14 luglio 2023

IL TEMPO RITROVATO




L’Organizzazione Mondiale della sanità ha ufficialmente dichiarata finita l’emergenza da Covid 19.Sono dunque passati 3 anni da quando tutto cominciò in Italia,da quel primo caso di Codogno,nel milanese,dopo lo scoppio nel focolaio originario di Wuhan.

3 anni e sembra ieri,da quel febbraio 2020 con quel carico di memoria che ci lascia così tanto smarriti e angosciati,comunque diversi:lutti,immagini impresse per sempre negli occhi,come quella lunga fila di camion militari con le bare a bordo;e poi tutti i comportamenti collettivi e individuali adottati,convinzioni e consuetudini messe a dura prova dallo spirito dei tempi,ci hanno segnato profondamente.E a stento riusciamo a fare  un  sorriso amaro su quell'ottimismo diffuso di allora,le note rassicuranti della canzone "Azzurro" di Celentano e gli striscioni con le scritte "andrà tutto bene" e "saremo tutti migliori".Ma si sa come poi é andata a finire.

No.Non sarà possibile cancellare il vissuto di questi anni,rimuovere dalle nostre vite una prova così coinvolgente e sconvolgente,che ci ha segnato nel profondo del corpo e dell'anima.

Dopo 3 anni la domanda.Cosa rimane di quel tempo di scelte individuali e personali e di pubbliche imposizioni,più o meno necessarie,più o meno condivise ? Dei tempi del lockdown e del green pass ?Quale era lo spazio davvero necessario per intervenire con restrizioni e limitazioni di diritti e libertà e sulla sussistenza di uno "stato di eccezione" di cui parlava Carl Schmitt ?

Adesso,in base all'esperienza fatta,si possono fare analisi più attente,che richiamano questioni essenziali:il rapporto tra politica e scienza,i confini delle libertà individuali e la possibilità della loro compressione,il peso delle capacità di organizzazione e reazione del sistema pubblico sanitario.Sotto questo aspetto,il virus ha evidenziato la necessità di una sanità pubblica di prossimità con un rapporto  diretto medico-paziente.

Abbiamo sentito il peso di un incubo e di nuove paure esistenziali.Eppure proprio in quelle paure di allora si sono affacciate nuove possibilità ed opportunità:rivedere l’organizzazione delle nostre giornate,la mobilità,l’ambiente,persino i rapporti interpersonali ed all’interno delle mura di casa.Così all’improvviso è esploso il tempo,o forse il tempo é stato ritrovato,a dirla con Proust,quel tempo che prima sembrava mancare.Sarebbe perciò un errore cancellare tutto,perché in quell'esperienza pur tanto drammatica abbiamo inaspettatamente recuperato altre cose e riscoperto altri valori. 

La straordinarietà e l'eccezionalità di quei giorni ha cambiato il nostro modo di vedere le cose ma proprio in questa straordinarietà abbiamo capito la necessità ed il valore di cose,come ad esempio il tempo da dare agli altri e il modo di essere con gli altri.

Certo,é del tutto legittimo pensare quel che si vuole dell’Unione europea;è legittimo parlare di Italexit,ma é indubbio che il Next Generation Eu è stato uno dei piani più ambiziosi dal Dopoguerra a oggi,con l'Europa che concretamente ha dimostrato di essere vicina all'Italia,con la volontà di non lasciare indietro nessuno.

Eppure,se alla fine di tutto si vuol trarre un bilancio,esso non può che essere in perdita.Il sovranismo populista europeo sta uccidendo quel "cigno nero" europeo,come é stato chiamato,cioè la possibilità di trasformare,ribaltandola,una situazione drammatica in evento positivo.

Stiamo gettando via le risorse economiche assegnateci,ma soprattutto stiamo bruciando energie e intelligenze,non facendo(non volendo fare)per le solite beghe politiche quelle riforme strutturali capaci di ammodernare finalmente questo Paese.Questi anni avrebbero dovuto insegnarci tanto,ma sembra essere ancora a Codogno.

07 luglio 2023

L'ALTRO E IL DIVERSO



Nell'ambito delle sue più ampie riflessioni di quella da lui definita "Società liquida",Zygmunt Bauman elaborò anche il concetto di "tempo liquido".

