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24 marzo 2026

ARIA DI PRIMAVERA

 


E' già da un pò che il sole illumina sempre più a lungo le nostre giornate,i primi fiori si aprono,il profumo dell’aria cambia e le temperature iniziano lentamente a salire.Dopo il freddo dell’inverno,l’atmosfera si trasforma e lascia spazio al tepore della primavera,la stagione forse più apprezzata,fatta di luce che si allunga,sfumature delicate e natura in fiore.E' arrivata la Primavera.E così come il mondo vegetale si rinnova e si risveglia,regalando un’esplosione di colori e profumi,le fioriture degli alberi richiamano l’idea di rinascita,rinnovamento ed inizio.
L’inizio della stagione dei fiori,come classicamente è simboleggiata la primavera,è sempre molto atteso e, se già da qualche settimana se ne percepiscono i primi segnali,è con l’equinozio che le sue porte si spalancano davvero.
In genere si pensa che la primavera inizi sempre il 21 marzo,da qui anche il celebre detto:"San Benedetto(che cade appunto il 21 marzo)ogni rondine al tetto",per significare il ritorno dei primi tepori primaverili e con essi le stagioni degli uccelli che su di essi orientano le loro migrazioni,ma in realtà non è così.L’equinozio di primavera può cadere tra il 20 e il 21 marzo,eccezionalmente il 19. Negli ultimi decenni, il 21 marzo è stato l’inizio effettivo della stagione solo in pochi casi.
Questa variazione dipende dal fatto che l’anno solare non dura esattamente 365 giorni,ma circa 365,2422 giorni.La data varia di anno in anno perché è legata al tempo che la Terra impiega per ritornare alla stessa posizione rispetto al Sole,ovvero l’anno tropico(dal greco tropos,rotazione)o anno solare è il tempo impiegato dal Sole per tornare nella stessa posizione vista dalla Terra,corrispondente al ciclo delle stagioni e che dura circa 365 giorni, 5 ore e 49 minuti. Visto che il calendario conta 365 giorni interi,ogni anno si accumula uno scarto ed è per questo che l’equinozio avviene progressivamente più tardi.Ogni quattro anni si aggiunge un giorno al calendario, che serve per compensare questa differenza.Anche in questo 2026 l’equinozio di primavera non è il 21 marzo, ma il 20 marzo,di venerdì,precisamente alle 15.45 (ora italiana).Questo “eccesso” di quasi un quarto di giorno si accumula nel tempo, causando uno slittamento delle date.Per compensare,ogni 4 anni viene introdotto l’anno bisestile con il 29 febbraio.Nonostante ciò,equinozi e solstizi continuano a oscillare leggermente nel calendario.
Ma cos'è davvero l'equinozio?La parola equinozio deriva dal latino aequinoctium,ovvero “notte uguale”:l’evento segna nell’emisfero settentrionale il passaggio dall’inverno alla primavera, mentre in quello australe l’inizio dell’autunno.L’equinozio avviene in un istante preciso,quando il Sole è allo zenit sull’equatore:i suoi raggi colpiscono perpendicolarmente l’equatore,i due emisferi ricevono la medesima quantità di luce e le ore di sole e buio saranno esattamente le stesse. In seguito all’evento l’emisfero boreale si inclina progressivamente verso il Sole (mentre quello australe nella direzione opposta) e ciò significa che riceve più sole, le giornate diventano più lunghe, l’alba avviene sempre prima e il tramonto più tardi.Nel corso dell’equinozio di primavera il sole si allinea con diversi siti archeologici nel mondo. Nel Regno Unito, ad esempio,a Stonehenge,i raggi solari si dispongono precisamente rispetto ai megaliti del monumento.





















Invece in Messico,a Chichén Itzá,sulla piramide di Kukulkán viene proiettato un gioco di luci, che crea una forma simile a quella di un serpente.
















La Primavera è da sempre stata anche una fonte di ispirazione per artisti di ogni epoca e genere.La bellezza dei fiori che sbocciano, l’aria fresca e profumata e i colori vivaci della natura risvegliano le capacità creative degli artisti.Ho pensato così di raccogliere (solo)alcune delle opere d’arte più belle e significative ispirate alla stagione dei fiori.
La primavera ha sempre affascinato il mondo dell’arte.Sono tanti gli artisti che nel corso dei vari secoli si sono cimentati nell’omaggiare, ognuno a suo modo, la stagione della rinascita e dei fiori,lasciandoci in eredità in alcuni casi dei veri e propri capolavori.Probabilmente il primo artista e la prima opera a cui pensiamo quando ci immaginiamo la raffigurazione artistica di questa lussureggiante stagione è Sandro Botticelli e la sua famosissima opera che porta propro il nome di questa tempo dell'anno. 



