17 novembre 2018

LA FORZA DELL'IGNORANZA


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Roberto Battiston è uno scienziato e astrofisico italiano di altissimo profilo.Ordinario di fisica sperimentale all’Università di Trento,è il padre,insieme al premio Nobel Samuel C.C. Ting,( https://www.nobelprize.org/prizes/physics/1976/ting/auto-biography/ )di una apparecchiatura montata sulla Stazione Spaziale Internazionale che fa misure di precisione dei raggi cosmici nello spazio.Per questo suo rilevante curriculum, Battiston era stato nominato direttore dell'Agenzia Spaziale Italiana(ASI)una delle eccellenze scientifiche e punta di diamante della ricerca italiana.Ma evidentemente questo curriculum non aveva molto significato per i nuovi governanti grilloleghisti,se lo hanno destituito da direttore dell'Agenzia.Il decreto con il quale il Ministro dell'Istruzione,dell'Università e della Ricerca Scientifica ha rimosso Battiston testualmente recita:la decisione "non necessita di una particolare e pregnante motivazione"(!!!!).Eh sì.Il decreto porta la firma proprio del solito,ineffabile,ministro Marco Bussetti,quello che così viene presentato dalla pagina Wikipedia:"Docente di educazione fisica di scuola media,ricopre a livello regionale diversi incarichi legati al mondo dello sport.È stato allenatore e dirigente della squadra di basket di Gallarate".Però:pure allenatore della squadra di Gallarate!Così il docente di educazione fisica Bussetti ha destituito l'astrofisico Battiston,senza bisogno di "pregnanti" motivazioni.Davvero un modo brutale e tracotante di gestire la cosa pubblica,che ricorda i peggiori metodi lottizzatori dei governi della prima repubblica.Proprio niente male per un governo che si definisce del "cambiamento".E l’autonomia della scienza e della ricerca?La guida dei grandi enti di ricerca richiede conoscenze approfondite,capacità di valutazioni dettate da appropriate cognizioni.E invece,anche qui,con la più squallida logica lottizzatoria,il governo grilloleghista rimuove uno scienziato per occupare,come ha fatto con la Rai,i posti strategici di un ente scientifico che dovrebbe rimanere fuori da ogni logica spartitoria.Perchè lo scopo della scienza e della ricerca scientifica deve essere quello di un continuo sforzo per incrementare i livelli di conoscenze ed impegnare risorse umane e tecnologiche per la crescita del sapere,della dimensione economica,del benessere dell’umanità.Come se ciò non bastasse,il governo grilloleghista pretende anche di mettere le mani e controllare le conoscenze storiche,scientifiche e culturali del nostro Paese.Infatti,secondo una proposta di legge grillina,la divulgazione scientifica dovrebbe essere "controllata" da una apposita commissione che ne decreti l'importanza e che ne accrediti la divulgazione attraverso i canali del servizio pubblico.Praticamente con questo proposta di legge si vorrebbe che sia il governo,attraverso una "propria" Commissione(o magari-perchè no?