La gente di quell'area tra Lazio,Umbria,Marche e Abruzzo non potrà di certo dimenticare quella notte di fine estate di 10 anni fa.Alle 03:36 del 24 agosto 2016, un terremoto di magnitudo 6.0 colpì Accumoli, Amatrice e molti altri centri al confine tra quelle Regioni eco svegliò e fece scendere in strada anche tanti cittadini aquilani che non avevano ancora dimenticato il "loro" terremoto,quello avvenuto il 6 aprile 2009,la data del terremoto dell'Aquila:309 vittime allora,299 vittime diciasette anni dopo.Quel terremoto ebbe poi un lunghissimo sciame sismico che registrò fortissime repliche sia a settembre che,soprattutto, a ottobre 2016.
L'Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia(INVG)definì la sequenza sismica che cominciò quel 24 agosto,la "sequenza Amatrice-Norcia-Visso",che durò poi fino alla fine dell’anno e interessò 140 comuni e circa 600 mila persone.Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto al momento della prima scossa di quel 24 agosto 2016 furono letteralmente devastati.Ad Amatrice il centro storico collassò interamente.
Era la notte della frase che tutti ricordano,quella che pronunciò il sindaco di Amatrice,Sergio Pirozzi:“Amatrice non c’è più“.Ed era così.Quel centro tra Abruzzo e Lazio era stato completamente cancellato dalla furia distruttrice del sisma.Nella vicina L’Aquila ci si preparava a festeggiare la 722′ "Perdonanza Celestiniana",la ricorrenza storico-religiosa che si tiene ogni anno a L'Aquila il 28 e 29 agosto,istituita da Papa Celestino V.In quell'occasione viene concessa l'indulgenza plenaria a chi,confessato e comunicato,visita la Basilica di Santa Maria di Collemaggio .Dalla notte del 24 agosto,invece,iniziò la lunga sequenza sismica che portò al terremoto del 30 ottobre 2016 di magnitudo 6.5 a Norcia,il più forte in Italia dopo quello dell’Irpinia del 1980,fino alle scosse sopra 5.0 gradi del gennaio 2017 nell’Aquilano.Quello di Amatrice fu anche il terremoto dei romani;in quei luoghi,soprattutto d'estate,vengono riaperte le case dei padri e dei nonni,quelle dell’infanzia e delle ultime vacanze prima del rientro in città, a caccia di fresco e di aria buona.
10 anni dopo Amatrice ricorda le sue vittime, i vicoli del centro, le frazioni.Amatrice intanto sta compiendo un nuovo passo.È stato riaperto al traffico lo storico Corso Umberto I,l’asse viario principale del centro storico e qualcosa riapre e rinasce.Torna percorribile la strada che porta ai piedi della Torre Civica,che,rimanendo in piedi anche se danneggiata,è restata quasi come il simbolo della gente di quelle terre che VUOLE farcela nonostante tutte le difficoltà.
Perché non riusciamo a limitare i danni dei terremoti,visto che abbiamo la certezza che prima o poi ci saranno?Cosa possiamo materialmente e culturalmente fare perché tutta questa distruzione resti solo un ricordo? Perchè anche a questo deve servire un anniversario: ricordare non solo chi non c’è più,ma anche la nostra inettitudine difronte al rischio naturale,e il continuare a privilegiare l'interesse ad edificare anche quando il terreno non può sopportare nuove costruzioni,per renderci tutti consapevoli di quello che non è stato fatto,sperando, un giorno, di essere capaci di farlo.
C’è soprattutto un problema di natura culturale.Ogni volta in Italia si considera l’emergenza come la fase nella quale ovviare a tutti i problemi non affrontati in pianificazione e prevenzione.Rispetto ai fenomeni naturali,e in particolare ai terremoti,l’approccio del nostro Paese è puramente emergenziale.Abbiamo per fortuna una Protezione Civile tra le migliori al mondo e normative antisismiche, definite da oltre 50 anni,che prevederebbero un approccio attento ai rischi del patrimonio edilizio.Ma per quanto riguarda gli sforzi concreti verso la prevenzione, manca a livello strutturale la volontà di migliorare le condizioni del nostro Paese.Non è solo una questione politica,ma anche,appunto,culturale.
E' questa la ragione per cui i terremoti degli ultimi 60 anni ci sono costati,tra assistenza e ricostruzione,135 miliardi di euro, dei quali 50 miliardi solo per il terremoto dell’Irpinia(1980) che non a caso fu una fonte di affari per politica connivente e camorra:non abbiamo accettato culturalmente di essere un Paese a rischio naturale elevato e contiamo più sul fato che sulla scienza.Così spendiamo oltre tre miliardi di euro all’anno per gestire i vari post terremoto.Negli ultimi 60 anni i morti dovuti al terremoto sono stati almeno 5 mila.La conseguente domanda è:che prezzo ha la vita?Perchè la parola fondamentale è PREVENZIONE.In qualche luogo, per fortuna,questa lezione è stata appresa.Norcia è stata vittima di una seconda scossa nell’ottobre 2016, molto più devastante di quella di Amatrice (6,5 Richter).Poteva essere un altro disastro,invece nessuna vittima,nessun ferito e danni circoscritti soprattutto al patrimonio monumentale.Questo perché dopo il terremoto del settembre 1979 la ricostruzione era stata fatta ad arte,non permettendo alcuna concessione ad appetiti speculativi e controllando in maniera oculatissima spese e modalità di ristrutturazione.Quindi e' Norcia l’esempio da seguire,Amatrice quello da ricordare con timore estremo.
