06 ottobre 2017

CULTURA E SPAZZATURA

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Qualche tempo fa scrissi un post  ("Morte a Napoli")  http://clementeluciano-clem.blogspot.it/2014/09/morte-napoli.html sulla chiusura di una tra le più importanti e storiche librerie di Napoli,la libreria Guida,   che per oltre 50 anni fu sede di dibattiti e simposi con la presenza delle più belle intellettualità italiane e straniere,come ad esempio,Kerouac e Ginsberg,Ungaretti e Moravia.Dopo tanti anni la storica libreria abbassava le saracinesche e chiudeva definitivamente,anche se continuo a illudermi che qualche "pazzo" malato di cultura,riprenda e faccia tornare in vita quel centro di cultura.Ma ancora oggi,ancora una volta,mi ha riempito di tristezza leggere sul "Mattino",il quotidiano di Napoli,la vicenda che segue.I protagonisti sono due.Da una parte Tullio Pironti,libraio ed editore.Di lui si può dire di tutto, compreso che è un tipo insofferente alle regole,ma non che sia mosso da un amore disinteressato per la cultura.Per la sua attività meritoria,l’anno scorso è stato insignito della medaglia della città di Napoli. Dall’altra parte c’è il giovane e rampante politico di turno,tal Francesco Chirico,presidente della seconda Municipalità.Pironti riuscì a farsi assegnare direttamente dal sindaco,un deposito temporaneo nella sede proprio della seconda Municipalità, in piazza Dante.In totale, l’editore fece trasportare lì circa duecentomila libri,messi negli scatoloni,incellofanati e poggiati su decine e decine di bancali.Il deposito scelto,un centinaio di metri quadri,occupava gli spazi di quello che era stato il primo ricovero durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale e poi uno dei primi cinema aperti in città, il cinema-teatro Aurora.Il "deposito" dei libri era provvisorio,perchè l’idea di Pironti era quella di organizzare un evento in piazza,che si sarebbe chiamato una “Montagna di libri”,alla quale ognuno poteva accedere e prendere i libri gratuitamente.Un po' come era stato fatto per la festa di Pironti per i suoi ottanta anni,quando a giugno allestì in piazza una piccola montagna con duemila libri da distribuire gratuitamente.L’1% di quelli che voleva regalare in quest’altra occasione.Per più di due anni i libri sono rimasti nel deposito, e per vari motivi non è stato possibile organizzare l'evento,finché qualche giorno fa Pironti,assieme a un paio di suoi collaboratori,decise di verificare a che punto era l’organizzazione dell’evento e,soprattutto,se le ultime piogge avessero danneggiato in qualche modo gli scatoloni.Una volta aperto il portone in ferro,scopre che dei duecentomila libri ne erano rimasti solo alcune decine.Rubati?No,peggio,molto peggio; mandati al macero già da qualche mese,perchè i locali servivano ad altro,ha detto Chirico,servivano ad accogliere biciclette elettriche.Evidentemente per Chirico le biciclette sono più importanti della cultura.Ed infatti i bancali con i libri erano stati trasferiti su diversi camion e portati poi al macero.Tutto questo è successo in una città già martoriata dalle mani rozze e luride della politica e della camorra che hanno inferto colpi sensazionali al secolare patrimonio culturale e paesaggistico che incantò Leopardi,Goethe e tanti altri.In una città in cui si portano avanti battaglie infinite per salvare le biblioteche,come la biblioteca dell’Istituto Italiano di Studi Filosofici,che fu costituito nel a Roma nel 1975,da 5 personalità di spicco del panorama culturale italiano: Enrico Cerulli presidente dell'Accademia, Elena Croce, figlia del filosofo Benedetto,l'avvocato appassionato di filosofia Gerardo Marotta, il filosofo Pietro Piovani e il professor Giovanni Pugliese Carratelli, docente universitario e collaboratore dell'Istituto dell'Enciclopedia Italiana.Almeno in questo caso,però,la vicenda ha avuto un esito diverso.L'Istituto italiano per gli studi filosofici,ha rischiato di chiudere per mancanza delle risorse economiche necessarie al mantenimento di quella sede di cultura.Alla fine,dopo un lunga battaglia,le risorse e economiche sono state trovate e si è potuti uscire dal tunnel buio dell'incertezza sulla vita dell'Istituto.Massimiliano Marotta,figlio di Gerardo Marotta e attuale presidente dell'Istituto,racconta,con grande entusiasmo il pomeriggio nel quale si è concluso il faticoso iter giudiziario che è come se avesse fatto rinascere l’Istituto fondato da Gerardo Marotta.Per mesi,per anni,il rischio che venissero sequestrati tutti i conti e si apponessero i sigilli alla sede di Palazzo Serra di Cassano è stato dietro l’angolo.L'Istituto,infatti,aveva debiti stimati in oltre 10 milioni di euro.Marotta,però,non ha esitato a vendere la propria abitazione,un attico con terrazzo in piazza Grazioli,a Roma oltre una masseria con un grande terreno attorno a Ponticelli,vicino Napoli.Lui e le sorelle hanno venduto le proprietà di famiglia, come aveva già fatto Gerardo Marotta quando ancora l’Istituto non godeva dei finanziamenti pubblici che invece adesso gli garantiscono, in Finanziaria, un milione di euro all’anno (come all’Istituto di studi storici). L'Istituto, dunque vive ancora.Per la passione e il sacrificio di alcuni "pazzi" amanti della cultura.Ai quali,evidentemente, interessano più la mente ed i libri che le biciclette elettriche.

 
 
 NELLE FOTO IN ALTO GERARDO MAROTTA, TRA LA STERMINATA RACCOLTA DEI SUOI AMATISSIMI LIBRI.
 

 
 
 
 
 





 

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