25 novembre 2016

UN'ALTRA VITA ERAVAMO


Un'altra vita eravamo,
altri giorni vivevamo;
e proprio oggi che quel tuo, nostro giorno
ancora ritorna,
proprio oggi che chissà
tu dove,chissà con chi
adesso tu sei
di nuovo ed ancora
tutto per me
vale oggi come allora:
quella vita
per me vive sempre
quei giorni per me
sempre ci sono.
Come se insieme
io e te fossimo ancora.

11 novembre 2016

LO CHOC DEI RADICAL CHIC

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Piaccia o non piaccia, Donald Trump è divenuto il 45° presidente degli Stati Uniti d’America. Certo,alcune sue affermazioni in campagna elettorale sono state davvero incredibili e sconcertanti.Ma intanto la gente ha ugualmente votato per lui(ed è questo il bello della democrazia,per fortuna).Al contrario qui in Italia sono ormai 5 anni che al popolo non è dato scegliere il proprio governo nazionale.Trump ha raccolto il voto urbano di masse di persone disilluse dall’attuale establishment di matrice democratica.Inoltre Trump ha avuto gioco facile nel capitalizzare il grande malcontento popolare.Il potere d’acquisto delle classi medie è notevolmente diminuito e quello che guadagnano milioni di cittadini americani non è più sufficiente a garantire gli standard di benessere di un tempo.Tutto questo non poteva non essere il terreno di coltura ideale per l’indignazione   popolare che ha acceso gli appelli emotivi di Trump al protezionismo e a “una nuova grande America”.In realtà l’insoddisfazione per la politica tradizionale e i partiti che ci sono in tante parti del mondo hanno pesato molto di più che la campagna sessista o i commenti razzisti che caratterizzano il vocabolario del tycoon. Di fatto, abbiamo assistito ad un nuovo capitolo di una crisi di sistema che lega il voto delle presidenziali Usa al trionfo della Brexit britannica e ad un aumento globale del populismo.A competere con Trump c'era una Hillary Clinton percepita lontana dai reali problemi della gente e fortemente identificata con il volto peggiore del potere politico.Ma Trump non si è dovuto battere solo contro Hillary.Con la Clinton,infatti,si è schierato tutto quell'establishement della grande comunicazione di massa e della grande finanza.Ma anche tutto quel mondo radical chic dello spettacolo cinematografico e musicale:da Bruce Spingstreen a Madonna,da George Clooney a Robert De Niro(che ora,per protesta contro l'elezione di Trump vuole venirsene a vivere in Italia);da Kate Perry a Lady GaGa,Elton John e Meryl Streep.Ma poi è venuto il risultato elettorale e lo choc per la stampa e i radical chic(americani ma non solo)è stato totale.Gli imbarazzatissimi grandi quotidiani americani si sono subito rimangiati la campagna di odio riversata contro il neo presidente in questi mesi.“Trump triumphs”, titolavano all’unisono il New York Times e il Washington Post. Solo un secco “President Trump” per il Wall Street Journal.Se negli Usa i media si cospargono il capo di cenere,i giornalisti italiani,soprattutto quelli dell’intellighentia una volta cosiddetta di Sinistra, hanno fatto una figura da provinciali.“Trump è un guaio mortale”,aveva sentenziato il 6 novembre il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari.Quasi profetico l’attuale direttore del quotidiano del Gruppo Espresso,Mario Calabresi,secondo il quale“sarebbe irragionevole Donald Trump alla Casa Bianca”.Catastrofista si era dimostrato Gianni Riotta, il quale il 1 novembre scriveva che “Trump presidente sarebbe un azzardo totale,mischiando la resa totale a Mosca con sprazzi di belligeranza isterica”.E poi Vittorio Zucconi (“Trump pensa che i codici nucleari siano numeri di telefono di modelle e starlette disponibili”) e Beppe Severgnini(“Nessuno,da sobrio,affiderebbe a Trump la guida della prima potenza del mondo”).
Adesso che tutto è finito si è costretti ad assistere in tv a manifestazioni e cortei organizzati negli USA per "protesta" contro il voto a Trump.Protesta?E per cosa?E contro chi?Contro la gente che si è permessa di usare la parola "Democrazia",votando come gli pareva?Ma forse sono stati proprio quegli atteggiamenti di sufficienza intellettuali e radical chic,americani,europei e naturalmente anche italiani,a incattivire il clima politico di queste elezioni presidenziali americane.E anche qui in Italia,dove si aspettava di celebrare,da parte di quegli ambienti più o meno intettualoidi,la vittoria di Hillary,si vedono in tv,si leggono sui giornali,rabbiose trasmissioni (in un tg al blogger è capitato di sentire(letterale):"la VERA America ha votato per la Clinton").E si leggono isterici articoli contro Trump che fanno capire quanti ottusi e presuntuosi italioti "tifosi" radical chic avesse anche da queste parti la Clinton.Con un grande sprezzo per la Democrazia.Ma anche con un infinito sprezzo del ridicolo.





