Ci sono opere d'arte che riescono a riassumere lo spirito storico e culturale che caratterizzano un'epoca:"I Buddenbrook",del grande scrittore tedesco Thomas Mann,del quale nel 2025 si sono ricordati contemporaneamente i 150 anni dalla nascita e i 70 dalla morte,è una di quete.In questo romanzo è facile individuare tale peculiarità nell'ambito di quella sorta di calma inquieta che preparò il terreno per le catastrofi che avrebbero segnato irrimediabilmente il tramonto della civiltà borghese,del quale questo romanzo che segnò l'esordio di Thomas Mann,è profezia sconvolgente e allegoria anticipatrice.La "decadenza" di cui si parla nel sottotitolo non è solo quella di una famiglia ma di un intera società e di un intero mondo,"decadenza" di un'epoca come quella che del resto ci racconta un altro grande scrittore della cultura mitteleuropea,l'austriaco Stefan Zweig che di Mann era amico e ammiratore.Strano,chissà perchè fino ad oggi non avevo ancora letto quest'altro capolavoro di Mann.
Thomas Mann era nato nel 1875 a Lubecca, città anseatica retta da una borghesia affaristica che traeva ispirazione dalle corporazioni medievali e fondava la propria fiorente economia sull’etica del profitto.Anche durante il medioevo le libere città che aderirono proprio all'omonima Lega Anseatica,furono molto prospere,e la stessa Lubecca era un piccolo mondo autonomo,restio ad ogni senso di appartenenza statalistica e ad una politica di ingerenza dello stato nella sfera del privato;uno dei tanti centri del particolarismo tedesco,geloso della propria autonomia e orgoglioso della prosperità e della grandezza di quella borghesia il cui potere era basato sull’assoluta dedizione al lavoro con un fermo credo basato sull’onestà e sul prestigio sociale da essa conseguito nel tempo.Ed è proprio in questo contesto storico,politico ed economico che il romanzo viene ambientato.
Nella narrativa di Mann ritorna incessantemente la contrapposizione tra diverse coppie di contrari che si oppongono costantemente nella loro dialettica senza mai riuscire a raggiungere un compendio.Vita e spirito,arte e mondo borghese, natura e spirito,caos e forma(dionisiaco e apollineo a volerla dire con le parole del connazionale di Mann,il grande filosofo Friedrich Nietzsche)
Ne I Buddembrook,scritto nel 1901,il primo grande romanzo dello scrittore,per il quale Mann ottenne il Premio Nobel per la Letteratura nel 1929,quel contrasto trova piena espressione nei personaggi.Alcuni sono ancorati al rispetto delle norme repressive riguardanti la stabilità economica e la rispettabilità sociale(principi intrasgredibili nell’etica alto-borghese di fine Ottocento)mentre altri infrangono tranquillamente tali vincoli ed ogni limite e valore ad esse legato,finendo però in un’autodistruzione che,è sì individuale, ma pare estendersi all’intero sistema di valori politici, etici e sociali.
L’impianto del romanzo si svolge su un’ampia e accurata analisi e descrizione del quadro sociale e delle dinamiche che lo muovono.Una saga familiare che narra la storia di un’agiata famiglia di mercanti di Lubecca,e del loro declino negli anni che vanno dal 1835 al 1877,nel corso di quattro generazioni.Una narrazione che illustra il momento cruciale e le dinamiche psichiche e socio-economiche di una crisi e di un mutamento di visione che sintetizza la decadenza e il tramonto di quello spirito che per secoli aveva animato l’intera borghesia europea.
Ed infatti parallelamente al tracollo della famiglia Buddembrook,con un sentimento che possiamo definire “decadente”,l’orizzonte della vicenda si dilata fino ad abbracciare la visione di un mutamento storico,economico e sociale.E la decadenza di una famiglia diviene emblema di quella di un’epoca.Un trapasso ben leggibile nella psicologia dei personaggi ormai intrisa dell’ideologia modernista e da una malattia corrosiva che frammenta l’anima in direzione di un’insanabile conflittualità interiore.
