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24 ottobre 2024

VITTIME E CARNEFICI

 




Avevo da poco finito di scrivere il post du di lei,sulla regista e attivista per i diritti umani iraniana Maysoon Majidi, detenuta presso il carcere di Reggio Calabria,quando, finalmente,è giunta la notizia tanto attesa: il Tribunale di Crotone ha rimesso in libertà Maysoon Majidi.

Maysoon Majidi è nata in Iran. Nel 2019 con suo fratello scappa dall'Iran per sfuggire a un mandato di arresto. La sua colpa? I diritti. Ci sono Paesi in cui la difesa dei diritti costa nel migliore dei casi il carcere e nel peggiore la vita.Così insieme al fratello decide di partire,giungendo,dopo un lungo peregrinare,fino alle coste del crotonese.Senonchè,per sua sfortuna,attracca in un Paese – il nostro – dove,da qualche tempo c'è l’ossessione di scovare scafisti in tutto l’orbe terraqueo. Così basta che alcune persone delle forze dell’ordine traducano poco e male le testimonianze dei suoi compagni di viaggio per essere accusata di essere l’aiuto del capitano,perciò scafista anche lei.E la prova "regina" sarebbe che Majidi distribuiva acqua durante il viaggio, evitando che i migranti venissero cotti dal sale e dal sole.Eh sì,perchè oggi in Italia è diventato reato anche l'umanità.

Così Maysoon viene arrestata e sbattuta in carcere.Lì dentro arriva a pesare 40 chili per uno sciopero della fame per invocare la propria innocenza. 

Dopo quasi un anno dall' arresto e dopo aver trascorso mesi di carcere  in situazioni degradanti per l'assenza di condizioni  igienico-sanitario degne di un Paese civile,Maysoon ha respirato l’odore della libertà nella notte, lasciando le mura del carcere di San Pietro a Reggio Calabria.Dopo dieci mesi,dopo 300 giorni di detenzione e un lungo processo che l'ha vista imputata con l’accusa di essere una scafista, il tribunale di Crotone ha accolto la richiesta di assoluzione,disponendo la liberazione immediata.

Perchè è questo che oggi accade in Italia..Lei che era attivista per l’HANA,l'associazione dei diritti dei curdi iraniani lei che ha girato il corto Thirsty Flight e tenuto una manifestazione di denuncia davanti alla sede ONU della città curda di Erbil,ricordando l’uccisione di  Mahsa Amini, da parte della ‘polizia morale',iraniana per un velo portato male, sperava di trovare in Europa la tanto decantata libertà,ecco in Italia proprio lei si è trovata in una cella.

Maysoon si è ritrovata in cella per la feroce normativa antimigranti e anti ONG fatta approvare dall'esecutivo Meloni-Salvini-Piantedosi.E a nulla sono valse le dichiarazioni spontanee rese dall’imputata, suffragate da foto con cui spiegava le ragioni per cui ha potuto girare un video quando era in coperta.Lei è proprio l'esempio,fra i 200 altri casi che si potrebbero richiamare,contro cui si accanisce, spesso perdendo poi i processi, una repressione a caccia di chi rende possibile l’ingresso nel Paese, ma in realtà si limita ad essere solidale con chi è nella stessa barca.Una donna che combatte per la libertà,la sua e quella dell'Iran,il cui regime brutale e sanguinario è giustamente condannato da governo e opposizioni, ma che quando diventano richiedenti asilo, vanno incarcerate.Questa è la logica repressiva di questo governo,frutto di una perversa narrazione secondo la quale sarebbe in corso una "sostituzione etnica".

Ora,che tutto si è concluso (Maysoon però ha perso in carcere un anno della sua vita)resta la domanda.Semplice.Difronte a situazioni come queste è così difficile lasciare da parte,almeno per una volta l'ideologia,il calcolo elettorale,che poi si trasformano in disumanità,e distinguere le vittime dai carnefici ?

18 novembre 2023

LA DITTATURA DELLA MAGGIORANZA






Con l'ennesimo decreto sicurezza(é già il 4°!!!!)varato dal governo Meloni,l'esecutivo italiano più a destra di sempre,dimostra,una volta di più,di avere un'ossessione securitaria,con un ricorso continuo,quasi morboso,maniacale a una sorta di "populismo panpenalistico",che poi é il modo di dare la risposta più immediata a fatti di cronaca secondo logiche punitive e repressive in senso illiberale ed antigarantista solo per raccogliere consensi elettorali,senza riguardo alla reale idoneità delle misure adottate per ridurre veramente la criminalità.

Tutto si risolve,per questo Governo,nel creare nuovi reati e,per quelli già esistenti,nell'aumentarne le pene.C'è come una smania di galera e repressione a ogni costo,in un Paese dove pure i reati sono in calo da ormai 30 anni. Non è nemmeno giustizialismo,è come lo schiumare di una bava rabbiosa di bestia che non leva "la bocca dal fiero pasto".

Dal decreto sui rave party,che inaugurò la stagione meloniana, agli ultimi decreti sicurezza,passando per le norme anti ONG e contro le baby gang per i fatti di Caivano.Il tutto in una logica di "diritto penale del nemico":individuare,cioè,alcuni soggetti da indicare all’opinione pubblica come pericoli e costruire reati appositamente su di loro.

In particolare colpisce la ferocia e l'accanimento di aumenti di pena per chi promuove rivolte carcerarie.Anche prima questo reato era punito.Ma evidententemente non bastava:é come se ogni volta ci si debba mostrare più cattivi,punendo sempre di più.

Eppure si sa che 9 volte su 10 le rivolte in carcere scoppiano per le disastrose condizioni di vita:il sovraffollamento per cui in celle per due si dorme in sei,i cessi alla turca a fianco ai letti a castello, il freddo d’inverno e il caldo d’estate,le restrizioni a incontrare i familiari, le strutture fatiscenti, tutto in violazione della norma costituzionale sulla dignità della detenzione e la finalità rieducativa della pena.Per il governo,invece,quello che conta sono le norme repressive non quelle di tutela dei diritti dei detenuti.

