08 marzo 2022

IL CONTAGIO DELLA LIBERTA'





Mentre dalle martoriate città ucraine di Kiev,Kharkov,Kharkiv,Mariupol,Odessa,devastate dalla feroce e bestiale aggressione di Putin arrivano le tremende immagini dei bombardamenti russi che le stanno letteralmente "spianando",con la distruzione di edifici residenziali e di chiese,scuole e ospedali,c'è da chiedersi:perchè quella violenta,brutale aggressione della Russia di Putin avviene proprio contro l'Ucraina?.La "narrazione" russa,secondo cui l'Ucraina,esprimendo l'intenzione di entrare nella Nato,potrebbe venire a costituire un pericolo per Mosca,non è minimamente credibile.Perchè,allora,altri Paesi,come Estonia,Lituania,Lettonia,tutti confinanti con la Russia e con contingenti di truppe Nato presenti da tempo nei loro territori,non hanno mai suscitato l’ira funesta di Putin con la minaccia alla loro indipendenza?E perchè il despota moscovita non ha mai temuto che la Polonia(anch’essa nella Nato e confinante anch’essa con la Russia)potrebbe - volendo - attaccare con un lancio di missili la base della flotta russa del Baltico?.La risposta,in fondo,é semplice:l’ipotetica adesione di Kiev alla Nato non c’entra nulla.In realtà per il sanguinario despota russo l’Ucraina andava rimessa in riga seguendo il "trattamento" già riservato dall'Urss all' Ungheria nel 1956 e a Praga nel 1968.Kiev,agli occhi di Putin,rappresentava sì un pericolo,ma non un pericolo militare,bensì il pericolo di un contagio.DEL CONTAGIO DELLA LIBERTA'.Negli anni dalla caduta del Muro di Berlino ad oggi,l’Ucraina si é mostrata capace,a differenza della Russia,di fare i conti,storicamente e culturalmente,con la realtà del passato comunista.Un passato,oltretutto,che per essa,negli anni '30,ha significato una feroce collettivizzazione della terra con un massacro premeditato di 2-3 milioni di persone per decisione del potere comunista sovietico.La società ucraina è stata sempre priva di pregiudiziali sospetti verso l’Occidente;quei sospetti che,invece,la Russia,già dai tempi degli Zar,ha sempre nutrito verso l'Europa.L'Ucraina è stata anzi aperta alle molteplici influenze occidentali,a nord attraverso la Polonia,e a sud attraverso la grande metropoli marittima di Odessa,con la sua vivacissima vita commerciale e intellettuale.L’Ucraina si è posta come nazione aperta,inclusiva,non etnica.Non è un caso che il suo presidente sia un ebreo.L'Ucraina è Paese moderno,attratto dall'Occidente e dal suo modello di "Società aperta".È questo sfondo storico,questa vitalità sociale,che spiegano la capacità dell’Ucraina di uscire dalla brutale cappa di piombo dell’economia statalista del periodo sovietico.Ed è proprio questo contesto storico e culturale che ha consentito a Kiev di riuscire a stabilire un regime passabilmente democratico dopo essersi liberata dei tentativi di Mosca di imporre il suo protettorato.Per settant’anni la Russia ha vissuto separata dall’Europa.Quando l'Urss è crollata,si è sperato in una sua riconvergenza con l’Europa e i valori dell’Occidente.Ma questo processo è per ora fallito:la ferita impressa dalla Rivoluzione del Diciassette non è stata ricomposta.L’Ucraina,al contrario,è un grande Paese,è un cuore del mondo slavo,anzi in certo senso una sua matrice prima(basti pensare che fu a Kiev che,per la prima volta,il Cristianesimo giunse in Russia).L'Ucraina,pur attraverso mille difficoltà ha dimostrato di saper gettarsi alle spalle il passato comunista e di voler intraprendere un cammino che la porti a ricongiungersi con la società e la cultura dell’Europa democratica.Ed è allora precisamente questo che a Putin e all’oligarchia postsovietica appare intollerabile,una cosa da cancellare in ogni modo.È l’esempio infatti di un mondo che per tanto tempo è stato russo,che ha avuto un ruolo essenziale nella cultura russa(si pensi ai grandi scrittori ucraini Gogol e Bulgakov (del primo proprio in questi giorni ricorrono i 170 anni dalla morte)



 


i cui romanzi sono capolavori assoluti della letteratura mondiale)e che pure ha fatto parte del centralismo statuale russo poi sfociato nel comunismo,ma che tuttavia ha rifiutato fermamente il vincolo e il lascito con quel passato.L'Ucraina e gli ucraini hanno rifiutato i sogni legati a un tempo andato che invece ancora ossessionano la mente malata del padrone del Cremlino.L'Ucraina ha rifiutato di sottostare al fascino della narrazione della "Grande madre Russia",perchè il prezzo sarebbe stato quello di restare una società economicamente arretrata governata da un despota e da una cricca di lestofanti suoi amici.La storia della Nato è un puro pretesto.L’Ucraina attuale va spenta perché dà il cattivo esempio,perché l'Ucraina è libero pensiero,perchè Putin deve dimostrare alla sua opinione pubblica che l’unico destino possibile per la Russia è quello che lui incarna.Che dopo il comunismo la storia della Russia non prevede che possa esserci la libertà.

