14 dicembre 2015

PURE ANCORA SIAMO


Bello quando quella vita nostra era...
la mia, la tua, la stessa...
era vita altra
quella vita nostra
"sentirci" noi;esser sordi e ciechi degli altri...
solo tu,solo io significavamo
alcun senso il resto;
che nessun POI avuto avremmo
solo Follia sembrare poteva;
così tu pensavi, così io pensavo,
perchè solo il sempre,solo il mai per noi esisteva;
Eppure, dietro quell'angolo
di vita,quello che non credevamo accadde
e proprio quella Follia avvenne...
e quell'esser nostra vita altra cadde....
noi-divisi-al Reale fummo costretti... 
Tu ora in diversa altra terra di vita
con gente altra e diversa,
io dentro altri più deboli giorni
Ma in quei rari,rapidi vedersi di adesso
pure uguale rimane il "sentirsi" di allora
Follia niente dunque potette
il Miracolo è che di nuovo
tu,ed io,e noi come allora ancora siamo....


07 dicembre 2015

IL TEMPO DI ADESSO


Il 10 dicembre,giorno della morte di Alfred Nobel, Svetlana Aleksievic,riceverà il Premio Nobel per la letteratura 2015 per il suo libro:"Tempo di seconda mano.La vita in Russia dopo il crollo del comunismo"(Bompiani editore).Il libro fa riemergere memorie e macerie,materiali e spirituali,della storia russa recente. In esso e con esso torna prepotente la differenza mentale e culturale tra il «prima»,rappresentato dagli anni dell'Utopia e dell'Idea comunista e il "dopo" rappresentato dalla fine dell’Urss.Il libro è' come un romanzo,ma non è un romanzo.Potrebbe,invece,essere catalogato-come dice l'autrice-una specie di studio di una specie umana tutta particolare apparsa e (forse) dissoltasi nel corso del XX secolo:l’homo sovieticus,ossia il prodotto di settant’anni di laboratorio marxista-leninista.Una specie inconfondibile,diversa da tutte le altre,con un suo vocabolario,una sua idea del bene e del male,i suoi eroi e i suoi martiri,le tragedie che quella specie del genere umano ha vissuto,dalla guerra afghana al disastro di Cernobyl,sulle quali l'autrice ha scritto altri due suoi libri:"Ragazzi di zinco" e "preghiera per Cernobyl".
La Aleksievic rileva le tracce della civiltà sovietica ma non pone domande sul socialismo;"ascolta" e registra,col proprio magnetofono,la miriade di testimonianze, e racconta come questo homo sovieticus abbia reagito di fronte alla libertà inaspettata che si è a un tratto trovato davanti.Le vicende politiche e sociali del Paese vissute con Eltsin e Gorbaciov portarono alla fine della censura,alla liberazione dalle pastoie burocratiche,all’arricchimento vertiginoso, alla sensazione che il futuro stesse dietro l’angolo e che tutto fosse a portata di mano. Un’ubriacatura,un disorientamento che si vedono attraverso mille ricordi di mille persone diverse,dalle più alte cariche della nomenklatura, come quelle dei burocrati del Cremlino o del generale Achromeev,morto suicida proprio per la sconfitta del comunismo,a intellettuali,studenti, alle classi più umili di contadini e operai.
Tra tutte queste voci,l’autrice coglie una voce più grande e unitaria:la"forte domanda di Unione Sovietica"manifestatasi nella società russa negli ultimi anni,anche da parte di chi della dittatura sovietica è stata vittima."Rinascono-scrive la Aleksievic-idee di vecchio stampo:quella del grande impero,del pugno di ferro,della peculiare via russa… E invece del marxismo-leninismo,l’ortodossia".Questo libro è importante perché ci aiuta a capire i giorni presenti,il tempo di adesso.Perché ci mostra come,attraverso il marasma degli anni Novanta,l’homo sovieticus sia giunto fino a noi.Perché cosa altro è Putin,se non l’homo sovieticus riplasmato attraverso la distruzione dei valori del postcomunismo?Non a caso la mobilitazione generale per la guerra in Ucraina ha ricompattato il consenso neo-sovietico.Vien da chiedersi,quanto ci sia di nostalgico in tutta questa vicenda."L’immobile mongolo",aveva scritto Marx."Sono passati cent’anni -annota la Aleksievic - e di nuovo il futuro non è al suo posto.Siamo entrati in un tempo di seconda mano».