Il tempo liquido é quello nel quale dominano la "cultura dell’adesso e della fretta":due culture che negano la dimensione stessa dell'individuo,trasformandolo in semplice "consumatore",incapace di pensare liberamente,di prendere autonome decisioni e soprattutto di relazionarsi agli altri,per scambiare idee,culture e conoscenze.Questa cultura,nella sua dimensione pubblica,fà sì che la politica non si faccia più nelle sedi e con i soggetti istituzionali,ma sui social o nei salotti televisivi,spesso attraverso interviste-tappetino e compiacenti. 

In questo tempo "liquido",in questa negazione di interlocuzione con gli altri,si sta diffondendo in Europa la concezione che occorra sempre distinguere tra un "noi" e un "loro" in una logica divisiva che stabilisce che di qua c'é solo il bene e di là solo il male.

In questi giorni,per esempio,in Svezia(dove non a caso é in carica un governo di estrema destra),si è giunti ad autorizzare la richiesta di dare alle fiamme un Corano,incuranti dei rischi per la pubblica sicurezza e dimentichi del monito del poeta tedesco Heinrich Heine,il quale quasi profetizzò quello che 150 anni dopo sarebbe accaduto proprio nella sua terra,in Germania,dove il nazismo ordinò i Bücherverbrennungen ("roghi di libri")  e il successissivo orrore dei forni crematori nei campi di sterminio.Disse infatti Heine:"Laddove si bruciano i libri si finirà per bruciare gli uomini". 


In Francia,poi,é accaduto che il noto allenatore di calcio Christophe Galtier,è stato incriminato per aver dichiarato che:"non si possono avere così tanti neri e musulmani in squadra".

E l’Italia? In Italia accade che in Parlamento,il massimo luogo di esercizio della Democrazia,un deputato di colore è stato fatto oggetto di cori da stadio,schiamazzi,ululati,come il più vergognoso comportamento razzista.
E sempre in questi giorni l'ineffabile direttore di "Libero",Alessandro Sallusti,ha difeso,quasi rivendicato,il concetto stesso di discriminazione con queste parole sul suo giornale:"...nessuno dovrebbe poter impormi di non discriminare in base alle mie convinzioni.Per quanto odiosa(.....)la discriminazione in sé non è reato".Non é un reato? E' molto peggio,in effetti,perché il direttore dimentica l'articolo 3 della Costituzione che dispone che "Tutti i cittadini hanno pari dignità[…]e sono eguali […],senza distinzione di sesso,di razza,di lingua,di religione,di opinioni politiche,di condizioni personali e sociali".
La condanna della discriminazione è dunque un pilastro della nostra carta fondamentale,posto alla base della costruzione di un’Italia diversa da quella fascista,che,invece,basava la sua stessa natura sulla discriminazione,esercitata,per esempio,con l'emanazione delle c.d. "leggi fascistissime" o delle infami "leggi razziali".

Nella società italiana,dunque,si vanno allargando queste pulsioni discriminatorie,che danno luogo a manifestazioni di razzismo strisciante e a volte volutamente esibito  da questo esecutivo di destra-centro che governa il Paese.Pulsioni discriminatotarie basate proprio sulla logica del "noi" e "loro",che alimentano odio,intolleranza,pregiudizio verso l'altro e il diverso da sé.
Le motivazioni di queste pulsioni sono molteplici:l’acutizzarsi delle disuguaglianze economiche,l'atomizzazione degli individui,che secondo Hanna Arendt é il terreno fertile per la nascita del totalitarismo dovuta alla perdita del senso di socialità e solidarietà,e infine,ma non meno importante,la facilità con cui toni xenofobi si sono fatti largo anche grazie ai mass media.

I casi richiamati sono indicativi di questo diffuso clima culturale e sociale.Essi rappresentano un attentato ai valori fondanti della nostra civiltà.Messaggi di odio,di disprezzo,di irrimediabile alterità rispetto al "diverso" per razza,religione e idee,cercano di affermare in ogni modo l'identitarismo sovranista.Ed invece il benessere e la dignità di ognuno di noi sono strettamente legati a quelli di coloro che ci vivono accanto,chiunque essi siano.

Convivere con l’altro,con il diverso da me.Un "vivere con" che richiede impegno e capacità di comprensione:per vivere con gli altri bisogna sforzarsi di comprendere chi sono.Ad esempio occorre compenetrarsi nel dolore e nelle sofferenze dei migranti,comprendere le tragedie dalle quali vengono,e non certo rivendicare orgogliosamente chi siamo.E' nel superare la logica del "noi" contro "loro",che si combatte ogni forma di razzismo strisciante o manifesto.

