27 agosto 2023

LA LOTTA DELLE DONNE




Fa bene la premier Giorgia Meloni ad andare,come ha detto di voler fare,a Caivano,nel luogo dove si é consumato l'orrore delle violenze su quelle due bambine,accogliendo la richiesta dell’eroico Don Patriciello,il prete di Caivano noto per il suo impegno contro la camorra e che dalla camorra era già stato minacciato con un ordigno fatto esplodere davanti alla sua chiesa.E sarebbe una cosa ancora più buona se,insieme alla premier,a Caivano e a Palermo ci andasse anche Elly Schlein:ora che in Italia a capo del governo e dell'opposizione ci sono due donne,sarebbe ottima cosa se,insieme,andassero sui posti dove le donne hanno subito un immane violenza ed offesa,perché questo non é argomento sul quale dividersi.

E' vero:quartiere degradato,nessun controllo della famiglia.Assenteismo scolastico.C'è tutto questo nei fatti di Caivano.Ma c'é anche un'altra domanda che sorge dopo quegli orrori:dov'é che comincia quel tipo di "cultura" che continua a rendere le donne cittadine "minori",esseri di serie B ? Solo carne, oggetto di disprezzo semplicemente da "consumare" ? In realtà la "cultura" della violenza comincia prima ancora della violenza sessuale stessa.Quando si arriva al ricatto e all’assalto fisico sessuale si è già fatta una strada che inizia ai vertici della società.Chi alla fine porta in un capannone delle ragazzine,e ne festeggia la distruzione fisica come un successo,in realtà trasferisce nella distruzione materiale di una donna la stessa considerazione che delle donne si ha nei luoghi di lavoro,nei consigli di amministrazione,negli ospedali,negli uffici pubblici,nelle scuole,giù giù fino ai nuclei familiari,quando la voce di una donna viene limitata,osteggiata,derisa.

A monte di ogni stupro "nei quartieri degradati" c’è un processo nei livelli alti della società,che opera per continuare a tenere le donne in una vita "minore".Un processo di svilimento intellettuale che mantiene viva la disistima nei confronti delle donne,che non hanno diritto ad essere “ascoltate” perché esseri "inferiori",nella cultura maschilista e patriarcale di cui é intrisa questa società.Qui non si tratta di dare "potere" alle donne.Si tratta di dare rispetto intellettuale alle donne che,nel nostro Paese  manca come il rispetto fisico.Sì,é previsto nelle leggi,nella Costituzione,ma dov'é questo rispetto nella realtà ?

Questa violenza intellettuale,con il mancato riconoscimento delle giuste ambizioni delle donne,non è meno devastante dell’assalto fisico.Come pure devastante é la coercizione che la donna subisce quando é costretta a rinunciare a quella che é la sua più naturale aspirazione,quella di essere madre;e questo avviene per paura di perdere il lavoro(già così precario)o quando deve rinunciare alle proprie legittime ambizioni,o subire ricatti,condizionamenti e diminuzioni sul lavoro e nella vita.

Anche questi sono i motivi per cui l’Italia è il paese con il record di violenze contro le donne.In ogni aggregato e stratificazione sociale,non si é mai saputo,né soprattutto voluto  praticare il rispetto profondo nei confronti delle donne.Con buona pace delle grandi lodi che si fanno sulle nostre tradizioni "patriottiche",sulla nostra  cultura e la nostra Storia secolare.Non siamo l'Iran né l'Afghanistan,eppure anche qui,ancora nel 2023,in un Paese civile e democratico come l'Italia,ogni giorno le donne devono affrontare una lotta continua per rivendicare i loro diritti e la loro dignità.

26 agosto 2023

E' MORTA PURE LA SPERANZA




Ci sono zone,spazi fisici e intellettivi nei quali sembra che non ci sia mai stata civiltà e dove,invece,sembra che ci sia posto solo per barbarie,degrado e abiezione mentale e culturale.

Sono le periferie delle grandi città,quei territori suburbani,che non danno spazio e speranza ad alcun progresso civile e culturale.Sono certe zone di Milano,Roma o Torino.O altre come la "Vucciria" di Palermo o Caivano di Napoli,dove nei giorni scorsi sono avvenuti quegli indicibili orrori con lo stupro su una 19enne a Palermo o quello,ancora più,orrido,su due bambine 12enni a Caivano,nel napoletano.E' al Rione Verde di Caivano che é successo quell'orrore:un quartiere di 6000 abitanti,sorto dopo il terremoto del 1980,dove vivono ammassate esistenze umane,non certo vite ed umanità.Qui non c'é niente:non una farmacia,non c'é illuminazione pubblica,neanche una luce,a voler simboleggiare una possibile uscita di sicurezza.A stento c'é una chiesa e la stazione dei Carabinieri.In compenso c'é una delle più grandi piazze di spaccio d’Europa.

