18 settembre 2026

MASHA AMINI E L'EUROPA COM'ERA

 


 



"Se potessi chiudere gli occhi
e lasciare che i sogni mi prendano per mano
mi alzerei e volerei in nuovi cieli
e dimenticherei i miei dolori
se potessi viaggiare nella mia immaginazione
crescerei e costruirei dei palazzi e delle notti

dove crescerebbero l'amore e le mie speranze
e cancelleremmo le disgrazie”

Queste sono le parole struggenti di una vecchia canzone persiana che sembra riecheggiare il sogno delle donne iraniane che da quel 16 settembre 2022,giorno della morte di Mahsa Amini,la giovane ragazza curda-iraniana di soli 22 anni,assassinata dal regime teocratico di Teheran,quotidianamente protestano contro il potere cieco,violento e sanguinario degli ayatollah.Quella giovane donna era stata arrestata tre giorni prima dalla c.d. famigerata "Polizia morale” iraniana,che da anni regolarmente sottopone donne e ragazze ad arresti e detenzioni arbitrarie,torture e abusi sessuali in carcere per non aver rispettato l’obbligo discriminatorio di indossare il velo. Le donne iraniane, infatti, da qualche tempo sfidano in modo creativo il velo obbligatorio spingendo indietro i loro foulard e indossando abiti colorati e Mahsa Amini fu arrestata proprio per questo: il suo chador lasciava intravedere alcune ciocche di capelli. Secondo testimoni oculari, Mahsa venne picchiata violentemente mentre veniva trasferita con la forza nel centro di detenzione di Vozara e, dopo alcune ore,dopo essere entrata in coma,viene ricoverata in ospedale dove muore tre giorni dopo.Un omicidio brutale e senza alcuna giustificazione, un femminicidio di stato, che è stato la goccia che fece traboccare il vaso dopo quarant’anni di tensione.

Sono trascorsi 4 anni dalla morte a Teheran di quella ragazza.In questi quattro anni molto è cambiato in Iran:le due guerre mosse da Usa e Israele hanno condotto a un inasprimento della repressione interna,peraltro già molto violenta e sanguinaria, e favorito l'ala dura e militarista del sistema, quella dei pasdaran,che ostacola ogni tentativo diplomatico facendo al contempo il gioco dei guerrafondai del fronte opposto.E come se non bastasse il conflitto ha portato con sé anche migliaia di arresti per accuse legate alla sicurezza nazionale,a processi non trasparenti e a un aumento delle esecuzioni capitali tra i manifestanti nelle ultime ondate di proteste anche per fantomatiche accuse di spionaggio per conto del nemico.Per non dire degli stupri e delle violenze di ogni genere subite dalle ragazze e dai ragazzi nelle carceri del regime degli ayatollah.

Ma con quel 16 settembre 2022 è cominciata in Iran una rivoluzione civile proprio e soprattutto tra le donne,una rivoluzione,che,nonostante tutto,ancora oggi non si ferma,nonostante tutto:nonostante le pressioni dalla parte più dura e più retriva del regime per una più rigida applicazione delle norme sull’obbligo del velo,per moltissime donne e ragazze iraniane è ormai abitudine non portare più nemmeno una sciarpa sui capelli e vestire liberamente nei luoghi pubblici in tutto il Paese.Il regime teocratico ha dovuto accettare questi atti di "disobbedienza civile" di fatto anche per cercare di recuperare consenso interno difronte all'attacco militare di Stati Uniti e Israele.

Questo modo di agire della popolazione è comunque il segno di una società molto più libera e avanzata di quanto la vorrebbero i suoi gruppi dirigenti.Del resto quella persiana è una cultura e una tradizione millennaria che nessuna dittatura criminale,come l'attuale teocrazia potrà mai sopprimere.Perchè quella iraniana è una società civile e attiva,forte di quegli alti livelli di istruzione garantiti anche alle donne.Fu la stessa Rivoluzione khomeneista,all'inizio,a chiamare le donne a mobilitarsi per la difesa del Paese e per i valori di una rivoluzione che originariamente non era solo islamica, ma un movimento popolare di riscatto nazionale dal regime di sfruttamento delle risorse del Paese imposto per decenni dallo Scià e per tramite suo da potenze esterne.

Paradossalmente,però,proprio la rivoluzione oscurantista di Khomenei ha formato anche la coscienza civile e l'impegno delle donne,soprattutto nei primi decenni,alla militanza nello spazio pubblico. Anche se poi una volta attivate,le donne si sono mobilitate ed evolute e hanno coinvolto altre categorie già politicizzate,come giovani,studenti e lavoratori,a difesa dei diritti civili e delle libertà personali proprie e della società tutta.E' dunque ancora quella loro rivoluzione,quella nata dal movimento "Donna,Vita,Libertà",anche se le dure repressioni sulle quali un rapporto di Amnesty International ha dato conto.

