24 agosto 2020

TRA LE MURA DELL'ORRORE

Sono passati 40 dalla morte di Franco Basaglia,avvenuta nell'agosto 1980.Franco Basaglia,celebre psichiatra e neurologo veneziano,è considerato il fondatore della moderna concezione della salute mentale.Di sicuro la disciplina psichiatrica in Italia subì con lui profondi rivoluzionamenti,tali da essere ancora influenzata dai suoi studi.Ancora oggi in tanti leggono i suoi libri e i suoi studi,basati sulle sue quotidiane esperienze professionali.Perchè era l'esperienza e la cura quotidiana dei malati,più che gli studi e le teorie astratte che interessavano Basaglia.Così,infatti,egli diceva:"Direi che tutto l’apprendimento reale avviene fuori dall’università".E in tanti lo conobbero,tanti lo hanno amato ma anche odiato,anche tra i suoi stessi colleghi,come ad esempio Mario Tobino,psichiatra e scrittore(vinse il Premio Campiello 1972 con il libro "Per le antiche scale").Scrisse infatti Tobino:"Si viene a sapere che diversi malati,dimessi dai manicomi,spinti fuori nel mondo,nella società,per guarire,come proclamano i novatori,per inserirsi sono già in galera,arrestati per atti che hanno commesso.Nessuno più li proteggeva,li consigliava,gli impediva.Nessuno li manteneva con amorevolezza e fermezza,li conduceva per mano lungo la loro possibile strada.Ed ora precipitano,si apre per loro il manicomio criminale.La follia non c’è,non esiste,deriva dalla società.Evviva".Ma,al di là di queste roventi parole di Tobino, Basaglia comunque sarà ricordato come colui che ha ribaltato un mondo",come fu detto all'indomani dell'approvazione della Legge 180 del 1978,più nota come "Legge Basaglia".Ma ribaltato come?Qui non si vuole entrare nella specificità degli studi psichiatrici o degli altri ambiti scientifici sotto i quali la Mente umana è studiata.Forse,però,il più utile elemento per cercare di capire chi è stato Basaglia è quello di ricordare cos’erano i manicomi in Italia."Colà stavansi rinchiusi,ed indistintamente ammucchiati,i maniaci,i dementi,i furiosi,i melanconici.Alcuni di loro sopra poca paglia e sudicia distesi,i più sulla nuda terra.Molti eran del tutto ignudi,varj coperti di cenci,altri in ischifosi stracci avvolti;e tutti a modo di bestie catenati,e di fastidiosi insetti ricolmi,e fame,e sete,e freddo,e caldo,e scherni,e strazj,e battiture pativano".Può sembrare lo stralcio di un libro di Basaglia,ed invece sono parole dello psichiatra palermitano Pietro Pisani,che già nel 1824 approcciò il problema della malattia mentale in maniera innovativa,con l'introduzione di metodi più umani nella cura della follia,con l'abolizione di catene e bastoni e l'utilizzazione terapeutica di divertimenti e svaghi.(per inciso parlarono di Pisani sia Alessandro Dumas ne "Il Conte di Montecristo" che Leonardo Sciascia).

