16 febbraio 2023

IL MONDO DI VAN GOGH

 


A 170 anni dalla sua nascita,é stata organizzata a Roma,dall'8 ottobre 2022 al 26 marzo 2023,una mostra sul grande pittore olandese Vincent Van Gogh.Il suo vissuto fu breve,tortuoso il suo cammino,quasi un angoscioso pellegrinaggio verso una meta sconosciuta.Egli stesso scrive,infatti,in una sua lettera:"Noi siamo dei pellegrini,la nostra vita è un lungo cammino,un viaggio dalla terra al cielo".Certamente fu un viaggio personale ed esistenziale in salita quello di van Gogh,che proprio perché amava la vita,era capace di meravigliarsi e commuoversi davanti alla semplice e ammaliante bellezza della semplicità.Attraversò molti posti Van Gogh.E fu uno di questi posti,Parigi,a segnarlo particolarmente.Qui scelse di dedicare la sua esistenza alla pittura,qui conobbe pittori come Monet,Degas,Renoir,Toulouse-Lautrec,che gli apriranno un mondo tutto nuovo.

La sua esistenza sempre così in bilico e precaria ha condotto alcuni registi a creare dei film proprio sulla vita visionaria del pittore olandese. L’ultimo è stato, nel 2018, il film di Julian Schnabel:"Van Gogh – sulla soglia dell’eternità"(sotto)


Il film riprende e dà vita ai colori dei quadri di van Gogh:il giallo del grano,dei girasoli,delle estati torride ma anche ma anche il blu della notte e il rosso dei papaveri.
Un altro film che merita di essere citato è "Vincent e Theo",di Robert Altman,

Questo secondo film si concentra su una delle figure fondamentali nella vita del pittore e cioé il fratello Theo.Fu lui ad aiutarlo economicamente durante tutta la sua vita.Ma non solo.Fondamentali sono lo scambio intenso di lettere che i due fratelli si scambiarono.In esse si delinea chiaramente sia la vulnerabilità psichica di Vincent e i suoi tormenti,sia la sua concezione artistica.Van Gogh,infatti,era affetto da un malessere psichico del quale non si conosce precisamente la natura.Ciò che si sa è che soffriva di attacchi di panico e allucinazioni che gli causavano atti violenti e istinti suicidi.A ciò si aggiungeva anche la predilezione di van Gogh per l’alcol e l’assenzio.
Una delle cose più belle della natura d Van Gogh fu l’amore per gli ultimi.Egli,infatti,si recò nelle regioni minerarie del Belgio per prendersi cura delle persone più fragili,i malati e i minatori. Decise di vivere come loro,dividendo con loro miseri pasti intorno ad un tavolo,alla tenue luce di una lampada.Nasce da qui una delle sue opere più conosciute, I mangiatori di patate.

I deboli,gli emarginati,i dimenticati furono i soggetti prediletti da van Gogh,ossia gli ultimi,i minatori e i lavoratori dei campi.


Ma anche la natura viva,luminosa,i campi di grano e i girasoli,furono le immagini emblema del pittore.


Ma non solo luce,colori forti e il giallo(il colore preferito di Van Gogh).C'è anche il buio della notte tra i capolavori dell'artista olandese.L’opera più importante,coinvolgente di Van Gogh è la Notte Stellata, opera realizzata nel 1889.

Questo quadro coinvolge l’osservatore con dei colori che conducono nel turbinio del vento che scuote l’aria,le stelle e il cipresso.Quasi un preannuncio,un’attesa di qualcosa che sta per accadere,qualcosa che può essere bellissimo o terribile.Nella parte bassa del dipinto,la città che ignara dorme.A sinistra, il cipresso che oscilla e vibra come una fiamma. 
Nella vita del pittore fondamentale é l’esperienza in Provenza.Nella sua casa di Arles vive felicemente alcuni mesi con il suo amico Paul Gauguin. Ma la serenità dura poco.I due hanno caratteri diversi,modi d’intendere la vita differenti.Un giorno tra i due scoppia una lite violenta,e Vincent,in preda alle allucinazioni,si mozzò con un rasoio metà di un orecchio.Qualche giorno dopo, van Gogh si ritrasse con un’ampia fasciatura a coprire l’orecchio mutilato.

