Eppure,a 10 anni dalla morte di Marco Pannella,aggettivi e definizioni non sembrano riuscire a circoscrivere e trattenere una delle figure più dirompenti e inafferrabili della storia politica italiana.Perchè Pannella fu tante cose insieme.Leader di partito fuori dagli schemi,in primis,capace di rivoluzionare il modo di comunicare e fare politica in un'Italia ancora legata a schemi paludati e a mille ipocrisie in uno Stato dove tanta parte aveva la presenza della Chiesa cattolica e del potere spirituale."Il ragionevole sregolamento di tutti i sensi",sintetizzò lui stesso,citando Arthur Rimbaud,quando fu chiamato a definire la sua attività alla guida del Partito Radicale.Nel mezzo del periodo contrassegnato dalle "ideologie forti",Pannella ebbe un'intuizione geniale:portare la politica fuori dalle fabbriche e dai congressi per farla entrare nelle case e nei letti delle persone. Da qui, le battaglie in difesa dei diritti individuali e civili:il quid di una carriera politica lunga sessant'anni.
Nel dicembre 1955, dopo un'esperienza nella Gioventù Liberale e nell'Unione Goliardica Italiana,fondò il Partito Radicale insieme a Mario Pannunzio,direttore de "Il Mondo".Ma è dal '63, quando Pannella prese il timone del partito,che la storica sede di Torre Argentina cominciò a cambiare pelle:da circolo di eredi del laicismo a incrocio affollato di culture politiche diverse. Pacifisti,femministe,gay e ambientalisti.Nel fermento di fine anni '60,un Pannella liberale e anticomunista cominciò a rompere gli steccati ideologici e non solo.
Con la Lega italiana per il divorzio (Lid) portò la politica fuori dal partito per parlare anche a quei segmenti più conservatori della società.E alla fine anche quegli italiani più moderati, sensibili alle indicazioni di Chiesa e DC,gli diedero ragione. La vittoria del NO al referendum per l'abrogazione della legge sul divorzio nel 1974 fu una scommessa vinta da Pannella.Che inaugurò così la stagione delle consultazioni referendarie.In 40 anni chiese 117 referendum,raccogliendo più di 60 milioni di firme:dallo stop al finanziamento pubblico dei partiti fino al nucleare.Sfide che si intrecciano a un'altra battaglia di avanguardia,quella sull'aborto che diventò legge nel 1978 anche se non nel modo che i radicali avrebbero voluto.Si impegno praticamente in tutte le battaglie civili combattute nel nostro paese:da quelle per il divorzio e l'aborto degli anni '60 e '70,fino a quelle più recenti per la depenalizzazione delle droghe, contro l'accanimento terapeutico, per il diritto all'eutanasia, e in difesa dei diritti dei carcerati.
Ma non sono solo le istanze che portò avanti per tutta la vita a dare la cifra di ciò che è stato Pannella.È anche la ricerca incessante di nuove forme di lotta politica,nel segno della disobbedienza civile e della nonviolenza.Ben presto il leader cominciò a mettere in atto gli scioperi della fame e della sete,cioè strumenti usati contro il proprio corpo e la propria salute,ma utilizzati per tutelare gli altri e "dare" agli altri quel tanto che Marco aveva dentro di sè.Strumenti usati per attirare l'attenzione politica e mediatica sui temi più diversi:le carceri sovraffollate,la fame nel mondo,il pluralismo nella tv pubblica.
"Un laico che dà corpo alle proprie idee",si autodefinì una volta in una Tribuna Politica.Un leader che fece del suo "essere materia" uno strumento di battaglia,al pari della sua arte oratoria,un'altra risorsa che utilizzò come arma,spingendola al limite.È sua la trovata dell'ostruzionismo parlamentare:discorsi chilometrici,anche di sette o otto ore,protratti fino a notte fonda per ostacolare l'approvazione delle leggi.E poi le strategie comunicative estreme che "bucavano" l'oscuramento dei mezzi di comunicazione di massa sulle battaglie radicali:l'apparizione con un vestito da fantasma in diretta tv per il referendum sulla caccia nel '97 e lo spinello fumato in pubblico nel 1975(che gli valse un arresto)per promuovere la depenalizzazione.Tanto per citare solo due momenti che raccontano il protagonismo di un leader irrequieto e che a volte lo portarono ad interrompere sodalizi politici fondamentali, come quello con la compagna di battaglie Emma Bonino.
Pannella contribuì certo alla personalizzazione dei partiti politici. Ma fece dell'ascolto e del dialogo con mondi diversi la cifra di una carriera senza confini.Passò dalla contiguità con gli attivisti degli anni '70 all'alleanza con Silvio Berlusconi nel '94.Fu in grado di attirare le simpatie di cantanti pop come Vasco Rossi e Francesco De Gregori,e intellettuali raffinati come Leonardo Sciascia,Alberto Arbasino,Marco Bellocchio,Bruno Zevi e Massimo Teodori e di mescolare,nella vita come nella politica, l'alto e il basso.Senza occupare un posto predefinito nel panorama politico, ma restando sempre fermo nelle sue idee.
