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10 gennaio 2024

UN PAESE SENZA FUTURO






Anno nuovo,problema vecchio.Ed irrisolto.Irrisolto "perfino" da questa destra di governo italiana,nonostante tutti i roboanti proclami fatti in campagna elettorale.Il problema dell’emigrazione ha messo in crisi e sta sempre più mettendo in crisi la politica di tutti i paesi democratici ed in particolare del nostro Paese nel quale gli sbarchi di immigrati nel 2023 sono stati 155.000,il 50% in più rispetto al 2022(dati del Ministero dell'Interno)con le relative problematiche di gestione di un fenomeno indubbiamente complesso.

Ma se c'è una costante nella storia dell’umanità,questa è proprio il fenomeno migratorio.Anche i numeri di oggi non sono molto diversi rispetto a quelli di 50 o 60 anni fa.Basti ricordare che la sola emigrazione italiana nel mondo,dal 1861 al 1970,coinvolse complessivamente oltre 27 milioni di cittadini,una cifra davvero impressionante.In soli 5 anni,poi,dal 1958 al 1963,l'Italia "esportò" in Europa oltre 1 milione e mezzo di migranti,molti di questi meridionali.Le classi politiche dell'epoca,infatti,credevano,come sottolinea lo storico Rosario Villari,che questo fosse un modo per fornire una soluzione "spontanea" alla questione meridionale.

Tuttavia,in qualsiasi paese democratico del mondo avanzato,dagli Stati Uniti all'Europa,avviene che le elezioni sono vinte da quelle forze politiche che si schierano contro l’immigrazione.In ogni campagna elettorale tutte le negatività della vita politica e sociale,dalla mancanza di alloggi, agli episodi di violenza,alla crisi della sanità e della scuola sono imputate,soprattutto dalle classi economicamente più deboli,al fenomeno migratorio.Ed il paradosso consiste nel fatto che questo sentimento ostile verso le migrazioni si accentua proprio mentre la crisi demografica e l'evoluzione del mondo del lavoro moltiplicano la richiesta di lavoratori stranieri.

Oltre,quindi,alle esigenze etiche e umanitarie,che sono fondamentali per l’accoglienza di minori,donne, persone fragili e profughi in fuga da guerre,crisi climatiche e carestie,bisogna seriamente porsi difronte al fenomeno migratorio.Non ci si può limitare ad uno scontro puramente ideologico ed elettoralistico tra “accoglienza ad ogni costo”o “nessuna accoglienza”,tra  “frontiere aperte” o “porti chiusi”.

Governare il fenomeno migratorio,infatti,significa avere chiare visioni che partono dai dati oggettivi del sistema sociale ed economico italiano(calo demografico,invecchiamento della popolazione,mancanza di manodopera)per poter programmare una integrazione conveniente sia per gli immigrati che per i paesi di accoglienza.Ad oggi,invece,è diffusa,da una parte e dall'altra,una sorta di radicalismo culturale con cui il problema viene affrontato.Questo radicalismo mette in difficoltà i partiti moderati e conservatori.Accade in Italia,con le politiche anti immigrati dei partiti sovranisti di Salvini e Meloni.Ma accade anche in Germania dove il partito neonazista Afd ha conquistato notevoli suffragi elettorali con la sua campagna antimigratoria.O in Olanda dove il partito dell’ex Primo Ministro Rutte è crollato a vantaggio dei partiti propugnanti politiche contro le migrazioni.

Sarebbe quindi interesse comune per l'Europa trovare tra tutti gli Stati politiche condivise al problema migratorio,ed invece nessun progetto comune è stato posto in essere.E questo nemmeno in vista ed anzi proprio perchè tra pochi mesi ci saranno le elezioni europee,nelle quali le migrazioni saranno al centro della campagna elettorale.Così ogni singolo Paese procede per suo conto,con politiche nazionali,del resto velleitarie e inefficaci,ma sempre più ostili al fenomeno migratorio.Basti pensare all'iniziativa del governo Meloni di trasferire verso l'Albania il flusso dei richiedenti asilo,con l'intenzione di trasmettere agli elettori un segnale di durezza.Ma,a parte i dubbi di legalità giuridica e di rispetto dei diritti umani, è evidente che si tratta di un provvedimento economicamente non conveniente per il nostro Paese.L'Italia,infatti,dovrebbe costruire a proprie spese nuove infrastrutture portuali e strutture edilizie oltre a dover affrontare onerosi costi economici per l'espletamento delle procedure burocratiche.