-già che ci siamo,si potrebbe utilizzare direttamente la Piattaforma Rousseau)a decidere cosa mandare e cosa non mandare in onda sulla Rai.Per esempio,se i contenuti delle trasmissioni di Piero o Alberto Angela non fossero graditi o ritenuti "scientificamente inappropriati",la commissione potrebbe impedirne la diffusione,decidendo invece,di "divulgare"un programma che abbia,diciamo così,"narrazioni" più gradite al regime grilloleghista.E chi dovrebbe decidere(e con quali criteri individuati da chi?)quale ricerca è degna di essere divulgata e altre no?Un sistema che ricorda vagamente quello adottato nel 1937 dal regime fascista,con il ministero della cultura popolare,cosiddetto MinCulPop,che,oltre a propagandare la cultura fascista,aveva il compito di effettuare un costante e capillare controllo interno ed esterno su qualsiasi pubblicazione.Oppure sembra di rileggere le pagine di "1984" di George Orwell nelle quali si  descriveva il "Ministero della Verità"(MiniVer)che aveva il compito di produrre tutto ciò che aveva a che fare con l'informazione:propaganda di partito,editoria,programmi radiotelevisivi,per renderlo conforme alle direttive e all'ideologia del partito al potere.Come si vede,passare da queste modalità di scelta della divulgazione scientifica,alla vera e propria censura politica il passo è più che breve.E' dunque questo il governo del "cambiamento"?Con questa logica di occupazione fisica e quest'approccio ideologico e moralistico nel controllo della scienza e della cultura,e cioè dei posti della mente e delle idee,questo governo blocca e intimidisce ogni voglia di intrapresa e di "fare" che rappresentano proprio la cifra dell'Uomo e dell'Individuo.E' ben altro il "nuovo" di cui ha bisogno questo Paese.Perchè la ricerca scientifica non è un lusso culturale,ma la più concreta opzione per dare un futuro al Paese e alle nuove generazioni,e per far tornare una parte del fiume di giovani che abbiamo formato in Italia e che possono lavorare solo all’estero.La ricerca genera occupazione qualificata,sviluppo imprenditoriale,innovazione di prodotto,ma serve anche alla sicurezza nazionale,alla tutela del territorio e dei beni culturali.Ed oggi invcece,tra i cento NO (No tav,No tap,No vax)che questo governo pronuncia ideologicamente contro ogni tipo di modernità,si fanno strada l’antiscienza e la nostalgia del passato.Paghiamo il mancato rinnovamento industriale ed infrastrutturale,vendendo le nostre aziende storiche(è di questi giorni la paventata chiusura degli stabilimenti di uno dei marchi storici italiani,la "Pernigotti").Eravamo i proprietari di piccoli ristoranti,eccellenze della cucina mondiale,poi ne siamo diventati i cuochi,domani,forse,semplici camerieri.Il metodo scientifico è il modo per risalire la china,per modernizzare il Paese,per compiere scelte non ideologiche in tutti i campi.Per premiare il merito e non il clan.Il merito e non l'ignoranza al governo oggi in Italia.E' la competenza,la conoscenza che deve avere il suo giusto riconoscimento,perchè già troppi sono i suoi nemici,i nemici della conoscenza,come scrive Tom Nichols nel suo libro:"La conoscenza e i suoi nemici.L'era dell'incompetenza e i rischi per la democrazia". (https://www.luissuniversitypress.it/pubblicazioni/la-conoscenza-e-i-suoi-nemici . Continueremo a vivere,altrimenti a vivere in quel mondo rovesciato raccontato proprio da Orwell nel "Grande Fratello",a ripetere gli slogan dell'antipensiero:"La Guerra è pace.La Libertà è schiavitù.L'Ignoranza è forza".L'Ignoranza,appunto.

