30 ottobre 2022

C'E' UN SOGNO ANCHE IN IRAN






Sabato 22 ottobre centomila iraniani  hanno sfilato a Berlino,per testimoniare la loro opposizione alla Repubblica islamica per unirsi virtualmente ai manifestanti che da sei settimane scendono nelle vie delle città iraniane contro la repressione,voluta dal regime,delle manifestazioni che si stanno svolgendo in tutto il Paese dopo il feroce assassinio della 22enne Masha Amini,massacrata di botte fino alla morte dalla c.d. "polizia morale",perché non portava il velo secondo le leggi islamiche.

Colui intorno al quale si é raccolta a Berlino la protesta contro il regime degli ayatollah iraniani é Hamed Esmaeilion importante scrittore e medico iraniano,attivista per i diritti umani nel suo Paese 




Esmaeilion sembra ormai essere assunto a leader internazionale del movimento di protesta. “Noi iraniani abbiamo un sogno”, ha spiegato nel suo intervento a Berlino nel quale ha letto un suo scritto col quale esprimeva il sogno suo e di tanti iraniani per un futuro di libertà e di nuove speranze anche in quella bellissima Terra dalla cultura millenaria e per l'abbattimento della feroce e sanguinaria dittatura degli ayatollah.Ecco il testo del discorso:

"Tutti noi abbiamo dei sogni. Nei nostri sogni, nessuno viene giustiziato dopo un processo farsa di tre minuti. Nei nostri sogni, i poeti non vengono ammanettati; nessuno si azzarda a perseguitare le minoranze; nessuno si azzarda a imprigionare e uccidere dopo aver torturato un lavoratore perché ha espresso la sua opinione. Nei nostri sogni, insegnanti e registi, attivisti civili e lavoratori non sono in prigione. Nei nostri sogni, nessuno ha il coraggio di lanciare missili contro un aereo civile o di rapire un giornalista. No, nei nostri sogni, migliaia di manifestanti pacifici non sono sotto il tiro di colpi indiscriminati nelle strade. Nei nostri sogni, i bambini non vengono indottrinati a scuola con ideologie di epoche oscure. Nei nostri sogni, nessuno spara gas lacrimogeni nelle aule dove studiano le ragazze; nessuno lancia i bambini dai tetti né sbatte le loro teste contro i marciapiedi; nessuno, mai nessuno, spara loro proiettili in testa alle spalle. Nei nostri sogni, il vento della libertà soffia tra i capelli delle donne. I paesi vicini sono lasciati in pace; la Siria e il Libano non bruciano nel fuoco della guerra e della distruzione; nessuno vende armi a Putin perché uccida gli ucraini. E nei nostri sogni,le ricchezze naturali come il petrolio non sono la causa della sofferenza, ma un mezzo per la prosperità. Nei nostri sogni, essere iraniani non è un motivo di tristezza, ma un segno di orgoglio e di gioia. E no, amici miei, nel sogno di cui parlo non ci sono fiumi di sangue che scorrono per le strade. Tutti noi abbiamo dei sogni e i nostri sogni diventano realtà solo se l’Iran è libero dalle catene della Repubblica islamica. I nostri sogni prevedono il crollo di questo impero della paura, dei suoi crimini contro l’umanità e della corruzione: i pilastri che sorreggono Ali Khamenei. Mentre marciamo su queste strade, lontani dai nostri fratelli e sorelle che sono sotto assedio in Iran, guardiamo negli occhi i leader del mondo libero e diciamo loro smettete di negoziare con lo stato criminale chiamato Repubblica islamica, che non rappresenta l’Iran. Cacciate i loro ambasciatori dai vostri paesi e mostrate loro la vostra posizione in materia di giustizia e diritti umani. Smettete di collaborare con i loro agenti e chiedetene conto, proprio come come fate con i sostenitori di Putin. Confiscate le ricchezze che hanno rubato al popolo iraniano che soffre di povertà, persecuzione e oppressione. Nessuno vi chiede di interferire, o di fare una guerra. Nessuno vi chiede di sanzionare il popolo iraniano. Quello che vi chiediamo è di imporre sanzioni mirate ai leader, gli operatori e i lobbisti della Repubblica islamica. Marciamo qui oggi a nome del nostro popolo per chiedervi di stare dalla parte giusta della storia e di mandare un chiaro messaggio alla Repubblica islamica: che state finalmente credendo alle donne, alle ragazze, agli studenti, ai lavoratori, alle minoranze e ai genitori in lutto; che riconoscete la rivoluzione guidata dai coraggiosi giovani iraniani. Vi chiediamo di aprire i vostri cuori e di gettare lo sguardo verso la rivoluzione più progressista e lungimirante nella storia del medio oriente. Vi chiediamo di rispettare la volontà del popolo iraniano e la voce della società civile iraniana. Noi, il popolo iraniano, siamo le vittime del regime della Repubblica islamica e non lo dimenticheremo mai, né perdoneremo mai coloro che hanno ammansito i nostri oppressori, e hanno collaborato con loro".