Fu quest’ultimo episodio a spingerlo a ricoverarsi in un ospedale psichiatrico.In questo periodo di tranquillità e protezione vissuto tra le quattro mura dell’ospedale,poté ritrovare il suo equilibrio e la sua serenità.
L’ultima tappa del suo viaggio terreno è vicino Parigi,dove trova una nuova casa e nuovi paesaggi,prati, campi.Qui,nel mese di luglio del 1890,dopo aver dipinto un campo di grano,mette fine alla sua vita con un colpo di pistola.

Era un animo sensibile van Gogh,forse per questo destinato alla sofferenza.Vedeva e sentiva come il resto della gente non può e non sa.È un dono per tutti noi la sua delicatezza d’animo,la sua sensibilità,i suoi dipinti sanno riprendere il mondo dentro di noi.Per questo dovremo per sempre ringraziare l’artista Vincent van Gogh.Come lui,anche oggi tante anime sensibili,pure,vere non sono comprese,anzi,sono derise,umiliate,calpestate.Van Gogh potrebbe essere un ultimo dei giorni nostri.Magari vittima di quell'odio e quella violenza così diffusa e dilagante ai giorni nostri,nella vita pubblica e nelle vite private.Forse il rimedio sarebbe quello di godere pienamente dell’arte,di quello che essa trasmette e rinascere da essa più grandi,migliori,soprattutto più umani.E forse era questa la missione di questo grande,immortale pittore.

11 febbraio 2023

SE POI PERDI IL TRENO




Mentre Giorgia Meloni in Italia si affannava a difendere i suoi compari di partito e di governo Donzelli e Del Mastro,il Presidente francese Macron,il premier tedesco Olaf Scholz e quello inglese Sunak incontravano Zelensky per discutere della guerra in Ucraina e non solo.La premier italiana di quegli incontri non era stata né avvisata né,tantomeno,ad essi invitata.L’assenza della Meloni e dell'Italia all'incontro dei leader europei con Zelensky é uno smacco politico e personale pesante e anche mediaticamente pone l'Italia,difronte agli alleati occidentali,come Paese comprimario e periferico d'Europa.
Vien allora naturale ripensare a quella foto di 8 mesi fa che ritraeva il predecessore di Meloni,Mario Draghi,proprio con Macron e Scholz,in viaggio su quel treno verso Kiev.Un’immagine che,nel paragone con la situazione attuale,segna un arretramento dell’Italia sullo scenario internazionale. 
Resta il fatto che Zelensky,nelle sue missioni nelle capitali occidentali,è stato a Londra e Parigi,dopo aver incontrato Biden negli USA,ma non ha fatto tappa a Roma.L'uomo simbolo della resistenza all’invasione russa rinuncia ad omaggiare l’Italia,dove c’è una maggioranza di governo non saldissima sul sostegno all’Ucraina,con quei continui distinguo e l’atteggiamento ambiguo sulla fornitura di armi(nonostante i proclami)con le parole del vicepremier Salvini sull’intervento di Zelensky a Sanremo:"Non mi dispiace la sua assenza" e con l'orgogliosa rivendicazione di Berlusconi della sua amicizia con Putin.
Sono dunque passati solo 8 mesi dal viaggio di Draghi,Macron e Scholz a Kiev e già sembra un’altra epoca.Quel treno politico la Meloni lo ha perso.E non ne ripasserà un altro.Lei é rimasta in stazione e l'Italia é stata fatta scendere da quel treno.
Certo,la destra sovranista e populista italiana nel frattempo ha vinto le elezioni politiche e adesso é legittimamente e democraticamente al governo.Ma proprio le pulsioni populiste dell'attuale esecutivo italiano hanno dato adesso un ruolo secondario all'Italia in Europa."La pacchia é finita" diceva in campagna elettorale l'attuale premier sfidando l'Europa.Ma non per l'Europa é finita la pacchia ma per l'Italia che invece tanto ha bisogno dell'Europa come si é visto con i finanziamenti del PNRR.