 

 

 

 


 



 


 

 

 


 

 

 


 

 

 


 

 

 

 


 

 

 

 



 


 







 
 


 




 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

 

 
 
 
 
 
 

 

 

 
  
 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                 


 














































































 































 










 




 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 



04 novembre 2018

SCRITTI DAL FRONTE


 





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Cent'anni fa,il 4 novembre 1918,terminava per l’Italia il primo conflitto mondiale,iniziato nel 1914.Quattro anni terribili e cruenti che decimarono un'intera generazione e che cambiarono radicalmente l'assetto politico,militare e sociale mondiale(due Imperi andarono in pezzi,quello Austroungarico e quello Ottomano,un terzo venne sovvertito-la Russia degli zar,che aprì le porte al comunismo)e la stessa geografia coloniale ne risultò stravolta.Trascinata in una guerra che non voleva,l’Italia fece un balzo improvviso nella Modernità,senza,però,aver vissuto quelle tappe di preparazione,come l’alfabetizzazione diffusa,l’industrializzazione,la democrazia politica così come invece era avvenuto in altri Paesi modello,come la Francia e l’Inghilterra.La Grande Guerra fu il primo conflitto combattuto con armi dall’enorme potenziale distruttivo.Alcuni storici la definirono la guerra che ha inaugurato i Tempi Moderni.In ogni caso il dato incontrovertibile è che la Prima guerra mondiale fece circa dieci milioni di morti fra militari e civili.Questo conflitto fu anche un crogiolo di sentimenti ed emotività,di pensiero e di cuore per tanti letterati e scrittori che,direttamente o indirettamente parteciparono al primo grande conflitto mondiale.Dolore,sofferenza,morte,ma anche trionfalismi,esaltazione e nazionalismo,furono i sentimenti espressi da quelli che poi diventeranno celebrati e scrittori del Novecento.Esaltazione come quella di Gabriele D'Annunzio.Con la sua celebre trasvolata su Vienna,il poeta volle dare pieno compimento,nella realtà eroica della Grande Guerra,alle imprese aeronautiche di Paolo Tarsis,raffinato e impavido protagonista del romanzo dall’angosciante titolo "Forse che sì,forse che no" ( https://thearmful.wordpress.com/2013/06/10/forse-che-si-forse-che-no-gabriele-dannunzio/  )sorta di manifesto dell’ultima stagione decadente,dove il concetto del Superuomo di Nietzsche raggiunge probabilmente l’apice della tensione fra la quotidianità e la volontà di superarla con imprese leggendarie.Ma molti di più furono gli scrittori che nella guerra rinvennero la drammaticità esistenziale dell'Uomo.Questi scrittori,richiamati alle armi,o partiti volontari,provarono sulla loro pelle la tragedia della guerra e il marchio di questa ustionò le loro carni e le loro anime.Furono,quelli della guerra,anni di sangue,gelo e piombo. L’ermetico Giuseppe Ungaretti vi partecipò come volontario.Ben presto,però,abbandonati i sentimenti nazionalisti che lo avevano mosso fino a qualche tempo prima,egli prese coscienza della condizione umana,della fraternità degli uomini nella sofferenza e dell’estrema precarietà della loro condizione.“Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie” ("Soldati").La contingenza del soldato in trincea e le devastazioni che la guerra si lasciava alle spalle sono ben rappresentate nella poesia "San Martino del Carso": “Di queste case/Non è rimasto/Che qualche/Brandello di muro/Di tanti/Che mi corrispondevano/Non è rimasto/Neppure tanto/Ma nel cuore/Nessuna croce manca/E’ il mio cuore /Il paese più straziato.” 
Ci fu poi l'altra grande espressione della letteratura italiana,Il romanziere Carlo Emilio Gadda.Partecipò di persona ai vari episodi bellici,e seppe cogliere la sofferenza universale che ogni conflitto genera,non solo sui campi di battaglia.Un patimento trasversale che appesantì i cuori delle madri,nella vana attesa di un ritorno agognato dei figli che sovente non ebbe mai luogo.Lo strazio di una madre che non avrebbe mai più rivisto il suo adorato ragazzo fu raccontato dallo scrittore ne "La cognizione del dolore".Louis Ferdinand Celine è un altro grande nome della letteratura europea del Novecento.L’autore di "Viaggio al termine della notte" ebbe una vita travagliata,una vera Odissea.Si arruolò volontario nell’esercito francese e nel 1914 si ritrovò a combattere nelle trincee e gli eventi bellici segneranno per sempre la sua vita,inducendolo ad un ripensamento sulla natura dell’uomo.Ci fu anche Erich Maria Remarque tra gli scrittori che parteciparono come combattente alla Grande Guerra e che di essa raccontò,nel romanzo:"Niente di novo sul fronte occidentale"la crudeltà della guerra attraverso la prospettiva di un soldato tedesco diciannovenne.Nel 1929 fu pubblicato il romanzo parzialmente autobiografico,"Addio alle armi"dello scrittore americano Ernest Hemingway.Quel suo romanzo divenne subito celebre per aver interpretato i sentimenti di tanti che avevano combattuto in guerra.Un’intera generazione storpiata dal conflitto,identificò,negli orrori descritti dal romanzo,le proprie sofferenze,la propria giovinezza perduta.Il romanzo narra la vicenda tragica del giovane tenente Frederic Henry che,dopo aver disertato,fugge da Caporetto,in mezzo alle truppe italiane che nel più totale sbando rientrano dietro le proprie linee.
In tutti questi romanzi,in tutte queste poesie vi è la continua ricerca di una dolcezza infranta,di un tepore che possa sciogliere il gelo prodotto dalla violenza.Talvolta è una breve licenza,talaltra una diserzione,un amore,una notte silenziosa,un riposo sottratto alla morte,il pensiero dell'indomani quando ci sarà il combattimento e non sai se quello sarà il  tuo ultimo giorno.Ed in  tutti questi pensieri e sentimenti si guarda avanti alla ricerca di una luce,una fenditura che lascia intravvedere il futuro(ma quale futuro?)per abbandonare la tragedia del presente.Ma,nonostante la drammaticità di quel conflitto,l'Uomo pure giù stava preparando un'altra immane e ancor più devastante apocalisse.
 