Questa é Caivano:a metà strada tra Caserta e Napoli,nel cuore di quella che da Plinio a Goethe è sempre stata chiamata "Campania Felix",poi celebrata come "Terra di lavoro",infine raccontata dallo scrittore Roberto Saviano come "Terra dei fuochi",per via degli interramenti di rifiuti tossici e per le tante discariche abusive,dove quei rifiuti vengono bruciati diffondendo diossina e altri gas altamente inquinanti.

Fu proprio qui,in questo "Rione Verde" di Caivano,che qualche anno fa si consumò,un altro fatto raccapricciante.Quello della piccola Fortuna Loffredo,violentata a sei anni e poi gettata nel vuoto dall'ottavo piano.Tanti inoriddirono e s'indignarono.Era il 2014,son passati 9 anni,ma nulla é stato fatto e l'orrore si ripete.E le domande rimangono le stesse:dov’era allora,dov'é oggi la famiglia? E la scuola? E le istituzioni,locali e nazionali? Ci sono due dodicenni stuprate e violentate per mesi.Com’è possibile che nessuno si sia accorto di nulla? Non c'é una comunità educante,le famiglie e la collettività locale,in cui ci siano occhi e orecchi che veglino sui bambini:e invece ci sono luoghi in questo Paese in cui i bambini non hanno diritto a vivere una vita fatta di sogni e leggerezza.Come é stato possibile? Nelle zone di marginalità sociale,fortemente degradate,e Caivano è una di queste,dove le famiglie sono assenti e fallisce la scuola,cresce una cultura della sopraffazione,della violenza:ma "quella" violenza sulle bambine é quasi come prevista,tollerata,accettata.La violenza dell'orco sugli innocenti.

Intanto lo spazio lasciato vuoto dalle istituzioni viene riempito dalla malavita.E sono le donne a pagare il prezzo più alto.Le donne,e le bambine.A Caivano ma in tutt’Italia.Ma perché lo Stato si ritira? Ma dire Stato significa coinvolgimento anche di ognuno di noi,di ogni cittadino che di questo Stato fa parte.Significa pretendere servizi sociali e sanitari per tutti,soprattutto per le fasce deboli,come le donne e i bambini,ma anche per l'immigrato,il diverso e l'emarginato.Significa educatori, assistenti sociali,volontari,psicologi.

Nessun luogo è un destino,nemmeno Caivano se le istituzioni scelgono di fare la propria parte.La violenza contro le donne non è questione locale: supera i confini della geografia,delle classi sociali,delle età.Ma occorre che lo Stato dica con chiarezza dov'é,cosa intende fare:perché,nonostante la choccante gravità dei fatti di Caivano sembra che quelle violenze restino ancora nelle pagine di cronaca,non riescano ad uscire da una secondarietà a cui la condanna una cultura vecchia e patriarcale.

Eppure c'é una Carta,la Convenzione d’Istanbul,che sancisce che la violenza contro le donne è una lesione dei diritti umani.L’Italia lo ha firmato quel Trattato e adesso più che mai é ora di applicarlo in pieno,proprio oggi che abbiamo due donne alla guida del governo e delle opposizioni.Farlo significherebbe uscire dalla mediocrità della lotta politica,assumendolo come momento imprescindibile di civiltà.E non si può,non si deve dire:ci dispiace,ci sono altre priorità.No.La priorità sono loro:le bambine di Caivano.

E' vero.Non è che non si sia fatto proprio nulla.Ad esempio vicino Casoria é stato fatto l'inceneritore di Acerra,che ha salvato Napoli dalla vergogna dell’emergenza rifiuti.Ma,è servito, appunto, più a Napoli che alla sua estrema periferia. Per anni, mentre a Napoli si scavava per costruire le stazioni della metropolitana più belle del mondo,a Casoria si sterrava clandestinamente per smaltire tutto quello che la città produceva:dai rifiuti organici ai rifiuti tossici.E la diossina é aumentata e il degrado materiale,psichico e culturale di quella terra é aumentato.

