29 settembre 2023

FAMIGLIE DIVERSAMENTE FELICI






Sta facendo molto discutere una pubblicità della catena di distribuzione "Esselunga",da qualche settimana in tv."La pesca" é il titolo dello spot che,per molti,più che una pubblicità per la catena di supermercati,sembra essere uno spot al modello di famiglia tradizionale(o "normale",dipende dai punti di vista)funzionale all'idea(ideologia ?)della destra italiana.
In estrema sintesi la storia dello spot é questa:una bambina(Emma é il suo nome)é al supermercato con la mamma alla quale chiede di comprarle una pesca.Quella pesca servirà,nelle intenzioni di Emma,a tentare di far dialogare i genitori separati.La bambina infatti fingerà che si tratti un regalo che la mamma manda al papà per il suo tramite.

Ora,siccome non c'erano altri problemi cui pensare,tipo la NADEF,gli sbarchi dei migranti,i prezzi e lo spread che risalgono,la Premier Meloni ha pensato bene di farci conoscere la sua opinione anche su questo spot."Leggo che questo spot avrebbe generato diverse polemiche e contestazioni.Io lo trovo molto bello e toccante",ha scritto su Facebook.E Salvini a supporto:"E' un messaggio di amore e famiglia"(che poi Salvini sia divorziato,vabbè,che vuoi che sia?)

Con le parole "bello e toccante" la premier porta nel dibattito politico un tema che già aveva suscitato tante polemiche,quello cioé,del modello di famiglia(e quindi di società)che questo governo immagina per l'Italia.Basti pensare alla gestazione per altri (gpa) che il governo vuole perseguire come "reato universale",allo stesso modo,cioè,dei reati di pedofilia e genocidio.Oppure al divieto di trascrizione in comune dei figli di coppie omogenitoriali.Tutte tipiche connotazioni da Stato etico.

Insomma la destra di governo si é "appropriata" della pubblicità Esselunga come ennesimo spot sovranista e tradizionalista,anche con un attacco a ben vedere al divorzio,dopo oltre mezzo secolo dal referendum che confermò la legge che lo aveva introdotto in Italia,nota anche come "legge Fortuna-Baslini ".
Siamo dunque in un campo sostanzialmente ideologico.Ora il termine "famiglia" individua un organismo sociale cambiato innumerevoli volte nel corso non solo dei secoli,ma dei decenni. Parlare di "naturale" o "tradizionale" è una stupidaggine:una volta rinchiudere in casa una donna a sfornare figli e a servire il marito era ritenuto "naturale".Ma, per fortuna la Storia non si può fermare,nonostante i tanti reazionari che abitano il nostro presente(e palazzo Chigi) .

Questo spot,in realtà,rappresenta uno stereotipo di famiglia,una concezione precostituita che non tiene conto dei singoli casi,frutto di un processo di generalizzazione e semplificazione del problema.E che non tiene conto di come il modello di famiglia si sia trasformato in questi veloci e fluidi tempi nostri.Questo spot ricalca i peggiori luoghi comuni sulla separazione come momento necessariamente drammatico,soprattutto per i bambini.Esso sembra infatti rivolgersi alle famiglie unite e felici,facendo nutrire un sentimento di pietà per i bambini figli di coppie divise che pagano il prezzo più alto nella separazione dei genitori,sollecitando nel subconscio l'equazione famiglia unita = famiglia felice e famiglia disunita = famiglia infelice.

La tossicità di questa narrazione sta nel considerare necessariamente drammatica una separazione che invece molto spesso rappresenta una liberazione dalle tensioni coniugali che (quelle sì!)si ripercuotono sulla serenità dei figli.Una famiglia "separata" può essere più felice di una irrimediabilmente, violentemente "unita".Eppure il film "Kramer contro Kramer" qualcosa avrebbe pure dovuto insegnare qualcosa.

La Chiesa e la destra sostengono invece un’idea di famiglia "normale" a tutti i costi:meglio due genitori(rigorosamente maschio e femmina,ovviamente)che stiano insieme a oltranza, anche urlandosi in faccia ogni giorno e anche con la moglie riempita di botte,piuttosto che una famiglia legata al concetto di libertà:libertà di espressione,libertà sessuale,libertà nel vivere i rapporti anche tra uomo e uomo e donna e donna.
Perché poi ci sono le statistiche:una donna uccisa ogni tre giorni in ambito familiare.E chissà quante,tra quelle vittime,avrebbero voluto separarsi anche per il bene dei figli.