Di datazione incerta (si presume realizzata tra il 1477 e il 1490), l’opera era stata commissionata da Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, cugino di Lorenzo il Magnifico, per villa di Castello, originariamente per fare pendant con l’altrettanto celebre “La nascita di Venere”, con cui condivide alcuni riferimenti storici e filosofici.Attualmente si trova conservata in una sala della Galleria degli Uffizi di Firenze.La scena si svolge in un boschetto in cui degli alberi di agrumi formano una sorta di cupola che si estende al di sopra dei personaggi. Il suolo è disseminato di piccoli fiori di ogni sorta, mentre sullo sfondo si intravede un cielo azzurro tenue.La narrazione si svolge in più atti, e si legge partendo da destra, dove troviamo Zefiro,dio del vento,immortalato nell’atto di rapire l’amata ninfa Clori,che rimane incinta,facendola trasformare in Flora.E' Flora,dunque,la protagonista dell’opera;essa rappresenta la personificazione della primavera raffigurata come una donna dalla lunga veste fiorita intenta a cospargere la terra del suo frutto che porta in grembo, alludendo all’imminente rinascita della natura.

Botticelli,ma non solo.Anche Monet,Van Gogh,Picasso,Munch,Magritte e tanti altri artisti si sono lasciati ispirare dal fascino della bella stagione,trasformando le sensazioni e le emozioni primaverili in autentiche opere d’arte.

“Ramo di mandorlo fiorito” di Van Gogh


Nessuna ninfa in questo caso, soltanto un ramo di mandorlo in fiore raffigurati su uno sfondo azzurro."Ramo di mandorlo", conservato al Van Gogh Museum di Amsterdam,è una delle tele più amate del pittore olandese perché realizzata come regalo per il fratello Theo e sua moglie,Johanna Bonger,per la nascita del loro primo figlio.Quel mandorlo rappresentava il primo accenno di vita della primavera,così come la nascita del suo primo nipotino.Sembra quasi di poter vedere la venuta della primavera,nel cielo terso contro cui si staglia il ramo,così come nei fiori bianchi appena sbocciati.Così scriveva Van Gogh in una lettera a sua madre:“Ho iniziato subito una tela per il figlio di Theo,da appendere nella loro camera da letto,una tela azzurro cielo,sulla quale si stagliano grandi fiori di mandorlo bianchi”.L'opera riflette anche l’omaggio di Van Gogh alle stampe giapponesi che tanto amava e soleva emulare.Il ramo di mandorlo in fiore significa l’arrivo della stagione più attesa, simboleggia la speranza,la schiarita:Ramo di mandorlo fiorito è, dunque, un inno alla vita.

“Printemps” di Claude Monet

Tra le primavere più celebri della storia dell’arte si annovera anche “Printemps”, il famoso dipinto di Claude Monet di impronta marcatamente impressionista. In questo meraviglioso esempio di pittura "en plein air",Monet coglie ogni sfumatura dell’ambiente circostante tramite un sapiente accostamento di colori, restituendo i più sottili trapassi di luce e di tono. I colori dominanti sono il bianco rosato dell’abito delle giovane donna, che viene investito da un getto di luce solare,e il verde della natura circostante.In questo meraviglioso dipinto sembra quasi di sentire il profumo della primavera.

“Donna con parasole nel giardino” di Renoir 

Un altro dipinto ispirato alla stagione dei fiori è “Donna con parasole nel giardino”, un dipinto del 1875 realizzato da uno dei massimi esponenti dell’impressionismo,Pierre-Auguste Renoir. L’opera restituisce una vista dalla finestra del nuovo studio a Montmartre del pittore.In questa meraviglioso dipinto pare di perdersi nell’erba di un prato fiorito.I fiori e il sottobosco sono realizzati in modo da ricreare una mistura di forme tattili e strutturali con ciò lo circondano. Sullo sfondo, la figura di una donna con il parasole vestita in nero, come anche il suo compagno rappresentato chinato intento a raccogliere un fiore, ad enfatizzare l’effetto della luce naturale nella pittura.










Édouard Manet, Primavera,1881

La Primavera” di Édouard Manet,del 1881,è una delle opere più celebri e raffinate del grande maestro francese.Questa tela immortala Jeanne de Marsy,famosa modella e attrice dell’epoca, ritratta come un’allegoria della primavera. Con la sua grazia e il suo fascino,la figura femminile incarna la bellezza della natura che si risveglia,un simbolo di freschezza,rinascita e giovinezza.Il dipinto, esposto al Salon di Parigi nel 1882, ricevette un’accoglienza calorosa da parte della critica e del pubblico. Diversamente da altre opere di Manet, spesso soggette a polemiche, “La Primavera” venne ampiamente apprezzata per la sua eleganza e armonia compositiva. Oggi, questa splendida opera è considerata una delle rappresentazioni più iconiche della figura femminile nel contesto della pittura impressionista e realista.La giovane donna,ritratta in posizione frontale,indossa un abito elegante e vaporoso di colore chiaro, decorato con motivi floreali. Porta un cappello ornato di fiori e un piccolo ombrellino da passeggio, accessori che alludono chiaramente alla primavera e alla rinascita della natura.Jeanne de Marsy non è solo una modella, ma una vera e propria allegoria della primavera. La sua bellezza giovanile e il suo atteggiamento delicato evocano il tema del rifiorire della natura e dei sentimenti interiori,rendendola una personificazione ideale della stagione primaverile.