A volte,però,subentra lo scoramento."Parco Verde" é il nome di quel quartiere di Caivano.Verde,il colore della speranza:ma che speranza ci può essere quando accadono fatti come quelli di Fortuna e delle due 12enni?

23 agosto 2023

PAURA DEL FUTURO



Le immagini dell'Emilia Romagna sommersa dalle acque di una violenta alluvione o quelle di laghi e fiumi prosciugati dalla siccità o,ancora,i 40 gradi e oltre toccati in diverse città italiane,impressionano la pubblica opinione.Anzi.Gli effetti del riscaldamento globale fanno proprio paura.Ed é diffuso un senso di angoscia e disagio, soprattutto tra le nuove generazioni,che hanno la netta percezione di vedere il loro futuro compromesso.Per giunta portiamo ancora addosso i postumi delle dolorosa esperienza del Covid che tanto ci ha segnato nel fisico e nell'anima.

Si é dunque dissolta quell’euforia diffusa,quel senso di fiducia in un futuro di "magnifiche sorti e progressive" che ha accompagnato gli anni della globalizzazione e,al contrario,si rafforza la sensazione di "un mal de vivre",un vivere in uno stato di crisi permanente.

A questo clima di sfiducia collettiva si è poi aggiunto il feroce attacco di Putin all’Ucraina.Anche la nuova realtà di un conflitto al centro dell'Europa ha aumentato angosce e ha contribuito a quel crollo di certezze in un sistema di tranquillità e benessere diffuso,pur restando fermo il convincimento che il sostegno militare ed economico all'Ucraina sia comunque necessario,perché ad essere in gioco é l'intera nostra civiltà ed il modello di società liberaldemocratica occidentale,che invece Putin sprezzantemente ritiene "obsoleto e decadente".

Il discorso bellico si va poi a sovrapporre a un grosso impoverimento della popolazione dovuto alla crisi economica.Al di là del covid e della guerra in Ucraina,erano già diversi anni che l’instabilità cronica aveva diminuito la fiducia nella crescita illimitata,facendo aumentare il risentimento sociale dei tanti che si sono sentiti esclusi dai benefici promessi.Il che costituisce un problema per le democrazie,a causa delle reazioni sociali che da essa possono derivare.

Di fronte all’aumento della incertezza,ampie fasce dell’ opinione pubblica si sono chiuse in sentimenti di respingimento etnico e culturale,costruiti contro un "altro" minaccioso da cui difendersi con ogni mezzo.Ecco allora l’intolleranza verso l'immigrato,il diverso e la costruzione di muri(materiali e mentali)respingenti,l’incuranza per le sofferenze del mondo.Un atteggiamento,questo,alimentato dal sovranismo populista,sempre dedito a cavalcare rabbie,paure,frustrazioni.

In questo contesto si é inserita la diffusione di gruppi di estrema destra,con il loro elogio della violenza,dell'intolleranza,del negazionismo,scientifico all'epoca del Covid,climatico adesso.Così in vari paesi europei, tra i ceti svantaggiati dal punto di vista economico,perciò con minori difese culturali,si diffondono gruppi che esplicitamente si definiscono neonazisti.

Intanto si aggiungono nuove angosce e nuove crisi di certezze dovute ai cambiamenti climatici,un problema che,nonostante tutti i negazionismi,non solo esiste ma che,secondo lo scrittore americano Johatan Franzen ormai ha assunto forme di disastro ecologico planetario inarrestabili e senza ritorno.

E dunque,dopo l’euforia di inizio secolo,oggi il senso tragico di essere alla fine di un’epoca pervade il cuore di molti.L’avvenire appare minaccioso,privo di prospettive positive.A livello personale e collettivo.Un sentimento oscuro che ha bisogno di una nuova idea di crescita,che però questo mediocre ceto politico non sembra per niente in grado di elaborare.


In alto il dipinto di Edvard Munch "L'urlo" nel quale ben si possono riassumere l'angoscia e le paure esistenziali di questi giorni nostri.

19 agosto 2023

QUESTO DISGRAZIATO, BELLISSIMO PAESE




La matematica non é un'opinione e difronte a certi numeri non puoi girarci attorno.E se poi i numeri in materia di sbarchi e immigrazione sono quelli forniti direttamente dal Ministero dell'Interno,non si può nemmeno stare a fare chissà quali interpretazioni o a prendersela con le "speculazioni" da parte delle opposizioni.Difronte ai quei numeri é lampante che le politiche del governo Meloni in materia di immigrazione sono un clamoroso disastro e un fiasco totale.

