23 agosto 2016

LA STRAGE DEGLI INNOCENTI




Potrebbe essere poco più di un bambino,tra i 12 e i 14 anni,l’autore dell’attentato suicida che l'altro giorno ha colpito in una festa di nozze nella città turca di Gaziantep e che ha causato 51 morti e quasi 100 feriti.Il giovane attentatore,che probabilmente indossava un gilet esplosivo,E' STATO FATTO saltare in aria a distanza in mezzo a centinaia di persone,tra cui molte decine di bambini,dagli uomini dello Stato Islamico.Ormai è evidente la nuova "strategia" dell'Is.Usano i bambini perché sono un simbolo di innocenza ed è più facile farli passare attraverso i controlli.I terroristi fanno leva sull’indulgenza delle sentinelle o del servizio di sicurezza,ritenendo che davanti a un minore l’attenzione della guardia sia meno forte.Ed eccoli saltare per aria questi bambini:fatti saltare in aria tra la folla in Medio Oriente,in Africa o in Afghanistan.Due volte vittime:prima reclutati con la forza,poi costretti a indossare cinture esplosive,quindi,innocenti,mandati a morire tra gli innocenti.E’ dunque a questo che è arrivata la codardìa e la vigliaccheria del califfato:gli uomini dello stato islamico adesso proseguono il loro "martirio" affidandosi al martirio dei bambini.E sono poco più grandi i ragazzini che l’Isis mette alla guida dei veicoli-bomba utilizzati in Siria o in Iraq.In alcuni casi ci sono stati bambini-bomba di appena 8 anni.Portati a coppie vicino a un mercato e poi fatti detonare.Per l’accompagnatore sono come dei robot,macchine per uccidere,non essere umani,poi tramutati in bombe che camminano.E con loro viene assassinata la loro infanzia. 
E poi c'è un altro massacro dell'infanzia.Il massacro dell'infanzia come quella di Omran,quel bambino siriano,salvato dalle macerie dopo un devastante attacco aereo su Aleppo.Con quel suo piccolo visino immobile,stordito,incapace di capire perché tutto questo è accaduto.Nel video da cui è stata estrapolata l'immagine,si nota Omran che viene sollevato da un soccorritore e poi viene trasportato all'interno dell'ambulanza in attesa di essere medicato.Prima si mette una mano sul viso ricoperto di sangue e poi accarezza il sedile lindo dell'ambulanza.Omran,5 anni,è coperto di polvere,è stordito e con la manina si toglie il sangue dal volto.Certo,per Omran è stato diverso:la sua famiglia,la sua infanzia,è stata distrutta dai bombardamenti russi e siriani.Ma la sostanza non cambia.Anche qui hanno distrutto il diritto ad essere bambino,il diritto a vivere la gioia dei giochi dell'oggi,i sogni del futuro.Alla fine è sempre il diritto ad essere bambino,è sempre il diritto a sognare che viene massacrato,in un modo o nell'altro.Le immagini di Omran sono oramai divenute virali,corrono su tutto il web.Ma oltre quelle immagini in realtà,non sappiamo molto di lui.Possiamo però immaginare che anche lui,potrebbe essere un figlio nostro,come poteva esserlo Aylan,il bambino morto naufrago su una spiaggia della Turchia,come lo sono gli altri bambini morti nei gorghi del Meditarreneo,mentre fuggivano dalle zone di guerra.Tutti bimbi morti per questa sporca guerra che non finisce mai.E' questa schifosa guerra,sono gli  sporchi interessi economici delle nazioni ad essere responsabili di questo immane crimine contro l'Umanità di un Mondo bambino,ad essere colpevoli di questa strage d'infanzia.Che costringono bambini a uccidere(anche)bambini.E mentre qui,in Occidente,magari ci commuoviamo per qualche momento,a guardare le immagini di Onram,lì in Siria,in Iraq,in Libia,in Afghanistan i bambini continuano a morire,senza che le nostre coscienze s'indignino più di tanto.E ci meravigliamo,poi,se certe parole le sappia dire solo un'altra bambina,le sappia dire solo Malala?

