Clem
30 ottobre 2026
EINAUDI E LA DIFESA DELLA LIBERTA'
20 ottobre 2026
CHE SUCCEDE ALLE DEMOCRAZIE LIBERALI ?
La "fine della storia" è una celebre teoria filosofica e politica formulata dal politologo statunitense Francis Fukuyama,formulata nei saggi "The End of History?" del 1989 e ampliata nel libro La fine della storia e l'ultimo uomo del 1992.Il saggio era la celebrazione del trionfo della liberaldemocrazia:secondo Fukuyama, con la fine della Guerra Fredda e il crollo del blocco sovietico (simboleggiato dalla caduta del Muro di Berlino del novembre 1989),l'evoluzione ideologica dell'umanità aveva raggiunto il suo punto di arrivo.La democrazia liberale e il capitalismo di mercato rappresentavano la forma definitiva e insuperabile di governo umano.Con questa espressione non si voleva dire che gli eventi quotidiani o le guerre avrebbero cessato di accadere,bensì che non esistevano modelli alternativi credibili o progressivi in grado di sfidare il principio della libertà e dell'uguaglianza democratiche.
Ed invece siamo oggi in un tempo in cui la teoria di Fukuyama viene smentita dalle fondamenta.Così come conferma il "Democracy Report 2026" del V-Dem Institute ,ad esempio,la democrazia perde terreno ovunque:solo il 26% dell’umanità vive in regimi definiti democratici e, se restringiamo il perimetro alle “democrazia liberali”, la percentuale crolla a una percentuale minima del 7%, il dato più basso negli ultimi 50 anni.Allo stesso tempo si incrementano le autocrazie e le “democrature”,secondo il neologismo coniato dallo scrittore e accademico Predrag Matvejević,croato,naturalizzato italiano
La domanda allora è inevitabile:quali sono le ragioni della crisi delle democrazie liberali?.E' questa la domanda che si pone,nel suo ultimo libro,Daren Acemoglu,importante ricercatore della MIT(acronimo di una delle università di ricerca e Istituti di Tecnologia più prestigiosi al mondo,la Massachusetts Institute of Technology e nel 2024 già Premio Nobel per l’economia.
Il libro si compone di dieci capitoli,e lo si può dividere in tre parti.La prima analizza la crisi delle liberaldemocrazie,spiega perché il liberalismo è una risorsa etico-politica desiderabile se non addirittura indispensabile ed esamina comparativamente alcune tra le più note teorie politiche liberali.Nella seconda parte l’autore comincia col presentare gli attuali dilemmi del liberalismo, per poi ancorare i percorsi della crisi agli sviluppi della società postindustriale.La terza parte discute dei rimedi possibili,distinguendo tra quelli che non vanno bene come l’ingegneria sociale,e quelli che invece aprono il cuore alla speranza come il working class capitalism.(letteralmente "capitalismo della classe operaia")che non sta ad indicare una teoria economica ufficiale,ma è una formula descrittiva o retorica usata per analizzare il rapporto,spesso contraddittorio,tra lavoratori dipendenti e sistema capitalistico.
Paradossalmente,sostiene Acemoglu,le liberaldemocrazie sono entrate in crisi proprio perché hanno avuto successo.Dopo la Seconda guerra mondiale,infatti,per un certo periodo liberalismo e democrazia hanno ispirato il mondo.Il modello liberaldemocratico ha realizzato quello che la gente voleva,mantenendo le proprie promesse principali.La democrazia liberale -spiega Acemoglu- ha storicamente prosperato grazie a tre pilastri fondamentali,oggi parzialmente o totalmente abbandonati.Il primo era sicuramente la "shared prosperity" o "prosperità condivisa":una ragionevole condivisione della prosperità,accompagnata da un welfare diffuso,assicurando(punto secondo)voce e capacità di incidere ai cittadini.Infine il terzo punto che ha fatto affermare il modello liberaldemocratico è stata la libera ricerca della conoscenza con la promozione del dibattito aperto,del progresso scientifico, dell'istruzione e della tolleranza, che hanno favorito lo sviluppo civile e culturale.
Oggi,però,siamo difronte a un momento di negazione di questi tre punti:l'automazione selvaggia e l'intelligenza artificiale(IA)non guidata hanno incrinato e rischiano di distruggere i tre pilastri che avevano decretato il successo delle democrazie liberali.La crescita del deficit fiscale degli stati e il liberismo dell’era Thatcher-Reagan hanno poi indebolito il welfare,ed è cresciuta l’incapacità a includere i più svantaggiati e i diversi,e gradualmente principi imposti dall’alto hanno tolto voce e capacità di incidere ai cittadini.La causa principale di queste defaillances,per Acemoglu,è stata l’avvento della società postindustriale.Quest’ultima ha visto perdere terreno all’industria manifatturiera,con il contemporaneo aumento del peso dei servizi e l'arrivo delle nuove tecnologie digitali.
