17 ottobre 2017

ROBERTO ANZOLIN

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Cominciai a "tifare" Juventus,a "tenere" per la Juventus,quando avevo 10 anni o poco più.E ci tenevo talmente tanto che una volta che ero andato allo stadio con Papà,per vederla giocare da vicino,sì insomma alla fine della partita piansi,perchè aveva perso con l'altra squadra,il Napoli,mi pare.In genere a quell'età si fa il tifo per la squadra più forte e più vincente del momento.Ma a quei tempi la squadre più forte era l'Inter,che vinceva praticamente tutto,scudetti,coppe italiane e straniere.Era l'Inter del "Mago",era l'Inter di Helenio Herrera.Era l'Inter di Mazzola,Facchetti e Corso.La Juve no.La Juve non vinceva quasi niente in quel periodo,era una squadra abbastanza mediocre,di livello medio basso.Ma io ci tenevo lo stesso.Anche la Juve,a quei tempi,aveva un Herrera come allenatore,il paraguaiano Heriberto Herrera per la precisione.Lo chiamavano con una sigla che sapeva quasi di formula chimica: “HH2 “per distinguerlo da “HH1” che era Helenio Herrera.Heriberto aveva un carattere intransigente,cocciuto fino alla caparbietà,che gli impediva ogni cedevolezza.Sergente di ferro,lo chiamavano.E oltre che di HH2,ricordo ancora la "formazione",i nomi dei giocatori che allora giocavano in quella Juve.Quando "declino" la formazione di quella Juve,i nomi dei giocatori di quella Juve,mi sembra di sentire,oggi come allora,il suono di una nenia,di una ancestrale filastrocca:Anzolin-Gori-Leoncini-Bercellino-Castano-Salvadore-Favalli-Del Sol-De Paoli-Cinesinho-Menichelli.Così,tutto d'un fiato,senza nessuna pausa.Erano quelli i tempi delle mitiche "figurine Panini",gli anni delle bustine e degli album per la raccolta delle foto dei calciatori.Belli quei ricordi di quel "piccolo mondo antico".Di quella Juventus un nome soprattutto mi è rimasto in mente.Quello del "portiere",quello di Roberto Anzolin.Forse per via di quel nome particolare,quel nome tronco che rivelava la sua origine veneta.O forse perché da piccolo,nelle mille partitelle tra noi bambini,nelle quali i pali della porta erano sostituiti dai nostri libri di scuola o dai nostri maglioncini di lana,anch'io ero "portiere",anch'io giocavo in porta come Anzolin e quando facevo una parata dicevo sempre con orgoglio:"Ecco che para Roberto Anzolin".Ed un anno anche la Juve di Anzolin vinse il campionato e lo vinse all'ultimo minuto dell'ultima giornata di campionato,superando proprio l'Inter,con la famosa "papera" di Giuliano Sarti.E per una volta HH2 fu più bravo di HH1.E che gioia bambina provai in quel giorno lontano.E' per questo che l'altro giorno,quando ho saputo della morte di Roberto Anzolin,ho avuto come una ferita,come un qualcosa di mio e personale che perdevo.Roberto Anzolin mi piaceva non solo perché era il portiere della "mia" Juve.Mi piaceva anche e perché era ragazzo serio e discreto,senza grilli per la testa,riservato e mai sopra le righe.Mi ha colpito quello che di lui ha scritto,nel ricordarlo,un giornalista sportivo,e cioè che una volta,alla fine di una partite che la Juve aveva vinto,mentre i compagni in campo ancora festeggiavano,lui raccolti i guantoni,piano ed in silenzio se ne andò verso gli spogliatoi.Ma forse la morte di Anzolin mi ha colpito anche per un qualcosa di più e di altro.Roberto Anzolin ha giocato in un'epoca di calcio "leggero",quando,cioè,il mondo del calcio ci dava sensazioni ed emozioni vere,sentite,pulite e non come accade oggi,oppresse e appesantite dagli interessi degli sponsor,dei diritti tv,da procuratori avidi,che si aggirano intorno a ragazzi che spesso non hanno ancora compiuto i 18 anni.Senza voler dire di tutto quel mondo più o meno lecito di scommesse che hanno spesso portato il mondo del calcio a corruzione morale,prima ancora che materiale.Ecco,sì.E' per questo che mi piace ricordare quella nenia,quella specie di cantilena d'un tempo altro e lontano:Anzolin-Gori-Leoncini-Bercellino-Castano-Salvadore-Favalli-Del Sol--De Paoli-Cineshino-Menichelli

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