Ora all'iconica fotografia di Draghi con Macron e Scholz sul treno  verso Kiev,si contrappone un'altra foto,tutt'affatto diversa:quella che evidenzia la triste solitudine del nuovo governo italiano nei palazzi di Bruxelles.Se adesso la Meloni viene esclusa  dall'incontro con Zelensky é(anche)a causa delle simpatie dei suoi sodali di governo Berlusconi e Salvini per il loro "amico" Putin.Quest'Italia non é più vista,come invece accadeva all'epoca di Draghi,come omogenea e funzionale al progetto europeo proprio per le sue posture sovranpopuliste(basti pensare alle posizioni italiane sull'immigrazione).La lingua che parlano Macron e Scholz era la stessa che parlava Mario Draghi,con il quale la prospettiva strategica europea era totale,e non é certo quella di Giorgia Meloni e del suo governo del quale l'Europa fa volentieri a meno.Che tristezza pensanso che l'Italia é uno dei Paesi fondatori dell'Europa.E che tristezza pensare agli uomini e alle menti italiane,da De Gasperi ad Altiero Spinelli,che per il sogno europeo hanno spese le proprie vite. 

Ma la solitudine politica italiana non é solo sulla guerra in Ucraina.In questi giorni in Europa si discute sul problema di una sempre più crescente inflazione e sulle strategie comuni da adottare.Anche qui francesi e tedeschi hanno emarginato l'Italia,andando negli USA a parlare direttamente con l'amministrazione Biden del "Recovery Inflaction Act",il Patto antinflazione.Anche qui la Meloni non solo non c'era ma non  nemmeno era stata avvisata di quell'incontro,cosa impensabile se alla guida del governo ci fosse stato Draghi.

Su un altro rilevante "dossier" é rimasta sola la Sorella d'Italia:quello sui migranti,così fondamentale per il nostro Paese e cavallo di battaglia dei sovranpopulisti italioti.Anche qui,altro terreno di recente scontro con i francesi,siamo fermi al niente,mentre i Paesi dell’Est procedono a costruire i loro muri con l'assenso benevolo della Meloni che così si ritrova a essere sola con i suoi amici sovranisti polacchi ed ungheresi.Ma proprio  sul discorso della ripartizione dei migranti,così importante per l'Italia,Polonia e Ungheria(cioé i più stretti alleati europei della Meloni)non ci sentono né da un orecchio né dall'altro.Perchè poi ognuno é sovranista a casa propria.

Il bilancio finale della politica europea del governo è alla fine questo:sulle tre partite più importanti,Ucraina,sostegno all’economia e immigrazione,Roma torna a casa con un pugno di mosche dopo aver sperimentato a sue spese quanto sia sbagliato il metodo della contrapposizione frontale con gli alleati.

Forse la Meloni pensa di essere ancora sul palco della Garbatella,il quartiere di Roma dove é cresciuta politicamente,a sbraitare contro Macron l'Euro e l'Europa.Quello che si percepisce é che la Meloni si stia un po’ montando la testa,altrimenti non si spiegherebbe una reazione così palesemente stizzita di fronte al mancato "invito"("E' stato un incontro inopportuno",ha detto a proposito del vertice di Macron e Scholz con Zelensky)tanto da convocare una conferenza stampa abbastanza penosa giusto per rispondere ai giornali italiani accusati di "provincialismo" per aver evidenziato il chiaro isolamento italiano. 

