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01 dicembre 2025

CHARLES DICKENS,UN RACCONTO DI VITA




Il 1° dicembre 1870 moriva Charles Dickens,uno dei più straordinari scritttori di ogni tempo

Già da piccolo Charles si appassionò alla lettura, in particolare ai romanzi di Daniel Defoe e Henry FieldingNel 1823, la famiglia di Charles Dickens si spostò in un degradato quartiere periferico di Londra.L'anno seguente il padre di Dickens fu incarcerato a causa di debiti non pagati. A causa di ciò, all'età di soli 12 anni, Charles Dickens dovette impiegarsi in una fabbrica di lucido per scarpe. Questa fase della sua vita fu estremamente sofferta e le sue esperienze di vita influenzarono profondamente la sua opera letteraria.In particolare il pensiero di Dickens è caratterizzato da una feroce e impietosa critica sociale,che mette in luce i mali dell'era vittoriana,come la povertà,lo sfruttamento dei lavoratori,il lavoro minorile e le ingiustizie del sistema giudiziario(queste ultime vengono denunciate soprattutto nella sua opera "Casa desolata" (Bleak House), un romanzo in cui espone le lungaggini e le inefficienze della giustizia e le loro devastanti conseguenze sulle persone comuni.

E tuttavia Dickens non era un rivoluzionario, ma credeva nel miglioramento morale dell'individuo,nell'importanza dei valori come la famiglia e l'amicizia, e nella speranza di redenzione. La sua opera critica anche il razionalismo e l'utilitarismo a favore della compassione, della fantasia e di un'educazione che nutra il cuore e non solo la ragione.Egli non mirava a una rivoluzione politica, ma a un cambiamento interiore, credendo che la soluzione dei problemi sociali risiedesse nel miglioramento etico e morale delle persone.Dickens,cioè,era un sostenitore dei più deboli e credeva nell'importanza della carità, dell'empatia e del sentimento verso i più sfortunati.Ma nonostante la cruda rappresentazione delle ingiustizie,i suoi romanzi contengono un forte messaggio di speranza, dimostrando che la redenzione e il miglioramento sono possibili anche nelle condizioni più difficili.

Charles Dickens, dall'osservazione delle cupe periferie delle città industriali, della vita squallida dei poveri e delle pietose condizioni degli operai nelle fabbriche, arrivò a ritrarre realisticamente la società vittoriana e a sollecitare riforme sociali.Il tema più sorprendente nella narrativa dickensiana è la denuncia del problema dei rapporti tra le classi sociali,e il desiderio che tutti potessero ascendere nella scala sociale, con la consapevolezza dei problemi causati dallo sfruttamento del lavoro e dalla corruzione, dai mezzi capitalistici e utilitaristici o dall'inadeguatezza dei servizi sociali.Le questioni sociali si concentravano solitamente sul rapporto tra individuo e società e quindi il viaggio del personaggio principale dei romanzi di Dickens si svolge spesso tra questi due poli.In "David Copperfield" e "Oliver Twist", Dickens attacca proprio alcuni di questi mali sociali: le prigioni per debitori,le case di lavoro, l'istruzione repressiva,la pena capitale e il conformismo mascherato da religione e giustizia. In tutti questi romanzi c'è poi sempre una forte denuncia del lavoro minorile,essendo i bambini le vittime principali della Rivoluzione Industriale inglese,maltrattati,sfruttati in duri lavori(miniere,industria tessile),spesso lasciati morire di fame e picchiati a morte.

Altro tema importante è la sua critica al ruolo preminente del denaro nella società materialistica vittoriana."David Copperfield" trasse ispirazione dal lavoro di Dickens in un magazzino di fabbrica e dall'incarcerazione del padre per debiti.Charles Dickens, dall'osservazione delle cupe periferie delle città industriali, della vita squallida dei poveri e delle pietose condizioni degli operai nelle fabbriche,arrivò a ritrarre realisticamente la società vittoriana,sollecitando riforme sociali.