Ma c'é un altro aspetto che colpisce e cioè le norme che mirano a far espiare la pena in carcere alle donne incinte e a quelle con figli di età minore di un anno.Il che significa che bambini di pochi anni vedranno negata la propria infanzia e cresceranno anche loro dietro le sbarre e lontano dai propri coetanei.L'obiettivo chiaramente va alle “borseggiatrici rom”: d’ora in poi il carcere è obbligatorio a meno che il giudice non abbia il coraggio di contraddire il governo disponendo misure alternative al carcere,ricorrendo all'istituto delle case famiglie per detenute con bimbi nell'interesse del benessere del minore.Sarebbe questa una risposta umana e civile al problema del bilanciamento tra esigenze di difesa sociale e i diritti alla maternità.Già,sarebbe.Senonchè si sa bene che questi istituti in Italia sono pochissimi e comunque mal funzionanti.

Risulta chiaro che nel mirino del trio Meloni-Salvini-Piantedosi ci sono i migranti, i detenuti, i giovani che creano disordine e la microcriminalità che andrebbe sì affrontata ma in modo mirato, non indistinto.Ma con questo uso simbolico del diritto penale, si fanno norme che rimangono sulla carta,essendo totalmente irragionevoli e sproporzionate producendo l’effetto già descritto da Beccaria: se punisci un reato più lieve come il reato più grave, il rischio è che la persona compia direttamente il reato più grave.

E non basta.Il nuovo decreto permette agli agenti fuori servizio e in abiti borghesi,di portare armi private senza licenza e non le pistole d’ordinanza.In questo modo si rischia il Far West con una giustizia fai da te,in violazione di ogni garanzia costituzionale e processuale.Si metteranno in giro centinaia di migliaia di armi che possono alimentare il "modello americano" con il rischio di far possedere armi a chi voglia fare vendette anche di tipo personale.Il tutto senza che il decreto preveda controlli medici o misure di controllo psicologico.

Nel porre in essere questi provvedimenti si ha l'impressione che chi governa si ritenga autorizzato,in nome di un’investitura elettorale,a disporre dello Stato,delle sue leggi (Costituzione compresa) e della sua organizzazione e relative articolazioni, in modo pieno e assoluto.E' una concezione predatoria e autoritaria di chi ritiene che, avendo la maggioranza elettorale,abbia anche la sovranità popolare.Si crede,cioé,che chiunque abbia ricevuto un momentaneo successo elettorale(che alle successive elezioni potrebbe non averlo più)possa modificare a suo piacimento leggi e Costituzione,ignorando i più elementari diritti dell'individuo.

Questo modo di pensare rappresenta lo scivolamento verso una nuova forma di dittattura,quella che già Alexis de Tocqueville,nella sua famosa opera "La Democrazia in America",definiva come la "dittatura della maggioranza".

L’impianto legislativo di uno Stato non è qualcosa che si plasma sulla base della volontà della maggioranza politica del momento. Codici civili e penali, codici di procedura, leggi in materia pensionistica, norme sugli appalti di opere e altre ancora,non sono disposizioni buone per un’unica stagione secondo la volontà di una sola parte politica,ma debbono garantire diritti e prerogative dei cittadini per periodi ben più lunghi di una o due legislature.è opportuno che tutte quelle circostanze trovino idonea rappresentanza, secondo i principi di democrazia e uguaglianza.

19 agosto 2023

QUESTO DISGRAZIATO, BELLISSIMO PAESE




La matematica non é un'opinione e difronte a certi numeri non puoi girarci attorno.E se poi i numeri in materia di sbarchi e immigrazione sono quelli forniti direttamente dal Ministero dell'Interno,non si può nemmeno stare a fare chissà quali interpretazioni o a prendersela con le "speculazioni" da parte delle opposizioni.Difronte ai quei numeri é lampante che le politiche del governo Meloni in materia di immigrazione sono un clamoroso disastro e un fiasco totale.

I dati forniti dal Ministero dell'Interno dicono infatti che  dal primo gennaio di quest'anno a Ferragosto sono sbarcati nel nostro Paese oltre 100 mila migranti,con un aumento del 107% rispetto ai 49mila di tutto l'anno scorso.Ecco,questi sono i numeri che attestano il totale fallimento del governo Meloni in materia di flussi migratori.E i dati appaiono ancor più significativi se si pensa che proprio la questione migratoria era stata messa in cima alla lista di promesse fatte dalla destra in campagna elettorale con quei beceri slogan tipo "blocchi navali" oppure:attenta Europa che ora "la pacchia è finita".

Nessun governo,negli ultimi 6 anni,ha fatto peggio di Meloni in quanto a sbarchi.Né Gentiloni,né Conte,né Mario Draghi,il quale,nello stesso momento,ha dovuto fronteggiare anche qualche altro "problemino" come la pandemia,le vaccinazioni e la guerra in Ucraina.

In verità la premier qualcosa  lo ha  fatto,usando le buone e le cattive.Dapprima ha usato le cattive,i toni duri,la faccia feroce,gli atteggiamenti,cioé,tipici della cultura e delle politiche della destra,tutta legge e ordine.Così arrivarono i decreti contro le navi Ong,a cui venne impedito il soccorso in mare ai migranti;poi ci fu la tragedia di Cutro,a cui seguì le polemiche con Macron con la falsa propaganda sul "cambio di passo" in Europa e la narrativa secondo cui adesso "finalmente l’Italia conta".

Come poi quella fase "cattivista" è andata a finire é ben noto.E' cominciata allora la fase "buonista" della Premier,quella dell'approccio più dialogante con l'Europa,della quale la Meloni,nonostante il suo becero sovranismo elettoralistico,ha capito bene di non poter fare a meno.