"Primavera” di Arcimboldo.

“Primavera” appartiene alla serie delle Stagioni di Giuseppe Arcimboldo,il pittore celebre per i suoi ritratti composti utilizzando fiori, frutta e verdura. Realizzata nel 1573, l’opera è un chiaro omaggio alla stagione primaverile, composta perlopiù da fiori e frutti caratteristici di questa stagione,come rose, bacche di belladonna,corolle e boccioli di fiori per realizzare il profilo di un busto femminile e, allo stesso tempo, trasmettere allo spettatore la sensazione di rinascita e vigore tipica della stagione. I capelli della giovane sono un trionfo di fiori colorati, mentre l’abito è composto da erbe che avvolgono il suo corpo. Con quest’opera Arcimboldo intendeva rappresentare non solo la bella stagione,ma anche lo stadio dell’infanzia nell’uomo,dotato di un carattere rigoglioso e vitale. Il dipinto comje le altre tre stagioni di Arcimboldo,è esposto al Louvre di Parigi.


"Giorno di primavera in Karl Johan Street"


Questo quadro,dipinto da Munch nel 1890,offre uno scorcio affascinante della vita urbana norvegese.Il dipinto in realtà rappresenta più di una strada trafficaticata;è un'esplorazione precoce di temi che avrebbero poi definito la pittura di Munch."Primavera in Karl Joahn" rappresenta la svolta internazionale resa poi celebre da "Il Grido".L'opera già suggerisce l'intensità emotiva della sua pittura.Questo dipinto fornisce preziose informazioni sulla sua evoluzione artistica.Il quadro ritrae una scena vivace lungo Karl Johan Street,la principale arteria di Oslo.Numerose figure popolano il marciapiedi,impegnate in attività quotidiane come il camminare,chiacchierare o semplicemente osservare l'ambiente circostante.Munch usa colori brillanti per esprimere il dinamismo della scena.La strada affollata suggerisce un senso di comunità e di interazione sociale,ma i volti degli individui sono volutamente indistinti,ad esprimere un tema forte della pittura di Munch,cioè l'anonimato e la disconnessione nella vita urbana,tema che del resto si ritrova ancora ai giorni nostri con le preoccupazioni moderniste sull'alienazione nei centri urbani.

Salvador Dalì, I primi giorni di primavera, 1929


"I primi giorni di primavera" del 1929 è un'opera fondamentale del periodo surrealista di Salvador Dalí,che esplora il subconscio,il sogno e una percezione alterata della realtà.Il dipinto riflette l'approccio di Dalí, che mirava a materializzare le immagini della sua mente subconscia, creando un "universo dove la realtà si fonde con l'immaginazione più audace"come egli diceva.L'opera presenta paesaggi desolati e figure deformate,tipiche dello stile surrealista,che sfidano la logica e la percezione razionale.E pur essendo intitolato "I primi giorni di primavera",il quadro non ritrae una primavera convenzionale, ma piuttosto un paesaggio interiore,misterioso e trasfigurato,dalla mente dell'artista.Il quadro è un tentativo di rappresentare visivamente la "dimensione delirante" dei sogni e del subconscio, prima della fase più matura delle sue ossessioni simboliche.

Paul Gauguin, Primavera sacra: dolci sogni

"Dolci sogni di primavera" (1894), spesso citato in relazione a Paul Gauguin in quel periodo,riflette la sensibilità dell'artista.In quel tempo Gauguin era a Parigi.Il quadro fonde sacro e profano,con figure in abiti tradizionali e richiami a una "primavera" polinesiana, lontana dalla civilizzazione europea.L'opera è caratteristico di Gauguin: forme semplificate, una colorazione quasi uniforme e una profonda indagine interiore, coerente con la sua idea di arte come astrazione dalla natura.La critica spesso evidenzia l'atmosfera onirica e di quiete, dove la luce gioca un ruolo cruciale nel definire lo spazio sacro.Nave Nave Moe è considerato una delle sintesi più alte della fase tahitiana di Gauguin, capace di trasportare lo spettatore in un mondo idealizzato e misterioso.

“Giardino italiano” di Gustav Klimt

Tra le opere dedicate alla primavera c'è poi il capolavoro di Gustav Klimt,un dipinto con un giardino tipicamente primaverile. Il quadro è una sorta di tributo ai paesaggi italiani dove il pittore amava soggiornare,tra Roma,Venezia e Ravenna in modo particolare, città dove si innamorò dei famosi mosaici bizantini che tanto influenzarono alcune delle sue opere.
































