23 maggio 2026

ALTIERO SPINELLI, "ULISSE" D'EUROPA








Il 23 maggio 1986 moriva a Roma Altiero Spinelli.Son passati dunque 40 anni dalla scomparsa di quel gigante del pensiero che quell'uomo fu.Spinelli nasce  Roma nel 1907,e sin da subito aderisce molto giovane al Partito Comunista Italiano, partecipando alla lotta clandestina contro il fascismo.Eppure la sua libertà di pensiero lo portò a prendere le distanze dall’ortodossia comunista(“cattedrale di granito e nebbia”)e dalle purghe di Stalin,quando scopre «che nel patto segreto che avevo concluso,non c’era scritto la rinuncia all’autonomia e alla libertà assoluta del mio pensiero».Fu perciò espulso dal partito (1937),accusato di trockismo.Fu arrestato dal fascismo nel 1927 e scontò dieci anni di prigione e sei di confino.Durante il suo confino a Ventotene,studiando i testi dei federalisti anglosassoni, abbandona il comunismo e abbraccia il federalismo.Per questo Spinelli subì la "infamante" accusa di essere dalla parte dei federalisti(che pure erano integerrimi antifascisti)ma considerati eretici rispetto al comunismo e perciò isolati anche quando redassero il documento più noto: "Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto”. Un testo fondamentale che ispirò anche i padri costituenti della Repubblica italiana,alcuni prigionieri del fascismo sull’isola pontina. Ventotene – «capitale morale d’Europa» – è oggi sinonimo di Unione europea.Fu lì,infatti,che insieme a Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, Spinelli elaborò il Manifesto di Ventotene (1941). Spinelli si rese presto conto del fatto che la battaglia per la federazione europea richiedeva la creazione diun'organizzazione politica nuova, immune dai feticci nazionalistici e dai limiti delle ideologie tradizionali.Sulla base di questa convinzione promuove la fondazione del Movimento Federalista Europeo (MFE).
Nell'agosto 1943 Spinelli lascia il confino e su quel periodo della sua vita così poi scriverà:"«Guardavo sparire l’isola nella quale avevo raggiunto il fondo della solitudine,mi ero imbattuto nelle amicizie decisive della mia vita, avevo fatto la fame,contemplato come da un lontano loggione la tragedia della seconda guerra mondiale [...] avevo scoperto l’abisso della rassegnazione,la virtù del distacco, il piacere del pensare pulito». Una peregrinazione prolungata,quasi una premonizione nello pseudonimo che si diede,cioè "Ulisse".

A guardar bene  è come se ci fosse qualcosa di ascetico,nella sua lungimiranza,nella visione di quell'uomo,che il regime fascista credeva,confinandolo a Ventotene,di limitarlo e "restringerlo".Ma il Pensiero quando è grande non conosce confini e limitazioni,un pensiero che sin da subito aveva capito con grande lucidità che andavano superati i nazionalismi e gli egoismi,attraverso la costruzione di un’Europa federale. È una visione straordinaria, perché concepita all’inizio del 1941, in piena seconda guerra mondiale, in una fase del conflitto nella quale nulla poteva far ancora presagire la sconfitta del nazismo e del fascismo.
Sarà del resto lo stesso Altiero Spinelli, molto tempo dopo, a scrivere testualmente:“Quegli anni in quell’isola sono ancora presenti in me con la pienezza che hanno solo i momenti e i luoghi nei quali si compie quella misteriosa cosa che i cristiani chiamano l’elezione(…)compresi,in quegli anni,che in quel luogo il mio destino fu segnato,che io assentii ad esso e che la mia vera vita, che ora sto portando a termine, cominciò“.

Quando morì,40 anni fa,Altiero Spinelli lasciò un grandissimo testamento spirituale e ideale:una vita fatta di rigore, di coraggio e di passione,con la capacità di guardare anche molto lontano.Perciò non siamo tutti uguali.Perchè c'è sempre un precursore,uno che è in grado di vedere più lontano.Ed Altiero Spinelli era uno di questi.Quella capacità che ha consegnato alle sue battaglie politiche per un’Europa unita,ai suoi scritti,ai suoi progetti,spesso non realizzati come avrebbe voluto,ma pur sempre espressione di una visione e di una volontà limpida.
Conosciamo bene Spinelli per il suo sogno di una Europa capace di superare, in una logica di pace, le sue divisioni. Capace di darsi gli obiettivi ambiziosi del programma federalista, esercito unico federale, unità monetaria, abolizione delle barriere doganali e delle limitazioni alla libera circolazione tra gli Stati, rappresentanza diretta dei cittadini nei concessi federali, politica estera unica.Oggi,superando mille difficoltà e tante miserrime povertà pseudonazionalistiche,alcuni di questi punti sono realtà,come il mercato unico,l’Euro,il sistema di Schengen,l’elezione diretta del Parlamento europeo.Altri rimangono parzialmente attuati,come l'elezione diretta del Presidente Europeo,la politica estera comune,ostaggio del mancato superamento dell’unanimità.Altri punti ad esser del tutto franchi,appaiono lontani da una loro realizzazione,come l’esercito europeo,anche se forse il conflitto in Ucraina e la politica di disimpegno dalla NATO di Trump mettono l'Europa difronte all'obbligo(che può essere un'opportunità)di porsi diversamente anche riguardo all'esigenza di un esercito comune europeo,da sempre auspicato da grandi liberali come Luigi Einaudi e Giovanni Malagodi. Tuttavia essi restano traguardi di fondo,validi e sempre densi di ispirazioni. Forse anche oggetto di una crescente consapevolezza oggi, in direzione contraria a quella di una recente,miopissima e meschina contrapposizione all’Europa,tanto insensata quanto pericolosa.Opposizione ancora più insensata e stucchevole in quanto legata a una polemica antieuropea alimentata proprio da chi è meno disposto ad assegnare all’Europa strumenti e risorse necessari per il suo funzionamento.
Perciò,proprio rileggendo il sogno europeo di Spinelli,si deve riconoscere che la costruzione europea rimane incompleta.Basta pensare al divario tra la politica monetaria comune e le politiche economiche che restano in gran parte prerogativa nazionale. Allo stesso modo mantiene tutta la sua potenza l’intuizione di Spinelli che integrazione economica e politica sono entrambe essenziali. L’Europa,per avere una piena realizzazione come Spinelli voleva,deve essere saldamente basata su istituzioni democratiche e sul parlamento eletto,dotato di adeguati poteri,anche se oggi forse ci vuole anche di più e cioè l'elezione diretta del Premier europeo.

