E' morta a soli 56 anni Marjane Satrapi,la fumettista e regista iraniana autrice dell'ormai celebre Persepolis,un’opera autobiografica che racconta la sua giovinezza in Iran durante la rivoluzione e la successiva guerra Iran-Iraq, seguita dall’esperienza dell’esilio in Europa e in Francia in particolare,sua seconda patria.Ed è morta a Parigi,che era diventata la sua patria d'adozione,dopo la fuga dall'Iran.Alla notizia della sua morte la famiglia ha emesso un breve comunicato all’agenzia di stampa francese AFP,nel quale c'era scritto: «Marjane Satrapi è morta di tristezza poco più di un anno dopo la scomparsa di Mattias Ripa, suo marito e amore della sua vita».Ripa,a sua volta l'anno scorso,era il produttore,autore e sceneggiatore franco-svedese a cui Satrapi era legata da molti anni.Le parole scelte per il comunicato hanno fatto riemergere un dibattito ricorrente sulla possibilità che lutti gravi e dolori difficili da superare possano portare alla morte di una persona.Ma è ragionevole pensare che Marjane sia morta di dolore anche per le attuali condizioni del suo Paese,l'Iran,dove l'anelito di libertà del suo popolo è represso in un bagno di sangue dal regime bestiale degli Ayatollah.
Nonostante il clima politico delicato,Satrapi divenne presto nota in Occidente grazie al suo coraggio:il modo in cui prese le distanze dal fondamentalismo islamico,denunciando il regime teocratico iraniano dell’ayatollah Khomeini,instaurato con la Rivoluzione del 1979,tanto che Persepolis,la sua opera ormai iconica,è diventata, in alcuni casi, oggetto di studio nelle scuole. Il successo dell’opera in Occidente è legato anche alla posizione critica dell’autrice verso il governo iraniano,culla del terrorismo integralista.Tuttavia,"Persepolis" non può essere ridotto ad una semplice propaganda antislamica:attraverso una narrazione autobiografica,Satrapi restituisce le sfaccettature di un’esperienza profondamente umana e travagliata, vissuta in un contesto globale dove per una donna iraniana non è quasi mai facile trovare spazio di espressione.
Noi tutti che abitiamo in Europa che godiamo della bellezza della libertà,dovremmo fermarci almeno un attimo e condividere il cordoglio per la scomparsa di Marjane Satrapi,attivista,donna esule,artista iraniana-francese e instacabile voce di libertà,morta di dolore per aver amato il suo compagno,il suo popolo e la sua Terra con tutte le sue forze.Satrapi ha raccontato l’esilio,la sofferenza di lasciare il proprio paese sapendo di non poterci mai più tornare,con il peso di vivere da straniera in un’Europa che conosce ancora razzismo e intolleranza,con la vita divisa tra il presente europeo e la patria amata lontana,umiliata e oppressa.
Compagna e voce del movimento “Donna, Vita, Libertà”,il grido di libertà levatosi in Iran durante le proteste seguite alla morte di Mahsa Amini,Satrapi si pose subito come riferimento nella lotta delle donne iraniane contro la repressione e per i diritti fondamentali.A questo si aggiunsero il dolore personale per la perdita del marito e l’angoscia per la condizione ineluttabile del popolo iraniano braccato dentro i propri confini da un regime rafforzato grazie al conflitto internazionale.
La sua scomparsa impone una riflessione sul nostro ruolo di cittadine e cittadini europei:in un mondo segnato da indifferenza,affarismi e personalismi,serve ritrovare solidarietà e cura verso un popolo che da mezzo secolo vive nel dolore e nell'oppressione e oggi rischia di perdere anche la fragile speranza di libertà soffocata dalla mostruosità di una guerra che rischia di dissilludere le già fragili speranze di libertà di un popolo colto e nobile.Ricordare Marjane signnifica invece rendere omaggio alla sua arte e al suo coraggio.Perchè la sua voce artistica continuerà a interrogarci soprattutto nei momenti in cui la speranza appare più fragile e il silenzio più comodo dell’impegno."Donna, vita, libertà" sempre e ovunque sarà il modo migliore di ricordare Satrapi rimarrà sempre la voce di una generazione.
La notizia della morte di Marjane Satrapi colpisce per questo:ha raccontato una parte della nostre esistenze molto meglio di quanto avrebbero saputo fare cento scrittori insieme.Molti la ricordano come la grande fumettista, scrittrice, regista e attivista franco-iraniana che ha regalato al mondo Persepolis.Ed infatti molti rifugiati iraniani,fuggiti come lei all'estero per evitare la repressione del regime,l'hanno ben presente perchè ha raccontata le paure e i sentimenti di tutti e di ognuno.Lei rimarrà per tanti iraniani la voce che ha dato parole e immagini a un’esperienza generazionale rimasta troppo a lungo senza racconto.Sono passati circa 25 anni da quando uscì Persepolis.Ogni iraniano e iraniana vede la propria infanzia disegnata su carta.Perchè Persepolis non era solo la storia di Marjane,ma quella di molte bambine cresciute nella Teheran degli anni più duri dell’era degli ayatollah.
Il popolo iraniano ha attraversato una rivoluzione senza averla scelta e una guerra devastante con l'Iraq durata otto anni, anni in cui la retorica del martirio e la guerra imposta facevano parte della quotidianità.Le giovani generazioni iraniane ebbero fratture politiche in famiglia e ci fu la repressione brutale dei dissidenti politici.Nel libro, e poi nel film,molti ragazzi iraniani ritrovarono immagini ben incise nella propria memoria,come le tante,troppe impiccagioni di giovani ai carri gru ordinate dal regime.
Come Marjane,tanti erano i ragazzi e le ragazze di una generazione cresciuta sotto il controllo di un regime misogino e liberticida,ma con la voglia naturale di ascoltare musica occidentale,vestirsi liberamente e vivere senza paura.Eravamo costantemente sotto il controllo della famigerata "Polizia Morale" e dei barbuti pasdaran.Crescendo, molte famiglie, si rendevano conto che l’Iran non era più il posto giusto per ragazzi e soprattutto ragazze che volevano vivere libere.
Capitava ogni tanto,qui in Occidente,che a qualche evento culturale al quale la Satrapi partecipava che qualche iraniano anch'egli rifugiato in Europa,dicesse a Satrapi che leggendo e poi guardando Persepolis,aveva l’impressione che qualcuno avesse narrato la sua stessa vita. Non si trattava di una semplice identificazione letteraria, ma del riconoscimento di un’esperienza condivisa.Ed in effetti Satrapi,come tanti altri iraniani fuggiti in Europa,non hanno lasciato l’Iran soltanto per cercare la libertà, ma anche con una missione:TESTIMONIARE.E raccontare gli orrori e le esperienze viste e vissute,e denunciare ciò che si è subito,dando voce,così,a chi è rimasto.Marjane Satrapi lo ha fatto con un talento capace di raggiungere il mondo intero.Perciò per milioni di lettori Persepolis rimane uno dei "graphic novel" più importanti della nostra epoca,ma soprattutto che la prova che la storia iraniana,al di là di quello che possono dire certi mentecatti che ora momentaneamente fanno i presidenti negli USA,è esistita davvero,che è stata qualcosa di grandioso e che qualcuno aveva saputo raccontarla al mondo.
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