31 maggio 2012

NESSUNA SFILATA,STIAMO PIANGENDO

Lasciamo perdere.Questa volta no.Questa volta non possiamo dire "the show must go on.No.Lo spettacolo della "parata" del 2 giugno non può,non deve andare avanti.Carri armati?Alpini? Bersaglieri,penne al vento e fanfare?No,grazie.E niente "frecce Tricolori".Semmai elicotteri a scaricare aiuti nelle zone dilaniate,devastate dal terremoto.Vicino alla gente che porta ferite sulla pelle,strazi dentro l'anima.E nemmeno una celebrazione "sobria",come ha detto Napolitano,si può accettare.E' qui,in Emilia,non ai Fori Imperiali,che l'Italia tutta celebra il proprio senso di appartenenza.E' qui che il Paese intero sta vivendo,elaborando,sviluppando il dolore,il lutto,il pianto.E l'angoscia.L'angoscia di sapere che non è ancora finita,mentre invece una parte della loro,della nostra vita è già finita.Fisicamente.Moralmente.Economicamente.Un Paese intero vede e condivide quel dolore e quelle lacrime:è perciò che non si può,non si deve far sfilare cingolati,camionette,e uomini in divisa tutti impettiti mentre passano davanti al palco delle autorità.Sarebbe come voler fare una strampalata ed assurda propaganda.No.Niente sfilata.E' meglio che quei ragazzi partano per "il fronte",percorrano le dolorose trincee del terremoto,vadano a risollevare le mura e le anime fatte crollare dal terremoto.Come fai,infatti, a sfilare,a fare "patriottismo" di maniera mentre ci sono anziani ridotti sotto le tende,terre stritolate,un'economia devastata?
Demagogia,retorica antimilitarista,antipatriottismo,pacifismo?No.Niente di tutto questo.E' solo e soltanto   la vista di quelle zone,di quelle scene,di quei volti a farti dire:NO.E' solo e soltanto l'angoscia di quella gente che adesso,dopo aver visto crollare le proprie case,vede crollare le proprie speranze,la voglia di ricominciare.E' questo che ti fa dire NO,un NO grande così alla sfilata del 2 giugno.E non è nemmeno il fatto economico a farti dire:NO.Non è che non facendo la sfilata lo Stato possa risparmiare chissà quanti soldi da destinare,magari,alle zone terremotate.La cancellazione della parata è "dovuta" anche per dare un segno tangibile che lo Stato non si affida solo alla solidarietà,solo alle catene volontarie dei cittadini, alle collette estemporanee degli italiani dalle tasche già svuotate dalla crisi.Sarebbe invece un segno e un segnale di moralità e di vicinanza effettiva,vera alla tragedia del popolo emiliano.E sarebbe un segno di rinascita etica del Paese se i rappresentanti istituzionali che affollano le tribune della sfilata, mettessero per primi (almeno "una tantum")mano ai portafogli e dessero l'esempio, devolvendo parte dei propri (lauti)stipendi di ministri,di parlamentari.No.Un grande No alla sfilata.Un SI,invece,un grande SI all'appello dei social network per lo stop totale dello show del 2 giugno. Come accadde nel '76,del resto,quando Forlani annullò la parata per spedire l'esercito nel Friuli devastato.
Ne sono sicuro.Assolutamente sicuro.Gli stessi ragazzi che dovrebbero correre per Via dei Fori Imperiali   al suono di stonate fanfare il 2 giugno vorrebbero sporcarsi a scavare nel fango e nella polvere delle macerie, piuttosto che sfilare belli lustri in una assurda e surreale cerimonia.E sarà meglio che tutte le forze dell'ordine siano lì,in Emilia,per evitare,fra qualche tempo,il rischio di tangenti per la ricostruzione.

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