E' avvenuto poi qualcosa anche nel campo dell'istruzione.C'è un distacco delle élite istruite,perchè negli ultimi decenni le classi dirigenti con un'istruzione universitaria hanno monopolizzato il potere politico e culturale, separandosi dal resto della società.Nel contempo il focus del dibattito si è spostato dai problemi economici classici(come salario e lavoro)alle guerre culturali e identitarie,con un abbandono della classe operaia.Le scelte politiche hanno favorito lo sviluppo di tecnologie digitali e algoritmi volti a sostituire i lavoratori anziché aumentarne la produttività o creare nuove mansioni.Questo ha compresso i salari reali e impoverito il ceto medio.All'interno del percorso educativo c'è stata una manipolazione dei social media:le piattaforme tecnologiche non garantiscono la libertà di parola, ma tendono ad amplificare i messaggi più polarizzanti per ragioni di profitto,esasperando l'intolleranza e distruggendo il compromesso sociale.
Da ciò consegue che il rapporto tra economia e politica è centrale.La riduzione delle diseguaglianze e la shared prosperity si potranno quindi (ri)ottenere solo se la redistribuzione di ricchezza e reddito sarà collegata a una partecipazione politica dal basso effettiva.Il tutto alla luce di un senso profondo della comunità che consentirà la condivisione della conoscenza tra tutti i cittadini.Al tempo stesso,la politica dal basso aiuta a creare valori condivisi attraverso processi deliberativi e deve sostituire così quella sorta di “tecnologia calata dall’alto” che vediamo oggi sempre più espansa.
Questa è la premessa indispensabile per quel liberalismo delle classi lavoratrici su cui si basa la parte più propositiva dell'ultimo libro di Acemoglu.Che a sua volta presuppone il tentativo di ricostruire il rapporto della politica CON le classi lavoratrici,quasi una rimembranza della gobettiana idea della classe operaia come "elite";e questo per promuovere buoni posti di lavoro e servizi pubblici decenti per tutti.
L’Intelligenza Artificiale(IA),da questo punto di vista, non deve essere considerata come un sistema per sostituire lavoro risparmiando sui costi,ma come una risorsa proattiva(cioè come modalità anticipatoria,orientata al cambiamento e all'auto-iniziativa che consenta ai lavoratori di svolgere compiti più qualificati).
Ma Acemoglu non cede al disfattismo e propone una rifondazione del sistema che definisce "liberalismo della classe operaia" (o proletario). Per salvare la democrazia è necessario indirizzare la tecnologia,modificare le leggi fiscali (che oggi incentivano fiscalmente le aziende a sostituire gli umani con i robot) e investire in un'intelligenza artificiale che potenzi il lavoratore anziché rimpiazzarlo e inoltre rilanciare la partecipazione dal basso:lasciare da parte le soluzioni calate dall'alto e ridare voce e potere decisionale alle comunità locali e ai lavoratori e infine tornare al compromesso,accettando anche una democrazia imperfetta ma viva,basata sull'inclusione,sul pluralismo delle idee e sulla ricostruzione di una prosperità realmente comune.
13 ottobre 2026
ANNA, IL CORAGGIO DI NON TACERE
E poi venne il giorno in cui le sue stesse parole si avverararono tragicamente.Successe quel drammatico mattino del 7 ottobre 2006.Ai funerali,celebrati volutamente in una zona periferica di Mosca,partecipò una grande folla commossa,ma nessun rappresentante del Governo russo,accusato a livello internazionale di non aver svolto le indagini nel modo opportuno, e anche tra i politici europei l'unico a recarsi a Mosca ai funerali di Anna fu Marco Pannella,allora deputato al Parlamento Europeo.
Ancora oggi Anna Politkovskaja resta una figura scomoda in patria,che si tenta di far cadere nell’oblio, nonostante la sua grande notorietà internazionale:ancora oggi alle commemorazioni partecipano i suoi figli e pochi impavidi giornalisti in nome del suo messaggio,l’amore per la libertà di stampa.Dal 5 maggio 2009 le è stato dedicato un albero nel Giardino dei Giusti di tutto il Mondo di Milano.La speranza è che presto anche in Russia venga sradicato il potere violento,corrotto e sanguinario di Putin,che cessi di violare i diritti e la libertà di altri popoli e altre Nazioni in combutta con l'affarista americano che risponde al nome di Donald Trump e si possa celebrare anche nella sua Terra quella voce di donna coraggiosa e autentica, e con essa le tante altre persone morte in nome della libertà di parola e di opinione, che ci ricordano che dobbiamo ribellarci prima che sia troppo tardi, prima di non accorgerci più di niente.
10 ottobre 2026
UN NOBEL TRA CLASSICO E MODERNO

Dopo quello per la Medicina,quelli per la Fisica e per la Chimica,è stato assegnato dall'Accademia di Svezia il Premio Nobel per la Letteratura 2026 alla scrittrice canadese Anne Carson, poetessa, saggista, traduttrice e studiosa del mondo classico.Nella motivazione si parla della capacità della scrittrice di mettere in comunicazione la letteratura contemporanea con quella greca e latina.Una produzione «audace e inventiva» che, attraverso un dialogo giocoso con la tradizione classica,crea nuove forme per la letteratura contemporanea.