Negli stessi anni cominciò a pubblicare a puntate "The Pickwick Papers"("Il Circolo Pickwick"),un romanzo di carattere umoristico che racconta le avventure del Signor Pickwick e del suo servitore Sam Weller. Il romanzo non ebbe un successo immediato, ma successivamente le vendite aumentarono e finalmente raggiunse la fama sia in Inghilterra sia negli Stati Uniti.

Il romanzo divenne un genere popolarissimo durante l’epoca vittoriana, infatti, in questo periodo il numero dei lettori aumentò in modo considerevole anche perché un maggior numero di persone era in grado di leggere. I romanzi erano pubblicati a puntate in periodici settimanali o mensili, questa forma di pubblicazione era più economica e ciò rendeva i romanzi accessibili anche alle classi meno abbienti.Anche Charles Dickens pubblicò i suoi romanzi in forma seriale e per pubblicare il maggior numero di episodi possibile, sia a causa della pressione degli editori sia per il bisogno personale di denaro, scrisse senza sosta creando una gran quantità di personaggi e intrecci secondari all’interno dello stesso romanzo.Dickens pubblicò molti romanzi in forma seriale su famose riviste del tempo:tra questi Oliver Twist,David Copperfield,Little Dorrit (La Piccola Dorrit)i cui protagonisti divennero il simbolo dell’infanzia sfruttata, uno dei più gravi problemi sociali del tempo. Tra le altre sue opere più famose pubblicate sulle riviste del tempo ci sono:"La Bottega dell’Antiquario","Hard Times"(Tempi Difficili),"Bleak House"(Casa Desolata),"Great Expectations"(Grandi Speranze)"Our Mutual Friend"(Il Nostro Comune Amico) e il famoso "A Christmas Carol"(Racconti di Natale).

Nessun romanziere riuscì come Dickens a rappresentare il vasto panorama sociale dell’Inghilterra vittoriana. Ambientò la maggior parte dei suoi romanzi a Londra, città che conosceva  a fondo grazie al suo lavoro di giornalista che lo portava a fare indagini tra i quartieri londinesi più malfamati.Lo scrittore era consapevole della corruzione materiale e spirituale del tempo causata soprattutto dalla Rivoluzione Industriale e per questo sviluppò un atteggiamento critico nei confronti della società, denunciando le terribili condizioni in cui erano costretti a lavorare gli operai, il lavoro minorile, il crimine, la prostituzione e il sistema legale inglese verso cui non aveva alcuna simpatia, ma ebbe la capacità di affiancate descrizioni terribili della miseria e del crimine che imperversavano nella capitale inglese a episodi umoristici e comici

Dickens creò una galleria di personaggi, talvolta comici e grotteschi, appartenenti a diverse classi sociali (avvocati, commercianti,industriali,negozianti,insegnanti e operai) e descrisse i loro atteggiamenti, le loro ambizioni e vanità. Alcuni suoi personaggi sono tra i più memorabili nella storia della letteratura inglese, come l’orfano Oliver Twist o Ebenezer Scrooge, il protagonista di A Christmas Carol, il cui cognome “Scrooge” è diventato parte della lingua inglese per indicare una persona avara.

Oliver Twist è il secondo romanzo di Dickens, probabilmente il più popolare e fu pubblicato a puntate mensili tra il 1837 e il 1839 su una rivista chiamata Bentley’s Miscellany.Oliver Twist è un romanzo di forte condanna sociale verso la diffusione del crimine, il maltrattamento e lo sfruttamento dei bambini, l’immoralità delle istituzioni, in particolare gli ospizi di mendicità creati dalla Legge sui Poveri del 1834. Nell’Inghilterra vittoriana le classi aristocratiche non avevano bisogno di lavorare per vivere ed anzi per l'ipocrita moralismo borghese il duro lavoro era sinonimo di virtù morale,mentre la povertà era considerata come un peccato.Per la mentalità del tempo, infatti,la disoccupazione derivava dalla pigrizia,idea sostenuta anche da Thomas Malthus nel suo saggio Essay on Population, in cui affermava che la carità era inutile perché incoraggiava la pigrizia. Gli ospizi per poveri, che erano supportati dai fondi pubblici e dalle parrocchie, ospitavano gente senza lavoro e bambini orfani e abbandonati, le condizioni di vita in queste istituzioni erano terribili proprio per scoraggiare i poveri a entrarci.I mariti e le mogli erano separati tra loro e anche dai loro figli che erano costretti a lavorare duramente ed erano malnutriti. Oliver Twist, attraverso la cui storia Dickens descrive la crudeltà e l’ipocrisia dell’Inghilterra vittoriana, è un bambino buono che fugge dall’ospizio, ma dopo molte disavventure, scoprirà la sua vera identità e troverà la felicità.