Marco Pannella fu figura primeggiante nel panorama politico, istituzionale e antropologico italiano.Era alto e per lui quasi si potrebbero usare le parole che Dante usa per descrivere Manfredi di Svevia nel Purgatorio:"Biondo era e bello e di gentile aspetto",con quella sua voce tonante e quei toni appassionati e coinvolgenti.E quel suo corpo lui lo sottopose a notevoli patimenti per i suoi lunghi digiuni ghandiani,dal risvolto eccezionalmente emozionale,specie nel paese dei pasti abbondanti e consolatori.Bevve la propria urina in tv durante un clamoroso digiuno della sete in favore dei carcerati, contro le condizioni in cui sono le carceri.La madre era franco-svizzera,un pò calvinista,e anche lui parlava un francese perfetto,elegante,che lasciava a bocca aperta al Parlamento europeo di cui fu membro per molte legislature.Era figlio di quel Sud,che è sempre stata patria di retorica e di demagogia:nacque a Teramo,dove è pure sepolto,una piccola cittadina verso il mare Adriatico. In un paese in cui le riforme sono una chimera e i diritti un lusso, Pannella diede impulso alla battaglia infine vincente per il divorzio e per l’aborto,proprio in quegli anni Settanta di conformismo imperante.Perchè per lui promuovere un referendum era un altro modo per fare leggi e condizionare il potere.
Candidò nelle liste radicali Enzo Tortora che era stato incarcerato con grande strepito dai massmedia e dalla magistratura di Napoli e che fu assolto dopo una drammatica vicenda di carcere e vessazioni e ordinaria malagiustizia italiana.Poco dopo l’assoluzione Enzo Tortora morì di cancro accusando i suoi persecutori in toga,che nel frattempo avevano avuto anche gratificazioni professionali,ma il suo nome rimane come condanna perenne per la malagiustizia italiana.Si batté contro la fame nel mondo,con una lunga campagna internazionale,contro la pena di morte,per la legalizzazione dell’uso della cannabis indiana.Insomma,come si dice,ne fece di tutti i colori.Fu un liberale,un democratico e un laico anticlericale di accesa passione,un attivista inarrivabile e irriducibile,e dire che non fece mai un giorno di vacanza nella sua vita,anzi era famoso per "appropriarsi" del mese di agosto,zona sacra di vacanza per gli italiani,per far parlare di sé e delle sue battaglie in tutti i media.
Pannella non ha niente a che vedere ai politici chiassosi,rumorosi e spesso banali,dei nostri giorni.Il suo dogma era:si può governare anche dall’opposizione,difendendo le istituzioni e lo stato di diritto.La sua cultura era liberale di vecchio stampo,con il "nuovo" sangue democratico-radicale che scorreva nelle sue vene.Fu sempre un liberista convinto in economia, un nemico del debito pubblico italiano,un critico dello stato assistenziale.E forse fu proprio Leonardo Sciascia a dare di Pannella la definizione migliore:"È il solo uomo politico italiano che costantemente dimostri di avere il senso del diritto,della legge e della giustizia".Così,in modo preciso ed essenziale,il “Maestro di Regalpetra” descrisse Marco Pannella.
Non ci sarà mai più uno come Pannella.Egli è un "unicum" della politica italiana,nè lascia "eredi".Come patrimonio culturale e ideale lascia solo il suo esempio:quello del “dire”,della parola che sa come e dove colpire;e quello del “fare”,il gesto,in prima persona:che puoi non condividere,ma non puoi non ammirare,per la concreta, paziente,quotidiana coerenza che dimostra.
A dimostrare questa sua "unicità" basti pensare alla vista lunga che ebbe quando scrisse quel Manifesto contro lo sterminio per fame nel mondo poi sottoscritto da centinaia di premi Nobel, un documento politico unico nel suo genere, dove già si prefigurava, più di 40 anni fa,quello che accade oggi,e già allora si offrivano soluzioni e proposte operative concrete.E si pensi a quel "Per il diritto alla vita,per la vita al diritto" e "Dove c’è strage di diritto c’è strage di persone,di popoli"».
Le sue liste non superarono mai il 4%,salvo una volta alle Europee(8%). Ma il peso delle sue idee fu enorme e se ancora oggi ne parliamo e lo ricordiamo è proprio per questa "enormità" del suo pensiero,per quel suo modo insieme brusco e rispettoso di fare politica senza doppi fini.E fu così che convinse gli italiani che forse non era adatto a governare ma era una specie di santo,un profeta di cui non si poteva e non si doveva fare a meno.Morì qualche giorno dopo aver scritto una lettera piena di amore al Papa di allora,Francesco,che lo ricambiava telefonandogli e facendo sapere ufficialmente di considerarlo una grande personalità.Pannella,10 anni dopo,continua a vivere nella coscienza della gente per la popolarità delle sue battaglie e delle sue vedute.Spiace che i Presidenti della Repubblica,ma anche i vertici delle istituzioni non abbiano rivolto nel corso degli anni un pensiero grato e riverente,a Marco Pannella.Spiace davvero.Ma in fondo è nell’ordine delle cose.Lo stesso Pannella diceva:"Da vivo mi trattano come fossi morto.Da morto mi tratteranno come fossi vivo".Sbagliava.Da morto cercano di farcene smarrire la memoria.Non ci riusciranno.Non potranno mai riuscirci percè è impossibile dimenticare Marco Pannella.