Giardino italiano è un tripudio di fiori tipici primaverili dalle forme e dalle tonalità più disparate,che vanno dal rosa all’azzurro,fino al viola;la luce chiara che si irradia dall’alto illumina il dipinto,accentuandone la vivacità.In lontananza, nascosta tra gli alberi, si intravede il profilo di una casa di campagna. Se chiudiamo gli occhi riusciamo quasi immaginare di essere lì, di fronte a quel paesaggio agreste in cui la natura regna sovrana. Questo meraviglioso olio su tela si trova conservato nel Österreichische Galerie Belvedere di Vienna.

Pablo Picasso, Primavera, 1956



Tra le opere più celebri di Pablo Picasso spicca senz'altro "Primavera",un dipinto che incarna l'essenza dell'arte naif e del primitivismo.Il dipinto è caratterizzato da colori vivaci e forme semplificate,elementi distintivi dell'arte naif.Questo stile,noto anche come primitivismo,cerca di ricreare l'esperienza di tempi,luoghi e persone primitivi.La composizione di "Primavera" è ricca di dettagli e simbolismo. Una capra si erge accanto a un albero,con la testa protesa verso i rami per brucare le foglie. Nelle vicinanze, una persona giace a terra,forse a riposo o intenta a osservare la scena.Sullo sfondo,si intravedono altre due figure,una delle quali regge un oggetto che ricorda un uccello. Una sedia è posta vicino al centro del dipinto e un orologio è appeso alla parete sopra di essa.La capra rappresenta l'innocenza,mentre la persona a terra è in una posizione di contemplazione.L'arte naïf,come si può vedere in "Primavera",è caratterizzata da semplicità e immediatezza.Spesso raffigura soggetti quotidiani in modo diretto,senza le complessità dell'arte figurativa tradizionale.

René Magritte, Primavera


E per completare questa breve carrellata di capolavori(ma tanti ancora sono i quadri che si potrebbero ricordare,perchè tanti sono gli artisti che si sono lasciati ispirare dal tema della Primavera)richiamo il dipinto intitolato "Primavera",creato da René Magritte nel 1965.E' un pezzo davvero avvincente che esemplifica il movimento artistico Surrealista,corrente pittorica della quale il pittore fu uno dei più grandi esponenti.Nell'opera, una grande sagoma di uccello, dalla forma intricata,domina il cielo, riempito da un motivo di colore verde che rispecchia i cespugli lussureggianti sottostanti.Questo dipinto è infatti una rappresentazione simbolica,oltre la realtà ma la percezione finale che abbiamo è di un’opera universale per rappresentare la bella stagione.Magritte infatti usa elementi familiari che portano subito l’atmosfera della primavera:le piante,un nido,una colomba in volo. La colomba in volo è un elemento che ritroviamo sovente nelle opere di Magritte:qui il suo corpo è fatto di verdi foglie,e vola sopra un nido con tre uova a simboleggiare la fertilità di questa stagione. Siamo in un’atmosfera serena,felice,fatta di natura e di luce e i riferimenti non casuali sono all'aria,alla luce e alla rinascita.

03 novembre 2025

L' ARTE DI MORIRE







2 novembre:ricorrenza dei Defunti.Giorno di ricordi,di amarezza,di rimpianti,di rimorsi per quello che  è stato con chi ora non c'è più,per quello che sarebbe potuto essere e diventare,ed invece....E anche riflessioni su se stessi perchè,con l'età, il pensiero della morte diventa sempre più frequente.La Morte:l'uomo con la falce,come classicamente viene rappresentata,o come la clessidra che segna il tempo trascorso e che si assottiglia sempre più o come nella moderna rappresentazione di Ingmar Bergman nel suo memorabile film "Il Settimo sigillo".Ma anche,in alcune culture come momento di continuità,in altra forma,della vita.Non a caso gli antichi Egizi raffiguravano Osiride,come Dio della Morte e della Vita.

    


La Morte,uno dei pochi momenti nei quali   davvero  siamo uguali.Lo ricordava il grandissimo Totò nella sua poesia "'A Livella".Perchè la morte livella le differenze sociali,rendendo tutti tutti uguali,come lo strumento del muratore(la livella,appunto)che livella le superifici.La morte tutti parifica senza differenze di ceto e di beni,anche se a volte colpisce indiscriminatamente e con ingiustizia,strappando alla vita chi,come un ragazzo o un giovane,la vita ancora non ha cominciato a viverla.



