- Liberale è darsi una regola piuttosto di doverla ricevere.
- Liberale è la società aperta che riconosce a ciascuno il diritto e la possibilità di diventare ciò che vuole essere.
- Liberale è rinunciare all'illusione della società perfetta,ma cercare ogni giorno di correggerne qualche imperfezione.
- Liberale è l'iniziativa individuale combinata con la responsabilità collettiva.
- Liberale è il rifiuto di staccare nel tempo la libertà e la socialità;ai marxisti che promettono la libertà dopo la socialità,ai conservatori che promettono la socialità dopo la libertà,i liberali devono rispondere che la libertà e la socialità si guadagnano e si perdono insieme
- Liberale è la sintesi difficile non impossibile,fra l'efficienza del mercato,le riforme della socialità, le regole della democrazia.
- Liberale è chi non delega e non si sottomette,chi chiede al grande fratello pubblico il conto delle spese.
- Liberale è chi,dopo aver letto il romanzo di Orwell,scopre che il fatidico "1984" è alle porte,e prepara la difesa contro la più illiberale delle diseguaglianze,quella che potrebbe instaurarsi fra una massa livellata e una oligarchia di livellatori
- Liberale è il rifiuto di separare il tempo dalla propria vita,di scinderlo fra un tempo di lavoro senza fantasia e un tempo libero senza significato
- Liberale è la voglia di cambiare ogni tanto lavoro e pensieri, di imparare qualcosa anche quando è finita la scuola.
- Liberale è per noi, italiani, credere nella vivacità e opporci alle politiche che la mortificano, respingere le lamentazioni catastrofiche, avere fiducia in questo paese dissestato e grande; e cercare nelle ragioni della libertà le nostre ragioni di speranza".
07 gennaio 2025
UN LIBERALE DAVVERO
27 dicembre 2024
UN UOMO "CONTRO"
23 dicembre 2024
RACCONTI DI NATALE
Eppure anche se unico e singolare,tanti e tanto diversi sono i modi nei quali scrittori e poeti hanno raccontato questo giorno.Così c'è il modo più classico e fiabesco come quella dei fratelli Grimm(bella la loro favola "Gli Elfi e il Calzolaio")e come i Grimm anche Hans Christian Andersen nel suo racconto:"L’abete", dove si narra la storia di un piccolo abete ansioso di crescere.Una volta cresciuto,viene tagliato e portato in una casa per essere abbellito;l' abete si sente inorgoglito per aver raggiunto una casa degli uomini.Tuttavia, al termine dei festeggiamenti viene riposto in soffitta senza troppa cura.E l'insegnamento allora è questo:bisogna sapersi rallegrare e meravigliare anche dell'esistente e del presente, del dove si vive,della bellezza del bosco,di una giornata di sole o degli uccellini che cantano, senza pensare soltanto a un futuro che forse non sarà come viene immaginato.
Forse però la più celebre tra le favole natalizie è senz’altro "Canto di Natale" di Charles Dickens,notissima in tutto il mondo.La storia racconta di Ebenezer Scrooge, un ricco e anziano commerciante molto tirchio che non crede all’amore,alla generosità e alla carità. Ma in una notte magica,Scrooge riceve la visita di tre spiriti, il Passato, il Presente e il Futuro.Grazie a loro, Scrooge comprende che il Natale è un momento di riflessione e di amore per il prossimo e decide di cambiare la sua vita, diventando un uomo migliore e più generoso.
Ma ci sono anche modi più originali e diversi di raccontare il Natale.Come,ad esempio,"Miniature di Natale" della scrittrice americana Pearl Buck,premio Nobel per la letteratura nel 1938.In esso l'autrice parla del significato misterioso e unico del Natale e dei vari modi in cui i protagonisti dei suoi racconti giungono a scoprirlo.I racconti si basano sui ricordi dei molti Natali trascorsi dall’Autrice sia in Cina sia in America. Non importa che l’albero sia il bell’abete della tradizione americana o un esile bambù cinese o anche che non vi sia niente di tutto questo.Ciò che conta è lo spirito del Natale, il momento magico in cui ogni essere umano, solo con se stesso e con i suoi ricordi, sente il bisogno di dare e ricevere amore, solidarietà, comprensione.Come pure quegli altri fondamentali sentimenti:la fratellanza fra gli uomini, quale che sia il colore della loro pelle; l’imperativo di proteggere i bambini innocenti dalle ingiustizie e dai pregiudizi del mondo; la necessità che i popoli della terra non siano travagliati dalle guerre.Un’esortazione all’amore e alla fede rivolta per tutti.
