19 ottobre 2025

MA LA SPERANZA COMUNQUE RIMANE





Questa volta i bookmakers c'hanno preso:il Premio Nobel per la Letteratura per il 2025 è stato assegnato allo scrittore ungherese László Krasznahorkai, già vincitore 10 anni fa,nel 2015 del Man Booker International Prize.Questa la motivazione dell'Accademia di Stoccolma che ha conferito il Premio:"per la “sua opera avvincente e visionaria che,nel mezzo del terrore apocalittico, riafferma il potere dell’arte.László Krasznahorkai è un grande scrittore epico di tradizione mitteleuropea che si estende da Kafka a Thomas Bernhard ed è caratterizzato da assurdismo ed eccessi grotteschi".L'autore ungherese,poi,aveva già vinto il National Book Award for Translated Literature nel 2019 e fu finalista al Premio Gregor Von Rezzori e al Premio Strega europeo 2017.


Krasznahorkai ambienta quasi sempre i suoi romanzi nei piccoli villaggi ungheresi,descrivendo la società del suo Paese trattando temi come la povertà,la libertà e, più in generale,la politica.E sulle questioni politiche più delicate e attuali,in un’intervista del 2024 al Corriere della Sera, Krasznahorkai affrontò,tra l’altro, i rapporti tra l’Italia e la sua terra natale (lasciata nel 1987), e in particolare tra la premier italiana Giorgia Meloni e Viktor Orban, primo ministro dell’Ungheria:"Quella che lui(Orbán) propone è una versione malata, aggressiva e frustrata del patriottismo.E questo potrebbe essere letale per gli ungheresi. Perché in gran parte gli ungheresi non sono coraggiosi, consapevoli, creativi e attivi, bensì codardi, pusillanimi, e passivi. Non hanno bisogno di profeti, ma di falsi profeti. Perché temono in continuazione per la propria sicurezza. Ed è questo che Orbán ha colto bene, ed è per questo che ha gioco facile con loro. Orbán è la tragedia degli ungheresi”. Parole durissime verso il suo Paese d’origine e i suoi connazionali.

«Il Maestro ungherese dell’Apocalisse» è stato definito da molti critici letterari lo scrittore ungherese,termine del resto usato dalla stessa Accademia di Stoccolma nelle motivazioni di assegnazione del premio.La definizione gli è rimasta addosso soprattutto dopo che fu pubblicato il secondo suo romanzo,e cioè "Melancolia della resistenza".Quel libro fu edito per la prima volta nel 1989 e forse poteva essere azzardato,all’epoca,parlare già di maestro,ma 25 anni dopo,alla luce di ulteriori capolavori come Satantango "Guerra e guerra","Il ritorno del barone Wenckheim",appare persino ovvio quanto il titolo fosse meritato.

"Apocalisse" è poi l'altra parola che sintetizza la poetica di László Krasznahorkai.Le sue opere sono spesso caratterizzate da atmosfere malinconiche,angoscianti e personaggi in profonda crisi spirituale,in un caos esistenziale.Il mondo di Krasznahorkai è buio,oscuro,desolato,perché per lui non è che quel mondo(che in realtà per lo scrittore è questo nostro mondo)stia sul punto di finire,essendo esso in realtà già finito senza che i suoi attori se ne siano resi conto.Ed infatti uno dei personaggi di "Melancolia della resistenza" dice a un certo punto:"Osservando meglio la situazione”, gli parve che la “sua amata città natale” non fosse vicina alla fine del mondo(......)ma che la fine del mondo ci fosse già stata".L’apocalisse è dunque già avvenuta;non si tratta, allora, di prevederla,ma di abitarne gli esiti.Attraverso i suoi personaggi, l'autore si pone domande sul senso del vivere.Eppure se la realtà che descrive è apocalittica,non manca la speranza:nel caos emergono gesti minimi di compassione, un bisogno di redenzione dai tratti profondamente spirituali.

Come sottolineato sempre nella motivazione dell'Accademia di Svezia,Krasznahorkai ripercorre le strade della letteratura mitteleuropea ed in particolare di Franz Kafka,cosa da lui stesso ammessa("Senza Kafka non avrei mai scritto una parola")e dello scrittore austriaco Thomas Bernhard,per la loro comune visione del mondo cupa e pessimistica,ma anche per una profonda critica sociale,politica e culturale alle proprie Nazioni,oltre che per lo stile narrativo con quelle frasi così tanto lunghe.

Già nel suo  romanzo d’esordio "Satantango",ambientato in un contesto oscuro qual era il devastato crepuscolo dell’Ungheria comunista,andavano a configurarsi i suoi tipici scenari da fine dei tempi,apocalittici,appunto,a cui 9 anni dopo il regista anch'egli ungherese Béla Tarr avrebbe dato una trasposizione cinematografica(ben 7 ore la durata del film dall'omonimo titolo),nell’ambito di un sodalizio tra i due,durato dal 1988 al 2011.La riflessione filosofica dello scrittore ungherese si sofferma sulla condizione umana in un'epoca apocalittica,nell'esplorazione della miseria di un mondo in disfacimento.Eppure in quella desolazione,Krasznahorkai trova spiragli di bellezza nella letteratura e nella compassione,nel senso testuale del termine(dal latino "cum-patire",cioè "soffrire con",condividere il patimento altrui,"sentire" il dolore del mondo,partecipare alle difficoltà e al dolore dell'Altro e di tutti.Ed è questo sentimento alla base della compassione e dell'empatia.Da qui nasce la resilienzala forza per resistere al caos.Sembra qui di rileggere le pagine di Dostoevskij ne "L'Idiota" e di risentire le parole del Principe Myskin:"la Bellezza salverà il Mondo".La Bellezza,per Myskin,era appunto la "bella bontà",intesa come l'incarnazione del bene e dell'amore per l'altro che può redimere l'umanità,è la perseveranza della giustizia e della bontà,che attraversa i tumulti della storia con semplicità d’animo e bontà di cuore, ritratto evangelico del mite che sfida il sorriso dei cinici e la scaltrezza dei prepotenti,con l’innocenza di un destino sempre incerto.

Ed è poi nella Letteratura,oltre che nella compassione,che lo scrittore ungherese trova l'altra,ulteriore àncora salvifica:«Questo premio,ha detto il Nobel in alcune interviste,dimostra che la letteratura(...)infonde a quelli che leggono una certa speranza nel fatto che la bellezza, la nobiltà e il sublime ancora esistono in sé e per sé. Può dare speranza anche a coloro nei quali la vita è viva appena».

La letteratura e l’idea del bene come risposta ad una realtà comunque esistente,al caos e al disordine spirituale e morale nel quale oggi versiamo.Se di fronte alla realtà, anche a una realtà apocalittica come la nostra, siamo tentati di chiudere gli occhi per non vedere,dobbiamo comunque sapere che la realtà ha ancora qualcosa da darci,che la vita merita ancora la nostra fiducia.In fondo abbiamo soltanto bisogno di qualcuno che ce ne faccia scoprire la sua incredibile bellezza.E la letteratura,per Krasznahorkai,può fare questo.



Melancolia della resistenza

copertina di Melancolia della resistenza

Il ritorno del barone Wenckheim

copertina di Il ritorno del barone Wenckheim

Guerra e guerra

copertina di Guerra e guerra

Seiobo è discesa quaggiù

Copertina di Seiobo è discesa quaggiù László Krasznahorkai


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