Si poteva pensare che un secolo e mezzo dopo Pietro Pisani tutto era radicalmente cambiato.Ed invece,nel 1971,una Commissione d’inchiesta sulle strutture psichiatriche del nostro Paese così relazionava:"Ci sono bambini legati con i piedi ai termosifoni o ai tubi dell’acqua,scalzi,seminudi,sdraiati per terra come bestioline incapaci di difendersi,sporchi di feci,dovunque un lezzo insopportabile".E ancora qualche anno dopo,il giornalista Felice Cavallaro,dopo una sua inchiesta, così scriveva sul Corriere della Sera:"Dormono con la schiena che sfiora il pavimento.Sprofondano giù perché le reti sono bucate al centro,corrose dalla pipì che con gli anni ha sciolto la maglia metallica.Di lenzuola nemmeno a parlarne.Puzzano anche le coperte.Tutto emana il fetore della morte in queste camerate dove quattrocento persone aspettano la fine come fossero animali".Era il 1987.La Legge Basaglia era stata approvata nel 1978 e prevedeva la chiusura di quelle bolge infernali.Sulla carta.Ma nella concreta attuazione della legge,di rinvio in rinvio,quelle infamie continuavano a sussistere.Eppure questo silenzio assordante,sul quale solo Pisani era intervenuto più di 150 anni prima,era stato lacerato già quasi da un decennio,appunto da Franco Basaglia.Nato a Venezia nel 1924,sposò Franca Ongaro,che sarà poi la compagna di mille battaglie.Basaglia cominciò a lavorare nel manicomio di Gorizia:"C’erano 500 internati-egli poi scrisse-ma nessuna persona".Ovunque "un odore simbolico di merda".Fu così che cominciò a maturare l'intenzione ferma di distruggere quella istituzione disumana che erano i manicomi.Fu una guerra totale:"Nei congressi si dice sempre che bisogna cambiare,ma nessun professore universitario si è sporcato una mano all’interno dei manicomi".Perciò Basaglia si rendeva insopportabile agli occhi di chi si sentiva toccato da quei giudizi.Ma lui non se ne curava.Continuava a picchiare duro,come del resto nei manicomi venivano picchiati i "suoi" malati.Fino a che non arrivò la celebre intervista del 1968 nel programma tv:"I giardini di Abele"di Sergio Zavoli :"Le interessa più il malato o la malattia?"chiedeva Zavoli a Basaglia."Decisamente il malato".Sembra una domanda banale,neppure da fare,con una risposta perfino scontata.Oggi.Ma nel 1968 solo quel chiedere e quella breve,fulminea risposta,furono una piccola,grande rivoluzione.Si metteva in discussione una consolidata prassi,una mentalità che nessuno mai,fino ad allora,aveva osato contestare.Basaglia riuscì così,in pochi anni febbrili,a spingere il Parlamento italiano a votare il 13 maggio 1978(cinque giorni dopo l’uccisione di Aldo Moro)la "sua" legge,la 180.Ma presto i dubbi su quella legge cominciarono a inquietare perfino molti che l’avevano sostenuta.Come il poeta e deputato comunista Antonello Trombadori,che,pur avendola votata,definendola "sacrosanta",qualche anno più tardi si chiese,retoricamente,quali reali risposte aveva dato la "180" al proprio dramma familiare che lui viveva per la figlia,affetta da malattia mentale.Dall'altra parte,c'erano,invece,i "khomeinisti" della "180",quelli che,estremizzando le posizioni di Basaglia,affermavano l'intangibilità di quella legge.Ma nel momento chiave in cui la riforma avrebbe dovuto esser messa in pratica,il "Dottore dei matti"(questo il titolo di un libro su Basaglia)non c’era più.Morì,appunto,nell'agosto 1980.Cosa avrebbe detto su tutte le polemiche che la legge aveva aperto?Cosa avrebbe fatto difronte al dramma di Trombadori?Ovviamente le risposte non ci sono.Ma ad altre domande non è stata data ancora oggi alcuna risposta.La chiusura dei manicomi non fu affatto immediata.Di rinvio in rinvio arrivò solo 20 anni dopo.C’era tutto il tempo per fare le cose.Ma in tutto questo tempo dov'era lo Stato?E le Regioni?E le Aziende Sanitarie,tutti soggetti coinvolti nell'applicazione della "180"?Ma un'altra terribile,angosciante domanda dovrebbe porsi chi ha lasciato che,prima e dopo Franco Basaglia,esistessero gli orrori dei Manicomi.Quante vite sono state soppresse negli anni in quei luoghi di tortura?E non solo fisicamente.Quante sensibilità e capacità umane e artistiche e culturali di uomini e donne sono state soffocate sotto gli elettroshock,con le lobotomie,dentro i letti di contenzione?Quanti altri uomini e donne sono stati offesi nella loro dignità o soppressi tra quelle mura o fatti "vivere" in condizioni di orrore?Quanti altri poeti come Dino Campana e Alda Merini,o pittori come Antonio Ligabue,che pure furono ricoverati in quelle strutture,avrebbero potuto portar fuori da quelle mura i loro talenti,le loro capacità,le loro emozioni e sensazioni che avrebbero fatto viver meglio i cuori e le menti di tutti noi,così come Merini,Campana e Ligabue son stati capaci di fare con i loro scritti e la loro pittura?Nessuna Commissione d'inchiesta potrà mai accertarlo.Ma la risposta alla domanda non può  essere che "quella".Ed è una risposta terribile,appunto.







