Quello che invece la Meloni non ha capito,nella sua esaltata euforia di premier sovranista dopo la sbornia postelettorale,é che a Bruxelles funzionano la fluidità di rapporti,la fiducia reciproca,la collaborazione.Tutte cose che,grazie al prestigio personale di cui godeva Mario Draghi,avevano ridato credibilità al nostro Paese ponendolo al centro della considerazione dei partner europei.



05 febbraio 2023

IL DIRITTO DI AVERE DIRITTI






E' veramente avvilente il livello del dibattito politico che in questi giorni si é sviluppato sul caso Cospito e sull'art. 41 bis.Un dibattito così indegno che alla fine ha cancellato ogni possibilità di parlare dell'autentica questione sulla quale si dovrebbe discutere e cioè lo stato della giustizia e del diritto oggi in Italia.

Alla base del surreale dibattito in corso c'é il caso di Alfredo Cospito,l'anarchico condannato per il gravissimo reato di gambizzazione di un dirigente dell'Ansaldo e per un tentato reato di strage ad una scuola allievi carabinieri.Cospito é in sciopero della fame da più di 100 giorni perché contesta il regime del c.d. "carcere duro" istituito dall'art. 41 bis dell'O.P.(Ordinamento Penitenziario).E proprio di questo si dovrebbe parlare in un Paese civile si dovrebbe parlare,di una norma barbara in palese contrasto con la Costituzione.

La confusione politica e mediatica di questi giorni distoglie l'attenzione dal vero problema:la condizione delle carceri italiane,dove è altissimo il numero di suicidi e il tasso di sovraffollamento raggiunge anche il 200 per cento.Una condizione vergognosa per uno stato democratico e di diritto.Si dovrebbe invece sempre ricordare che le carceri sono un indicatore dello stato di salute di una democrazia.E si dovrebbe sempre ricordare la frase di Dostoevskij:"Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni"(dalla sua opera "Memorie dalla casa dei morti" e già il titolo dà la percezione che del carcere aveva Dostoevskij,che visse personalmente quell' esperienza).

Parlare di carceri significa quindi parlare di giustizia,di diritto e di diritti.Ma che si intende per giustizia,e quali sono i diritti che vogliamo tutelare? Da quando si è insediato,il nuovo governo sa parlare esclusivamente un linguaggio punitivo e repressivo:lo si é visto con i "rave party" prima,con i migranti poi e adesso con il rivendicato orgoglio di non modificare il c.d. ergastolo ostativo.Eppure sulla idoneità e corretta applicazione di questo istituto vi sono state pronunce da parte della CEDU(Corte Europea dei Diritti Umani)e della di Corte Costituzionale.Ma la logica repressiva e punitiva della destra di governo esclude che il detenuto sia visto non solo e non tanto come reo,ma soprattutto come Uomo,capace perciò di ripensarsi,riabilitarsi e costruirsi un nuovo ruolo nella società.Ma evidentemente nella narrazione di questo governo alla fine prevale sempre l'ispettore Javert,senza possibilità di riabilitazione per un Jean Valjean.

Con l’arresto del boss Messina Denaro,poi,é scomparsa ogni contrapposizione tra coloro che si dicono garantisti ma che poi sono subito pronti a "buttare la chiave",e i giustizialisti,sempre pronti a issare forche in ogni angolo del Paese.Adesso sono tutti insieme adesso nella veste di novelle "tricoteuses",nel lanciare l'"allarme democratico" contro chi si azzardi di abolire il 41 bis.

Eppure secondo la Costituzione le sanzioni comminate devono ispirarsi al concetto di rieducare l’autore del reato.Ma quando i reati sono molto gravi i giudici e la pubblica opinione cancellano tutto il disposto costituzionale.Così quando si tratta di mafia o di camorra i diritti del detenuto scompaiono e si crede di risolvere tutto con la ferocia di istituti come ergastolo ostativo o 41 bis.