04 novembre 2016

CHE SENSO HA ?

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Trovarsi a Roma per un viaggio di qualche giorno. Esserci di nuovo ed ancora per visitare posti,per incontrare gente.Camminare per le strade di Roma ancora una volta,ma senza mai stancarti,e anzi con la voglia di meravigliarti sempre difronte agli splendori dei suoi secoli.Tornare in posti già visti,oppure scoprire di essa cose nuove,nuovi luoghi,nuovi posti mai veduti prima e capire perché di Roma non puoi farne a meno.Ma poi,proprio in quel giorno,dopo 7 ore,dopo 41 minuti dalla mezzanotte,anche lì,anche a Roma,improvviso,istantaneo,impensato,inaspettato,tremendo,incredibile,ecco di nuovo quel sommovimento,quello spostamento,quel rombo che hai già "sentito" allora,in quell'anno,in quel 1980,in quel 23 novembre di una vita fa.Sono secondi,momenti,una vita.Terrore,paura del tutto che trema,dell'angoscia che l'anima atterisce.Senza possibilità di fare,senza capacità di pensare.Poi la scossa che cessa,il brontolio della terra che s'arresta.E il "normale" che torna,il quotidiano che di nuovo si mostra.Lo sgomento sminuisce.E' stata tremenda-tu pensi-ma è finita",grazie a Dio è finita.Sì,per te è finita,ma in altri posti,per tanta altra gente,il "tutto" comincia.In "quei" posti,nei posti dell'epicentro,è proprio allora che un'altra vita comincia,un diverso,drammatico domani inizia.Lì,in quei posti,che solo adesso cominci a conoscere e ad imparare:a Norcia,per esempio.O Accumuli o Arquata o Amatrice o Castelluccio,per esempio.E' dalle immagini che poi vedi,è dalle foto che poi guardi,che capisci quanta tragica devastazione di anime,di corpi,di storia,di cultura c'è stata in quelle terre dell'epicentro.E' guardando quelle vite di anziani e bambini,ristrette sotto una tenda,costrette dentro a un camper,che ti chiedi:ma che senso ha ?Che senso ha parlare di astrusi ed incomprensibili referendum,di discutere su di un SI od un NO?Che senso ha parlare di un Ponte su uno Stretto,invece che di "questi" posti,di questa gente straziata nella carne e nell'anima?Che senso ha  quell'agitarsi di quei Palazzi lontani,di questa politica politicante,se poi la gente,la gente dell'epicentro,non sa,non comprende che cosa c'entrino queste parole con questi loro nuovi,drammatici,tragici giorni? 