28 ottobre 2022

UN'ITALIA DIVERSA





Ricorrono quest'anno 100 anni,da quel 28 ottobre 1922,da quando,con la Marcia su Roma,il Fascismo andò al potere in Italia.In quel giorno la democrazia morì in Italia.Il Paese,anche con la complicità della Monarchia,degli industriali e dell'alta borghesia,si consegnò a un regime totalitario che per 20 lunghi anni la privò di libertà e che anzi consumò violenze brutali e omicidi orribili,come quelli di Giacomo Matteotti,Piero Gobetti e Giovanni Amendola.È una data nefasta quella del 28 ottobre,ma proprio perciò DEVE essere ricordata e il silenzio delle nostre nuove autorità politiche,da poco al governo(quello della Premier,in particolare,la cui storia politica proviene da un partito postfascista come l'MSI)è così assordante,imbarazzante e ambiguo da dimostrare,da parte loro,un grosso imbarazzo.

La "Marcia su Roma" svelò un’Italia preda di una sorta di ubriacatura collettiva,con Mussolini che ebbe la capacità di incarnare sia il rivoluzionario che prometteva un futuro radioso,sia il restauratore che avrebbe ristabilito l’ordine e la legalità,sgominando i sovversivi e i "professionisti del disordine" in quell'Italia nella quale si agitavano i primi malcontenti popolari e i disagi economici e sociali del dopoguerra.Pochi anni più tardi,nel 1925,dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti e il varo di quelle leggi emanate dal Ministro della Giustizia Alfredo Rocco,definite "Le leggi fascistissime" Mussolini aveva pienamente svelato la natura liberticida e sanguinaria della sua dittatura.E intanto onorificenze,omaggi,dediche,piovevano addosso al nuovo eroe e  salvatore della Patria,lasciando affiorare una folla di italiani servili e compiaciuti di esserlo,così deferenti,ossequiosi,pronti a barattare la propria sovranità individuale e la propria autonomia in cambio di protezione e sicurezza.Proprio il contrario della personalità di uno dei "Padri morali" della vera Italia,Dante.L'indole del grande fiorentino,è infatti improntata alla "severitas",all’intransigenza rocciosa,alla coerenza vissuta fino in fondo,senza compromessi o trasformismi che Dante orgogliosamente rifiutava.La sua intransigenza morale é perfettamente agli antipodi rispetto alla furbizia e alla versatilità opportunistica che connota da sempre un certo carattere nazionale.E del resto un altro grande italiano,Piero Gobetti,anche lui,non a caso,massacrato dal regime mussoliniano,scrisse che il fascismo era nient'altro che l'autobiografia di una nazione. 

Oggi,storicamente,sono chiare le ragioni complessive del successo del fascismo:la guerra,la crisi dello stato liberale,la paura dei ceti medi,i forti disagi economici e sociali della gente.Eppure molti liberali,cattolici e financo socialisti come Anna Kuliscioff(amica e collaboratrice di Turati)erano convinti che il fascismo avrebbe avuto vita breve,destinato a declinare subito dopo che il nuovo governo avesse restaurato la "pace sociale".E fu così che per 20 anni ci si disabituò alla libertà fino ad averne paura,si esaltarono valori come la disciplina, l’obbedienza,la gerarchia,che finirono per avvelenare le coscienze degli italiani,seppellendo sotto una cappa di servilismo ogni tentativo di rottura con il conformismo dominante.

L’obbedienza al potere,il tirare a campare,l’individualismo esasperato,il classico modello esistenziale del "tengo famiglia",applicato a tutti i livelli della scala professionale,sociale e politica,si imposero come i valori caratterizzanti di un popolo,che il fascismo enfatizzò.Fu proprio da questo che ne derivò quella che Piero Calamandrei definì:"un’atmosfera di prepotenza e viltà,di compromesso e di corruzione,nella quale si impose un costume che già serpeggiava e fermentava,alimentando altre ruberie e tracotanze e suscitando oppressioni".