Son cominciati,così,i "piani Mattei" per blandire e compiacere le dittature nordafricane con paccottate di soldi elargiti dalla tanto detestata Europa.La Premier ha così cercato di concludere accordi in Nordafrica(soprattutto col dittatore tunisino Saied)per fermare le partenze.Ogni volta quegli accordi erano descritti come un trionfo diplomatico,ogni volta é seguito il niente più totale.Sono stati talmente un fallimento quei presunti accordi,che il governo italiano é stato costretto perfino a chiedere  una mano alle navi Ong per fermare la strage nel Mediterraneo.

Naturalmente il fenomeno migratorio é complesso e problematico da affrontare.Ma questa,più che un esimente é un aggravante nel comportamento della Meloni.Perché la colpa maggiore della presidente del Consiglio è stata quella di aver mentito agli elettori,proponendo soluzioni demagogiche,violente e populiste, cavalcandone gli umori peggiori,affermando che se la situazione dell'immigrazione in Italia era così grave era perché chi governava prima di lei era "complice" o amico degli scafisti.Alcune centinaia di migliaia di sbarchi dopo,la Meloni ha dovuto prendere atto(anche non dicendolo)che le cose stavano diversamente da come lei le raccontava quand'era all'opposizione.

La verità é che non si possono avere ruoli diversi a seconda se si sia al governo o all'opposizione.Bisogna avere,sempre e comunque,il senso dello Stato ed avere la responsabilità di "governare" il Paese anche stando all'opposizione.E' un percorso obbligato e nessuno può sottrarsi a questa prova.Nemmeno quelle forze che ora sono passate all'opposizione e inveiscono demagogicamente contro la destra di governo.Del resto c'erano già stati esempi in questo senso.Il più eclatante é stato quello dei Cinquestelle.Prima della loro vittoria alle politiche del 2018,avevano promesso la chiusura dell'Ilva e della Tav:una volta al governo,però,non hanno potuto più metter piede né a Taranto né in Val di Susa per il tradimento di quelle promesse.

E la verità é anche che l'Italia non ha(più)una classe politica e dirigente che sappia guardare ai reali bisogni della gente.Si vive di propaganda,proclami e sondaggi e la Politica(con la maiuscola)e il senso dello Stato sono oggi parole sconosciute in questo nostro disgraziato eppur bellissimo Paese.

27 luglio 2023

DENTRO IL BUIO DELLE NOSTRE COSCIENZE






Stanno facendo il giro del mondo le foto dei migranti africani morti di sete e di fame nel deserto al confine tra Tunisia e Libia.Nelle dune aride e soffocanti, i loro sogni hanno incontrato la loro fine.In particolare ha colpito e straziato quell'istantanea di quella mamma e della figlioletta,distese morte sulla sabbia rovente,i corpi riarsi dal sole.Grazie poi all'impegno e alle ricerche della giornalista Antonella Napoli,quei corpi hanno avuto almeno la dignità e il decoro di un riconoscimento:quella mamma si chiamava #DossoFati e fuggiva dalla Costa d'Avorio.con la piccola Marie(nella foto sopra DossoFati con la figlia ed il marito,del quale non si hanno più notizie).
Quell'immagine è atroce,paragonabile solo a quella del piccolo Alan Kurdi morto sulle coste turche nel 2015.



L’amore di una madre,il sogno irrealizzato di una bambina,che voleva andare a vivere la vita dei suoi coetanei europei.Quell'immagine  é diventata l’immagine-simbolo della tragedia dei subsahariani deportati dai tunisini nel deserto africano ma,come testimoniato da molti giornalisti,sono tanti altri i migranti(e i morti)respinti dalla Tunisia e abbandonati nel deserto al confine con la Libia.Tutto questo ricade come pesante responsabilità sul presidente tunisino Kais Saied che ha dichiarato guerra ai subsahariani in nome di una fantomatica "sostituzione etnica"(guarda un pò,pure da quelle parti usano lo stesso,spregevole linguaggio di alcuni sgradevolissimi personaggi del governo Meloni).
 
Questo è il risultato della feroce politica del presidente tunisino Saied,lo stesso Saied con il quale la presidente Giorgia Meloni si è detta "molto soddisfatta di aver siglato un Memorandum d'intesa insieme alla Ue,per le politiche di controllo della migrazione con i Paesi del Nordafrica".

Questo,ancora una volta,hanno fatto l'Europa e il governo Meloni:nessuna indignazione difronte alla tragedia dei subsahariani.Come sempre hanno finto di non vedere,anzi hanno fatto accomodare l'assassino Saied a un posto d’onore al tavolo europeo,con la firma di un memorandum,dandogli tanti soldi per gestire i migranti.Quei migranti che lui ha ammazzato come quella mamma e la sua bambina.

Ed invece dovrebbe farci vergognare e indignare quella foto.Quel viso affondato nella sabbia,le braccia aperte,come di chi crolla senza avere più la forza di proteggersi nella caduta:la donna è morta vicino a un cespuglio.La piccola accucciata accanto a lei,una mano infilata sotto il corpo della mamma,forse alla ricerca di un ultimo abbraccio che lei non le poteva più dare.

Quella mamma e la sua bambina non sono naufragate in mare,come tanti altri disperati che,scappando dalla fame e dalle guerre,sono poi morti affogati nelle acque del Mediterraneo.Loro,quella donna e la sua bambina,al mare nemmeno son riuscite ad arrivarci.Sono state ammazzate dalla fame,dalla sete,dal caldo torrido al confine fra la Libia e la Tunisia.Quei due poveri corpi sono il simbolo dell’ennesima crisi umanitaria.Ma per i governi sovranisti europei quei corpi sono poco più di cenci abbandonati nel deserto o,secondo il ministro Piantedosi,"un carico residuale".Cercava una nuova vita quella donna,un futuro migliore per sé e per la piccola Marie,perché potesse crescere in un Paese dove fame,povertà,risorse pressoché inesistenti,istruzione quasi impossibile,fossero solo un ricordo.Ma quelle speranze si sono infrante ancor prima di arrivare a metà strada,così come per tanti altri in questi anni.