14 ottobre 2016

DYLAN ED OMERO

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E allora il Premio Nobel per la letteratura 2016 è andato a Bob Dylan.L'annuncio ha destato nella comunità letteraria internazionale una,per usare un eufemismo,"forte perplessità".Dylan ha battutto i superfavoriti:dal poeta siriano Adonis al romanziere keniano Ngugi Wa Thiong,dall'eterno candidato Piliph Roth(in questi giorni è in uscita nelle sale cinematografiche italiane il film tratto da uno dei suoi libri:"Pastorale Americana" https://www.youtube.com/watch?v=fhvfKnA_cjo ) Don De Lillo("Underworld" il suo capolavoro") allo scrittore giapponese Haruki Murakami("1Q84","Kafka sulla spiaggia")a Thomas Pynchon ("V." "Vizio di forma","Vineland").Per alcuni la decisione del comitato Nobel "è stata sprezzante nei confronti degli scrittori".E altri:"Dylan mi piace,ma dov'è il lavoro letterario?Analogamente lo scrittore italiano Baricco ha detto che se Dylan ha vinto il Nobel per la letteratura,allora lo potrebbe vincere anche un architetto.E la vittoria di Dylan è arrivata proprio mentre i colossi della letteratura Usa aspettano da anni un Nobel:Philip Roth,Joyce Carol Oates,Don De Lillo e Thomas Pynchon(ma si sa che il comitato dei Nobel non ha mai visto di buon occhio gli scrittori americani)mentre scrittori del calibro di Jorge Luis Borges sono stati ignorati in vita dall'Accademia svedese.Lo scrittore scozzese Irvine Welsh,autore di "Trainspotting",da Twitter si è scagliato con ferocia contro gli accademici di Svezia e contro il premio assegnato al poeta rock:"Sono un fan di Dylan,ma questa è nostalgia mal concepita scaturita dalle prostate rancide di hippies senili,farfuglianti" ha scritto.In effetti ad onor del vero e a molto modesto avviso di chi scrive,i temi delle canzoni di denuncia sociale di Dylan sono un po' datate;antiretoriche,certo,ma rappresentano pur sempre lo spirito di tempi e di epoche sociologiche e storiche passate,che una vita fa raccontavano delle aspirazioni ad un mondo migliore,del rifiuto della guerra(erano ancora i tempi della guerra in Vietnam e oggi parliamo di Isis,di rapporto tra religioni,di multietnicità e perfino della reale sopravvivenza del concetto di Democrazia)della ricerca di un'identità per i giovani.E allora nasce il dubbio,rimane la domanda.Letteratura e musica sono cose distanti e non intercomunicanti?Non so.Entrambe suscitano emozioni e sentimenti.Però credo che la musicalità di una pagina di un libro non ha bisogno di strumenti per espimersi:è immediata,senza dispositivi come altoparlanti o amplificatori,non ha bisogno di "traino" sonoro.Per dire:Dante o Virgilio li può decantare chiunque,senza l'accompagnamento di cetra o clavicembali.Ma le canzoni(e l'eventuale poesia che esse esprimono)richiedono il necessario traino musicale ed in più conta  la  vocalità individuale dell'artista e la sua capacità di "fare spettacolo" sul palcoscenico;si esclude,così,il carattere "aperto"e universale della poesia.In ogni caso la questione dei rapporti tra musica e poesia(come una delle forme delle letteratura)rimane aperta.Quello che però non si può sopporatare è quello che ha detto Sara Danius,segretaria dell'Accademia Svedese nello spiegare del perché del Nobel a Dylan ha quasi cercato una "excusatio non petita"che sfocia in una "accusatio manifesta":"Spero non ci siano critiche per questo premio"-ha detto la Denius-spiegando che "assegnare il Nobel a Bob Dylan non è un atto rivoluzionario.Può sembrarlo, ma se si guarda indietro a 2.500 anni fa,si incontrano poeti come Omero o Saffo che scrissero testi che dovevano essere interpretati o ascoltati anche con l'accompagnamento di strumenti musicali.Lo stesso accade con Bob Dylan.Noi leggiamo ancora Omero e ci piace,anche Dylan può e dovrebbe essere letto oggi,perché è un grande poeta".No,signora Denius.Non si renda ridicola.Lasci stare.Si faccia spiegare prima chi era e come faceva poesia Omero e poi ne riparliamo.