Continuare con l’estremismo della politica anti immigrazione, unita alla becera comunicazione della stampa di destra(un disgusto i titoli di "Libero","La Verità" ed "Il Giornale")non fa che alimentare sentimenti razzisti anti migranti,senza minimamente riflettere sulle opportunità e le possibili risorse che l’immigrazione ci offre,e valutare in modo oggettivo i costi e i benefici che l’immigrazione è in grado di portare alla nostra economia.Le dichiarazioni di Meloni e del ministro-cognato Lollobrigida che farneticano addirittura di "sostituzione etnica",delineano l'ottusa visione ideologica l'incapacità del governo  di vedere le opportunità che i migranti possono fornire all’economia italiana e alla tenuta del sistema previdenziale.Senza i migranti,infatti,tra soli 20 anni i conti Inps saranno critici. Il minimo storico di nascite è un numero pericoloso per la sostenibilità delle pensioni. In prospettiva, con questa demografia, avremo più o meno lo stesso numero di persone che vanno in pensione e che entrano nel mercato del lavoro.Un rapporto di uno a uno.

Le economie ricche occidentali hanno invece tutte molti migranti. Anche noi abbiamo l’esigenza di coprire la domanda di lavori con gli stranieri.La soluzione non può che essere l’accesso di un’immigrazione regolare e fluida. Anche perché, chi arriva in Italia è per lo più giovane e contribuirebbe perciò alla sostenibilità del welfare italiano.Con le ottuse politiche  di questo governo,invece,non solo non siamo rispettosi dei nostri doveri morali e giuridici verso i migranti,ma nemmeno si farebbero gli interessi di un Paese destinato a restare senza futuro.

06 settembre 2023

LA CULTURA DEI DIRITTI




Che collegamento c'é tra le violenze sessuali sulle due bambine a Caivano,i cinque operai morti sulle rotaie della stazione ferroviaria di Brandizzo in Piemonte e  i manifesti razzisti comparsi sulle mura di Torino? Il collegamento é che questi fatti,messi tutti insieme,mostrano il quadro di un'Italia in cui oggi la protezione dei diritti degli individui,soprattutto dei più fragili e vulnerabili,è tutt'altro che assicurata,anche se prevista nella Costituzione.

Prima c'é stata a Caivano la violenza di un gruppo di minorenni su due bambine,un fatto che continua a verificarsi in tante,troppe parti d'Italia e che evidenzia quanto sia diffuso e continuo  il mancato rispetto delle donne.Non passa giorno senza sentire nuove notizie di stupri e femminicidi che dilagano non solo nei quartieri degradati come Caivano,ma anche all'interno delle famiglie con una aggressività sessuale frutto di una distorta idea di "possesso" della donna da parte degli uomini.Una violenza accentuata quasi sempre dalla violenza tribale diffusa sui social.

Qualche giorno fa sono apparsi sulle mura di Torino alcuni manifesti contro gli immigrati.Erano manifesti scritti in tre lingue,stampati in quantità industriale,affissi in tutta la città:questo ci fa capire a quale livello di organizzazione è arrivato l'odio e il razzismo contro immigrati e stranieri che pure vivono fra noi,lavorano con noi e studiano nelle nostre scuole.

Infine ha destato notevole emozione la notizia della morte di cinque operai nella stazione ferroviaria di Brandizzo,in Piemonte,travolti da un treno mentre effettuavano lavori sui binari.Ancora altri morti sul lavoro,ancora un'altra tragedia che ci rammenta quanti rischi affrontano coloro che lavorano su impalcature,cantieri o laboratori di ogni genere,in un Paese dove continua ad esserci l'agghiacciante media di tre morti al giorno sul lavoro.Le vittime sono giovani ed anziani,uomini e donne,italiani e immigrati,che trovano la morte ogni giorno,nell'indifferenza generale.