15 agosto 2020

FERRAGOSTO

Ferragosto.Le immagini che ogni anno giornali e telegiornali ci rimandano,sono sempre quelle:spiagge affollate,sole accecante,barche al largo,su un mare piatto come una tavola,tanta gente sotto gli ombrelloni a ripararsi dall'afa.Eppure cinema e letteratura ci raccontano anche storie di altri e diversi ferragosti.Storie di città vuote e deserte,avvolte in silenzi surreali.Storie di gente che rimane in città perché vacanze non può permettersi.Il Ferragosto degli anni dopo il COVID ancor di più,poi,che ha causato altre e ulteriori povertà e una pesante crisi economica ed occupazionale.Queste città deserte ci sono state raccontate nel tempo da registi e scrittori;storie di gente "a parte",pezzi di storie di città vuote e di solitudini,non solo di un tempo ferragostano,ma anche di un angoscioso tempo esistenziale.E storie del cambiamento sociale del nostro Paese.Nel campo cinematografico indimenticabile rimane il film di Dino Risi "Il Sorpasso"

il commento 2 Ma l'eroe de «Il sorpasso» non gradirebbe ...

con il grande Vittorio Gassman,nelle vesti di un personaggio superficiale,arrogante,che a bordo della sua "Lancia Aurelia",prova sulle strade deserte del ferragosto romano,l'ebbrezza del sorpasso:una metafora di quello che era lo spirito del Belpaese negli anni '60:il costante desiderio di primeggiare,la rappresentazione di una corsa all'affermazione nella società del benessere senza valori,all'epoca del boom economico.Un altro film sul deserto del ferragosto è "Caro Diario" con Nanni Moretti in giro sulla sua "lambretta" per le deserte strade romane.


L'autore/attore Moretti,si scopre solo.Solo e con la consapevolezza della incomunicabilità tra lui e gli altri(a tal proposito è splendida la scena del semaforo e del suo parlar di "minoranze",nell'assoluta indifferenza dell'interlocutore).E c'è poi:"L'ascensore",nel film ad episodi diretto da Luigi Comencini,Nanni Loy e Luigi Magni,con la famosa scena dell'ascensore nel quale restano bloccati,nel giorno di Ferragosto,Alberto Sordi,nei panni di un imbarazzatissimo monsignore e una provocante Stefania Sandrelli.E ancora,"Un sacco bello" di Carlo Verdone,nel quale,a un certo punto,uno dei protagonisti che nel suo narcisismo credeva la sua vita sempre piena di impegni,apre la sua "agenda" e la scopre praticamente vuota di "appuntamenti":c'è solo l'indirizzo dello Stadio Olimpico,dell'elettrauto e di pochi altri nomi,a rappresentare il suo vuoto esistenziale,nelle deserte strade romane.In letteratura il giorno di ferragosto è raccontato da Alberto Moravia nei "Racconti Romani",nell'episodio intitolato "Scherzi di Ferragosto".Già l'input è significativo:"Tutto mi andava male quell’estate e,come venne Ferragosto,mi trovai a Roma senza amici,senza donne,senza parenti, solo".Oppure il libro di  Carlo Cassola:"Ferragosto di morte",nel quale il protagonista,nel vuoto ferragostano della città,fa un bilancio del vuoto della propria esistenza.Perfino Arturo Carlo Jemolo,grande giurista,massimo studioso di diritto ecclesiastico,scrisse un racconto dal titolo quasi identico a quello di Moravia":"Scherzo di ferragosto",(pubblicato nel 1983)un giallo il cui intreccio si dipana attraverso i decenni di storia italiana,i quali,in effetti,di gialli politici ne ha conosciuti davvero tanti.Anche Andrea Camilleri scrisse,tra i suoi tanti gialli:"Notte di Ferragosto",nel quale è ovviamente impegnato il "suo" Commissario Montalbano.Simpatica una frase del racconto di Camilleri:"Credo che andare in vacanza quando ci vanno tutti sia di una cafoneria imperdonabile".E poi c'è il vincitore del Premio "Campiello" 1993,Raffaele Crovi con "Ladro di Ferragosto".In uno dei passaggi finali del libro si legge."Strappo il foglio su cui ho tentato di scrivere la solitudine ferragostana di uomini e cani,di ciechi e preti,di ladri e innamorati(....)Ora cambio il titolo:"riscrivo il vecchio titolo.Ferragosto,l'inferno della sopravvivenza".Già,perché ferragosto non è solo un caldo giorno d'estate,pieno di allegria,gioia e  risate.E' anche,per molti e,purtroppo,sempre più gente,un freddo giorno di una vita "minore",fatto,come gli altri 364,di nuove povertà e vecchie emarginazioni,a volte vuoto di vita,o con vite dimenticate.