Si parla di carcere duro ed ergastolo ostativo,tacendo il fatto che in tal modo si distrugge ogni possibile legame futuro con il reo.Lo Stato,attraverso il carcere,si "appropria" della vita del detenuto in una sorta di vendetta.L’ergastolo ostativo diventa perciò un "fine pena mai" e,anche se lo Stato ha abolito la pena di morte,istituisce con tale istituto una "morte per pena".Alla violenza del reo si sostituisce la violenza dello Stato.

Il caso Cospito dimostra tutta la barbarie di uno Stato che ancora una volta,attraverso le misure repressive,nega ogni diritto all'Uomo e all'individuo,il quale,anche se detenuto,ha sempre il diritto di avere diritti.

E invece con ipocrisia e malafede si mescolano i colpevoli di reati mafiosi con chi,pur autore di reati ovviamente da punire,avanza una protesta politica ed ideologica contro lo Stato per le violazioni che esso stesso fa contro le proprie  leggi,come con i disastri ambientali ed idrogeologici causati da normative complici o le tante,troppe morti sul lavoro causate da assenza di regole,controlli e sanzioni mai applicate.E con la scusa della lotta alla mafia e alle organizzazioni criminali,si distoglie l'attenzione da temi basilari per uno stato liberale come l’inciviltà dell'abuso delle intercettazioni,rifiutando o essendo incapaci di discutere dei problemi scaturenti della complessità della società moderna.

Resta alla fine una forma di diffuso populismo penale e giuridico,e il solito giustizialismo politico-mediatico intensificatosi per il debordante ruolo della magistratura italiana nella vita politica e istituzionale italiana.A farne le spese sono i detenuti,chiamati solo ad espiare,a riconoscere la propria precedente condotta sbagliata senza nessuna speranza per un diverso domani e privati di ogni diritto fondamentale,come quelli alla salute e alla comunicazione,sottoposti a trattamenti che degradano la dignità umana.La funzione della rieducazione sembra solo un trascurabile orpello,che resta importante solo per chi sostiene che gli istituti di detenzione vadano completamente ripensati e che l'unica preoccupazione di uno Stato di diritto debba essere solo l'individuo.E uno di questi,guarda caso,si chiamava Marco Pannella.

02 febbraio 2023

STORIE DI ORDINARIA CRUDELTA'





Che se poi si va al nocciolo della questione si scopre quasi una logica di crudeltà,di disumanità nella narrazione che questo Governo fa nella gestione dei migranti.Sì,perché adesso con il c.d. Decreto  Piantedosi,le navi delle ONG che soccorrono in mare i migranti devono chiedere all'autorità governativa il "porto sicuro" dove portare a terra le persone salvate,e questi porti sono stati fino ad oggi individuati dal governo lontanissimo da dove il salvataggio é avvenuto,ad esempio ad Ancona,Ravenna,Carrara o La Spezia.Così,dopo aver subito violenze e torture nei campi di "accoglienza" libici(in realtà autentici lager)dopo aver fatto pericolosi attraversamenti dell'Adriatico,dopo esser passati per le mani di feroci e cinici "scafisti",che lucrano sul dolore e sul bisogno,questa gente é costretta ad affrontare ancora altri giorni e giorni in un mare spesso in burrasca.Questo Decreto di questo Governo costringe i migranti a stare ancora per giorni e settimane in attesa di un posto dove sbarcare,dove esser trattati finalmente per quelli che sono,esseri umani nella speranza di una vita migliore,loro che fino adesso solo vita disperata e negata hanno avuto.Già,perché qui si tratta di esseri umani,signor ministro Piantedosi,e non di oggetti o di un "carico residuale",come lei li chiama.