Come ogni anno è quasi sempre impossibile indovinare il vincitore.Questo perchè a differenza di altri importanti premi letterari, il Nobel non pubblica né i candidati, né una shortlist ufficiale:candidature,valutazioni e documenti relativi alla selezione rimangono segreti per 50 anni.Ecco perché ogni annuncio è quasi una sorpresa.Anche quest'anno,intorno al Nobel per la Letteratura si sono moltiplicati pronostici,favoriti,possibili sorprese,anche se già nel 2024 si era parlato della Carson come una delle possibili vincitrici finali.
Quando si parla di altri importanti premi letterari siamo abituati a finalisti e libri e candidati.Con il Nobel funziona diversamente.Il processo di selezione comincia già molti mesi prima della proclamazione,e a proporre un nome possono essere,tra gli altri,membri di accademie, professori universitari di letteratura e linguistica, precedenti vincitori del Nobel per la Letteratura e rappresentanti di organizzazioni di scrittori.Da queste proposte nasce una prima lista.Il Comitato Nobel per la Letteratura la restringe prima a una quindicina di candidati e poi, verso la fine di maggio,si arriva a una lista ristretta di cinque nomi,dei quali i membri dell'Accademia approfondiscono la lettura e il confronto durante l’estate.
.La storia del Premio è piena infatti di risultati che era difficile prevedere.È successo ad esempio nel 2024 con Han Kang,che non figurava tra i nomi maggiormente indicati alla vigilia,salvo diventare poi la prima autrice sudcoreana a vincere il Premio Nobel per la Letteratura.Anne Carson, in realtà,era da anni uno dei nomi ricorrenti nelle previsioni sul Nobel e anche nel 2026 figurava tra i possibili vincitori.
Ma chi è Anne Carson,questa straordinaria poetessa canadese?Nata a Toronto nel 1950, Anne Carson è una figura impossibile da inserire in una sola categoria:è poetessa,saggista, traduttrice,classicista oltre che docente.Ha studiato lettere classiche all'Università di Toronto e nel corso della sua carriera ha unito costantemente la scrittura creativa allo studio e alla traduzione dei testi antichi.Ha insegnato in numerose università nordamericane,tra cui Princeton,occupandosi in partiolare di letteratura e cultura greca.
Proprio questa doppia identità,di studiosa e scrittrice,caratterizza buona parte della sua produzione.Nei suoi libri,infatti,convivono poesia,saggio,narrativa,critica letteraria,dialogo teatrale e traduzione,spesso senza che sia possibile stabilire con precisione dove finisca un genere e ne cominci un altro. Uno degli esempi più conosciuti è "Autobiografia del rosso", pubblicato nel 1998,in cui Carson parte dai frammenti della "Gerioneide"(un poema composto dal poeta greco del VI secolo a.C. Stesicoro)e trasforma il mostro Gerione, sconfitto da Eracle nella mitologia,nel protagonista di un moderno romanzo di formazione e d'amore scritto in versi.
Un altro testo fondamentale è "Eros il dolceamaro", nato dal suo lavoro accademico e dedicato alla concezione del desiderio nella letteratura greca, a partire da Saffo. In questo caso filologia,filosofia e riflessione letteraria diventano parte di una scrittura che supera i confini del tradizionale saggio universitario. Tra le altre opere tradotte in italiano troviamo "Economia dell'imperduto","La bellezza del marito","Decreazione","Era una nuvola","Come l'acqua"e,di recente,"La Norma sbagliata".
La motivazione dell'Accademia Svedese,per il quale il Nobel per la Letteratura è stato assegnato ad Anne Carson è:«per la sua opera audace e inventiva che, in un dialogo giocoso con la tradizione classica, ha creato nuove forme per la letteratura contemporanea».La frase riassume bene uno degli aspetti più riconoscibili del suo lavoro:il mondo classico non è soltanto un repertorio di miti da raccontare,ma è materiale vivo da smontare e ricombinare.Personaggi, frammenti e testi della Grecia antica vengono trasportati nel presente e messi in relazione con forme, linguaggi e problemi contemporanei.
Lo stesso vale per il suo lavoro di traduttrice: le sue versioni di Saffo e dei tragediografi greci sono una parte centrale della sua ricerca sul linguaggio.In "Autobiografia del rosso",per esempio, il Gerione della poesia arcaica diventa un adolescente innamorato di Eracle; in "Era una nuvola",Carson mette invece in relazione Elena di Troia e Marilyn Monroe,facendo incontrare tragedia greca e cultura contemporanea.
È anche per questo che definirla semplicemente “poetessa” rischia di essere riduttivo.La sua produzione mette continuamente in discussione la distinzione tra poesia e prosa,traduzione e riscrittura, saggio e opera creativa.Con la vittoria del 2026 Anne Carson diventa inoltre la 19° donna a ricevere il Nobel per la Letteratura.L'unica donna italiana a vincere il Nobel per la Letteratura fu,giusto 100 anni fa,Grazia Deledda.
