Charles Dickens ha sempre goduto di una tale popolarità a livello mondiale che molti suoi romanzi sono diventati anche dei successi sia al cinema sia in TV. Le sue storie sono perfette per il piccolo e grande schermo grazie alla trattazione di temi di denuncia sociale rilevanti ancora oggi e alle descrizioni dettagliate dei suoi personaggi che dopo aver sofferto tante ingiustizie,riescono a riscattarsi e a realizzare i loro sogni.Sono almeno trecento le trasposizioni cinematografiche e televisive basate sui romanzi di Charles Dickens;tra le più famose ricordiamo: Oliver Twist,per la regia di Roman Polanski;"A Christmas Carol",prodotto dalla Disney Pictures per la regia di Robert Zemeckis del 2009 e il "Circolo Pickwick",una intelligente e originale miniserie televisiva prodotta dalla Rai in sei puntate,diretta da Ugo Gregoretti trasmessa nel febbraio 1968

Può passare il tempo ma leggere Dickens non stanca mai.Anzi.La vincitrice del Premio Nobel per la letteratura del 1996,la poetessa polacca Wislawa Szymborska addirittura sostiene che:«Preferisco Dickens a Dostoevskij».Ma come,verrebbe da chiedersi,il disgustoso ladruncolo Fagin contro Stavrogin,Pickwick vs Myskin?E perchè "Canto di Natale","David Copperfield" e "Oliver Twist" continuano a mantenere un’adattabilità immortale,come se non più dei Fratelli Karamazov?

Forse la risposta ce la dà il grande scrittore americano Philip Roth:«La gente-dice Roth-non legge pensando all’arte:legge pensando alle persone».E' qui il punto: Charles Dickens è uno straordinario inventore di storie al cui centro ci sono personaggi che diventano persone.È questo il segreto della grande letteratura.Dalle storie delle imprese di uomini,dal racconto di amori sofferti,sino alla denuncia del sopruso e del pregiudizio, la narrazione trasforma un’emozione individuale in sentimento che riguarda tutti gli esseri umani e l’essenza stessa dell’umanità. Palpitiamo per le vicende di David Copperfield e ci indigniamo per i soprusi che Oliver Twist subisce proprio come se fossimo noi stessi a subirli.Ed è come leggere il primo esempio di “romanzo sociale”, l’inedita rappresentazione anti-romantica della vita reale dei poveri, dei diseredati e dei delinquenti che popolavano la Londra della rivoluzione industriale,in cui lo sfruttamento del lavoro infantile e la prostituzione minorile erano condizione scontata e largamente condivisa.

Facile oggi affermare che Dickens è il “padre” della potente opera di denuncia sociale compiuta successivamente da Zola nei suoi romanzi.Altrettanto facile accostarlo a Steinbeck,che scrisse degli sfruttati americani del Novecento.Ma Dickens è altro,molto altro e infinitamente di più:è quello che si definisce un classico.Cioè quel genere di cosa (letteratura,pittura,architettura,scultura,musica)capace di annullare le barriere di spazio e tempo,inchiodandoci alla pagina e facendo diventare noi stessi protagonisti della storia che stiamo leggendo.

23 dicembre 2024

RACCONTI DI NATALE







Il Natale è giorno veramente unico,particolare e incomparabile non solo per la religione e per la Cristianità in particolare,ma un pò per tutto il mondo e per tutte le genti.Sarà forse per quella singolare atmosfera,per quel particolare stato dell'animo e per quel tempo di attesa e di vaga speranza che quei piccoli,grandi momenti che il Natale sa dare.Ed il Natale è la festa dei bambini,forse perché intorno a loro almeno in quel giorno possono vedere gioia e sorrisi.