17 dicembre 2024
L'ITALIA CHE "GALLEGGIA"
Nel suo Rapporto per il 2024 il Censis segnala che l’85% degli italiani ha perso ogni fiducia di poter salire socialmente.E se si perde fiducia nell’ascensore sociale,si fanno meno figli(l'Italia è un Paese molto vecchio anagraficamente)e se si fanno meno figli,minore è la propensione al rischio imprenditoriale;c'è solo un'attitudine ad una gestione della rendita.Gli italiani,per il Censis,hanno molte paure(dal cambiamento climatico alle guerre e non credono affatto nell'Unione Europea.Sono anche questi i motivi per cui la gente non va più a votare(alle ultime consultazioni europee si è raggiunto il record di astensionismo del 51%)e la democrazia così si indebolisce.
A conferma di questa pubblica percezione,il Censis rileva un sentimento di «frustrazione,un senso di impotenza,risentimento,sete di giustizia,una smania di vendetta ai danni di un presunto colpevole».E non c'è da sorprendersi se è la destra sovranista e populista,con le sue politiche egoistiche e xenofobe,ad aizzare la "caccia" a questo colpevole.E' facile,infatti,puntare il dito contro il nemico se quasi un terzo degli italiani si sente minacciato dai migranti e manifesta ostilità contro chi ha una concezione diversa della famiglia tradizionale.Una intolleranza che si manifesta contro chi appartiene a una etnia diversa,a un diverso colore della pelle o ha un orientamento sessuale diverso.E' questo,allora,che spiega perchè poi ci siano personaggi come tal Vannacci che raccolgono così grandi consensi,individuando essi quell'astratto concetto di «italianità» nella sola discendenza da progenitori italiani,dalla fede cattolica e dai caratteri somatici.
C'è un altro dato che emerge dal rapporto del Censis e che è quasi "raccapricciante" per una Stato moderno:l'Italia è un Paese di ignoranti.A partire dalle scuole.Quasi il 30% degli italiani non conosce l’anno dell’Unità d’Italia e quando è entrata in vigore la Costituzione.Il 50% non conosce l’anno della Rivoluzione francese, un terzo non sa chi sia Giuseppe Mazzini(per molti è stato un politico della prima Repubblica).Ma non solo le scuole:da noi l’ignoranza non è qualcosa di cui si possa dare la colpa ai docenti.L’ignoranza si esibisce in tv ed inorgoglisce i tanti leoni da tastiera nella giungla del web,alimenta gli "haters" nel dibattito pubblico e i demagoghi in quello politico e viene persino esaltato da una feroce polemica contro gli intellettuali e contro le élite.
La politica è lo specchio di questa società.Così si spiega quel disorientamento e quella paura del futuro della gente e dell'elettorato che negli ultimi 30 anni ha sbandato da un populismo all'altro:dal tycoon liberista come Berlusconi,con il suo farsi paladino di una società civile sana e produttiva("la trincea del lavoro",diceva il Cav.)opposta a una classe politica corrotta e marcia,a quello a un comico populista come Grillo,a una destra rancorosa e identitaria come quella di Salvini prima e di Meloni adesso.Ma questa politica populista che proclama di difendere quei sentimenti di spaesamento e timore(in realtà speculando elettoralmente su di essi)non può illudersi che questo basti ad arginare quella crisi di sfiducia segnalata dal Censis.Non può bastare la narrazione orgogliosamente populista fatta dalla Premier secondo la quale «il declino non è un destino».
In realtà per evitare quel declino servirebbe ben altro.Servirebbe,per esempio,una riduzione strutturale del nostro pauroso debito pubblico,che immobilizza risorse per gli interessi sottratte alla cura di tutti i mali che il Censis elenca.E servirebbe investire nella sanità,nella quale spendiamo di tasca nostra 44 miliardi di euro all’anno per sopperire a liste di attesa troppo lunghe, e chi non può permetterselo rinuncia al check up o alle cure.O proprio a quella scuola,che invece di essere sede di formazione e conoscenza della futura classe dirigente,si è impoverita culturalmente,diventando una(anche se non unica)causa di ignoranza delle giovani generazioni.
Eppure siamo ancora il secondo Paese esportatore d’Europa e quarto al mondo,tanto per confermare il "paradosso del calabrone",che è quell'insetto che,con le sue ali così pesanti e piccole non dovrebbe volare,eppure vola. Però sarebbe un errore ignorare ciò che il Censis ricorda ogni anno.Abbiamo bisogno di uno scatto di volontà e coesione nazionale di maggioranza e opposizione.Con una vera e autorevole leadership che lo promuova.Una volta l'avevamo e si chiamava Mario Draghi.