarna quell'insieme di sentimento,pensieri e azioni, che da una stabilità iniziale condurranno al declino di una visione e di un intero mondo,e all’aprirsi di una nuova e tormentata dimensione,esplorata anche attraverso la lettura della filosofia di Arthur Schopenhauer.
Ma quella di Thom sembra essere la difesa puntigliosa di un privilegio astratto tesa alla difesa dell’onorabilità di un nome,ma vuota di contenuto,della rispettabilità di un passato che contro ogni avversità si vorrebbe perpetuare, dell’insegna illustre di una Ditta verso la quale Thomas sente imperioso il dovere di mantenersi fedele,adempiendo agli obblighi che ad essa lo legano.Una difesa ardua,la sua,in una strenua inflessibilità morale che però finisce col divenire la maschera di una situazione sempre più disperata,che consuma tutte le sue energie fino ad una morte prematura.Così nell'animo di Thomas,anche in seguito a ripetuti rovesci di fortuna,si fanno largo incertezza e scontento, e una logorante tensione, indice di una interiore spaccatura e problematicità, che diviene conflitto e malattia non più sanabile.Una malattia non solo fisica ma esistenziale che condurrà Thomas a una morte drammatica e improvvisa,tale da divenire immagine essa stessa della fine di una classe sociale e dell’ideologia che aveva sostenuto un’intera epoca.La psicologia tormentata di questo personaggio è pertanto centrale in questo problematico divenire verso la possibilità di orizzonti altri,in questo passaggio verso esigenze non orientate più alla materia e finalizzate all’affermazione del Sé.
La narrazione,tuttavia,non ha un unico protagonista.Si può dire che essa è incentrata su tre personaggi cardine che nell’economia del romanzo rivestono ruoli e caratteri ben definiti,esemplificanti gli stadi del declino della famiglia.In essi si condensa quel contrasto tra due mondi distinti, tra vita e spirito, in particolare tra la vita borghese,il mondo di una gretta società mercantile e la dimensione dello spirito e dell’arte.L'altro personaggio emblematico,così è Tonie,sorella dello stesso Thomas,che incarna l’essenza stessa di questo culto rivolto alla famiglia, per cui è pronta a sacrificare sentimenti e desideri per il bene di questa,purché ne sia preservato lo status sociale, la rispettabilità e i privilegi acquisiti nel tempo.In Tonie si esprime una vitalità ostinata e finanche eroica che non si discosta mai dall’osservanza alle regole che sostengono il prestigio della famiglia e dalla difesa indiscussa dei presupposti su cui questo poggia,anche attraverso dolorose rinunce e della propria sostanziale infelicità.
Infine,antitesi all'ancoraggio eroico di Thomas e Antonie,è il personaggio di Hanno(diminutivo di Johannes il nome del nonno),il sensibile,timido e fragile figlio di Thomas, che apre e afferma una nuova visione,un nuovo percorso attraverso il suo totale diniego dell’ideologia borghese e della dimensione etica dei padri, e attraverso l’affermazione di una visione alternativa che passa per il suo amore per la musica,in cui, a trionfare è lo spirito sulla materialità dell’esistenza.
La nuova visione che si incarna nel personaggio di Hanno segna oramai il tramonto dell’ideologia borghese,ma la sua vita,schiacciata,oppressa e compressa ai margini da un sentire gretto e lontano dalle esigenze dello spirito e da sensibilità artistica, e infine la sua morte precoce, indicheranno, tuttavia, il sopravvivere del contrasto e delle opposizioni,dell’insanabile crisi spirituale che rimarranno fortemente presenti nella tematica dell’autore,il quale non giungerà mai a una positiva sintesi di tali antinomie né ad una conciliazione armonica adeguata dell’interiore conflittualità.
16 febbraio 2026
GOBETTI, IL RIVOLUZIONARIO INTRANSIGENTE
Fu però nel 1922,con la nascita dell'altra sua rivista,"La Rivoluzione Liberale",che il suo ruolo di intellettuale militante si definì appieno.
La libertà come conflitto,questo Piero Gobetti vedeva nel liberalismo:non un semplice sistema di norme e regole di governo,ma una forza di trasformazione radicale.La sua era una visione che rifiutava il compromesso con le vecchie élite e mirava a costruire una nuova morale ed etica pubblica,fondata sul conflitto e sulla responsabilità individuale e sulla cultura vista come palingenesi etica e morale.
Noi vediamo diffondersi con preoccupazione una paura dell’imprevisto che (indichiamo)come provinciale(....).Ma di certi difetti sostanziali anche in un popolo nipote di Machiavelli non sapremmo capacitarci,se venisse l’ora dei conti.Il fascismo in Italia è un’indicazione di infanzia perché segna il trionfo della facilità,della fiducia, dell’entusiasmo. Si può ragionare del ministero Mussolini come di un fatto d’ordinaria amministrazione. Ma il fascismo è stato qualcosa di più; è stato l’autobiografia della nazione. Una nazione che crede alla collaborazione delle classi, che rinuncia per pigrizia alla lotta politica, dovrebbe essere guardata e guidata con qualche precauzione. (....)pubblicammo nel febbraio del 1922 "La Rivoluzione Liberale" con fiducia verso la lotta politica che(...)tuttavia sorgeva.In Italia c’era della gente che si faceva ammazzare per un’idea,per un interesse(...)!