Di Dosso Fati e Marie non conoscevamo il loro volto e nemmeno da quale inferno provenissero,abbandonate con i loro corpi con la faccia dentro la sabbia.E' morta sotto il sole torrido del deserto quella donna con la sua bambina;ma in realtà é morta dentro il buio pesto delle nostre coscienze,dentro la notte dove è morta l’umanità,nell’inferno di quel dolore che noi Paesi "civili" abbiamo deciso di infliggere a chi cerca solo di sopravvivere.Grazie all'opera meritoria di Antonella Napoli si é ricostruita l’identità di queste ultime vittime,ma ancora tanti,troppi sono i video e gli scatti dell’orrore che continuano a provenire dal deserto al confine tra Libia e Tunisia.Se queste due nazioni fanno violenza materiale a queste povere vittime,anche noi usiamo loro violenza:la violenza dell’indifferenza,il deserto arido delle nostre coscienze,che diventa una fossa comune uguale al mare mediterraneo.

Son trascorsi 8 anni dalla morte del piccolo Alan Kurdi a quella di Marie.In questi 8 anni l'emergenza migratoria non solo non si é fermata nonostante le facce "feroci" e i proclami di Salvini e Meloni,ma è aumentata a dismisura(più di 70.000 gli sbarchi solo nei primi 6 mesi dell'anno)ed é diventata sempre più drammatica:quante altre foto e video bisognerà vedere perché la nostra umanità e pietà venga risvegliata,senza parlare di ridicoli "blocchi navali" ?

Ma forse c'é anche dell'altro:ognuno di noi,singolarmente,ha perso ogni sentimento di pietà e partecipazione al dolore degli altri.E forse anche la solidarietà,l’empatia e l’umanità verso l'altro sono sentimenti "razzisti":sommergiamo di silenzio e disinteresse la tragedia umana che riguarda i migranti neri che fuggono da carestie e guerre e per loro non valgono gli stessi diritti e le stesse tutele che (giustamente)abbiamo fatto valere per altri disgraziati in fuga da un'altra tragedia e un'altra guerra come quella d'Ucraina:che però erano bianchi.

20 giugno 2023

SE MUORE ANCHE LA PIETA'





Lampedusa nel 2013,e poi il canale di Sicilia nel 2015 e poi Cutro,nel febbraio di quest'anno.E adesso quest'immane tragedia avvenuta nelle acque di Pytos,nelle isole del Peloponneso dove c'é stato un naufragio di un peschereccio nel Mar Egeo con a bordo più di 700 persone :600 i morti e tra loro circa 100 bambini che erano nella stiva del peschereccio.Posti diversi e lontani tra loro,eppure così vicini ed eguali.E' come se una invisibile linea rossa legasse tutti insieme quei posti.Una linea al di là della quale sembra che ogni sentimento di umanità e solidarietà,comprensione e compassione(dal latino "patire con",condividere il dolore,la sofferenza)siano mai arrivati.

Ma forse la notizia più mostruosa di quest'enorme sciagura é che essa non fa più notizia,per quanto siamo quasi come abituati ed indifferenti al fatto che migliaia di esseri umani muoiano ogni anno a pochi chilometri dalle nostre coste o per le strade della civilissima Europa.Forse perché,se non sappiamo respingere la falsa narrazione populista dei Meloni,Salvini e Piantedosi,non riusciamo più a intendere quanto grave sia quello che sta accadendo.Ed il problema comunque rimarrà,perché questi disgraziati sono così disperati che continueranno ad arrivare,preferendo rischiare la vita in questi terribili viaggi della speranza,piuttosto che vivere gli orrori delle proprie terre.

Ed invece queste sono cose che ci riguardano da vicino,visto che guerre,crisi ambientali,persecuzioni e violenze,sono tutti fattori che determinano esodi di massa sempre più massicci dal sud al nord del mondo.Uomini,donne,bambini che scappano per mettersi in salvo che quasi mai trovano rifugio e assistenza in Europa.Ed infatti i governi europei,di fronte a tragedie come quella di Cutro e l’ecatombe nel Peloponneso,dopo qualche ipocrita lacrime da coccodrillo,non sanno o non vogliono trovare un terreno comune d'intesa se non quello di vietare approdi, violando trattati internazionali e ogni principio di umanità.

Da anni,ormai,l'Europa soccombe al nazionalismo e alle campagne di odio della destra xenofoba.Non ci sono vere discussioni su come governare la mobilità delle persone,sull'individuazione di soluzioni praticabili e la previsione di modelli di integrazione.E nemmeno la creazione di un programma europeo di ricerca e salvataggio che impedisca queste stragi.

L’obiettivo di risolvere l'epocale problema dei flussi migratori rimandando indietro i migranti illegali verso paesi di partenza o di transito é dunque solo un miraggio,agitato dai governi solo a fini elettorali e di politica interna.Il fatto é che in questo momento non ci sono leader europei del livello di un De Gasperi,un Adenauer o uno Schumann,in grado di uscire da egoismi e immobilismi,per pensare in maniera lungimirante ad un continente vicino che tra 20 anni avrà due miliardi e mezzo di abitanti.Il sostegno all’Africa è nostro interesse,oltre che un obbligo storico e morale.

Questa nuova strage al largo della Grecia,dimostra infatti che occorrebbe fare di tutto per evitare nuove tragedie del mare, proteggendo donne,bambini e famiglie,ed in questo modo anche l’onore del continente europeo.Questa tragedia ci impone l'obbligo di tenere a mente che la parola “Solidarietà”,oltre che una parola citata nella Costituzione e nella Carta dei diritti dell’UE,dovrebbe essere un sentimento etico ed umano,invece oramai scomparso dal nostro patrimonio morale.

