La 98ª edizione degli Oscar ha dunque confermato i prnoistici della vigilia.A dividersi le statuette più importanti sono state le due pellicole favorite, “Una battaglia dopo l’altra” di Paul Thomas Anderson e “Sinners – I peccatori” di Ryan Coogler.I vari pronostici sono stati confermati e l’Academy questa volta non ha riservato sorprese rispetto alle previsioni.
Ma che cosa ci raccontano del mondo di oggi i dieci film nominati all’Oscar? Anzitutto che non ce n’è solo uno,di mondo.Annata contrassegnata dal doppio,dal duplice.Il doppio,un fantasma che attraversa molti dei film candidati,il doppio,tra i grandi modelli narrativi più sfruttati,è figura di una linea di frattura:storica (Una battaglia dopo l’altra,I peccatori),identitaria(Frankenstein),ontologica(Bugonia).E poi c'è la frattura storica e sociale tra l'America di oggi con "quell'altra" America,l'America di un'era geologica fa,ad un passato che non passa,a una realtà e a un corpo che ci somiglia ma che non è più quello che conoscevamo.Ci raccontano,quei film,dell'America di oggi,dell'America negli anni di Trump,nella quale sembra essersi perso quell’amore per il sogno americano.A trionfare nelle categorie principali sono infatti i due film che maggiormente hanno ritratto e criticato l’America trumpiana. “I peccatori” e “Una battaglia dopo l’altra” sono due pellicole che descrivono,pur seguendo traiettorie diverse,la deriva contemporanea del sogno americano,annegato nel dolore e nel sangue della repressione politica e violenta dell’ICE.Se “Una battaglia dopo l’altra” fotografa in maniera perfetta l’attuale stato della politica e della società americana contemporanea, “Sinners” sceglie la via allegorica e simbolica per raccontare e denunciare ciò che sta accadendo negli Stati Uniti.A ulteriore dimostrazione di questa scelta dell’Academy,fanno specie l'assenza completa di statuette per “Marty Supreme”, nonostante le 9 nomination,un film che il sogno americano lo racconta nella sua massima visione patriottica,anche se c'è da dire che responsabile di questo fallimento a fronte dei notevoli investimenti prodotti,è anche il suo protagonista Timothée Chalamet che,nelle ultime settimane,aveva inopportunamente rilasciato alcune dichiarazioni sull’opera e sul balletto non proprio apprezzate,diciamo così,a Hollywood.
A vincere,anzi a stravincere,come miglior film è stato dunque “Una battaglia dopo l’altra”,che ha ottenuto ben 6 statuette a fronte di 13 candidature.La pellicola si è infatti aggiudicata anche gli Oscar per:miglior regista per Paul Thomas Anderson,miglior attore non protagonista a Sean Penn,miglior sceneggiatura non originale,miglior casting e miglior montaggio.Da segnalare come l’Oscar al miglior casting sia stato introdotto quest’anno e che Sean Penn non ha era presente a ritirare il suo terzo Oscar,perchè ha preferito,forse non proprio casuale nella scelta delle tempistiche,andare in Ucraina,sotto le bombe,per incontrare Zelensky,al quale lo lega un rapporto di speciale amicizia e al quale nel 2022 regalò uno dei suoi precedenti Oscar."Me lo ridarai quando avrai vinto la guerrra",disse Penn allora.
Il film “Sinners-I peccatori"” si porta a casa 4 premi a fronte delle ben 16 nominations ottenute,segnando il record di candidature nella storia degli Oscar.Al premio di miglior attore protagonista,vinto da Michael Jordan,si aggiungono quelli per la miglior sceneggiatura originale,miglior sonoro e miglior canzone.
E anche dal lato femminile le sorprese non ci sono state.Era stato ampiamente pronosticato che a vincere l’Oscar per la migliore attrice protagonista sarebbe stata la bravissima Jessie Buckley,per la sua magistrale interpretazione in “Hamnet”(nel film è la moglie di Shakespeare)della regista di origine cinese Chloé Zhao,ed infatti così è poi andata.A completare la lista dei vincitori abbiamo “Sentimental Value”,film norvegese di Joachim Trier che conquista il premio come miglior film straniero.“The Girl Who Cried Pearls”,corto canadese, si aggiudica il premio come miglior cortometraggio di animazione.A vincere come miglior cortometraggio documentario è “All the Empty Rooms”, mentre “Mr. Nobody Against Putin” ha vinto nella categoria miglior documentario.
Ci sono dunque diversi mondi rappresentati in questa stagione cinematografica.Quello dell'America d'oggi e quello del rapporto tra Uomo e Natura.E c'è poi un mondo dell’Io.In molti dei film selezionati c'è la ricerca delle radici,degli alberi genealogici e delle linee di sangue.Padri e figli.Madri e figlie.Creatori e creature.Eredità materiali e simboliche."Una battaglia dopo l’altra","Hamnet","Sentimental value","Agente segreto","Train Dreams" raccontano tutti,ciascuno a suo modo e in forme diverse,destini e traumi racchiusi in catene di colpe e discendenza,che talora generano,però,nuove possibilità e la nascita di nuove relazioni.