02 marzo 2022

L'UCRAINA, DIFESA DELLA NOSTRA CIVILTA'








Ansia,inquietudine,angoscia,paura,per quello che la guerra contro l'Ucraina è,per quello che ancor più una guerra atomica potrebbe essere.Ma anche rabbia,rancore,per chi ha scatenato l'immensa tragedia dell'Ucraina.Odio per il criminale del Cremlino,che sta trucidando senza scrupolo donne,bambini,anziani,prendendoli per fame e sete nei loro rifugi sotteranei.Queste sono i sentimenti che t'assalgono e ti salgono dentro,che vengono dal profondo dell'anima e del cuore,quando guardi in tv le immagini dei bombardamenti,la fuga dalla propria terra di milioni di ucraini,con le loro città rase al suolo.Quelle città d'Ucraina ricche di storia e di cultura,ora bombardate,massacrate e insanguinate dal macellaio Putin.Guardare a cosa sono ora le città ucraine dopo l'infame attacco del lestofante di Mosca è cosa che stringe il cuore.Ammassi di macerie ancora fumanti.Fuoco dai palazzi da poco bombardati,nell'aria ancora l'urlo delle sirene d'allarme che squarciano il silenzio.Da terra e dal cielo piovono in continuazione razzi e missili e bombe che bucano e distruggono case dove fino a pochi giorni prima c'era vita e c'era gente.A terra,nelle strade,tra gli scheletri delle case bombardate,girano le colonne dei thank,forse alla ricerca di un qualcosa ancora da distruggere,di quel poco che  ancora non è stato bombardato.In cielo il rumore assordante delle pale degli elicotteri dai quali continuano incessanti le scariche di mitragliatici che colpiscono ogni cosa che si muove,non importa se è solo una donna anziana o un bambino che non si rassegnano a lasciare la vita.Ogni tanto sottili rivoli di auto private cercano di raggiungere feriti e malati.Dentro quelle città,nelle trappola di Mariupol,Kherkov,Kharkiv,Odessa,centinaia di migliaia di persone rifugiati nelle metropolitane,nei sottoscala,nelle cantine dei palazzi.E tutt'intorno a quelle città l’esercito russo che volutamente distrugge quel che d’indispensabile c'è per permettere ai civili di continuare a vivere.

L'infame bestia del Cremlino ha fatto bombardare scientemente gli impianti di riscaldamento lasciando le case gelate,le centraline elettriche nel buio,le antenne telefoniche tagliando così i contatti tra le persone,che sono rimaste senza pane,senza acqua,senza niente.E l’ha fatto con missili e bombe aeree,non importa quanto vicino alle case cadessero,non importa se colpissero anche ospedali.E poco importa,a loro,ai russi,se a essere colpiti sono bambini,che muiono sotto quelle bombe a grappolo che uccidono più di quanto una bomba uccide già.E da ultimo un bombardamento perfino su una centrale nucleare che poteva portare ad una immane catastrofe come  e anzi peggio di quella di Chernobyl.E ogni ora di silenzio diventa ora di dolore.Per una voce che non senti più da giorni,per una persona che hai lasciato e chissà ora dov'è,se pure ancora E'.Intanto questo popolo immenso,fatto da eroi sconosciuti,fatto da gente che fino a ieri era un impiegato o un avvocato o un panettiere o un operaio e che mai avevano toccato un fucile,continua a combattere una battaglia disperata e impossibile.Combattono nelle strade,tra le case martoriate da bombardamenti infiniti.E se anche non avesse più armi questo eroico popolo orgoglioso continuerebbe a combattere a mani nudi,questo è certo.Combatterebbe per quelle strade rese buie,fredde e invisibili dai missili di Mosca dai quali arriva morte,dolore e sofferenza immensa.Senza acqua né pane e senza telefono sono rimasti gli ucraini.E senza telefono non si può neppure chiamare l’ambulanza per un ferito dai bombardamenti.Doveva essere tutto già "concluso",per i russi.Ed invece ancora dopo quasi 15 giorni,gli ucraini resistono e combattono per la propria terra.E per colpa dei bombardamenti russi che hanno raso al suolo le città,tanta gente è chiusa nelle cantine.I "fortunati",invece,sono stati costretti ad una fuga di dimensioni bibliche;una fuga di centinaia di migliaia di persone,già diventati milioni,oramai.Donne e bambini e disabili(gli uomini li accompagnano alla frontiera e poi tornano indietro per combattere)verso terre e verso un futuro sconosciuto e comunque disperato.