Dalla morte di Mahsa Amini si sono anche sviluppate interrogativi su che cosa si poteva fare all'estero e dall'estero per la lotta delle donne iraniane,e questo ha preparato e in certo qual modo "legittimato" la guerra di tre anni dopo.Questi interrogativi se li poneva la diaspora iraniana e tra i monarchici,fautori del vecchio Scià,incoraggiati da una vera macchina da guerra della informazione e della comunicazione sui social media.Del resto l’intervento militare di Stati Uniti e Israele era stato  sostenuto anche dall'ex erede al trono, Reza Pahlavi, residente a Washington, e non erano pochi anche gli iraniani che vivono nel Paese che,pur non avendo mai conosciuto lo Scià per motivi anagrafici(l'età media in Iran oggi è di 34-35 anni mentre l'avvento al potere di Khomeini è del 1979 cioè quasi 50 anni fa),speravano in un’azione armata risolutiva che avrebbe potuto far cadere in breve tempo la Repubblica Islamica.Questo,però,non è accaduto,gli apparati militari e di sicurezza si sono rafforzati,e ora assistiamo alle tragiche conseguenze di quell'avventurismo bellico: migliaia di morti ed enormi distruzioni in Iran, vittime e distruzioni anche negli altri Paesi della regione,il blocco dello Stretto di Hormuz come potente arma di difesa iraniana nonché preludio alla nuova crisi montante nello stretto di Bab el Mandeb, missili e droni che continuano a colpire obiettivi americani negli Stati arabi del Golfo, portando una regione del mondo fondamentale per l'economia mondiale del tutto fuori controllo.

Ma nel frattempo,cosa sta accadendo ai movimenti della società civile che,pur avendo avuto un forte impulso proprio dalla vicenda di Mahsa Amini,già da decenni si mobilitavano per un cambiamento profondo,dall’interno,della Repubblica Islamica?A tal proposito sono significative le parole dell’attivista iraniana Sepideh Gholian,giovane donna coraggiosa che  più volte è stata in carcere per il suo ribellarsi al regime:“In realtà è stato il regime a servirsi della guerra - ella dice - per cercare di soffocare la battaglia democratica.Per gli apparati di sicurezza,la guerra è diventata una scusa per dire:‘Adesso non è il momento di protestare’.Aggiungendo poi:“La democrazia non arriva(....)dalla guerra.È la gente a volere la democrazia(....)Ho la responsabilità di non permettere che la guerra diventi il pretesto per dimenticare i prigionieri e il massacro di gennaio(la repressione delle proteste del gennaio scorso con il massacro di quasi 50.000 persone da parte del regime).E ancora:“Lo schema non è favorevoli/contrari alla guerra: è il potere stesso a costruire questa dicotomia,per dipingere chi chiede democrazia come un traditore o un mercenario”.

E' allora giunto  il tempo in cui,proprio in nome di Mahsa Amini,l’Europa torni a essere Europa.Dobbiamo tornare ad interrogarci, quattro anni dopo la sua morte,su cosa noi possiamo fare per aiutare il popolo iraniano a uscire dalla trappola interna e da quella nuova della guerra.La risposta è straordinariamente semplice:bisogna tornare ad essere Europa.L'Europa del Nobel per la Pace ottenuto nel 2012.In quell'anno,infatti,il Comitato per il Nobel assegnò il Premio per la Pace all'Unione Europea "per aver contribuito per oltre 60 anni all'avanzamento della pace,della riconciliazione,della democrazia e dei diritti umani".Ecco perchè bisogna farsi la domanda:perché l’Europa non ha il coraggio di tornare a quelle sue nobili origini,ritrovando con orgoglio lo spazio che la sua cultura e la sua civiltà si è conquistata nei secoli in una fase in cui la democrazia americana sta toccando il suo punto più basso,sotto attacco del suo presidente e della potente plutocrazia di tecnocrati della finanza e del web con cui finora è stato alleato ?

Tornare ad essere noi stessi è la risposta:a credere davvero nei diritti umani da difendersi ovunque e comunque,senza doppi standard come abbiamo fatto in questi ultimi anni:quando ad esempio si denunciavano le gravi violazioni dei diritti umani in Iran,ma poi molti governi europei facevano affari sottobanco con il sanguinario regime iraniano e non alzavano la voce contro lo sterminio che il regime teocratico consumava sui giovani iraniani.E dobbiamo imporci di non cedere sulla difesa dei nostri valori democratici e sulla lotta contro tutte le ingiustizie,che si verificano ovunque,in Iran come in Ucraina,a Gaza come in alcune potenze del Golfo nostre alleate e nelle frontiere allargate della “Fortezza Europa” - e non solo sul suolo di certi Paesi non allineati con l’Occidente.E imponiamoci di riconoscere i nuovi autoritarismi che si infiltrano anche fra noi,portati dalle nuove destre che nutrono i loro elettorati con facili propagande populistiche anti-migranti.Torniamo, da europei, ad essere noi stessi per tornare a meritarci davvero di essere modello e fonte di ispirazione per chi lotta per la giustizia e la democrazia ovunque, anche in Iran. E che abbiamo deluso.

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