26 luglio 2020

UN MONDO PIENO DI FUTURO



Il 24 luglio dovevano iniziare a Tokio le Olimpiadi,la XXXII Edizione dell'era moderna.Ma a causa del Covid,esse sono state annullate e rinviate.Ed allora,almeno noi italiani,possiamo forse "consolarci",ricordando quelle altre Olimpiadi,quelle del 1960,che si tennero a Roma,giusto 60 anni fa.Era l'anno in cui una giovanissima Mina esordiva al Festival di Sanremo.L'anno di Jurij Gagarin primo uomo nello spazio.Il suicidio di Hemingway.Il primo concerto dei Beatles,la nascita del muro di Berlino.Ed era l'anno de "La dolce vita" di Fellini Fellini,che vinceva la Palma d'oro al Festival di Cannes.Erano gli anni di Cinecittà,la Hollywood sul Tevere.Il 1960.Roma sta attraversando un momento di raro splendore,sia culturale che commerciale.Sono gli anni del boom,del culmine del miracolo economico.Uscita oramai dalla ricostruzione post-bellica,la città eterna sta vivendo una grande bellezza.Quella bellezza che poi,con straziante nostalgia e con angoscia esistenziale,il regista Paolo Sorrentino ha raccontato nel suo film,Premio Oscar,intitolato,non a caso,"La grande bellezza".

Il 1960 e gli anni successivi furono gli anni  che cambiarono radicalmente  il mondo.Le tensioni tra Urss e Stati Uniti erano al loro culmine.Proprio nel 1960 J. F. Kennedy era stato eletto Presidente degli Stati Uniti e appena 2 anni dopo il mondo fu ad un passo da una guerra atomica con la crisi dei missili russi a Cuba.Nel 1960 fu costruito il Muro di Berlino.E fu nel 1960 che Papa Giovanni XXIII annunciò la convocazione del Concilio Vaticano II per aprire la Chiesa verso il mondo nuovo,verso altre fedi,lingue ed etnie.Tutti questi eventi si intrecciarono nell'Olimpiade di Roma.Ex colonie ed ex imperi si apprestavano a gareggiare tra di loro.Gli atleti della Germania dell´Est e di quella dell´Ovest facevano ancora parte della stessa squadra e solo qualche mese dopo il muro di Berlino li avrebbe divisi.E per molti atleti neri,discriminati nei paesi di origine,a cominciare dagli USA,le Olimpiadi furono una grande occasione nella battaglia per l'emancipazione.Alcune successive edizioni dei Giochi saranno poi ricordate per altri aspetti.Come Città del Messico 1968,ad esempio,con gli atleti di colore,Smith e Carlos,sul podio con il pugno alzato verso il cielo,simbolo di lotta contro il razzismo.O come le Olimpiadi di Monaco nel 1972,con l'assassinio degli atleti israeliani.Roma,invece,venne poi celebrata come una delle più belle Edizioni di tutta la storia delle Olimpiadi.Eppure anche senza traumi,quei 18 giorni di gare rappresentarono uno spartiacque,come scrisse lo scrittore americano David Maraniss nel suo libro "Roma 1960,le Olimpiadi che cambiarono il mondo"."Quei colori infuocati dei tramonti sulle strade, sulle piazze e sui muri di Roma-scrive Maraniss- avevano un significato metaforico:stava morendo un'era e ne nasceva un´altra".Ed infatti quell'Olimpiade significò molto anche al di fuori dei campi di gara.In quei giorni stava avvenendo l'inesorabile declino della vecchia concezione europea e aristocratica,maschilista e dilettantesca dei giochi olimpici,con l'emergere di forze nuove e nuove Nazioni ex colonie di Francia,Italia,Belgio,Inghilterra,rendendo,così,lo sport più egualitario.Ma quell'Olimpiade segnò,per contro,l'inizio di un mondo condizionato da soldi,organizzazioni statali,propaganda politica.In quelle Olimpiadi,infatti,fecero irruzione per la prima volta le tv commerciali,le sponsorizzazioni,ed anche il doping.Il ciclista danese Jensen collassò durante la prova e poco dopo morì per un farmaco iniettato nelle vene.Per la prima volta una rete privata americana,la Cbs,comprò i diritti per le riprese pagando 600mila dollari.Da un punto di vista politico le due superpotenze si sfidarono anche nello sport.Per l'URSS comunista tutte le successive Olimpiadi divennero come la sfida contro il mondo capitalista.Ed anche gli USA cominciarono ad affrontare la preparazione sportiva in modo più aggressivo,puntando molto sugli atleti neri che proprio a Roma ebbero grandi successi.Simbolo di un mondo che stava finendo fu Avery Brundage,presidente del C.I.O,un americano razzista,antisemita,incapace di vedere il cambiamento nel mondo,anche in quello dello sport.Di questa rivoluzione,invece,Roma fu piena di protagonisti,a cominciare da Cassius Clay, un diciottenne pugile di colore che vinse la medaglia d´oro e che 4 anni dopo,con il nome di Muhammad Ali, sarebbe diventato la star sportiva più famosa del ventesimo secolo.E ci fu un'altra atleta di colore,Wilma Rudolph che riuscì a vincere tre medaglie d´oro,a dispetto della povertà e della poliomelite che l´aveva colpita da piccola.E furono,quelle del 1960,le Olimpiadi anche di Abebe Bikila,un pastore somalo,che,correndo di notte a piedi nudi,per le strade di Roma,vinse la maratona ed è ancora oggi considerato tra i più grandi maratoneti di tutti i tempi.