Stiamo parlando di esseri umani.Di donne e minori che dopo la traversata,dopo aver rischiato di morire nelle acque del Mediterraneo(come morti sono quei bambini di pochi mesi o pochi giorni che non si é fatto in tempo a soccorrere),dopo aver affrontato violenze e fame,ora a causa del decreto anti ONG subiscono anche questa ennesima fatica e sofferenza.Ed in questa logica ferocemente repressiva accade così che le navi ONG sulle quali i migranti sono arrivati,vengano mandate a migliaia di miglia di distanza,all’approdo più lontano possibile,con la giustificazione che non si possono intasare i porti del Sud e che i migranti vanno redistribuiti.Già,redistribuiti.E redistribiti dove?A Foggia,per esempio.Gli ultimi migranti é lì che sono stati mandati."Redistribuiti" a Foggia,mandati indietro da La Spezia a Foggia con un viaggio di altri 800 chilometri dentro un bus.Tutto questo svela che quella della redistribuzione è una ipocrita scusa.L’intento vero,cinico e spietato  è uno solo:punitivo.Rendere difficile il lavoro umanitario delle Ong.Perché quei migranti non potevano essere sbarcati a Lampedusa,per esempio,e di lì poi essere subito redistribuiti senza andare prima a La Spezia e poi tornare indietro a Foggia?.Ma il preliminare trasferimento in altri "porti sicuri" del Nord Italia dei naufraghi soccorsi dalle navi ONG rende chiaro che non era necessario mandare le persone via mare,in pieno inverno,fino in Liguria o Toscana o in Emilia,per poi farle tornare al Centro o Sud Italia.Quei giorni di navigazione in più inflitti a chi è sopravvissuto al mare,agli abusi in Libia e nel viaggio per giungervi e nei Paesi d’origine,sono una punizione cinica,spietata,freddamente studiata e voluta scientemente dal Ministero dell’Interno italiano.

Questo approccio é ovviamente rivolto alle Ong,bersaglio preferito di questo governo,come se poi non si sapesse che il maggior numero di arrivi di migranti in Italia avviene mediante barchini o i soccorsi effettuati dalla Guardia Costiera.Si intravede,in questo accanimento contro le Ong,il tentativo di distrarre la pubblica opinione per non mostrare l’incapacità di gestire il fenomeno migratorio.

Ma intanto sono gli operatori umanitari delle Ong a dover spiegare,guardando in faccia queste persone,il motivo di una rotta tanto lunga.Ed é dura da spiegare che non possono ancora scendere a terra,perché la verità sarebbe troppo cruda per chi guarda con fiducia all’Italia sperando di cambiare il proprio destino.

E' difficile infatti ad un volontario Ong,raccontare quello che veramente é,e cioé;"Questo Paese dove ancora non hai messo piede non ti vuole".Come si fa a dirlo ad esempio,a un bambino che é riuscito ad evitare di diventare soldato-bambino,che é sopravvissuto,alla sete e alla fame nelle terre d'Africa desertificate o alle violenze nei lager libici,o che é riuscito a non affogare durante l’attraversamento del mare magari già tentato due o tre volte?Come si fa a dire a quel bambino che,dopo essere stato finalmente soccorso in mezzo al mare e che dalle coste della Libia si vede portato fino a La Spezia per poi tornare indietro:"no Meloni e Salvini non ti vogliono in Italia?".Ecco,é questo il senso cinico e crudele che c'è nel decreto Piantedosi.

Ma intanto il Consiglio d’Europa ha condannato quel decreto Piantedosi,chiedendo esplicitamente al governo italiano di abrogarlo fino a che concrete misure non siano adottate per assicurare che le vite dei migranti non siano messe a rischio dall’impossibilità frapposta alle Ong di operare efficacemente.E dunque Bruxelles non considera il decreto sicurezza conforme alle norme europee e conferma la connessione diretta tra il disegno di legge e il suo costo umano.E' una condanna umiliante per il nostro Paese che dovrebbe far riflettere chi,oggi alla guida del Paese,gestisce il fenomeno migratorio con scopi puramente propagandistici,guardando sempre al prossimo sondaggio,senza la capacità di gestire il problema,ispirando la propria azione a nient'altro che a pura crudeltà.