Le conseguenze di questa desertificazione morale emergono nitidamente dalle immagini della folla osannante e plaudente che inneggia a Mussolini il 10 giugno 1940,la data della dichiarazione della guerra,ma anche la data dell’inizio della rovina del regime. Nato nelle trincee della Prima guerra mondiale,il Fascismo fu infatti travolto dalle macerie della Seconda e l’Italia che aveva plaudito al Duce visse l’inedita esperienza di una guerra combattuta sull’uscio di casa,con conseguenze devastanti:70.000 morti sotto i bombardamenti,l’unità nazionale in frantumi,gli eserciti alleati e quelli tedeschi che spadroneggiavano sul nostro territorio.Sul nostro suolo vennero a combattere eserciti da tante parti del mondo,dai nepalesi ai senegalesi,in una babele linguistica che alterò profondamente le coordinate della nostra esistenza collettiva,costringendoci a vivere il disagio di tutte le malattie morali e materiali innescate dalla guerra,raccontate poi nella grande letteratura e nel grande cinema,come ad esempio nei capolavori assoluti del film "La ciociara" di Vittorio De Sica,o il libro "La pelle" di Curzio Malaparte.Macerie,lutti,devastazioni materiali e ferite morali  di una sanguinosa guerra civile,anch'essa narrata nei capolavori di Fenoglio,Pavese,Calvino:questo fu il lascito del fascismo all’Italia repubblicana.

Eppure la neopremier Giorgia Meloni si é chiusa in un assordante silenzio.Avrebbe invece potuto dire che rinunciare alla libertà e alla democrazia comporta la rovina di un popolo.Oppure,dopo aver riconosciuto che l’Italia di Mussolini è stata(come lei ha detto)una dittatura,"forse" avrebbe  potuto omaggiare quegli italiani che nel nome dell’antifascismo sacrificarono se stessi per riscattare la vergogna di essere precipitati nell’abisso totalitario.Avrebbe dovuto rendere onore a Matteotti,Gobetti,Amendola,ai fratelli Rosselli e a Gramsci,al cui cervello,come dichiarò nel processo il PM fascista,"bisognava impedire di funzionare".Pochi quegli eroi italiani di quel tempo,del tempo del regime fascista.Probabilmente per i tanti italiani che erano corsi a fare per opportunismo e convenienza la tessera del PNF,quei pochi più che eroi erano dei "folli".Ma,come aveva detto Pietro Verri,"se la mia è una follia,(.....)la società sarebbe migliore se ci fossero meno saggi".E,per l'appunto,furono proprio quei pochi italiani "folli"  a riscattare l’ignavia di quegli altri tanti italiani "saggi".

Se oggi Giorgia Meloni é Presidente del Consiglio deve ringraziare l’antifascismo che seppe riconsegnare all’Italia quella democrazia che la "marcia su Roma",avvelenando il tessuto morale della società italiana,aveva annientato.L'antifascismo intellettuale di chi non volle firmare "Manifesti" fascisti o quello dei partigiani,quello degli operai e quello delle donne come lei:tutti insieme quegli italiani hanno lottato per realizzare il sogno di un'altra Italia,un'Italia diversa da quella fascista,per consentire di dire a voce alta le proprie idee e di essere a ognuno quello che vuole essere. 

25 ottobre 2022

100 ANNI DI PASOLINI





Tra qualche giorno,il 2 novembre,ricorrerà l'anniversario della sua morte.Ma soprattutto quest'anno ricorrono i 100 anni dalla nascita di Pier Paolo Pasolini.In occasione del centenario è stata organizzata a Roma,a Palazzo Barberini,dal 28 ottobre 2022 al 12 febbraio 2023,la mostra:"Pier Paolo Pasolini.TUTTO È SANTO"(il titolo è tratto dalle parole di un personaggio del suo film "Medea").

Pier Paolo Pasolini fu personaggio che ebbe un ruolo di primissimo ordine nel panorama culturale e sociale italiano.Certamente se ne andò via troppo presto.Fu strappato da questo mondo prematuramente.E la sua morte avvenne in maniera barbara,crudele ed iniqua.Iniqua perché ancora oggi le circostanze della sua morte sono coperte dal mistero e piene di interrogativi,come del resto in tanti,troppi altri casi é successo in Italia in questi anni.

