CON L'UCRAINA ( OVVIAMENTE )
12 marzo 2022
08 marzo 2022
IL CONTAGIO DELLA LIBERTA'
i cui romanzi sono capolavori assoluti della letteratura mondiale)e che pure ha fatto parte del centralismo statuale russo poi sfociato nel
comunismo,ma che tuttavia ha rifiutato fermamente il vincolo e il lascito con quel
passato.L'Ucraina e gli ucraini hanno rifiutato i sogni legati a un tempo andato che invece ancora
ossessionano la mente malata del padrone del Cremlino.L'Ucraina ha rifiutato di
sottostare al fascino della narrazione della "Grande madre Russia",perchè il prezzo sarebbe stato quello di restare una società
economicamente arretrata governata da un despota e da una cricca di lestofanti suoi amici.La storia della Nato è un puro pretesto.L’Ucraina attuale va spenta
perché dà il cattivo esempio,perché l'Ucraina è libero pensiero,perchè Putin deve dimostrare alla sua
opinione pubblica che l’unico destino possibile per la Russia è quello
che lui incarna.Che dopo il comunismo la storia della Russia non
prevede che possa esserci la libertà.
02 marzo 2022
L'UCRAINA, DIFESA DELLA NOSTRA CIVILTA'
Ansia,inquietudine,angoscia,paura,per quello che la guerra contro l'Ucraina è,per quello che ancor più una guerra atomica potrebbe essere.Ma anche rabbia,rancore,per chi ha scatenato l'immensa tragedia dell'Ucraina.Odio per il criminale del Cremlino,che sta trucidando senza scrupolo donne,bambini,anziani,prendendoli per fame e sete nei loro rifugi sotteranei.Queste sono i sentimenti che t'assalgono e ti salgono dentro,che vengono dal profondo dell'anima e del cuore,quando guardi in tv le immagini dei bombardamenti,la fuga dalla propria terra di milioni di ucraini,con le loro città rase al suolo.Quelle città d'Ucraina ricche di storia e di cultura,ora bombardate,massacrate e insanguinate dal macellaio Putin.Guardare a cosa sono ora le città ucraine dopo l'infame attacco del lestofante di Mosca è cosa che stringe il cuore.Ammassi di macerie ancora fumanti.Fuoco dai palazzi da poco bombardati,nell'aria ancora l'urlo delle sirene d'allarme che squarciano il silenzio.Da terra e dal cielo piovono in continuazione razzi e missili e bombe che bucano e distruggono case dove fino a pochi giorni prima c'era vita e c'era gente.A terra,nelle strade,tra gli scheletri delle case bombardate,girano le colonne dei thank,forse alla ricerca di un qualcosa ancora da distruggere,di quel poco che ancora non è stato bombardato.In cielo il rumore assordante delle pale degli elicotteri dai quali continuano incessanti le scariche di mitragliatici che colpiscono ogni cosa che si muove,non importa se è solo una donna anziana o un bambino che non si rassegnano a lasciare la vita.Ogni tanto sottili rivoli di auto private cercano di raggiungere feriti e malati.Dentro quelle città,nelle trappola di Mariupol,Kherkov,Kharkiv,Odessa,centinaia di migliaia di persone rifugiati nelle metropolitane,nei sottoscala,nelle cantine dei palazzi.E tutt'intorno a quelle città l’esercito russo che volutamente distrugge quel che d’indispensabile c'è per permettere ai civili di continuare a vivere.
L'infame bestia del Cremlino ha fatto bombardare scientemente gli impianti di riscaldamento lasciando le case gelate,le centraline elettriche nel buio,le antenne telefoniche tagliando così i contatti tra le persone,che sono rimaste senza pane,senza acqua,senza niente.E l’ha fatto con missili e bombe aeree,non importa quanto vicino alle case cadessero,non importa se colpissero anche ospedali.E poco importa,a loro,ai russi,se a essere colpiti sono bambini,che muiono sotto quelle bombe a grappolo che uccidono più di quanto una bomba uccide già.E da ultimo un bombardamento perfino su una centrale nucleare che poteva portare ad una immane catastrofe come e anzi peggio di quella di Chernobyl.E ogni ora di silenzio diventa ora di dolore.Per una voce che non senti più da giorni,per una persona che hai lasciato e chissà ora dov'è,se pure ancora E'.Intanto questo popolo immenso,fatto da eroi sconosciuti,fatto da gente che fino a ieri era un impiegato o un avvocato o un panettiere o un operaio e che mai avevano toccato un fucile,continua a combattere una battaglia disperata e impossibile.Combattono nelle strade,tra le case martoriate da bombardamenti infiniti.E se anche non avesse più armi questo eroico popolo orgoglioso continuerebbe a combattere a mani nudi,questo è certo.Combatterebbe per quelle strade rese buie,fredde e invisibili dai missili di Mosca dai quali arriva morte,dolore e sofferenza immensa.Senza acqua né pane e senza telefono sono rimasti gli ucraini.E senza telefono non si può neppure chiamare l’ambulanza per un ferito dai bombardamenti.Doveva essere tutto già "concluso",per i russi.Ed invece ancora dopo quasi 15 giorni,gli ucraini resistono e combattono per la propria terra.E per colpa dei bombardamenti russi che hanno raso al suolo le città,tanta gente è chiusa nelle cantine.I "fortunati",invece,sono stati costretti ad una fuga di dimensioni bibliche;una fuga di centinaia di migliaia di persone,già diventati milioni,oramai.Donne e bambini e disabili(gli uomini li accompagnano alla frontiera e poi tornano indietro per combattere)verso terre e verso un futuro sconosciuto e comunque disperato.