Se il passato non passa,il presente pretende costantemente attenzione.I film dell'Oscar di quest'anno restituiscono la sensazione che la Storia non sia un capitolo chiuso ma un incubo che ritorna.E che passa attraverso la mediazione del genere:noir,horror,action,thriller,paranoico.O da tutti i generi assieme, come in L’agente segreto di Kleber Mendonça Filho, che mescola pulp,noir e derive surreali per restituire l’esperienza di un potere che non si limita a reprimere,ma satura l’aria rendendola irrespirabile sopprimendo l’immaginario.
L'ossessione dell'amministrazione Trump nella lotta contro gli immigrati e l’orrore storico del razzismo infetta la comunità e i codici del racconto,così come ci viene raccontato ne "I peccatori". Propagandosi fino al presente,nei conflitti irrisolti dell’America dei giorni nostri e negli anfratti della sua fragile democrazia:allora la fuga è l’unica forma di resistenza (Una battaglia dopo l’altra)e la paranoia il suo corollario (con la patologia del cospirazionismo di Bugonia di Yorgos Lanthimos).
Se tutto chiede salvezza,come titolava una bella serie tv italiana di qualche anno fa,ecco che questa prende la via della ricerca del successo,nella sempiterna narrazione del sogno americano e del self-made man:"Marty Supreme" e "F1" raccontano la parabola di ascesa e caduta,di fallimenti e rinascite usando lo sport come show.Con una sottolineatura di ossessione della ricerca del successo e un richiamo al corpo visto come veicolo,performance e attestato di umanità.
Di natura diversa è la risposta che danno film come "Hamnet" e "Train Dreams".Entrambi questi due film si presentano come racconti “sul dolore” di un padre,ma si rivelano due parabole contemporanee sul ritorno del sacro.Il lutto privato è generato in entrambi i film dalla morte del figlio ancora bambino,ma è occasione di una frattura più grande che investe il rapporto del singolo con la realtà.E ciò che entrambi i protagonisti maschili dei due film cercano(entrambi con riferimento al legame profondo tra Uomo e Natura)è un modo per ricucire il rapporto tra l’umano e il mondo.In entrambi i film c'è la morte che rapisce bambini,ma in nessuno dei due film viene chiesto mai:“perché Dio permette questo?”,mentre invece si privilegia un discorso più ampio,sulla scia di quella "ecologia spirituale" di cui parlava Papa Francesco.In Hamnet c'è una spiritualità al “femminile” nel rapporto tra Terra e Natura;in "Train Dreams" c'è quasi come una teologia della materia (legno, lavoro, fuoco)secondo l'insegnamento teologico di Marie-Dominique Chenu,uno dei più importanti del XX Secolo.La materia non è realtà inferiore,ma parte essenziale della creazione,destinata alla santificazione e con l'assunzione di un corpo umano da parte di Cristo,la materia entra pienamente nel mistero della salvezza,mentre Il lavoro e lo sviluppo tecnico non sono estranei alla spiritualità,ma un modo secondo il quale l'uomo porta a compimento la creazione.
Sia in "Hamnet" che in "Train Dreams" la natura appare come fonte di un ordine più grande,di cui tutti gli esseri,vivi e morti,fanno parte.In un passaggio tipico della sensibilità contemporanea,la spiritualità non viene più cercata nella religione tradizionale, ma nell’esperienza stessa del mondo e nella ricostruzione,come si diceva,dei legami.
Ecco,se un senso comune,un unico filo lega tutti i film selezionati per le Statuette,quel senso,quel filo è il tornare a sentirsi a casa nel mondo.Potrebbe essere questo, semplificando, il desiderio recondito espresso dai film candidati all’Oscar quest’anno.Ma in fondo in un mondo traumatizzato da guerre,crisi climatiche,rivolte, senso di insicurezza generalizzato, paure tecnologiche,c’è poi forse da sorprendersi? Quello che semmai colpisce è la profondità e la varietà di forme con cui l’eccellente cinema dell’ultimo anno ha saputo rielaborare alcune delle questioni più urgenti del nostro tempo.
"Tornare a sentirsi a casa" significa anche riscoprire la responsabilità della condivisione di quella casa comune di cui parlava Papa Francesco.Ecco perché il trauma non è mai una vicenda individuale ma relazionale.No.Quest'anno non c'è stato un cinema che astrattamente parla di noi,che discetta di “identità” o “verità” in modo puramente teorico.Siamo davanti a storie di responsabilità, che mettono in scena sempre qualcuno che deve rispondere a qualcun altro.Padri verso figli.Figli verso padri. Generazioni verso generazioni.Che prendono l’irreparabile e lo spostano dal regno dell’assurdo a quello della relazione.Il senso, sembrano suggerirci, può essere ritrovato solo così: restando nel mondo, imparando a sentirlo di nuovo. Insieme, perché nessuno si salva da solo.
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