04 luglio 2023

RICOSTRUIRE IL PENSIERO



Prima l'assassinio del povero Friedkin a Pomigliano d'Arco da parte di due ragazzi che riprendono la scena per pubblicarla su Tik Tok.Poi la morte del piccolo Manuel,travolto da un Suv guidato da un gruppo di "youtuber" a caccia di follower e di facili guadagni.E adesso l'omicidio di quella ragazza di 17 anni al quartiere Primavalle di Roma,assassinata con 20 coltellate da un coetaneo per gelosia o per vendetta,o per droga.

Vicende diverse tra loro,ma  con una cosa in comune:tutte hanno come protagonisti dei minorenni o comunque dei giovanissimi,e tutte hanno un unico denominatore,la mancanza del pensiero.In tutte un grande vuoto di pensiero,di idee,di cultura.Ma anche vuoto di sentimenti,di passioni.E di impegno nel civile e nel sociale.Colpa,certo,anche di noi "grandi",presi e persi nel nostro egotismo prevaricatore che ci porta a parlarci addosso,senza saper ascoltare gli altri e gli stessi nostri ragazzi.

Ci siamo scordati di "loro",di questi ragazzi,ormai pieni di niente.Non sappiamo più educare i ragazzi a pensare,a riflettere sulle conseguenze delle loro azioni.Questo é il dramma dei ragazzi di oggi.Non pensano più.Non lo sanno più fare e riversano la loro vita in una realtà astratta.Per loro lo stacco tra virtuale e reale appare sempre più esile.Pensano di vivere in uno show,in un reality infinito in cui finzione e realtà si intrecciano continuamente.E non riescono più a individuarne il confine,in un vuoto educativo che fa paura.

Certo,questi ragazzi vengono spesso da  situazioni di grave degrado sociale.Spesso sono ragazzi abbandonati perché i genitori sono alle prese con difficoltà gravi,malattie,conflitti familiari con relazioni affettive deteriorate.Eppure dal punto di vista materiale non manca loro niente.Hanno tutto, anzi troppo:cellulare,computer,motorino,auto anche di grossa cilindrata,come gli "youtuber" di Roma.Ma se viene loro chiesto "con chi parli durante il giorno ?",la risposta é sempre quella:“con nessuno”.Quando si siedono a tavola con i familiari,ciascuno guarda il proprio cellulare,e nessuno parla più con nessuno in famiglia.Assoluta mancanza di comunicazione.

Si parlano sui social e non nella vita reale.Eppure si sa che senza una rete sociale di relazioni,senza una scuola che funziona anche dal punto di vista del confronto e dell’integrazione,le difficoltà aumentano,la rabbia si accumula,le illusioni si trasformano in desideri irrealizzati.Il disagio aumenta e il gesto violento ne consegue inevitabile.

Si pensa(giustamente)che la scuola,le attività sociali,lo sport siano canali importanti per la formazione del carattere e per costruire obiettivi di vita.Ma sono tutte attività in cui è richiesto impegno,costanza, sudore.Se vuoi andare avanti a scuola o nello sport devi fare fatica.Ma queste parole,impegno e fatica,a questi ragazzi nessuno le ha insegnate.

Loro,invece,vedono gli "influencer" sui social e i facili guadagni che questi fanno,e quella allora diventa la loro prospettiva di vita.Nessuno ha loro spiegato che non è così,che per prepararsi alla vita,al lavoro,al mondo esterno c’è bisogno di studio e di fatica.E senza studio non si forma il pensiero.

La situazione,ovviamente,peggiora nelle grandi aree urbane.Esistono aree di periferia in cui c’è un degrado sociale ed economico diffuso.Il quartiere di Primavalle a Roma,dove la 17enne é stata ammazzata é uno di questi.Realtà in cui manca tutto,dove sarebbero necessari investimenti importanti nelle strutture sociali,sportive, ricreative.

Anche la pandemia ha influito.Il periodo del Covid è stato pesante soprattutto per i ragazzi.Ora però,dopo i disastri esistenziali fatti dalla didattica a distanza,è arrivato il momento di voltare pagina.Ci sono troppi ragazzi che crescono senza un progetto di vita,senza obiettivi,senza riferimenti educativi.Così non si costruisce alcun futuro,né per loro,né per società che sarà.Servirebbe una grande alleanza educativa tra famiglie,scuola,istituzioni,oratori,società sportive e culturali.Un grande laboratorio di idee dove ricostruire il pensiero per un altro futuro.