Eppure anche se unico e singolare,tanti e tanto diversi sono i modi nei quali scrittori e poeti hanno raccontato questo giorno.Così c'è il modo più classico e fiabesco come quella dei fratelli Grimm(bella la loro favola "Gli Elfi e il Calzolaio")e come i Grimm anche Hans Christian Andersen nel suo racconto:"L’abete", dove si narra la storia di un piccolo abete ansioso di crescere.Una volta cresciuto,viene tagliato e portato in una casa per essere abbellito;l' abete si sente inorgoglito per aver raggiunto una casa degli uomini.Tuttavia, al termine dei festeggiamenti viene riposto in soffitta senza troppa cura.E l'insegnamento allora è questo:bisogna sapersi rallegrare e meravigliare anche dell'esistente e del presente, del dove si vive,della bellezza del bosco,di una giornata di sole o degli uccellini che cantano, senza pensare soltanto a un futuro che forse non sarà come viene immaginato.

Forse però la più celebre tra le favole natalizie è senz’altro "Canto di Natale" di Charles Dickens,notissima in tutto il mondo.La storia racconta di Ebenezer Scrooge, un ricco e anziano commerciante molto tirchio che non crede all’amore,alla generosità e alla carità. Ma in una notte magica,Scrooge riceve la visita di tre spiriti, il Passato, il Presente e il Futuro.Grazie a loro, Scrooge comprende che il Natale è un momento di riflessione e di amore per il prossimo e decide di cambiare la sua vita, diventando un uomo migliore e più generoso.


E tantissimi ancora e tutti grandissimi sono gli autori di ogni tempo che hanno scritto sul Natale:da Collodi a Tolstoj,da Lope de Vega a Stevenson,da Twain a Rimbaud,e ancora D'Annunzio,Pascoli, Deledda,Trilussa, Brecht e Moravia.Per non dire,poi,del teatro,per il quale basterebbe ricordare "Natale in casa Cupiello" del grandissimo Eduardo De Filippo.Ognuno di questi autori ha raccontato il proprio modo di "sentire" il Natale;ognuno,con le loro parole e i propri racconti hanno saputo sorprendere,commuovere,rallegrare,emozionare.

Ma ci sono anche modi più originali e diversi di raccontare il Natale.Come,ad esempio,"Miniature di Natale" della scrittrice americana Pearl Buck,premio Nobel per la letteratura nel 1938.In esso l'autrice parla del significato misterioso e unico del Natale e dei vari modi in cui i protagonisti dei suoi racconti giungono a scoprirlo.I racconti si basano sui ricordi dei molti Natali trascorsi dall’Autrice sia in Cina sia in America. Non importa che l’albero sia il bell’abete della tradizione americana o un esile bambù cinese o anche che non vi sia niente di tutto questo.Ciò che conta è lo spirito del Natale, il momento magico in cui ogni essere umano, solo con se stesso e con i suoi ricordi, sente il bisogno di dare e ricevere amore, solidarietà, comprensione.Come pure quegli altri fondamentali sentimenti:la fratellanza fra gli uomini, quale che sia il colore della loro pelle; l’imperativo di proteggere i bambini innocenti dalle ingiustizie e dai pregiudizi del mondo; la necessità che i popoli della terra non siano travagliati dalle guerre.Un’esortazione all’amore e alla fede rivolta per tutti.


Un altro modo originale di raccontare il Natale è quello di un altro Premio Nobel della Letteratura,Luigi Pirandello.Nella novella "La Messa di quest'anno", la riflessione sul Natale l'Autore rimpiange la perduta innocenza della fanciullezza e avverte la delusione del presente per la mancanza del vero spirito natalizio di amore, carità e umana solidarietà. Anche in una festa così diffusa, il suo intervento non manca di sottolineare i difetti tipici della modernità con il culto d’una realtà che inneggia al laicismo,al positivismo e alla tecnica.L’autentica verità del Natale è in quelli che soffrono, ma questi purtroppo,a causa delle loro sofferenze,non riescono più a sollevare lo sguardo al cielo.