Pasolini era un uomo particolare.Un "ribelle" culturale per i suoi tempi.E non a caso e a ragione molti critici ed intellettuali hanno relazionato la sua personalità a quella di Caravaggio,un altro "rivoluzionario" e "ribelle" per la propria epoca.Pasolini fu comunista,ma più per sensibilità sociale che per convinzione politica.Eppure fu "conservatore" sui valori.Anche se "trasgressivo",mantenne dentro di sé un rigore morale,un’onestà intellettuale,una disciplina verso la correttezza,tanto da poterlo far definire "luterano" in senso lato,cioè insofferente(tanto meno per convenienza od opportunismo)alle restrizioni e alle imposizioni del regime politico ed intellettuale,nella profonda convinzione,al contrario,di un libero credere ed agire.Non a caso una sua opera si intitolava proprio "Lettere luterane".Con essa sferzò ferocemente l'opprimente sistema di potere democristiano e l’intera classe politica italiana,in maniera sicuramente più efficace di qualsiasi opposizione politica presente al tempo in Italia.Davvero un Lutero dei nostri tempi.

Pasolini fu coscienza critica del Paese,morale ed intellettuale,perché aveva titolo e autorevolezza per parlare.Era persona vera,perché credeva nell'onestà e nella libertà del pensiero.Proprio per questo,in un'epoca di rigido ed oscurantista costume borghese,fu facile bersaglio di quel Potere da lui tanto combattuto,un Potere che gli scagliò contro le masse,accusandolo di tutto.Soprattutto lo colpirono sulle sue note preferenze sessuali.Si scatenò contro di lui tutta quell'ampia massa di ipocriti,che magari nulla avrebbero detto se quel "vizio" lo avesse avuto con delle donne.Quegli ipocriti,quei "sepolcri imbiancati",facilitati dal modo di pensare del tempo,volevano relegarlo a mera figura di "deviato",ad un uomo che non poteva dire nulla di buono e,anzi,ad un corruttore di giovani,perché frequentava i ragazzi delle borgate romane,quelli raccontati soprattutto nei suoi libri "Ragazzi di vita" e "Una vita violenta".Ed invece lui proprio dei giovani voleva che tutti si interessassero.La sua speranza era di istruirli,di far pensare a loro prima come esseri umani,e poi cittadini verso i quali lo Stato aveva dei doveri.

Insieme ai giovani,un altro grande merito ebbe Pasolini:umanizzare quelle figure e quelle categorie umane emarginate e quasi "invisibili",che dovevano esistere solo per soddisfare il vizio ma che dovevano restare nell’ombra,per l’egoismo di una società che non sapeva essere inclusiva creando sacche di povertà e sofferenza sociale.Come,ad esempio,la figura della prostituta nel suo film"“Mamma Roma ",interpretata dalla grande Anna Magnani.Pasolini,raccontando quelle persone,dava loro dei valori,un’etica e rendeva impossibile all’uomo comune far finta di ignorare quelle realtà.Era persona scomoda Pasolini,perciò facile bersaglio di quella società le cui convenzioni ipocrite lui stravolgeva pubblicamente.Ma non piaceva neanche ai giovani contestatori,ai cosiddetti sessantottini,che lui stesso contestò quando,nella famosa battaglia di Valle Giulia tra studenti e poliziotti,gli studenti aggredirono i poliziotti.Pasolini non era conformista.Sarebbe stato facile,in quel tempo,difendere gli studenti in Italia come Sartre in Francia.E invece nel tempo di quella "battaglia di Valle Giulia",rimasta famosa nella cultura del '68,non esitò a schierarsi dalla parte dei poliziotti,veri "figli di poveri",come lui li definì.

Fu perennemente assetato di verità,in un paese di segreti,di congiure e complotti di Palazzo,in quella infinita "Notte della Repubblica",come la definì Sergio Zavoli.Un Paese di compromessi silenziosi e compiacenze e di scandali politico-sessuali messi a tacere,come il "Caso Piccioni".Pasolini ebbe un profondo senso di equità e giustizia sociale,e forse per questo "amava" i Radicali di Marco Pannella,al cui Congresso doveva intervenire il giorno successivo alla sua morte.Anche perciò abbiamo l'obbligo di dire che Pasolini morì troppo presto.Perché la sua presenza avrebbe dato ancora cose importanti per nutrire le nostre coscienze e che invece abbiamo perduto,dispersi per le strade di questa Italia,devastata da una intellualità prezzolata ed opportunistica e da una malapolitica che ha corrotto e svuotato ogni sentimento e passione.

