Molto pesò la tecnologia dopo l'11 settembre:le distruzioni del World Trade Center di New York e di una parte del Pentagono sono finite nel tritacarne delle teorie cospirative e della polarizzazione politica alimentate da smartphone e reti social che nel 2001 ancora non esistevano.«Stamattina dalle mie finestre ho visto l’inizio del Ventunesimo secolo»,disse la sera dell’11 settembre 2001 lo storico britannico Tony Judt sull'attacco alle Torri gemelle che molti considerarono provocatoria ma che si è,poi, rivelata profetica:quel giorno segnò la fine della pax americana con la supremazia Usa insidiata dalle tattiche di guerra asimmetrica del terrorismo jihadista e ora,ai giorni nostri,anche dalla guerra ibrida digitale.
Eppure,all’inizio gli attentati di Al Qada sembravano aver dato una scossa e ridestato compattezza alla società americana,dando un senso identitario ad un Occidente che si era illuso di avere la strada spianata dopo il crollo dell’Urss.In effetti all’inizio fu così,ma durò poco.Oggi,alle prese con l’indebolimento delle democrazie occidentali e con la tempesta trumpiana che sconvolge da 10 anni la vita politica degli Stati Uniti,cerchiamo l’origine di questi fenomeni soprattutto in eccessi e fallimenti della globalizzazione,nelle pulsioni identitarie alimentate dalle ondate migratorie,nella crisi finanziaria globale del 2008 che costò all’America e al mondo una Grande Recessione con milioni di disoccupati,una contrazione generale dei redditi e una sfiducia popolare verso classi dirigenti e politica.
Ma prima di quella valanga,la sfiducia e il risentimento degli americani verso i gestori del potere avevano già cominciato ad affiorare subito dopo l’11 settembre:un attacco che i più potenti servizi segreti del mondo non avevano saputo prevedere,pur avendo avuto moltissimi indizi.Poi 20,estenuanti,anni di guerra in Afghanistan e Iraq costati migliaia di morti,decine di migliaia di feriti e invalidi e ottomila miliardi di dollari.Una distruzione di ricchezza pari a tre anni di PIL nazionale dell’Italia:America impoverita e alle prese con la rabbia,la frustrazione di un esercito di reduci,traumatizzati da esperienze agghiaccianti,difficili da reinserire nella vita civile e nel mondo del lavoro,vulnerabili alle spinte della radicalizzazione e al sovranismo.Rabbia e radicalizzazioni cresciute gradualmente e sulle quali Trump ha fatto le sue fortune,anche se all’inizio quel risentimento rimase sottotraccia e la solidarietà fu totale.
La Silicon Valley che poi creò i social,prometteva di costruire con essi ponti verso il futuro.Invece oggi i social sono megafoni che stravolgono i fatti per l’intervento di centrali mediatiche malevole,e diffondono odio anche per il semplice funzionamento di algoritmi che promuovono in automatico i contenuti che attraggono di più,cioè quelli più incendiari con annesse teorie cospirative.Facebook nacque nel 2004,Reddit l’anno dopo,Twitter nel 2006.E Steve Jobs presentò il primo iPhone nel gennaio 2007:quei ponti furono costruiti,ma oggi pesano di più le «camere dell’eco»(cioè quelle situazioni in cui idee,credenze o informazioni vengono amplificate e continuamente confermate all'interno di un gruppo chiuso,con l'esclusione e la marginalizzazione di ogni punto di vista differente)che frantumano e non connettono le comunità,polarizzano la politica,disegnano complotti che a molti appaiono verosimili:i colpi al cuore dell’America,a New York e a Washington,descritti come un "inside job" di servizi segreti più o meno deviati.
Così capita che il 15% degli americani(40-50 milioni di cittadini)crede ancora oggi alla cospirazione nonostante giornali e reti tv oppongano fatti incontrovertibili.Oggi,negli USA inquieti,sfiduciati,con la democrazia in pericolo,non è difficile trovare in quanto accaduto 25 anni fa l’origine dei fenomeni involutivi in atto,anche se,per motivi anagrafici,quasi metà dei cittadini non ha memoria di quei fatti.Pesano non solo i costi economici e umani delle guerre in Asia Centrale:col "Patriot Act",varato pochi mesi dopo gli attentati,cominciò a prendere forma lo «Stato della sorveglianza»:controlli in teoria riservati ai cittadini stranieri sospetti,ma poi occultamente estesi ovunque dall’Nsa,come verrà poi denunciato successivamente.
E con l'11 settembre cadono le barriere morali di uno stato di diritto,con Guantanamo e la tolleranza per strumenti di tortura.Anni dopo strutture create per catturare i terroristi jihadisti diventeranno,in mano a Trump, strumenti per la caccia agli immigrati clandestini.Il ministero per la Sicurezza interna(Homeland Security),istituito dopo l’11 settembre,crea l’ICE("Immigration and Customs Enforcement",in italiano Agenzia Controllo Immigrazione e Dogane degli Stati Uniti)che oggi diffonde comportamenti da Stato di polizia nel Paese delle libertà civili.
Alla minaccia del terrorismo islamico si sovrappone quella del terrorismo interno,anche per lo sdoganamento del suprematismo bianco. Quanto ai rapporti internazionali,l’America,per troppi anni concentrata sulla lotta al terrorismo islamico,ha commesso un errore strategico:ha sottovalutato l’ascesa della Cina e del revanscismo russo.Osama bin Laden non ha raggiunto i suoi obiettivi:niente califfato panarabo.E l’America si è vendicata eliminandolo.Ma qualche studioso ha parlato anche di un «catastrofico successo»,perchè l'attentato spinse gli Stati Uniti a reagire in modo sproporzionto,invadendo paesi mediorientali(come l'Iraq e l'Afghanistan)dissanguando l'economia americana e unendo il mondo islamico contro l'Occidente.Dopo di allora altri clamorosi attentati furono compiuti da "proxy"del terrorismo islamico(in Spagna,Germania e Francia)colpendo ovunque possibile le culture e le democrazie liberali.
Ma comunque,a distanza di un quarto di secolo da quel giorno che ha cambiato il mondo,la lezione più grande resta impressa nella nostra quotidianità:nonostante le ferite,le minacce e le complessità del presente, le democrazie liberali custodiscono ancora intatta la forza dei propri valori.La libertà, i diritti e il dialogo non sono fragilità da difendere, ma la nostra più grande e invincibile risorsa.
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