La Morte è un tema universale che è stato molto esplorato dalla letteratura e dalla filosofia in tutti i secoli.Essa rappresenta il mistero dell'esistenza,la finitudine e il significato della vita, spesso rappresentata con diverse sfaccettature: dall'angoscia e disperazione alla speranza e consolazione. Autori come Eschilo, Sofocle, Pascoli, Foscolo, Tolstoj e Pavese hanno affrontato la morte in modi differenti, sia in modo concreto,sia in modo simbolico come metafora di un'interiorità malata o di uno sfacelo.Alcuni autori, come Seneca, hanno inquadrato la morte come un evento naturale e indifferente, ma anche come un'occasione per vivere al meglio la vita. Pascoli vede i cimiteri come luoghi protetti, dove la morte è una presenza che può essere confortante.Altri autori, come Edgar Allan Poe o i poeti del Novecento, hanno esplorato la morte come un incubo,una condizione di vuoto,di solitudine e di macabro.Ungaretti la vede come sinonimo di finitudine, ma anche come una porta verso la trascendenza.Per Foscolo la morte non è necessariamente un'angoscia, ma una speranza di pace e una forma di protesta contro il destino avverso. Nelle poesie di Pavese, come in Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, la morte è una fine inevitabile.Autori decadenti come Thomas Mann ne La morte a Venezia o D'Annunzio descrivono una morte che non è solo individuale, ma che pervade il mondo intero, diventando sinonimo di decadenza e disfacimento.Per Tolstoj ne "La morte di Ivan Il'ic", la morte è vista come un'esperienza personale e toccante.Leopardi,nel suo Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie, la morte è vista come un confronto con il Nulla.

Solo la cristianità,con la sua enorme diffusione,portò con sé l’idea  che i defunti continueranno in altri modi o dimensioni la loro vita di sempre, perché in funzione della condotta tenuta in vita, potrebbero anche finire in un inferno popolato da demoni e mostri che causeranno loro indicibili sofferenze oppure un paradiso come ricompensa al loro vivere buono.E proprio dalla cristianità è stato introdotto un simbolo universalmente riconosciuto che, nella medesima immagine, mostra il lato terribile della morte, con un Uomo sofferente inchiodato a una croce e grondante sangue dal corpo martoriato da una parte, e la speranza in una vita futura liberata da dolori e sofferenze dall’altra.Il senso incomprensibile della perdita della vita, legato contemporaneamente al senso di speranza e resurrezione.

Ma anche per l'Arte ed in particolare per la Pittura e la Scultura il 2 Novembre ha costituito nel corso dei secoli un momento di riflessione e un costante pensiero angosciato sul senso della Morte(e perciò della Vita)dell'essere umano  e non soltanto con riferimento alle immagini sacre così numerose in Chiese oltre che in collezioni e mostre.

Molte opere hanno avuto per tema il Cristo morto o,per meglio dire,le immagini in cui il cadavere è quello di Cristo, ma allo stesso tempo non lo è veramente, nel senso che il modello è chiaramente un cadavere che però,nella concezione tradizionale della Cristianità che contempla il mistero della Resurrezione, con il Cristo ha poco a che vedere.Come ad esempio quello che raffigura il tedesco Hans Holbein del 1521, in cui il cadavere è già in via di disgregamento.La bocca è aperta, gli occhi socchiusi le orecchie nere di decomposizione.Il cadavere giace ancora nella tomba.Un’immagine che colpì molto anche Dostoevskij,tanto da essere citata ripetutamente dal Principe Myskin,il protagonista del romanzo "L’Idiota".

Un’immagine simile a quella di Holbein per realismo,è "il Cristo morto" di Andrea Mantegna (1431-1506).In quest'opera il corpo di Cristo assume un colore impressionantemente cadaverico. Anche le ferite aperte a nelle mani,sui piedi e nel costato inflitte al Cristo sulla Croce,sono ormai prive di qualsiasi traccia di sangue, rivelando una carne in via di putrefazione.Una figura potente a cui non è facile rimanere insensibili ed entrata nell’immaginario collettivo da lungo tempo.


All'opera del Mantegna si ispirò anche  Annibale Carracci (1538-1585)nel suo dipinto La Salma di Cristo,in cui però si perde quel senso di realismo delle carni morte. In questo caso le ferite sono ancora sanguinanti e la tonalità della carnagione non risente della decomposizione delle carni.Accanto ai piedi si vedonoi i chiodi serviti a croceffigere Gesù.


