03 marzo 2026

BERNINI, IL GENIO DEL BAROCCO








Dopo lo straordinario successo della mostra di Caravaggio del 2025,si tiene dal 12 febbraio al 14 giugno 2026 presso le Gallerie Nazionali di Arte Antica,nelle sale di Palazzo Barberini la grande mostra Bernini e i Barberini:un’indagine sul rapporto speciale tra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini.
Ed io che a Roma sono in questi angoscianti giorni di principiante marzo,sono stato a visitare quella mostra sullo speciale rapporto tra Bernini e i Barberini.

L’intenzione della mostra è quella di approfondire il rapporto privilegiato fra Gian Lorenzo Bernini e Maffeo Barberini,suo primo e più determinante mecenate,che poi diventerà Papa con il nome di Urbano VIII.Pare che lo stesso Urbano VIII affermò rivolgendosi al giovane Bernini:«È gran fortuna per voi,o cavaliere,di veder papa il cardinal Maffeo Barberino,ma assai maggiore è la nostra,che il cavalier Bernino viva nel nostro pontificato».Queste parole danno il senso della grande considerazione che il Barberini aveva dell'artista,considerato fondamentale per i programmi artistici e culturali del papato.

La mostra è anche un'occasione per rileggere le origini del  Barocco attraverso lo speciale dialogo umano e intellettuale tra Bernini e Urbano VIII, figure fondamentali nello sviluppo dell’arte del Seicento.L’iniziativa si inserisce anche nel contesto delle celebrazioni per i 400 anni dalla consacrazione della nuova Basilica di San Pietro (1626),apice del Barocco romano e della produzione artistica dello stesso Bernini.Peraltro proprio San Pietro custodisce altre fondamentali opere del Bernini come iBaldacchino di San Pietro,una delle sue opere più famose(28,5 m. di altezza) 


o l'immortale porticato del Bernini,celebre in tutto il mondo.Nel 1656 Papa Alessandro VII commissionò a Gian Lorenzo Bernini il compito di progettare una piazza che potesse non solo accogliere dignitosamente i fedeli ma anche integrarsi esteticamente con la grandiosa Basilica di San Pietro.Bernini ideò il colonnato dorico che incornicia la piazza,simboleggiando le braccia aperte della Chiesa che accoglie i visitatori.Questo colonnato è composto da 284 colonne e 88 pilastri,creando un’ellisse che enfatizza la centralità dell’obelisco e della fontana che furono realizzati sotto il pontificato di Clemente X.


Il sostegno di Papa Urbano VIII Barberini fu determinante per la maturazione del linguaggio scultoreo berniniano e per le monumentali imprese realizzate in San Pietro durante il pontificato di Urbano VIII,come quellle innanzi ricordate. Nel vivace dibattito sulle origini del Barocco, tra chi le colloca attorno al 1600 con Carracci e Caravaggio, e chi invece vede il pieno affermarsi dello stile negli anni Trenta del Seicento con Bernini,Pietro da Cortona e Borromini,la mostra pone l’accento proprio sul legame tra Bernini e il cardinale Barberini,poi divenuto pontefice,considerandolo una chiave interpretativa essenziale per comprendere quel momento di svolta.

L’esposizione si inserisce nel solco delle recenti mostre di Palazzo Barberini dedicate alla famiglia Barberini e alla loro influenza artistica. Grazie ai contributi di importanti studiosi nazionali e internazionali e a prestiti provenienti da musei e collezioni private,molti dei quali mai presentati in Italia,la mostra restituisce tutta la complessità di questo snodo cruciale per la storia dell’arte.

Organizzato in sei sezioni, il percorso espositivo segue l’evoluzione dell’artista,dagli esordi alla piena maturità, mostrando il passaggio dal tardo manierismo del padre Pietro Bernini alla definizione di uno stile personale, caratterizzato da una straordinaria forza espressiva.Opere di grande rilievo come il "San Sebastiano" del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid e il "Putto con drago" del Getty Museum segnano la nascita della scultura barocca;prestiti eccezionali come "Le Quattro Stagioni" dalla collezione Aldobrandini permettono di approfondire il confronto di stili tra il padre Pietro e il figlio Gian Lorenzo Bernini.

La mostra riunisce inoltre,per la prima volta la galleria dei ritratti in marmo degli antenati Barberini,capolavori scolpiti da Bernini, Giuliano Finelli e Francesco Mochi,oggi dispersi in collezioni pubbliche e private.Particolare attenzione è dedicata alla figura e alla memoria di Urbano VIII, con busti in marmo e bronzo affiancati a uno dei rarissimi dipinti attribuiti con certezza a Gian Lorenzo Bernini.

Un’intera sezione è infine dedicata al Bernini pittore,attività che Maffeo Barberini incoraggiò con convinzione:accanto a tele mai esposte prima,è possibile ammirare l’unico importante dipinto di Bernini destinato a un luogo pubblico, presentato insieme al suo pendant di Andrea Sacchi,entrambi concessi in prestito dalla National Gallery di Londra.

Disegni,incisioni e modelli illustreranno inoltre il ruolo dell’artista nei grandi cantieri di San Pietro,dal Baldacchino alla rimodellazione della crociera, fino al monumento funebre di Urbano VIII,considerato il simbolo stesso del suo pontificato e dell’età berniniana. L’esposizione si conclude con un’ampia panoramica sul gusto barberiniano promosso dalle Apes Urbanae, secondo la straordinaria definizione data da Leone Allacci alla lora cerchia, attraverso l’opera di Bernini e il dialogo con altri protagonisti dell’epoca,come il grande Guido Reni.

La mostra "Bernini e i Barberini" sarà accompagnata da un catalogo edito da Allemandi, con contributi dei curatori e di illustri specialisti,con il quale si intende offrire una visione aggiornata di una fase fondamentale nella nascita del Barocco.

Visitare “Bernini e i Barberini” significa entrare in un mondo dove l’arte e il potere erano facce della stessa medaglia. Urbano VIII non commissionava opere per puro mecenatismo: investiva nella bellezza come si investe in un esercito.Ogni statua, ogni fontana, ogni chiesa era un messaggio:Roma è il centro del mondo, il papa è il vicario di Cristo, la Chiesa cattolica è la vera custode della fede.E Bernini era certamente consapevole di essere strumento di questa visione politica.Ma questo non diminuisce certo la sua arte.Certo, c’erano vincoli. Non poteva fare ciò che voleva ma ciò che serviva alla gloria di Dio e dei Barberini (spesso sovrapposte nella retorica dell’epoca). Ma dentro questi vincoli ha trovato una libertà espressiva straordinaria, ha spinto i limiti del possibile, ha trasformato commissioni ufficiali in visioni personali.

La mostra non nasconde le ombre: le rivalità spietate (la celebre inimicizia con Borromini), gli errori (il campanile di San Pietro che dovette essere demolito perché minacciava di crollare), le accuse di nepotismo (tutti i Barberini arricchiti dalle commissioni papali). Ma queste ombre rendono la storia soltanto più umana e quindi più vera.

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