Davvero tanti sono i modi con i quali si può raccontare questo giorno particolarissimo dello Spirito e della Mente.Ma forse per chi già da tempo bambino non lo è più,quelli di Buck e di Pirandello sono i modi più veri e autentici di "sentire" il Natale. 

19 gennaio 2024

MEGLIO CAROSELLO



Col tempo il mondo e la società cambiano e anche le professioni,le arti,i mestieri si modificano ed altri nascono,in rapporto al diverso modello di società e di stili di vita venutosi a formare.Ed oggi è "nato" quest'altro "lavoro",così tanto ambito dalle giovani generazioni:l'"influencer".

Dice il vocabolario:"Influencer è quel personaggio di successo,popolare nei social media e in generale molto seguìto dai media, che è in grado di influire sui comportamenti e sulle scelte di un determinato pubblico".Quindi un tizio che sui social,avendo acquisito per le sue "qualità"(quali poi?)attenzione e ascolto presso numerose persone che lo/a “seguono”(i c.d. followers)è in grado di "indirizzare" le scelte di costoro verso l'acquisto di un bene o prodotto,ricavando dei guadagni da quel meccanismo di "persuasione".

L'Influencer,dunque,come persona di successo.Ma cos’è poi il successo?Sempre dal vocabolario:è la:"riuscita,affermazione,celebrità,fama,notorietà,popolarità.Questo è il successo,oggi.Nel vecchio mondo di "prima",invece,il successo derivava dall'acquisizione di conoscenza,dal sapere e dal (saper)pensare e proporre progettualità originali.In questo modo si era ammirati,non “seguiti”.

Oggi invece è proprio quello lo scopo:contare il numero dei "seguaci",che sui social ti "vengono dietro"come belante gregge in adorazione.Un successo ottenuto grazie ai propri video e foto nei quali ci si atteggia e ci si mostra per come è più vantaggioso far credere di essere.Per questa non ha senso vivere senza apparire.Per loro la vita è “essere visti”.

Nel suo celebre libro  “Avere o Essere,Erich Fromm dimostra come le cose che crediamo di possedere in realtà ci possiedano,e che l’abbandonarci a un consumismo smodato conduca inevitabilmente alla perdita della nostra identità.


In questa società della comunicazione,dei social,del gossip,della sovraesposizione mediatica,il titolo di quel libro forse andrebbe cambiato in “Apparire o essere”,vero dilemma della contemporaneità.L’illusione maggiore del mondo dei new media, della televisione,dei social network è l’aver fatto pensare che la felicità possa essere un regalo e non il frutto di un lavoro faticoso, il tutto a scapito della capacità di affrontare la realtà della vita.

Da un lato gli influencer,dall'altro il popolo dei "followers",dei "seguitori".Quel popolo a cui piace sentirsi in qualche modo "parte" del mondo fatato(???)degli influencer.Ore e ore a seguirli sui social.Com’è possibile non accorgersi che è tutto finto?A ben pensarci anche il pifferaio magico era un influencer,lo seguivano tutti in massa,prima i topi  poi i bambini di Hamelin,gli uni affogando nel fiume,gli altri sparendo nel nulla per sempre.Lui usava la musica (per questo era magico) gli influencer foto e video.

Gli influencer mostrano ai e condividono con i loro "seguitori" il loromondo:amori,figli,genitori,matrimoni,malattie,premi.Poi,così,per caso,tra quelle immagini compaiono un paio di jeans,degli occhiali da sole e magari,quand'è Natale o Pasqua,un pandoro o una colomba.Una maniera subdola di pubblicità proposta infilando citazioni di un brand dentro un post o un videoclip.