Una parte dell’eredità del pensiero di Spinelli è conservata da quella che pure fu una sua creatura,a cui teneva molto:l’Istituto Affari Internazionali (IAI).Fortemente voluto e creato da lui nel 1965,l’Istituto ebbe una genesi non semplicissima ma molto interessante.Su impulso iniziale condiviso con il gruppo del Mulino e con la Fondazione Olivetti, si cominciò a delineare un progetto di istituzione che avrebbe avuto il compito di sviluppare ricerche e analisi documentate e indipendenti, sul modello di collaudati, autorevoli istituti di ricerca perlopiù anglosassoni. Ma nelle intuizioni di Spinelli lo IAI avrebbe dovuto svolgere anche un’importante funzione di formazione e quindi,a dir così,di sprovincializzazione della classe politica italiana,avvicinandola alle questioni di politica internazionale in un’ottica europea, europeista e transatlantica.Non a caso Spinelli puntava con decisione all’aggregazione di giovani e brillanti ricercatori,per instillare nel nucleo originario dell’Istituto un orientamento che oggi definiremmo “liberal”, aperto alle sfide internazionali e anche ai suoi inevitabili riflessi sul quadro domestico.


Nelle prime due storiche consultazioni a suffragio universale diretto del Parlamento Europeo del 1979 e del 1984,fu eletto al Parlamento Europeo come indipendente all'interno delle liste del PCI e nella seconda elezione divenne Presidente della commissione istituzionale.E fu nel Parlamento Europeo che Spinelli,per la seconda volta,ebbe l'opportunità di avviare un'azione di tipo costituzionale,promuovendo all'interno di quest'organo,ora eletto direttamente,l'elaborazione di un progetto di Trattato di Unione europea (approvato a larghissima maggioranza il 14 febbraio 1984).Proprio nel 1984 si fece promotore del cosiddetto Progetto Spinelli,un progetto di trattato per l’Unione Europea che anticipava molte delle innovazioni poi realizzate con il Trattato di Maastricht del 1992. Sebbene il progetto non venne adottato nella sua interezza, rappresentò un passo cruciale verso l’evoluzione dell’UE come soggetto politico e non solo economico.

Come detto Spinelli ebbe un fertile scambio politico e culturale con i federalisti.E tuttavia egli si distingue dai federalisti che, prima di lui, si erano limitati a denunziare la crisi storica dello stato nazionale, collocando la realizzazione della Federazione europea in un futuro indeterminato e di là da venire.Al contrario di Spinelli,cioè,non si erano posti l'obiettivo di elaborare un programma di azione preciso e non avevano rinunciato ad impegnarsi prima di tutto sul fronte delle lotte liberali, democratiche o socialiste.Molti federalisti,cioè,come Jean Monnet,per esempio,ritenevano che l'Europa andava unita partendo da questioni tecniche ed economiche pratiche piuttosto che da accordi politici immediati. 
Spinelli invece, convinto che la Federazione europea,dopo la seconda guerra mondiale,sarebbe diventata un obiettivo concreto della lotta politica, si rende conto del fatto che si apriva uno spiraglio per la lotta federalista che passava attraverso la rinuncia alla sovranità nazionale da parte degli Stati.Perciò al metodo comunitario seguito da Jean Monnet,Spinelli contrappone il metodo costituente,consapevole del fatto che, se da un lato bisogna far accettare agli Stati un trattato per il quale essi si dichiarano disposti a cedere parte della loro sovranità a favore e di un governo sovranazionale,dall'altro lato è necessario far partecipare il popolo europeo alla definizione di una costituzione che stabilisca la forma e i compiti della nuova unione fra Stati.
Fu per questo che Spinelli fu anche un forte sostenitore della partecipazione diretta dei cittadini europei, del rafforzamento del Parlamento Europeo e di un sistema federale che superasse le logiche intergovernative.La sua visione resta ancora oggi un punto di riferimento per chi promuove un’Europa più unita,solidale e democratica.Nel 2017, la Commissione Europea intitolò il suo edificio più importante a Bruxelles alla sua memoria: l’edificio Altiero Spinelli.Ed innegabile è il valore e la forza delle idee europeistiche di Altiero Spinelli.Egli è il simbolo di un’Europa politica, unita e capace di affrontare le sfide globali con una sola voce. La sua eredità intellettuale vive nel dibattito contemporaneo sull’Unione Europea,e il suo sogno di una federazione europea continua a ispirare generazioni di europeisti in tutta Europa.Perchè un'idea,quando è grande,non muore mai.

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