12 ottobre 2022

TUTTA COLPA DELL'OCCIDENTE






Ormai la cantilena é ben conosciuta,tante sono le volte in cui essa é stata ripetuta e poi ripetuta e poi ripetuta ancora per le vie e piazze d'Italia.La si conosce bene quella cantilena e la si sentirà sicuramente anche stavolta.La si sentirà anche oggi,all’indomani della macelleria e della bestialità putiniana consumata ancora una volta attraverso le centinaia di missili lanciati su Kyiv e sulle altre città ucraine,su civili e bambini innocenti.E sarà intonata,quella cantilena,secondo uno spartito consolidato,al centro del quale vi è sempre lo stesso concetto,la stessa visione distorta del mondo:è tutta colpa dell’Occidente.

Era colpa dell’occidente già il 24 febbraio,quando la Russia ha iniziato la sua opera criminale di distruzione dell’Ucraina e di genicidio della gente ucraina.Già da allora i professionisti del pacifismo a prescindere,hanno fatto di tutto per avvelenare i pozzi e distorcere la realtà dei fatti,indirizzando i propri strali sull'Occidente invece che sul criminale del Cremlino.Perchè già a febbraio il ragionamento dei nostrani presunti "pacifisti"(in realtà semplicemente antiatlantisti ed antieuropeisti)era che SE la Nato non si fosse avvicinata così tanto alla Russia,con le sue mire imperialiste ed espansionistiche,la Russia non avrebbe mai reagito attaccando l’Ucraina.

Son passati 8 mesi da quel 24 febbraio,8 mesi di massacri russi,di fosse comuni,di bombardamenti sugli asili,di stupri e camere di tortura stile SS ma quell'accusa persiste:SE l’occidente non avesse scelto l’opzione "guerrafondaia",fornendo armi all’Ucraina,SE l’occidente non avesse scelto di combattere contro la Russia una guerra per procura sostenendo incondizionatamente Zelensky,SE l’occidente non avesse messo l’Ucraina nelle condizioni di far saltare i ponti che collegano la Crimea alla Russia,SE l’occidente non avesse scelto di chiudere al dialogo con Putin(!!!!)SE,SE,SE....Tutto quello che stiamo vedendo oggi,sostengono i fautori del dialogo(dialogo con chi e su che cosa?)non ci sarebbe stato;la "reazione"della Russia non si ci sarebbe stata,l'Ucraina si sarebbe arresa,e tutto il mondo sarebbe più bello e tutti vivrebbero felici e contenti(forse non gli ucraini,però).

Eh già,la pace.Quella parola pace che,per i paci-finti nostrani,l'Occidente continua a non VOLER perseguire in questa "sua" guerra per procura contro la Russia.Non é difficile immaginare che quella parola tra poco sarà insinuata in modo ipocrita e falso nell'opinione pubblica un "neutralismo",da parte dell'Occidente,senza senso.

Perché che senso ha invocare la pace senza dire,senza se e senza ma,chi è l’aggressore e chi è l’aggredito,lasciando intendere anzi che l’unico ostacolo a un negoziato sia la testardaggine degli ucraini e che l’unica via concreta,rapida e indolore a questa presunta pace sia quella di costringere gli ucraini alla resa?.E che senso ha senso parlare di pace se poi si sostiene,come fanno i  vari Orsini,Tarquini,Santoro e Travaglio,che aiutare gli ucraini sia un modo per allontanare la tregua e non invece la difesa di un popolo libero e sovrano?.E' perciò che se si considerano le sanzioni a Putin come uno strumento di logoramento dei rapporti con la Russia e si sceglie di andare in piazza senza avere l'onestà intellettuale di dire che l’unico responsabile di questa situazione non é l'occidente,ma solo e soltanto Putin che anzi più volte ha disprezzato la nostra cultura e la nostra civiltà che lui considera corrotte e decadenti.

E dune sicuramente ci sarà ancora una volta quella cantilena,seguendo la linea del senso di colpa dell’occidente,un senso di colpa spesso tacitamente alimentato in questi mesi anche da Papa Franceco,che talora ha equiparato di fatto  aggressore e aggredito.Sarà cantata nuovamente e stancamente quella cantilena quando i professionisti del pacifismo a senso unico,abituati a scendere in piazza per difendere la pace dal solito aggressore imperialista americano,porrà ipocritamente la stessa domanda che si è posta la giornalista Milena Gabanelli:"Ma qualcuno a Washington e Bruxelles dice a Zelensky dove si deve fermare?".Senza capire(o,fingendo di non capire)che la domanda andrebbe fatta forse non a chi è aggredito ma semplicemente a chi sta aggredendo.Ma,già si sa che la cantilena continuerà,perché,purtroppo,questo é il pacifismo italiota.