È questa la nuova forma della pubblicità:suggestionare,persuadere,influenzare,mediante la condivisione:l'influencer mostra,ostenta,al "seguitore" il proprio modello di vita e gli dice che anche lui può essere parte di quel mondo,acquistando quel prodotto o quel marchio,mentre lui,come un piazzista, ricava una percentuale sul venduto.
Alla fine l'influencer non è altro che il nuovo modo di fare pubblicità(o "reclame" come si diceva un tempo)e il follower non è che un altro modo di essere consumatore.Ci voleva mica la Ferragni per capirlo.E' il commercio,bellezza.E il consumismo.Il nuovo modello della vecchia forma di Potere che inganna e possiede l'individuo,come già aveva capito Pier Paolo Pasolini.


Ancora oggi,del resto,alcuni filosofi moderni,studiosi dei fenomeni della Rete,sostengono che gli influencer sono una perversione del capitalismo che oggi si difende creando figure elitarie che assumono,per mezzo dei social,un comando economico e culturale,inculcando il messaggio:"Tutto e subito".

Sarà che sono un "boomers",sarà non so cosa,ma io ricordo un altro tipo di pubblicità,che a distanza di anni,mi suscita tenerezza e sorrisi:quella di "Carosello",che la Rai mandò in onda negli anni del boom economico e che raccontava di un’Italia del dopoguerra ancora poco scolarizzata  ma con famiglie unite da un sentimento positivo,piena di speranza verso il futuro;l’Italia  che dopo la guerra e il fascismo,s'era ripresa la propria libertà e nella quale tutto sembrava funzionare alla perfezione,fino a quando poi arrivarono gli anni di piombo.


In quell'Italia “Carosello” promuoveva un consumismo “buono” con quegli spot pubblicitari creati come mini commedie, attraverso cui si pubblicizzavano prodotti tramite famosi attori e registi.Eppure proprio la Rai di allora,vedeva "Carosello" come una vergogna,perchè il concetto stesso di pubblicità mal si coniugava con la mission di tv pedagogica che la Rai s'era data; la réclame era una cosa "brutta",e portava il pubblico sulla "cattiva strada" del consumismo.Era perciò che solo alla fine di quelle minicommedie c'erano 15 secondi(il "codino",tecnicamente)nei quali compariva il nome del marchio.
Perchè era questo che succedeva.Carosello rappresentava in forma pop l'anomalia italiana "centrista". La sua nascita avvenne infatti all'incrocio tra la cultura cattolica e quella marxista, entrambe concordi nel ritenere il denaro (e il profitto) un escremento diabolico.Da questo matrimonio germinò quel "codino", ossia la caratteristica ipocrita di quei proto-spot: la netta separazione tra gratuiti sketch e un'autonoma parte sul prodotto, che arrivava in coda ai filmati.Il prodotto repelle,però compratelo, per carità.

Certo,da allora tempo ne è passato,la società è cambiata e Carosello non c'è più.Siamo nell’epoca del mondo digitale,dove gli spot in tv incalzano a ritmo incessante,come un bombardamento mediatico:pubblicità brevi e immediate,in ogni fascia oraria.E non si chiama nemmeno più pubblicità o réclame,ma advertising marketing e sta in tutte le cose e fa parte delle nostre vite quotidiane.

Ma oggi  che Carosello non c'è più,comprendiamo che esso non era solo "reclame";perchè,anzi,questa,diventava secondaria rispetto a quello che Carosello riusciva a fare.Carosello riuniva e connetteva(esso sì)famiglie e persone,perchè conteneva tutti i generi più popolari:lo sketch comico,ma anche la fiaba,il teatro di avanspettacolo,cinema(western,avventura,poliziesco)sceneggiati tv,cartoni animati.Oggi,invece,anche all'interno della stessa famiglia,non ci si parla più,divisi e distanti come siamo,il capo chino sui cellulari,a seguire Facebook,Instagram o Whatapps.