L’Europa è diventata sempre più inospitale,chiusa di fronte a gente che fugge da altre terre a cercare sopravvivenza e pane.In questo atteggiamento si coglie la decadenza e il disfacimento dell'originario,comune patrimonio culturale europeo come sognato da tante grandi,da Victor Hugo  ad Altiero Spinelli.

Erano proprio queste,invece,le caratterisitiche della cultura e della civiltà europea ed italiana:l'accoglimento e lo scambio con altri e diversi mondi,da quello giudaico a quello arabo e bizantino.Ed invece oggi siamo qui,a guardare con indifferenza,quasi con fastidio,quelle immagini che ci arrivano dal Peloponneso.Ma quei(tanti)morti non sono salme,non sono statistiche sull’ammontare dei cadaveri:sono uomini,donne e bambini con una vita spezzata per sempre.Per questi altri 600 morti non ci sono state braccia tese,braccia che li salvassero e permettessero loro di sbarcare sulla terraferma.

Ma quando finirà tutto questo?Sembra che perfino Dio taccia,sembra che abbia abbandonato quei suoi figli che ancora di più Lo invocavano.E intanto l’ingiustizia continua a trionfare.E non ci ribelliamo nemmeno più di fronte a queste immani stragi di migranti.Troppe sofferenze,troppe morti.Nell’Egeo sembra essere morta anche la pietà.

09 giugno 2023

E' STATO LO STATO











Pensavamo che gli orrori del caso Cucchi,morto in un Comando dei carabinieri a Roma per le violenze,le percosse e i pestaggi brutali ricevuti dai militari dell'Arma,fossero un caso gravissimo ma comunque isolato.Ma poi ci sono stati i pestaggi e le violenze della polizia carceraria nel carcere di Santa Maria Capua Vetere,dove i detenuti venivano costretti a mettersi in ginocchio,le mani dietro la testa,la faccia rivolta al muro e giù manganellate e calci e pugni ed umiliazioni anche contro un uomo in sedia a rotelle.

E non c'eravamo ancora tolti dagli occhi le immagini brutali del video della trans già bloccata a terra e pestata a sangue dagli agenti della Polizia Municipale di Milano che solo qualche giorno dopo un altro video ha mostrato due carabinieri che sferrano pugni e calci ad un giovane bloccato e fermato a terra.

Insomma,é sembrato di rivedere anche in Italia le brutali scene di violenza della polizia americana contro la gente di colore,come quelle che portarono alla morte di George Floyd.



E in questi giorni ancora una volta la legge si é fermata fuori un Palazzo dello Stato,proprio uno di quelli nei quali il cittadino ancor di più si aspetterebbe di veder tutelati i propri diritti.E' accaduto a Verona.E' accaduto nella Questura di Verona,dove un’umanità dolente ritenuta di serie B(tossici,ladruncoli,senza tetto,piccoli spacciatori,migranti di varie etnie)é stata per mesi trattata con sadismo,violenza,disumanità e con umiliazioni da una ventina di agenti(tra cui alcune donne)che lì prestano servizio.Questo fecciume di gente(loro sì che sono del ciarpame subumano)hanno inflitto alle loro vittime ogni possibile variante di violenza fisica e psicologica.Percosse,bagni nell’urina,spray urticante negli occhi e nel retto,atti spesso alimentati da “odio razziale”.Delle assolute carogne che hanno abusato del loro potere e delle loro divise.Per quegli agenti quella povera gente portata in Questura era solo carne da macello che prima,però,era da offrire al ludibrio degli altri lestofanti loro colleghi.Come quando obbligavano un povero cristo,un clohard,un povero senza tetto a urinare in un angolo e poi a farsi straccio per asciugare con la sua pelle e i suoi vestiti la propria urina.Tutti soprusi e vessazioni contro i più fragili,affetti da dipendenze,come alcool o stupefacentie o stranieri senza permesso per colpa delle leggi del trio Meloni-Salvini-Piantedosi.

Nella Questura di Verona si torturava.Ma evidentemente parecchi erano anche affetti da malattia del sonno o da sordomutismo.Perché in tutti questi mesi,ad esempio,di nulla si accorgevano di quello che stava succedendo il questore  o tutti gli altri colleghi dei carnefici di Verona.

Ora sarà un giudice che accerterà i fatti e le responsabilità.Perché,grazie a Dio,siamo ancora in uno Stato di diritto.Ma uno Stato di diritto doveva far rispettare anche i diritti di quei poveri cristi e così,invece,non é stato.E non basta affidarsi alla solita retorica che é colpa solo di alcune “mele marce” che infangano le migliaia di agenti che servono il Paese con lealtà.

In realtà il tema che questa vicenda pone è di natura politico-culturale.Certo,in Italia non c'é alcun allarme democratico da parte delle forze dell’ordine;é però altrettanto vero che in Italia c'é un rapporto stretto tra una cultura autoritaria,xenofoba,refrattaria ai diritti,che percorre il Paese e gli uomini(e le donne)chiamati a difendere l’autorevolezzza e l'integrità delle istituzioni e dell'ordinamento democratico.Un esempio ?.In questi giorni la destra di governo sta per approvare una legge che abolisce il reato di tortura,e questo nonostante che da quasi 40 anni l'ONU abbia adottato la Convenzione internazionale contro la tortura e abbia indetto per il 26 giugno di ogni anno la Giornata internazionale per le vittime della tortura.E questo nonostante che l'art. 13 della nostra Costituzione stabilisca:"E` punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà".Ed invece questo governo oscurantista e repressivo,guidato dal duo Meloni-Salvini,dopo aver criminalizzato i rave parties  e qualificato per legge la gestazione per altri come crimine  universale,adesso vuole abolire il reato di tortura,in nome di una concezione etica del diritto penale.