02 novembre 2018

LA GRANDE BELLEZZA


 
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Dire che Roma è una delle più straordinarie città del mondo è un'ovvietà,quasi un luogo comune.Ma è anche vero,purtroppo,che Roma,da qualche anno,sta conoscendo un degrado,un abbandono,un decadimento che sembra essere senza fine.Gli episodi di questi giorni,avvenuti a poca distanza temporale tra loro,hanno messo in luce in maniera eclatante questa realtà.Così accade che una ragazzina di soli 16 anni,viene seviziata,stuprata ed uccisa da un gruppo di extracomunitari in un edificio abbandonato,degradato all'inverosimile,un tugurio.E la cosa gravissima è che tutti,dalle forze di polizia,al Comune,ai semplici cittadini,conoscevano quel posto e tutti sapevano che prima o poi qualcosa di mostruosamente tragico sarebbe successo in mezzo a quelle macerie dove si aggirano quotidianamente personaggi turpi dediti ad ogni tipo di violenza ed allo spaccio di droga.A distanza di poche ore da quella vicenda mostruosa e orrida,accade che una scala mobile della metropolitana si accartoccia su stessa,provocando numerosi feriti in una sequenza da incubo tra i passeggeri.E poi l'eterno problema della Città Eterna:le strade devastate dalle buche,nelle quali,durante una inaugurazione,è cascata perfino la sindaca 5 Stelle Virgina Raggi,e che talora hanno provocato la morte di qualcuno per colpa del manto stradale sconquassato,abbandonato a se stesso.E bastano pochi millimetri di pioggia e in pochi minuti piazze e strade si allagano,perchè i tombini sono sempre sporchi e ostruiti e le vie ridotte a torrenti.E sembra una barzelletta(e invece è la triste realtà)ma capita anche avvistare cinghiali nei pressi dei cassonetti ricolmi di rifiuti.E c'è da ritenersi fortunati se nessun mezzo dell’Atac(Azienda Trasporti Autoferrotranviari Comunali)va in fiamme durante un normale trasporto urbano.Può sembrare esagerato a chi non ci vive,ma è questo il quotidiano vivere di questa città.I miloni di turisti di ogni parte del mondo,che restano incantati dinanzi alle meraviglie di Roma,ignorano tutto questo,ma proprio questa è la disperazione psicologica,sociale e civile dei cittadini romani.Difronte a tutto questo anche le persone più ottimiste e portate a vedere il lato positivo delle cose oggi sono costrette ad arrendersi all’evidenza:Roma è fuori controllo,una città sbandata, senza testa né coda.Ma ci può essere ancora speranza di rinascita etica,morale e civile per Roma?Mai come adesso,quando tutto affiora in superficie,in un contemporaneo,tragico accadimento di disgrazie simultanee,si vede meglio quello che Roma oggi è:una città senza sicurezza,senza pulizia,senza decoro,senza trasporti decenti,senza un marciapiede non dissestato,senza un ufficio che funzioni(bisogna aspettare sei mesi per avere una carta d’identità,nell’era della velocità informatica).Eppure a Roma accade.Sono assenti relazioni civili che ridiano alla comunità l'identità perduta.E mancano reazioni etiche