30 novembre 2015

CASA, DOLCE CASA












Buon ultimo è arrivato il ministro del lavoro Poletti,sì,proprio quello fotografato in un ristorante romano in allegro convivio con commensali del "rango" di Buzzi  e Casamonica e tutta l'allegra compagnia di Roma Mafia capitale.Poletti se ne è uscito affermando che "prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico".Dal suo punto di vista, Poletti ha pure ragione,visto che lui la laurea mica ce l'ha(come del resto il suo Premier,Renzi)avendo sempre campato di Coop e politica.Ma Poletti è solo l'ultimo di una lunga serie di personaggi che si son sentiti tutti in obbligo di dire la loro sui giovani e sul lavoro oggi in Italia.Il primo fu il Ministro Padoa Schioppa che appellò come "bamboccioni" i ragazzi che restano a casa con i genitori,non si sposano e non diventano autonomi.Forse al Ministro sfuggiva che i giovani rimangono a casa più che altro perché di lavoro mica tanto ce n'è in giro e di acquistare casa e metter su famiglia manco a parlarne.E perciò si resta a casa a vivere (ancora)con i soldi di mamma e papà.Poi venne l'indimenticabile ministra del governo Monti,Elsa Fornero.Anche per lei "non era ammissibile che i giovani se ne stessero a casa,magari nella stessa città accanto a mamma e papà”.I giovani,diceva Elsa,non devono essere "choosy",schizzinosi,cioè,ma accettare lavori purchè siano.Lo dicesse a quei ragazzi laureati con 110 e lode che poi trovano lavoro precario per qualche centinaio di euro in un call center.Certo,schizzinosa non è la figlia della ministra che insegna all'Università di Torino,nell'Università(tu guarda un po')dove insegnano mammà e papà.Poi fu la voltadell'altra ministra del governo Monti,Annamaria Cancellieri a ribadire le parole della collega Fornero:"i giovani vogliono avere il posto di lavoro fisso,magari nella stessa città di mamma e papà".E mica ha bisogno di stare con mammà il figlio della Cancellieri,dal momento che lui campa con la modica cifra di 3,6 milioni di euro di buonuscita incassata dal gruppo Fonsai (ex Ligresti),quei Ligresti con un po' di problemi con la giustizia,ma così tanto amici della ministra Cancellieri.Ma non basta.I giovani italiani si son sentiti dare dello "sfigato" dal viceministro del governo Monti(sempre lui)Michail Martone.Michail è invece diventato Prof. universitario giovanissimo e magari sarà pure bravo,ma insomma se hai un papà barone universitario,come quello di Michail,l'aiuto di qualche altro barone universitario amico di papà,male davvero non fa.Alla fine di tutto questo straparlare di tutti questi soggetti una certezza la ricavi:la certezza è quella di trovarti davanti a gente lontana dalla gente, che vive(benissimo)nei propri mondi dorati ma lontano dai problemi quotidiani di chi vive i drammi della disoccupazione o dei licenziamenti.E se questa mancanza di lavoro continua ad essere così alta sarà forse perché a 3 anni da quel governo tecnico in loden verde,c'è ancora in Italia una rigidità del mercato del lavoro,che né i boccaniani nè nessun job act è stato capace di eliminare.E se poi il giovanotto di Firenze,continua a gravare il bilancio statale con spese elettoralistiche in perfetto stile democristiano-Prima Repubblica,tipo 80 euro,vuol dire che messi bene proprio non siamo.Ah casa, dolce casa, com'è bello stare a casa(senza lavoro)con mamma e papà.


(L'immagine è quella della locandina del film francese "Tanguy")