I dati forniti dal Ministero dell'Interno dicono infatti che  dal primo gennaio di quest'anno a Ferragosto sono sbarcati nel nostro Paese oltre 100 mila migranti,con un aumento del 107% rispetto ai 49mila di tutto l'anno scorso.Ecco,questi sono i numeri che attestano il totale fallimento del governo Meloni in materia di flussi migratori.E i dati appaiono ancor più significativi se si pensa che proprio la questione migratoria era stata messa in cima alla lista di promesse fatte dalla destra in campagna elettorale con quei beceri slogan tipo "blocchi navali" oppure:attenta Europa che ora "la pacchia è finita".

Nessun governo,negli ultimi 6 anni,ha fatto peggio di Meloni in quanto a sbarchi.Né Gentiloni,né Conte,né Mario Draghi,il quale,nello stesso momento,ha dovuto fronteggiare anche qualche altro "problemino" come la pandemia,le vaccinazioni e la guerra in Ucraina.

In verità la premier qualcosa  lo ha  fatto,usando le buone e le cattive.Dapprima ha usato le cattive,i toni duri,la faccia feroce,gli atteggiamenti,cioé,tipici della cultura e delle politiche della destra,tutta legge e ordine.Così arrivarono i decreti contro le navi Ong,a cui venne impedito il soccorso in mare ai migranti;poi ci fu la tragedia di Cutro,a cui seguì le polemiche con Macron con la falsa propaganda sul "cambio di passo" in Europa e la narrativa secondo cui adesso "finalmente l’Italia conta".

Come poi quella fase "cattivista" è andata a finire é ben noto.E' cominciata allora la fase "buonista" della Premier,quella dell'approccio più dialogante con l'Europa,della quale la Meloni,nonostante il suo becero sovranismo elettoralistico,ha capito bene di non poter fare a meno.

Son cominciati,così,i "piani Mattei" per blandire e compiacere le dittature nordafricane con paccottate di soldi elargiti dalla tanto detestata Europa.La Premier ha così cercato di concludere accordi in Nordafrica(soprattutto col dittatore tunisino Saied)per fermare le partenze.Ogni volta quegli accordi erano descritti come un trionfo diplomatico,ogni volta é seguito il niente più totale.Sono stati talmente un fallimento quei presunti accordi,che il governo italiano é stato costretto perfino a chiedere  una mano alle navi Ong per fermare la strage nel Mediterraneo.

Naturalmente il fenomeno migratorio é complesso e problematico da affrontare.Ma questa,più che un esimente é un aggravante nel comportamento della Meloni.Perché la colpa maggiore della presidente del Consiglio è stata quella di aver mentito agli elettori,proponendo soluzioni demagogiche,violente e populiste, cavalcandone gli umori peggiori,affermando che se la situazione dell'immigrazione in Italia era così grave era perché chi governava prima di lei era "complice" o amico degli scafisti.Alcune centinaia di migliaia di sbarchi dopo,la Meloni ha dovuto prendere atto(anche non dicendolo)che le cose stavano diversamente da come lei le raccontava quand'era all'opposizione.

La verità é che non si possono avere ruoli diversi a seconda se si sia al governo o all'opposizione.Bisogna avere,sempre e comunque,il senso dello Stato ed avere la responsabilità di "governare" il Paese anche stando all'opposizione.E' un percorso obbligato e nessuno può sottrarsi a questa prova.Nemmeno quelle forze che ora sono passate all'opposizione e inveiscono demagogicamente contro la destra di governo.Del resto c'erano già stati esempi in questo senso.Il più eclatante é stato quello dei Cinquestelle.Prima della loro vittoria alle politiche del 2018,avevano promesso la chiusura dell'Ilva e della Tav:una volta al governo,però,non hanno potuto più metter piede né a Taranto né in Val di Susa per il tradimento di quelle promesse.

E la verità é anche che l'Italia non ha(più)una classe politica e dirigente che sappia guardare ai reali bisogni della gente.Si vive di propaganda,proclami e sondaggi e la Politica(con la maiuscola)e il senso dello Stato sono oggi parole sconosciute in questo nostro disgraziato eppur bellissimo Paese.