29 luglio 2016

QUESTI PRIMI 40 ANNI



In un tempo di comunicazioni "on line",di scrittura "on the wall"e di "cinguettii",di cellulari supertecnologici,di SMS,Whatsapps e Skype,il ricordo di "quel" giorno è passato sotto silenzio.Eppure "quel" giorno fu un giorno importante.Il 28 luglio 1976 si son celebrati i 40 anni dell'emittenza delle radio libere italiane.40 anni fa la Corte Costituzionale,con sentenza 202 del 1976,liberalizzava l’etere,mettendo fine al monopolio dell’emittente di Stato.Ma già prima di quella data,le radio libere(che operavano "clandestinamente")erano divenute il megafono della protesta(come Radio Alice a Bologna) o dell’impegno contro la mafia(come Radio Aut di Peppino Impastato in Sicilia).Ma più in generale,cosa hanno significato le Radio Libere per l’Italia?Tra le tante rivoluzioni avvenute a cavallo degli anni settanta e ottanta(ad esempio i referendum su divorzio e aborto),quella innescata dalla sentenza 202 della Corte Costituzionale ci ha permesso di essere più liberi e informati.Ha consentito che le porte del pluralismo si aprissero.È stato un momento di rottura,considerato il contesto storico in cui sono nate.Hanno posto fine al monopolio della RAI,sia dal punto di vista tecnologico che dell'informazione.Fino a quel momento nessuno poteva installare trasmettitori,né diffondere un segnale radio.Movimenti e partiti politici,gruppi di giovani che non si sentivano rappresentati dalla programmazione antiquata della RAI e che volevano dire qualcosa di più,scelsero la radio come mezzo di comunicazione per la sua immediatezza,per la sua diffusione e la possibilità di coinvolgere il pubblico su vari temi.Insieme al microfono e al giradischi,infatti, ogni emittente era dotata di telefono,strumento indispensabile per interagire,per creare dibattito, per essere più vicini alle persone.L’informazione locale era al centro delle trasmissioni e finalmente qualcuno si rivolgeva al territorio,si avvicinava ai veri problemi della gente.Anche la cultura musicale in Italia ha subìto una grande evoluzione grazie alle radio libere.Grazie alle radio libere certi generi musicali,come il rock,il beat o il punk,che non trovavano spazio nell'antiquata programmazione RAI,potettero raggiungere un pubblico ampio.All'epoca gli studi venivano allestiti in soffitte,in cantine;il banco della messa in onda era composto da registratori e giradischi,portati da casa da chi trasmetteva.Presto  emerse un aspetto importante:chi pagava le bollette,l’affitto di uno spazio,i dischi,le attrezzature che nel tempo venivano aggiornate?Si rese così necessaria la raccolta pubblicitaria,che in un primo momento fu la sponsorizzazione dei singoli programmi in diretta.
Dopo 40 anni si può dire che solo le radio private che non fanno parte(con tutte le difficoltà che la cosa implica)di circuiti o di grandi network sono le vere eredi delle radio libere:non hanno colore politico,legami con le case discografiche,limiti sui contenuti da trasmettere.Rappresentano il territorio e gli danno voce.Questo è il passato,ma in fondo,anche la prospettiva futura per le radio private.Nonostante tutte le nuove tecnologie,nonostante ogni tipo di "connettività",di "messaggisitica" in rete o con cellulari di ultima generazione,la radio avrà futuro se mantiene quella sua peculiare "specificità":la vicinanza al territorio,la comunicazione di prossimità.Avrà futuro se darà voce diretta alla gente comune,al cittadino e alle sue necessità,se ascolterà le collettività locali. "Basterà" che mantenga una voce libera,una libertà di idee,non omologata a niente e nessuno.Basterà "soltanto" che sia una radio libera,ma libera veramente,come cantava Eugenio Finardi,proprio 40 anni fa.