La Rai,con Carosello fece evolvere consumi e costumi.In breve tempo la televisione diventò strumento di unificazione nazionale,sia sotto il profilo socio-culturale,sia sotto il profilo linguistico.Molte persone,in particolare quelle dei ceti meno abbienti,iniziarono a comprendere maggiormente la lingua italiana.L’avvento di questa ondata di modernità fatta di spensieratezza,musica e risate diede alle persone un nuovo inizio;un’accesso più diretto nei confronti della vita,facendo dimenticare gli anni della'immane tragedia della Guerra.
Questo è stato il diverso tempo che Carosello ci ha dato,le emozioni e i sentimenti che sapeva suscitare.Quelle emozioni che nessuun influencer potrà mai dare.

06 gennaio 2024

L' ADORAZIONE DEI MAGI




Il 6 gennaio la Chiesa cattolica celebra l’Epifania.Nella tradizione cristiana l'Epifania è la festa della rivelazione di Gesù come Dio.Il termine"epifania"viene infatti dal greco e significa "apparizione", "venuta".Ancora oggi, nella tradizione cattolica, il 6 gennaio rappresenta il giorno in cui i Magi giungono alla grotta di Betlemme dove è nato Gesù Bambino. Secondo il Vangelo di Matteo(2,1-12)i Magi sarebbero stati alcuni saggi astrologi o scienziati che seguendo una stella,"il suo astro" (qualche studioso ha ipotizzato che si trattasse di una Cometa di Halley di passaggio in quel periodo storico)giunsero da Oriente a Gerusalemme per adorare il bambino Gesù, il "re dei Giudei" che era appena nato.Il nome di "Magi" deriva non deriva dal fatto essi fossero versati nelle arti magiche,ma per la loro grande competenza nella disciplina dell'astrologia.Che poi fossero in tre verrebbe fatto risalire al numero di doni che portarono a Gesù: l’oro, che ne omaggiava la regalità; l’incenso, che ne omaggiava la divinità; e la mirra, che anticipa la Passione di Cristo, quando gli verrà offerta mescolata al vino prima della crocifissione.

Ma al di là delle mere questioni astrologiche, è sulla figura dei dotti in arrivo da Oriente che si concentra la bella riflessione di Papa Benedetto XVI per l’omelia della Santa Messa il 6 gennaio 2013 incentrata sulla figura dei Re Magi:"Gli uomini che allora partirono verso l’ignoto erano uomini dal cuore inquieto.Uomini spinti dalla ricerca di Dio e della salvezza del mondo.Uomini in attesa, che non si accontentavano del loro reddito assicurato e della loro posizione sociale considerevole. Erano alla ricerca di realtà più grande".

Questa ricerca,questo tipo di "curiosità intellettuale,culturale e di fede" di cui parlava Papa Ratzinger è la stessa di cui parlava lo scrittore inglese Chesterton,il quale scriveva che quella particolare “curiosità” portò i Magi a cercare il cielo “sotto terra”: «Cristo(...)era nato allo stesso livello dell’umanità(....).Il primo atto del dramma divino non solo non fu recitato su nessun palco posto al di sopra degli spettatori, ma in un oscuro palco col sipario calato, sottratto alla vista di chicchessia".La storia di Melchiorre, Gaspare e Baldassarre è intrinseca alla loro curiosità:"vediamo in loro quella curiosità che smuove tutti i sapienti.Secondo Chesterton,infatti,quei Magi non cercavano fiabe ma verità.Le stesse parole,come si vede,di Papa Ratzinger.

L'Adorazione dei Magi è uno dei soggetti più ricorrenti anche nella storia dell'arte e nella pittura,risalente addirittura al II secolo come si vede da questo affresco delle Catacombe di Santa Priscilla a Roma.



Molti grandi pittori rivolsero la loro sensibilità artistica al tema dell'Adorazione dei Magi,a cominciare da Giotto in questo affresco della Cappella degli Scrovegni:


E poi di seguito,l'Adorazione del Beato Angelico:




"Adorazione dei Magi" di Sandro Botticelli
 



"Adorazione" di Leonardo da Vinci




Domenico il Ghirlandaio




Mantegna




Raffaello Sanzio




Pietro Perugino


Pieter Bruegel il Vecchio




Pieter Bruegel il Giovane




Tiziano




Tintoretto




Rubens




Diego Velazquez



Rembrandt




Artemisia Gentileschi



 
Esteban Murillo