E pensare che anche Papa Francesco ha chiesto che la comunità internazionale si impegni nell'abolizione della tortura."Come é possibile-si chiede Bergoglio-che la capacità di crudeltà dell'uomo sia così grande?".Perché,egli aggiunge,la tortura "non é storia di ieri,ma anche di oggi".Queste cose Papa Francesco le aveva dette già anni fa,in un discorso del 2014 alla delegazione dell’Associazione internazionale di diritto penale,quando sottolineò che “questi abusi si potranno fermare unicamente con il riconoscere il principio del primato pro homine,vale a dire della dignità della persona umana sopra ogni cosa”. 

E dunque i fatti di Verona segnalano la necessità di una cultura della legalità,da parte delle forze dell'ordine,volta a mantenere il rispetto dei diritti di ogni individuo,anche se e soprattutto se questi sia in stato di limitazione della propria libertà,con tolleranza zero contro ogni forma di abuso di autorità.Ma occorre anche che anche le forze politiche che oggi governano il Paese abbiano il senso di una sacralità per i principi dello stato di diritto e per i valori e i principi della Costituzione smettendo finalmente di adoperare scomposte parole d’ordine identitarie,talvolta oscene,che denotano piuttosto una forma di cultura autoritaria e intollerante.Altrimenti al prossimo episodio come quello di Verona non si potrà certo dire che é stata solo colpa di qualche "mela marcia":si dovrà dire che é stato lo Stato a violare la legge.

18 marzo 2023

QUEI PUPAZZI DI PEZZA






Senza false ipocrisie e buonismi a tutti i costi,é comprensibile la paura che prende noi italiani,nel vedere intere zone delle nostre città ormai non più nostre ma dominio di altre etnie di immigrati.Di questa paura se ne sono appropriati e su di essa vi hanno speculato i partiti sovranisti e populisti(Lega o Fratelli d'Italia in particolare)per costruirci sopra le proprie fortune elettorali,facendo ricorso allo slogan di stampo razzistico:"Prima gli Italiani".

Ma le vicende della pandemia prima,della guerra in Ucraina poi,e la conseguente crisi economica,hanno forse cambiato il "sentire" degli italiani,facendo ritrovar loro l'autentica e specifica identità,storica e culturale.Che non é quella e soltanto di "essere" e sentirsi italiani ma di essere e sentirsi anzitutto "umani".A che serve infatti essere italiani,se, essendolo,non si è anche e prima di tutto umani?Anzi.A ben vedere il concetto stesso di italianità è un modo specifico di "essere" umano.Certo,c’è di sicuro un bel po’ di retorica nel detto "italiani brava gente",perché non è per nulla vero che noi siamo sempre brava gente.Però generosi sì.Magari imprecisi,indisciplinati,arruffoni,opportunisti,comunque generosi.Perciò essere "solo" italiani o dire "prima gli italiani" senza essere anzitutto "umani",sarebbe una radicale contraddizione con la nostra natura e le nostre radici.
Sì,le radici;perché noi siamo un popolo che viene da lontano e i nostri valori derivano dai nostri antichi "padri" latini,quei valori che essi chiamavano i "mos maiorum",cioé "il costume degli antenati",che rappresentavano lo specifico della civiltà romana.Per una società come quella romana,le tradizioni sono il fondamento dell'etica:l'austerità dei comportamenti,il senso civico,la pietas e l' humanitas
Ecco,l'"h'umanitas",cioé l'attenzione e la cura reciproca tra gli uomini.E poi la "pietas",che é qualcosa di più della nostra semplice pietà:pietas è la capacità di empatia verso chi soffre,é il saper far propria la sofferenza altrui.Forse é il commediografo romano Terenzio a rappresentare la migliore sintesi dei "costumi degli antichi padri" e della pietas che tra tutti é quello più alto."Homo sum,nihil humani a me alienum puto"."Sono un uomo,nulla di ciò che è umano mi è estraneo",é la celebre frase di Terenzio,che esprimeva il valore della "pietas".
Oggi,nell'unico villaggio globale nel quale viviamo,non possiamo non partecipare alle vicende degli "altri":dalla guerra ai cambiamenti climatici alle migrazioni di massa.Ma ancora di più é un italiano a non potersi "permettere" di sentirsi estraneo,eredi come siamo,oltretutto,anche di quella cultura e formazione cristiana.Perché ognuno di noi può essere credente o non-credente,ma,come diceva il laicissimo Benedetto Croce,"non possiamo non definirci cristiani"
Essere italiani,allora,nel senso morale del termine,significa essere il contrario di indifferenti.Significa prendere parte,aiutare.Anzi,di più.Riprendendo le parole di  don Milani,non solo non essere estranei,ma,al contrario,preoccuparsi,prendersi cura degli altri.Così,infatti,egli scriveva:"I care" é il motto intraducibile dei giovani americani migliori che significa:"Me ne importa,mi sta a cuore".Proprio l'opposto del motto fascista “Me ne frego”.

La tragedia di Cutro ha destato emozione e commozione nella pubblica opinione italiana.Eppure nella classe politica italiana c'é chi,chiuso nel suo ottuso egoismo e nelle sue squallide e misere speculazioni elettorali,non capisce tutto questo.Questi politici non capiscono che la morte in mare di un migrante e dei loro bambini é anche la nostra morte,di una parte di noi.Perché muore la pietas.Per questo alcuni l’altro giorno hanno tirato dei peluche contro le auto dei politici:per protestare,nel nome della politica migliore,quella che sa trasmettere emozioni e sentimenti positivi, e soprattutto nel nome dei cento e più morti annegati,dei loro familiari,e anche di chi estraneo non vuole essere. 

