29 settembre 2023
FAMIGLIE DIVERSAMENTE FELICI
22 settembre 2023
DONNE E MADRI D' ALTRE TERRE
E' la storia,questa,di un bambino africano di tre anni,arrivato pochi giorni fa in un barcone di migranti al porto di Lampedusa. Questo bambino è giunto nell'isola siciliana senza genitori,accompagnato da un ragazzino africano,ancora minorenne,che ai soccorritori ha raccontato la sua storia.In pieno deserto fra Libia e Tunisia,il ragazzino,che cercava faticosamente a sua volta di raggiungere la costa africana,si era imbattuto in questo bambino di appena 3 anni che arrancava da solo nella sabbia,ormai stremato.Preso a compassione il ragazzo,pur senza sapere chi fosse quel bambino,come si chiamasse,da quale nazione venisse,che lingua parlasse e dove fossero i suoi genitori,ha deciso di occuparsi di lui e di portarlo con sé nella traversata del deserto.
Ecco,proviamo a immaginare di essere stati lì,nel deserto,e vedere il momento dell'incontro di quel bambino con il ragazzino più grande.Qualche sguardo,poche domande e poi il bambino lo ha seguito senza parlare,senza pianti o sorrisi,perché scosso da chissà quali traumi già vissuti.Un incontro che potrebbe sembrare la scena di un film fatta apposta per drammatizzare la terribile condizione dei migranti,che attraversano il deserto;una scena nella quale é stato scelto proprio quel bimbo di 3 anni,così fragile e sprovveduto,anche per mettere alla prova questa nostra (dis)umanità che chiude la porta in faccia ai migranti.E invece,come spesso capita,la realtà supera anche la fantasia.E quell'incontro ci racconta i rischi mortali,le violenze,gli abusi sessuali,le segregazioni subite da quei migranti pur di tenere viva la speranza per il futuro.
Per fortuna il bambino ha incontrato questo ragazzo,che si è preso cura di lui senza troppe esitazioni e senza chiedersi dove fossero i suoi genitori,forse periti nell’attraversamento del deserto.Ed insieme sono arrivati a Lampedusa su un barcone.
Ora il piccolo è stato preso in carico da psicologi che stanno cercando di avvicinarsi a lui,sapendo bene che quella sua chiusura al mondo esterno e quel suo mutismo sono legati ai traumi,alla fame, all’abbandono che hanno pesato sulla sua psiche.E ci vorrà del tempo e ci vorrà molta cautela perché il bambino si apra e stabilisca dei legami con la nuova realtà.
E chissà se a certi feroci "guardiani" dei nostri confini questa storia drammatica riuscirà a sciogliere i loro cuori,o se invece per essi i migranti non sono uomini e storie e drammi,ma solo dei neri che minacciano le nostre comode vite.
Perché poi in questa storia non ci sono solo le sofferenze e le angosce di un bambino africano solo in mezzo al deserto,ma anche il profondo senso di umanità di un minorenne che non si è per niente preoccupato dell'ulteriore peso che doveva assumere e dall'aumento dei pericoli nella traversata.Una decisione di cuore che non hanno quanti si attardano negli interessi di parte,nelle diatribe e nelle meschinerie con cui (non)vengono affrontate le politiche della migrazione.
E a certe "donne e madri" di casa nostra che adesso governano l'Italia e che proclamano di voler difendere Dio e famiglia,o a certi tizi che se ne vanno in giro a spargere odio col Rosario in mano,verrebbe da chiedere se riescono a provare qualcosa difronte a storie come queste e se riescono a capire che sofferenze hanno vissuto questi bambini che hanno lasciato le loro madri e le loro famiglie,le quali a loro volta hanno dovuto sopportare l’angoscia del distacco dai propri figli.
15 settembre 2023
QUELLE IMMAGINI DI LAMPEDUSA
A questo serve "Io, capitano".Ti aiuta a capire che storie ci sono dentro quelle vite.Il film è la storia di un viaggio,dal Senegal alle coste italiane di due ragazzi,Seydou e Moussa,due inseparabili cugini senegalesi che un giorno decidono di fuggire dal loro paese.I due 16enni cercano di raggiungere il vecchio continente alla ricerca di speranza e di una nuova vita.Dal Senegal al Mali,passando dal Niger fino alla sconfinata Libia,affrontando un’autentica odissea di sopravvivenza,passando per il deserto del Sahara,con gente che muore tra le dune sotto il sole.E poi la violenza raccapricciante e aberrante delle carceri libiche,con le torture subite anche da Seydou.E non sono inventate quelle torture,perché il film é tratto da una storia realmente vissuta da Mamadou,un profugo della Costa d'Avorio che visse realmente,sulla propria pelle quelle violenze.
“Io, capitano” è un film di un realismo assoluto,crudo talora,ma necessario per far prendere coscienza allo spettatore dei reali problemi della popolazione africana,del perché quell'esodo biblico,quella fuga dalla propria terra è obbligatoria come ricerca di una nuova e migliore vita.Un esodo inarrestabile,per ragioni economiche,climatiche e geopolitiche.
Il film raggiunge l’apice del suo crudo naturalismo nella lunga e sofferta sequenza del carcere libico e nelle ultime sequenze durante la tesa e sofferta traversata del Mediterraneo.
Garrone rende allo spettatore l'immagine di un continente inevitabilmente votato(per la fame,la siccità e le guerre)all’esodo verso l’Europa.Se non fosse cieca ed ottusa l?europa dovrebbe capire che da quell'afflusso di gente l'Europa può trovare giovamento perché ha bisogno di ripopolarsi,con la crisi demografica che sta vivendo.Un’Europa bisognosa dell'arrivo di migranti anche per recuperare un multiculturalismo per ritrovare la propria umanità smarrita in mille interessi materiali.
Quella di Garrone è una sensibilità che ci fa dimenticare le pericolose derive xenofobe e razziste dei governi europei a cominciare da quello italiano.L’arrivo sulla sponda italiana della barca guidata da Seydou avviene dopo mille difficoltà,come per i migranti di Lampedusa di questi drammatici giorni.Ma é comunque un arrivo sul quale ridare speranze,nonostante gli egoismi e i pregiudizi di "questa" Europa
"Io, capitano" è anche un'analisi sui sentimenti umani opposti:sulla violenza e sulla cattiveria umana ingorda di danaro e sui valori dell’amicizia tra due giovani pieni di speranze.
Va visto "Io,Capitano",per abbandonare quella indifferenza che l'abitudine a certe immagini ha generato.Oggi più che mai,davanti a quelle immagini di Lampedusa.