Noi italiani,però,abbiamo ancora negli occhi la corsa cadenzata di Abdon Pamich,e gli occhiali da sole di Valerio Berruti,medaglia d´oro nei 200 metri,o i pugni del giovane Nino Benvenuti,o i cavalli dei fratelli D'Inzeo o la bicicletta di Sante Gaiardoni.

Il significato di quelle Olimpiadi,di quel mondo che stava cambiando,lo raccontò Pier Paolo Pasolini in un articolo dal titolo:"Un mondo pieno di futuro".E' il mondo che Pasolini vede sfilare nella cerimonia d'inaugurazione delle Olimpiadi,un mondo nuovo con i numerosi paesi africani che di recente avevano conquistato l’indipendenza,con gli stati più poveri che stavano iniziando ad avere una loro vita civile,mentre gli Usa e l’Urss vogliono "possedere il cosmo".Pasolini concludeva quell'articolo descrivendo la "parte più bella" di quei Giochi:quella giovanile,quella colorata visione del mondo,riunito in una pacifica sfida,quella evocazione dei momenti storici,come staccati dal male e dal bene,quasi pronti a far parte di una coscienza più alta e serena,quella che li giudicherà domani".



22 luglio 2020

NON E' QUESTA L'EUROPA





L'Italia,negli ultimi anni,si trova a fronteggiare la sua più grave crisi economica di sempre.Fabbriche che chiudono,licenziamenti,aumento della disoccupazione,e un rating e un outlook dello Stato pesantemente negativi.E' poi sopraggiunta la pandemia del Coronavirus  e la crisi è divenuta devastante.Produzione industriale praticamente azzerata,attività commerciali chiuse,filiera del turismo gravemente colpita,con tanti esercizi che chissà se e quando riapriranno.I provvedimenti del governo giallorosso,Pd-5Stelle,per fronteggiare la crisi sono stati davvero poca roba.Sovvenzioni e cassa integrazione che faticano ad arrivare a industrie,operai e famiglie,con provvedimenti che comunque hanno una portata limitata e temporanea,inadeguati alla profondità della crisi.Difronte a questa situazione,aggravata dalla pandemia,era dunque giusto,oltreché necessario,che l'Italia si rivolgesse all'Europa,a quell'Europa come pensata da uno dei suoi più grandi "Padri",Altiero Spinelli che riportò questo suo sogno nel "Manifesto di Ventotene".Un'Europa solidale e unita,in grado di elaborare progetti e politiche comuni,in favore di tutti gli Stati membri,specialmente in momenti,come questo,quando il pericolo è così grande.Eppure anche in un momento così grave,in cui l'Italia,tra i Paesi più colpiti dalla pandemia,chiede aiuto all'Europa,ci sono stati alcuni Paesi(Olanda,Austria,Danimarca e Svezia)che si sono opposti a fornire aiuti economici all'Italia.Sono Paesi legati al solo concetto del rigore dei conti in ordine,ma contrari ad ogni politica di "comunitarizzazione" del debito in Europa e perciò contrari a finanziare le spese che l'Italia deve affrontare,o,quanto meno,subordinandoli a forti restrizioni."Frugali" li chiamano questi 4 Paesi.Li battezzò così il Financial Times quando i premier dei 4 Paesi in un documento comune,spiegavano il loro concetto di sostenibilità del debito dei Paesi e la necessità di porre in essere politiche più restrittive nei confronti di quegli Stati,come l'Italia,con alto livello di indebitamento.Ma se quest'è,allora qualche osservazione va fatta sul "rigore" di quei 4 Stati.Già,perché quelle Nazioni sembrano badare egoisticamente solo ai loro interessi nazionali e non tanto a quelli dell’Unione europea di cui si considerano i veri “rigoristi”.Pronti a controllare e bacchettare chi non ha i conti pubblici in ordine,si sono,per così dire "distratti",quando