Il romanzo è retto da una lucida analisi delle dinamiche che risultano dalla focalizzazione sui personaggi cardine della storia, e mostrano la loro incisività di svolta nella rapidità con la quale la fortuna si muta in decadenza.Tra le figure emblematiche in questo senso c'è Thomas Buddembrook,personaggio che incarna l’ambivalenza e il conflitto interiore che si muove tra gli opposti e i poli esistenziali di cui si diceva. Personaggio centrale,denso di fascino,in cui è venuta meno l’unità organica tra mondo interiore e vita reale, e in cui si incarna quell'insieme di sentimento,pensieri e azioni, che da una stabilità iniziale condurranno al declino di una visione e di un intero mondo,e all’aprirsi di una nuova e tormentata dimensione,esplorata anche attraverso la lettura della filosofia di Arthur Schopenhauer.
Ma quella di Thom sembra essere la difesa puntigliosa di un privilegio astratto tesa alla difesa dell’onorabilità di un nome,ma vuota di contenuto,della rispettabilità di un passato che contro ogni avversità si vorrebbe perpetuare, dell’insegna illustre di una Ditta verso la quale Thomas sente imperioso il dovere di mantenersi fedele,adempiendo agli obblighi che ad essa lo legano.Una difesa ardua,la sua,in una strenua inflessibilità morale che però finisce col divenire la maschera di una situazione sempre più disperata,che consuma tutte le sue energie fino ad una morte prematura.Così nell'animo di Thomas,anche in seguito a ripetuti rovesci di fortuna,si fanno largo incertezza e scontento, e una logorante tensione, indice di una interiore spaccatura e problematicità, che diviene conflitto e malattia non più sanabile.Una malattia non solo fisica ma esistenziale che condurrà Thomas a una morte drammatica e improvvisa,tale da divenire immagine essa stessa della fine di una classe sociale e dell’ideologia che aveva sostenuto un’intera epoca.La psicologia tormentata di questo personaggio è pertanto centrale in questo problematico divenire verso la possibilità di orizzonti altri,in questo passaggio verso esigenze non orientate più alla materia e finalizzate all’affermazione del Sé.
La narrazione,tuttavia,non ha un unico protagonista.Si può dire che essa è incentrata su tre personaggi cardine che nell’economia del romanzo rivestono ruoli e caratteri ben definiti,esemplificanti gli stadi del declino della famiglia.In essi si condensa quel contrasto tra due mondi distinti, tra vita e spirito, in particolare tra la vita borghese,il mondo di una gretta società mercantile e la dimensione dello spirito e dell’arte.L'altro personaggio emblematico,così è Tonie,sorella dello stesso Thomas,che incarna l’essenza stessa di questo culto rivolto alla famiglia, per cui è pronta a sacrificare sentimenti e desideri per il bene di questa,purché ne sia preservato lo status sociale, la rispettabilità e i privilegi acquisiti nel tempo.In Tonie si esprime una vitalità ostinata e finanche eroica che non si discosta mai dall’osservanza alle regole che sostengono il prestigio della famiglia e dalla difesa indiscussa dei presupposti su cui questo poggia,anche attraverso dolorose rinunce e della propria sostanziale infelicità.
Infine,antitesi all'ancoraggio eroico di Thomas e Antonie,è il personaggio di Hanno(diminutivo di Johannes il nome del nonno),il sensibile,timido e fragile figlio di Thomas, che apre e afferma una nuova visione,un nuovo percorso attraverso il suo totale diniego dell’ideologia borghese e della dimensione etica dei padri, e attraverso l’affermazione di una visione alternativa che passa per il suo amore per la musica,in cui, a trionfare è lo spirito sulla materialità dell’esistenza.
La nuova visione che si incarna nel personaggio di Hanno segna oramai il tramonto dell’ideologia borghese,ma la sua vita,schiacciata,oppressa e compressa ai margini da un sentire gretto e lontano dalle esigenze dello spirito e da sensibilità artistica, e infine la sua morte precoce, indicheranno, tuttavia, il sopravvivere del contrasto e delle opposizioni,dell’insanabile crisi spirituale che rimarranno fortemente presenti nella tematica dell’autore,il quale non giungerà mai a una positiva sintesi di tali antinomie né ad una conciliazione armonica adeguata dell’interiore conflittualità.