Quei pupazzi di pezza lanciati contro le auto blu dei ministri del governo più a destra della storia italiana hanno avuto proprio questo significato.La Premier Meloni non ha avuto la sensibilità di andare innanzi alle bare dei bambini morti a 10 metri dalla spiaggia di Cutro,ma ha poi fatto una conferenza stampa a dir poco surreale.Con lei al tavolo c'erano dei ministri(Salvini e Piantedosi soprattutto)con dei volti già maldisposti,esitanti,imbarazzati.La pioggia di quei peluche non ferisce,è inoffensiva,ma forse turberà anche loro,perché ricorderà per sempre l’innocenza dei bambini morti in mare.Resterà comunque uno schiaffo morale per una classe politica irresponsabile e insensibile.
Un giorno qualcuno ci chiederà dove eravamo quel 26 febbraio,l giorno della strage,e bisognerà rispondere.Certo,qualcuno potrà dire:"ho lanciato un peluche" e sarà di certo troppo poco.Ma chi ha lanciato quei peluche anche da lontano,anche solo idealmente dalle proprie case potrà dire almeno di non essersi sentito "estraneo".Perché quei peluche erano un simbolo come quelli di tante altre parti del mondo.Simboli dall’enorme valore allegorico che scuotono la disattenzione.Come gli ombrelli aperti a Hong Kong,o le scarpe economiche legate al collo dei manifestanti russi dalla parte di Navalny contro le scarpe costose di Medvedev;o i capelli delle donne iraniane tagliati per additare la morte della libertà ad opera dei sanguinari ayatollah.
Insieme a quei simboli occorre,però,anche pensare,perché l'esercizio del Pensiero é sempre la salvezza dell'Uomo.Pensiamo,ad esempio,alle case lasciate dai bambini afgani che si sono messi in viaggio per mare insieme a quegli "irresponsabili"(vero ministro Piantedosi?)dei loro genitori. Quelli che "non dovevano partire".Pensiamo all’angolo dei loro giochi,e a quei peluche con i quali mai hanno potuto giocare.Adesso attorno a quelle bare bianche ci sono tanti  peluche inservibili e attoniti,che adesso son diventati un atto di accusa contro i falsi alibi di leader di tutti i governi europei insensibili e inadempienti.

06 marzo 2023

ESSERCI O NON ESSERCI







Lui, il Presidente Sergio Mattarella a Crotone c'era.C'é andato per rendere omaggio alle vittime della strage dei migranti avvenuta vicino le coste della Calabria.Davanti alle bare bianche di quei corpicini con le targhette dei loro nomi o con i macabri codici di esseri umani non identificati,il Presidente,per l’ennesima volta ha dovuto porre rimedio,con il suo carisma,a uno Stato ridicolo,che si vanta di essere la 7° potenza industriale del mondo ma che poi non riesce a salvare una barca con quel suo carico di umanità.
Sì,a Crotone,davanti a quelle bare,Mattarella c'era ed in lui si è stagliata la solitudine di una istituzione,che ha ancora la consapevolezza di rappresentare uno Stato civile e solidale.Ma se quell'Istituzione a Crotone era l'unica ad esserci,intorno a essa,intorno al Presidente la gente si é riconosciuta,perché ha capito il valore dell'esserci e del non esserci in certe circostanze.Mattarella a Crotone c'era ed é perciò che solo a lui sono andati gli applausi e le richieste di "giustizia" della gente.A non esserci,invece,sono state le altre Istituzioni dello Stato,come i Presidenti delle Camere,per esempio,e tantomeno il Governo che a Crotone non ha avuto la sensibilità o il coraggio di andarci. 
Come in altri momenti,il Capo dello Stato ha avvertito la necessità di colmare quel vuoto.E' stato in silenzio il Presidente davanti a quelle bare.Eppure quel silenzio tante parole ha saputo dire.I Ministri,invece,hanno balbettato qualcosa o hanno taciuto,e se hanno parlato hanno detto cose vergognose ed indecenti come quelle che ha detto il Ministro Piantedosi("la disperazione non giustifica le partenze dei migranti").Questo oggi accade perché c'é un Governo che vive solo sui proclami e sull'ideologia,soprattutto sulla questione dei migranti,come già s'é visto con il decreto contro le ONG.
Ora,come sempre,nessuno ammette le proprie responsabilità,sperando poi che il passar del tempo e il dilatarsi della memoria tutto copra e soffochi,anche "quelle" grida disperate che venivano da quella barca spezzata nel mare in tempesta.Questa é la tattica del governo:evitare autocritiche,non ammettere colpe e nemmeno interrogarsi su cosa sia successo quella notte,come invece avverrebbe in qualsiasi Stato civile.Da quella maledetta domenica,invece,ogni giorno crescono nuovi dubbi e domande sulle responsabilità di chi doveva agire per salvare quelle vite.La verità,però,é molto più semplice.Quel dramma c'é stato perché le regole d'intervento sono state cambiate dal governo gialloverde del 2018 con i c.d. "decreti-sicurezza".Con quei decreti,cioé,si è distinto tra "interventi di polizia" e "interventi di soccorso" e così la Guardia Costiera(competente per il soccorso e con navi più potenti)non é uscita per salvare quei poveracci.Ma in un Paese civile un “pasticcio” di  questo tipo semplicemente non è ammissibile. Sul perché non sia intervenuta la Guardia costiera ha senz'altro ragione l'ammiraglio Vittorio Alessandro, ex portavoce del Comando generale della Guardia Costiera,il quale,con amara ironia ha detto:(prima erano le ONG...)"a un certo punto le nostre motovedette sono diventate i taxi del mare,i nostri uomini da eroi sono diventati la cinghia di trasmissione,le nostre navi,come la "Diciotti" e la "Gregoretti"(che l'allora Ministro degli Interni Salvini aveva bloccato nei porti)dopo aver salvato i migranti in pericolo,sono state lasciate fuori dai porti".
Con il governo Conte 1(ministri Matteo Salvini e Luigi Di Maio)sono cambiate le regole ma é cambiato anche il clima politico che ora,con un governo di destracentro,é arrivato ad una esasperazione ulteriore del problema dell'immigrazione,entrando oltretutto in profonda rottura con l'Europa.Come si fa a non vedere che il problema è politico?
Ecco allora che Mattarella  viene percepito dalla gente come il simbolo dello Stato vero contro lo Stato ridicolo.E' inutile girarci intorno,il governo è oggettivamente sul banco degli imputati.Si dice che queste tragedie sono accadute anche in passato.Certo,ma che significa? La strage di Cutro è avvenuta adesso,ed è il governo di adesso che deve spiegare e chiarire cosa si è fatto e cosa non si è fatto senza trincerarsi nel burocratese e nell'ipocrisia.E' anche per questo che il governo doveva esserci a Crotone,da dove,invece,é scappato. 
Quello che questo governo non ha capito é che dimenticare Crotone non sarà mai più possibile.Ancora di più dopo aver visto quell’immagine del Presidente davanti a quella fila di bare.Perché andare o non andare a Crotone,esserci o non esserci davanti a quelle bare significa anche questo:saper ESSERE o NON ESSERE Stato,saper interpretare o no i veri sentimenti della gente.