si doveva verificare le centinaia di miliardi "sporchi" che hanno riempito gli attivi delle loro banche.Nella lista di frodi miliardarie compilata dalla Commissione di Bruxelles,i 4 “frugali” compaiono spesso.La banca olandese Rabobank,per esempio,pagò 369 milioni di dollari agli Usa dopo essersi dichiarata colpevole di riciclaggio di denaro sporco dal Messico.Svezia e Danimarca,dal canto loro,si sono trovate coinvolte attraverso le banche Swedbank e Danske Bank in uno dei più grandi scandali di riciclaggio internazionale di danaro sporco.E nelle stesse indagini è stata coinvolta anche la banca austriaca Raiffeisen.Evidentemente,sotto questi aspetti non sono proprio "virtuosi" questi 4 Paesi.Certo,va detto che quelle Nazioni hanno i propri conti pubblici in ordine,al contrario dell'Italia che ha fatto gravare sul debito pubblico tanti anni di politiche assistenziali.L'Austria,ad esempio,ha il proprio debito pubblico al 79% del pil,contro il 135% dell'Italia prima del Covid.Ma questo non giustifica quel senso di superiorità che emerge ogni volta che si deve discutere di conti nell’Ue.E' comodo insistere sulla sostenibilità del bilancio comunitario quando poi l'Europa concede loro significativi sconti  nel versamento all'Europa delle singole quote da parte dei singoli Stati.E quando la Gran Bretagna è uscita dalla UE,la redistribuzione delle quote per la compensazione di Londra è stata minima da parte dei Paesi frugali.E c’è poi il grande tema della concorrenza fiscale,il cosiddetto "dumping".L’Olanda,cioè,non tassa royalties e dividendi generati da imprese straniere operanti sul suo territorio.Solo il 4% del volume d’affari è tassato ai fini fiscali:in questo modo,l'Olanda erode introiti fiscali agli altri Stati membri circa 11,2 miliardi di euro.Altro che il pensionato italiano che campa sul contribuente olandese.In questo modo l'Olanda impoverisce proprio i partner europei ai quali vorrebbe poi imporre lezioni di vita.Tanto per dare dei numeri:secondo dati del quotidiano economico "Il Sole 24ore",l’Italia riusciva prima del Covid-19 ad attrarre investimenti esteri pari al 19% del Pil,l’Olanda il 535%(e tra questi c'è anche l'italianissima Fiat,a dire il vero).Com’è possibile per un Paese di soli 7 milioni di abitanti ?Forse perchè,come ha spiegato l'istituto di ricerca,"Tax Justice Network",l’Olanda è al quarto posto tra i Paesi definiti come "paradisi fiscali" per le multinazionali.In questi giorni i Capi di Stato europei si sono incontrati(e scontrati)a Bruxelles per decidere sugli aiuti da conferire ai singoli Stati per le conseguenze economiche causate dall'epidemia.Si è discusso,trattato e litigato per 4 giorni e più.Alla fine,arrivati al penultimo momento,un compromesso più o meno dignitoso si è trovato.Con tante addizioni e sottrazioni.Tutto un aggiungere o levare quattrini.Preferibilmente sotto banco.Con buona pace di Altiero Spinelli e di quel suo sogno lanciato oltre la siepe del mare di Ventotene,la maratona di questi giorni ha dimostrato che quello che lega i governi d'Europa è solo la vecchia partita doppia.Dare e avere.È per questo che è davvero triste vedere il teatrino con cui l'Europa ha mostrato la sua attuale,vera immagine:un'Europa del mercanteggiare e delle convenienze e degli egoismi nazionali,anche difronte al grande dramma della pandemia.Alla fine della fiera,finito i balletto delle cifre,resta il messaggio politico.Che non è quello del sogno di Altiero Spinelli,Ernesto Rossi e Luigi Einaudi e del "Manifesto di Ventotene".