24 luglio 2016

UNA STORIA BELLA





Bale,Ronaldo,Sanchez,Neymar,Higuain,Pogba,Cavani,Ibrahimovic.Per l'acquisto di ognuno di loro,le squadre di calcio italiane ed europee hanno pagato e pagano fior di quattrini:80,90,100,120,milioni di euro.Di soldi ne sono stati spesi davvero tanti negli anni scorsi e in questi anni e in questi giorni nel calciomercato pallonaro d'Italia e d'Europa.Il tutto "Per assicurarsi le prestazioni del calciatore...."(così recitano in genere i comunicati ufficiali delle Società di calcio al momento dell'acquisto del tale o tal'altro giocatore).Può non piacere,ma oggi funziona così.Tra sponsor,diritti televisivi,diritti d'immagini e tanta altra roba,è perfino difficile calcolare l'ammontare preciso del vertiginoso giro d'affari che ruota intorno al mondo del pallone.Forse sarò un po' all'antica,forse sono un po' fuori dal tempo,ma sono ancora dentro a quel tempo in cui il calcio era fatto ancora di simboli.Simboli erano quei calciatori che venivano identificati talmente tanto con la maglia che indossavano da diventarne appunto simboli quanto lo stemma,i colori e la bandiera.Questo erano per le squadre in cui militavano i giocatori che un tempo venivano chiamate bandiere.Boniperti nella Juventus,per esempio;o Rivera nel Milan o Mazzola nell'Inter.O come Gigi Riva da Leggiuno(Varese),la cui storia calcistica si fonde con la storia di tutta un'altra gente e di tutta un'altra Terra,la terra e la gente di Sardegna.Pur essendo nato altrove,Gigi Riva divenne il simbolo,anzi l'orgoglio di tutta la Sardegna.Fu una totale simbiosi quella che si creò tra la Sardegna intera e Gigi Riva.O meglio:Giggiriva per tutti.Tutto attaccato.Come in uno hashtag.Era un ragazzo schivo e taciturno il Gigi Riva di allora.Ma ai sardi quel suo essere silenzioso ma tenace e forte piacque,lo considerarono subito uno di "loro",e lui cominciò a conoscere quella terra meravigliosa e quel popolo rispettoso e generoso.Riva si rivelò presto un attaccante fortissimo,potente,veloce.E il grande giornalista Gianni Brera lo soprannominò “Rombo di tuono”, perché quando tirava in porta con forza e potenza sembrava quasi che stesse per scatenarsi un temporale.Per gli avversari,naturalmente.E Riva segnò tantissimo e coi suoi goal il Cagliari viene promosso in Serie A.Poi accade l’impensabile:dopo un secondo posto,il Cagliari vince addirittura lo scudetto.E non è solo lo scudetto del Cagliari,è di tutta la Sardegna.E di questa gente,della loro vita ancora sofferta e misera si innamorò Giggiriva.Le grandi squadre del nord non poterono non notarlo e lo corteggiarono con fior di offerte economiche ed in ispecie la Juventus.Inter,Milan,Juventus erano pronte a ricoprirlo di soldi che dal Cagliari mai avrebbe potuto avere.Ma Riva rifiuta tutte le offerte: Juventus, Inter, Milan non valgono per Rombo di tuono l’amore di quella terra,di quella gente.Così si espresse "Rombo di Tuono" nei confronti della gente sarda:“Quando vedevo la gente che partiva alla 8 da Sassari e alle 11 lo stadio era già pieno,capivo che per i sardi il calcio era tutto.Ci chiamavano pecorai e banditi in tutta Italia e io mi arrabbiavo.I banditi facevano i banditi per fame,perché allora c’era tanta fame,come oggi purtroppo.Il Cagliari era tutto per tutti e io capii che non potevo togliere le uniche gioie ai pastori.Sarebbe stata una vigliaccata andare via,malgrado tutti i soldi della Juve.Io non ho mai avuto il minimo dubbio e non mi sono mai pentito”.Non potevo togliere le uniche gioie ai pastori.Sì, certo, dissi no ad Agnelli.Cos'altro avrei potuto fare?La Sardegna mi diede una casa,un affetto immenso,una famiglia.I soldi,anche quelli.Ma l'umanità della gente, l'amore, non avevano prezzo".Una storia bella quella di Giggiriva.Altro che sponsor e diritti tv e diritti d'immagine.Ve li immaginate Neymar e Balotelli e Bale e Higuain e Pogba,Cavani,Ibrahimovic dire una cosa del genere?

17 luglio 2016

PIANTO D'UN CRISTIANO




Del disastro ferroviario in Puglia mi rimarranno negli occhi gli uliveti fitti di quella terra,il sole accecante di una  calda giornata di luglio,l'immagine delle carrozze di due treni locali,uno dentro l'altro adesso congiunti,entrambi distrutti,sventrati,squarciati.E mi rimarrà nella testa un ininterrotto gracchio di cicale.E mi resterà l'immaginazione dei pezzi di vita che in quel momento correvano su quell'unico binario su quei due treni in corsa;l'immaginare la gente che sopra i sedili di quei treni fino a qualche minuto prima parlava,discuteva,rideva,raccontava.E m'immagino i racconti dei ragazzi che tornavano dall'Università,degli esami che avevano fatti e del prof. che era tosto ma bravo e poi delle loro vacanze che stavano per cominciare,e di quei posti dove quest'anno sarebbero andati solo per qualche poco tempo di mare,non come l'altro anno,perchè la crisi c'è e la senti e la vedi,ma insomma qualche giorno di mare pure lo farò.E m'immagino quell'impiegato pendolare che quel treno di pendolari tutti i giorni prendeva;i suoi pensieri per la famiglia e per il figlio che non lavora,ma che sì,insomma,diamine qualche cosa,prima o poi,con l'aiuto di Dio,pure uscirà.E m'immagino quella coppia d'anziani che come tutti gli anni,anche quest'anno dal loro figlio in Puglia tornava.E anzi quest'anno ancora di più per vedere il nipotino che era appena nato.E mi rimarranno negli occhi,gli occhi terrorizzati di quella donna incinta,di quella vita-per fortuna salvatasi- che in sé un'altra vita portava.E mi rimarrà l'immagine del grande cuore italiano;l'immagine della tanta gente che andava verso gli ospedali a donar sangue,perchè così,forse,chissà qualche altra vita ancora si salva.E mi rimarrà l'immagine dei centomila collegamenti delle televisioni e dei telegiornali e dei servizi "in esclusiva" tv.Dei tanti(dei troppi?)inviati più o meno speciali che in mezzo alla campagna una volta di più  raccontano la strage.E mentre gli inviati parlano e intervistano i volontari e i soccorritori e le famiglie,nelle campagne girano le telecamerere e "guardano"i luoghi della strage,e inquadrano quel maledetto binario unico e quella ferraglia indistinta accartocciata e distrutta.E su ogni tv,in qualsiasi tg,sotto la voce del giornalista,mi rimarrà quel gracchio ininterrotto di cicala,che forte,sempre più forte  scende dai rami degli ulivi,quel gracchio che sembra quasi il pianto di un cristiano.