E allora ciò che accomuna le aggressioni contro le donne,le minacce ai migranti e le morti sul lavoro è il fatto che avvengono continuamente,senza interruzione,in un’atmosfera di colpevole omertà,nell'assenza di provvedimenti da parte del governo e dei troppi che preferiscono voltarsi dall’altra parte.Questi fatti sono negazione di diritti e violazione di una Costituzione che pure sancisce il diritto a un lavoro sicuro,il rifiuto di ogni discriminazione e la protezione della sicurezza di ogni cittadino:donne,immigrati e operai inclusi.E quella violazione comincia quando si diminuiscono il numero delle scuole sul territorio,quando si priva la sanità pubblica di adeguati investimenti,quando non si interviene contro il dilagante razzismo negli stadi e sui social e non si adottano provvedimenti sulla sicurezza del lavoro.

Perché é questo che deve invece accadere in una vita "normale":le donne devono essere libere di vivere senza timori,gli immigrati di integrarsi senza pregiudizi e gli operai di lavorare senza temere per la vita.Chi violenta le donne,aggredisce gli stranieri e ignora le norme sulla sicurezza sul lavoro nuoce a ognuno di noi.Eppure il rimedio c'é:é la cultura,lo studio,la conoscenza."Fatti non foste per viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza",faceva dira Dante a Ulisse.Senza conoscenza c'é ignoranza,odio e brutalità da parte di chi aggredisce le donne,offende gli immigrati,e rimane indifferente alle morti sul lavoro. 

Perciò la responsabilità di garantire quei diritti richiede l'applicazione dei principi dello Stato di Diritto e impone al governo come priorità di destinare investimenti e risorse verso la cultura.Nulla può proteggerci di più dalla carenza di rispetto per il prossimo che lo studio e la conoscenza.La formazione etica e culturale delle giovani generazioni sono indispensabili per dar loro gli strumenti per comprendere:perché comprendere significa riconoscere i diritti degli altri,proteggendoli come fossero propri,S,rendendo così un Paese più prospero e sicuro.Studiare e conoscere:è questa la cura per prevenire l’ignoranza da cui nascono tali offese.Solo così si potranno veramente garantire più diritti,consentendo alle donne,agli immigrati ed agli operai di vivere senza paura.