e culturali.Già,la cultura.Proprio quella che ha caratterizzato questa Città nei secoli e nel mondo;quella cultura che "parla" al mondo con il "linguaggio" magico dei suoi monumenti,delle sue opere letterarie,pittoriche e musicali,con il suo essere capitale mondiale della Cristianità.Nella patria del grande cabaret e dei grandi artisti della risata,da Petrolini a Sordi,Manfredi,Proietti,Fabrizi e tanti altri,i romani non ridono più, perché hanno solo disperazione nel cuore.E poi aree stupende lasciate marcire,come l'ex Fiera di Roma,il glorioso Stadio Flaminio ridotto a discarica,un relitto dell’archistar  Santiago Calatrava  a far da guardia ai detriti della mai realizzata Città dello sport .Se poi si volesse avere una rappresentazione visiva abbastanza verosimile dell'Inferno,basta recarsi nel mare di sofferenze delle anonime periferie romane.Che tragica,straziante disperazione quella di Roma ! Forse,però,questo stato di cose è dovuto anche alla morte intellettuale e culturale della "civitas",del senso identitario della comunità della gente romana.Ci sono responsabilità anche dei cittadini romani che quando percorrono le strade di Roma maltrattano la grande bellezza della Città Eterna,senza rispetto le regole del decoro che dovrebbero proteggerla.Tutti quegli episodi sono il riflesso del degrado urbano cui è giunta Roma.Spazzatura nelle strade ma spazzatura morale,disfacimento morale se si pensa all'espandersi atroce e crudele della criminalità,come lo scandalo di "Mafia Capitale" ha fatto vedere.Forse è nel film di Paolo Sorrentino"La grande bellezza" che può cogliersi il significato della Roma attuale.Il protagonista(Toni Servillo)trova la grande bellezza e la vita che essa riesce a dare,nei  palazzi romani,nelle chiese,negli affreschi e nei monumenti di una Roma che fu.La grande bellezza di Roma è eterna,ma eterea e fuggevole,perchè vissuta in modo vuoto e vacuo dalla classe politica e dalla cultura romana e italiana.Qualche apparente larva di impegno civile ma poi si ritorna alla mondanità,a una vita finta,all'assenza dell'anima e della Vita.Se Enea,fondatore di Roma,era l'eroe della pietas,intesa come l'insieme dei doveri che l'uomo ha verso gli altri uomini e cioè della collettività,nella Roma di oggi non c'è più spazio per questo sentimento,perchè la pietà,inteso come "sentire" un senso del dovere non è più un sentimento dell'uomo moderno romano.Così,come il protagonista del film,i pochi romani ancora dotati di  "buona volontà",di voglia di impegno civile e culturale,rifiutano di esserci in una società frivola e senza sentimenti,dove la morale è assente o addirittura ribaltata,come quando il protagonista guarda la nave "Concordia" in mare,esplicita metafora di Roma e dell'Italia.Oggi Roma è come se fosse in un buio esistenziale.Il buio della notte che nasconde la grande bellezza di una Roma di una vita fa. 
 
 
 
 
   
             





IN ALTO UNA SCENA E IL TRAILER DEL FILM DI PAOLO SORRENTINO "LA GRANDE BELLEZZA"