10 febbraio 2022
QUELLO CHE I BAMBINI CI DANNO
La vicenda del piccolo Rayan,quel bambino del nord del Marocco precipitato in un pozzo di campagna,ha suscitato emozione e grande angoscia in tante parti del mondo.Fino alla mattina di "quel" giorno Rayan,era un bimbo come gli altri.Nel pomeriggio la tragedia lo ha portato a essere il figlio di tutti .E' rimasto oltre 100 ore a 32 metri sotto terra,inghiottito da un pozzo strettissimo,di soli 20 centimetri di diametro.L'intero Marocco,ma anche il resto del mondo,seguiva in diretta tv la disperata corsa contro il tempo per salvarlo.Ma purtroppo l'epilogo è stato tragico.I soccorritori erano entrati nel tunnel scavato per estrarre il piccolo Ryan dal pozzo in cui è caduto.Il corpicino è stato estratto e trasportato in ospedale,ma non c'era più nulla da fare.Rayan se n’era andato.E il mondo intero,deluso e angosciato,ha vissuto,con partecipato dolore,all'epilogo di quella vicenda.
Sicuramente noi italiani abbiamo assistito con ancora più partecipazione al dolore della famiglia di Rayan,noi italiani che,più di 40 anni,fa vivemmo un dolore uguale,nell'eguale vicenda successa a Vermicino,quel comune vicino Frascati,dove morì Alfredino Rampi,anche lui,come Rayan,precipitato e morto in un pozzo,nonostante i soccorsi arrivati sul posto.Eppure ci dice qualcosa la vicenda del piccolo Rayan.Ci dice,anzitutto,che l'egoismo,l’indifferenza, grande malattia del nostro tempo,si possono sconfiggere,soprattutto grazie ai bambini.Nel caso di Rayan nessuno è stato indifferente.Appena accortisi che il piccolo era finito nel pozzo,sono accorsi gli abitanti del villaggio,a tentare con i mezzi rudimentali e l’impegno dei volontari di tirarlo fuori.Poi sono arrivari gli specialisti della protezione civile e gli speleologi,facendo vari tentativi,anche se poi rivelatisi inutili.Da quando il bambino era finito nel pozzo,in quella terra del nord del Marocco l’orologio ha smesso di funzionare:il tempo si misurava con i metri che mancavano per raggiungere Rayan,cercando di tirarlo su con imbracature e financo scavando nella roccia.E ce l’avevano fatta,i soccoritori. Sostenuti da un popolo intero e da milioni di persone che tifavano e pregavano a distanza.L’indifferenza dei vicini del villaggio era stata vinta.Per una volta le persone,di ogni dove,hanno smesso di essere distratte da se stesse e si sono interessate all’altro,dall’altra parte del mondo.Sono stati trascinati e coinvolti da una piccola creatura.Per una volta,una persona,un bambino che nessuno conosceva è diventata importante:per tutti.E poi c'è dell'altro.Sono i bambini,e solo loro,a far stringere in un forte abbraccio popoli e nazioni con una straordinaria immediatezza.Sono bastate poche ore perché marocchini,algerini, egiziani,abitanti di Nazioni così politicamente ed etnicamente ostili tanto da combattersi con ricorrenti guerre locali,inondassero i social di post e tweet di sostegno per Rayan.E,insieme a loro,tanti altri milioni di altre persone da ogni angolo della terra.Perché,alla fine,non c’è bandiera o nazionalismo che tenga davanti al respiro affannato di un bimbo di cinque anni che lotta per la vita.L’angustia della terra che aveva ingoiato Rayan è stata vinta dalla sterminata apertura verso l’altro.Quello del Marocco si è scoperto un popolo unito,solido.Al punto che la tragica notizia della morte di Rayan è stata comunicata addirittura con le parole del Re.