03 marzo 2023

VOLEVANO "SOLO" VIVERE







Definirla una strage é poco.E' successo il 26 febbraio,un giorno che dovrem(m)o ricordare per molto tempo.E'successo a Steccato di Cutro,vicino Crotone.Una barca in balia delle onde,un pezzo di legno che si spezza in due nel mare in tempesta,che affonda davanti alle coste calabresi.Era stracarica di migranti quella barca.Volevano la vita e hanno trovato la morte.La morte per decine di persone che venivano dall'Afghanistan,dalla Siria,dall'Iran e dall'Iraq.E c'erano tanti bambini,alcuni nati appena da qualche giorno.I corpicini di 14 bambini allineati sulla spiaggia.Una strage di dimensioni inaudite,e che si poteva evitare.La barca,infatti,era stata avvistata alle 21 del giorno prima da un aereo a 40 miglia dalla costa calabrese.Le autorità italiane sono state avvertite ma hanno deciso di non muovere a soccorso ma semplicemente di aspettare il barcone a terra.La barca è arrivata sulla costa calabrese alle 4 del lunedì mattina successivo,dopo 7 ore di navigazione nel mare in tempesta e lì si è schiantata contro uno scoglio.

Ma c'é qualcosa di ancor più agghiacciante.Ed indecente.Sono le parole del ministro dell'Interno Piantedosi (sì,sempre lui,sempre quello che definì i migranti:"carico residuale")ad essere indecenti.Il ministro dell'Interno ha rimproverato le mamme che hanno portato su quella barca i propri figli."La disperazione non giustifica i viaggi a rischio",ha detto.E poi,citando(non si capisce a che titolo)J.F. Kennedy,quasi a mò di lezioncina moralistica:"Io non partirei se fossi disperato perché sono stato educato alla responsabilità di non chiedermi cosa devo chiedere io al luogo in cui vivo ma cosa posso fare io per il Paese in cui vivo per il riscatto dello stesso".Praticamente nella logica del ministro chi fugge da quei paesi dovrebbe invece restare lì e chiedersi cosa può fare per il suo paese.I naufraghi,cioé,avrebbero dovuto mettersi al servizio dei governi dei talebani o degli Āyatollāh,quei regimi sanguinari e repressivi dai quali essi fuggono per cercare una vita degna e migliore.

Invece per il ministro se poi quella gente annega la colpa é loro.Quella gente scappa da situazioni invivibili per sé e i propri figli,pagando trafficanti senza scrupoli che li trasportano su barchini insicuri verso le nostre coste.Come se non sapesse,il ministro,che quella gente scappa da guerre,carestie e siccità.E partono anche mettendo in conto tutti i rischi di quei viaggi in mare,pur di non morire ogni giorno nei loro Paesi per la fame,la guerra o per un velo mal messo.

Steccato di Cutro è il luogo della tragedia.Un nome che sembra scritto dal destino.Quegli esseri umani(perché sono esseri umani),quei bambini morti sulla spiaggia sono andati a sbattere proprio contro un alto steccato,un muro enorme:quello costruito dall'Europa e dall'Italia,con i mattoni dell’ipocrisia,dell'egoismo,dell'odio e dell'intolleranza di un sovranismo dilagante in tutto il Continente.

"La disperazione non giustifica i viaggi a rischio";"Io non partirei se fossi disperato",é la lezioncina del ministro.Ma  se il suo appartamento andasse a fuoco,se la sua famiglia fosse a rischio, cosa farebbe lui?Non si getterebbe magari anche dalla finestra, pur di tentare una via di salvezza ?

E' questo che bisogna chiedersi:cos'è la vita nei paesi da dove quei poveracci scappavano.I morti di Cutro venivano da Afghanistan,Iran,Iraq,Siria.Da quell’Afghanistan abbandonato dall’Occidente nelle mani dei sanguinari assassini Talebani di cui nessuno parla più.Un Paese senza più diritti,che per le donne è una non vita,dove metà della popolazione non ha di che mangiare.Oppure scappavano da quell’Iran soggiogato dalla dittatura degli Ayatollah,dove si muore per un velo,e dove il Pensiero viene represso in un mare di sangue.Oppure dall’Iraq che é sull’orlo di una nuova guerra civile.O fuggivano dalla Siria quelli che dai gas di Assad era riuscito a salvarsi.Come crede si possa vivere in quei posti,signor ministro ?

Il naufragio di Steccato di Cutro e le parole del ministro sono la morte dell'Umanità.Di fronte a quei legni restituiti dal mare,a quelle piccole bare bianche allineate nel Palazzetto dello Sport,si rimane allibiti,angosciati ma anche con una grande rabbia dentro.Perché questa cosa é avvenuta in Italia,in un Paese che si definisce civile,umano e solidale.

Sono morte tante persone e quell'assurda e delirante lezione di vita se la poteva proprio risparmiare,signor ministro.E anzi,faccia uno sforzo,signor Ministro Piantedosi,li perdoni quei migranti così maleducati e irresponsabili,che scappavano dai loro Paesi perché volevano "solo" vivere.