28 dicembre 2021

NON SONO NUMERI




In questi giorni qualsiasi Tg si guardi,qualsiasi talk show si segua,oramai lo schema è sempre quello:si comincia a parlare del virus,delle statistiche giornaliere,dei contagiati e dei vaccinati,delle posizioni dei No vax e No Green Pass,e poi si passa alla pagina politica,con esclusivo "focus" sulla prossima elezione del Presidente della Repubblica,con relativo totonomi:Mattarella bis,Draghi,Berlusconi,Cartabia e l'eterno Amato(!!!!).Epperò i profluvi di parole,ipotesi e progetti che quotidianamente gli esponenti delle forze politiche si scambiano nei loro vuoti bla,bla,bla,sembrano quasi un tentativo di distrarre l'opinione pubblica,di sospendere,mettere da parte le preoccupazioni sull'attuale drammatica situazione economica e sociale conseguente al virus,dal momento che le preoccupazioni "quirinalesche" sulle quali si affannano le forze politiche non affrontano gli autentici problemi,le reali necessità e i veri bisogni delle persone che vivono il Paese reale.L’attuale e monopolizzante discussione sull’elezione del prossimo presidente della Repubblica è l’emblema di questa sospensione della realtà.Per di più questa discussione sembra offrire ai partiti politici una formidabile piattaforma dove scontrarsi,con inaudita ferocia e con l’obbiettivo di annientare politicamente il proprio avversario,percepito piuttosto come nemico(ma questa è storia vecchia che dura oramai da 30 anni)invece che come soggetto con il quale discutere l’interesse del Paese con senso di responsabilità.Anche perchè l'elezione del Capo dello Stato non può e non deve essere l'espressione di una sola parte politica,ma,soprattutto,anche alla luce dell'attuale situazione sanitaria ed economica,deve rappresentare la scelta di un uomo o di una donna capace di assicurare il rigoroso rispetto delle regole del gioco,chiunque sia il presidente del Consiglio dei ministri.Ed invece e purtroppo,il dibattito pubblico è focalizzato da questa surreale discussione tra i partiti,che non guarda alle sofferenze del Paese reale,come ad esempio la persistenza di vecchi e l’emergere di nuovi squilibri sociali che attanagliano le persone,alle tante crisi industriali con migliaia di operai licenziati,ai negozi che chiudono e chissà quando e se riapriranno,ai giovani senza prospettive di futuro,alle nuove e diffuse povertà,ad una scuola fortemente provata dai lockdown  e che,quelle sì,dovrebbero rappresentare le preoccupazioni dei partiti.Perchè poi è proprio questo che accade.Se si distoglie lo sguardo da questo riduttivo dibattito politico del Palazzo e si guarda il Paese reale,saltano agli occhi le disuguaglianze croniche che vivono famiglie,giovani,lavoratrici e lavoratori,precari e disoccupati.Difronte a tutto ciò,sono davvero squallide le preoccupazioni di una politica che pensa solo alla propria sopravvivenza,accecata dall’insana brama per il potere e che non riesce a guardare questo mondo reale che soffre.A questo riguardo,sono impressionanti le cifre del Censis sulla situazione sociale del Paese.Negli ultimi 30 anni l’Italia è l’unico Paese Ocse in cui le retribuzioni medie lorde annue sono diminuite: -2,9 per cento contro il +276,3 per cento addirittura della Lituania.Con un 69,6 per cento della popolazione che si dichiara molto inquieto pensando al futuro,e il dato sale al 70,8 per cento tra i giovani.Ma questi dati non sono semplicemente dei numeri.Ci sono esseri umani che si celano dietro questi dati statistici,brutalmente silenziati dall’indifferenza e dalla narrazione distorta,quasi orwelliana della realtà.Ed invece dovrebbero essere proprio questa gente,questi esseri umani,che dovrebbero essere al centro del dibattito pubblico e della scena politica,così come da anni chiede anche Papa Francesco.Occorre guardare in faccia e negli occhi la gente che in numero crescente è finito nelle fasce e nel baratro della povertà.Bisogna tornare a riconoscere il volto di chi soffre e di chi aspira ad una vita degna.Perchè non bastano gli affanni e l'azione  del solo e solito Volontariato,come,ad esempio,la Caritas o la Croce Rossa o la Comunità di Sant'Egidio,a dare risposte esaustive.Non basta il volto di chi dona con generosità il proprio tempo agli altri.Il volto di chi non si arrende alla sopraffazione,di chi lotta contro le ingiustizie e quello di chi cerca una via di riscatto.La politica riacquisterà autorevolezza morale e credibilità se sarà politica alta e se riuscirà a riconnettersi sentimentalmente con questa moltitudine sospesa,nascosta,silenziata,ulteriormente prostrata dalle nuove difficoltà portate dalla pandemia.Di qui a poco,dunque,si eleggerà non solo e non tanto un Presidente della Repubblica.Si eleggerà,cioè si sceglierà,la qualità e della salute della nostra democrazia,in un momento di grande sofferenza economica,sociale,ma anche istituzionale e costituzionale,viste tutte le restrizioni alla vita di ogni cittadino che il virus ha comportato.E già in questi giorni,mentre si attende l'inizio dei lavori del Parlamento per l'elezione della massima carica dello Stato,sarebbe opportuno un uso responsabile della parola,come parte dell’essenza del vivere insieme.E' tempo,perciò,fare i conti con la vera,drammatica realtà economica,sociale,oltre che sanitaria,che vive oggi il nostro Paese reale:la realtà del lavoro che manca,dei più deboli ed emarginati,dei giovani senza futuro,invece che discutere di nomi,formule ed equilibri politici che ignorano le necessità di chi un numero non è.

07 dicembre 2021

UN'ALTRA PANDEMIA



Dietro ogni numero,un volto,una storia,una vita.Sopra un'impalcatura,dietro i macchinari di una fabbrica,attorno i congegni di un'attrezzatura,nell'assordante rumore di un cantiere,si intrecciano sentimenti tanto diversi:felicità,sogni,speranze,ma anche paure,angosce,preoccupazioni.La gioia per quel lavoro,sia pure precario,appena trovato.O per quel figlio che tua moglie sta per avere e che darà un altro senso all'attuale esistere familiare.Ma anche angosce e paure.L'angoscia che ti arrivi,come a "quelli" della Whirlpool di Napoli o della GKN di Firenze,un SMS o un Whatapps che ti dice che sei licenziato,che un lavoro non ce l'hai più.Tante storie di tanti uomini e donne.Poi,un giorno,improvvisa,arriva la fine di quelle vite,di quelle speranze.Vite finite per una caduta da un'impalcatura o straziate dentro i congegni infernali di un macchinario di una fabbrica.Il lavoro,che per tutte quelle donne e quegli uomini era Vita e speranza di vita per le proprie famiglie,diventa in tante,troppe volte la Morte.Ed è qui che quei volti,quelle storie,quelle vite diventano solo numero,il numero sempre più grande dei morti per gli incidenti sul lavoro,per le "morti bianche",come anche le chiamano,quelle morti.Sono già più di mille in questo 2021 le morti bianche in Italia.Una strage senza fine.Di lavoro,sul lavoro si continua a morire in Italia:nelle fabbriche,nei campi e nelle serre,nei cantieri edili,nei magazzini,per le strade delle città,come succede per i riders,ad esempio.Quelle vite che sembrano raccontarsi come dentro una Antologia di Spoon river da sotto le lapidi dei morti di un cimitero di un paese immaginario,quello sterminato  paese del mondo del lavoro italiano.Come raccontano la propria vita i defunti nel bel libro dello scrittore americano Edgar Lee Masters