Ogni volta diciamo che non dobbiamo dimenticare.Ma quelli che certo non dimenticano sono gli abitanti di quelle zone,per loro niente è dimenticato:morte,dolore,paura,sangue, devastazione,speranze e poi disperazioni e tutti i rumori di quella notte.Ma oggi,a 10 anni di distanza,suona strano quel silenzio che si coglie,così rassegnato,incrinato di giorno dal suono dei lavori dei cantieri e di auto che passano.
Dieci anni sono tanti, troppi in rapporto a quel po’ che è stato rimesso in piedi e per i troppi che vivono ancora nelle casette prefabbricate, non solo ad Amatrice.Certo,guardando oggi quelle strade della zona rossa,c'è il senso di una ricostruzione finalmente,seriamente partita,ma è altrettanto vero che fino a che non la si vedrà finalmente finita,quel senso di precarietà continuerà a sussistere.Anche perchè le parole hanno finito da un pezzo d’alimentare illusioni.10 anni sono davvero tanti.Certamente lo spopolamento era iniziato già prima,ma il terremoto gli ha dato una formidabile spinta e in dieci anni soltanto Amatrice ha perso il 13 % dei suoi residenti.
Ci sono poi gli anziani,che non hanno mai mandato giù il terremoto,le loro abitazioni distrutte e il loro trasferimento in luoghi lontani dai posti del cuore.Perchè ragazzi e giovani coppie magari se ne vanno appena possono,ma loro,gli anziani,neanche ci pensano ad andare in posti diversi da quelli dove sono nati.E anche i circoli e i luoghi d’aggregazione sono diventati una specie di lontano ricordo,con i gruppi di casette prefabbricate lontani uno dagli altri,che separano vite e umanità con quell'eterna speranza che tutto cambi che ogni giorno,però,diventa sempre più evanescente e il gioco al “massacro” sociale è fatto.
C'è un dato che la racconta lunga:il 20 % della popolazione di Amatrice è seguito dai servizi sociali, sarebbe a dire una persona su cinque.E se vuoi dare un significato a questo dato la risposta è che la solitudine è brutta bestia e sentirsi dimenticati è peggio, le conseguenze possono essere pessime e lo ripetono spesso e volentieri da queste parti e senza vergogna,né rabbie.Perchè a vederli passare questi 10 anni senza che nulla cambia proprio lì,in quelle zone,comporta frustrazione,depressione,solitudine e alienazione e anche la gente che è sopravvisuta non è che se la passino bene.Perchè non c'è più quel tessuto sociale che c'era una volta e che non si è più ricostruito. Perché la gente è distanti gli uni dagli altri,non esiste più il paese,non c’è più la piazza del paese,dove ci si incontrava,dove si parlava.Non si è più uniti,non si è più tutti insieme.
Solitudini,ricostruzione lenta,tessuto sociale lacerato sono cose che non riguardano ovviamente solo Amatrice o Accumoli, ma più o meno l’intero cratere.Quelle poche cose che in 10 si son fatte sembrano essere gocce:gocce nell’oceano del cratere.Perchè,secondo l’ultimo report di ActionAid(l'associazione internazionale indipendente che si occupa di informazioni,prevenzione e gestione delle emergenze umanitarie)a fronte dei 3.667 interventi programmati per la ricostruzione(per 4,85 miliardi di euro complessivi)non sono stati avviati i lavori nemmeno nel 66,3%,e solo il 33,6% è in fase esecutiva o conclusiva. Anche peggio negli altri 44 Comuni che furono più sconvolti e fatti a pezzi dal sisma di 10 anni fa.
A 10 anni di distanza il lavoro è ancora enorme,e si devono fare tante cose che si sono accumulate negli anni.Il nodo da sciogliere non sono nemmeno i finanziamenti,non sono i soldi,ma la capacità di realizzare tutto quello che viene stanziato.Perché in passato la ricostruzione non è andata avanti anche per altre ragioni:ci sono stati gli anni del Covid,e il Superbonus a causa del quale le ditte hanno preferito andare a lavorare altrove,perché,ad esempio,era più conveniente fare a Roma il “cappotto” a un edificio,che ricostruire nel cratere.
Ma la partita vera è un'altra e la ricostruzione è solo il primo passo,e qui non parliamo solo di ricostruzione di case.Quello che occorre ricostruire è anche umanità.Perchè oggi,a 10 anni di distanza, Amatrice ci ricorda quanto siamo vulnerabili e quanto siano importanti i legami umani e la solidarietà che in quelle terre si viveva ogni giorno fino a quel giorno.Amatrice non è solo un luogo sulla mappa geografica e della memoria collettiva, ma un simbolo di ciò che resta quando tutto crolla:la dignità delle persone. Ricordare oggi non significa solo guardare indietro con dolore, ma onorare ogni singola vita spezzata e custodire le storie di chi è rimasto.Perché una comunità non è fatta di mattoni,ma di persone,e finché ricorderemo,Amatrice continuerà a vivere.