Un'altra straordinaria opera che rappresenta il Cristo morto in una prospettiva nuova e originale è quella del "Cristo velato".La scultura venne realizzata da un noto artista napoletano Giuseppe Sanmartino.L’intento del Principe di San Severo,committente della scultura,era quella di far rappresentare Gesù coperto da un sudario trasparente, simbolo della sua sofferenza. Ammirando l’opera del Cristo Velato si vede infatti Gesù adagiato su un letto tra due cuscini con ai piedi i simboli della sua Passione:la corona di spine,i chiodi e una tenaglia.A lasciar senza parole è la capacità dello scultore nell’esser riuscito a render vivo il marmo,facendo notare,al di sotto del velo,ogni particolare del corpo di Cristo,persino la vena sulla fronte.L'opera si trova nel cuore del centro storico di Napoli, a pochi passi da Piazza S.Domenico Maggiore



E poi l'
immenso capolavoro di tutti i tempi:la "Pietà" di Michelangelo Buonarroti (1465-1564), nella quale una roccia inanimata e incolore riesce a trasformarsi in maniera incredibile in carni che sembrano vive,così vere e abbandonate che vien da chiedersi come abbia fatto un uomo ad estrarre quelle espressioni e sentimenti che sembrano parlare da un blocco di fredda pietra.Ma è inutile perdersi in descrizioni, basta guardare i particolari per restare estasiati.
 



Non meno cruenta della crocifissione era la macabra pratica della morte per decapitazione che ancora fino a qualche anno fa abbiamo rivisto praticata nelle orrende immagini diffuse in rete dall'Isis,con quella pratica barbarica che ha angosciato il mondo intero.Eppure proprio questa pratica tanto è stata riportata in molte opere pittoriche.La decapitazione è sicuramente una pratica orrenda e barbara alla quale abbiamo ma è pur sempre l'esecuzione di una condanna a morte e questo dovrebbe far riflettere quelle nazioni che si dicono civili e democratiche,come gli Stati Uniti,dove la colpa dell'individuo verso la società comporta la condanna a morte in forme non meno barbare come la sedia elettrica.
La decapitazione è un tema ricorrente nella pittura,e ha molteplici significati.Anzitutto esso rappresenta la lotta tra il Bene e il Male:in figure di racconti biblici come Giuditta e Oloferne, la decapitazione è la rappresentazione della vittoria del bene (Giuditta,una vedova ebrea,che usa la seduzione per infiltrarsi nella tenda del generale assiro Oloferne,che assediava la sua città, Betulia.) sul male (Oloferne)liberando la propria città dall'assedio.Oppure la decapitazione è vista come Paura e condanna:nelle opere di artisti come Caravaggio, la decapitazione è legata alla propria personale paura di essere giustiziato. Questa paura,del resto,è un tema ricorrente nelle opere del Caravaggio, riflettendo la sua vita turbolenta e la condanna a morte pendente su di lui.Altre volte attraverso con la decapitazione si vuole rappresentare la vendetta e il potere femminilile:in opere come quelle di Artemisia Gentileschi, la decapitazione può essere interpretata come una metafora della vendetta e del potere femminile contro la violenza maschile(ricordiamo che proprio la Gentileschi fu vittima di una violenza sessuale).
Altre volte ancora essa rappresenta il sacrificio,il supplizio o il martirio:la decapitazione di figure come San Giovanni Battista è anche rappresentata per simboleggiare il sacrificio e la martirizzazione ma la loro fede incrollabile di fronte alla morte. 
  • Nel corso dei secoli sono state realizzate sull'argomento opere di bellezza ineguagliabile come "David con la testa di Golia" ancora del Caravaggio 

o come quella di Artemisia Gentileschi:Giuditta e Oloferne


e sempre su Giuditta e Oloferne l'opera del Caravaggio:


Una delle rare rappresentazioni scultoree del racconto biblico di Giuditta e Oloferne è quella di Donatello


E ancora del Caravaggio "Salomè con la testa di San Giovanni Battista",conservato nella National Gallery di Londra:



Impossibile,poi,noon ricordare la statua di Benvenuto Cellini Perseo con la testa di Medusa :



Ma ancora più interessante è il discorso su La morte della Vergine del 1604,ancora del Caravaggio.Nell’iconografia tradizionale Maria, al momento della sua morte,è assunta in cielo,perchè non avendo Ella mai conosciuto il peccato,il suo corpo,che ha concepito e portato il Figlio di Dio, non poteva essere corrotto dalla morte.Ma per Caravaggio,l'essere un buon pittore significava “dipingere bene et imitar le cose naturali”.Così il pittore propone una scena talmente aderente al reale che all’epoca fu reputata blasfema.Addirittura per rappresentare la Vergine, prende come modello il corpo di una prostituta trovata morta nel Tevere.Ed infatti nel dipinto si nota il ventre gonfio di Maria e i piedi nudi fino alle caviglie,senza nessun accenno di misticismo,il chè suscitò scalpore e indignazione nei Carmelitani che gli avevano commissionato il quadro.
Spinto dal suo animo provocatorio e dalla necessità di replicare perfettamente il dato naturale,Caravaggio propone una scena estremamente povera ed esprime il dolore per la morte della Vergine in modo molto efficace:gli apostoli,stanchi,anziani e calvi piangono disperatamente, al pari della Maddalena, che seduta sulla sua seggiola si copre il volto con la mano. Pietro, che se ne sta silenzioso e a braccia conserte, sembra consapevole del suo nuovo ruolo di capo in seno al gruppo. Giovanni porta la mano sinistra alla guancia, nel gesto tradizionale del dolente. A terra, un catino di rame, dal quale penzola una garza, dice che il cadavere è stato da poco lavato.
 