Da subito vanno verso la vicina,generosissima Polonia,poi chissà dove,verso quali terre,quale futuro,di lacrime e dolore.C’è chi ha impiegato 5 giorni per raggiungere il confine.Con treni affollatissimi o bus o auto.L’ultimo tratto,per tutti,a piedi.Tutto è cambiato troppo velocemente perché la gente facesse in tempo ad accorgersene.Tutto adesso è niente in Ucraina.Tutto nel giro di 3-4 giorni.E intanto i missili continuano a cadere in città,in pieno centro ed in pieno giorno.I nervi,nelle cantine,non reggono più.Bambini che piangono,anziani che tremano per il martellare di cannoni e aerei a pochi metri da dove(chissà come)riescono ancora a vivere.Condomini,asili,università,chiese e perfino ospedali bombardati più e più volte(forse per essere sicuri che dell'Ucraina non rimanga più niente).Le strade fuori deserte,avvolte in un lugubre silenzio.Con i morti lasciati tra le macerie perché la ferocia delle bombe non permette nemmeno di ritirare dalle strade il corpo straziato di un povero cristo.E le bombe sugli impianti per gas,riscaldamento,elettricità,telefoni e ora perfino su una centrale nucleare che poteva causare un'immane catastrofe in tutta Europa,tagliano ogni tipo di soccorso ai civili,così come fecero i nazisti nel Ghetto di Varsavia.Almeno qualche "corridoio umanitario" stanno cercando di ottenere i negoziatori ucraini.Ma l'esercito del bestiale dittatore di Mosca continua a violare anche quegli accordi,bombardando la popolazione civile che fugge,in un efferato genocidio,in una "pulizia" etnica che ricorda i giorni di Sarajevo.Ma tanto si sa.Se pure l'animale del Cremlino permettesse una tregua e lasciasse effettivamente andare  i civili,lo farebbe per un preciso,cinico calcolo.Se le popolazioni delle città martiri di Mariupol o Kharkiv e la stessa Kiev,riuscissero ad andarsene,un’ondata di circa 5(ma sicuramente di più)milioni di profughi si accalcherebbe alle porte d’Europa.E l’Unione Europea,si sa,non ha mai dato prova di voler/saper gestire politicamente l’arrivo di extracomunitari,anche per colpa delle forze sovranpopuliste.Anche se adesso,difronte all'immane tragedia ucraina,sembra che finalmente il sentimento verso l'altro,il profugo bisognoso,sta cambiando.
E' questo il tanto dolore che guardano oggi gli occhi del cuore.Ma dobbiamo guardare a questa immensa tragedia anche con gli occhi della Ragione.Perchè la feroce e bestiale aggressione contro l'Ucraina è una grande sfida ai nostri valori e ai nostri interessi.L'Occidente ha una enorme responsabilità,perché in gioco è il nostro continente,la nostra sicurezza,la nostra cultura,la nostra identità,il nostro futuro.Una Ucraina occupata e una Bielorussia compiacente sono una minaccia immediata già da subito ad alcuni Paesi membri che sono entrati nell’Unione europea proprio perché temevano una situazione come questa.La Russia parla di una fantomatica "espansione della Nato",ma la Nato ha accresciuto i suoi membri non per una sua strategia espansionistica,ma perché i Paesi dell’Europa centro-orientale hanno cercato la sicurezza della Nato e dell’Unione europea e nei suoi valori di civiltà e democrazia.Oggi l’Europa è stata scossa dal suo torpore e finora ha reagito alla sfida della barbarie e della violenza.Questo lo dobbiamo all'esempio e all'eroico coraggio del popolo ucraino che ci sta indicando la via della libertà e della democrazia.La sconfitta di quel popolo sarebbe una tremenda sconfitta per i valori e l'intera civiltà occidentale.