dal quale Fabrizio De Andrè trasse un'altrettanto bellissima canzone.


In Italia ci sono in media tre morti bianche sul lavoro al giorno.Dati spaventosi,ben superiori alla media europea.Ma dati parziali:molti non vengono neanche denunciati,soprattutto quando a essere coinvolti sono lavoratori irregolari,perlopiù stranieri.Esemplificativa la storia di quel taglialegna moldavo ucciso da un cavo nel bellunese e portato fuori dal cantiere dal suo datore di lavoro,così da non far emergere il suo impiego in nero.O i tanti immigrati sfruttati nei campi di raccolta nelle terre del Sud.C’è un problema di sicurezza del lavoro in Italia,una mancanza che è prima di tutto culturale.Gli alti costi del lavoro fanno sì che imprenditori senza scrupoli compensino le loro spese tagliando proprio lì dove invece andrebbero destinate ancora più risorse:la tutela dei propri dipendenti.Scarsa formazione,mancanza di dispositivi di protezione,ma anche assunzioni irregolari per non dover sottostare alle costose disposizioni securitarie.A tutto questo va poi aggiunto il processo di precarizzazione in corso,con gli effetti prodotti dalla pandemia,che non fanno altro che peggiorare una situazione già critica.La depressione economica,le sempre minori opportunità professionali,spingono le persone ad accettare qualunque cosa,anche quei lavori che li espongono a rischi notevoli.Perchè c'è una famiglia da mantenere,e un mutuo da pagare,e le bollette e gli studi dei figli.E già le fasce delle nuove povertà si  vanno allargando,come attestano anche i rapporti della Cgia di Mestre o del Censis,ricomprendendo sempre più gente,anche quella che fino a qualche anno fa riusciva ancora a cavarsela.C’è poi il discorso della fretta sul lavoro,data da una contemporaneità sempre più veloce.Pensiamo ai rider,che ogni giorno devono sfrecciare nelle vie delle città come fossero circuiti urbani,dal momento che le piattaforme per cui lavorano(Uber,Glovo,Just Eat,etc.)promettono nei loro volantini la consegna entro 30 minuti e che le misere paghe dipendono da quante consegne riescono a fare in un’ora.Lavori che hanno assunto ritmi insostenibili durante il lungo tempo del lockdown.Un tessuto sociale sempre più disperato e privo di alternative,datori di lavoro che mettono il bilancio della propria attività davanti alla salute dei propri dipendenti,le sacche del lavoro nero che non accennano a diminuire,consumatori che non sono più disposti ad aspettare e vogliono tutto subito.Eccolo il quadro italiano,quello dove le morti bianche fanno segnare valori record.Eppure i decessi giornalieri continuano a occupare trafiletti nei giornali,i morti restano perlopiù senza nome e la politica da decenni non affronta la questione, divenuta ormai parte stessa della nostra quotidianità.Ma intanto la strage nei luoghi di lavoro continua e da essi sale un grido d’aiuto,un appello a intervenire in modo risoluto sul tema della sicurezza del lavoro.Quella delle morti bianche è un'altra pandemia,una pandemia tipicamente italiana che va avanti da troppo tempo.