Antoon van Dyck,allievo di Rubens,ci trasporta invece al di fuori dell’iconografia religiosa con l’opera "Rubens che piange la moglie" in cui, sebbene il cadavere di Isabella sia appena visibile, ciò che impressiona è quella bara scura e l’atmosfera cupa, pesante,notturna.Anche se tutte le figure appaiono comprese nel proprio ruolo,colpisce il cagnetto sulla sinistra che scruta i padroni con lo sguardo preoccupato e triste al tempo stesso.

La serie di quadri che rappresentano le lezioni di anatomia sono così numerose che meriterebbero di essere trattate a parte ma, dovendone scegliere solo alcune,è doveroso ovviamente ricordare quello di Rembrandt:Lezione di anatomia del dottor Tulp. Commissionato dalla gilda dei medici di Amsterdam, mostra il dottor Tulp che spiega il funzionamento dei tendini del braccio di un criminale impiccato poco prima della realizzazione dell’opera. Nel quadro è evidente il contrasto fra le carni rosee e vive dei medici e il corpo cereo, esangue e ingrigito del criminale. 


Uno dei cadaveri più famosi e più politici è quello di Jean-Paul Marat, dipinto, da Jacques-Louis David nel 1793 proprio nella vasca in cui fu ucciso per mano di Charlotte Corday. Una specie di santificazione laica di uno dei padri della rivoluzione francese, con tutti gli elementi della vicenda raffigurati diligentemente: il coltello, la penna d’oca, la lettera di supplica motivo dell’omicidio. Non una ricerca degli effetti della morte, ma una elevazione a simbolo del personaggio, che sembra quasi sorridere.



Abbiamo poi la morte delicatissima e romanticissima di Ophelia di John Everett Millais,ispirato dall' "Amleto" di Shakespeare("sui rami pendenti mentre s’arrampicava per appendere le sue coroncine, un ramoscello maligno si spezzò, e giù caddero i suoi verdi trofei e lei stessa nel piangente ruscello".(Amleto, Atto IV, scena VII).Ofelia nel dipinto appare più bella che mai nella fissità delle labbra dischiuse e sensuali. Tutto è perfetto:le labbra sensuali,le braccia aperte,i fiori che ancora stringe nella mano, le piante, l’acqua. Ben altra cosa rispetto alla morte da annegamento con i suoi devastanti effetti. 



Una morte che invece Edvard Munch rappresenta come terribile e crudele è quella del dipinto:"La madre morta e sua figlia" in cui la crudeltà è quasi insopportabile. La bambina piange disperata e, in due versioni precedenti, si chiude le orecchie e volta le spalle alla madre, come a non voler sentire ragione. La madre è cadavere dal volto scavato,il naso adunco,i denti che sporgono dalla bocca.





Il pittore tedesco Otto Dix fu uno che la morte la conobbe molto bene.Arruolatosi volontario nella prima guerra mondiale, ben presto si rese conto di quali atrocità, sofferenze e mutilazioni comportasse un conflitto del genere. Ne uscì profondamente sconvolto e rappresentò tutti gli orrori che aveva visto attraverso i propri occhi in una serie di incisioni dal grande impatto emotivo. Sebbene Dix non si esime dal mostrarne le atrocità,colpisce il fatto che la morte è incarnata da soldati tedeschi che la maschera antigas trasforma in teschi minacciosi. Una morte rappresentata in modo molto più pauroso di tutte quante le danze macabre


E poi Andy Warhol (1928-1987)che nella sua esperienza artistica pare aver esplorato ogni tematica possa venire in mente, compresa la morte, che lo ha toccato per mano di Valerie Solanas, che gli sparò diversi colpi di pistola nel 1968.
In questo caso,e a proposito di quanto si diceva innanzi,Warhol eleva a forma d’arte ciò che normalmente passerebbe in qualche pagina di cronaca, come in Little electric chair (1963) in cui una sedia elettrica è mille volte più evocativa di qualsiasi cadavere.Una stanza vuota,una porta con scritto silence, la sedia elettrica al centro della stanza. Un luogo che ha visto morire più esseri umani di qualsiasi altra comune stanza al mondo.A proposito di questo lavoro disse: “È incredibile quanta gente si appenda in camera un quadro della sedia elettrica,pensando solo se i colori vanno d’accordo con quelli delle tende”.



Un tema molto ripreso in pittura è quello della Morte per suicidio.Anche qui le opere da ricordare sono tante da richiedere un discorso a parte,ma ne richiamo solo qualcuna,legate ad episodi storici,narrazioni di fatti e persone o riferimenti letterari.