La verità vera che lo spot non racconta é invece un'altra:la famiglia non è dove ci sono i legami di sangue,ma dove c’è l’amore.Ogni altra definizione è solo becero ciarpame bigotto.
L’importante non è il nome che si dà ad un legame,sia esso tra sessi diversi o uguali,ma é il continuare a prendersi cura l’una/o dell’altro/a:questa è la sola "normalità" che conta.

IL 29 SETTEMBRE DI LUCIO



 

22 settembre 2023

DONNE E MADRI D' ALTRE TERRE




A sentirla questa storia sembra essere una favola.Ed invece é realtà questa storia.Pura,semplice,drammatica realtà svoltasi in questo tempo di tragedie di migranti che segnano dolorosamente anche i bambini che vedono innanzi a loro una vita disperata.

E' la storia,questa,di un bambino africano di tre anni,arrivato pochi giorni fa in un barcone di migranti al porto di Lampedusa. Questo bambino è giunto nell'isola siciliana senza genitori,accompagnato da un ragazzino africano,ancora minorenne,che ai soccorritori ha raccontato la sua storia.In pieno deserto fra Libia e Tunisia,il ragazzino,che cercava faticosamente a sua volta di raggiungere la costa africana,si era imbattuto in questo bambino di appena 3 anni che arrancava da solo nella sabbia,ormai stremato.Preso a compassione il ragazzo,pur senza sapere chi fosse quel bambino,come si chiamasse,da quale nazione venisse,che lingua parlasse e dove fossero i suoi genitori,ha deciso di occuparsi di lui e di portarlo con sé nella traversata del deserto.

Ecco,proviamo a immaginare di essere stati lì,nel deserto,e vedere il momento dell'incontro di quel bambino con il ragazzino più grande.Qualche sguardo,poche domande e poi il bambino lo ha seguito senza parlare,senza pianti o sorrisi,perché scosso da chissà quali traumi già vissuti.Un incontro che potrebbe sembrare la scena di un film fatta apposta per drammatizzare la terribile condizione dei migranti,che attraversano il deserto;una scena nella quale é stato scelto proprio quel bimbo di 3 anni,così fragile e sprovveduto,anche per mettere alla prova questa nostra (dis)umanità che chiude la porta in faccia ai migranti.E invece,come spesso capita,la realtà supera anche la fantasia.E quell'incontro ci racconta i rischi mortali,le violenze,gli abusi sessuali,le segregazioni subite da quei migranti pur di tenere viva la speranza per il futuro.

Per fortuna il bambino ha incontrato questo ragazzo,che si è preso cura di lui senza troppe esitazioni e senza chiedersi dove fossero i suoi genitori,forse periti nell’attraversamento del deserto.Ed insieme sono arrivati a Lampedusa su un barcone.

Ora il piccolo è stato preso in carico da psicologi che stanno cercando di avvicinarsi a lui,sapendo bene che quella sua chiusura al mondo esterno e quel suo mutismo sono legati ai traumi,alla fame, all’abbandono che hanno pesato sulla sua psiche.E ci vorrà del tempo e ci vorrà molta cautela perché il bambino si apra e stabilisca dei legami con la nuova realtà.

E chissà se a certi feroci "guardiani" dei nostri confini questa storia drammatica riuscirà a sciogliere i loro cuori,o se invece per essi i migranti non sono uomini e storie e drammi,ma solo dei neri che minacciano le nostre comode vite.

Perché poi in questa storia non ci sono solo le sofferenze e le angosce di un bambino africano solo in mezzo al deserto,ma anche il profondo senso di umanità di un minorenne che non si è per niente preoccupato dell'ulteriore peso che doveva assumere e dall'aumento dei pericoli nella traversata.Una decisione di cuore che non hanno quanti si attardano negli interessi di parte,nelle diatribe e nelle meschinerie con cui (non)vengono affrontate le politiche della migrazione.