06 maggio 2021

TEMPI MODERNI


Ha colpito un pò tutto il Paese quella morte,quell'incidente sul lavoro nel quale ha perso la vita Luana D'Onofrio,una ragazza di 22 anni,mamma di un bambino di 5,restata impigliata in una macchina in una fabbrica tessile in provincia di Prato.Quella notizia ha colpito la gente forse perchè era così carina,quella ragazza,forse perchè così giovane,forse perchè così piena di sorriso,di futuro,di felicità,come le sue foto su Instagram mostravano.Anche lei stava vivendo questo tempo nuovo e stra-ordinario,questo tempo pandemico che ha sospeso le nostre vite.Ed in questo tempo pandemico anche i modelli di lavoro stanno cambiando,con nuovi strumenti utilizzati in maniera nuova,con la parola "lavoro" coniugata con altre parole,come didattica a distanza e smart working,e l'Uomo sempre più "programmato" da un computer,da un algoritmo,da un’attività immateriale da svolgere alla scrivania.Tempi di telelavoro,come è successo nell’ultimo anno,tempi di video riunioni su zoom,di meetings su teams,tempi in cui l’Uomo e la Macchina sembrano non doversi incontrare se non da lontano,attraverso il filtro della telematica.E proprio la strabiliante evoluzione tecnologica,in forme sempre più raffinate,della Macchina,porterebbe a pensare che morire sul lavoro è solo memoria,terribile,di un’epoche che furono,quelle epoche raccontate nei romanzi di Dickens e di Zola,di Steinbeck e Cronin o di London,e in Italia da Verga o Bianciardi.Oppure memoria di film tipo "Tempi Moderni",nel quale,Charlot,in quella celeberrima sequenza,mentre è intento alla catena di montaggio,finisce letteralmente ingoiato da un meccanismo e si ritrova intrappolato tra le ruote dentate di un congegno che,come un enorme stomaco d’acciaio,lo ingurgita e lo digerisce e poi lo butta fuori,un po’ sbattuto ma tutto sommato illeso.Il film di Charlie Chaplin,uscito 85 anni fa,ci narra,appunto,le peripezie di un operaio che viene fagocitato dalla macchina e ci racconta simbolicamente dell’alienazione della fabbrica,che risucchia la mente,prima ancora del corpo,a causa di un tipo di lavoro in cui l’uomo diventa parte del meccanismo fino a diventare un tutt'uno con esso.Tutto questo dovrebbe essere solo memoria,si diceva.Ed invece ancora oggi,ancora nel 2021,torniamo a scoprire che,alla faccia della tecnologia e della telematica e dell'informatica,la lotta tra uomo e macchina è una battaglia che si continua a combattere,in Italia e nel mondo,e che non finisce come nel film di Chaplin,ma con le macchine che possono ancora “mangiare” le persone,non solo simbolicamente ma anche letteralmente. Scopriamo,allora,che non è cambiato niente,scopriamo che un posto di lavoro,che dovrebbe essere luogo di vita,può diventare un luogo di morte, e che i nostri tempi moderni,tanto moderni non lo sono affatto.E lo scopriamo attraverso la storia di quella ragazza,di Luana,così giovane e graziosa che al solo guardarla viene da pensare:ha tutta la vita davanti,con i suoi sogni e le sue speranze.L’immagine del futuro,insomma.E invece leggi di lei come dell’ennesima morte sul lavoro,proprio a pochi giorni di distanza dal 1° maggio,dalla ricorrenza che dei lavoratori ricorda i diritti e le lotte.E' passato quasi un secolo dal film di Charlot;ed in questo secolo ci sono state incredibili innovazioni industriali e tecnologici,autostrade informatiche,fibre ottiche,dati che viaggiano a velocità sempre maggiore,dispositivi così sofisticati da sconfinare nel magico e nel misterioso,mutamenti sociali,economici, politici,di costume.Ma per Luana D’Orazio e per tutti quelli che come lei ancora ogni giorno rischiano la vita lavorando,non è passata nemmeno un’ora.È sempre lo stesso tempo,un tempo in cui il corpo dell’uomo è ancora in balia della Macchina,è un corpo fragile,esposto alla potenza della Macchina,un tempo capace di fagocitare in pochi minuti la vita di un operaio,la sua famiglia,i suoi sogni e bisogni.E il tempo dei diritti scorre ancora più lento rispetto a quello della tecnologia,dell’economia,della scienza,delle comunicazioni.Anzi,ogni giorno è il tempo dei diritti,perchè è questo un tempo ancora non venuto del tutto,un tempo da costruire giorno per giorno,ricordando ogni singola vita interrotta,ogni famiglia spezzata,ogni sorriso cancellato.Altrimenti non saranno mai "tempi moderni".