Così,per cominciare la "Cleopatra morente" del Guercino.Dopo la sconfitta di Marco Antonio,membro del secondo triunvirato e amante della regina,Cleopatra apprese che Ottaviano intendeva portarla a Roma per umiliarla in un trionfo.Per evitare questa umiliazione, scelse di suicidarsi.La versione più famosa è che si sia fatta mordere da un aspide (un serpente velenoso):morì poco dopo, insieme alle sue ancelle che la assistettero fino alla fine.



La morte di Socrate di Jacques-Louis David celebra il grande filosofo greco che fu condannato a bere un potente veleno,la cicuta,a seguito dell'accusa di corrompere i giovani con le sue idee e di non credere negli dei.




Sempre il pittore Jacques-Louis David dipinse "Morte di Seneca",anche in questo caso obbligato al suicidio dall'imperatore Nerone che lo riteneva ingiustamente responsabile di una congiura.Portato in un bagno caldissimo, spirò a causa del vapore e venne cremato senza cerimonia alcuna.

 

e ancora il suicidio di Seneca nell'altra realizzazione di Pieter Paul Rubens


"Morte di Catone" sempre del Guercino.Il grande pittore emiliano raffigura il suicidio del tribuno romano Marco Porcio Catone l’Uticense,che allo scoppio della guerra civile tra Cesare e Pompeo prese le parti di quest’ultimo e lo seguì in Oriente.Dopo l’uccisione di Pompeo e la sconfitta dei suoi seguaci, Catone, uomo di saldi ideali stoici, decise di porre fine alla propria vita trapassandosi il ventre con una spada ma fu soccorso e medicato; durante la notte, lasciato solo, si lacerò le bende e,riaprendosi la ferita,provocò con lucida determinazione la propria morte.


Nella Divina Commedia,come si sa,Dante nel Canto 13 dell'Inferno,parla dei violenti contro la propria persona e quindi dei suicidi.Anche essi sono dannati secondo la legge del contrappasso: coloro che hanno rinnegato e rifiutato il loro corpo, sono costretti nell’inferno sotto le sembianze di sterpi continuamente spogliati e rotti dalle arpie.Sotto : "La foresta dei suicidi" del pittore francese Gustave Doré


Il suicidio (Le suicidé) è un dipinto di Édouard Manet,Negli anni in cui realizzò Il Suicidio, Manet soffriva di problemi di salute che avrebbero segnato gli ultimi anni della sua vita.La sua prospettiva sulla fragilità umana e sulle difficoltà dell’esistenza può aver influenzato il trattamento di questo tema nel suo lavoro.
Il dipinto raffigura il corpo di un uomo disteso su un letto, con una pistola accanto. L’immagine è straordinariamente diretta e priva di dettagli superflui, concentrandosi esclusivamente sul tragico evento.L’ambiente è spoglio e austero, il che accentua l’isolamento e il senso di desolazione.


"Il suicidio di Dorothy Hale" di Frida KahloNell’ottobre del 1938 la nota attrice Dorothy Hale si gettò dal sedicesimo piano del grattacielo in cui alloggiava: l’Hampshire House di New York. La sera prima aveva dato una festa di addio per congedarsi dagli amici prima di intraprendere un lungo viaggio. La mattina dopo, la notizia raggiunse per prima la sua amica Clare Booth Luce, all’epoca editrice di Vanity Fair. Qualche tempo dopo l’editrice visitò una mostra di Frida Kahlo, la quale essendo venuta a conoscenza dell’accaduto, la avvicinò chiedendo notizie sulla morte dell’amica e offrendosi di dipingere un “recuerdo” in memoria della scomparsa attrice. La Booth Luce pensò che sarebbe stata una buona idea per alleviare il dolore della madre di Dorothy Hale e acconsentì.





In queste tante e varie rappresentazioni artistiche della Morte per suicidio mancano ancora,però opere che raccontino di quella nuova,angosciante urgenza esistenziale dell'Uomo moderno che tanto impegna i campi della Medicina,della Filosofia e più in generale,alla Bioetica,che è quella disciplina interdisciplinare che si occupa delle questioni morali,sociali e giuridiche legate alla vita e alla salute.Non parlo tanto della "Dolce Morte",dell'Eutanasia cioè(dal greco "eu" (bene) e "thánatos" (morte),che significa letteralmente "buona morte")ma di quell'altra forma di morte che l'individuo sofferente di malattia irreversibile e fatale,sceglie di darsi per liberarsi dal dolore fisico ed esistenziale e per salvaguardare la propria dignità di Essere Umano.Eppure l'Arte e la Pittura,che interpretano le angosce e le vicissitudini esistenziali dell'uomo,sapranno un giorno sicuramente dare visione e forma a una materia tanto controversa,drammatica e angosciante come questa.