E a certe "donne e madri" di casa nostra che adesso governano l'Italia e che proclamano di voler difendere Dio e famiglia,o a certi tizi che se ne vanno in giro a spargere odio col Rosario in mano,verrebbe da chiedere se riescono a provare qualcosa difronte a storie come queste e se riescono a capire che sofferenze hanno vissuto questi bambini che hanno lasciato le loro madri e le loro famiglie,le quali a loro volta hanno dovuto sopportare l’angoscia del distacco dai propri figli.

15 settembre 2023

QUELLE IMMAGINI DI LAMPEDUSA









Tornato dal cinema dopo aver visto le scene di "Io,Capitano" il bel film di Matteo Garrone sulle tragedie dei migranti,mi trovo innanzi,nei tg della sera,quelle altre immagini,quelle immagini "impossibili" eppure vere e reali che arrivavano da Lampedusa,dove,in queste ore,é avvenuta un'autentica "apocalisse".Ed é davvero un'apocalisse quando in 48 ore,nell'isola siciliana sbarcano quasi 8000 migranti,difficili da assistere:uomini,donne con i loro bambini e bambini senza nessuno.Quegli 8000 migranti,quegli 8000 poveri cristi,hanno ognuno dentro di loro una storia.Tutte allucinanti e disperate.

E mentre Salvini(come suo solito)ulula e sguaia con parole assurde e insensate dicendo che gli ultimi sbarchi dei migranti in Italia sono "un atto di guerra",organizzato per mettere in difficoltà un governo scomodo",penso alle vite e alle storie di quei migranti e ognuna di esse mi sembrano il prolungamento del film che ho da poco guardato,con l'arrivo in Italia,in una moderna,tragica Odissea che non accenna a finire.

A questo serve "Io, capitano".Ti aiuta a capire che storie ci sono dentro quelle vite.Il film è la storia di un viaggio,dal Senegal alle coste italiane di due ragazzi,Seydou e Moussa,due inseparabili cugini senegalesi che un giorno decidono di fuggire dal loro paese.I due 16enni cercano di raggiungere il vecchio continente alla ricerca di speranza e di una nuova vita.Dal Senegal al Mali,passando dal Niger fino alla sconfinata Libia,affrontando un’autentica odissea di sopravvivenza,passando per il deserto del Sahara,con gente che muore tra le dune sotto il sole.E poi la violenza raccapricciante e aberrante delle carceri libiche,con le torture subite anche da Seydou.E non sono inventate quelle torture,perché il film é tratto da una storia realmente vissuta da Mamadou,un profugo della Costa d'Avorio che visse realmente,sulla propria pelle quelle violenze.

“Io, capitano” è un film di un realismo assoluto,crudo talora,ma necessario per far prendere coscienza allo spettatore dei reali problemi della popolazione africana,del perché quell'esodo biblico,quella fuga dalla propria terra è obbligatoria come ricerca di una nuova e migliore vita.Un esodo inarrestabile,per ragioni economiche,climatiche e geopolitiche.

Il film raggiunge l’apice del suo crudo naturalismo nella lunga e sofferta sequenza del carcere libico e nelle ultime sequenze durante la tesa e sofferta traversata del Mediterraneo.

Garrone rende allo spettatore l'immagine di un continente inevitabilmente votato(per la fame,la siccità e le guerre)all’esodo verso l’Europa.Se non fosse cieca ed ottusa l?europa dovrebbe capire che da quell'afflusso di gente l'Europa può trovare giovamento perché ha bisogno di ripopolarsi,con la crisi demografica che sta vivendo.Un’Europa bisognosa dell'arrivo di migranti anche per recuperare un multiculturalismo per ritrovare la propria umanità smarrita in mille interessi materiali.

Quella di Garrone è una sensibilità che ci fa dimenticare le pericolose derive xenofobe e razziste dei governi europei a cominciare da quello italiano.L’arrivo sulla sponda italiana della barca guidata da Seydou avviene dopo mille difficoltà,come per i migranti di Lampedusa di questi drammatici giorni.Ma é comunque un arrivo sul quale ridare speranze,nonostante gli egoismi e i pregiudizi di "questa" Europa

"Io, capitano" è anche un'analisi sui sentimenti umani opposti:sulla violenza e sulla cattiveria umana ingorda di danaro e sui valori dell’amicizia tra due giovani pieni di speranze.

Va visto "Io,Capitano",per abbandonare quella indifferenza che l'abitudine a certe immagini ha generato.Oggi più che mai,davanti a quelle immagini di Lampedusa.