10 febbraio 2022

QUELLO CHE I BAMBINI CI DANNO

 

La vicenda del piccolo Rayan,quel bambino del nord del Marocco precipitato in un pozzo di campagna,ha suscitato emozione e grande angoscia in tante parti del mondo.Fino alla mattina di "quel" giorno Rayan,era un bimbo come gli altri.Nel pomeriggio la tragedia lo ha portato a essere il figlio di tutti .E' rimasto oltre 100 ore a 32 metri sotto terra,inghiottito da un pozzo strettissimo,di soli 20 centimetri di diametro.L'intero Marocco,ma anche il resto del mondo,seguiva in diretta tv la disperata corsa contro il tempo per salvarlo.Ma purtroppo l'epilogo è stato tragico.I soccorritori erano entrati nel tunnel scavato per estrarre il piccolo Ryan dal pozzo in cui è caduto.Il corpicino è stato estratto e trasportato in ospedale,ma non c'era più nulla da fare.Rayan se n’era andato.E il mondo intero,deluso e angosciato,ha vissuto,con partecipato dolore,all'epilogo di quella vicenda.

Sicuramente noi italiani abbiamo assistito con ancora più partecipazione al dolore della famiglia di Rayan,noi italiani che,più di 40 anni,fa vivemmo un dolore uguale,nell'eguale vicenda successa a Vermicino,quel comune vicino Frascati,dove morì Alfredino Rampi,anche lui,come Rayan,precipitato e morto in un pozzo,nonostante i soccorsi arrivati sul posto.Eppure ci dice qualcosa la vicenda del piccolo Rayan.Ci dice,anzitutto,che l'egoismo,l’indifferenza, grande malattia del nostro tempo,si possono sconfiggere,soprattutto grazie ai bambini.Nel caso di Rayan nessuno è stato indifferente.Appena accortisi che il piccolo era finito nel pozzo,sono accorsi gli abitanti del villaggio,a tentare con i mezzi rudimentali e l’impegno dei volontari di tirarlo fuori.Poi sono arrivari gli specialisti della protezione civile e gli speleologi,facendo vari tentativi,anche se poi rivelatisi inutili.Da quando il bambino era finito nel pozzo,in quella terra del nord del Marocco l’orologio ha smesso di funzionare:il tempo si misurava con i metri che mancavano per raggiungere Rayan,cercando di tirarlo su con imbracature e financo scavando nella roccia.E ce l’avevano fatta,i soccoritori. Sostenuti da un popolo intero e da milioni di persone che tifavano e pregavano a distanza.L’indifferenza dei vicini del villaggio era stata vinta.Per una volta le persone,di ogni dove,hanno smesso di essere distratte da se stesse e si sono interessate all’altro,dall’altra parte del mondo.Sono stati trascinati e coinvolti da una piccola creatura.Per una volta,una persona,un bambino che nessuno conosceva è diventata importante:per tutti.E poi c'è dell'altro.Sono i bambini,e solo loro,a far stringere in un forte abbraccio popoli e nazioni con una straordinaria immediatezza.Sono bastate poche ore perché marocchini,algerini, egiziani,abitanti di Nazioni così politicamente ed etnicamente ostili tanto da combattersi con  ricorrenti guerre locali,inondassero i social di post e tweet di sostegno per Rayan.E,insieme a loro,tanti altri milioni di altre persone da ogni angolo della terra.Perché,alla fine,non c’è bandiera o nazionalismo che tenga davanti al respiro affannato di un bimbo di cinque anni che lotta per la vita.L’angustia della terra che aveva ingoiato Rayan è stata vinta dalla sterminata apertura verso l’altro.Quello del Marocco si è scoperto un popolo unito,solido.Al punto che la tragica notizia della morte di Rayan è stata comunicata addirittura con le parole del Re. 

Un'altro messaggio ci lascia Rayan:la sacralità della vita. In un mondo di guerre, tragedie e ingiustizie,le persone sembrano aver riscoperto,almeno per una volta,il valore della vita e il dolore della perdita.È riemerso il desiderio di lottare per i milioni di Rayan nel mondo. Perché non muoiano più in fondo alla terra o in fondo al mare,o ai confini della frontiera della Bielorussia.Né sotto la macerie delle bombe o di stenti sotto le tende dei campi profughi.


E c'è un'ultima cosa.L’ingratitudine morale di un benessere materiale che per noi ricchi paesi occidentali,è ormai scontato.Tra le poche parole pronunciate dalla mamma di Rayan in queste giorni,quelle che più colpiscono non riguardavano il bimbo,i proprio figlio."Non abbiamo nulla, dobbiamo elemosinare pure l’acqua.Nemmeno da quel pozzo che vedete, che mi ha portato via mio figlio,non ho mai avuto un bicchiere d’acqua".
Ecco,l’acqua che noi diamo per scontata non lo è per tutti.E non lo è per gente non così lontana da noi.Perchè il nord del Marocco,la terra di Rayan,è a solo 100 chilometri a Chefchaouen,importante centro turistico dove tanti occidentali stati in vacanza e per turismo.Ma nessuno forse ha mai pensato che ci sono persone e bambini che muoiono,per l’acqua.E nel mondo sono milioni i Rayan che hanno ancora bisogno della nostra attenzione.